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tura delle cose : 5 vol.). . . 18. — 

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BILANCIO al 31 Dicembre 1889 

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I 18,274,781. 25 

797,791,331 85 

908,341,251. - 

3.270,370,074.90 

675,483,082. 15 

17,799,00 

62,748,950. 25 

: Alfredo Servadio. Cav. Guglielmo Grant. 



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Rassegna >Jaziona'le 

si pubblica in Firenze due volte af mese 
in due fascicoli di oltre 200 pagine ciascuno. 



K una Rivista niolto importante specialmente nelle attuali ao- 
Btre condition! politiche. Colla collaborazione « 1 1 aoroini illustri per 
;. (tnv, strennamente tavora i^ia da 12 anni alia forma 
irfone <li un forte partito Cenncrvaiorc, propugnando la eoncilia- 
enza, la Patria e la Religione. si dirige 
goprattutto alle famiglie j » i 1 1 colte dell' aristocrazia edell'alta bor- 
ende a formarc cittadini probi, di elevato sentimento, 
<li forte carattere; i qnali, nelle presenti condizioni di deead 
sappiano restituire alia Societa la morality, l*ordine e il beae 
pro cu rand o di unire le classi dirigenti, colle classi laborios* 
diante un vinculo di reciproco amore e <M vicendevole inter* 



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26 air anno; Lire 14 al semestre; Lite 7.50 nl trimestre; 
Lire 2 ogni fascicolo Beparato. 



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LA DOMENICA FIORENTINA 

Giornalc ebdomadarip lellerario, polilico rlio si pubblica in Fircnzc. 

ANNO IV. 



Srupo preeipwo di ijnesta pabldicazinne periodica e Poffrirc in 
una raasegna poJittca, in una cronaca locale e Internationale, i m * 1 - 
Pesame, nella critiea <• nella dtscuagfone degli affari mimicipali, nelle 
livislc del tcatri, nelle reeensioiii biblfograticne, nelle notizie gene- 
ral! intercssautj la pnbbliea nmosita, iiell'assklua collaborazionc di 
Yorick e di altri brillajitl Bcrittori, una lettura domenicale attraente, 
piaeevole «'d onesta* lpntana eosidalla pedanteria.spigolistra, noiosa 
ed ipocrita, come cTatla salacita scnrrile, cerrnttrice ed iinmoraJe. 

Amici delPordine eostitnitoe-del p:u- i tit-o Bvolgimento dipgni vero 
progresso sociale, in politjca; in arte, nendci delle brutture di forma c 
delle osCenita di coheetto.; nei rapport! giornalistici «* sociali, cortese- 
aionfe aperti o sinceri: tale-e il programma del detto giornale che 
radnna fra i suoi lettori il pin gran ntimefQ di persone per bene. 

La Domenica Fiorentina oltre Pumore festevole eompletainerite 
rispondente al suo titplo, mm trascura la eleganza rtella veste, 
conn: si addice ad nil' avvenente figlia delTArno, che csce in prtb- 
blico la Domenica per diycrtirsi e per divertire. 

La rtn-rt una wfi.rt ,,)<> per la sua , jjirarc puhblicito, a tutti i 

(hrsfria/t. society ui occorressero delle 

ioni in Toscana, dove specjalmerite si diffonde ed e popo- 
lare il giorpale. 

Ayvmktknza — Per abbonarai alia Domenica Fiorentina basta 
coiisegnare aU'umcio poatalc di qualunquo paeac P importo del- 
Pabbonamento, pagando all 1 nfficio atcsHO 20 centesitni in pin, ed 
ii uH'drsimu si incarica « 1 i tutto: oppnre con Cartolina-VagHa'df- 
rctta ai Boitoscrttti. — Unanno L. 3,50 per P. Italia', per Pestero L. 6. 

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Giornal* tlnloniuitiirio iHtrrario-polilice. 

suMiari ilrll.i pulihlicita M (liornale catlolico IL GIORNO (quetidu 

flgST l ,fir qualunque giornale si volessero fare inserzioni, domandare preventivi 
al saddetto Ufficio, il quale e in grado di offrire moiti vantaggi, fra i quali 
qnello di accettare, in niolti casi, raerce in pagamento delle inserzioni. 

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IL LIBRO PER TUTTI 

REPERTORIO DI COGNIZIONI UTILI 
NELLE DIVERSE OCCORRENZE DELIA VITA DOMESTICA. 



ECONOMIA DOMESTICA E RUBALE; CUOINA; 

BICETTE, SEGRETI E ISTBUZIONI PBATICHE ; 

REGOLE DI ETICHETTA ; GALATEO ; BICEVIMENTI, CONVITI, BALLI ; 

IGIENE E MEDIOINA FAMILIABE ; 

INDICAZIONI DI PBATIOA LEGALE E AMMINISTBATIVA ; 

DIBITTI E DOVEBI CIVILI ; SOIENZA POPOLABE ; 

GIUOOHI ; PAS8ATEMPI ISTBUTTIVI ; ABTI E MESTIEBI ; CACCIA E PESCA *, 

MONETE, PESI E MISUBE ; 

FOBMULABn E TAVOLE PEB CALCOLABE GL* INTEBESSI EC. 

Multum in parvo. 



Settimo migliaio. 



FIRENZE, 

G. BARBERA, EDITORK 

1891. 



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Compiute Je formalita prescritte dalla Legge, i diritti di riproduzione 
o traduzione sono riservati. 



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A TUTTI. 



Spesso si perde molto tempo e si dura noiosamente 
molta fatica per aver notizie che dovrebbero trovarsi 
alia portata di tutti, per essere informati intomo a cose 
che capitano da un momento all'altro, a chiunque, e 
a volte non ammettono ritardo. Per esempio: — qual- 
cuno si ferisce, & punto da un insetto, & preso da im- 
provviso malore; quali sono le cure pit! urgenti senza 
bisogno di chiamare il medico, o in attesa della sua 
venuta ? — Facciamo piii liete ipotesi : — volete pren- 
der moglie, oppure siete gik coniugato e sta per na- 
scervi un figlio; quali sono le formality da compiere, 
quali i preparativi da fare ? — Cercate nell'lndice, posto 
alle ultime pagine di questo libro, e l'lndice, novan- 
tanove volte su cento, noi speriamo che vi dir& a qual 
numero troverete ci6 che vi occorre entro il volume : & 
come se, volta per volta, un amico fidato vi dasse Pin- 
dirizzo d'un medico, d'una levatrice, d'un cuoco, d'un 
addobbatore, d'un professionista, dell'uomo esperto e 
pratico insomma, dell' opera del quale avete bisogno. E 
il bello £, che siete sicuri di trovarlo sempre in casa, 
a vostra disposizione, e il consulto, il servizio, la pre- 
stazione d' opera non costano nulla: grati$ et amore Dei. 

A -.*f 896108 

° A. ^O* 

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vi A TUTTI. 

In questo libro, il posto del quale & tanto nella libreria 
e sullo scrittoio, quanto sulla credenza, sulla toilette, o 
sul tavolino da notte, la massaia troverd, norme oppor- 
tune di economia domestica, indicazioni sul modo di 
mobiliare la casa, di scaldarla, di tenerla pulita e sana; 
ci trover^ come si aUevano i bambini e i bachi da seta, 
come si fanno le conserve e come si apparecchia la ta- 
vola per un convito ; la giovane sposa imparer& le re- 
gole di buona society come si riceve, come s' invita, 
quali regole governano l'uso civile delle visite; l'uomo 
d'affari poi consumer^ pitl d'ogni altro le carte di questo 
volume per richiamarsi alia memoria certe prescrizioni 
di legge, certe regole commerciali, certi usi mercantili; 
ognuno potr& apprendere come si reclami contro 1' agente 
delle tasse, come e quando si faccia protestare una cam- 
biale, con quali regole funzioni il servizio dei giurati 
nelle Corti d' Assise, come si ottenga il gratuito patro- 
cinio ec. Lo sfaccendato, Pannoiato, il malato trovano 
anch'essi nel LIBRO PER TUTTI il loro Vade MECUM. 
A questo suggerir& cure semplici e di riconosciuta effica- 
cia, indicherd, le stazioni balnearie pifi. accreditate con la 
rispettiva speciality,: a quelli insegner& giuochi di varie 
specie, passatempi istruttivi, occupazioni piacevoli, ec. 

Ma a che moltiplicare gli esempi? Basta scorrere le 
colonne dell' Indice per restar sorpresi della quantity e 
variety delle materie condensate in cosl comodo volume. 

Libri di questo genere, le altre nazioni ne hanno 
a iosa ; e ve ne sono molti assai ben fatti, che lasciano 
poco o nulla a desiderare. Alcuni hanno avuto un suc- 
cesso addirittura favoloso : se ne sono vendute centinaia 
di migliaia di copie. E si capisce; quando un libro come 
questo £ fatto bene, lo comprano anche coloro che non 



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A TUTTI. vii 

spendono mai un soldo in libri; esso S un oggetto di cui 
nessuno pu6 fare a meno, di cui tutti capiscono 1' uti- 
lity S un vero LIBRO PER TUTTI. 

Da noi si era tentata qualche imitazione ; ma si pu6 
dire con poco successo, perch& non si era voluto o sa- 
puto durare la fatica necessaria per condurre a termine 
lodevolmente un simile lavoro, e la fatica necessaria 
non & nS poca n& da tutte le spalle, perch& non basta 
consultare monti di libri, estrarre e verificare centinaia 
di notizie, sceglierle, raggrupparle, ordinarle; bisogna 
anche cercare, trovare e saper interrogare, a viva voce, 
moltissime persone competenti in questa o quella ma- 
teria per ricavare certe cognizioni che & inutile cercare 
nei libri, perch& nei libri non si trovano. 

E in un' opera italiana un'altra difficolt& si aggiunge : 
la terminologia. Certi oggetti d'uso domestico cambiano 
di nome a ogni passo da un capo alFaltro d' Italia. Quel 
bastone cilindrico con cui si spiana e assottiglia la pasta 
per far lasagne o altro qui si chiama lasagnuolo, Ik 
mattereUo, e poco oltre cemitoio o spianatoio, mentre 
altrove spianatoio chiamano quella tavola su cui si la- 
vora la pasta. 

In tanta variety di termini, in tanta riccbezza di lin- 
gua, il riuscir chiari a tutti non & certo impresa da tutti. 

Credete dunque, — domander&, il lettore, — di averle 
superate voi, questa difficolta, e le altre? Non presumiamo 
tanto nella prima edizione di un libro come questo; anzi 
sappiamo di abbisognare di molta indulgenza e discre- 
tezza per parte di chi se ne servir&. Possiamo per6 affer- 
mare, che il lavoro h stato lungo e paziente, e che nulla 
abbiamo trascurato che potesse servire al nostro intento. 
Se il favore del pubblico corrisponder& alia aspettativa 



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Vrii A TUTTI. 



dell' Editore, presto bisogner& pensare ad una seconda 
edizione, e allora sar& facile migliorare T opera nostra; a 
condizione peraltro che i nostri lettori ci aiutino coi loro 
eonsigli, indicandoci le omissioni, le inesattezze (che pur 
troppo non mancheranno, e per le quali domandiamo 
fin d' ora un benigno compatimento), manifestandoci 
eziandio i loro desiderii per le future ristampe. Noi 
vorremmo insomma che doventassero collaboratori del 
LIBRO PER TUTTI tutti i suoi lettori. 

Frattanto d debito del sottoscritto di rendere il do- 
vuto merito al Dottor Ferruccio Rizzatti, il quale 
ha diretto la compilazione di quest' ardua prima edi- 
zione, che veramente pud dirsi tutta opera sua. 

Questo giovane scienziato e gi& provetto pubblicista, 
che nei suoi viaggi per l'Europa e in America, da lui 
narrati con penna facile e briosa, ha acquistato si sva- 
riate cognizioni di scienza pratica e di savoir vivre, che 
ha conosciuto e confrontato usi e costumi tanto diversi 
(e per cio appunto mi apparve come il pitl adatto per 
siffatto ufficio), questo strenuo lavoratore a cui la tipo- 
grafia ha durato fatica a tener dietro, ha pienamente 
corrisposto alia mia aspettativa, e mi lusingo che non 
gli manchi 1' approvazione, tanto pill ambita, dei let- 
tori del LIBRO PER TUTTI. 



L' Editore* 



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INDICE GENERALE DELLE MATERIE. 



AbitA2ione. — Scelta o 66strazione\ - Masserizie od arredi. - Igiene delta casa. Pag. 1 
Acqua. — Aequo potabili. - Acque mineral!. - Acque gazose artificiali 9 

ACQTTABIO 13 

AOBICOLTUBA 1^ 

Alimenti. — Alimenti animali. - Gottura delle carni. - Carni diverse. - Minestre. 
- Ova, latte, burro e formaggio. - Fesce. - Alimenti vegetali. - Pane. - Con- 
servazione degli alimenti. - Adulterazione e falsificazione degli alimenti. - 
Igiene dell'alimentazione 17 

Allattamento ed allevamekto dei bambini. — Malattie dei bambini. - Igiene 
dell' infanzia 35 

Animali domestici e animali utili. — Cane, gatto, bue, capra, pecora, asino, 
mulo, cammello, elefanto, coniglio, castoro, talpa, riccio, pipistrello, testug- 
gine, rana, rospo, ec. - Allevamento degli animali domestici. - Malattie degli 
animali domestici 41 

Animali nocivi. — Felini, cani, mustele, orsi, rosicanti, rettili, anfibi, insetti, 
aracnidi, vermi. - Parassiti dell'uomo e degli animali domestici 47 

Apicoltuba 55 

Armi da ftjoco pel tiro a segno e peb la caccia 59 

Bachicoltuba Ql 

Baoni. — Igiene della pelle 85 

Ballo 70 

Battesimo 72 

Bevande. — Bevande acquose. - Bevande acide. - Bevando zuccberine.-Bevande 
aroma tiche non fermentate. - Bevande alcooliche non distillate. - (Coltiva- 
zione della vite. - Malattie della vite. - Fabbricazione dei vini. - Tinaia e can- 
tina. - Adulterazione dei vini. - Conservazione dei vini). - Bevande alcooliche 

distillate per infusione 73 

blanchebia e bucato 89 

Biblioteca 93 

BOTANICA 94 

Caccia. — Cinghiale, orso, lupo, volpe, tasso, faina, donnola, camoscio, stam- 
becco, lepre, coniglio, fagiano, pernice grigia, quaglia, beccaccia, allodola, 
tordo, passero, ec. - Caccia nelle paludi e negli stagni. - Cavalli e cani da 
caccia. - Acccssorii 97 



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1NDICE GENERALE DELLE MATERIE. 



Calendabio. — Calendario perpetuo. - Calendario dell' orticultore e del gJardi- 

niere. — Calendario della massaia Pag. 102 

Commeecio Ill 

Cucina (Utensili di) 113 

DOVEBI DI 80CIETA 116 

Economia domestica. — Precetti diversi. - Segreti e ricette 121 

Eddcazione 127 

Fiobi abtificiali. — Utensili. - Materiali. - Fabbricazione. - Fiori di Makart ... 129 
Fbutteto. — Coltivazione degli alberi da frutta. - Conservazione delle frutta. 133 

fukebali e lutto 135 

Fuochi d' abtipicio 137 

Giardino, sebba e piante da appabtamento. — Coltivazione dei fiori e delle 
piante da ornamento in piena terra, in serra, negli appartamenti. - Elenco 
alfabetico delle principali piante d' appartamento e cenni sulla loro colti- 
vazione. - Elenco alfabetico dei nomi volgari e latini delle principali piante 

d* ornamento 141 

Ginnastica. — Ginnastica educativa ed acrobatica. - Corsa, salto, lotta, nuoto. - 

Scherma. - Duello 156 

Giuochi. — Giuochi di carte. - Scacchi, dama, domino. - Lotto, tombola, e si- 
mili. - Bigliardo. - Giuochi da campagna. - Giuochi fanciulleschi. - Giuochi di 

parole. - Giuochi numerici. - Giuochi ottici ed elettrici 159 

Igiene. — Igiene dell' aria. -Igiene dei sensi. - Igiene del sonno. - Igiene dei tem- 

peramenti. - Igiene della vecchiaia 183 

Illuminazione. — Gandele. - Lampade ad olio. - Lumi a petrolio. - Uluminazione 

a gaz. - Illuminazione elettrica. - Fiammiferi 188 

Im balsamazione. — Mammiferi, uccelli, rettili, pesci, insetti, aracnidi, crostacei. 193 

Impermeabilita 197 

Incendi 199 

Insetti. — Gaccia agli insetti. - Allevamento degli insetti. - Autotipografla na- 

turale 200 

Lavori femminili. — Lavori di cucito. - Lavori di rimendo. - Lavori di ricamo 
in bianco. - Lavori a maglia. - Lavori all'uncinetto (crochet), - Lavori a re- 

ticella 205 

Leogi. — Atti dello Stato Civile. - Matrimonio. - Diritti civili. - Domicilio. - 
Beni. - Successione e Testamento. - Vendita e locazione. - Rendita. - Mutuo e 
pegno. - Legge sulla pesca marittima. - Legge sulla pesca fluviale e lacuale. 
-Legge sulla caccia. - Imposte sui fabbricati. - Tassa di bollo. - Doveri dei 

giurati. - Diritto dei poveri al patrocinio gratuito 215 

Macchine da cucibe 225 

Matbimonio. — Pratiche, usi, doveri. - Igiene del matrimonio 226 

Medicina, chibubgia e fabhacia domestiche 230 

Mensa e pasti. — ConvitL - Doveri dei padroni di casa, degli invitati, dei do- 

mestici. - La gente per bene a tavola. - Igiene della mensa 245 

Meteobologia e clihatologia. — I fenomeni atmosferici. - Cause ed effetti dei 
fenomeni atmosferici. - Parafulmini. - Clima. - Termometri, igrometri, igro- 
scopii e barometri. - Pronostici di buon tempo, di vento, di pioggia. - Luna 

rossa. - Proverbi-pronostici 250 

Misuse, pe&i e monete. — Misure lineari, agrarie, di capacita, e pesi gia in 
uso nelle varie province e citta d' Italia. - Misure itinerarie antiche e mo- 
derne. - Misure, pesi e monete di diversi Stati. - Sistema metrico decimale. 
• Pesi delle monete in corso. - Veccbie monete italiane. - Monete antiche . . 259 



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INDICE GENERALE DELLE MATERIE. 



Obologi Pag. 266 

Obto. — Goltivazione delle piante da orto 267 

Pasticcebia b cohtbttebia 271 

Pb8oa. — Pesca di mare. - Pesca in aeqaa dolce. - Attrezzi per la pesca 279 

Pollaio a Picciohala. — Allevamento. - Madri e incubatrici artificiali. -Bazze 

diverse 283 

Pietbe PBEZI08E e gemme. — Gemme orientali e gemme ocddentali. - 1 diamanti 

piii celebri. - Legno silicizzato. - Perle e madreperla 288] 

BlSCALDAJfENTO 299 

Scbittoio e cobbibpohdenza. — Arredi dello scrittoio. - Carta. - Inchiostro. - Po- 
ligrafo. - Lettere 801 

Sport ippico, scudebia e stalla. — II cavallo. - Allevamento e malattie del 
cavallo. - Scuderia. - Corse. - Sport ippico. - Dizionarietto delle corse. - 11 boe. 
- Allevamento e malattie del bestiame bovino. - Stalla 305 

Tabacco 312 

Tabella indicante il valore d'una lira alia fine di 20 anni, se impiegata ad 
interesse composto 313 

Teatbo 314 

Telegbafi e foste. — Nornie e tariffe iti 

Toilette. — Acqne, cosmetic! e pomate per la toilette. - Sapone. - Profumi. - 
Belletti. - Depilatorii. - Acqne, pomate, sapone e tinture pei capelli e per la 
barba. - Igiene del denti. - Spagne, spazzole e pettini. - Yaporizzatori 319 

Uccellieba. — Allevamento degli nccellL - Pappagalli, canarini, cardellini, fa- 
nelli, ciuffolotti, fringuelli, lucherini, verdonl, calandre, stornelli, gazze, 
merli, capinere, usignuoli, civette 327 

Vestimenta. — Igiene delle vestimenta. - Lavatura, pnlitura e smaccbiatura dei 
tessuti e degli oggetti di vestiario.- Conservazione degli oggetti di vestiario. 330 

Yiaggi 337 



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IL LIBEO PER TUTTI. 



Abiiazione. 

Scelta e costruzione, 

1. Casa mia, mamma mia: dice il pro- 
verbio. In casa sua l'uomo si tieue sicuro, 
come il bambino sotto la mamma: la casa 
e cara come la mamma, e sono questi i 
migliori affetti. E un altro proverbio dice: 
casa sua, vita sua. La vita in casa si 
vive; e fuori di casa, o con la fatica si 
procaccia, o si dimentica nelle distrazioni. 
Quel che l'uomo e, vedilo in casa: la casa, 
la famiglia fanno il bene o il male del la 
vita. L'americano, che e il popolo il quale 
meglio d'ogni altro ha la scienza della 
casa, canta: home, sweet home: casa, dolce 
casa ! 

2. La scelta d'una abitazione e una 
delle cose piu importanti nella vita. Una 
abitazione sana, gradevole, che offra, se 
non tutti, i principali comodi della vita, 
e una delle piu necessarie condizioni del 
benessere e della salute. 

3. Ma la salute, il benessere, e talvolta 
persino la inoralita, non sono tanto facili 
a trovarsi in una casa, cosl come a prima 
giunta parrebbe, specialmente fra coloro 
che, come usa il cuculo, son destinati 
ad alloggiare tutta la vita nelle diniore 
altrui. 

4. Solo alle classi abbienti ed agiate 
riesce meno difficile trovare, se non in via 
assoluta, relativamente almeno, un' abi- 
tazione pigionale comoda e salubre. Chi 
cerca trova. e sapendo, e volendo, e po- 
tendo, si giungerebbe ad accasarsi per 
bene, ove non regnasse, in chi ne fa ri- 
cerca, talora il capriccio,molte volte l'iner- 

Libro per tutti. 



zia, e troppe volte la difficolta maggiore 
di tutte, il prezzo. 

5. La casa esercita sulla salute di chi 
l'abita una influenza considerevole; sic- 
che, se non e possibile rlunire in essa 
tutte le condizioni di comodita e di be- 
nessere desiderabili, bisogna almeno esser 
sicuri che essa sia. salubre. 

6. E anzi tutto conviene far attenzione 
all' aria che si deve respirare, perche e 
V aria il principio della vita, e da essa 
dipende principalmente la salute. L' aria 
deve essere pura, secca, temperata. 

7. Per questo riguardo la campagna e 
preferibile alle citta. L'aria nelle cam- 
pagne e piu salubre; soprattntto perche 
vi e rinnovata di continue. Nelle citta 
invece l'aria e sempre viziata, e per l'ag- 
glomeramento degli abitanti, e perche le 
vie fiancheggiate da alte case offrono un 
ostacolo al vento, e impediscono il rin- 
novarsi dell' aria stessa. 

8. Sul suolo delle vie della citta si ac- 
cumulano ogni sorta di avanzi organici, 
animali e vegctali, i quali si trasformano 
nel fango che e una fonte perenne di mia- 
smi deleted. Le emanazioni delle cloache, 
troppo spesso costruite in aperta oppo- 
sizione a tutte le leggi della igiene, sono, 
oltre che assai sgradite, nocivissime. Si 
capisce quindi come, specialmente nei casi 
di epidemie, V aria atmosferica nelle citta 
debba essere nialsana e pericolosa. Gli 
individui sani, sanguigni, sopportano fa- 
cilmente la poverta di quest' aria; ma i 
deboli, gli anemici, i clorotici non possono 
resistere alia sua azione maleflca. 

9. I piu fortunati sono quelli che abi- 



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ABITAZIONE. 



tano 1 piani superiori, perche 1' aria vi 
si rinnova piu facilmcnte. Ma non biso- 
gna credere che i quartieri piu alti siano 
seropre i piu sani in una citta; cio non 
e che in certi lirniti. I venti predorainanti 
hanno soprattuttc influenza sulla purezza 
dell' atmosfera. 

10. Chi e costretto ad abitar la citta, 
scelga per quanto sia possibile una via 
larga e ben aerata; rifugga dai piani ter- 
reni e dai mezzanini, ai quali dee preferire 
i piani superiori ; e ricordi che a maggior 
altezza salira, trovera 1' aria piu pura. 

11. Potendo, dia la preferenza alle case 
dove la gabbia della scala si trovi aperta 
dai piano terreno al coperto, con aninia 
spaziosa, e bene illuminata e ventilata, 
la quale occupi pressoche il centro della 
casa, e comunichi con qualche salottino 
o corridoio dove mettan capo i vari lo- 
cali del? appartamento. Cosl costruita,la 
scala sara uno dei piu efficaci depuratori 
dell' abitazione. 1 gradini poi non devono 
avere un' altezza superiore a 16 cm., ne 
una pedata minore di 33 cm. 

12. Scelga per camera una stanza gran- 
de, col soffitto molto alto, munita d'un 
caniino che attiri in copia 1' aria, e di 
larghe finestre a levante o a mezzogiorno, 
per le quali, con l'aria, entri abbondante 
la luce. £ le finestre lasci aperte durante 
il giorno, e disprezzi le doppie tende, at- 
traverso le quali la luce filtra appena. 

13. II piugrande puriflcatore dell' aria e 
la luce. Le piante e gli animali ne hanno 
bisogno per vivere. 

14. La camera non dee essere abitata 
che durante la notte: e non bisogna fame, 
ne il proprio scrittoio, ne, soprattutto, la 
propria cucina. Conviene anche di non 
lasciarvi cosa che possa diffondervi odori, 
anche gradevoli: ne vasi di fiori, ne mazzi, 
ne profumi, ne medicine. L' aria della ca- 
mera deve essere purissima. 

15. L' abitare in campagna offre infiniti 
vantaggi che le grandi citta non consen- 
tono: la purezza dell'aria,il ridente aspetto 
dei luoghi, le passeggiate facili, ogni sorta 
di comodita. Tutto vi concorre a conscr- 
varo la pace all' anima, la salute al corpo. 

16. Conviene tuttavia por mente alia 
scelta d' una casa sita in modo, che la 
salute de' suoi abitanti non possa essere 
compromessa ne dai venti, ne dai suolo, 
ne dalle localita vicine. 

17. Nei terreni gessosi.mamosij'acqua 
non pud penetrare addentro nel suolo, e I 



i terreni sono dei focolari permanenti di 
fermentazioni putride, cause frequenti di 
reumatismi e di febbri. 

18. Converra ancho fuggire la vicinanza 
delle maremme, delle paludi, degli stagni: 
o almeno interporre fra la casa e le acque 
stagnant]' una cortina d' alberi, preferibil- 
mente a foglie persistenti. 

19. La vicinanza d' un torrente, d' un 
rivo o d'uu ruscello, quando essi colino 
in una vallata larga e ben aerata, e la 
corrente impedisca lo stagnar delle acque, 
non e malsana; anzi le chiare acque cor- 
renti purificano l'aria. Solo quando le acque 
colano nelle vallate strette e basse, 1' umi- 
dita e le nebbie vi son frequenti, Paria 
v' e rinnovata difficilmente, il caldo nel- 
1' estate vi e maggiore, e V abitarvi e 
malsano. 

20. Chi vuol costruire una casa, o abi- 
tare in una valle, sulla riva pur d' un 
ruscello, non solo deve porsi al coperto 
dalle crescite periodiche delle acque; ma 
cercare anche sin dove siansi estese le 
grandi inondazioni, le quali, sebbene meno 
frequenti, sono piu pericolose. 

21. Le piante sono ottime purificatrici 
dell' aria, per 1' ossigeno che versano in 
essa; el' abitare nei boschi e saluberrimo, 
quando il loro suolo sia secco e sabbioso. 

22. Afferma il proverbio che val me- 
glio approfittare delle pazzie degli altri, 
che commetterne una. In altre parole: 
non fate costruire una casa se il vostro 
avere non vi permetto di pagar troppo 
caro un capriccio. Meglio comprare una 
casa gia costruita: che in tal modo si 
vede quel che s' ha pel proprio danaro, 
e quel che occorra per accomodarla ai 
propri gusti. Quando si fabbrica non si 
sa mai quanto si dovra spendere. 

23. Haselberg da i seguenti consigli 
pratici per chi vuol costruire una casa: 

a) Le case debbon esser edificate su 
terrazze perfettamente asciutte; sicche, 
prima di ogni altra costrnzione, bisogna 
preparare il suolo; 

6) II pavimento del piano infimo, e 
quindi il suolo della cantina, perche ce 
ne deve essere sempre una, rappresenta 
il livello di questa terrazza; 

c) Le acque dcbbono aver uno scolo 
dai suolo del piano infimo, sia esso a cielo 
aperto, o sotterranoo ; 

d) Al livello della terrazza ascintta, 
tutte le pareti della nuova costruzione 
debbono essere protette da uno strato iso- 



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SCELT\ E COSTiiUZTONE. 



3 



lante di cemento o di asfalto, impermea- 
bile all' ascensione dell' umidita per ca- 
pillarita; 

e) Non bisogna mai buttar della terra 
sullo strato isolante, no internamente, ne 
esternamente ai muri; 

/) 11 terreno all' intorno deve essero 
tenuto a distanza dai muri esterni della 
casa, sia merce un muro di rivestimento, 
sia per mezzo di una Scarpa; in quest' ul- 
timo caso, da preferirsi, si ha uno spazio 
libero,l'arca degli Inglesi e dei Tedeschi; 

<7) Quando 6 necessario coprire o riem- 
pire V area, non bisogna mai buttar della 
terra sulla volta che serve a coprirla; 

h) II suolo dell'area deve trovarsi al- 
meno a 20 cm. sotto il suolo della cantina. 

24. Servono anche a impedire 1' ascen- 
sione per capillarita dell' acqua del suolo 
pei muri degli edifici le placche imper- 
meabili d' ardesia, di piombo, d' asfalto, 
e, meglio ancora, d' argilla vetrificata. 

25. Una grande attenzione richiede al- 
tresl il tetto. Una sola grondaia in cat- 
tivo stato pud essere causa della rovina 
d' una casa. Un' economia di poche lire 
nelle riparazioni al tetto, dopo una nevi- 
cata o dopo un colpo di vento, pud ca- 
gionare una perdita di centinaia di lire. 

26. Per indurire i muri calcari, le in- 
tonacaturo di gesso, le modanature, ec. 
serve benissimo una soluzione di silicato 
di potassa che si pud applicare col pen- 
nello. 

27. Le finestre e le porte devono dar 
accesso air aria e alia luce. Siano quindi 
larghe ed alte. 

28. Prima di affittare una casa od un ap- 
partamonto, bisogna calcolare se il prczzo 
ne sia proporzionato alle vostre rendite. 
I proprietari delle case hanno de'privi- 
legi su tntti i creditori. Non si deve spen- 
dere nell' affitto piu che V ottava parte 
della rendita. 

29. Bisogna esaminare accuratamente 
le condizioni dei muri, delle porte, delle 
finestre, delle serrature. 

30. Bisogna soprattutto por mente alia 
quantita e alia qualita delle acque potabili. 

31. La vostra scelta sia tale che pos- 
siate fare nella casa il piu lungo soggiorno 
possibile. Diceva Franklin, che a sloggiar 
tie volte si hanno i danni d'un incendio. 

32. Abbiate cura d' informarvl se chi 
affitta sia realmente il proprietario, o, co- 
munque, abbia diritto ad affittare. 

33. Ponete meuto alia distanza della 



casa dal luogo dello vostre occupazioni 
qnotidiane, dalle scnole, d?i mercati. 

34. Domaudate couto dei vostri futuri 
vicini di casa e coinquilini. 

35. Se, visitando la casa, il vostro ol- 
fatto e gli occhi vostri hanno notato nei 
pressi, o nell' ambiente stesso della cu- 
cina, l'esistenza del tempio dove il figlio di 
Prometeo sacrifica alia piu schifosa delle 
deita, fuggitela. Perche non vi sara angolo 
di essa, che in certe giornate di scirocco 
non sia invaso e dalla anidride solfidrica 
tanto dannosa alia respirazione, e da altri 
prodotti anche piu dannosi. 

36. Le migliori latrine sono quelle alia 
maniera iuglese. Uu apparecchio idraulico 
mantiene sempre pieno d' acqua il vaso, 
si da chiuderlo ermeticamente e impedirne 
le emanazioni. Sara bene lavarle di fre- 
queute con acqua clorurata. Anche il sol- 
fato di ferro e un ottimo disinfettante per 
le latrine. 

37. Non abitate in nessun caso una 
casa Anita di fresco. I renmatismi, le scia- 
tiche, le pneumoniti, le risipole vi regnano. 
Una casa umida, dice un proverbio, vale 
il suo peso d' arsenico. 

38. Per vedere se una casa sia umida, 
ponete in un vaso 500 grammi di calce 
viva, quale csce dalla fornace, e lasciate 
il vaso per ventiquattr' ore nella stanza 
dello stato igrometrico della quale volete 
accertarvi. Se il peso della calce e au- 
mentato di piu che tre grammi, fuggite 
la stanza e la casa come inabitabili. Lo 
spalmar le pareti di catrame o d'altro, o 
il rivestirle di legno, costera sempre piu 
che un trasloco. 

39. Chi nell' estate soggiorna in cam- 
pagna, non dimontichi, quando ritorna in 
citta, di collocare nelle stanze che abban- 
dona dei vasi pieni di cloruro di calcio 
ben secco, posti in altri vasi piu larghi. 
II cloruro di calcio assorbira tutta 1' umi- 
dita atmosferica, che, convertita in acqua, 
si riversera nel vaso esterno. 

40. Non dimentichi, inoltre, che quelle 
stanze hanno bisogno d'aria, e che bisogna 
rinnovarla il piu spesso che sia possibile. 

41. Preferite i pavimenti di legno ver- 
niciato ad olio ad ogni altro. La vernicia- 
tura ad olio conserva il legno, ne allontana 
1' umidita e gli insetti, lo mantiene ad 
una temperatura costante, e gli impedisce 
di scricchiolare. 

42. Le porte che cigolano sono un vero 
tormento. A porvi riparo, o por non far© 



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ABITAZIONE. 



U80 deirolio, serve molto bene la grafite. 
Basta levar la porta, e fregare i cardini 
con quei grossi lapis di pura grafite che 
si trovano da tutti i negozianti di oggetti 
di cancelleria. 

43. La verniciatura ad olio e indica- 
tissima per la cucina, lo scrittoio, il ve- 
stibolo e la scala, come la piu salubre, la 
piii pulita e la piu economica. 

44. Prima di applicarla bisogna fregare 
i muri con pietra poraice, e turare i buchi 
con un mastice, preferibilmente di bianco 
di zinco e olio. II bianco di zinco e pre- 
feribile nel mastice a quello di piombo, 
perche innocao, e perche non annerisce 
a contatto delle emanazioni solforose. 

45. Per scacciare 1' odore disgustoso, 
e qualcbe volta dannoso, delle vernicia- 
ture, basta accendere nolle stanze ben 
chiuse un fornello di carbone, sul quale 
si butteranno delle bacche di ginepro, e 
lasciarvclo bruciare per ventiquattr' ore. 

46. Per le camere e pei salotti sono 
preferibili le carte dipinte passate al la- 
minatoio, a piccoli disegni. I grandi di- 
segni sono piu difficili da combinare, e 
fanno inoltre apparir piu piccola la stanza. 

47. II colore dell a carta deve armo- 
nizzare con quello dei mobili. fe da fuggire 
il Terde, e specialmente il verde vellutato; 
questi colori, quasi sompre a base di rame 
e d'arsenico, sono pericolosi: il pulviscolo 
che se ne stacca, penetra nelle vie re- 
spiratorie, e -pud esser causa d' avvele- 
namento. 

48. La carta dipinta si applica ai muri 
con pasta di farina, e preferibilmente di 
farina di riso, bollita. Quando la parete 
non e sufficientemente liscia, Ti s'incolla 
sopra prima della grossa carta grigia, poi 
la carta dipinta. S'usa anche d'impastar 
la carta su telai di legno sui quali si 
e tesa avanti della tela da imballaggio. 

49. La distribuzione delle stanze di- 
pende naturalmente dai bisogni e dai gu- 
sti di cbi abita la casa. Un appartamento 
in citta occupa d' ordinario nn piano sol- 
tanto. In campagna il salotto, la stanza 
da maugiare, lo scrittoio e la cucina si 
preferiscono al piano terreno: le camere 
al primo piano: quelle dei domestici al 
piano superiore. 

50. IS bene che, qnalunque sia la gran- 
dezza della casa, una sola sia la porta d'in- 
gresso. Tutto fai, dice un proverbio, ma la 
casa con due porte mai; e un altro : la 
porta di dietro e quella che ruba la casa. 



Masserizie ed arredi 

51 Chi vuol provvedere di masserizie 
la propria casa dee por mente a che la 
forma e gli ornamenti si conciliino con 
la comodita. Preferira quindi i mobili sem- 
plici, a linee corrette, d'uso facile e co- 
modi, ai mobili lavorati e frastagliati, 
molto costosi, e quasi sempre a danno 
del buon gusto e del comodo. Evitera so- 
prattutto i mobili angolosi, gli spigoli dei 
quali sono una continua minaccia di con- 
tusioni, e le sedie ornate di borchie di 
rame, sulle quali si lascia troppo spesso 
qualche brandello dei nostri abiti. 

52. La simmetria, le analogic di gran- 
dezza, di forma, di colore, che danno il 
senso dell'armonia, sono sempre gradevoli. 
Le tende, le portiere, le sedie, le poltrone, 
i divaui, i tappeti debbono avere lo stesso 
do lore. 

53. Chi vuol mobiliare la propria casa 
ricordi il precetto di Franklin: nulla e 
a buon mercato, se non e necessario. 

54. La proprieta, il buon senso e il 
buon gusto dcvono regnare nelle stauzucce 
dell'operaio come nel palazzo del ricco; 
e la semplicita dee preferirsi al lusso di 
cattivo genere. 

55. La mobilia del salotto si dispone a 
seconda dei gusti e delle condizioni, e si 
compone d'uno o piu canape, di poltrone, 
di sedie, d'una tavola rotonda che si co- 
pre con un tappeto. 

56. E di pessimo gusto il porro sulla 
tavola dei vassoi carichi di tazze, e ogni 
sorta di ninnoli: essi non fanno che in- 
gombrarla e impedire di fame uso. 

57. Un pianoforte e un mobile, direi 
quasi, indispensabile in un salotto. II pia- 
noforte verticale ha il vantaggio d' occu- 
pare pochissimo posto, e oggidi se ne fanno 
di eccellenti per un prezzo relativamente 
minimo. Sovra il pianoforte non si de- 
vono riporre che i libri di musica. 

58. Chi da ricevimenti, abbia nel suo 
salotto almeno due tavolini da giuoco, 
coperti di panno verde. Sopra ciascuu di 
essi va posto un candelabro a due branche. 

59. Le pareti del salotto debbono essere 
tappezzate di carta dipinta di color chiaro 
o gaio; la balza in giro (bordure) deve 
armonizzare col colore dei mobili e delle 
tende. 

60. Sulle pareti avranno posto dipinti 
ad olio, acquerelli, pastelli, stampe o fo- 
tografie; ma meglio lasciarle nude, che 



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MASSERIZIE ED ARREDI. 



5 



coprirle delle orribili cromolitografie mo- 
derne di pessimo gusto. 

61. Le doppie tende di mnssolina e di 
seta, o di damasco, sono dei veri nidi di 
ragni, e servono solo a intercettare il pas- 
saggio alia luce. Meglio le semplici tende 
di mnssolina leggera rieamata spesso ele- 
gantissime. 

62. Diffidate delle stoffe tinte coi bei 
colori d'anilina: il sole le scolora rapi- 
damente. Si preferiscano le tinte turchine 
d'indaco o di vagello, le cremisi o scar- 
latte di cocciniglia, le gialle vegetali, ec. 

63. I tappeti di lana sono eccellcnti nel- 
1'inverno, perche la lana, cattiva condut- 
trice del calore, impedisce il raffreddarsi 
dei piedi. Bisogua toglierli n el Testate. 

64. Le stuoie, piu economiche, si pos- 
sono lavare con uno strofinaccio ruvido 
bagnato nell'acqua salata. Quindi si deb- 
bono asciugare. II sale impedisce cbe la 
paglia ingiallisca. 

65. 1 tappeti di qualita migliore si pud 
dire sian quelli che tornano a miglior 
mercato. Si evitino quelli che fra le loro 
tinte hanno il color bianco: il bianco in- 
giallisce presto, e da al tappeto un aspetto 
sudicio. Si eviteranno pure quelli a mezze 
tinte, che sombrano usati anche quando 
son nuovi. In un bel tappeto le tinte deb- 
bono essere abilraente disposte, come in 
un quadro, si che le piii scure facciano 
risaltare le piu chiare. Bellissimi sono i 
tappeti di un solo colore. 

66. Nel salotto sia un bel caminetto di 
marmo, e sul suo piano siano una pendola, 
e due candelabri; ma non la folia di por- 
cellane, e di vasi, e di ninnoli d'ogni sorta 
che taluno suole riporvi. Dietro alia pen- 
dola sia un grande specchio. 

67. Una mensola con un altro grande 
specchio stara benissimo fra due finestre, 
soprattutto se di fronte al caminetto. 

68. Un appartamento senza specchi e 
come un paesaggio senz'acqua: vi manca 
qualcosa. 

69. Accanto al caminetto, muni to d' ala- 
ri, di paracenere e di pedana, sia il posa- 
molle guarnito. 

70. Nell' estate, in citta come in cam- 
pagna, si potranno coprir di fodere i mo- 
bili pei quali si temono i caldi raggi del 
sole. Delia stessa stoffa si faranno le tende. 
Questa trasformazione,raccomandata dalla 
stagione e dalla economia domestica, lungi 
dal nuocere all'eleganza della mobilia, dara 
ftlle stanze un aspetto fresco ed allegro. 



71. La stanza da mangiare deve essere 
spaziosa, specialmente in campagna. La 
mobilia deve esserne semplicissima: una 
tavola, delle sedie e una credenza. 

72. La tavola sia rotonda, e si possa 
allungare secondo il bisogno. A meno che 
si abbiano invitati, per la colazione non 
occorre tovaglia. Una tela incerata, dipinta 
a legno, che si possa lavare, e indicatis- 
sima. Al disopra della tavola, nel mezzo 
della stanza, va appeso al soffitto un lume 
o lampadario a contrappesi. 

73. Le sedie si guaruiscono di crino, 
o meglio di cuoio, perche il crino sciupa 
gli abiti, ed e troppo sdrucciolevole. II 
crino perd e di maggior durata, e si pu- 
lisce piu facilmente. Sono indicati alcuni 
predellini per le signore. 

74. La credenza e il mobile piu. impor- 
tante d'una stanza da mangiare. In essa 
si ripongono i vini, i liquori, le frutta da 
porsi in tavola, come pure i vari strumenti 
della mensa: la biancheria da tavola, il 
vasellame di porcellana o d' argento, le 
posate, il cristallame. Sono da preferirsi 
le credenze col piano di marmo, e 1' ar- 
madillo a vetri sopra. 

75. La stanza da mangiare si riscalda 
d'ordinario per mezzo d'una stufa di terra 
cotta invetriata o d'una stufa alia Franklin, 
che s'accendono un' ora almeno prima del 
pasto. E comodo munir la stufa d'un forno 
nel quale si possano tener calde le vi- 
vande, e riscaldare i piatti. 

76. La mobilia della camera si compone 
del letto, del tavolino da notte o meglio del 
comodino, d'un armadio a specchi o senza 
per la biancheria, di uno o due cassettoni, 
d'un lavamano, di poltrone e di sedie. 

77. Se nella camera e un'alcova ma- 
nita di tende, bisogna aver cura di tenerle 
aperte durante la notte. Un letto chiuso 
da cortine e forse piu elegante, ma per 
certo meno igieuico d'un letto che ne sia 
sprovvisto. Le cortine ritengono gli ef- 
fluvi del corpo, impediscono la circola- 
zione dell' aria, e diventano i nidi d'ogni 
sorta d'insetti nocivi o noiosi. 

78. Un buon letto deve essere soprat- 
tutto un letto solido. Un buon letto di 
legno e da preferirsi ad ogni altro; ma 
meglio un discreto letto di ferro, che uu 
mediocre di legno. 

79. I piedi del letto devono esser mu- 
niti di rotelle di ferro che scorrano su 
guide di legno o di ferro, indispensabili 
sui tappeti e sui pavimenti di legno. 



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ff 



ABITAZIONE. 



80. Un buon letto risulta d'un saccone, 
preferibilmente impuntito, di due mate- 
rassi di lana, d' una coltrice, o materasso 
di piume, d'un capezzale e d'un guanciale. 
Nei letti di ferro il saccone e sostituito 
dalle molle elastiche. La coltrice si pone 
fra i due materassi di lana. Un buou ma- 
terasso si fa di lana e di crino niisti, o 
si scamata ogni due anni. 

81. Pei bambini basta un saccone e un 
buon materasso, entrambi impuntiti e piut- 
tosto duri. II capezzale si fa di crino. 

82. Un caminetto e indispensabile in 
una camera. II suo piano, oltre che per una 
peudola e due candelabri, pud servire per 
posarvi molti utili oggetti : come dei vuota- 
tasche, delle bottiglie, ec. 

83. Un lettuccio da sedere, altrimenti 
detto agrippina, e un mobile utilissimo in 
una camera. Vi si potra riposare, senza 
guastare il letto, durante il giorno. 

84. 11 lavamano, insieme agli utili por- 
ta-mantelli, trovera meglio posto in uno 
stanziuo per la toeletta, che nella camera. 
II pavimento dello stanzino dee esser co- 
perto di tela incerata. 

85. Pei vostri domestici, soprattutto 
per la vostra donna di casa, quando non ne 
avete che una, preferite una camera non 
molto lontana dalla vostra, a una camera 
all' ultimo piano. E fate si che essi, sui duri 
sacconi, nelle camere strette, mal aerate, 
prive d' ogni comodo, non abbiano a far 
troppo amare riflessioui sulla differenza 
che passa fra la loro e la vostra camera. 

86. Abbiate una stanza mobiliata con 
grandi armadi per la biancheria da tavola 
e da notte, e una larga tavola per stirare 
e per insaldare. 

87. In una casa, specialmente in cam- 
pagna, sono indispensabili alcuni utensili 
acconci pei piccoli lavori di riparazione 
che si possouo facilmente ed economica- 
mente compiere senza l'aiuto dei pratici. 

88. E utile un banco, oltre che per 
molti lavori, per gli operai i quali po- 
trauno cosi eseguire le riparazioui senza 
asportare i mobili. Sono utilissimi una 
sega, una pialla o pialletto, uno scalpeljo, 
un cacciavite, un martello, una tenaglia, 
un paio di forbici, una squadra, due o tie 
trivelle di diversa grossezza, una o due 
lime; una cassetta a scompartimenti con 
chiodi e viti; una morsa, una piccola incu- 
dino, del filo di ferro. E gK utensili si ter- 
ranno preferibilmente in un piccolo arma- 
dio di legno bianco, in bell'ordine. 



89. Non v'ha cosa piu malsana della 
polvore. Bisogna scopare adagio, e senza 
levar troppo alto dal suolo la scopa. Al- 
trimenti non si leva la polvere: si sposta. 
Alle spazzole da mobili sono da preferirsi 
una grossa spugna o un cencio legger- 
mente inumiditi. 

90. Per levar la polvere dalle sedie, 
bisogna batterle all' aperto, e preferire, a 
un giunco che pud guastarle, una coreg- 
gia, o un mazzo di coregge di cuoio. 

91. I pavimenti di legno, o a mattonelle, 
grezzi o veruiciati ad olio, si lavano con 
acqua di cenere, o si da loro la cera con 
una spazzola dura. 

92. Un ottimo intonaco pei pavimenti 
si compone di 

Olio di lino tenuto al fuoco per do- 

dici ore dig. 2. 000 

Coppale 1. 500 

Ragia liquida 4. 000 

Sandracca , 2. 000 

Lacca bianca 6. 000 

Mastice 4. 000 

Si fonde la miscela sul fuoco, e s'aggiun- 
gono 20 litri d'alcool usando ogni pre- 
cauzione, trattandosi di sostanze molto 
facilmente infiammabili. AH' intonaco si 
pud dare il colore che si vuole. Si applica 
con un grosso peunello o con una spazzola, 
che si faranno scorrere sempre nello stesso 
senso. 

93. Un buon intonaco e pure il seguente, 
che ha inoltre il vantaggio d' essere piu 
economico : 

Cera gialla chg. 0. 500 

Potassa sciolta 4. 000 

Si fanno bollire insieme a fuoco lento in 
un vaso, poi s' aggiungono 125 gramini di 
colla di Fiandra sciolta a bagno maria. 
Si lascia bollire per un quarto d'ora, si 
leva dal fuoco, e si aggiungono 125 grammi 
di ocra gialla. Si mescola sino a che e 
tepido, e si applica, con una penuellessa. 
sul pavimento accuratamente lavato e sec- 
cato avanti. Applicandone un secondo 
strato, quando il primo e asciutto, si ha 
un eccellento intonaco. 

94. I mobili di legno bianco si puli- 
scono bene fregandoli con una spazzola 
dura e una miscela di 1 parte di calce, 
3 di creta e 2 di sapone coinune. Si la- 
vano poi con acqua. e si fregano a secco. 

95. Lo carte dipinte delle pareti si pu- 
liscouo abbastanza bene fregandole, dopo 
averlc spolverate, e sempre in una stesga 



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MASSERIZIE ED ARRED1. 



direzione, con della mollica di pane di due 
giorni. 

96. Pei mobili di legno verniciato ba- 
stano le fregagioni con una grossa flanella 
e un po* d'olio di lino. 

97. Un ottimo encaustico si ottiene 
scaldando a fuoco lento 50 grammi di cera 
gialla e 50 grammi d'essenza di tremen- 
tina rettificata, sino a che la cera sia 
fnsa. S' applica con una flanella. 

98. Un'altra buona vernice si compone 
di 1 parte di alcool, 1 di potassa, 1 di 
esscnza di trementina, e un po' di cera 
vergine. Si applica con una penna di un 
grosso volatile, e si frega leggermente con 
una pezzuola di cotone. 

99. Le macchio di grasso, d'inchiostro, 

d'altro, debbono esser levate prima. A 
questo scopu si lava la macchia con una 
spugna bagnata, poi vi si applica sopra 
un pizzico d' una polvere composta di 

1 parte di bianco di Spagna, 1 di cenere 
di legna e 1 di potassa ben mescolate, 
si frega con un cencio,si lava e s'asciuga. 

100. Un altro buou encaustico e il se- 
guente : 

Carbonato di potassa puro (sale di tar- 

taro) grammi 8 

Cera bianca 20 

Acqua di sorgente 300 

Si fonde la miscela a fuoco lento in un 
recipiento di terra. Ne risulta un liquido 
somigliante ad acqua di saponc. Si applica 
cou un pennello, e si lascia asciugare. Poi 
si frega leggermente con un cencio. 

101. Un altro encaustico si ha fondendo 
a fuoco lento una miscela di 

Cera bianca parti 1 

Petrolio 8 

Si applica come il precedente. 

102. Le macchie d'inchiostro sul pavi- 
mento di legno e sui mobili si levano 
fregandole prima con un cencio bagnato 
nell'acqua calda, poi bagnandole per mezzo 
d'un pennello con una soluzione d'acido 
nitrico nell'acqua (cinque o sei gocce 
d'acido in un cucchiaio d' acqua) e la- 
vando subito con acqua fredda. 

103. Una buona vernice per mobili si 
ottiene sciogliendo una certa quantita di 
gomma arabica nell'acqua, e una uguale 
quantita di sandracca nelPacquavite calda. 
Si mescolano le due soluzioni, e s'agghm- 
gono dello zucchcro candito o un bianco 
d'uovo. Si batte forte la miscela, e si ap- 
plica con un pennello 



104. La cosl detta vernice inglese si 
ottiene nel modo seguente : Si mettono 
al fuoco in un vaso 500 grammi d'olio 
di noce, 32 grammi di miele, uno spicchio 
d'nglio e una fetta di pane. In un altro 
vaso, sul fuoco, si mettono 125 grammi 
d'olio d' aspide nel quale si fa fondere, 
qnando e caldo, del caucciii: 60 grammi 
che vi si mettono a pezzetti. Poi si ritira 
dal fuoco quest' ultimo vaso, e se ne versa 
pian piano il contenuto nell' altro vaso. 
Si mescola il tutto, e si fa bollire per 
un' ora. II pane si leva quando ha pi eso 
un color bruno. 

105 Al legno di pero e di noce si pud 
dare 1' aspetto del legno di acaju, col pro- 
cesso seguente: Si frega il legno con una 
soluzione d'acido nitrico nell'acqua. poi 
vi si applica con un pennello uno strato 
o duo d' una soluzione composta di 1000 
grammi d' alcool, 50 di sangue di drago 
e 15 di carbonato di soda. Si lascia asciu- 
gare, e si applica ancora con un penuello 
uno strato di vernice fatta di 1000 grammi 
d' alcool, 50 di gomma lacca e 8 di car- 
bonato di soda. Si lascia asciugare, e si 
pulisce con pietra pomice e un pezzo di 
legno d'abete fatto bollire nell'olio di lino. 

106. Per dar al legno di faggio, d'abete 
e di pero, 1' aspetto del legno di noce o 
di palissandro, s' applicano col pennello 
una o piu mani di manganato di potassa 
sciolto nell'acqua calda. Si lascia asciu- 
gare, si invernicia e si tira a pulimento. 
11 manganato di potassa, noto sotto il 
nome di camaleonte minerale, ha la pro- 
priety di decomporsi, a contatto delle fibre 
vegetali, in ossido bruno di manganese e 
in potassa: qnesta fissa in modo dure vole 
il precipitato nel legno. 

107. Per tingere in nero il legno, si 
frega con una spazzola bagnata in una 
soluzione d'acido solforico, e si espone 
al fuoco. Serve bene anche il nitrato d' ar- 
gento: ma e piu costoso. In entrambi i 
casi il legno e susccttibilo d'un bol pu- 
limento. 

108. Per tingere il legno in turchino, 
si fa sciogliero della limatura di rame 
nelP acido nitrico, e si frega il legno con 
una spazzola bagnata nella soluzione. Poi 
si bagna ripetutamente con una soluzione 
calda di potassa o d'indaco. Usando della 
tintura di curcuma si ha una tinta gialla; 
si ha verde usando una soluzione mista 
di curcuma e d'indaco. 

109. Per pulire i tappeti, si battono 



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ABITAZIONE. 



con un giunco, prima al rovescio, poi con 
maggior precauzione sull' altro lato, o si 
fregano con una spazzola baguata d' acqua 
nella quale siano state stemperate due o 
tre vesciche di fiele di bue. Si lava con 
acqua limpida, e si frega a secco con un 
cencio. 

110. I sacconi si possono pulire con 
nno strofinaccio bagnato nell' acqua sa- 
lata prima, poi con un altro asciutto. 

111. La tela cerata si lava con una spu- 
gna o con un cencio bagnati nell' acqua 
fredda. 1/ acqua calda e il sapone ne 
sciupano il colore. 

112. II marmo si lava con una soluzione 
leggerissima d'acido muriatico, o col sa- 
pone nero caldo; poi si frega coll'encau- 
stioo (n° 97). Soltanto che, invece della 
cera gialla, bisogna usar la cera bianca. 

113. Le cornici dorate si puliscono le- 
vandone prima con un pennello la pol- 
vere, poi lavandole con una spugna umet- 
tata d'una leggera soluzione acquosa di 
sapone bianco. Serve anche una leggera 
spennellatura d'una miscela di 90 grammi 
d'alburaid'ovabenbattuti, e di 30 grammi 
d' acqua di Javel (cloruro di potassa). 
L' uno e 1' altro processo servono perd 
soltanto quando la doratura 6 verniciata. 
In nessun caso si deve adoperar della 
lana. Facendo bollire un mazzo di porri 
in un litro d' acqua, si ha un liquido che 
applicato sulle cornici dorate ne allon- 
tana le mosche. 

114. Gli specchi e i vetri si lavano 
prima con una spugna e dell' acqua di 
sapone tiepida; poi si fregano a S6CC0 
con una pelle di guanto e un po' di bianco 
di Spagna in polvere finissima. Per evi- 
tare che la polvere contenga dei gran el li 
petrosi che potrebbero rigare o anche spez- 
zare il vetro, si stempera il bianco nel- 
V acqua, si filtra attraverso un panno di 
mussolina, e si adopera il deposito che 
si ha in fondo al vaso, dopo aver decan- 
tato il liquido. 

115. II rame si pulisce col rosso inglese. 
Meglio : si fregano con sale ammoniacale 
polverizzato e impastato con acqua, si 
scaldano sur un fornello di carbone, e 
si fregano a secco, con bianco di Spagna, 
gli oggetti di rame che assumono cosi un 
bel color d'oro. II rame dorato si frega 
con una spazzola bagnata nell' acqua di 
sapone, poi si Java nell' acqua calda, si 
lascia asciugare all' aria, e se ne fre- 
gano le Darti brunite con pelle di guanto. 



116. I metalli bronzati non si lavano. 
Se per6 sono sporchi d'oli, di grassi, di 
cera, s'immergono nel ranno caldo, poi 
s' asciugano con una pezzuola, e si espon- 
gono a un calore moderate 

117. Per preservare dalla ruggine gli 
oggetti di ferro o d'acciaio, si riscaldano 
sino a che si possano tener in niano; poi 
si fregano con cera vergine bianchissima. 
Si riscaldano di nuovo, e si fregano con 
una pelle. 

118. Ecco un altro metodo per preser- 
vare dalla ruggine gli oggetti in metallo 
brunito. Si compone una vernice di parti 
uguali di gomma coppale e di trementina; 
si immerge nella vernice una piccola spu- 
gna ben pulita e ben secca, si preme fra 
le dita percho non le resti aderente che 
una piccolissima quantita di vernice, si 
frega leggermente con essa l'oggetto, e si 
lascia asciugare al coperto dalla polvere. 

119. Per levar la ruggine serve una mi- 
scela d'olio di tripoli e di fiore di zolfo, 
che si applica fregando con un pezzetto 
di pelle. Quando la ruggine resiste, si ri- 
corre alio smeriglio. 

120. II ferro fuso si conserva meglio 
fregandolo con della piombnggino. 

121. Una buona ed economica vernice 
per gli oggetti di ferro fuso tinti in nero, 
s'ottiene mescolando 1 chg. d'asfalto co- 
mune con 600 grammi d'olio di lino e 2 litri 
d'essenza di trementina. Si pud conser- 
vare in bottiglie di terra. Si applica con 
una spatola. 

122. Le stufe, i fornelli, ec, si tingono 
di nero con la seguento vernice : Battete 
3 albumi d'ovo, mescolateli con 250 grammi 
di piombaggine in polvere finissima, stem- 
perate il miscuglio nella birra acida, e fate 
bollire per venti minuti. Si adopera fredda. 

123. Gli oggetti d' alabastro si lavano 
benissimo coll' acqua di sapone. Poi si im- 
mergono nell' acqua limpida, si asciugano, 
e si fregano con gesso in polvere finis- 
sima. 

124. La porcellana e gli oggetti di cri- 
stallo si puliscono colla terra di gual- 
chiera ben polverizzata. 

125. Quando si puliscono vasi dipinti, 
bisogna usare grandi precauzioni, perche 
certi colori resistono meno degli altri. 
II rosso vermiglio dei vasi chinesi, per 
esempio. 

126. La porcellana e il cristallame si 
accomodano col bianco d'argento prepa- 
rato all' olio come per la pittura. Si ap- 



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ACQUE P0TABIL1. 



plica con un penuello, si uniscono i pezzi, 
e si lascia asciugare per quattro o sei 
settimane. 

127. Alio stesso uso serve un mastice 
che si pud preparare per usarne all' uopo, 
e che ha il vantaggio di far presa rapi- 
damente. Si prepara nel modo seguente. 
Si gonfino 8 grarami di colla di pesce 
neir acqua distillata ; si decanti, e si 
copra d' alcool la colla, aintando la solu- 
zione col calore. S' aggiungano 4 grammi 
di mastice in lacrime, sciolto in 12 gram mi 
d' alcool, poi 4 grammi di gomraa ammo- 
niaca polverizzata. Si agiti il miscuglio, 
c si faccia evaporare a bagnomaria sino 
a che abbia acquistata una consistenza 
gelatinosa. Si rammolisce col calore quando 
si vuol servirsene, avvertendo che Pog- 
getto accomodato dcve mantenersi caldo 
per ventiquattr' ore drca. Serve anche 
per accomodare gli oggetti di marmo, 
d' alabastro, ec. 

128. Certi vasi da fiori hanno un' aper- 
tura si stretta, che riesce impossibile 
introdurvi la mano per pulirli. D'altra 
parte, col tempo, vi si deposita dentro 
uno strato bruno e fetente di materie ve- 
getal i putrefatte. Per levarlo, basta ver- 
sarvi qualche goccia d' acido cloridrico 
sciolto nell' acqua, che sciogliera il depo- 
sito, e poi sciacqaare con acqua. 

129. Quando un vaso di porcellana e 
incrinato, per servirsene senza che lasci 
sfuggire 1' acqua, basta fregare, dentro 
e fuori, sulla incrinatura, uno spicchio 
d'aglio o una mandorla. Un liquido caido 
perd scioglierebbe il sncco otturatore, e 
sfuggirebbe. 

130. Una buona massaia deve aver cura 
che ogni settimana sia data la cera (o 
T encaustico) ai pavimenti ; siano battuti 
i tappeti; sia dato T encaustico ai mobili; 
siano levati i ragnateli dalle pareti, dai 
soffitti; spazzolate le tende. 

131. Una volta al mese si puliscano i 
marmi. il rame, il bronzo, le ferrarecce, le 
porcellane, il cristallame, gli specchi, i 
vetri; si cambino le coperte dei letti, e 
le piccole tende delle finestre. 

132. Ad ogni primavera, levare i grandi 
tappeti, batterli, rotolarli e avvilupparli 
in una tela; pulire accuratamente il pa- 
racenere, il posamolle, la paletta e le 
molle, avvolgerli in carta grigia, e riporli 
in luogo ben asciutto: pulire le cornici 
dorate degli specchi e dei quadri ; levare 
le tende pesanti; porro le fodere ai mobili. 



133. Ad ogni inverno, far nettare dalla 
fuliggine i camini, rifornirli del parace- 
nere, della pedana, del posamolle; rieni- 
pire la cassa o la paniera delle legna; 
stendere i grandi tappeti o le stuoie. 

134. Delia cucina, della credenza, della 
dispensa, della cantina e delle loro sup- 
pellettili, altrove ; altrove pare altri pre- 
cetti d' economia domestica. (Vedi.) 



Acqua. 

Acque potahili 

135. L' acqua e indispensable alia vita 
degli animali e dei vegetali non solo, ma 
anche dei minerali. Le regioni nelle quali 
essa fa difetto presentano scarsa o nulla 
vegetazione: ivi e il deserto. I cristalli, 
che sono gli individui del cosl detto regno 
minerale, sono soltanto in virtu dell' ac- 
qua di cristallizzazione. 

136. L' acqua e la migliore e la piu 
indispensabile di tutte le bevande : anzi, 
e la base di tutte le bevande. Ma non 
v' e proverbio piu falso di quello : inno- 
cente come 1' acqua. 

137. Una buona acqua potabile deve 
essere : 

a) perfettamente limpida e traspa- 
rente ; 

b) dotata d' un sapore aggradcvole ; 

c) senza alcun odore. Si riconosce se 
gvolga odore, riscaldando un matraccio 
chiuso e che ne sia stato prima ripieuo 
a meta. Agitandolo quindi, si leva il tu- 
racciolo e si fiuta. Si rifiuti 1' acqua che 
mandi un odore qualsiasi ; 

d) temperata d' inverno, e fresca d'e- 
state. La temperatura convenieute deve 
essere fra i 10 e i 15 centigradi. Troppo 
fredda, e molesta alia bocca ed ai denti, 
e pud esser causa di grave irritazione 
gastrica. D' estate, e a corpo sudato, 1'ac- 
qua molto fredda pud produrre congestioni 
ai visceri, crampi, coliche, vomiti e per- 
sino sincopi mortali. Bisognera quindi 
almeno inghiottirla a sorsi, e solo dopo 
averla tenuta alquanto nella bocca per 
riscaldarla. L' acqua tiepida riesce nau- 
seante e non estingue la sete ; 

«) ben aerata. Una dose scarsa d' os- 
8igeno rende 1' acqua di difficile digestione, 
ed affinche essa sia potabile deve conte- 
nere per ogni litro almeno 17 cm. c. d'a- 
zoto e 8 d'ossigeno; 

/) contenente convenienti proporzioni 



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10 



ACQUA. 



d'acido carbonico e di taluni sali, ma non 
dura o cruda. La presenza dol bicarbo- 
nato di calcio e del cloruro di sodio in 
piccolissima quantita, serve a toglierle 
il senso di fatuita al gusto ed a facili- 
tarne la digestione. Una quantita ecces- 
siva di solfato o di cloruro di calcio e 
di sali di magnesia, pud esser causa di 
disturbi gastriei ed enterici. Un assoluto 
difetto di iodio, e secondo taluni l'ab- 
bondanza di sali magnesiaci, di fluortui 
e di piriti, si ammette possano esser causa 
del gozzo: l'eccesso dei fosfati e dei sol- 
fati, causa della maggior frequenza dei 
calcoli vescicali e dello affezioni ossee. 
Diconsi dure o crude le acque cho con- 
tengono abbondanti sali di calce e di 
magnesia. Le acque dure non cuociono 
bene i legumi, ne sciolgono bene il sa- 
pone. Si riconoscono facendolebollire, per- 
che intorbidano lasciando nelle pareti una 
pellicola biancastra di protocarbonato di 
calce. Bollendo diminuisce la loro cru- 
dezza, ma non cessa; perche altri sali, 
come i solfati, vi rimangono disciolti; 

g) priva di sostanze organiche. ft que- 
sta una delle caratteristicbe piu inipor- 
tanti delle buone acque potabili : che 
altrimenti possono diventare causa di 
malattie, o mezzo di trasmissioue di germi 
morbigeni. Per Yerificare se 1' acqua con- 
tenga sostanze organiche, pub servire il 
seguente mezzo. Si versa dell' acqua in 
un recipicnte pulitissimp, vi si aggiunge 
un po' di zucchero, si chiude il vaso con 
un tappo a smeriglio, e si lascia in un 
ambiente piuttosto caldo per alcuni giorni. 
Se P acqua contiene sostanze organiche, 
dopo qualche giorno s' intorbida e svi- 
luppa odore di materia organica in pu- 
trefazione ; 

//) affatto priva di metalli velenosi. 
II piu frequente e il piombo caduto dai 
serbatoi, o dai condotti; 

i) affatto priva di germi specifici di 
malattia. Disgraziatamente, soltanto i chi- 
mici e i fisiologi possono fare nei loro 
laboratorii le ricerche opportune. 

138. Anche le piante verdi, come gli 
animali dotati d' una organizzazione su- 
perior, risentono gli effetti dell' altera- 
zione dell' acqua. La presenza del cre- 
scione di fontana, per csempio, basta a 
caratterizzare le acque eccellenti. 

139. L'acquapiovana, convenieutemente 
filtrata e aerata, e una buona acqua po- 
tabile. 



140. Sono buone acque potabili le ac- 
que di pozzo, purche i pozzi raggiungano 
una profondita di almeno 25 metri; la 
muratura del pozzo sia costrutta con ma- 
teriali compatti. non porosi, di sufficiente 
spessore, e rivestita interuamente d' uno 
strato protettore di calce idraulica; il 
pozzo sia coperto, perche non vi cadano 
animali e sostanze organiche; sia lontano 
dai pozzi neri. dalle fogne, dai cimiteri, 
dagli stabilimenti industriali nei quali si 
impiegano preparati velenosi, come i sali 
di piombo, di rame, di mercurio e d'arse- 
nico. Si pud rendere migliore, rialzando il 
fondo del pozzo, dopo averlo espurgato, 
con strati filtranti composti di carbone 
vegetale o animale, di sabbia e di ghiaia. 

141. Le acque delle fontane o sorgenti 
naturali, non minerali, sono fra le migliori 
acque potabili. Eccellenti son quelle cho 
si trovano nei terreni appartenenti agli 
strati secondari della formazione geolo- 
gica, vale a dire gli strati calcari, lo 
marne, ed i terreni oolitici, giurassici, ec. 

142. Per tenere in casa la piccola quan- 
tita d' acqua occorreute ai bisogni del me- 
mento, sono utili i recipienti di rame, di 
vetro o di terra verniciata. I vasi di rame 
sono da preferirsi, a quest' uso, non sta- 
gnate I vasi di zinco e di legno non sono 
indicati. ft lodevole l'uso di coprire il 
secchio dell' acqua con un pannilino. 

143. ft raccomandabile l'uso dei filtri 
per le acque sospette in genere, e spe- 
cialmente per le acque torbide. 

144. Le materio adoperate per la fil- 
trazione sono: le pietre silicee, il gres, 
le ghiaie, le sabbie silicee, la canapa, 
la lana, le spugno, la carta, la pasta di 
carta, il carbone, la segatura di legno. 

145. Vi sono in commercio moltissimi 
filtri per gli usi domestici. Uno de' piu 
economici e il filtro di carbone compresso, 
tanto in uso in lnghilterra. 

146. Qualche goccia d'una soluziono 
di permanganato di potassa, che ha la 
proprieta di distruggere, ossidandole, le 
sostanze organiche, serve pure a purificare 
le acque. 

147. Giova anche mescolare all' acqua 
vino ricco di acido tannico, aceto, ani- 
setta o qualche altro liquore alcoolico. 

148 II miglior mezzo perd di render 
innocua un' acqua sospetta, o anche con- 
taminata, e quello di farla bollire, spo- 
cialmente con sostanze aromatiche. 

149. Chiamasi idrotimttro uno strumenta 



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ACQUE M1NERALI. - ACQDE GAZOSE ARTIFICIALI. 



11 



proposto dai chimici Boutron e Boudet, 
che serve a determinare approssimativa- 
mente se l'acqua sia o noil aerata, in 
qual grado contenga sostanze orgauiche, 
se sia ricca di solfato o bicarbonato di 
calce, e se vi abbondino in massima le 
altfe sostanze miuerali. 

150. L' idrotimetro e basato sui seguenti 
fatti. Versando alcune gocce d'una solu- 
zione di sapone uelF acqua distillata, si 
forma una schiunia persistente; versan- 
dole in acqua dolce di fiunie, si ha una 
schiuma che tosto sparisce o che riconi- 
pare e persiste coll' agitazione ; facendo 
la stessa operazione in acqua ricca di 
composti calcari e magnesiaci, si forma 
dapprima un precipitato fiocconoso, e la 
schiuma ottenuta con la agitazione non 
persiste che dopo l'aggiunta d' altra so- 
luzione di sapone, perche la prima parte 
si e combinata con quelle materie di cui 
ha cosl depauperato l'acqua sperimen- 
tata. Quanto maggiore sara la qualita di 
queste, e tanto piu graude sara il nu- 
mero di gocce versate per ottenere la 
senium i persistente. 

151. L' idrotimetro 6 d' uso facilissimo. 
AffiiK.he 1' acqua sia potabile, non deve 
segnaie piu di 25° all' idrotimetro, ne 
conteuere piu di un graramo per metro 
cubico di materie organiche. 

Acque minerali. 

152. Aequo minerali propriamentc dette, 
che tutte le acque sou minerali, diconsi 
quelle che per la loro termalita, o per 
la quantita e la natura speciale dei loro 
principii fissi e volatili, sono o possono 
essere impiegate direttamente neir eco- 
nomia animale quali agenti medicamen- 
tosa e talora possono anche essere oggetto 
di speciali Industrie. 

153. Le acque minerali si dividono in: 

a) acidule o gassose. 

( bicarbonate e si- 
ix i i. j licate. 

b) alcahne ' bicarbonate) so di- 

\ che e calciche. 

S bicarbonate , sol- 
fate e arseni- 
cali. 

C clorurate-sodiche, 

d) saline I solfate e bronio- 

( iodurate. 

«) solforose | sodiche e calciche. 



154. Le acque acidule o gazose hanno 
soprattutto un'azione sedativa ed antispa- 
smodica. Si adoperano con efficacia a cu- 
rare i catarri vescicali, la reuella, le co- 
liche nefritiche. 

155. Vi sono acque acidule a Ceresole, 
a Viterbo, a Civitavecchia, a San Giuliano, 
a San Pellegrino, a Recoaro, a Trescorre. 
Le acque famose di Seltz e di Condillac 
sono i tipi migliori di queste acque. 

156. Le acque alcaline sono indicate 
contro i catarri gastrici, le digestioni dif- 
ficili, gli ingorghi viscerali, la renella, la 
gotta. 

157. A San Cassiano e a Castellammare 
di Stabia, in Italia, sono buone acque 
alcaline. Ottime, all' estero, sono quelle 
di Vichy e di Plombieres. 

158. Le acque ferruginose si usano a 
combattere tutte le malattie contro le 
quali si usano con successo i preparati 
marziali, e quindi contro l'anemia, l'idroe- 
niia, la clorosi. 

159. Le piu apprezzate sorgenti d' ac- 
que ferruginose in Italia sono a Recoaro, 
a San Cassiano, a Levico, a Castellam- 
maro, a Salsomaggiore, a Riolo. 

160. Le acque saline, e specialmente 
le salso-iodiche, si adoperano efficaceraento 
nella cura delle malattie del sistema lin- 
fatico e della scrofola. 

161. Vi sono ottime acque saline in 
Italia, a Santa Giulietta presso Voghera, 
a Castrocaro, a Montecatini, a Riolo, ad 
Abano. 

162. Le acque solforose, specialmente 
quelle che contengono iu maggior copia 
l'acido solfidrico, risvegliano la vitalita 
dell'organo gastrico, ed eccitano J'appe- 
tito. Combattono anche le affezioni cro- 
niche della pello e del petto, e gli ingor- 
ghi addominali. 

163. L' Italia possiede piu di 600 fonti 
solforate, fra le quali primeggiano quelle 
d'Acqui, di Valdieri, di Vinadio, di Ta- 
biano, e sopra tutte quella di Morbo, in 
Val di Cecina, tra Volterra e Massa. 

Acque gazose artificialu 

164. Net linguaggio ordinario diconsi 
acque gazose le acque soprassature d'acido 
carbonico, che quindi nelle condizioni 
ordinarie di temperatura e di pressione la- 
sciano svolgere questo gaz con eflFerve- 
scenza. 

165. L'esperienza aveudo dimostrato 



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12 



ACQUA. 



che le propriety stimolanti suH'organismo 
ed il sapore fresco e acidetto delle acque 
minerali naturalmente gazose, come quelle 
di Seltz, nel dacato di Nassau, sono do- 
vuti unicamente all' acido carbonico, si 
cerco di fame di artificial : e si ebbero 
le acque di Seltz, acque di fonte sovras- 
sature d'acido carbonico, e le acque ga- 
zose, acque di Seltz zuccherine ed aro- 
matizzate. 

166. La fabbricazione di queste acque 
e teoricamente semplicissima. Si tratta 
di comprimere acido carbonico entro acqua 
pura o zuccherina, sino a che questa ne 
contenga cinque a sei volte il proprio vo- 
lume, ed anche piu, e di raccogliere quindi 
l'acqua cosl preparata entro bottiglie ben 
chiuse, affinche non sfugga l'eccesso d'a- 
cido carbonico disciolto per effetto della 
pressione. 

167. Vi sono in commercio degli appa- 
recchi semplicissimi per la fabbricazione 
delle acque gazose, specialmente adattati 
alia piccola industria ed alia economia 
domestica. 

168. L' apparecchio Briet, il piu noto 
e il piu usato, consiste in due robusti 
vasi di vetro, di disuguale capacita, av- 
volti per la sicurezza dell' operatore in 
nna reticella di fil di ferro. Un'armatura 
di stagno fino e adattata al loro collo, e 
termina in uuo a vite maschia, nell'altro 
a madrevite. Un anello di caucciu, che si 
adatta intorno alia vite del vaso inferiore, 
fa si che, invitando i due pezzi, la chiu- 
sura e ermetica. I due vasi comunicano 
mediante un tubo di stagno aperto alia 
estremita superiore, avvolto inferiormente 
da un tubo od astuccio concentrico, le 
pareti del quale distano dalle sue alcuni 
millimetri. L'estremita inferiore dell'astuc- 
cio e chiusa; ma le sue pareti sono tra- 
forate da 8 o 10 forellini. Questo tubo 
si invita ad un orlo sporgente da un altro 
tubo, concentrico pure al primo, il quale 
superiormente si chiude con una lastrina 
d'argento traforata dal basso in alto da 
numerosi forellini quasi capillari, destinati 
a dar passaggio all' acido carbonico dal 
recipiente inferiore e minore al superiore. 
Questo tubo s' adatta a giusto fregamento 
attorno al collo del recipiente t minore. 
Una chiavetta a vite, adattata a quest' ul- 
timo, serve ad estrarre l'acqua gazosa dal 
recipiente maggiore. 

169. Per servirsi di questo apparecchio, 
si svitano le due bottiglie, si toglie il tubo 



dalla piu piccola, ed entrambe si appog- 
giano col loropiede snr una tavola. Me- 
diante un imbuto si introducono nel vaso 
minore ben asciutto 22 grammi di bicar- 
bonato di soda e 18 grammi di acido tar- 
tarico, entrambi in polvere. Si adatta a 
fregamento, in modo da ottenere una chiu- 
sura ermetica, il tubo di stagno, che serve 
a far comunicare i due vasi, con la parte 
aperta e piu piccola in alto. Poi si riem- 
pie d' acqua fresca di fonte il recipiente 
maggiore, si capovolge il recipiente mi- 
nore, si fa penetrare 1' estremo aperto del 
tubo nel vaso maggiore, si invitano i due 
vasi, e si capovolge tutto 1' apparecchio 
in modo che il vaso minore sia sotto. 

170. Ecco quel che succede. L' acqua 
penetra per V estremo aperto nel tubo, 
e va a defluire dalla serie piu bassa dei 
forellini sul miscuglio di bicarbonato e 
d'acido tartarico. Succede immediatamente 
un considerevole sviluppo d'acido carbo- 
nico, il quale, passando per la serie supe- 
riore dei forellini, percorre lo spazio com- 
preso fra il tubo interno e gli astucci 
esterni, ed attraverso ai forellini della la- 
strina d'argento va a gorgogliare nel- 
1' acqua e vi si scioglie per la energica 
pressione che risente dalla reazione delle 
pareti. Agitando alquanto all' ingiro 1' ap- 
parecchio, si favorisce lo svolgimento del 
gaz. Aprendo la chiavetta, se ne pud estrar- 
re a piacimento l'acqua gazosa. 

171. Una bottiglia di quest' acqua ga- 
zosa, capace di oltre un litro, satura a 
cinque volumi circa di gaz acido carbo- 
nico, costa circa 12 centesimi. 

172. Piu. economico e piu semplice e 
un altro apparecchio pure in grande uso. 
Consiste in un'unica bottiglia strozzata 
nel mezzo in modo da rappreseotare le 
due bottiglie dell'apparecchio Briet. L'ar- 
matura superiore di stagno che chiude la 
bottiglia e analoga nel congegno a quella 
delle bottiglie sifoidi o sifoni comuni per 
l'acqua di Seltz. La parte superiore della 
bottiglia comunica con 1' inferiore per 
mezzo d'un tubo di vetro saldato intorno 
alia strozzatura della bottiglia: entro que- 
sto passa il tubetto che pesca nel fondo 
della bottiglia, e che e saldato all' arma- 
ture. Per caricare queste bottiglie, si svita 
1' armature, e per mezzo d'un imbuto ri- 
curvo si mette nella palla superiore, at- 
torno al tubo grande, il miscuglio di bi- 
carbonato e di acido tartarico. Poi per 
mezzo di un imbuto dritto si ricmpie 



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ACQUABIO. 



13 



d* acqua la palla inferiors, o si invita l'ar- 
matura. Si inclina allora alquanto la bot- 
tiglia, finche un po'd'acqua passi pel tubo 
grande nella palla superiore. L'acido car- 
bonico che si svolge, deve di necessita 
disciogliersi nell'acqua del recipiente in- 
feriore, la quale viene ad uscire con ef- 
fervescenza quando si preme sulla leva 
della valvola superiore. 

173. Non e punto raccomandabile l'uso 
delle polveri effervescenti, perche le bibite 
che se ne ottengono sono bensl efferve- 
scenti, ma contengono in soluzione il ri- 
sultato della reazione del bicarbonato di 
soda con l'acido tartarico, cioe il tartrate 
di soda, un sale leggermeute purgativo, 
che a lungo andare potrebbe esercitare 
un'azione sfav ore vole sulla salute, special- 
mente in quelle persone nolle quali gli 
organi della digestione fossero indeboliti. 



Acquario. 

174. Per acquario si intende un vaso 
di vetro o un bacino qualunque pieno 
d' acq n a, nel quale si conservano, pel pia- 
cere degli occhi o per oggetto di studio, 
piante o animali acquatici. 

175. L' acquario piu semplice che si 
possa imaginare, e il boccale di vetro pieno 
d' acqua nel quale nuotano i comunissiini 
pesci rossi, e che si vede in tante case. 

176. Qualsiasi vaso capace di contener 
doll' acqua pud diventare un acquario. La 
forma e le dimensioni non devono obbe- 
dire ad alcuna legge prestabilita. Soltanto, 
poiche animali e piante acquatici hanno 
bisogno di luce al pari delle piante e degli 
animali che v i von o nel P aria atmosferica, 
e poiche 1' acquario deve permettere che 
si osserviuo agevolmente i suoi abitaoti, 
le sue pareti devono essere di vetro. 

177. Ognuno pud fabbricarsi un acqua- 
rio semplice e poco costoso, e che nello 
stesso tempo soddisfi a tntti i suoi desi- 
derii: bastera che unisca intorno ai quat- 
tro lati di una base o sopporto metallico, 
preferibilmente rettangolare, quattro la- 
strc di cristallo della stessa altezza, che 
formeranno le pareti dell' acquario. Un 
foudo di ardesia sara preferibile. 

178- Le pareti di cristallo si salderanno 
ad altrettante colonnette metalliche, di- 
sposte sui loro spigoli, per mezzo, d'un 
cemento che resista all' acqua. II cemento 
rosso e ottimo per questo uso. Si corn- 



pone fondendo insieme cinque parti di 
resina nera e una parte di cera gialla, cui 
s' aggiunge a poco a poco, e sempre me- 
scolando, una parte d'ocra rossa in pel- 
vere ftnissima. 

179. Sul fondo dell* acquario si porra uno 
strato di sabbia di flume ben lavata, e si 
potranno disporre madrepore, coralli, gor- 
gonie, conchiglie, che, con le masse arbore- 
scenti, ramificate, con le forme e i colori va- 
riati, serviranno di bellissimo ornamento. 

180. Si potra anche collocare in mezzo 
all' acquario, in modo che dal fondo s'elevi 
al di sopra del livello dell' acqua, uno sco- 
glio, una piccola rupe pittoresca, fatta di 
pietruzze, di pietra pomice, di scorie di 
fucina, unite con cemento idraulico o, me- 
glio, coperte di cemento romano. Prima 
pero di porre nell' acquario la rupe in 
miniatura, sara bene tenerla almeno un 
paio di settimane nell'acqua che si rinno- 
vera spesso, e che cosl le torra tutti gli 
elementi solubili e che potrebbero esser 
dannosi agli abitanti dell'acquario. 

181. La rupe servira di rifugio agli ani- 
mali non esclusivamente acquatici, come 
le rane, le salamandre, i tritoui, certi in- 
setti, ec, oltre che d' ornamento. Sulla 
rupe stara bene qualche torretta di latta 
inverniciata, un molino, la ruota del quale 
potra esser mossa da un piccolo torrente 
cui fornira 1' acqua un serbatoio collocato 
sulla sommita della rupe, e che potra ali- 
mentare anche un piccolo getto d' acqua. 

182. Le piante che prosperano piu fa- 
cilmente nei piccoli acquari sono il Lemma 
(Lemna), una specie di lenticchia d' acqua, 
il MiUefoglie {Myriophyllum), la Salvinia, 
la Stratiota a foglie d'aloe, il Chara, gli 
Anacaridi, gli Idrocaridi, le Najadi. Vi 
si possono pure tenere per qualche tempo 
i Ranuncoli d' acqua, le Ninfee, i Nenufari, 
i Menianti. Ma si dovranno levare appena 
si vedranno ingiallire le loro foglie. Una 
passeggiata intorno a uno stagno, o sulla 
riva d' un ruscello, basta ad arricchire 
T acquario d'una bella vegetazione. 

183. Gli animali si collocheranno nel- 
l'acquario solo dopo avervi messele piante. 
E prima le Salamandre, i Tritoni. Nei giorni 
piovosi di primavera o d'autunno e faci- 
lissimo trovar qualche Salamandra sotto 
i sassi, nel fango umido, presso i ruscelli. 
Un Tritone crestato, un paio di Salaman- 
dre e una coppia di Axolotl (Ambystoma A.) 
souo interessantissimi per un acquario, 
V Axolotl specialmente, con le sue bellis- 



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14 



AGRICOLTURA. 



simc metamorfosi, c perche, come i Tri- 
toni, pud prestarsi a curiose esperienze: 
negli uni e nell'altro si ripristinano per- 
fettameute le membra tagliate. 

184. I pesci si porranno nell' acquario 
alcuni giorni appresso. Fra i tanti si po- 
tranno scegliere i pesci rossi o dorati, i 
King-Io della Cina (Caro«»in« auratua)^ 
i Ciprini d' ogni specie, come le carpe, 
le tinche; i ghiozzi e le lasche; i cefali, 
le refne, piu difficili a coaservare. 

185. Bell' ornamento degli acquari sono 
alcnni insetti; e specialmente YIdrofilo pi' 
ceo, i Ditiaci, i Girinidi, che e facilissimo 
raccogliere nella primaTcra o nell' autun- 
no. Una rete di mussolina in uno sta- 
gno provvede in pochi minuti abbondan- 
temente l'acquario, non solo di questi e 
d' altri piu piccoli insetti, ma anche di 
interessanti Gasteropodi, come i plauoibi 
e le limnee. 

186. La popolazione animale deve essere 
proporzionata alia capacita del vaso. Un 
pesce come la carpa o la tinea ha biso- 
gno di almeno tre litri d'acqua per vivere. 

187. Certe specie voraci di pesci e di 
rettili non possono tenersi in un acqua- 
rio che alia condizione di isolarle; altri- 
menti divorerebbero i loro compagni di 
prigionia. 

188. La luce e 1' aria sono indispen- 
sabili per la prosperity di un acquario. 
Quando non vi siano piante, o comunque 
1' acqua sia poco aerata, la si pud aerare 
artificialmente con un mantice a lungo 
tubo con foro piccolissimo. 

189. La temper at ura dell' acqua dell' ac- 
quario non deve sorpassare i 16° centi- 
gradi, ne scendere al disotto di 5°. L'ac- 
quario non si deve quindi esporre, ne al 
sole, ne^al gelo. 

190. E una pessima abitudine quella di 
nutrire i pesci dorati con briciole di pane 
o con ostie. Fermentando, gli avanzi di 
queste sostanze danno un gusto acido al- 
V acqua e la intorbidano. 11 miglior ali- 
mento risulta di came cruda o cotta ta- 
gliata in sottili filamenti, di lombrici, di 
mosche, di piccoli ragni, di larve di for- 
miche. Due o tre pasti ogni settimana 
bastano. 

191. Sara bene rinnovare almeno ogni 
mese 1' acqua: cio che si fa mediante un 
sifone di vetro o un tubo di caucciii. 

192. I corpi morti, i detriti di piante, ec. 
si levano dall' acquario con lunghe e acu- 
minate pinzette di legno. Le deiezioni o 



i piccoli oggetti si levano mediante un 
tubo di vetro aperto alle due estremita, 
che si introduce nell' acqua sino a toccare 
l'oggetto, tenendo chiusa con un dito 
l'estremita superiore. Levando il dito, Tac- 
qua penetra nel tubo trasciuando seco 
l'oggetto. Si chiude allora di nuovo il tubo 
col dito, perche 1' acqua non ne sfugga, 
e si ritira insieme all'oggetto. 



Agricoltura. 

193. Gli agricoltori distinguono prati- 
camente i terreni in forti e leggieri. 

194. Nei terreni forti -domiua l'argilla 
(silicato d'allumina).Sono tenaci, poco per- 
meabili, asciugano lentamente; conservano 
a lungo, ol tie 1' acqua, il terriccio (humua) 
fatto di detriti vegetali, e gli iugrassi. 

195. Nei terreni leggieri domina la sab- 
bia. Sono inobili, si lavorano facilmente, 
risentono molto la siccita. Le colture vi 
sono piu facili e meno costose, ma gli 
ingrassi riescono meno profittevoli che nei 
terreni argillosi, perche le acque pluviali 
li sciolgono asportandone la sostauza. 

196. I difetti delle due specie di tcr- 
reno sono di tal natura da compensarsi 
scambievolmonte ; e si e appunto dal loro 
miscuglio che si ottengono le terre piu 
favorevoli alia coltivazioue. 

197. 11 letto snl quale riposa la terra 
vegotale dicesi il aottosuolo. II sottosuolo 
ha una grande importanza per 1' agricol- 
tura. Una terra forte, tenace per eccesso 
d'argilla, perde una parte degli inconve- 
nienti che risultano da tale costituzione 
se riposa sur un sottosuolo sabbioso. Un 
suolo leggiero avra un valore maggioro 
se giaccia sur un fondo piu compatto, 
eapace di conservare l'umidita, argilloso. 

198. La fognatura e il mezzo col quale 
si rimedia ai difetti del sottosuolo. 

199. Fra gli ingrassi sono primi i con- 
cimi di stalla, che si compongono del letto 
e delle deiezioni degli animali, tanto piu 
attivi quanto maggiore la quantita d'azoto 
che coutengono, e che dipeude dalla mag- 
gior quantita degli escremeuti animali. 

200. 11 letame che si ritira dalle stallo, 
deve tenersi raccolto in mncchio, al co- 
perto, perche altrimenti la pioggia lo la- 
verebbe sottracndogli ogni valore. L'area 
del letamaio deve essere leggiermente con- 
cava: nel mezzo deve avore uoo smalti- 
toio, o piccolo pozzo in muratura, coper to 



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AGMCOLTUfcA. 



15 



da una graticola di legno forte, per racco- 
gliere gli scoli. II letamaio va frequente- 
mente bagnato con acqua, e meglio con 
una soluzione di vitriolo verde (solfato di 
ferro) che serve a trattenere l'ammoniaca, 
la qnale altrimenti, nella fermentazione, 
andrebbe perduta. 

201. L'ingrasso Jiquido che si adopera 
specialmente in Germania ed in Svizzera 
e formato dalla total ita delle deiezioni 
animali che si raccolgono in una cisterna. 
Le urine vi scolano naturalmentc per un 
canale: gli escrementi vi si conducono 
con la scopa. La cisterna si colma d' ac- 
qua nella quale si scioglie del solfato di 
ferro. Se ne vantano assai i buoni effetti. 

202. Fra gli ingrassi azotati hanno 
grande importanza i gnani, ingrassi po- 
tenti, d' origine animale Ne fu scoperto 
prima un grande deposito naturale nelle 
isole Chinca, sulle coste del Peru. Ora se 
ne fabbricano artificialmente. 

203. Ingrassi mineralizzatori sono le 
ceneri, il gesso, i fosfati, non meno ne- 
cessari, specialmente in certi casi, degli 
ingrassi azotati. 

204. Precetto importantissimo d'agri- 
coltara e quello che insegna di non col- 
tivare volta su volta la stessa pianta sullo 
stesso terreno, che, per resaurimcnto delle 
forze, presto cesserebbe di produrre, esi- 
gendo poi un fortissimo ingrasso. Con- 
viene quindi far succedere una cultura ad 
un' altra che abbia different! esigenze e 
cid si chiama appunto la rotazione. 

205. La principale macchina agricola 
e l'aratro, che si compone essenzialmente 
del coltro destinato a tagliar la terra in 
pareti verticali con un lavoro continuato; 
del vomere, che la taglia in senso oriz- 
zontale; e dell' orecchia, che riversa sul 
suolo le zolle staccate. 

206. Altre macchine sono il semina- 
tore, la macchina mietitrice che ha so- 
stituita la falce, la macchina per battere 
e la trebbiatrice che hanno sostituito il 
coreggiato, il ventilatore che ha sostituito 
il vagiio. 

207. AH' uomo e alle bestie da lavoro 
nelPagricoltura va sostituendosi la loco- 
mobile; e, non v'ha dubbio, le applicazioni 
del vapore all' agricoltara, in un tempo 
non lontano, otterranno sensibilissime eco- 
nomie di tempo, di lavoro, di costo. 

208. Diconsi frumenti le specie del ge- 
nere Triticum, che giunte a maturita si 
Bpogliano del loro guscio. II nome di spelta 



e riservato alle specie che non abbando- 
nano il loro involucro. II frumento e fra 
i cereali quello che contiene maggior quan- 
tity di sostanze nutritive, e che fornisce, 
fra i grani, il cibo piu saporito. 

209. II frumento si seraina in autunno 
o in primavera a seconda delle varieta. 
La coltivazione a righe, cioe per strisce 
parallele, contigue, e da preferirsi ad ogni 
altra. Riguardo alia rendita, la media de- 
siderabile e di 25 a 40 ettolitri per ogni 
ettaro di terreno coltivato. Un ettolitro di 
boon frumento deve pesare circa 80 chg. 

210. La segale e paesana. Cresce in 
terreno povero, resiste alle erbe cattive 
e le domina. Matura presto, e il suo pro- 
dotto e meno variabile di quello d' ogni 
altro cereale. Ve ne hanno due varieta : 
1' invernenga che si semina in settembre, 
e matura prima del frumento; quella di 
San Pietro che si semina in giugno. La sua 
rendita e di 25 a 30 ettolitri per ettaro. 

211. L'orzo e il cereale che resiste piu 
d' ogni altro al freddo. ife di una grande 
utilita nei paesi nordici dove si adopera 
specialmente nella fabbricazione della 
birra. Da noi si coltiva poco o punto. 

212. L'avena prospera in qualsivoglia 
terreno ; 8 fid a la siccita, resiste alle erbe 
cattive. Nelle Fiandre da una rendita di 
48 ettolitri per ettaro. 

213. II formentone si semina in aprile, 
sul terreno asciutto, polveroso. Alia prima 
pioggia germoglia. Si semina anche ap- 
pena fatta la messe del frumento, ed e 
allora il cosi detto formentonino. I con- 
tadini sogliono spogliare le piante della 
cima e delle foglie credendo di solleci- 
tare la maturazione. fc un errore gros- 
solano che riesce a danno della qualita 
del prodotto. 

214. II riso si semina in primavera in 
terreno pautanoso, che dopo si ricopre 
d' acqua, non stagnante, d' ove poi con- 
viene strappare le erbe infestatrici. II 
raccolto si fa in agosto. Seguono le ope- 
razioni della bittitura, per staccare il 
grano dalla spiga, e della pilatura, per 
spogliarlo dell' involucro. La battitura, che 
una volta si praticava coi cavalli che per 
lunghe ore si facevano trottare sui co- 
voni, si fa ora colle trebbiatrici. L'uso 
del riso come alimento va rapidamente 
diminuendo. Un ettolitro di buon riso pesa 
circa 76 chg. 

215. 11 miglio e il panico rappresen- 
tano un accessorio, perchd sogliono semi- 



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16 



AGRICOLTURA. 



narsi nei campi nei quali furono gia 
tagliati la segale od il frumento. Maturauo 
fra i TO e gli 80 giorni. 

216. II saraceno, o frumento nero, o 
fraina (lombardo), prospera nei climi umi- 
di, in temperatura moderata. Si coltiva 
dopo i calori estivi, e se ne protrae la 
messe alia fine d'autunno. fe un cereale 
esigentissimo di alimento. 

217. I cereali soffrono speciali malat- 
tie, le quali, nella inaggior parte dei casi, 
derivano da crittogame parassitiche. Altre 
derivano dal gelo, dalla brina, dalla neb- 
bia. Una frequente e pericolosa malattia 
della segale e il segaligno, o la presenza 
della segale cornuta: una escrescenza cor- 
nuta che prende nella spica il posto che 
doveva occupare il grano, e per la quale 
non c' 6 che un rimedio : la falce. Se con 
segale cornuta, inavvertitainente macinata 
con la buona, si fabbricasse del pane, po- 
trebbero derivarne gravissime conseguenze. 

218. Fra le radici, talune occupauo al 
tempo nostro un posto distiuto nella col- 
tivazione del suolo pei loro usi alimentari 
e industriali. Tali sono la patata, la bar- 
babietola, la rapa, la carota, il flnocchio. 

219. Le patate si riproducono col seme, 
col germoglio e col tubercolo. Quest 1 ultimo 
modo e il piu economico e qaello d'uso piu 
comune. Si taglia la patata in pezzetti, ed 
ogni pezzetto dara vita a una pianta. II 
terreno deve essere leggiero, smosso, so- 
stanzioso. In clima umido e in suolo fresco, 
non reclama cultura profonda. Si semina 
in priraavera. La raccolta media e di 18 
a 25 mila chg. per ettaro. Per quanto 
grande, la potenza nutritiva della patata 
e appena uu sesto di quella della farina 
di frumento. La patata sorve anche per 
la distillazionc dello spirito. 

220. La barbabietola si semina in gen- 
naio; il seminato si ricopre con uno strato 
che lo difenda dal gelo; a meta aprile 
se ue lavora il terreno. Un ettaro di ter- 
reno pud dame sino a 100 mila chg. Oltre 
che per alimento e per foraggio, la bar- 
babietola serve, soprattutto, per estrarne 
lo zucchero. 

221. La rapa alligna in ogni terreno, 
ma predilige la terra grassa e lavorata. 
La coltivazione ne e facilissima. Le foglie 
servono di cibo alle bestie, il bulbo fa 
parte della cucina domestica. 

222. La carota esige terreno morbido, 
sostanzioso, e qualche cura. E un alimento 
sano e piacevole per l'uomo e per gli 



animali. Con la fermentazione da un li- 
quore spiritoso. II suo decotto e il sugo 
che se ne ottiene con la pressione ser- 
vono in medicina. 

223. II flnocchio dolce, o flnocchio 
d' Italia o di Firenze, si semina in feb- 
braio o in marzo, in terreno fertile, fresco 
e leggiero, e si trapianta poi. Si zappa 
spesso e si rincalza. Si coltiva per gli 
usi domestici e per la medicina. 

224. II lino, l'olivo, il sesamo, il raviz- 
zone, l'alisso sono piante che producono 
dei grani o chicchi, dai quali, mediante 
speciali processi, si estraggono degli oli, 
eccellenti per vari usi. La loro coltiva- 
zione e ristretta a zone speciali. 

225. Fra le piante tessili merita il 
primo posto la canapa. Essa esige un ter- 
reno fresco, leggiero, e soffre i venti forti. 
Yegeta rapidamente. Isolata, pud raggiun- 
gere un'altezza di sette metri. II terreno 
deve ricevere due culture: in autunno, in 
primavera. In aprile si semina nelle pro- 
porzioni da 150 a 200 litri per ettaro. 11 
raccolto si fa una o due volte, secondo 
che vuolsi solo la filaccia della corteccia, 
o anche il grano maturo per la futura 
seminagione. 

226. I gambi della canapa, raccolti in 
fasci, si depongono sott'acqua a mace- 
rare. Se Pacqua e corrento, il prodotto 
sara molto migliore. La fermentazione se- 
para i filamenti della scorza agglutinati 
da una speciale sostanza gommo-resinosa. 

227. II miglior lino e quello che ci viene 
per seme da Riga. Esige un terreno ricco 
di fosfati e di silicati alcalini, ed 6 bene 
seminarlo insiemo a sale marino. La terra 
deve essere lavorata profondamente. Si 
semina d'autunno o di primavera. I grani 
maturano quindici giorni dopo la floritura. 
Un ettaro di terreno pud dare 300 chg. di 
grano, linosa, ed egual peso di filaccia. 

228. II tabacco riesce su ogni sorta 
» di terreni. Esige perd degli ingrassi for- 

temente azotati. Va sempre ripiantato. 
Quando comincia a fiorire, se ne tagliano 
le cime, come pure tutti i rainoscelli che 
si vanno sviluppando da gemme ausiliari, 
lasciando solo tre o quattro foglie alia 
pianta. Quando ingialliscono e si piegano 
a terra, si raccolgono. La rendita media 
e di 1200 chg. per ettaro. 

229. Per quel che riguarda la coltl- 
vazione della vite, vedasi Cantina. 



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ALIMENTI. 



17 



AUmentl. 

230. II corpo umano fu paragonato 
per molte analogie alia macchina a va- 
pore. Gli alimenti sono pel corpo umano 
quello che e il combustibile per la mac- 
china a vapore: una sorgente di calore 
e di forza meccanica. II corpo umano come 
anche la macchina hanno bisogno di com- 
bustibile perche la loro attivita non venga 
meno: e maggiore sara la loro attivita, 
maggiore dovra essere la quantita di com- 
bustibile che si dovra loro fornire. 

231. II paragone regge anche per altri 
riguardi. La macchina a vapore si logora : 
ha bisogno di riparazioni, per le quali 
sono necessari del ferro, del rame, del 
legno. Cosl il corpo umano ha bisogno di 
alimenti riparatori e rinnovatori. 

232. Ond'e, che gli alimenti neces- 
sari all' uomo possono distribuirsi in pla- 
stici e respiratorii : a quelli 1' ufficio di 
rinnovare o di riattivare i nostri organi 
logori e indeboliti ; a questi 1* ufficio di 
mantenere il calore, sorgente di moto e 
di vita. 

233. Naturalmente la quantita di que- 
sti alimenti deve essere proporzionata ai 
bisogni della macchina umana. Una mag- 
giore quantita di combustibile potrebbo 
far scoppiare la macchina; una quantita 
inferiore ne diminuirebbe la temperatura, 
e farebbe cessarne il movimento. 

234. E noto quanta importanza abbia 
nella salute la temperatura del corpo. II 
termometro e il piu sicuro misuratore della 
salute. Quando la temperatura del corpo 
umano e inferiore ai 37° centigradi, il 
corpo e debole, in deperimento ; quando 
e superiore, il corpo e malato, infiammato, 
in preda alia febbre. 

235. Perche nei corpi umani si man- 
tenga questa costaute temperatura, che 
e una delle condizioni principali della sa- 
lute, T uomo deve proporziouare e adat- 
tare, per la qualita, gli alimenti alia tempe- 
ratura deU'ambiente nel quale vive. Vale 
a dire, che nei climi caldi dovra diminuire 
la quantita degli alimenti respiratorii, e 
viceversa. 

236. E la ragione per la quale i po- 
poli nordici hanno la loro alimentazione 
fatta a base d'oli e di grassi, alimenti 
eminentemente calorifici; mentre i popoli 
dei paesi caldi si nutrono di riso, di le- 
gumi e di frutta. 

237. Per la stessa ragione gli alimenti 

Libro per tutti. 



devono essere diver si nelle diverse sta- 
gioni. NelF inverno il nutrimento deve es- 
sere piu abbondante e piu forte che nel- 
T estate. 

238. Si capisce dai pochi cenni pre- 
cedenti come questa degli alimenti debba 
essere una scienza complicata e difficile; 
e come per una buona alimentazione sia 
necessario di por mente ai bisogni reali 
del corpo, avuto riguardo air eta, al sesso, 
alia costituzione, all' attivita, al clima; e 
a fare una scelta conveniente e razionale 
di alimenti. 

239. II valore nntritivo degli alimenti 
e proporzionato alia quantita d'azoto e di 
carbonio che contengono. Gli alimenti azo- 
tati, il materiale di costruzione e di ri- 
parazione della macchina umana, servono 
alia formazione dei tessuti organici; gli 
alimenti carboniosi ne sono il combusti- 
bile. La carne, l'ovo, il formaggio (fibrina, 
albumina, caseina) sono fra i primi; Folio, 
il burro, il lardo, il pane, fra i secondi. 
Su cento parti d' alimenti, tredici devono 
essere incirca di materie azotate, ottan- 
tasette di materie carboniose. 

240. La scelta di alimenti diversi, dei 
quali l'uno contiene in eccesso il princi- 
pio che manca nelPaltro, si compie quasi 
naturalmente. La carne di vitello, di polio, 
di pesce, si condisce col lardo, col burro, 
coll' olio; il riso si cuoce nel latte o nel 
brodo grasso, o si condisce col burro, o si 
unisce alle ova; i maccheroui si mangiano 
col formaggio; i piselli col lardo; gli spinaci 
con la carne di manzo; il pane col burro. 

241. Un uomo in media ha bisogno quo- 
tidianamente di 300 grammi di carbonio 
e di 20 d'azoto: le proporzioni che si ri- 
scontrano, ad esempio, in 750 grammi di 
pane e 500 di carne di manzo. 

242. La preferenza accordata irrazio- 
nalmente ai principii azotati o ai carbo- 
niosi pud essere causa di malattie. Sempre 
ha influenza, e grave, suH'organismo. Chi 
mangia troppo riso, patate e alimenti fa- 
rinacei, e beve molta birra, ingrassa, ma 
a detrimento della sua energia fisica; in 
colui che abusa d' alimenti azotati, V or- 
ganismo e sovreccitato, e si sviluppa un 
eccesso di forze che si rivela nel tempe- 
raniento irritabile. 

243. 1 bambini hanno bisogno frequente 
di cibo: deve esser quindi leggiero. Latte, 
zuppe, frutta. Le carni, i dolciumi, il vino, 
si devono lor concodere piu tardi che sia 
possibil' 



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18 



ALIMENTI. 



244. La donna si avvicina pei suoi 
bisogni al bambino, per lo scarso consumo 
di forze muscolari. Non mangia molto, ma 
sente con piu frequenza bisogno di cibo. 

245. L'uomo, il lavoratore soprattutto, 
ha bisognc d' un alimento solido, consi- 
stente, ha bisogno di carni e di vino; il 
pensatore ha bisogno di un cibo leggiero, 
poco eccitante, facilmente digeribile. 

246- II temperamento sanguigno ha 
bisogno di un regime dietetico regolato, 
con prevalenza di cibi vegetali; il linfa- 
tico, di cibi tonici; il nervoso, di pasti 
parch i e frequenti. 

247. Checche si dica, la scienza del- 
1' alimentazione e la piu importante di 
tutte. Persino il genio le e sottoposto, e, 
come la forza fisica, e vinto quando il 
pane e la carne gli vengono meno. 

248. Gli alimenti si dividono natural- 
mente in animali e vegetali. 

249. Fra i principii piu importanti de- 
gli alimenti animali sono : F albumina, 
quasi pura nel bianco dell'uovo, sostanza 
auimale appena organizzata, poco nutrien- 
te; la gelatina, che forma la base delle 
gelatine di carne e costituisce in parte 
il brodo, *il quale e piu nutriente della 
gelatina; il grasso, piu nutriente ancora, 
necessario alia produzione del calore ani- 
male, uno degli agenti della digestione; la 
fibrina, o sostanza dei muscoli, della carne. 

250. II valore nutriente della carne 
dipende dalla specie animale da cui pro- 
viene, e dall' eta dell' individuo. Le carni 
bianche di pollame, di pesce, di vitello, 
sono di digestione piu facile, ma meno nu- 
trienti delle carni rosse di selvaggina, di 
manzo, di bue. 

251. Fra i principii degli alimenti ve- 
getali sono la fecola e il glutine, nutrieu- 
tissimi; le materie grasse vegetali che si 
comprendono sotto il nome di oli ; la le- 
gumina, che e 1' osmazoma vegetale, la 
sostanza che da il sapore speciale ai ve- 
getali. come T osmazoma alle carni. 

252. I gram', e in generale i frutti, 
sono la parte piu nutriente delle piante; 
meno nutrienti sono le radici ; poco o 
pnnto le foglie e i fiori. Inoltre il valore 
nutritivo d' un vegetale e proporzionato 
al suo grado di sviluppo. I vegetali gio- 
vani, lo primizie, sono molto meno nu- 
trienti dei vegetali che hanno raggiunta 
la maturita perfetta. 

253. Cottura della carne, — I carnivori, 
gli orgaui digestivi dei quali hanno una 



potenza grandissima, si cibano della carne 
tale e quale e staccata dagli animali. L'uo- 
mo, che non ha ugual grado di potenza 
digestiva, ha bisogno di sottoporre gli ali- 
menti d' origine animale a preparazioni 
particolari le quali hanno lo scopo, oltre 
che di renderli piu facilmente assimila- 
bili, di farli piu graditi agli occhi, all'odo- 
rato, al palato. L* arte culinaria si occupa 
di queste preparazioni. 

254. Di tali preparazioni la principale 
e la cottura, la quale si fa o per l'azione 
diretta del fuoco o per 1' azione dell' ao 
qua bollente o degli oli e dei grassi fusi. 

255. La carne puo essere bollita, cotta 
al forno, arrostita, fritta o cotta sulla 
gratella. 

256. II modo piti semplice ed econo- 
mico di cuocere la carne e quello di farla 
lessata, cotta cioe nell' acqua bollente. 
Tuttavia non tutte le carni si prestano 
ugual mente a questo genere di cottura. 
Quella degli animali giovani, peresempio, 
perde con la bollitura presso che ogni sa- 
pore e tutti i suoi principii grassi. 

257. Con la bollitura della carne di 
manzo si hanno o si possono avere due 
scopi: quello d'aver un buon lesso, o quello 
d' avere un buon brodo. Un ottimo brodo 
si ha mettendo il manzo nelFacqua fredda; 
un ottimo lesso si ha gettando la carne 
nell' acqua bollente. 

258. A fare un buon brodo ci vuole 
buona carne e molta carne. Le ossa, i 
tendini danno un prodotto molto inferiore. 
Occorrono 500 grammi d' ossa per avere 
un brodo che equivalga a quello che s'ot- 
tiene con 100 grammi di carne. 

259. Un brodo squisito si ottiene ta- 
gliuzzando la carne in piccoli pezzetti e 
facendola cuocere a fuoco lento. 

260. Gli Inglesi preparano un brodo 
eccellente per gli ammalati e pei conva- 
lescent^ ponendo a cuocere a bagnoma- 
ria la carne di manzo tagliuzzata e salata, 
ma senz' acqua, in una bottiglia chiusa, 
per cinque a sei ore. 

261. Ecco ora una buona ricetta per 
fare la gelatina di vero brodo. Si metta 
in pentola mezzo chilo di muscolo, una 
zampa di vitello, zampette di polio e una 
carcassa con due litri e mezzo d' acqua e 
un mazzetto d'odori (gli stessi ingredienti 
in cui si fa bollire il cappone in galan- 
tina, vedi n. 329), e fatto bollire il tutto 
per due ore, si passi il brodo per una pas- 
satoia. Si lasci freddare in un recipiente, 



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ALIMENTI. 



19 



e quando il grasso si sia rassegato, si tol- 
ga, e si travasi il brodo in una casseruola. 
Fattolo liquefare, vi si aggiunga tre chiare 
u' uovo montate compresi i gnsci, il sugo 
di mezzo limone e la buccia di questo. Ri- 
mestate ben bene finche non si levi il bol- 
lore ; quando alza, si aggiungano novanta 
gramrai d' acqua fresca e tosto si ritiri la 
casseruola dal fuoco mettendola in un canto 
del fornello con fuoco sopra il coperchio, 
e si lasci bollire blandamente per dieci 
minuti. Quando bollira in chiaro, si passi 
attraverso un pannolino pulitissimo ba- 
gnato d'acqua fresca, raccogliendo il brodo 
in un recipiente, dove lo si lascera finche, 
condensandosi, non sia divenuto gelatina. 
Questa gelatina pud servire di con to mo 
al cappone in galantina, e se la si desi- 
derasse di un colore un poco piu scuro, 
non si dovrebbe che aggiungere al brodo 
un poco di zucchero bruciato. 

262. La came bollita perde soltanto 
il 20 a 25 per cento del proprio peso; 
arrostita il 30 a 35. 

263. Quando si cuoce la came arrosto, 
il fuoco deve esser vivo, soprattutto in 
priucipio, perche si possa formare la cro- 
sta sottile, dorata, che impedisce al succo 
d' uscirne, e le conserva tutto 1' aroma. La 
came cotta al forno, lentamente, perde 
in gran parte il suo succo e si dissecca. 

264. La cottura sulla grate! la pre- 
seuta l'inconveniente della cottura arro- 
sto: quello cioe che la carne sia troppo 
cotta esternamente, troppo poco interna- 
mente. A questo si ri media rivestendo la 
came di fette di lardo che moderano la 
temperatura e impediscono la formazione 
dei composti acri del grasso. 

265. La frittura consiste nel far bollire 
gli alimenti nell'olio o in un giasso qua- 
lunque. Questo genere di cottura ha il 
doppio merito d' impedire al succo della 
carne di uscirne e al grasso di penetrarvi, 
il liquido grasso bollente coprendo rapi- 
damente d' una crosta dorata la came. 
Ond'e, che la carne si deve friggere sol- 
tanto quando il grasso e ben bollente. 

266. 1 condimenti, come il sale, il pepe, 
le spezierie, la mostarda, sono degli sti- 
molanti per gli organi digestivi. Provo- 
cano la salivazione,la formazione dei succhi 
^astrici e le secrezioni intestinali agevo- 
lando la digestione, nello stesso tempo 
che eccitano l'appetito aumentando il sa- 
lore agli alimenti. 

267. II condimento piu importante e 



senza dubbio il sale. II sale e necessario 
al lavorio della digestione. Non solo sti- 
mola la fame e la sete, ma favorisce la 
soluzione e 1' assorbimento delle materie 
alimentari, fomendo alio stomaco l'acido 
del quale ha bisogno per digerire. 

268. Un altro condimento utilissimo e 
1'aceto che ha presso che le stesse pro- 
priety. Tuttavia, l'abuso deir aceto ha in- 
convenienti piu gravi di quelli causati 
dall'abuso del sale. 

269. II pepe, le spezierie, 1' aglio, la 
cipolla, la senapa, usati moderatamente 
e in convenient proporzioni, eccitano pure 
l'appetito e favoriscono la digestione; ma 
T abuso che se ne fa troppo spesso, di- 
minuisce, quando pure non esaurisce. le 
facolta digestive, ed e causa di moltissime 
malattie dello stomaco. 

270. Per essere tenera, la carne non 
deve essere cotta appena ucciso T animale, 
ma dopo un periodo di giorni o di ore che 
varia a seconda degli animali, della sta- 
gione, del clima. 

271. La scelta nella compra della carne 
e di grandeimportanza, perche, non ostante 
le ispezioni comandate dalla igiene pub- 
blica ai municipi, bene spesso si vende 
della carne malsana, proveniente da ani- 
mali malati, o in via di decomposizione. 

272. Una buona carne deve essere d'un 
bel color rosso, non pallido, non scuro, che 
altrimenti questo provieue da un animale 
malato o morto d'accidente; deve avere 
un' apparenza marmorizzata per le rami- 
ficazioni dei filetti grassi sparsi nei rau- 
scoli ; deve essere elastica, soda ; deve 
bagnare appena le dita che la toccano; 
deve aver poco o punto odore; non deve 
contrarsi che pochissimo cuocendo; non 
deve diventar umida quando si conserva 
un giorno o due. 

273. La carne di manzo o di bue e fra 
le piu nutrienti, presso che in ogni parte 
del corpo. La miglior parte del bue e tut- 
tavia la posteriore che comprende il filetto, 
II miglior modo di cuocerla e quello al- 
l'inglese, vale a dire arrostita senz' esser 
troppo cotta, e con una salsa leggermente 
stimolante. 

274. Pel bue alia moda, si sceglie una 
bella fetta di culatta che si laidella ab- 
bondantemente dopo averla battuta, e si 
cuoce lentamente a stufato per cinque o 
sei ore. A renderla piu saporita, si tiene 
prima per alcune ore in un bagno di vino. 

275. II condimento dello stufato si corn- 



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ALIMENTI. 



pone di sale, pepe, noce moscata, due ca- 
rote e due sedani a fette, una foglia d" al- 
loro, due cucchiai d'acquavite, un bicchiere 
d'aceto e altrettanto d' acqua. 

276. Minestre.— La base del pasto e la 
minestra: vale a dire una vivandaperlo 
piu brodosa, sia di riso, sia di pasta, sia 
di pane. La came di bue fresca e qnella 
che da il miglior brodo per la minestra. 
Cinquecento grammi di came per ogni li- 
tro d' acqua, avvertendo per6 che quando 
la came e quasi cotta conviene aggiun- 
gere acqua in sostituzione di quella che 
e evaporata nell'ebollizione. 

277. Si deve o no lavare la carne prima 
di porla nella pentola? E, se si deve, come? 
Le opinioni in proposito son diverse. Chi 
la lava, e chi si contenta d'asciugarla e di 
pulirla con una salvietta, e chi usa acqua 
fredda e chi acqua calda. Certo e che 
T acqua, soprattutto se calda, toglie alia 
carne una parte delle sue qualita nutrienti. 

278. Schiumato il brodo, molti usano 
di mettere a bollire, con la carne, della 
verdura: una carota divisa in due, un 
porro, una pastinaca, una rapa, un po' di 
sedano, una cipolla, un po'di prezzemolo. 
E il brodo riesce alquanto piu saporito. 

279. Una minestra buona, sana, nutri- 
tiva e la minestra d'orzo brillato. S'al- 
lunga un mezzo litro di buon brodo con 
altrettanta acqua convenientemente sa- 
lata e si espone a un fuoco moderato in 
un paiuolo di terra, con un polio e 200 
grammi d'orzo brillato. Quando l'orzo e 
cotto, e cotto anche il polio che si pud 
servire con una salsa a caldo, o con ver- 
dura a freddo. 

280. Fra le cosl dette minestre di pri- 
mavera sono ottime le seguenti: 

a) Un litro e mezzo di piselli e due 
carote tagliate a pezzetti. Si fauno bol- 
lire nel brodo per mezz' ora, e si versano 
su fette di pane abbrustolito ; 

b) Si faccia cuocere in buon brodo un 
litro di cipollette purgate; mezzo litro di 
piselli, cotti separatamente nel burro con 
un po'di cipolletta arrostita e brodo, si 
versino nella zuppiera sn fette di pane 
abbrustolito, e poi s'aggiunga il brodo con 
le cipollette; 

c) Cuocete in una casseruola con burro 
e buon prosciutto magro, tagliato a pez- 
zetti, due carote, uua cipolletta, una rapa, 
alcuni porri, un sedano, per un'ora, dopo 
che hanno preso il colore d'arrosto. Pie- 
parate separatamente la minestra di riso 



al brodo puro, e appena cotta versatevi 
sopra il sugo ottenuto nella casseruola. 

281. & da raccomandare la lavatura ac- 
curata del riso. ft bene per le minestre di 
riso far cuocere dapprima il riso in brodo 
allungato, versandovi poi, a cottura quasi 
compiuta, il brodo puro. 

282. La zuppa alia modenese. Si cuo- 
ciano in una casseruola con burro e sale 
mezzo chilogrammo di spinaci lessati prima 
e triti. Si aggiungano formaggio grattu- 
giato, noce moscata, due uova battute. Si 
versi il tutto ben mescolato nel brodo, 
si lasci un momento sul fuoco, e si versi 
poi sulle fette di pane abbrustolito. 

283. Maccheroni alia napoletana.Si fac- 
ciano cuocere in una casseruola, con un 
po'di brodo, del filetto di bue, dei favi di 
polio e del prosciutto, tagliati a pezzetti. 
Si cuociano i maccheroni nelP acqua salata 
o nel brodo, poi si dispongano, dopo averli 
accuratamente sgocciolati, in un'altra cas- 
seruola, a strati, col sugo della prima 
casseruola e buon formaggio parmigiano 
grattugiato, e si lascino cuocere per mez- 
z' ora. 

284. Risotto alia milanese. Fate frig- 
gere 50 grammi di burro e altrettanto di 
midolla di bue con una cipolletta a pezzi; 
e quando questa avra preso il color del- 
l'arrosto, si levi e si metta il riso, la- 
sciandolo tostare un momento, e poi me- 
scolando. Aggiungete un bicchiere di vino 
bianco, lasciate bollire finche sia quasi 
tutto consumato, poi aggiungete un piz- 
zico di zofferano, e a poco a poco del 
buon brodo caldo. Quando e cotto, aggiun- 
gete del buon formaggio grattugiato, ri- 
mestate bene, poi coprite la casseruola 
e lasciate riposare per due o tre minuti 
al caldo. 

285. Zuppa di tortelli. Grattugiate un 
soldo di pane raflfermo, impastatelo in una 
scodella con tre rossi d'uovo, un po'di 
burro e un pizzico di cannella pesta. Se- 
paratamente sbattete tre bianchi d' uovo, 
uniteli alia pasta anzidetta, e lasciate ri- 
posare circa due ore. Quando il brodo bolle, 
salate e rimestate la pasta, e deponetela a 
pallottoline nel brodo. La zuppa e presto 
cotta. 

286. Gnocchi di riso. Fate cuocere in 
buon brodo circa 400 grammi di riso, 
sgocciolate, unite quattro uova, e pane 
grattugiato quanto occorre per fare una 
pasta consistente. Biraettete il brodo sul 
fuoco, e quando bolle deponetevi a cue- 



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ALIMENT!. 



21 



chiaiate la pasta. Dopo pochi minuti di 
bollitura si levano gli gnocchi e si con- 
discono con burro e formaggio come i 
maccheroni. 

287. Vitello. — Per esser buono a man- 
giare, il vitello deve aver almeno due 
mesi di vita. La sua came deve essere 
bianco-verdastra. Deve essere ben cotta 
come quella di tutti gli animali giovani. 

288. La culatta e la coscia del vitello 
ne sono le parti migliori. 

289. Un ottimo arrosto e il seguente: 
Rosolate un pezzo di coscia al burro in 
una casseruola. Aggiungete un bicchier 
d'acqua o, meglio, di brodo, tre cipolle, 
alcuni garofani, delle carote, e un maz- 
zetto di odori. Coprite la casseruola, met- 
tete del fuoco sopra e sotto, e lasciate 
cuocere adagio per due ore. Sgrassate e 
servite caldo. 

290. Per odori s* intendono tutte quel- 
l'erbe aromaticbe occorrenti pel boon gu- 
sto delle vivande; e cioe: il basilico, il 
prezzemolo,il sedano, la cipolletta e l'aglio 
fresco o il porro, secondo la stagione. 

291. Fricandeau. — Lardellate una noce 
di vitello, e ponetela in una casseruola, 
sopra uno strato di carote e di cipolle 
tagliuzzate, con burro e brodo. Fatela cuo- 
cere lentaraente per due a tre ore con 
fuoco sopra e sotto, arrosolandola a quando 
a quando col sugo. Non la togliete dal 
fuoco che quando sara molto tenera, e 
servitela col sugo sgrassato. 

292. Sono ottime le costolette di vi- 
tello incartate. Si bagnino nel burro fuso 
e si cuoprano di erbe fine dopo averle con- 
venientemento salate o pcpate. Poi si 
avvolgano in carta bagnata nel burro fuso, 
e si cuociano a fuoco lento sulla gratella 
o nel la casseruola. 

293. Montone. — La came del montone 
adulto e la piu nutriente dopo quella del 
bue. Deve essere soda, rossa, col grasso 
bianco e duro. 

294. II gigot di montone e nna delle 
vivande piu nutritive e piu sncculenti che 
si conoscano, soprattutto quando non e 
troppo cotto, ne troppo fresco. D'inverno 
sei a sette giorni dopo la morte ; d'estate 
due a tre. Un quarto d'ora di spiedo basta 
a cuocerlo. Si serve caldo nel suo sugo. 
Un po'd'aglio lo fa anche migliore. 

295. Del montone e buona anche la 
spalla cotta alio spiedo, e sono buone le 
costolette sulla gratella, panate, con o 
Bcnza salsa, cotte sulle brage, incartate. 



296. La came di montone, come quella 
di capretto, ha bisogno d'essere marinata 
per essere migliore, soprattutto quando se 
ne vuol fare un gigot. A questo scopo si 
batte e si pone in un vaso, coperto a meta 
d'olio e d'aceto in proporzioni nguali. Un 
po' d'aglio, qualche garofano, delle carote, 
delle cipolle, delle rape, del timo, del- 
l'alloro, del sale e del pepe, completano 
la marinatura che deve durare quaran- 
tott'ore. Bisogna aver cura di rivoltarla 
spesso. 

297. La marinata, ridotta a fuoco lento 
e passata in un colatoio, da una salsa ec- 
cellente pel gigot. Se riesce troppo spessa, 
vi si pud aggiungere del brodo. 

298. Agnello e capretto. — La carne del- 
P agnello come quella del capretto non 
contiene osmazoma, e la sua vischiosita 
la rende di difficile digestione, soprattutto 
per gli stomachi delicati. Sia che si cuo- 
ciano arrosto o al fomo, P agnello e il 
capretto devono essere serviti per quarti. 
II quarto posteriore e il migliore. Le co- 
stolette sono eccellenti, come il rognone, 
alio spiedo. 

299. La carne del capretto appartiene 
alia categoria delle carni nere, toniche o 
stimolanti.il suo sapore un po'salvatico 
si migliora con la marinatura. Due bic- 
chieri d'aceto, un bicchier d'acqua, una 
cipolla tagliuzzata, sale, pepe. garofani, 
ginepro, alloro, timo e aglio, fanno un' ot- 
tima marinatura. La carne vi si deve te- 
nere per quarantott'ore. 

300. II filetto lardellato e marinato si 
cuoce in una casseruola con due cucchiaiate 
di brodo e di vin bianco, e con un po' di 
cipolle e di carote, fuoco sopra e sotto. 
Cotto che sia, si tolgono le cipolle e lu 
carote, e si lascia raffreddare. Si serve 
freddo con salsa pepata. 

301. L' agnello non si conserva a lungo. 
La larga vena turchina del collodiventa 
verdastra a mano a mano che invecchia, 
e il grasso del rognone acquista un leg- 
gero odore. 

302. Maiale, — La carne del maiale e 
grassa e indigesta sebbene gustosissima. 
Essa resiste ai succhi gastrici anche quan- 
do e bene stagionata e macerata nella 
salamoia. Quelli che hanno uno stomaco 
debole, i sedentari, i convalescenti devono 
assolutamente astenersi dal cibarsene. 

303. ft soprattutto pericolosa la carne 
di maiale affumicata, come s'usa in Ger- 
mania e anche in Francia, perche spesso 



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2* 



ALIMENTI. 



infestata dalla trichina, che genera nel- 
l'uomo ana malattia terribile, e quasi sem- 
pre mortale. 

304. 1 prosciutti di Mayence sono tenuti 
in grande conto; ma hanno diritto alia 
preferenza quelli di York e di Bayonne, 
perche i maiali che forniscon loro le carni 
sono ingrassati con grande cura, e la loro 
alimentazione e fatta a base di ghiande 
dolci, cid che li rende gustosissimi. 

305. Piu difficile ancora a digerire e il 
porcellino da latte o porchetta, sebbene il 
suo arrosto, con la pelle croccante, sia 
squisito. Bisogna mangiarlo appena cotto. 

306. Nelle canipagne, il lardo salato si 
preferisce alia carne di manzo, perche ha 
piu sapore, cuoce piu presto, e perde meno 
del proprio volume cuocendo. 

307. 11 maiale fresco o salato contiene 
nna quantita enorme di materia carbo- 
nata; e questa la ragione per cui asso- 
ciato agli elementi ricchi di azoto, come 
le uova e certi legumi, costituisce una vi- 
yanda molto nutritiva. ' 

308. Selvaggina. — II selvaggiume fa la 
delizia dei gastronomi. ft difatti un ali- 
mento sano, saporito e facile a digerire, so- 
prattutto quando gli animali sono giovani. 

309. II salvaggiume non deve essere 
pero troppo fresco, che in tal caso le carni 
son dure e poco saporite; ma neppure 
deve essere troppo stagionato, checche ne 
dicano taluni. 

310. II grosso selvaggiume, come il 
cervo, il daino, il capriuolo, il cinghiale, 
ha carni ricchissime d'osmazoma, e quindi 
molto nutrienti; ma per questo appunto 
l'abuso pud essere nocivo agli stomachi 
deboli. 

311. La carne della lepre e fra le piu 
digeribili; quella del coniglio selvatico e 
piu tenera e piu succulenta; quella del 
coniglio domestico e buona solo quando 
1' alimentazione ne e fatta con cura. 

312. La miglior lepre e quella di mon- 
tagna. II suo sangue serve a fare una salsa 
eccellente. 

313. Uno squisito intingolo di lepre si 
ottiene nel modo seguente: Mettete in una 
casseruola con burro e lardo la lepre ta- 
gliata a pezzi, poi aggiugnete meta vino 
e meta brodo quanto occorre per bagnarla, 
pepe, sale, cipolla, aglio, garofani e un 
mazzettod'erbe aromatiche, e fate cuocere 
su fuoco vivo. A meta cottura aggiungeto 
il polmone e il fegato tagliati a pezzetti, 
e fate biion fuoco sino a che la salsa sia 



ridotta a meta del volume primitive S'ag- 
giungano allora una dozzina di cipollette 
e dei funghi. Quando la salsa e ridotta 
di tie quarti, s'aggiungano il sangue o un 
po' di burro, e si lasci bollire per un 
momento. Si serva caldo nella salsa, con 
contorno di crostini fritti, prosciutto, o 
cuori di carcioft cotti a parte. 

314. Per fare una buona fricassea di 
coniglio, mettete il coniglio tagliato a 
pezzi in una casseruola, con burro e un 
cucchiaio di farina. Dopo alcuni minuti 
aggiungete brodo e vino in quantita uguali, 
pepe, sale, cipolline, funghi ed erbe aro- 
matiche. Fate cuocere a gran fuoco, sgras- 
sate e servite caldo. 

315. Selvaggina dapenna. — II fagiano e, 
a ragione, tenuto in grande conto; ma 
perche meriti il conto che se ne fa, bi- 
sogna che sia mangiato parecchi giorni 
dopo che fu ucciso: quattro giorni almeno. 
Quando le sue carni cominciano a decom- 
porsi, si sviluppa da esse un aroma squi- 
sito, che Brillat-Savarin, un grande mae- 
stro in fatto di scienza culinaria, chiama 
sublime. 

316. Fagiano arrosto. Spennate, vuotate 
il fagiano, e toglietene la testa e il collo 
e la coda guarniti delle loro penne. Lar- 
dellatelo, avvolgetelo in un foglio di carta 
spalmato di burro, e cuocetelo alio spiedo. 
Quando e quasi cotto, levate la carta, e 
fategli prendere il colore. Si serve sur un 
piatto, dopo avergli adattate la testa e 
la coda. 

317. La pernice, rossa o grigia, purche 
giovano, e il perniciotto sono pure eccel- 
lenti, soprattutto coi cavoli. Ecco come 
si preparano: Lardellate lepernici, ri pie- 
gate e cacciato nel ventre le zarape, ta- 
gliato loro latesta.emettetelein una casse- 
ruola con burro, due cipolle e due garofani. 
Quando avranno preso colore, bagnatele 
con brodo, aggiugnete della cervellata, 
due carote, una foglia d' alloro, sale o 
pepe. I cavoli si lessano, si condiscono 
con sale e pepe, e, se le pernici sono 
giovani, si cuociono insieme. Si servono 
fredde. 

318. La beccaccia, nelPinverno, il bee- 
caccino, in primavera e in autunno, danno 
un manicaretto squisito. A questo scopo si 
cuociono arrosto, poi si tagliano e se ne 
pongono in caldo i pezzi maggiori in una 
casseruola con burro. I pezzi minori si 
triturano nel sugo dell' arrosto con alloro, 
timo, sale, pepe, cipolline e prczzemolo, 



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ALIMENTI. 



23 



e si cuociono con burro per dieci minuti 
in una casseruola. Si passa poi il tutto 
attraverso a uno staccio, si versa in una 
casseruola con un cucchiaino d'olio d'oliva, 
si scalda, e si versa sulle beccacce. Si 
serve subito. 

319. La quag] i a fresca, in settembre, 
e da molti preferita ai beccaccini; ed e 
difatti piu tenera e piu delicata. 

320. Gli uccelletti: allodole, beccafichi, 
ortolani quando non sono troppo grassi, 
tordi ingrassati con radici o bacche di 
ginepro, sono pure un alimento saporito 
e nutriente. Si cuociono alio spiedo ed 
alia gratella. Si possono anche cuocere a 
stufato nel tegame, con vino, olive ec, 
anzi in quest' ultimo modo, cosidetto a 
salmi*, sono eccellenti. 

321. Gallinacei. — I galliuacei offrODO 
ud alimento leggero e saporito che si 
con fa agli stomachi robusti come ai de- 
licati. La loro came e la meno nutriente 
di tutte, sebbene la piu digeribile, perch 6 
d' ordinario contiene troppe sostanze azo- 
tate, e troppo poco grasso. L'aggiunta del 
lardo nella cottura ne fa un alimento nu- 
trientissimo. 

322. 11 polio e fra i gallinacei il piu 
tenero e il piu succulento, quando e stato 
ingrassato convenientemente. Deve avere 
il petto tondeggiante, il dorso grasso e 
le cosce biancbe. Le galline quando sono 
giovani hanno le gambe e la cresta lisce. 
Le galline veccbie sono rugose sulla cresta 
e sulle gambe, ed hanno sul petto de' lun- 
ghi peli in luogo di piume. I polli sono 
ottimi arrosto dal giugno all'ottobre. 

323. I tacchini quando son freschi han- 
no la pelle bianca, grassa, e le zampe nere. 
Kipieni di salsicce e di marroni sono ec- 
cellenti; squisiti ripieni di tartufi. 

324. I pasticci di fegato grasso d'oca 
sono indigesti quanto delicati. 

325. Le ocbe giovani hanno il becco e 
i piedi gialli; quando son vecchie, rossi. 
Quando sono uccise di fresco hanno le 
gambe flessibili. 

326. 1 piccioni domestici sono pin grossi 
dei selvatici. I piccioni vecchi si ricono- 
scono facilmente al becco sottile, alle 
zampe coperte di scaglie bianche. 

327. Polio arrosto. Yuotate il polio, co- 
pritelo di listerelle di lardo, che potrete 
assicurare con un filo, e infilzatelo nello 
spiedo sul quale allungherete le zampe. 
Yenti minuti bastano ad arrostire un polio 
tenero. Si serve nel suo sugo, o contor- 



nato di crescione con un po' di sale e 
d'aceto. 

328. Polio in fricassea. Vuotato e ta- 
gliato a pezzi il polio, si tenga per mez- 
z'ora in una casseruola d'acqua tiepida. 
Poi si butti quest' acqua, e so ne versi 
dell' altra sino a coprirlo, aggiungendo 
sale, pepe, cipolla, garofano (un chiodo 
solo) e un mazzetto di odori. Si faccia cuo- 
cere a fuoco lento. Ridotto che sia d'un 
terzo il brodo, si levino i pezzi del polio 
e si mettano sur una salvietta; si levi 
il brodo dopo averlo schiumato, e si passi 
attraverso a uno staccio di seta. Lavata 
la casseruola, mettetevi del burro, e, quando 
sia fuso, aggiungete un cucchiaio di fa- 
rina. Mescolate bagnando col brodo di 
prima, poi mettete nella casseruola il 
polio che finirete di cuocere a fuoco len- 
tissimo. Sbattete quindi in un recipiente 
qualunque tre rossi d'uovo con della crema 
di latte e con un po' di burro fresco, e 
versate le uova nel sugo della casseruola 
dopo che avrete levato il polio. Versate 
la salsa, appena sia divenuta un po'spessa, 
sul polio, e servite dopo avervi spremuto 
sopra il sugo d'un limone. 

329. Cappone in galantina. Diamo una 
ricetta familiare per fare il cappone in 
galantina, la quale ci e parsa piu facile 
e pratica di quelle che si trovano nei ma- 
nuali di culinaria. — Per un piccolo cap- 
pone: Si disossi il cappone, si prenda 
mezzo chilo di vitella di latte magra, 
112 grammi di lardone, 224 grammi fra 
lingua salata e prosciutto cotto, venti pi- 
stacchi e un piccolo tartufo. La vitella, 
dopo levati i nervi, si pesta nel mortaio ; 
la lingua, il prosciutto e il lardone si ta- 
gliano a filetti ; i pistacchi si sbucciano ; 
il tartufo si taglia a fette. Nella came 
battuta, che sara divenuta pasta, si ag- 
giunge una piccola dose di sale e pepe, 
quindi vi si mette dentro i filetti di lar- 
done, di lingua e prosciutto, i pistacchi 
e le fette di tartufo, e s' introduce il tutto 
entro il cappone, cui non si sara lasciata 
altra apertura che quella del collo, per la 
quale si rovescera alt re si un bicchierino 
di Marsala ; dopo di che si cucira ben forte 
anche questa apertura. Si prenda allora 
mezzo chilo di muscolo, una zampa di vi- 
tella, le zampette e la carcassa del cap- 
pone, e si metta il tutto in una pentola 
assieme a due litri e mezzo d'acqua con 
un mazzetto d' odori, compresa una testa 
di rapa. Quando il contenuto della pentola 



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ALIMENTI. 



sara a mezza cottura, vi si metta il cap- 
pone bene avvolto in un pannolino e si 
faccia bollire per due ore. Dopo di che, 
tolto di pentola, si posi sopra un piatto 
ovale e si cuopra con altro piatto del la 
stessa forma, soprammettendovi un peso 
di due chili, e si lasci stare otto ore, in 
capo alle quali la galantina e fatta. 

330. Focacce di polio. Staccate le carni 
del polio, separandone i tendini e la pelle, 
e pestatele in un mortaio con un po'di 
burro, sale, pepe e qualche goccia d' ace to. 
Mescolate poi farina, burro e brodo, fate 
bollire, e unite vi tre rossi d' uovo ben 
battuti, lasciando sul fuoco sino a che 
ne avrete, insieme alia poltiglia di prima, 
una pasta consistente. Spargete sul ta- 
gliere del pane grattugiato, e rotolatevi 
sopra la pasta, in forma di salsiccia, e 
tagliatene dei pezzetti che rotolerete an- 
cora sal pane, e bagnerete poi nel rosso 
d'uovo ben battuto. Al momento di ser- 
virli, si friggano nel burro caldo, e si 
servano ben croccanti, e dopo averli la- 
sciati asciugare sur una salvietta, con 
contorno di prezzemolo fritto. 

331. Tacchino ai tartnfi. Spazzolati, la- 
vati e asciugati a dovere i tartufi, si met- 
tano in una casseruola con grasso di 
maiale fresco, vino bianco, sale, pepe e 
noce moscata, e si lascino cuocere per un 
quarto d'ora. Dopo averli lasciati ratfred- 
dare, si sbuccino, e si pestino in un mortaio 
le parti asportatene con grasso di lardo 
tagliato finissimo e con un fegato o due 
di polio. Si aggiunga sale, pepe, e un po'del 
sugo di prima, e si pesti ancora; poi si 
uniscano i tartufi interi e se ne riempia 
il tacchino, che va poi coperto di lardo e 
legato, e avvolto in carta bene imburrata. 
Nell' inverno il tacchino si tiene cosl sei 
a otto giorni, n ell' estate tre o quattro; 
poi si mette alio spiedo. Due ore di cot- 
tura sono necessarie. Quando e quasi cotto, 
si levano la carta e il lardo per fargli 
prendere il colore. 

332. Oca arrosto. Vuotate e preparate 
un' oca, e fatela cuocere per due ore alio 
spiedo, senza dimenticare di raccogliere il 
grasso che ne cola. L'oca si pud riem- 
pire col suo fegato, con carne da salsicce, 
sale, prezzemolo, cipollette, pimento ta- 
gliuzzato e qualche bel marrone arrostito. 

333. Piccioni in composta. Yuotati con- 
venienteraente i piccioni, si rimetta loro 
nel corpo il fegato, si ripieghino le zampe, 
e si mettano in una casseruola con burro 



per qualche minuto. Si leviuo poi, e si 
mettano nel burro, e vi si lascino sino a 
che abbiano preso colore, alcuni pezzetti 
di grasso di prosciutto. Poi si getti una 
cucchiaiata di farina nel burro, si mescoli 
bene, s' aggiungano i piccioni ed il grasso 
di prosciutto, brodo e vino quanto occorro 
per coprirli, sale, pepe, cipollette passate 
al burro, funghi, aglio, e un mazzetto di 
odori, e si faccia cuocere a fuoco lento. 
Si servono i piccioni nel sugo sgrassato. 

334. Uova. — Le uova rappresentano 
evidentemente un cibo animale, perche 
sono un prodotto animale, e perche con- 
tengono tutti i principii indispensabili alia 
formazione dei tessuti animal i, e cioe: fra 
le sostanze azotate, albumina, vitellina, 
fibrina, e una materia colorante gialla; 
fra le grasse, margarina, oleina, coleste- 
rina; oltre a una sostanza zuccherina, 
zolfo, fosforo, cloruro di soda e di potassa, 
fosfato di calce e di magnesia, e carbon ato 
di soda. 

335. L'uovo si compone di due parti 
ben distinte: il bianco, o albnme, e il 
giallo, o rosso, o tuorlo, o vitello .L'al- 
bume risulta di 12 a 13 parti d* albumina 
sciolta in 88 a 87 parti d'acqua, conte- 
nuta in cellule a pareti sottilissime cui 
deve la sua consistenza gelatinosa. II vi- 
tello si compone delle sostanze grasse e 
dei sali sciolti pure nell'acqua. 

336. Le uova, a parita di volume, con- 
tengono sostanze assimilabili dal corpo 
nmano in copia maggiore di qualuuque 
altro alimento. Sono quindi nutrienti in 
sommo grado, digeribili assai, soprattutto 
quando fresche e cotte al guscio. Con- 
vengono ugualmente ai giovani e ai vecchi, 
ai sani e ai malati. 

337. Le uova sode, le frittato troppo 
cotte, le uova fritte, in ogni caso insomnia 
nel quale 1' albume sia coagulato, sono dif- 
ficili a digerire. 

338. Le uova di cui si fa maggior uso 
sono quelle di gallina, d'anitra, d'oca e 
di tacchina. Quelle di fagiano, di pavone, 
di pernice costano troppo e non valgono 
le altre. 

339. 1) nutrimento delle gall i no influi- 
sce molto sulla qualita delle loro uova. 
Nutrite d'erbe e di grano, le uova sono 
piu saporite e delicate di quando il nu- 
trimento e stato di grano soltanto. Quando 
le galline si cibano di molti insetti, le 
uova hanno un cattivo sapore. 

340. Ci sono una infinite di processi 



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ALIMENTI. 



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piu o meno pratici, piCi o meno vantati 
come infallibili per riconoscere se nn uovo 
e fresco. Ci ha chi crede basti per questo 
toccarlo alle due estremita con la punta 
della lingua; e chi guardarlo contro la 
luce.Imigliori processi tuttavia souo quelli 
basati sul fatto cbe le uova, all' aria, per- 
dono per evaporazioue una certa quan- 
tity d'acqua: circa tre centigrammi al 
giorno, e quindi diminuiscono di peso. La 
prova riesce con un recipiente pieno d'ac- 
qua salata con sal marino, nelle propor- 
zioni del 15 °/ . Le uova fresche scendono 
lentamente al foudo; le meno fresche si 
mantengono vicine alia superficie o gal- 
leggiano. Le uova vecchie, messe in un 
recipiente pieno d' acqua bollente, non 
screpolano. 

341. Le uova fresche, guardate contro 
al sole, o contro a una lampada, deb- 
bono essere omogenee, vale a dire che non 
debbono offrire alcuna macchia bianca o 

runa. 

342. Uova al guscio. II miglior metodo 
per cuocere le uova al guscio e il se- 
guente: Appena 1' acqua bolle, mettetevi 
le uova, e lasciatevele due minuti. Poi 
ritirate il recipiente dal fuoco, copritelo, 
e lasciatevi le uova ancora perdue minuti. 

343. Uova al latte.Fate bollire un mezzo 
litro di latte con un po' di zucchero, poi 
quando e ancor caldo mescolatevi quattro 
uova ben battute, albume e tuorlo, aggiun- 
gendo qualche goccia d' essenza di vaini- 
glia. Passate alio staccio entro un vaso, 
e ponete il vaso dentro una casseruola 
piena d'acqua sino ai tre quarti dell'al- 
tezza del vaso. Coprite la casseruola, e 
fate bollire sino a che il latte sara rap- 
preso. Servite freddo. 

344. Uova affogate. Si ottengono rom- 
pendo le uova, abbastanza d'appresso per- 
che non si rompano i tuorli, e lasciandole 
cadere in un recipiente d'acqua bollente 
con sale e due cucchiai d'aceto. Quando 
son diventate sode, si ritirano con un ro- 
maiuolo e si pongono in acqua tepida; 
se ne levano le barboline, e si servono 
con una salsa qualunque, di pomodoro, 
verde con olio e aceto, ec. 

345. Frittata rigonfia. Horn pete sei uova, 
e separatene i tuorli dall'albume in due 
diversi vasi. Unite ai tuorli dello zuc- 
chero in polvere e un po' di scorza di li- 
mone triturata finamente, e sbattete in- 
sieme. Sbattete anche gli albumi a neve, 
tnescolatene la schiuma ai tuorli, e versate 



il tutto in una padella appena il burro 
ne e fuso. Smovetela perche il burro le si 
incorpori, ripiegatela a ciabatta e pone- 
tela in un piatto di rame staguato spal- 
mato di burro. Ponete fuoco sopra e sotto 
per farle prendere colore, spolverizzate di 
zucchero sul quale passerete una lama ro- 
vente, e servite calda e subito la frittata. 

346. Uova al formaggio. Prendete un 
certo numero d'uova, del buon formaggio 
parmigiano grattugiato, un terzo del peso 
delle uova, e del burro fresco, un sesto 
di detto peso. Rompete e battete le uova 
in una casseruola, aggiungete il burro e 
il formaggio, ponete sul fuoco, e rimesco- 
late sinche abbia presa una certa con- 
sistenza. Servite caldo. 

347. Latte. — II latte come alimento 
conviene a tutte le eta della vita ed e 
un nutrimento sano, gradevole, sostan- 
zioso. fe il solo che convenga ai fanciulli; 
per gli adulti e insufficiente e occorre 
unirlo ad altri alimenti. Pochi alimenti, 
del resto, sono altrettanto completi, e, 
pur che sia di buona qualita e si possa 
digerir bene, e ottimo per tutti i tempe- 
ramenti, se ne eccettui il linfatico. 

348. II latte calma la irritabilita ner- 
vosa prodotta da malattie o da abuso di 
piaceri; fornisce agli stomachi affaticati, 
indeboliti, un alimento dolce, leggiero, so- 
8tanzioso: produce una quantita relati- 
vamente piccola di residni escrementizi; 
fornisce nn sangue meno eccitabile di quello 
che proviene da una alimentazione a base 
di fibrina, di carne; aumenta la produ- 
zione dei succhi bianchi; ingrassa. 

349. La composizione del latte e molto 
complessa. Nel latte di vacca, che 6 quello 
del quale si fa maggior uso, riscontransi : 
acqua, materie azotate, una sostauza zuc- 
cherina speciale detta latfcosi, burro, una 
materia colorante giallastra, una sostanza 
aromatica speciale, dei sali calcari e ma- 
gnesiaci, dell'ossido di ferro e del solfo. 
II latte di vacca ha un peso specifico pa- 
ragonato a quello dell' acqua (1) di 1,030 
a 1,037. II latte pin pesante e quello di 
pecora. II latte che per la composizione 
rassomiglia piu a quello della donna, e il 
latte d'asina. 

350. Un latte di buona qualita deve 
essere d'un color bianco opaco. La sua 
crema deve salir di continuo in alto, alia 
sua superficie. Deve avere un € odore di 
latte » sensibilissimo. Deve bollire senza 
cangiar aspetto. 



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ALIMENTI. 



351. Per riconoscere se il latte e di 
buona qualita, basta farlo bollire. Durante 
l'ebollizione si forma alia superftcie una 
pellicola che si rinnova appena ne sia 
tolta. II latte cattivo non la produce, e si 
coagula. 

352. Si sono costruiti parecchi stru- 
menti per verificare la qualita del latte : 
il lattometro, il cremometro, il galatto- 
scopio. A verificare se al latte sia stata 
aggiunta dell' acqua basta P areometro di 
Beaume. 

353. II latte, in date condizioni, si se- 
para in tre sostanze ben distinte: lo 
strato di materia grassa che si forma alia 
sua superficie, e che e la crema o panna; 
il formaggio, e il siero, nei quali si separa 
ben presto il latte spannato. La panna 
layorata in un recipiente, come si dice 
piu sotto al n° 358, si tras forma in burro. 

354. La panna e indigesta per molti 
stomachi. Diventa piu digeribile quando 
le si uniscano dei tuorli d'uova battuti con 
zucchero. 

355. Battendo la panna con un fascetto 
o frusta di vimini o di fil d'ottono in un 
ambiente alquanto freddo, la panna au- 
menta di volume Aggiungendo allora dello 
zucchero in polvere finissima, e un po' di 
cafife, o cioccolata, in polvere, o qualche 
goccia d'essenza di vainiglia, si ha il lat- 
temiele o panna montata. Si dara mag- 
gior consistenza al lattemiele facendo 
sciogliere nel latte un po' di gomma ara- 
bica in polvere. 

356. II burro e composto di oleina, stea- 
rina, e d'acido butirrico, al quale deve il 
suo profumo. II burro bianco e di qualita 
inferiore ai burri gialli, purche, s'intende, 
questi non debbano il loro colore alio zaf- 
ferano. Esposto all' aria s' altera presto, 
irrancidisce. 

357. II burro ha un nso omai gene- 
rale. £ il condimento indispensabile di 
quasi tutte le vivande. Fresco, e un ali- 
mento di facile digestione, purche se ne 
faccia un uso moderate. E emollientc, 
nutriente; il sale ne facilita la digestione. 

358. Per faro del buon burro occorre 
del la buona panna. Dopo averla separata 
con un romainolo dal latte, si metto in 
appositi recipienti di legno, cilindrici, en- 
tro ai quali si muovono rapidamente, per 
mezzo d'una manovella esterna, dei vo- 
lanti di legno foggiati a petti ni. Se la 
panna sia mantenuta a 12-15 gradi cen- 
tigradi, il che si ha ponendo il recipiente 



nelP acqua calda d'inverno, nella fredda 
d' estate, 20 a 30 minuti bastano per fab- 
bricare il burro. 

359. Si pud avere il burro anche senza 
levar la panna dal latte: usando cioe il 
latte senz'altro. Main tal caso occorrono 
vasi di dimensioni maggiori. 

360. Formaggio. —II formaggio e il pro- 
dotto del latte coagulato per mezzo della 
ebollizione o d'un po' d'aceto, poi spo- 
gliato del siero. La sostanza rappresa si 
raccoglie sur un graticcio o dentro a una 
forma di legno; poi, quando non lascia 
sgocciolare piu siero, viene salata e, dopo 
un breve soggiorno all' aria, si serba nelle 
cantine, sur uno strato di paglia, sulla 
quale fermenta indi a breve. 

361. I formaggi si possono dividers in 
due categorie: freschi o non fermentati, 
e salati e piu o meno fermentati. 

362. Tutti i formaggi dapprima sono 
dolci e relativamente insipidi; ma col 
tempo si sviluppa il loro sapore speciale, 
e allora si dice che sono fatti. 

363. II formaggio e una sostanza emi- 
nentemente nutritiva, ricchissima com' 5 
di materie azotate; ma non e digeribile 
che in piccola quantita. Col pane, che e 
ricco di sostanza carboniosa, e un ottimo 
alimento. 

364. Tra i formaggi dolci, freschi, sono 
i formaggi alia crema, come quelli di 
Neufchatel e di Viry, o le ricotte, che 
salate o zuccherate sono abbastanza di- 
geribili. I formaggi bavaresi sono una 
specio di crema nella quale s'incorporano 
dello zucchero, degli aromi e deile frutta 
candite. In piccola quantita non sono in- 
digesti. 

365. I formaggi salati sono piu dige- 
ribili. Quelli che hanno gia snbito ua prin- 
cipio di fermentazione lo sono in maggioi* 
grado. I formaggi che si dicono comune- 
mente fatti contengono dell'acetato e del 
carbonato d'ammoniaca in quantita piu 
o meno grande a seconda dell' eta del 
formaggio. 

366. Si fabbricano dei formaggi anche 
merce l'aiuto del calore, e questi diconsi 
cotti. Si ottengono ponendo del latte in 
una caldaia sur un fuoco moderato; vi si 
versa del gaglio liquido per facilitarne 
la coagulazioue, si separa dal siero, e si 
sottometto a una certa press ione. 

367. In Italia, come in lsvizzera, in 
Francia, in Olanda, in Inghilterra, si fab- 
bricano eccellenti formaggi, fra i quali 



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ALIMENTI. 



27 



Bono famosi gli stracchini, il parmigiano 
e il cacio-cavallo; l'Ementhal; il Brie, il 
Neufchatel, il Roquefort e il Gruyeres ; il 
texel, il kunterkaas, e il formaggio di Liin- 
bourg; il Chester, il Glocester e il South- 
ampton. 

368. 1 formaggi salati stimolano lo sto- 
xnaco ed eccitano 1'appetito; quindi il 
detto comune che, dopo il pasto, facili- 
tano la digestiooe. 

369. Vi ha chi fa gran conto dei for- 
maggi la fermentazione dei quali ha de- 
gen erato in yera putrefazione, e ne e 
ghiotto in sommo grado. Ma essi, piu che 
stimolare, eccitano lo stomaco, e chi gli 
ama deve essere affetto da una deprava- 
zione del gusto. 

370. Peace. — Si crede da molti che il 
pesce sia poco nutriente. E la ragione 
Sella credenza e forse questa, che il pesce 
non acqueta prontamente la fame, e che 
si digerisce con somma facilita. Ma gli 
abitanti delle spiagge, che ne fanno un 
uso contiimo, quasi esclusivo, provano col 
vigore delle membra e la salute del corpo 
il contrario. 

371- II pesce e ricchissimo di materia 
azotata, povero di sostanze grasse; sicche, 
coudito con olio e con burro, dive nta un 
alimento nutrientissimo, soprattutto se 
fresco; che si corrompe facilmente, e in 
tal caso pu6 cagionar persino la morte. 
fe bene anche astenersi dal pesce nei mesi 
di marzo, aprile e maggio. 

372. II pesce di mare e piu nutriente 
e si digerisce meglio del pesce d'acqua 
dolce. I pesci, il corpo dei quali e co- 
perto di squanie, e la came e tenera, 
danno un alimento piu sano di quelli senza 
squame, come quelli pescati in alto mare 
di preferenza su quelli pescati sulle coste. 
I pesci dei laghi, degli stagni, non sono 
se m pre salubri come quelli che vivono 
nelle chiare acque correnti. 

373. II pesce salato richiede uno sto- 
maco robusto per essere digerito. Se ne 
astengano i deboli e i convalescenti. 

374. Fra i pesci d' acqua dolce i piu 
leggeri e piu digeribili sono il ghiozzo, 
la perca, la trota, il carpio o carpione, 
il hiccio; l'anguilla, la lampreda, lo sto- 
rione sono di difficile digestione. Fra i pe- 
sci di mare i piu digeribili sono 1'asello, 
il pesce cappone, la sogliola, Taringa, il 
mcrluzzo e la razza freschi, e sopra tutti 
il rombo. Lo sgombro e il tonno sono piu 
difficili da digerire, e le persone di salute 



cagioneTole e quelli che fanno vita seden- 
taria dovrebbero astenersene. 

375. II pesce affumicato, salato, mart* 
nato o incatramato,invecchiando, acquista 
un sapore rancido, disgustoso; spesso e 
anche pericoloso, soprattutto quando non 
e stato preparato a dovere; il merluzzo 
specialmente, che molti negozianti so* 
gliono immergere in acqua di calce per 
renderne piu tenere le carni, e dargli una 
bell a apparenza. 

376. Prima di far cuocere il merluzzo 
bisogna levarne il sale, cio che si ottieue 
avvolgendolo in un drappo, ponendolo in 
un yaso pieno d'acqua, molto grande, e 
tenendovelo alquanto, da 12 a 24 ore. Si 
raschia quindi, si priva delle pinne, e fatto 
a pezzi si pone in un tegame sul fuoco, 
con acqua. Quando 1' acqua comincia a 
bollire, si leva, si pone in acqua fredda, 
se ne levano le branchie e le altre parti 
inservibili, e si mette in stufato o alia 
grate) la. 

377. II rombo, detto il fagiano di mare, 
si prepara come segue. Si vuota accura- 
tamente, si lava, si asperge di limone e 
di sale sul ventre, e si mette in una cas- 
seruola conveniente con acqua salata o 
latte. Non lasciate bollire, perche altri- 
menti andrebbe rotto; in un quarto d'ora 
sara cotto. Si serve sur una salvietta. 1& 
ottimo con salsa d'uova, olio, limoue o 
sale sbattuti. 

378. Le rane sono i soli animali che 
nella classe dei rettili si usino come vi- 
vande, e si danno agli ammalati, perche 
cibo di facile digestione, non molto nu- 
triente e punto eccitante. Fritte sono 
ottirae. Bollite danno un buon brodo. 

379. I gamberelli d'acqua dolce sono 
fra i crostacei forse il migliore alimento; 
hanno un sapore squisito e si digeriscono 
facilmente. Sono perd molto eccitanti, e 
gli individui delicati, di temperamento 
nervoso, dovrebbero astenersene. Prima di 
cuocerli bisogna vuotarli, tirando con pre- 
cauzione la scaglia di mezzo della coda 
per asportare l'intestino che ha un sa- 
pore disgustoso. 

380. I granchi, le aragoste sono di 
piu difficile digestione. Bisogna mangiaili 
freschissimi, anzi averli vivi. Si cuociono 
a gran fuoco in poco brodo. Quando hanno 
preso un color rosso vivo sono cotti. Si 
lasciano raffreddare nel loro brodo. 

381. Le ostriche contengono una certa 
quantita di gelatina e molto osnmzonm ; 



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28 



ALIMENTI. 



due principii eminentemente nutrienti. 
Hanno inoltre sapore delizioso, e sono di- 
geribili in sommo grado, pnrche frcsche, 
e crude, con una goccia di limone ed un 
pizzico di pope. Sono il migliore alimento 
dei convalescenti. 

382. Le ostriche si mangiano anche 
cotte in mille maniere, specialmente in 
America; ma allora diventano un cibo pe- 
sante, indigesto. 

383. ft un pregiudizio credere che il 
latte bevuto dopo le ostriche ne faciliti 
la digestione. Accade tutt'altro: la rende 
difficile. 12 preferibile il vino bianco, pur 
di non berne troppo. II vino di Chablis 
& particolarmente indicato dai gastronomi. 
Soltanto quando se ne mangi in grande 
quantita, e si beva troppo dopo, o si man- 
gino vivande non molto digeribili, le ostri- 
che riescono indigeste. Le ostriche sono 
buone soprattntto dall'ottobre al marzo. 

384. Le chiocciole sono di cattiva dige- 
stione, in qualsiasi modo vengano cotte. 

385. Alimenti vegetali. — I\ tessuto cor- 
ticale e legnoso, la buccia che cuopre i 
frutti, la pellicola delle radici, la scorza 
dei cereali, non si possono digerire: e 
necessario dunqne spogliarne i vegetali 
che servono d'alimento. 

386. II valore nutritivo dei vegetali e 
proporzionale al loro svilnppo; le patate 
novelle, i piselli e i fagiuoli verdi, e in 
genere tutte le primizie, cosl care ai ghiot- 
toni, sono meno nutrienti delle patate, 
dei piselli, dei fagiuoli che hanno raggiunta 
la maturita. 

387. I legumi non si possono cuocere 
che in acqua relativamente pura. Le acque 
dure, calcari, li cuociono male; conviene 
almeno, quando non si pud procurare una 
buona acqua di sorgente, farla boll ire, Ja- 
sciarla raffreddare e deporre, e decantarla 
prima di servirsene; oppure anche aggiun- 
gere all' acqua due o tre granimi di cri- 
stalli di soda, cid che non da alcun cattivo 
gusto air acqua, e non e punto pericoloso. 

388. 1 legumi secchi si mettono nell'ac- 
qua quando e an cor fredda, e non si sa- 
lano che a meta cottura; i freschi si 
mettono quando 1' acqua, salata avanti, 
bolle. 

389. Non bisogna cuocere cavolfiore, 
carciofi, acetosella, nei vasi di ferro fuso, 
a meno che non siano smaltati. Altri- 
menti, cuocendo, anneriscono. 

390. La patata non e per se stessa 
molto nutriente; diventa perd un alimento 



nutrientissimo quando le si uniscano le 
sostanze grasse e azotate che le mancano. 

391. I tar tuft sono uno dei condimenti 
piil apprezzati pel profuino veramente 
squisito che danno alle carni del selvag- 
giumo, ed alle vivande in genere alle quali 
si associano. Si mangiano anche soli, 
cotti sotto la cenero interi, o tagliuzzati 
in fette sottilissime e cotti con burro e 
con fette sottili di buon cacio parmigiano. 

392. In quantita moderata, i tartufi 
sono un alimento leggiermente eccitante 
e di non difficile digestione; ma diventano 
un cibo posante, riscaldante, indigesto per 
chi ne abusa. 

393. 1 buoni tartufi si riconoscono fa- 
cilmente al loro profumo soave. Devono 
essere leggieri e un po' elastici alia pres- 
sione delle dita. In Francia si reputa mi- 
gliore la qualita nera, comune nel Peri- 
gord; ma i tartufi bianchi non sono punto 
inferiori. 

394. II maiale, prezioso gia per tanti 
riguardi, serve appunto rairabilmente a 
rintracciare i tartufi che si trovano sem- 
pre, come e noto, a quindici o venti cen- 
timetri almeno sotterra. II suo odorato 
finissimo lo guida. 

395. I funghi, siano essi usati come 
condimento di vivande o come vivanda, 
sono nn alimento d'un sapore gradevo- 
lissimo e molto nutriente. Fra i vegetali 
sono quelli che contengono maggior quan- 
tita di sostanze azotate. Sono in gene- 
rale di difficile digestione. 

396. Disgraziataraente i funghi sono ve- 
getali altrettanto pericolosi quanto sapo- 
riti e ghiotti. Appena nn botanico, e non 
sempre, pud non ingannarsi nella scelta. 
Moltissimi funghi contengono un veleno 
oltremodo pericoloso, e il piu delle volte 
fatale. 

397. Quelli che crescono al sole, nei 
luoghi secchi, ed hanno la polpa soda e 
Todore delicato e gradevole sono quasi 
sempre sani: mentre bisogna diffidare di 
quelli che crescono all'ombra, nei luoghi 
umidi, il cappello dei quali e viscoso o 
coperto di macchie biancastre, e la polpa & 
molliccia, e l'odore acre o acido, e di quelli 
che anneriscono appena tagliati. Ma qne- 
sto non basta a distinguere i funghi sani 
dai velenosi. 

398. Neppure servono le cento prove in 
grande onoro presso le nostre cuoche: il 
cucchiaio d'argento che deve annerire nol- 
1' acqua dove bollono i funghi; la cipolla 



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ALIMENTI. 



2D 



bianca che si comporta ugualmente; la 
prova del gatto ec. 

399. II Gerard da per efficacissima que- 
8ta prova, anzi si rende mallevadore dell a 
sua efficacia ! Tagliate i funghi in due, 
lasciateli mace rare per due ore in acqua 
e aceto, poi fateli bollire per dieci mi- 
nuti iu acqua di fiume. Dopo, afferma il 
Gerard, anche il fuugo phi velenoso di- 
venta innocuo. 

400. 11 fungo ordinario, o dei campi, 
che prima di srilupparsi completamente 
ha il cappello rotondo come una palla, 
biancastro, con laminette piu o meno 
rosse, e che e sano ed innocuo, nun deve 
con fond ersi col Tenefico fungo bulboso, 
Ie cui laminette non sono mai rosse, ma 
bianche. 

401. 11 cosl detto arancio vero e un 
fungo pur delicato e innocuo; ma si con- 
fonde spesso coir arancio falso, velenoso, 
di cui la parte superiore del cappello 6 
rossa e non color arancio ed e seminata 
di macchiette bianche che non si trovano 
nell* arancio vero, che ha il cappello color 
araucio e non rosso. 

402. II prugnolo ordinario e il prugnolo 
falso, entrambi sani e saporiti, si con- 
fondono talora col prugnolo selvatico ve- 
lenoso che differisce da essi pel fatto che 
invecchiando non diventa punto rosso. 

403. La spugnola e un fungo ricerca- 
tissimo e tenuto meritamente in gran 
conto. Non bisogna confondere pero con la 
spugnola il pericolosissimo satiro, l'odore 
disgustoso del quale lo distingue abba- 
stanza. 

404. L'agarico peperito e l'agarico mor- 
tifero sono due specie di funghi che hanno 
entrambi un umore acre e corrosive Que- 
sto umore pero nel primo e distrutto 
colla cottura; persiste invece nel secondo 
ed e mortale. 

405. In caso d 1 avvelenamento coi fun- 
ghi, sara bene amministrare subito, a bic- 
chieri, un vomitiYO composto come segue: 

Emetico 2a 3 decigrammi 

Solfato di soda ... 21 a 15 grammi 
Acqua calda 500 grammi. 

Sono pure indicati il latte, le pozioni gom- 
mose, le emulsioni eterizzate, e i cata- 
plasmi di linosa al ventre. Sara, ad ogni 
modo, sempre bene mandar subito pel me- 
dico. 

406. I grani delle leguminose, i piselli, 
i fagiuoli, le lenticchie, le fave, sono do- 



tati di sostanze molto nutritive, ma e ne- 
cessario cucinarli con grasso, lardo, burro. 

407. I fagiuoli, soprattutto quando 
giunti a perfetta maturanza, sono un ali- 
mento sano e nutriente. I fagiuoli verdi, 
i fagiuolini novelli, sono, senza dubbio, 
piu delicati, ma meno nutritivi. 

408. is ingiustamente che si dicono i 
fagiuoli di cattiva digestioDe. Quando 
fanno male, cio e perche se son mangiati 
in copia soverchia, o perche furono con- 
diti male o insufficientemente. Gli stoma- 
ch i deboli ed irritabili, le donne isteriche, 
faranno bene ad astenersene. 

409. Le fave sono nutrientissime, in 
grado maggiore che i fagiuoli, ma sono 
anche piu difficilmente digeribili. 

410. I piselli verdi sono molto saporiti, 
e, conditi con burro e con lardo, la loro 
digestione e facile. Sono pero meno nu- 
trienti dei piselli secchi. 

411. II carciofo, che deve le sue pro- 
priety nutrienti alia sostanza gommosa 
che contiene, crudo e indigesto. Ripieno 
e cotto con olio, burro, pepe e sale nella 
casseruola, e molto appetitoso e di dige- 
stione abbastanza facile. 

412. L'asparago ha un sapore delicatis- 
simo ; con burro e formaggio o lessato e 
in in sal at a e squisito; ma uon conviene a 
tutti i temperamenti. Ottimo pei biliosi e 
pei malati di calcoli, aumenta le secrezioni, 
ma comunica un odore disgustoso alle orine. 
Qualche goccia d' aceto nel vaso da notte 
serve benissimo a distruggore questo odore. 

413. U cavolo e sano e nutriente. II 
cavolo rosso e piu dolce e zuccherino, e 
si digerisce anche piu facilmente. Crudo 
e indigesto. Tagliato, condito convonion- 
temente, pressato, fermentato e conser- 
vato in salamoia, per essere poi cotto con 
brodo, aceto, burro, cervellata, salsicco 
e lardo, e una vivanda sana e nutriente, 
ina richiede uno stomaco robusto, grande 
appetito e molto esercizio fisico dopo. 

414. Le carote, le rape, le cipolle, per 
loro stesse, sono poco nutrienti. Servono 
d' ordinario di condiraento. 

415. Gli erbaggi, come la lattuga, la 
cicoria, gli spinaci, Tacetosella, il prez- 
zemolo, sono poveri di sostanze nutrienti; 
ma variano il sapore degli alimenti e pos- 
seggono un'azione leggiermente lassativa 
propria a combattere l'effetto opposto ri- 
sultante spesso da un'alimentazione pu- 
ramente animale. Sono tutti efficacissimi 
contro lo scorbuto. 



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30 



ALIMENT1. 



416. L'acetosella contieue dell'acido 
ossalico. Bisogna aver cura di non pre- 
pararla in recipient! di rame. 

417. Una buona insalata e uno dei con- 
dimenti migliori dell'arrosto, e serve mi- 
rabilmente a facilitare la digestione. 

418. Una buona insalata si fa con lat- 
tuga, cicoria, due o tie tuorli d'uovo sbat- 
tuti, due acciughe pulite e disfatte con 
olio, aceto, sale e pepe. Per ogni cuccbiaio 
d'aceto se ne mettono tie o quattro d'olio, 
a scconda della forza dell' aceto. 

419. Pane. — Fra tutti i cereali il piu 
importante e il grano che da la farina 
onde si fabbrica il pane. 

420. E con la farina del frumento che 
si fabbrica il miglior pane. La segale da 
un pane viscoso, spesso, poco solubiJe nei 
succbi gastrici e poco nutriente. Le farine 
d'orzo, di riso si prestano ancor meno 
alia panificazione. 

421. Perche il pane sia di buona qua- 
nta, bisogna che la sua pasta sia bene 
aerata per la diffusione omogenea delle 
bolle di gaz acido carbonico che si svi- 
luppano nella sua fermentazione, la quale 
si ottiene mediante il lievito. 

422. 11 lievito si pud ottenere nel modo 
seguente. Si fa boll ire una libbra di buona 
farina con un quarto di zucchero greggio 
e un po'di sale, in dieci litri d'acqua, 
per un'ora. Si lascia intiepidire e se ne 
riempiono delle bottiglie che si tureranno 
con cura. 24 ore appresso il lievito pud 
servire. Un litro basta per fare nove chi- 
logrammi di pane. 

423. Per fare del buon pane: 

a) Si impasti la farina con acqua nelle 
proporzioni di 100 a 50 o 60, aggiungen- 
dovi del buon lievito fresco, 250 grammi 
per 100 chilogramrai di farina. La pasta 
reagisce sul lievito, l'amido della farina 
si trasforma in materia zuccherina, la 
materia zuccherina in alcool e in acido 
carbonico ; 

b) Si lasci riposare la pasta in nna 
cassa apposita di legno, in un ambiente 
tiepido. Quando la pasta s'e convenien- 
temente gonfiata, va manipolata e divisa 
in frammenti, che, alia loro volta mani- 
polati, si foggeranno a volonta; 

c) Si lascino riposare i pani, perche 
un 1 ultima fermentazione li gonfi; poi si 
niettano nel forno; 

d) II forno deve avere una tempera- 
tura di 290° circa. Bagnando la superficie 
del pane con acqua, prima di porlo nel 



forno, acquistera meglio una bella colo- 
razione. II pane e cotto, quando aprendo 
il forno ne esce un vapore che tosto si 
dissipa, quando il pane ha acquistato un 
bel colore giallo vivo, quando colpendolo 
col dito piegato ad angolo retto risuona 
e quando la sua inollica e perfettamente 
elastica; vale a dire quando compressa 
fra le dita riprende ben presto il suo vo- 
lume primitivo. 

424. Per fare del buon pane economico 
prendete delle belle patate farinose, fa- 
tele bollire, rompetele e lasciatele intie- 
pidire. Aggiungete il lievito (un cucchiaio 
per ogni libbra di farina) e un po' di fa- 
rina. Dopo tre o quattro ore, durante le 
quali avrete lasciata la pasta in un am- 
biente che abbia una temperatura di circa 
30°, la massa avra presa 1' apparenza d 1 un 
cavolfiore. Scioglietela allora in acqua, 
aggiungendo della farina in modo da for- 
mare una pasta non troppo spessa, che 
cinque o sei ore dopo avra una consistenza 
spugnosa. Scioglietela di nuovo in acqua 
salata, aggiungete farina, mescolate, ma- 
nipolate, lasciate riposare due o tre ore, 
e poi fabbricate il vostro pane che deve 
esser cotto in un forno a 100°. Le patate 
devono essere nella proporzione di un 
quinto : il sale in quella d' un centesimo 
del peso totale. 

425. L' acqua calcare serve benissimo 
alia fabbricazione del pane. II carbonato 
di calce e un elemento utilissimo. L' acqua 
di crusca serve meglio dell' acqua pura. 

426. II pane appena uscito dal forno 
e ottimo : ma e difficile a digerire, perche 
contiene ancora molta acqua e si divide 
male nella masticazione. 

427. II pane raffermo riacquista in parte 
la primitiva mollezza quando sia riscal- 
dato, perche il poco d'acqua che con- 
tiene ancora sotto l'azione del calore va- 
porizza. 

428. Le paste alimentari, industria 
essenzialmente italiana, come i vermicelli, 
i maccheroni, le taglioline, le pastine, si 
fabbricano con farine ricche di glutine. 
Sono un alimento buouo e sano. 

429. Tra le fecole esotiche sono: la 
tapioca, fornita da nna pianta della fa- 
miglia delle euforbiacee, e precisamente 
dalle radici del manioc, ridotta in granuli 
per mezzo del calore, di facile digestione; 
1' arrow-root, estratta dalle radici d'una 
pianta Indiana, la Maranta arundinacea, 
e che ha le stesse propriety alimentari 



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ALIMENTI. 



81 



della tapioca, sebbene abbia un prezzo piu 
elevate; il sagu, estratto dal midollo del 
Vica* circinalis dell' India; il salep, estratto 
dai tubercoli d'un'orchidea della Persia, 
che cotto nel brodo da un'ottiraa gelatina. 
Due cacchiai in genere d' una di queste 
fecole bastano per un litro di brodo. 

430. Le frutta hanno diverso grado di 
potenza alimentare e di digeribilita. Fra 
le migliori sono le pesche, 1'uva, le fragole, 
le ciliege, i fichi freschi e secchi, i dat- 
teri, le prugne, gli albicocchi, le mele cotte, 
le barrane, gli ananas ; le noci, le man- 
dorle, le nocciuole sono meno digeribili. 
S'intende che non bisogna abusarne, e che 
debbono essere ben mature e sane. 

431. Le castagne, ricche di fecola, sono 
una vera risorsa pei poveri di niolti paesi. 
Si mangiano bollite nell' acqua salata. Bol- 
lendole nel latte annacqnato sono piu sa- 
porite e piu sane. I marroni si mangiano 
arrostiti sotto le ceneri, o sui carboni 
ardenti in apposita padella bucherellata. 
Bisogna ricordarsi di fenderne colla punta 
d' un coltello il guscio, che altrimenti l'aria 
che contengono, sotto l'azione del calore, 
si espande e pud farli scoppiare con pe- 
ricolo degli astanti. 

432. Lo zucchero e una delle sostanze 
alimentari piu gradite al palato, ed e di 
grande uso. In piccola quantita, facilita 
la digestione; abusandone,guastail palato, 
eccita la sete, riscalda e sciupa i denti. 
Lo zucchero in pezzi dolciftca piu che lo 
zucchero in polvere; il bianco, cristallino, 
meglio che il greggio. 

433. Conservazione degli alimenti. — II 
problema della conservazione degli ali- 
menti e senza dubbio un problema di 
grande importanza, e occup6 in ogni tempo 
gli scienziati. Oggidl pu6 dirsi quasi per 
ogni riguardo sciolto. Scatole di carne 
perfettaniente conservate e che avevano 
appartenuto alia nave inglese Fury, nau- 
fragata nel 1824 nella baia del Principe 
Reggente, f urono trovate 24 anni appresso 
da sir James Ross. Gli ananas delle Indie, 
i gamberi di Terranova, i salmoni del- 
Tlrlanda, le carni di maiale del Canada, 
giungono perfettaniente conservate sino 
a noi che mandiamo le uve, le pesche, le 
pere, i limoni, in ogni piu remota parte 
del mondo. 

434. II sale, impiegato in ogni tempo 
come agente conservatore, presenta nu- 
merosi inconvenienti: da alle carni un 
sapore non senipre buono, toglie loro molti 



elementi solubili, le rende dure, coriacee, 
indigeste. Tuttavia e per suo mezzo che 
si conservano mirabilmente le carni di 
maiale ed i pesci. 

435. Si puo conservare molto bene la 
carne di manzo, di montone o di maiale, 
bagnandola con una soluzione di una parte 
di acetato d'ammoniaca e nove d' acqua, 
o con una leggiera soluzione di solfato di 
soda. In quest* ultimo caso basta appena 
umettarla. Diventata che sia secca resiste 
alia decomposizione. 

436. Un altro mezzo di conservare la 
carne e il pesce consists nell' affumicarli 
esponendoli in una stanza al fumo della 
torba, del legno o della paglia che brucino 
lentamente, cio che si ottiene bagnandoli. 
L' olio empireumatico, creosoto, che si svi- 
luppa nella combustione e gli impregna, 
e un ottimo agente conservatore. 

437. Un processo piu semplice consiste 
nello sciogliere del creosoto nell'aceto e 
neirimpregnarne le carni. Bisogna avver- 
tire perd che il creosoto estratto dal la 
torba da alle carni on sapore disaggra- 
devole. 

438. Un altro processo eccellente e il 
seguente : 

Fate un infuso in 10 litri d'aceto, d 

Foglie di alloro 60 grammi 

Pepe nero 50 » 

Chiodi di garofaDo 20 » 

Cannelia 10 > 

Noce moscata 2 » 

Aglio 20 » 

Sale di cucina 1000 » 

Nitrato di potassa 100 » 

Prendete poscia dei grossi budelli di 
maiale o di bue, lavati in acqua prima, 
poi in acqua, aceto e sale, e poneteli 
nella indicata salamoia, insieme alle carni 
che volete conservare, preferibilmente lin- 
gue e filetto di bue o di maiale. Lasciate 
macerare al fresco, in cantina, per quattro 
giorni durante i quali avrete cura di ri- 
mestare la salamoia, poi introducete le 
lingue nei budelli che chiuderete alle due 
estremita, e i filetti pure dopo averli spal- 
mati con grasso di maiale. Fate poscia 
bollire per due ore continue le lingue e 
i filetti in una caldaia piena d' acqua sa- 
lata, con un mazzo di timo, alloro, cipolla, 
cipollina, finocchio e salvia. Avrete cosl 
delle carni che potrete conservare inde- 
finitamente e che formeranno un ottimo 
cibo soprattutto pei bambini. Si tagliano 
a fette come i salami. 



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82 



ALIMENTI. 



439. Un altro processo eccellente consi- 
ste nel porrele carni in bottiglie o boccali 
chiusi erineticamente, con sugheri di pri- 
missiina qualita, legati alle bottiglie con 
filo di ferro, e nel far prendere alle bot- 
tiglie un bagnomaria nel quale si lasciano 
poi sino a che l'acqua diventi tiepida. 
Bisogna aver cura di coprir la caldaia 
del bagnomaria con un coperchio iutomo 
al quale si porra un cencio bagnato per 
impedire ogni uscita al vapore dell'ac- 
qua bollente. La caldaia deve poi avere 
tale altezza che il coperchio riposi sui 
tappi delle bottiglie collocate dritte nel 
baguo e avvolte in cenci perche non si 
ronipano urtandosi. Le carni, la selvag- 
gina, il pesce devono essere cotti a meta 
prima che siano collocati nelle bottiglie. 
Per essi il bagno deve durare un quarto 
d'ora. I legumi devono prima esser tenuti 
qualche minuto nell'acqua bollente senza 
sale, poi nelle bottiglie insieme ad essi 
devesi poire un po' d'acqua bollente senza 
sale. 11 bagnomaria pei legumi deve du- 
rare da 45 a 60 minuti. Quando si voglia 
servirsi delle conserve, si dovranno ri- 
scaldare a bagnomaria. 

440. La selvaggina si pu6 conservare 
fresca per molto tempo, stringendone il 
collo con uno spago, collocando nel ventro 
deiranimale,dopo averlo vuotato, un pezzo 
di carbone, e turaudone tutte le aperture 
con carta grigia. 

441. Un ottimo processo per conser- 
vare il pesce, anche nell' estate, per otto 
o piii giorni, e il seguente: Si ponga in 
fondo a una cassa di legno uno strato di 
carbone di legna polverizzato alto cinque 
o sei centimetri ; sopra questo un altro 
strato dello stesso spessore di ghiaccio tri- 
turato ; sul ghiaccio il pesce coperto pure 
di ghiaccio, e sopra un cencio di grossa 
tela e uno strato alquauto alto di polvere 
di carbone. 

442. II grasso di bue, di montone, di 
maiale si conserva fondendolo, filtrandolo, 
e ponendolo in vesciche che si chiudono 
poi accuratamente con uno spago. 

443. Si pud conservare il brodo ridu- 
cendolo in gelatina dopo una lunga ebol- 
lizione, e raccogliendolo poi in scatole di 
latta saldate ermeticamente. 

444. Per conservare il latte bisogna 
auzitntto aver cura di tenerlo in vasi di 
terra cotta, o di porcellana, o d'argento, 
o di ferro bianco ben stagnate Lo zinco 
e il rame non si debbouo usare. 



445. L'ebollizione e una bassa tempe- 
ratura conservano pure per qualche tempo 
il latte; e serve anche Paggiugnere ad ogui 
litro di latte due decigrammi di bicarbo- 
nato di soda. 

446. Un buon processo consiste nel ri- 
durlo a meta volume a bagnomaria, nel- 
Paggiungnere poi e mescolar bene un 
tuorlo d'ovo per ogni litro di latte, nel 
lasciare il tutto sul fuoco una mezz'ora, 
nel passarlo attraverso a uno staecio, 
levarne la pellicola che si forma raffred- 
dando, mettere in bottiglie ben chiuse, e 
far bollire a bagnomaria per due ore. In 
tal modo il latte si pud conservare per 
anni. 

447. Un buon processo per conservare 
il latte alio stato solido e il seguente: 
Si ponga il latte in una caldaia a fondo 
piano con 60 grammi di zucchero per 
ogni litro di latte, e si scaldi a bagno- 
maria, agitando senza posa. Quando il 
latte e ridotto a un quinto del primitivo 
volume, se ne riempiono delle scatole di 
latta che si porranno a bagnomaria, e si 
tureranno poi ermeticamente colla salda- 
tura. II latte avra la consistenza d'una 
pasta. Quando occorra servirseue, si scio- 
gliera la pasta in cinque volte il suo vo- 
lume d'acqua tiepida. Nelle scatole aperte 
il latte solidificato si conserva per otto 
a dieci giorni. 

448. Per conservare il burro, lavatelo 
accuratamente per separarno il siero, 
asciugatelo con un cencio, e riempitene 
a pezzetti e con cura delle bottiglie sino 
a 10 centimetri dalP apertura. Tin-ate e 
ponete in bagnomaria sino all' ebollizione 
dell'acqua. Levate dal fuoco, e togliete 
le bottiglie dal bagno appena l'acqua co- 
mincia a diventar tiepida. Sei mesi ap- 
presso il burro sara fresco come se fosse 
stato fabbricato il giorno avanti. 

449. Un altro buon metodo e il se- 
guente : Si lavi il burro, poi si impasti 
con una miscela di 

Zucchero in polvere 100 grammi 

Sale fino 200 > 

Kitrato di potassa 100 > 

nelle proporzioni di 60 grammi per ogni 
chilogrammo di burro. Si conservi in vasi 
di terra o in barili ben turati. 

450. Un metodo molto usato e pure il 
seguente: Si scaldi il burro a bagnomaria 
siuo a che P aria infrapposta sprigionan- 
dosi abbia portato alia sua superficie una 



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ALIMENTI. 



parte della materia caseosa o albuminosa 
coagulata formando una schiuma che si 
levera col romaiuolo. L' acqua e il rima- 
nente della materia caseosa si deporranno 
in fondo al vaso. Si versi poi il burro in 
un vaso di terra, si lasci coagulare, e si 
copra d'uno strato di salee d'un coper- 
chio chechiuda ermeticamente. Puo con- 
scrvarsi in tal modo per tutto un anno. 

451. Le nova si conservano coprendole 
quando sono fresche, mediante un pen- 
nello, d' nno strato di gomma arabica o 
di collodio, chiudendole poi in una cassa 
con polvere di carbone di legua. 

452. Si conservano anche abbastanza 
bene per alcuni mesi noil' acqua di calce. 
Quelle soltanto cha vengono a galla si 
dovranno scartarb. 

453. La miglior epoca per preparare 
le uova in conserva e dalla meta di ago- 
sto alia meta di settembre. 

454. Le carote, le rape si conservano 
senz'altro abbastanza bene in una di- 
spensa bene asciutta; i cavoli e l'insa- 
lata nelle cantine bene asciutte, sotto la 
sabbia. 

455. Gli asparagi si conservano immer- 
gendoli prima nell'acqua bollente, poi uella 
fredda, e collocandoli quindi, con la testa 
in alto, in vasi di terra ben chiusi, e ai 
quali si dovra far fare un breve bagno- 
maria. 

456. I pomodori si fanno cuocere nel- 
V acqua, poi si tagliano, si passano alio 
staccio, si mettono in bottiglie, e si fanno 
bollire a bagnomaria. 

457. Le patate si conservano sotto la 
sabbia ben asciutta, o meglio ancora tenen- 
dole per un lninnto o due nell' acqua bol- 
lente, cio che si ottiene ponendone una 
certa quantita in un paniere, e seccandole 
poi in forno. Si pongano quindi in saccbi 
che si terranno in luoghi asciutti e ben 
riparati dal gelo. 

458. I citriuoli si conservano spolve- 
rizzandoli di sale, ponendoli in larghi vasi 
nei quali 48 ore dopo si versera dell'aceto 
che si rimovera 15 giorni appresso. 

459. Si conservano i citriuoli anche 
nel modo seguente: Si fa bollire in una 
caldaia dell' aceto fortemente aromatiz- 
zato con pepe, timo, alloro, chiodi di ga- 
rofano e serpentaria. Quando V aceto bolle, 
vi si buttano i citriuoli ed anche, se si 
vuole, delle cipolline, e vi si lasciano sino 
a che ingialliscano. Si ritirino allora dal 
fuoco, e si versino in vasi di porcellana 

Libro per tutti. 



o di vetro. 24 ore appresso si rimetta 
T aceto sul fuoco, e quando bolle vi si 
gettino ancora i citriuoli che si ritireranno 
quando ridiventeranno verdi. Si conser- 
vano nel loro aceto. 

460. Sauer-Kraut. is un alimento al- 
trettanto sano quanto saporito, di facile 
digestione, e che dovrebbe avere in Italia 
il favore che ha in Germania. Non e dif- 
ficile prepararlo. Si abbiano dei bei ca- 
voli, se ne levino le foglie verdi e il 
gambo, e con un col tell o ben affilato si 
taglino a fette sottili. Si abbia quindi un 
barile ben pulito e asciutto, e vi si metta 
nel fondo un piccolo strato di sale fino, 
poi uno strato di cavoli, con pepe in 
grani, ginepro e foglie d' alloro, alto dieci 
centimetri. Si metta quindi un' altro stra- 
terello di sale, un altro di cavoli, e via 
di seguito sino a riempire per tre quarti 
il barile. Sull' ultimo strato si pouga un 
pezzo di tela nuova e su questa un co- 
perchio che entri nel barile, e sul quale 
si porra una grossa pietra per compri- 
mere i cavoli. Bisogna ogni tanto levar 
T acqua che salira sul coperchio, senza 
per altro lasciarlo mai asciutto. Due mesi 
dopo il miter-kraut 6 fatto. 

461. Molti frutti si conservano senza 
alcuna preparazione, come le mele, le 
pere, pur di tenerli in un ambiente la 
temperatura del quale non superi i dieci 
gradi, ne scenda sotto ai quattro gradi. 
L' uva si conserva sospendendo i grappoli 
a cordicelle tese attra verso a una stanza, 
e meglio deponendoli in barili con crusca 
o segatura di legno ben asciutte e che 
li tengano separati 1' uno d all' altro. 

462. Le albicocche e le pesche si con- 
servano tagliandole in due, levandone i 
noccioli da cui si torranno le mandorle. 
Poi si porranno iosieme alle mandorle, 
dalle quali si levera la pellicola immer- 
gendole nell' acqua bollente, entro vasi di 
vetro da guazzi di giusto spessore con 
sciroppo di zucchero, ben turati, ai quali 
si fara un bagnomaria di quattro minuti. 

463. Le castagne e i marroni per es- 
sere conservati devono essere ben secchi ; 
cio che si ottiene lasciandoli per qualche 
giorno all' aria, all' onibra. Poi si pon- 
gono in barili a strati alternati con sab- 
bia bene asciutta. 

464. Le prugne, le pere si conservano 
seccandole al forno. Bisogna scegliere dei 
frutti sani e maturi, porli per disteso 
sui graticci, e mettere i graticci nel forno 



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84 



ALIMENTI. 



appena levatone il pane, per lasciarveli 
siuo all'indomani. Si levano quindi, si ca- 
povolgono i frutti, e si rimettono per altre 
20 a 24 ore nel forno. Si conservano in 
scatole di legno in un ambiente asciutto. 

465. Si 8buccino le pere conservandole 
intere col loro picciuolo, e si pongano in 
un vaso di terra che si riempira d'acqua. 
Si copra il Taso con le bucce levate prima, 
poi col coperchio, e si metta al fuoco. 
Quando le pere saranno cotte, si levino, si 
pongano sopra un graticcio, e si secchino al 
forno. Quando si ritirano, si prendano ad 
una ad una, si schiaccino fra le dita, si 
bagnino nel succo della bollitura inspes- 
sito per mezzo del calore, e si rimettano 
al forno. Si avranno cosl delle pere in 
conserva squisite. 

466* Adulterazione e fahificazione degli 
alimenti.— Dacchel'uomo e entrato inrap- 
porto col proprio simile, si e sempre ve- 
duta la buona fede vittima delle insidie 
cbe sotto ogni forma gli tendono l'avi- 
dita del guadagno e 1' invidia. Le prime 
notizie scritte dall'antichita piu lontana 
ci dicono che presso i piu rozzi popoli 
eran tanto note le falsificazioni delle ma- 
terie alimentari, che vigevano misure per 
proteggere il compratore contro 1' inganno. 
A' nostri tempi il grande progresso degli 
studi chimici, del quale, del resto. tutti 
non hanno che a compiacersi, andd pur 
troppo anche a vantaggio dei frodatori. 
Devesi infatti alia chimica, o, meglio, al- 
T abuso della chimica, se il male delle 
falsificazioni delle materie alimentari ha 
acquistato oggidl una gravita veramente 
minacciosa. 

467. Un francese, Pietro Delcourt, ha 
recentemente pubblicato un libro con que- 
sto titolo: Quel che at mangia a Parigi. 
Yi sono la dentro tali riveiazioni da fare 
accapponare la pelle alio stesso Gargan- 
tua. L'autore prova che omai il pane non 
e piCi pane, la carne non e piu came, i le- 
gumi non sono piu legumi : che non vi ha 
materia alimentare che non sia adulterata, 
falsificata, e spesso in modo da fame un 
vero veleno. In Inghilterra nel 1872 si 
constatarono 65 falsificazioni ogni 100 as- 
saggi eseguiti su alimenti commerciali.... 
E in Francia, come in Inghilterra, ci sono 
energiche leggi per reprimere le falsifi- 
cazioni ! 

468. Poiche le leggi, in Italia, non ci 
proteggono abbastanza contro le frodi dei 
eommercianti, convieno armarci di tut to 



panto per difenderci: conoscere quali siano 
queste frodi, e porci in grado di scoprirle. 

469. Nella farina si trovano mescolate 
di frequente sostanze diverse che no di- 
minuiscono il valore come alimento, e 
che possono anche riuscir dannose al- 
l'economia animale. A Rotterdam si fab- 
brica una farina artificiale, che e tutto 
gesso, per mescolarla alia vera. La cosl 
detta fecola preparata pei bambini e amido 
con polvere d' alabastro. Alia farina, oltre 
al gesso, per aumentarne il peso si suol 
anche mescolare del carbonato di calce 
e della barite. 

470. Se la farina trattata con acido 
cloridrico o nitrico fa effervescenza, o 
coll' amnion iaca da un precipitato bianco, 
o bollita nell'acqua acidulata, filtrata e 
trattata coll'acqua di barite, da un pre- 
cipitato bianco insolnbile nell' acido ni- 
trico, si rifiuti perche adulterata con al- 
cuna delle sostanze suaccennate. 

471. Gerti fomai per utilizzare le fa- 
rine di qualita inferiore o avariate, me* 
scolan loro dell' allume, e fabbricano cosl 
del pane che ha una be 11 a apparenza, e 
che inoltre e capace di ritener piu acqua 
e pesa quindi di piu. Per riconoscere so 
il pane contiene dell' allume, tagliatene 
una fetta e immergetela in una leggiera 
soluzione acquosa di legno di campeggio. 
Se la soluzione diventa porporina, il pane 
conterra dell' allume. 

472. Bisogna diffidare del pane molle, 
acquoso. Nove volte su dieci il fornaio 
ha mescolato per fabbricarlo della farina 
di riso alia farina di frumento. 

473. Diffidate delle conserve di citriuoli, 
di fagiolini, di ca^peri verdi sotto aceto. 
Spesso quel bel color verde e stato ot- 
tenuto facendoli bollire nell' aceto in re- 
cipient! di rame rosso non stagnato, e il 
color verde e dovuto a un sale di rame. 
Per riconoscere la presenza di questo salo, 
mettete una forchetta d' acciaio o la lama 
d'un coltello in quell* aceto e lasciatevela 
per qualche tempo. Se 1' acciaio prende 
l'aspetto del rame, siate certi della frode. 

474. II pepe si adulterain mille modi, 
special men te in polvere. Vi mescolano del 
terriccio, della cenero, ogni sorta di por- 
cherie. Preferitelo dunque in grani, e 
acquistate un macina-pepe. 

475. L'olio d'oliva d spesso mescolato 
ad altri oli di qualita inferior!. Mescola- 
tene una certa quantita a un dodicesimo 
del suo peso di nitrato acido di mercuric, 



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ALUTTAMENTO ED ALLEVAMENTO DEI BAMBINI. 



85 



e ogni dieci minnti, per doe ore, agitate 
il miscuglio. Poi portate in cantina il vaso 
che lo contiene, e lasciatevelo per 24 ore. 
L'olio d'oliva si solidifica completamente ; 
gli altri oli restan liquidi. 

476. Per conoscere se U latte che corn- 
prate e stato bollito o Hi cattiva qua- 
nta, prendete 10 grammi di latte fresco 
e puro e 10 grammi del latte che volete 
assaggiare, e versate in ciascuno dei due 
recipienti che li contengono una goccia 
di presura di vitello macerata nell'alcool 
leggiero; poi riscaldate i due recipienti a 
20°. Se mentre il latte puro si coagula il 
latte sospetto rimane liquido, rifiutatelo. 

477. Qualche yolta i lattivendoli me- 
scolano al latte della fecola, dell a farina, 
dell'acqua nella quale fu bollito del riso ec. 
Yersate poche gocce di tintura di iodio 
nel latte. Se assumera una colorazione vio- 
letta, vorra dire che e stato adulterato. 

478. 11 burro si adultera in mille modi. 
Gli si incorporano del formaggio bianco, 
della farina di patate, della farina di 
frumento, delle patate cotte, del grasso 
di maiale, del sego, dell' olio, del carbo- 
nato di calce; si fabbrica del burro nel 
quale il burro di latte entra per una cen- 
tesima parte o non entra affatto, e si 
colora con 1' estratto dell 1 anatto, con lo 
zafferano, colla radice di curcuma, coi fieri 
di cartamo ec. 

479. Rifiutate il burro che compresso 
fra le dita manda fuori molta acqua; 
quello che fondendosi sulla lingua lascia 
qualche residuo; quello che si fonde sol- 
tan to a una temperatura molto elevata, e 
manda cattivo odore ; quello che trattato 
coll'acqna iodata diveota turchino. 

480. Se il burro irrancidisce, si lavi, 
s'impasti con acqua salata, o con una so- 
luzione di bi carbon a to di soda (15 grammi 
per litro), poi si tenga per qualche tempo 
in acqua salata. 

481. Lo zucehero di canna o di barba- 
bietola si falsifica spesso coll'aggiunta di 
zucehero d'amido o glucosio. Se ne rico- 
noscera la presenza all'assenza di riflessi 
cristallini, e al color d'ambra gialla che 
dara a una soluzione di potassa colla 
quale si faccia bollire. 

482. Yeggasi piu avanti agli articoli 
Bevande, Cantina, Carina, Dispensa, Mensa, 
Particceria. 



Allattamento ed allevamento 
dei bambini. 

483. Una distinta sign or a tedesca, la 
signora Lina Morgenste.rn, in una confe- 
renza tenuta pochi anni or sono a Ber- 
lino, esclamava: < I nostri cuori di ma- 
dre si muovono a pieta, quando pensiamo 
alia mortalita spaventosa dei neonati. 
Vorremmo riparare a questo male, vor- 
remmo poter aiutare i parenti, poter por- 
gere loro dei consigli salutari che sal- 
verebbero i bambini : ma non ne abbiamo 
il modo. II cuore e pronto, il desiderio e 
yivo : ma abbiamo l'intelligenza e lo mani 
legate. » 

484. Un'altra signora tedesca, Ulriko 
Henschke, scriveva: c II primo dovere 
della giovane madre e certo quello di 
pr e8 tare al bambino le cure corporali che 
gli sono necessarie. Ma e non meno certo 
che, su cento giovani donne che per av- 
ventura parlano il francese a maraviglia, 
e suonano d'incanto il pianoforte, e sanno 
ricamare e dipingere alia perfezione, non 
to ne sono dieci che abbiano la minima 
idea delle condizioni convenienti al pic- 
colo essere che loro e confidato. » 

485. Chi scrive sa come in Italia vi 
siano delle eccellenti scuole, sussidiate 
dal Governo, per T allevamento degli ani- 
mali domestici.... Ma non sa che vi sia 
pur una scuola nella quale si insegni ad 
allevare per il meglio il bambino, che 
pure e 1* essere piu interessante della 
specie animale, perche il suo organismo 
e delicatissimo ed assai impressionable 
alle esterne influenze che per esso fa- 
cilmente si trasmutano in cause mor- 
tifere. 

486. I figli delFuomo sono per la mag- 
gior parte affidati a persone alfatto ignare 
del 1' arte di allevarli, e molti a persone 
in cui pregiudizi di ogni maniera, vecchi 
e nuovi, ereditati ed acquisiti, tengono 
luogo di quelle sane nozioni d'igiene in- 
fantile che le mamme soprattutto non 
dovrebbero ignorare. L'istinto e l'affetto 
che esse volgono a curare il neonato, non 
sono una guida sufficiente. 

487. Essendo nostro scopo di scrive re 
nn libro veramente utile e per tutti, non 
possiamo dispensarci dallo scrivere anche 
per le giovani madri. Esse non potranno 
esserci che grate se intorno all' argo- 
mento delP allattamento e dell' allevamento 



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ALLATTAMENTO ED ALLEVAMENTO DEI BAMBINI. 



del bambini ci tratterremo con la mag- 
gior diffusione possibile. 

488. La salute dei fanciulli dipende 
spesso dalle cure cui della propria, du- 
rante la gravidanza, ha prese la raadre. 
Rinuncera quindi la giovane sposa, ap- 
pena sentira agi tarsi nel suo seno una 
nuova vita, alle lunghe veglie, ai balli; 
evitera le fatiche; fuggira le commozioni 
troppo vive; avra cura particolare del 
suo modo di vestirsi. Si asterra dai ba- 
gni caldi ai piedi, senza rinunciare ai ba- 
gni generali tiepidi; la sua alimentazione 
sara larga e sana, senza essere sover- 
chia; si asterra dai cibi troppo conditi, 
dalle bevande eccitanti o troppo fredde. 
Le passeggiate, pur di non abusarne sino 
a sentirsi stanca, sono indicatissime. Tutte 
le funzioni del corpo debbono compiersi 
regolarmente. 

489. Quanto ai capricci che spesso si 
manifestano nella giovane sposa, noti sotto 
il nome di voglie, si soddisfino quante 
volte non possano nuocere ne ad essa ne 
ad altri; ma senza lasciarsi influenzare dai 
timore assurdo e ridicolo di veder il na- 
scituro portar il segno dell' oggetto desi- 
derato. 

490. Pu6 accadere che la giovane sposa 
abbia a sgravarsi nelP assenza del medico 
o della levatrice. In tal caso, come so- 
praggiungano i dolori forti e frcquenti 
che annunciano il parto vicino, si spogli 
e si ponga sur un letto a cinghie, in 
modo che la testa non sia piu alta del 
corpo, e le reni siano sostenute. Appena 
venuto alia luce il fanciullo, si collochi, 
trasversalmente, fra le cosce materne, 
sur un fianco, e con un paio di forbici si 
tagli il cordone ombellicale, che lo unisce 
ancora alia madre, a dodici o quindici 
centimetri dairombellico del fanciullo. Se 
il fanciullo e molto rosso, si lasci scolare 
un po'di sangue, poi si leghi il cordone 
a tie o quattro centimetri dairombellico 
con filo incerato, dopo aver osservato se 
per caso nel cordone non fosse qualche 
ansa d'intestino. 

491. Si lavi il neonato in acqua tic- 
pida e si vesta. Una cuffietta leggiera sul 
capo, una camicetta aperta sul dorso. un 
fazzolettino al collo, uua benda leggier- 
mente comprimente intorno al ventre, una 
pezza di fustagno e una fascia non troppo 
serrata intorno al corpo, dalle ascelle ai 
piedi, compongono l'abito del neonato. 

492. II neonato dove tenersi in una I 



camera ben aerata, che abbia una tern, 
peratura moderata, al riparo dalle cor- 
renti d'aria, e ben illuminata. La culla 
sia di fronte alia finestra, perche il fan- 
ciullo non abbia a fare sforzi pericolosi 
per vederla. Un piccolo materasso di pa- 
glia d' avena e sufficiente. Yi si porra il 
neonato sur un fianco, il destro, con la 
testa e le spalle un po' sollevate, per aiu- 
tarlo a rigettare la saliva e le bave. 

493. Una culla molto igienica consiste 
in una cassa di legno nel fondo della quale 
si mettano delle bottiglio piene d' acqua 
calda, e sopra un alto strato di crusca 
tenuta in forno per distruggere gli in- 
setti che per avventura contenesse. II neo- 
nato si fara riposare semplicemente sulla 
crusca, vestito sol tan to della camicetta e 
d'un giubboncino, con la testa sur un ori- 
gliere; e si coprira con altra crusca tie- 
pida e con le coperte. Quando si toglie 
il fanciullo dalla culla, si passera la cru- 
sca attraverso un romaiuolo a larghi fori, 
per separarne i grumi di crusca umida 
che si sostituiranno con altra crusca te- 
nuta in forno. I vantaggi di questa culla 
sono moltissimi : il fanciullo sara protetto 
dalla umidita ; si eviteranno le fasce tanto 
pericolose; e si aumentera il suo benessere. 

494. Altre cure devono apprestarsi alia 
puerpera. E prima, liberarla dai cordone, 
F uscita del quale si favorira fregando con 
una dolce pressione della mano sul ven- 
tre. Poi converra pulirla con ogni pre- 
cauzione e trasportarla sul letto nel quale 
dovra trascorrere il tempo del puerperio, 
e i cui lenzuoli dovranno essere ben asciut- 
ti, tiepidi, e le coperte adatte alia stagione. 
Se ne coprira quindi il seno con ovatta, e 
si fascera il ventre con due salviette, 
F una piegata in quadro e applicata sul 
basso ventre, F altra piegata in lungo, in- 
torno al corpo. La camera dovra essere 
ben aerata, pulita, tiepida, riparata. Le 
vecchie comari affermano che la puerpera 
non deve cangiare la biancheria se non 
nove giorni dopo il parto. Si trattad'uno 
stupido pregiudizio. La pulizia e la legge 
sovrana. 

495. Alia puerpera, subitodopo il parto, 
si potra dare una tazza di buon brodo : e 
potra prendere due o tre zuppe o minestre 
di riso o di pasta al brodo ogni giorno, 
sino alia febbre del latte, durante la quale 
non dovra prendere che brodo o tisane. 
Cessata la febbre, potra prendere delle 
uova, del pesce, del polio, dei legumi, e 



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ALLATTAMENTO ED ALLEVAMENTO DEI BAMBINI. 



87 



un po'di vino annacquato. Potra anche 
levarsi, ma non camminare prima di otto 
a died giorni. Le bende al ventre saranno 
rinuovate e mantenute per due mesi. 

496. « La madre, » dice santo Ambro- 
gio, c la quale senza una necessita assoluta 
affida ad altra donna la cura di allattare 
il suo bambino, commette una colpa. » 
Infatti, il primo dovere d'una madre 6 
quello di porgere il proprio seno al frutto 
delle sue viseere. Questo dovere e tanto 
naturale, che tutti i mammiferi lo soddi- 
sfano. La sola femmina dell'uomo lo di- 
mentica, incaricando troppo spesso un' al- 
tra donna, quando non la femmina d'un 
animate, di nutrirlo. 

497. II minore degli inconvenienti che 
possono risultare a una madre per que- 
sta col pe vole noncuranza dei propri do- 
veri, e quello di dover dividore con on' al- 
tra madre, se non di perdere, 1' affetto del 
proprio figliuolo. Aggiungiamo, che essa 
commette cosl un'imprudeuza della quale 
spesso e la prima vittima, perch e la ma- 
dre che rifiuta il seno al suo figliuoletto 
corre piu pericolo, in seguito a'suoi parti, 
di quella che compie il proprio dovere. 

498. Ma ci ha di peggio. La mortal ita 
nei bambini e enorme.Lo ricorda ad ognuno 
qualche fossa recente, sulla quale non e 
ancora cresciuto un fiore ; lo dice la con- 
suetudine che non fa vestire il lutto per 
essi, perche il mondo non sia in eterne 
gramaglie; lo dicono ad ogni pie sospinto 
gli avvisi di panacee che col grido c Sal- 
vate i bambini! » arrestano i nostri passi, 
ci fanno battere piu forte il cuore; con 
piu severo, con inesorabile argomento, lo 
confermano le statistiche. 

499. Si potrebbero citare cento stati- 
stiche mortuarie che portano in calce dei 
nomi illustri.... Tutte ci danno questo tri- 
sto resultato. La morte miete in Italia, 
tra i bambini, un maggior numero di vit- 
time che in quasi tutti gli altri Stati d'Eu- 
ropa. E questo numero, dal 1860 al 1885, 
oscilla fra il 22 e il 39 per cento I 

500. Fortunatamente la statistica, mo- 
strandoci una delle principali cause, la 
primissima forse, di questa spaventosa 
mortal ita, ci indica anche il principal 
modo di diminuirla. Mamme, leggete!... In 
Inghilterra e nel Belgio, dove e regola 
che la madre allatti i suoi figli, la mor- 
tal ita nei bambini e nulla o quasi, in con- 
fronto all' Italia e alia Francia, dove la 
salutare consuetudine e quasi un'ecce- 



zione.... Ancora. In Parigi, all' epoca del- 
l'assedio del 1870, quando le madrieran 
costrette ad allattare esse stesse i loro 
figli, nonostante la carestia, l'inopia di 
tutto, la mortality dei bambini fu solo 
del 17 per cento, contro il 33 per cento 
che si aveva in quella citta nelle condi- 
zioni ordinarie. Ancora. Le statistiche 
della Svezia e della Norvegia, ove V al- 
ia tt am en to e quasi esclusivamente ma- 
terno, danno una mortalita media del 12 
per cento. E non basta. II direttore del- 
l'lstituto dei Rachitici di Milano, il dot- 
tor Pini, affermava che piu dell' 80 per 
cento dei rachitici da lui ricoverati, di- 
vennero tali per cattivo allattamento !... 

501. La madre che vuol compiere il 
suo dovere di allattare il nascituro, deve 
convenientemente prepararsi al nobile uf- 
ficio. Qualche volta il capezzolo della mam* 
mella non e abbastanza sviluppato da po- 
ter esser preso in bocca dal poppanto, 
Questo accade di frequente special mente 
alle primipare. In tal caso la madre, fino 
dal sesto mese della gravidanza, potra 
porvi riparo acquistando un tiralatte di 
gonima, e applicandolo tutti i giorpi,dopo 
averlo compresso, ai capezzoli, i quali al- 
1' epoca del parto saranno come si con- 
viene sviluppati. 

502. Quanto alle ragadi, alle screpo- 
lature cioe che si formano talvolta sul 
capezzolo e che producono vivo dolore 
quando il lattante poppa, qualunque me- 
dico pud curarle. Si potranno prevenire 
lavando sera e mattina, tutti i giorni per 
due mesi prima del parto, i capezzoli con 
una soluzione di 2 a 3 grammi di tannino 
in 30 grammi di rum o di spirito di vino. 
Si dovra pure asciugare il capezzolo ogni 
volta che il bambino avra poppato. 

503. Tuttavia vi sono alcuni casi nei 
quali e necessario che la madre rinuuci 
all' allattamento della propria prole. La 
madre affetta da tisi polmonare, la madre 
che avverte in se il germe d' una malat- 
tia che pu6 essere comunicata al neonato 
per mezzo dell' allattamento, la madre de- 
bole, anemica, nou debbono nutrire il 
proprio figliuolo, ma affidarlo ad un' al- 
tra madre, ricordando che, se e certo che 
1' allattamento mercenario e una princi- 
palissima causa della mortalita dei bambi- 
ni, V allattamento artificial e Talimenta- 
zione prematura ne sono una causa anche 
piu diretta. 

504. La scelta d' ana buona nutrice in 



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ALLATTAMENTO ED ALLEY AMENTO DEI BAMBINI. 



questi casi e uno dei problem! piCi im- 
portant! della vita domestica e della fa- 
miglia: un problema, disgraziatamente, 
che si risolve troppo spesso leggiermente, 
senza troppo riflettervi. 

505. Una buona nu trice deve avere anzi- 
tutto latte in copia sufficiente, di buona 
qualita e ricco di principii nutritivi. Non 
vi fidate alle levatrici, alle donnicciuole 
incettatore di nutrici, alle agenzie. Affl- 
datevi al medico. 0, se lo preferite, fate 
voi stessi il vostro esame. Un microsco- 
pio vi dira se il latte sia o non di buona 
qualita. I globuii nel latte buono devono 
essere numerosissimi e di volume eonsi- 
derevole; quando siano molti, ma piccoli, 
il latte sara appena mediocre; sara de- 
bole o insufficiente se scarsi e piccoli; 
di cattiva qualita se insieme ai globuii 
rotondi, trasparenti, simili a piccole perle, 
che sono la parte grassa o butirrosa del 
latte, siano mescolati grauuli di colostro, 
di pus, di sangue, elementi eterogenei. 

506. Per sapere se il vostro bambino 
poppi a sufficienza, pesatclo prima e dopo 
d'aver poppato, avvertendo che sino ai 
tre o quattro mesi deve poppare da 60 
a 80 grammi di latte, da 100 a 150 a 200 
poi. Pesate inoltre il bambino almeno ogni 
quindici giorni, ricordando che esso, du- 
rante i primi cinque mesi, deve crescere 
in media da 25 a 20 grammi al giorno, 
e 15 grammi so) tan to nei mesi successivi. 

507. Scientificamente parlando, si deve 
s em pre cercare che la nutrice abbia par- 
torito alia stessa epoca della madre del 
bambino che le si vuol affidare. Ma poiche 
la nutrice ha latte in qua n tit a sufficiente 
per 18 mesi circa, il latte potra essere 
di quattro ed anche di sei mesi. Le nu- 
trici di eecondo latte debbono essere rifiu- 
tate sempre. 

508. Gome caratteri esternl di buona 
nutrice sono da ritenersi iseguenti: capelli 
neri, o di color castagno; denti bianchi, 
non cariati; colorito sano e fermezza delle 
gengive; alito non fetente; membra e petto 
bene sviluppati ; le mammelle e il capez- 
zolo ben proporzionati. U corpo non deve 
presentare cicatrici.Nessuna malattia della 
pelle, ne difformita delle ossa. Mancanza 
di qualunque morbo trasmissibile, nessuna 
tendenza a malattie ereditarie, vol to aper- 
to e franco, modi piacevoli e nettezza di 
tutta la persona, sono altri requisiti non 
meno importanti. 

509. V eta della nutrice deve essere 



compresa fra i 20 e i 35 anni. Sara pre- 
feribile una nutrice cho abbia partorito 
due o tre volte, ad una primipara. Quando 
si possa, inoltre, dovra tenersi in casa; 
continuarle Pali men tazione alia quale e 
avvezza, solo modificandola alcun poco in 
meglio; imporle le passeggiate giornaliere, 
ma sorvegliarla perche non cada nelle 
reti di qualche amante o non si trovi sola 
col marito. Infine, piu la nutrice sara ben 
dotata dal lato della intelligenza, e non 
abbassata dal vizio e dalla miseria, piu 
essa sara capace di amare il suo lattante, 
e di portargli cure affettuose ed utili. 

510. La cattiva condotta della nutrice ; 
le circostanze di malattia acuta o lenta ; 
l'apprendere che la nutrice appartiene 
a famiglia nella quale sono ereditari il 
cancro, la tisi, V epilessia, la mania; la 
deficienza sopraggiunta del latte; il di- 
magrimento, le coliche e le diarree con- 
tinuate del lattante; 1* apprendere che la 
nutrice allatta anche il proprio bambino, 
o che e gravida; sono altrettante cause 
che devono indurre sempre a cambiare 
la nutrice, che il cambiatnento sara sem- 
pre a vantaggio del bambino. 

511. La medicina dei bambini riposa 
quasi interamente sulJa loro igiene, e 
meno medicine si danno loro, tanto me- 
glio si riesce a guarirli. Abbiamo quindi 
l'obbligo sacro di istruirci sul miglior 
modo di allevare queste piccole pianti- 
celle, perche abbiano un giorno a diven- 
tare uomini sani e robusti di membra, di 
intelletto e di cuore. 

512. Qualita, quantita e modo di ali- 
mentazione costituiscouo il cardine del- 
T igiene infantile. L'ignoranza, il pregiu- 
dizio e la immoralita ne sono i nemici 
cap i tali. 

513- Sino ai nove o ai dieci mesi il 
nutrimento del bambino deve consistere 
essenzialmente del latte materno o della 
nutrice. II bambino non potra essere di- 
vezzato senza danno prima che abbia messi 
i primi 12 denti, e il divezzamento deve 
essere pre para to di lunga mano, abituando 
gradatamentc il bambino ad un regime 
misto. L' allattamento troppo prolungato 
ed il divezzamento prematuro sono pari- 
mente nocivi. 

514. I pasti del bambino devono essere 
perfettamente regolari. 11 porgere ad ogni 
momento la poppa al bambino e nocivo 
alia madre come ad esso. Bastera porgergli 
la poppa quattro volte nel giorno e due 



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ALLATTAMENTO ED ALLEY AMENTO DEI BAMBINI. 



nella notte. Sara bene anche di attendere 
due ore dopo il pasto prima di all attar e. 
Infine si comincera dal divezzare il bam- 
bino la notte, verso il sesto mese. 

515. Gli alimenti che si porgono al 
bambino devono essere ben cotti. II brodo 
deve essere digrassato. II latte di vacca 
si allunghera con acqua e s' indolcira con 
un po'di zucchero, aggiungendovi un po'di 
bicarbonato di soda. 

516* H sonno e indispensabile ai bam- 
bini. Non bisogna quindi impedire che 
dormano nel giorno, sotto pretesto che 
dormiranno meglio la notte. Ma neppure 
bisogna farli dorm ire per forza, cullan- 
doli o amministrando loro sciroppo dia- 
codio, sciroppo di papaveri, o altre pre- 
parazioni oppiate. Se il bambino grida, 
vuol dire che ha qualche bisogno, o che 
e malato. E le mamme interpelleranno in 
proposito il medico, ricordando di non 
usare mai di alcuna delle tante medi- 
cine piu o meno specifiche contro le reali 
o siipposte malattie del bambino, consi- 
gn ate dalle veccbie comari, dalla gradi- 
s el la alia santonina, e ricordando anche 
che le malattie dei bambini non sono sol- 
tanto causate dalla dentizione e dalla ver- 
minazione: anzi:le cosl dette malattie ver- 
minose sono molto meno frequenti di quello 
che comunemente si crede, e la cosl detta 
dentizione difficile, o stentata, o ri tar- 
data, e bene spesso effetto e non causa 
di altre malattie. 

517. I bambini non debbono essere trop- 
po coperti ; ma neppure devesi cadere nel- 
1' eccesso opposto, cioe di lasciar loro sco- 
perte braccia e gambe alia moda inglese. 
11 nostro clima assai piu variabile del 
clima inglese li dispone molto piu alle 
malattie della gola e del petto. Bisogna 
tenerne la testa fresca e leggiera, i piedi 
asciutti e caldi. Bisogna guardarli con 
ogni cura dalla umidita e dai colpi di sole. 

518. U bambino ha sopra ogni altra 
cosa bisogno d'aria, di molta aria e di 
aria pura. Le nutrici, le comari vi di- 
ranno che non si pud dar dell' aria a un 
bambino senza fargli correre il pericolo 
di costiparsi. Non lo crediate. Correra 
pericolo, e grave, se, per esempio, si espor- 
ra ad una corrente d' aria dopo aver fatto 
il bagno, e se si lascera raffreddare il suo 
corpicino non fosse che per uu momento. 
La buona aria, al contrario, lo rendera re- 
frattario ai raffreddori. Rinnovatela dun- 
que quanto piu spesso sia possibile nella 



sua camera, e mandatelo fuori, a respirar* 
la, nei prati, nei campi, nei giardini, dove 
sono delle piante, del sole, della luce. 

519. Abituate di buon' ora il vostro 
bimbo ai bagni appena tiepidi. Tenetelo 
pulito. Non lo svegliate di soprassalto. 
Quando rifiuta di mangiare all'orasolita 
del suo pasto, non lo forzate; aspettate 
l'ora del pasto seguente. Non l'abbiate 
troppo fra le braccia. Stendete un buon 
tappeto per terra, e lasciatevelo sbizzarrire. 
Non temiate ch' egli si annoi. E sotto il 
pretesto di divertirlo, non fate del vostro 
bambino il vostro trastullo. Non lo fate ri- 
dere a scatti; non gli fate smorfie o boo 
cacce; non stornate mai la sua attenzione 
da cosa che sia; ma lasciatelo compiere i 
suoi piccoli esperimenti che gli riusciranno 
sempre istmttivi. Non lasciatelo sveglio 
nelP oscurita. Non gli date ghiottonerie, 
non gli date troppi giocattoli. Egli si di- 
verte piu col gomitolo di cotone e col ba- 
taffolo di carta che con la bambola sa- 
piente. E soprattutto, e sempre, ricordatevi 
che egli ha bisogno d' aria, di molta aria, 
di aria buona. 

520. Fra i pregiudizi, cause non ultimo 
della enorme mortalita dei bambini in 
Italia, il piu comune fra tutti, non solo 
nelle campagne ma pure nelle citta, e la 
credenza inveterata che le malattie dei 
bambini non si conoscano, e che, come si 
dice, quando un bambino e am malato non 
vi sia nulla da fare. Bene spesso il medico 
e chiamato al letto del piccolo ammalato 
solo quando ogni ragionevole speranza di 
vita e spenta, e il bambino il piu delle 
volte muore conform ando ciascuno nel pro- 
prio pregiudizio. Ora sta il fatto, che a 
conoscere e a curare le malattie dei bam- 
bini si oppongono gravi difficolta ; e i me- 
dic i sono i primi a confessare che il primo 
medico e la natura, e che ad essi molte 
volte non spetta altro officio che quello di 
coadiuvare gli sforzi della natura medica- 
trice. Ma da questo al pregiudizio invalso 
molto ci corre. Le malattie dei bambini, 
come degli altri, si debbono curare e si 
curano. La medicina o l'igiene infantile 
si danno la mano nella santa opera, e 
spesso, quasi sempre, non si ricorre in- 
vano ad esse. 

521. Spesso le malattie dei bambini 
sono una conseguenza delle mancate cure 
igieniche, e il ritorno a questo e la loro 
pratica continuata sono le migliori medi- 
cine. La medicina preventiva e la migliore 



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ALLATTAMENTO ED ALLEVAMENTO DEI BAMBINI. 



di tutte. Cosl sarabene ogni 10 o 15 giorni 
somministrare al bambino un leggiero pur- 
gante: un cucchiaino d' olio di ricino, un 
po' di mannite sciolta nell' acqua o nel 
latte, un po' di magnesia. I bambini de- 
vono essere regolati nolle loro funzioni di- 
gestive. La diarrea e la stitichezza sono 
ugaalmente pericolose. 

522. L'allattamento non razionale, ar- 
tificiale, misto, precoce, 1'uso dei farinacei, 
dei dolciumi, il poco moto, sono le prin- 
cipal i cause della stitichezza. Un bambino 
sino ai 12 mesi deve evacuare due o tre 
volte al giorno. Altrimenti, e soprattutto 
quando le inaterie evacuate sono dure, 
friabili, scolorate, il bambino e malato. 
L'uso dei clisteri, con acqua saponata, 
salata, o contenente del bicarbonato di 
soda sciolto, e indicatissimo. Servira pure 
qualche leggiero purgante. II calomelano, 
ilrabarbaro, l'aloe non devono essere am- 
ministrati che dietro consiglio del medico. 
I bagni tiepidi quotidiani sono pure indi- 
catissimi. 

523. Le marame sogliono attribuire pres- 
soche tutti i malanni dei loro bambini 
ai vermi o alia dentizione. Pochissime 
sanno che la diarrea pud essere una ma- 
lattia vera, indipendente dalla dentizione, 
esauriente, micidiale. La diarrea prodotta 
dalla dentizione spesso manca. Si com- 
batte facilmente con un po' di dieta, con 
buon brodo, con acqua di calce per bere, 
con un purgante, appena appare il fiusso 
intestinale. Qualche altra volta la diarrea 
e causata dal latte troppo denso, troppo 
nutriente, indigesto; e si cura, allonta- 
nando le ore dei pasti, col decotto d' orzo 
o col bicarbonato di soda: qualche cue- 
chiaio prima del pasto. Talvolta e Peffetto 
d'un vero catarro intestinale, e allora 
bisogna ricorrere al medico. 

524. Le mamme hanno pure il dovere 
di far vaccinare i loro piccini, due o tre 
mesi dopo la nascita. La vaccinazione e 
il preservative piu sicuro di quella terri- 
bile malattia che e il vaiuolo, e che, se 
talora perdona la vita, lascia sempre le 
sue vittime malate o sfigurate. II vaccino 
e alia portata di tutti; ed e una imper- 
donabile negligenza, una vera colpa, non 
approfittarne. Anche le mamme faranno 
bene a vaccinarsi: in caso di epidemia, 
anche durante la gravidanza. Almeno ogni 
otto o dieci anni sara bene rinnovare la 
vaccinazione. 

525. Molt© mamme e quasi tutte le 



vecchie comari e le nudrici affermano 
imperturbabilmente che le croste lattee, 
il lattime, che spesso coprono il capo e 
la faccia dei bambini lattanti, sono uno 
sfogo naturale, e che bisogna rispettarlo. 
E un vecchio e pericoloso pregiudizio : il 
lattime e una spia della costituzione de- 
licata, linfatica o scrofolosa, quando non e 
causato dalle cattive condizioni igieniche 
nelle quali e allevato il bambino, fe una 
malattia brutta e sudicia che bisogna 
curare. Si applicheranno degli empiastri 
emollienti per levare le croste, e si alterne- 
ranno poi le lozioni emollienti colle astrin- 
genti: acqua di rose, soluzioni allungate 
di solfato di zinco, frizioni di vasellina 
con acido borico, che saranno prescritte 
dal medico. Una buona saponata alia testa 
durante il bagno terra lontana la crosta 
che impedisce ai capelli di crescere folti 
e lucenti. 

526. Un alt ro tristo pregiudizio afferma 
che gli scoli dagli orecchi sono sfoghi be- 
nefici. Anche qui si tratta d'una malattia 
pericolosa, Potorrea, per la quale bisogna 
ricorrere subito alio specialists; perche, 
non curata, o non curata convenientemente, 
spesso e mortale. 

527. La tosse ferina e un 1 altra fra le 
piu terribili malattie dell'infanzia, tanto 
piu per le sue frequenti complicazioni ce- 
rebrali e polmonari. Nei poppanti e peri- 
colosissima, e solo il medico, al quale 
bisogna ricorrere con la maggiore solle- 
citudine, pu6 curarla. 

528. Si tiene in poco conto, come ma- 
lattia comune, naturale in tutti i bambini, 
e di facile guarigione, il morbillo o rosolia. 
Basterebbe uno sguardo a una statistica 
per consigliar meglio le mamme che non 
ricorrono al medico per un male come 
questo, che esse ritengono un male da 
nulla, e che miete invece moltissime vit- 
time, sia per la semplice febbre, sia per 
la mancata eruzione cutanea, sia per le 
bronchiti, le laringiti, le pneumoniti, le 
meningiti, il croup che spesso, troppo 
spesso, V accompagnano. 

529. L'allattamento mal condotto, il 
poppatoio, le indigestion!, la poca net- 
tezza sono cause frequenti, nei bambini 
lattanti, del mughetto, un'affezione della 
cavita orale, dovuta alia formazione sulle 
gengive, sulla lingua, sul palato, di mi- 
croscopici funghi biancastri. Le mamme 
comincino dal purgare i bambini, dal pu- 
lirne la bocca con bicarbonato di soda, 



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ANIMALI DOMESTICI E ANIMALI UTILI. 



41 



dal tonerli a dieta. Ricorrano poi al me- 
dico che, solo, dopo averne scoperte le 
cause, potra indicare il mezzo di curare 
il bambino. 

530. La grassezza del bambino, 1'estre- 
ma delicatezza della pelle, l'uso non roai 
abbastanza riprovevole delle fasce, la poca 
nettezza, la diarrea, 1' uso di cattiva cipria 
e di panui asciugati al fuoco, dispongono 
il bambino agli eritemi, o rossori pruri- 
ginosi, al collo, sotto le ascelle, dietro gli 
orecchi, agli inguini, alle cosce, alle na- 
tiche. I bagni quotidiani tiepidi, la piu 
scrupolosa nettezza, il licopodio e Pos- 
sido di zinco mescolati insieme in parti 
uguali, in luogo di cipria, sono i migliori 
rimedi. 

531. II croup e una delle piu terribili 
malattie della infanzia. Si manifesta prima 
con una tosse speciale, a intervalli rauca 
e stridula; con la difficolta del respiro; 
con Paspirazione lenta, sibilante. Sulla 
parete interna della laringe si depositano, 
formandosi, moltiplicandosi e consolidan- 
dosi con rapidita straordinaria, delle mem- 
brane. II respiro ne e impedito, la voce 
e la tosse si estinguono; il bambino sof- 
foca, muore fra gli spasimi piu atroci, 
quando 1' opera pronta e intelligente del 
medico non riesca a salvarlo. 

532. Abbiano le mamme la piu scrupo- 
losa cura igienica dei loro bambini, se vo« 
gliono prevenire la malattia troppe volte 
letale; e al piu lieve sos petto ricorrano 
al medico, che, se in tempo, colle sangui- 
sughe, i bagni freddi al collo, i vomitivi, 
le inalazioni tiepide, frequenti, alternate, 
d' acqua di calce e acido lattico, e d'acqua 
di calce e clorato di potassa, e, nei casi 
estremi, con la tracheotomia, suprema an- 
cora di salvezza, potra ripristinare in 
salute il caro, piccolo raalato. 

533. Le convulsioni sono tanto frequenti 
neir infanzia, che circa il 70 per cento dei 
casi di tnorte nei primi anni di vita si 
attribuisce ad esse. La natura di queste 
convulsioni 6 svariatissima, come diverse 
no sono le origini e le cause, che soltanto 
il medico pud indagare e scoprire, met- 
tendosi quindi in grado di combatterle. II 
piu delle volte le indigestioni, i catarri 
gastrici, la stitichezza ne sono le cause 
principali; i vermi le meno frequenti. 

534. Unabuona,una vera mamma, quella 
che, obbedendo al dovere impostole dalla 
natura, allatta il proprio bambino e lo 
vuol sano, robusto e intelligente, abbia 



per tutto bagaglio, oltre al proprio affetto, 
un termometro e una bilancia, che sono 
il piu prezioso snssidio del pediatra, e 
legga e mediti quell' aureo volume d'igiene 
infantile che e : La salute del bambino, del 
dottor R. Guaita, direttore medico del- 
TOspedale dei Bambini di Milano. 



Animali domestic! e animali utili. 

535. Cane, — Nei Vendidab, la parte piu 
autentica e piu antica dello Zend-Avesta, 
nno fra i piu antichi libri della umanita, 
leggesi una sentenza che, vera quando fu 
scritta, i secoli non hauno che confer- 
mata. Essa afferma che c il mondo sus- 
siste per la intelligenza del cane.» Infatti 
non si puo concepire senza il cane l'uomo 
selvatico primitivo, rozzo ed incolto, e 
nemmeno 1' abitante colto della parte piu 
incivilita della terra. Nessun altro animale 
di tutta la terra merita meglio del cane 
la stima piu perfetta e piena, Pamicizia, 
P amore delP uomo, del quale egli 5 il piu 
fedele compagno. 

536. II cane e il piu intelligente di 
tutti gli animali domestic]'. La sua me- 
moria, la sua immaginazione, le sue qua- 
nta morali, che sono la fedelta, l'affe- 
zione, la riconoscenza, la vigilanza, la 
pazienza nei trattare coi bambini, il co- 
raggio, Podio pei neraici del sno padrone 
ne fanno la piu preziosa conquista del- 
P uomo. II cane piu perfetto e il barbone, 
e quanto e celebrato nei cane di buono, 
di utile, si trova concretato in esso. L'edu- 
cazione per altro pud molto sul cane, e 
ciascuno ha il cane che si merita, 

537. L' utilita del cane come animale 
doraestico e troppo nota, perche % occorra 
insistere su questo argomento. E un'ot- 
tima guida, una guardia eccellente. Cerca 
le cose perdute, tien lontano il bestiame 
dai campi, raduna le renne, protegge i 
buoi e le pecore contro le fie re, e il piu 
utile ausiliario del cacciatore. In Fran- 
cia gira lo spiedo, in Siberia e in Groen- 
landia tira la slitta. £ mirabile in esso 
il presentire le mutazioni atmosferiche: 
coll* odore fetente avvisa P uomo delPav- 
vicinarsi della pioggia. 

538. La came del cane emangiatadai 
Cinesi, dai Groenlandesi, dagli Esquimesi 
e da molti altri popoli. La sua pelle prov- 
vede materiale d' abbigliamento : se ne 



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ANIMALI DOMESTICI E ANIMALI UTILI. 



fanno berretti, borse, manicotti, scarpe 
da ballo, guanti. II pelo serve a imbot- 
tire le poltrone. Dalle ossa e dai tendini 
si ricava colla. II grasso si usa per lin- 
ger e le mote. 

539. La gestazione della cagna dura 
63 giorni, dopo i quali da alia luce da 
tre sino a dieci piccini. D'ordinario quat- 
tro o sei. Rare volte quindici e persino 
venti. I neonati hanno gli oecbi chiusi 
per dieci o dodici giorni. L'aniore della 
madre per essi e straordinario. Corauno- 
mente se ne lasciano alia madre solo due 
o tre per non indebolirla troppo. L'al- 
lattamento dura sei settimane, in capo 
alle quali si diminuisce 1' aliraentazione 
della madre, perche il latte ne scemi, e 
i piccini si divezzino. Allora si abituano 
questi ad una alimentazione leggiera, e si 
tengono con grande nettezza. Nel terzo 
o nel quarto mese cambiano i primi denti. 
Dopo il nono o decimo mese sono gia atti 
alia riproduzione. 

540. Verso il dodicesimo anno il cane 
entra nella veechiaia. I suoi peli incanu- 
tiscono sulla fronte e nel muso, nelle al- 
tre parti perdono la lucentezza, i denti si 
smussano o cadono. I cani che raggiun- 
gono i veuti anni di vita sono rari; quelli 
che li superauo sono eccezioni. 

541. 11 canile deve essere costruito di 
buon legname inverniciato; il pavimento, 
alto sul suolo, deve essere di quercia. Una 
botticella sfondata da una parte, messa 
su due travi o su due caprette e coperta 
d' un tetto di legno pud servire all' uso. 
Presso al canile deve porsi un vaso che 
si avra cura di tener sempre pieno d' acqua 
pulita. Per nutrimento non si deve dar al 
cane troppo latte. II pane di segale e qual- 
che po' di carne cruda ne costituiscono il 
miglior alimento. Sara bene anche dare a 
quando a quando ai giovani cani un po' di 
sabina o d'aloe misti agli alimenti. 

542. Si sogliono spesso, troppo spesso, 
tagliare ai cani le orecchie e la coda, sia 
perche offrauo meno presa ai loro nemici, 
quando si tratti di cani da guardia o 
da pastori, sia in omaggio alia stupida 
credenza che essi abbiano in fondo alia 
coda un venue dal quale bisogua liberal! i. 
E inutile dire che si tratta d'una cru- 
de] ta gratuita e pericolosa. 

543. Una malattia frequente nei cani 
e la rogna, conseguenza abituale di una 
alimentazione troppo grassa e salata, del- 
P acqua cattiva, di poco moto e del sudi- 



ciume. I cani giovani soffrono sovente il 
ciniurro, raffreddore che determina Pin- 
fiammazione della mucosa, e che ne miete 
il 50 per ceuto. Se ne preserveranno te- 
nendoli in canili ben asciutti e tiepidi, e 
soprattutto con una buona alimentazione. 

544. La malattia piu terribile del cane 
e la rabbia, tanto pericolosa per gli altri 
animali domestici e per Puonio stesso. La 
rabbia suole manifestarsi per lo piu n el- 
restate, al momento del maggior caldo, 
o nell' inverno nel maggior freddo. Si crede 
da molti che le principali cause di essa 
siano il difetto d' acqua, e i non soddi- 
sfatti bisogni sessuali. L'uomo, il gatto, 
il cavallo, il bue, la pecora, il maiale, la 
volpe, gli uccelli da cortile possono con- 
trarre la rabbia per effetto della morsi- 
catura dei cani arrabbiati. 

545. I principali sintomi della rabbia 
nel cane sono il mutar contegno, il di- 
venir arcigno, il brontolare contro il pa- 
drone, la melanconia, la sonnolenza, l'ir- 
requietezza, il bere avidamente, ma in 
piccola quantita, la voce trasformata in 
un rauco e ftoco ululato, la perdita del- 
Pappetito, P intorbidamento delTocchio, 
la diminuzione della sensibilita. 11 cane 
arrabbiato lecca le proprie urine, la sua 
bocca diventa bavosa, tiene la coda ab- 
bassata, morde la paglia, gli oggetti cir- 
costanti, gli animali in cui s'imbatte. Solo 
nelP ultimo stadio della malattia fugge 
Pacqua, e non sempre; talora vi si tufifa 
o vi immerge il muso. Qualche volta la 
rabbia dei cani e muta; essi sono meno 
eccitati e iracondi, mordono piu di rado; 
ma soccombono ugualmente al terribile 
morbo. 

546. Quando un animale e morsicato 
da un altro affetto o sospetto di rabbia, 
bisogna impedire, il piu presto che sia 
possibile, che il virus sia assorbito. Biso- 
gna fare delle incisioni profonde, lavare 
le ferite, favorirne lo scolo del sangue, 
cauterizzarle con un ferro rovente o con 
un caustico potente. La rabbia si mani- 
festa fra i 30 e i 60 giorni; quand'e svi- 
luppata dura da tre a nove giorni, ed e 
presso che incurabile. LMnoculazione del 
virus rabico incontra grande favore fra 
gli scienziati modern i, e gli istituti an ti ra- 
bid, dietro Pesempio di quello di Parigi 
fondato dal Pasteur, sorgono omai in tutte 
le principali nostre citta. 

547. II sintomo piu certo della buona 
salute d'un cane e la fieddezza e Purai- 



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ANIMALI DOMESTICI E ANIMALI UT1L1. 



43 



dita del suo naso. Quando un cane ha il 
naso asciutto e caldo, gli occhi torbidi, 
I'appetito deficiente, e malato. Bisogna 
allora chiuderlo in una stalla, condan- 
narlo alia dieta, e dargli poi dell' olio di 
lino misto a qualche buona vivanda. Se 
1' olio di lino non giova, gli si pu6 dare 
un cucchiaio di solfo impastato con burro. 
Se si aliiuenta il cane con pane buono e 
con latte dolee o acido, non occorre in 
nessuna malattia dargli altro rimedio. 

548. I cani sono pur tormentati dai 
parassiti : le pulci, i pidocchi e le zecche. 
Le pulci e i pidocchi si distruggono span- 
dendo sul suolo, sotto il giaciglio di paglia 
del cane, uno strato di cenere, e cospar- 
gendone il pelaroe con la cosi dettapol- 
vere insetticida di Persia, o con polvere 
di piretro. Le zecche si distruggono con 
Pacquavite, con 1'acqua salsa, col succo 
di tabacco. Piu difficile e il liberare i cani 
dalla tenia. Si consigliano per altro nel 
cibo le bacche di rose coi semi ed il 
peluzzo che vi si trovano, e il decotto di 
kousso di Abissinia. 

549. Gatto. — L'intelligenza del gatto 
e affatto disconosciuta nella maggior parte 
dei casi. Si considera come un animale 
infedele, fa) so, ladro, maligno. Esso me- 
rita invece la incondizionata simpatia del- 
T uomo, anche a non tener conto delle sue 
forme armoniche, bellissime, e del la per- 
fezione de'suoi sen si. Forse nel disprezzo 
che per soli to si ha per esso, ha parte il 
grande conto che facciamo del cane, suo 
capitale nemico. 

550. II gatto ha un'agilita sorprenden- 
te: ha il senso fisicodelPaltezza, del la di- 
stanza; conosce le superftcie, i colori, i 
suoni. Ha una memoria locale squisita. 
% affezionato alia casa. non si lascia 
portar via, o ritorna. Portato in un saceo 
ad una distanza di parecchie ore, sa trovar 
la via per ri torn are a casa. Ha un co- 
raggio straordinario, una presenza di spi- 
rito non meno grande. II cane e il cavallo 
si spaventano: il gatto s'impaurisce sol- 
tanto. J5 scaltro, furbo. Se morde, se 
graffia, Tuol dire che e stato troppe volte 
ingannato, e tormentato. Non e falso chi 
nutre rancore. Ben trattato e con intelli- 
genza, dimostra all' uomo altrettanto af- 
fetto quanto ingegno. 

551. Chi ha un gatto che graffia e morde 
i bambini, rompe le stoviglie, ruba la sal- 
siccia, il lardo, la carne, sgozza i pulcini 
e gli uccelletti, o non piglia mai un sorcio 



od un topo, lo lapidi, lo fucili, lo anneghi, 
se non pud in altro modo liberarsene; e 
piu presto potra, meglio. Ma chi possiede 
un gatto che sia il trastullo prediletto e 
innocuo dei suoi bambini, che non arrechi 
il menomo guaio nella casa, che tenga 
netta la casa dai topi, lo tratti o lo tenga 
come un amico; meglio, come un bene- 
fattore. 

552. La gestazione della gatta dura 55 
giorni. Essa partorisce due volte air anno 
cinque o sei gattini che nascono ciechi, 
e che vedono la luce soltaoto il nono 
giorno. Lo spettacolo che danno di se i 
giovani gatti e interessantissimo. La ma- 
dre adora i suoi piccini. 

553. Chi uon ha mai abitato una casa 
vecchia, nella quale sorci e topi se la 
spassino allegiamente, non sa quel che 
voglia dire l'avere un buon gatto. Ma chi 
per anni ed anni abito con quella molesta 
gcnia e Tide quanto impotente 6 1'uotuo 
contro di essa, chi soffrl danno su danno, 
e si laguo ogni giorno degli odiosi vicini, 
colui riconoscera che il gatto e uno dei 
nostri piu utili animali domestici, e me- 
rita i maggiori riguardi e le cure mag- 
giori, la nostra gratitudine, il nostro af- 
fetto. La quantita di topi che un gatto 
pu5 distruggere e incredibile. Bisogua co- 
noscere la spaventosa fecondita dei topi 
per rendersene un'idea. Basti questo: cho 
ogni gatto adulto ne distrugge in media 
da 15 a 20 al mese. 

554. Si crede da molti che il gatto ces- 
serebbe di dar la caccia ai topi se gli si 
desse da mangiare; e molti lo lascereb- 
bero morir di fame, s'egli non si ingegnasse 
a cercare il cibo. E un error e. Certo, che 
un gatto troppo ben pasciuto diventa pol- 
trone e infingardo. Ma il gatto, al quale 
si da il necessario per vivere, non sara 
che piu svelto e robusto, e fara meglio 
1'nfficio suo, che i topi danno pochissima 
materia nutritiva. 

555. L'utilita del gatto si manifesta in 
altri modi ancora. Esso distrugge molti 
insetti nocivi, come i maggiolini e le lo- 
custe. Uccide persino i serpenti velenosi ; 
non solo le vipere, ma, dove ce ne sono, 
anche i serpenti a sonagli. 

556. Fra le malattie cui va soggetto, 
la piu frequente e pericolosa e la rogna, 
spesso mortale. Si guarisce con fette di 
pane s pal mate di burro e di fiore di solfo 
impastati insieme. Sara bene dargliene di 
quando in quando come preservative 



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AKIMALI DOMESTlCl £ ANlMALI UTILl. 



557. Bue, vacca % toro. — II bue dorae- 
etico e uno fra i piu stupidi nostri ani- 
mali domestici. II bue, la vacca imparano 
a conoscere e anche ad amare il padrone, 
obbediscono alia sua chiamata; ma serabra 
piuttosto effetto di abitudiue che di intel- 
ligenza vera, la qualo, sebbeue in piccolo 
grado, si manifesta meglio nel bestiame 
boviuo che vive in liberta, che non in 
quello che rimane nella stalla. Gosl il toro 
i meglio dotato della vacca piu intelli- 
gente. 11! piu rob us to, ha sensi meglio svi- 
luppati, maggiore il sentimento della forza, 
il coraggio, Pagilita, la rapidita. 

558. Nel secondo anno della loro vita 
le bovine sono atte alia riproduzione. La 
gestazione dura d' ordinario 285 giorni. 
Poco dopo la nascita, il vitello si leva in 
piedi, e poppa sino dal primo giorno. Alia 
nascita possiede gia otto denti incisivi. 
I denti ingialliscouo nel quinto anno; si 
rompono e cadono fra il sedicesimo e il 
diciottesiino, quando la vacca non da piu 
latte, e il toro non serve piu alia ripro- 
duzione. Vivono intorno ai veuticinque 
anni. 

559. II cibo favorito del bue si corn- 
pone di diverse piante verdi e secche, di 
veccia, di grano, di piselli e di erbo suc- 
cose. Sono nocivi per esso il lino, la ci- 
cuta, le lenticchie, il colchico, il titimalo, 
Paconito, le foglie di quercia, le foglie 
dei nocciuoli, il trifoglio bagnato. II prez- 
zemolo, il sedano, il porro, la cipolla sono 
contrari alia produzione del latte. Divora 
le frutta, le patate, le carote. II sale e 
per esso una necessita. 

560.L'utilita delle bestie bovine e tanto 
grande quanto nota. Sono ottime bestie da 
tiro. Danno il latte, il burro, il formaggio. 
I loro escrementi danno un eccellente con- 
cime. La carne del bue e del vitello sono 
fra i principali alimenti deiruomo. Del- 
P animale morto servono soprattutto il 
cuoio e le corna. 

561. Capra. — La capra e una bestia 
allegra, capricciosa, curiosa, che arreca 
piacere e maraviglia a chi P osserva per 
la prima volta. Per P uomo ha una grande 
amorevolezza. ft piena d' amor proprio, 
ed e molto sensibile alle carezze. ft ab- 
bastanza intelligente, ed e capace d'una 
educazione finitissiuia. Trattata bene, tira 
volentieri le carrozzelle dei bambini, ubbi- 
disce ai comandi, compone parole con let- 
tere alfabetiche, da in qualche modo delle 
risposte orali a chi la interroga. 



562. Una infinita d' erbe servono di nu- 
trimento alia capra: circa 450 di 600 spe- 
cie che si conoscono. Preferisce le te- 
nere foglie e i fiori delle legnminose, le 
foglie di cavolo e di rapa, le foglie degli 
alberi. Mangia senza inconveniente piante 
nocive ad altri animali, come la salvia, 
la cicuta, il prezzemolo, il semprevivo, le 
foglie del tabacco; non le nuociono nep- 
pure i mozziconi di sigaro. II titimalo non 
le causa che diarrea. La digitale e l'evo- 
nimo sono per essa veleni. Le erbe che 
le giovano di piu sono quelle che crescono 
sulle alture asciutte, soleggiate e fertili. 
Le pratcrie concimate non le possono 
servir di pascolo. 

563. La capra e atta alia riproduzione 
a sei mesi. Un maschio, dal secondo al- 
Pottavo anno, basta per un centinaio di 
capre. La gestazione dura da 147 a 155 
giorni. Partorisce d' ordinario uno o due 
capretti, che crescono rapidamente. Le 
corna spuntano al secondo mese. Alia fine 
dell'anno sono adulti. La capra dome- 
stica ha bisogno di bevande con segale 
e sale. 

564. L' utilita della capra e grande. 
In molte regioni e la migliore arnica del 
povero, perche il suo mantenimento nel- 
Pinverno costa poco, nell' estate presso- 
che nulla. Essa da latte, burro, cacio, 
lana, carne, cuoio e corna. II latte e la 
lana ne sono i piu utili proventi. II latte 
e fra i piu sostanziosi che si conoscano. 
La lana, specialmente di certe specie, e 
a dirittura preziosa. La lana che serviva 
e serve tuttora a fabbricare i famosi ed 
ottimi scialli del Gascemir, e fornita ap- 
punto da una capra speciale delle regioni 
del Tibet, la capra del Cascemir. Col cuoio 
si fanno cordovano e marocchino. Con la 
pelle del caprone si fanno calzoni, guanti, 
otri da vino e da acqua. II pelo serve a 
far pennelli e a intrecciare corde. Le 
corna sono utilissime al tornitore. 

565. Pecora. — La pecora e una bestia 
mansueta, tranquil la, paziente, stupida, 
servile, timida e codarda, maldestra e 
sempre impacciata. Ogni rumore la spa- 
venta; il lampo, il tuono, Puragano, met- 
tono in iscompiglio il gregge. Timido e 
pauroso come una pecora, dice il pro- 
verbio; e dice benissimo. II gregge se- 
gue il suo conduttore sempre, si get ti 
esso nelle fiamme, nel mare, in un pre- 
cipizio. Le pecore domestiche non hanno 
neppure affetto per la prole. 



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ANIMALI DOMESTICI E ANIMALI UTILl. 



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566. Le pecore preferiscono le regioni 
alte ed asciutte. Mangiano di moltissime 
erbe. Nell'inverno si cibano di fteno, di 
paglia, di foglie secche. I cereali le ingras- 
sano troppo e recan danno alia lana. II 
rauuncolo, il titimalo, il colchico, le len- 
ticchie, le piante grasse, sono per esso ve- 
lenose. Amano molto il sale, e l'acqua fre- 
sca 6 per esse una necessita. 

567. La gestazione dura da 150 a 154 
giorni. Per solito la pecora partorisce un 
solo agnello: rare volte doe, rarissima- 
mente tre. Pu6 figliare anche due volte 
air anno. ft atta alia riproduzione dopo 
un anno o due. La dentizione perd non 
e completa cho nel quinto anno. II mi- 
glioramento della razza e facilissimo. 

568. La pecora ha molti nemici nelle 
diverse parti della terra: i grossi felini, 
il lupo, il cane selvatico, l'orso, l'aquila. 
Va soggetta a poche malattie. La piu fre- 
quente e il capostorno, prodotto da un 
verme che le penetra nel cervello. Meno 
frequenti sono le congestioni di sangue, il 
male delle unghie, delle zampe, il vaiuolo, 
il meteorismo. A nove o dieci anni perde 
i denti e non serve piu. Pud perd vivere 
siuo a 14 anni. 

569. L'utilita della pecora e ora al- 
quanto sceniata. La lana ha perduto molto 
del suo valore dopo che 1' Australia 6 stata 
tutta trasformata in pascolo. La came e il 
concime hanno un valore maggiore.il latte 
serve a fabbricare ottimi forniaggi. Le pe- 
core delle razze piu stimate per la lana, 
come le merinos, non si mungono mai. 

570. Aaino. — L'asino, uno fra i piu in- 
telligent! animali domestici, e poco meno 
importante del cavallo (vedi Scuderia) 
nella economia domestica. Solo, la sua 
sagacita non 6 cosl schietta come quella 
del cavallo. ft piuttosto scaltrezza e fur- 
boria. Avvilito dai lunghi strapazzi, il suo 
coraggio si trasforma in cocciutaggine, la 
sveltozza in lentezza, la vivacita in pigri- 
zia, la saviezza in istupidaggine, l'amore 
alia liberta in pazienza, l'ardire in tolle- 
ranza delle busse. ft suscettibile di edu- 
cazione. Ci sono degli asini a dirittura 
sapienti. Ha memoria eccellente, udito 
finissimo, ottima vista, buon odorato. 

571. L' asino e sommamente sobrio. 
L'erba e il fieno che la vacca e il ca- 
vallo rifiutano, sono ancora delle ghiot- 
tonerie per l'asino. ft di difficile conten- 
tatura solo riguardo alia bevauda. Yuole 
acqua purissima. La gestazione dell'asina 



dura 290 giorni. L'asinello poppa gia mez- 
z'ora dopo la nascita. Si divezza a cinque 

sei mesi. ft amato dalla madre, che esso, 
alia sua volta, riama. ft adulto a due anni. 
A tre e nella pienezza delle sue forze. Pud 
vivere 30, 40 e anche 50 anni. 

L'asino da noi e la bestia da tiro e 
da soma del povero. In altri paesi, spe- 
cial men te nell' Egitto, e ten u to in mag- 
gior conto. Cola e un utilissimo animale 
da sella. 

572. Mulo. — Chiamasi mulo il figlio d'un 
asino e d'una cavalla; il figlio d'un ca- 
vallo e d'un'asina dicesi bardotto. Da noi 
non si allevano che i muli, che della madre 
hanno la forza e il coraggio, del padre la 
sobrieta, la costanza, il passo dolce e sicu- 
ro. A quattro anni soltanto sono adatti 
al lavoro, e sono allora utilissimi. Un buon 
mulo porta sino a 150 chilogrammi. Un 
cavaliere si pu6 affidare ad esso pei sen- 
tieri piu difficili. La fecondita del mulo, 
negata per molto tempo, e oggidl messa 
fuor d'ogni dubbio. 

573. Cammtllo. — II cammello e una be- 
stia tanto brutta quanto stupida, ingorda, 
caparbia, cattiva, incapace d'ogni affetto 
che non sia quello pei suoi figli. Tuttavia 
e 1' animale domestico piu utile in Africa. 

1 servigi che rende nel deserto, come be- 
stia da sella e da soma, sono incalcolabili, 
leggiero, sobrio e resistente come e ; seb- 
bene, soprattutto per quanto riguarda la 
sua sobrieta, non abbiansi a credere le 
fiabe spacciate per tanto tempo come ve- 
rita, che le grandi celle dei due primi 
scompartimenti del suo stomaco siano dei 
serbatoi d' acqua dove possono attingere 
a volonta il cammello e il viaggiatore. 

574. Nell' anno 1622 Ferdinando II 
de' Medici ne fece trasportare in Toscana, 
e Tallevamento di quest animali vi si 
e continuato fino ad oggi. A San Bossore 
presso Pisa i cammelli si trovano benis- 
simo in una vasta pianura arenosa, dove 
vivono come nella patria loro. Per molto 
tempo furono di la provveduti tutti i 
giardini zoologici, i inusei ed i serragli. 

575. Elefante. — Sebbene degli elefanti, 
che hanno per loro patria 1' India e l'Africa, 
non giuugauo a noi che pochi individui, e 
solo per oggetto di curiosita, non pos- 
siamo tacere il nomo di questo nobile e 
intelligentissimo animale che non la cede 
ne al cane, ne al cavallo: suscettibile di 
educazione al massimo grado,capace di af- 
fezione, di riflessione straordinaria, buono 



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AN1MALI DOMESTIC! E ANlMALl UTILI. 



a tutti i lavori, cacciato soprattutto pel 
prezioso avorio delle sue zanne. 

576. Coniglio. — - II coniglio e an ani- 
male domestico che ha importanza per le 
sue carni e pel suo pelo, del quale Pin- 
dustria si serve per far cappelli. Ma ha 
bisogno di cure intelligent, e, soprattutto, 
d'un buon nutrimento: di fieno, erbe, fo- 
glie, cavoli, non di foglie di cavoli sol- 
tanto, come s'usa da molti. Bisogna te- 
nerlo in una stalla ben asciutta, aerata e 
pulita, e pos8ibilmente tener separati gli 
adulti dai piccini. La stalla deve essere 
munita di tane artificiali. Una lunga cassa 
divisa in scompartimenti, ai quali possano 
accedere per mezzo di buchi, serve be- 
nissimo. 

577. Un coniglio femmina pu6 figliare a 
sei mesi. Un solo maschio basta per otto 
feminine. Sara bene perd non tenerli insie- 
me; ma fargli visitare le feminine, una ogni 
otto giorui. La gestazione dura un mese. 
La femmina da alia luce da cinque a sette 
piccini. Pud partorirne da 50 a 60 in un 
anno. II cibo si da due volte al giorno: 
al mattiDO e alia sera. Quando si cibauo 
di erbe fresche, e inutile, se non danno- 
so, il dar loro a bere. 

578. La carne del coniglio e fresca e 
saporita. La sua pelliccia e adoperata 
come quella della lepre, ma e di poca 
durata. Soffre frequentemente la rogna 
e la diarrea. Buoni alimenti e ben asciutti, 
avena ed orzo stritolato, sono ottimi per 
la diarrea. Per la rogna servono le fri- 
zioni con grasso burro. 

579. Caatoro. — II castoro e assai piu 
comune in Asia ed in America che in 
Europa. Ha una grande importanza nel- 
Peconomia domestica. La sua carne e 
squisita, soprattutto quando si e cibato 
di ninfee; la sua coda e una leccornia. 
La pelle e altamente stimata. Le setole 
filate danno un ottimo tessuto. Nella parte 
inferiore della cavita ventrale ha due glan- 
dole che secernono nn succo brunastro, 
untuoso, denso, odoroso, amaro, balsamico, 
che fu per molto tempo tenuto in gran 
conto come efficace calmante contro le 
convulsion!, sotto il nomo di castoreo. 
Quest' animale e suscettibile di addome- 
sticamento. 

580. Talpa. — Le talpe, alle quali si fece 
per tanto tempo una guerra accauitissima 
sotto pretesto che nocevano all'agricoltu- 
ra, sono invece utilissime. II male ch'esse 
fvnno disordinando il suolo e compensato 



ad nsura dalla distruzione di un grandis- 
simo numero d'insetti: e gli agricoltori 
che le avevano distrutte, fuiono costretti 
a procurarselo per danaro. 

581. La talpa non e cieca; ha sempli- 
cemente la vista molto debole, figliuola 
com' e delle tenebre. Ha squisiti i sensi 
dell'olfatto e dell' udito, buono il tatto. 
Non cade in letargo nell' inverno come da 
molti si credo : e invece in continuo moto 
tutto P anno a insidiar lombrici, insetti, 
animali d'ogni sorta. II bene che arreca 
nelle praterie, nei boschi frondosi, nei 
campi coltivati, e incalcolabile. & nociva 
nei giardini, dai quali si pu5 allontanare 
seppellendo tutto intorno al giardino de- 
gli spini e dei rottami di vetro. II topo- 
ragno non e meno utile. 

582. Ricdo. — II riccio e nn cnriosis- 
simo animale che si pud addomesticare 
facilmente, e che sa ricompensare le cure 
che gli si prodighino, con Pinteressantis- 
simo spettacolo di se e con la caccia ac- 
canita che da alle piattole, agli scarafaggi, 
ai lombrici, ai topi, alle bisce. Ama molto 
i liquori spiritosi, e se ne approfttta per 
addomesticarlo. Basta pert an to ubriacarlo 
una volta sola: cid cui si riesce subito. 
La caccia che gli si fa da molti sotto ogni 
pretesto, e affatto ingiustiftcata. La sua 
carne e apprezzata da molti. 

583. Pipiatrello. — II pipistrello e un 
mammifero che non merita pnnto il di- 
sprezzo, Pantipatia, Podio e la guerra 
nostra. Al contrario. Sarebbe desiderabilo 
che provvide leggi ne impedissero la di- 
struzione che se ne fa, perche e un ani- 
male utilissimo. I pipistrelli che si tro- 
vano fra noi non arrecano che vantaggi; 
e quelli che possono nuocere non hanno 
a che fare con noi, e, del resto, quei po- 
chi non fanno tutto il male che si dice. 
I nostri pipistrelli mangiano soltanto in- 
setti, come farfalle notturne, coleotteri, 
mosche zanzare: niente altro, assolu- 
tamente. E per questo riguardo debbono 
esser tenuti in grandissimo conto. Sono 
anche suscettibili di addomesticamento. 
Le specie pia grosse addomesticate danno 
prova di molta intelligenza. 

584. Petci ed uccelli. — Vedi Pesca, Pio 
cionaia, Pollaio, Uccelliera. 

585. Tetluggini. — Le testuggini sono 
per noi i piu utili di tutti i rettili, per- 
che ci gioviamo non solo delle carni che 
sono veramente squisite, ma anche delle 
uova che per certe popolazioni sono di 



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ANIMALI NOCIVI. 



47 



altissima importanza. La testuggine em- 
bricata ha singolare importanza per la 
tartaruga o scaglia che fornisce, e che 
supera in bellezza e in bonta qualunque 
altra materia cornea. 

586. liana. — Non si capisce come da 
taluno si possa avere in abborrimonto 
come cibo la rana. Essa fornisce una vi- 
vanda gradevole, sostanziosa e sana. La 
rana deve tenersi pure in conto perche 
e un ardito rapace che da la caccia ai 
ragni, agli insetti. Pu6 essere perd dan- 
nosa negli stagni ove si fa la piscicoltura. 

587. Hotpo. — Vi sono pochi animali 
piu utili e piu perseguitati dei rospi. Ogni 
sorta di frottole sono state inventate con- 
tro di esso, e lo si fa dai piu oggetto d' una 
crudele, stupida e dannosa guerra di di- 
struzione. L' uomo che lo perseguita e 
T uccide, non fa punto onore alia propria 
intelligenza ed alia propria educazione. 
Anzi: uccide a proprio danno. 11 rospo 
e assolutamente innocuo. Non sprizza ve- 
leno, perche non ne ha. fc un' altra fola 
ch'esso penetri nelle stalle e succhi il latte 
delle capre e delle vac che. II rospo non 
fa che del bene all' uomo, perseguitando 
senza tregua gli animali nocivi alia vege- 
tazione ; nei giardini e preziosissimo. Te- 
nuto in un luogo piu ristretto che non sia 
un giardino, diventa facilmente domestico. 

588. Insetti. — Molti insetti sono utili 
all' uomo: fra tutti le api (vedi Apicol- 
tura) e i bachi da seta (vedi Bachi da nta). 
Molti altri si rendono utili distruggendo 
le piccole carogne degli uccelletti, dei 
piccoli mammiferi. La cantaride fornisce 
la materia ai ben noti vescicanti. La coc- 
cinella o gallinetta del Signore distrugge 
i gorgoglioni, quei piccoli neri o verdi pa- 
rassiti tanto pericolosi per le piante e 
specialmente pei rosai. Le cinipi servono 
mirabilmente a far effettuare sugli alberi 
innestati la caprificazione dei fichi (vedi 
Frutteto). La galla che ci viene dall'Orien- 
te, e che e indispensabile alia prepara- 
zione d' un buon inchiostro, e il prodotto 
d'un'escrescenza morbosa del tessuto cel- 
lulare d'una pianta, causato da un inset- 
to, alio scopo di provvedere il ricovero e 
l'aliiuento alia propria prole. Molti insetti, 
portando il polline di un fiore ad on altro, 
concorrono alia fruttificazione delle pian- 
te. Le cocciniglie del chermes, la cocci- 
niglia del nopal, la cocciniglia della lacca 
forniscono gli splendidi colori rossi, noti 
sotto i nomi di alchermes, chermes, me- 



stica, lacca e la gomma lacca. Le locuste, 
le termiti, le notonette in molte regioni 
servono d'alimento all' uomo. 

589. Orottacei. — I gamberi, i granchi, 
le aragoste sono crostacei utilissimi al- 
1' uomo, al quale forniscono un ottimo ali- 
mento. 

590. Molluschi. — II polpo, che si pesca 
colla lenza sulle nostre coste, e che da 
unadelicata vivanda; la squisita seppiola, 
comune nel Mediterraneo e nell' Adria- 
tico; la seppia, tanto pregiata per la sua 
carne, per la conchiglia usata per polire 
e per lisciare, e, polverizzata, come pol- 
vere dentifricia, e per la sua borsa del 
nero tanto noto ai pit tori: gli eccellenti 
calamai; le ottime chiocciole; la buccina, 
che un tempo chiamava air armi i Quiriti; 
l'unione margaritifera che da la perla pre- 
ziosa; i litodomi e le foladi, ottimi a man- 
giare; i saporiti cardiacei; le tridame, che 
danno una vivanda saporitissima e una 
enorme conchiglia in molte chiese utiliz- 
zata come acquasantino; l'avicola perli- 
fera; il pettine, che da un delicato ma- 
nicaretto e orna la cappa dei pellegrini ; 
la squisitissimaostrica: bastano per se soli 
a rendere preziosa per l'uomo la grande 
famiglia dei molluschi. 

591. Polipi. — II prezioso corallo rosso 
o roseo, che consiste di finissimi e nume- 
rosi strati calcarei, opera maravigliosa di 
piccoli animaletti che secernono la ma- 
teria che lo forma, ci rende interessan- 
tissimi i polipi. Ad essi devesi la forma- 
zione degli atolli oscogli coralliferi. 

592. Spugne. — E troppo nota la im- 
portanza delle spugne da bagno perche 
non se ne debba far cenno. Se non che 
ci troviamo dinanzi a esseri microscopici 
che ci sono ancora pochissimo noti, come 
ci sono sconosciute le azioni chimiche e 
fisiologiche che concorrono alia forma- 
zione delle spugne silicee, calcaree e cor- 
nee. II loro artificiale allevamento, che e 
una delle piu belle conquiste della scienza 
modorna, non ci ha ancor detta 1' ultima 
parola sulla loro natura. 



Animali nocivi. 

593. Felini. — I felini stanno come ne- 
mici in faccia a tutto il mondo animale. 
I danni che arrecauo sono riJevantissimi. 
Fortunatamente, ne la tigre, ne il gia- 
guaro, i felini piu completi, vivono fra 



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43 



ANIMALI NOCIVL 



noi, e neppure il leone, terribile, ma no- 
bile e generoso animale. II gatto selvatico 
e la lince, sebbene ormai rari, sono i soli 
felini cho le foreste alpine celino aneora. 
La lince sopra tutti e un carnivoro dan- 
noso. Essa e capace di abbattere la sel- 
vaggina d'ogni specie. 

594. Cani. — II lupo (Cams lupus) e 
tristamente noto per le devastazioni tre- 
mende che arreca fra le bestie inermi che 
vivono in gregge. II lupo nell'ovile e un 
motto proverbiale. I cavalli lo temono; 
tutti gli animali domestici, eccetto il cane, 
fuggono appena ne banno sentore. II boon 
cane gli da la caccia con passione, ed e 
notevole l'odio che esiste fra le due specie 
cosl affini. Sino dagli antichi tempi gli si 
diede la caccia con lacci, trabocchetti e 
trappole. Servono bene oggidl la noce vo- 
mica e la stricnina di cui si asperge un 
agnello morto. I randelli, i coltelli, le armi 
da fuoco servono altrettanto bene. 

595. La volpe e uno dei nostri piu 
dannosi carnivori, soprattutto per la sua 
rara intelligenza, la sua svergoguata auda- 
cia, la sua straordinaria prudenza. Le si 
da la caccia in tutti i modi, e da molto 
tempo la sua specie non sarebbe piu, 
se non fosse tan to scaltra. Si uccide col 
fucile attraendola coll' imi tare la voce del 
leprotto o del topo, o col cane per bat- 
tute, come s'usa nella campagna romana. 
Viva si pud prendere con trappole d'ogni 
sorta; meglio col collo di cigno, che con- 
siste in una galleria posta vicino alia sua 
tana, coperta d'ogni parte di pietre piatte 
e sotterrata. Si turano le entrate del la 
tana nell'assenza della volpe, che e co- 
stretta dal giorno a rifugiarsi nella trap- 
pola dove vien presa. 

596. Mwtele. — La martora b s uno dei 
carnivori piu dannosi aH'uomo. E nociva 
tanto agli uccelli quanto ai mammiferi. 
I nostri gallinacei hanno in essa un ne- 
mico terribile. Saccheggia i nidi degli uc- 
celli, divora le frutta, visita la piccionaia 
come il pollaio. Per questo, e anche per 
impo8sessarsi della sua bella pelliccia, le 
si fa guerra. ft facilissimo ucciderla col 
fucile, quando la neve e appena caduta. 
Si prende anche con trappole nelle quali 
si pone per esca una fetta di pane arro- 
stito con una fetta di cipolla, burro, miele 
e canfora. 

597. La faina, tanto affine alia martora, 
e anche piu coniune della martora, che 
supera in audacia e nell'arte di anecar 



danni aU'uomo, nel pollaio, nella piccio- 
naia e nel frutteto specialmente. Asper- 
gendo i tronchi degli alberi con decotto 
di tabacco o con petrolio, e tenendo ben 
chiusi, senza dimenticare le piu piccolo 
fessure, il pollaio e la piccionaia, ci si 
pud difendere dalle sue scorrerie. 

598. Anche la puzzola e causa di rile- 
vanti danni, e le si da la caccia con ogni 
arme e con ogni sorta di trappole. Perd 
per chi tenga ben custoditi il pollaio, la 
piccionaia e la conigliera, la puzzola e 
piu utile che dannosa, per la caccia che 
da ai topi, ai sorci, alle vipere, alle lo- 
custe. Non meno rapace e il furetto. E 
per quanto buon servizio presti nella cac- 
cia al coniglio, 1' utile che reca e poca 
cosa in confronto delle spese che cagiona. 
Anche la donnola e un terribile predone 
che fa stragi spaventevoli di piccoli mam- 
miferi, di uccelli, di rettili. Qualche volta 
aggredisce anche l'uomo; ma i danni che 
arreca sono sempre minori dell' utile che 
ci da con l'accanita caccia ai topi. 

599. 0r«". — Gli orsi, omnivori, recano 
molto danno aU'uomo, saccheggiando i 
poderi, e spesso, spinti dalla fame, dando 
l'assalto agli animali domestici. Le spe- 
cie piu grosse sono pericolose per l'uomo 
soltanto quando provocate. Gompeusano 
il danno con 1' utile che se ne ricava 
dopo averli uccisi. La came, il grasso, la 
pelliccia, il cuoio, tutto serve. Da noi, piu 
che altrove sono freqnenti nel Tirolo. 

600. Bosicanti. — I rosicanti sono ter- 
ribili nemici della ricchezza dell' nomo. 
L'intera terra sarebbe da essi conquistata 
e saccheggiata, se non fossero soggetti a 
grandi mode, e se V uomo non avesse 
loro dichiarata una guerra di sterminio, 
che per altro trova nella loro incredibile 
fecondita un ostacolo grandissimo. II loro 
scavare nei campi e nei giardini, il loro 
rosicare e mordere ogni sorta di oggetti 
e di piante utili, le loro rapine nella di- 
spensa e nella casa, recano danni che 
superano di gran lunga la loro utilita. 

601. I rosicanti piu dannosi sono i topi. 
I topi paiono nati a posta per tormen- 
tare l'uomo. Tutte le loro qualita sem- 
brano destinate specialmente a raggiun- 
gere questo scopo. Si cibano di tutto quel 
che si pud mangiare nei regni animale e 
vegetale, distruggendo piu aneora che di- 
vorando. Hanno seguito l'uoino nel suo 
viaggio di conquista della terra, della 
qualo omai non e'e canto ch'essi non 



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ANIMALI NOCIVI. 



49 



abbiano colonizzato. Messi al bando della 
Chiesa e degli Stati piti volte, la guerra 
dell* uomo contro i topi dura da secoli. 
Contro essi si sono usati e si usano mille 
mezzi di distruzione. I piu usati sono le 
trappole e i veleni. II loro piu accanito 
nemico e il gatto. SerTono ancbe a dar 
loro la caccia i guft, le poiane, le donnole, 
i cani grifoni, i corvi. 

602. Una buona trappola da costruirsi 
presso le chiaviche, nelle scuderie, in tutti 
i luoghi frequentati dai topi, consist e in 
una fossa piramidale profonda oltre un 
metro, lastricata di pietre lisce, con una 
stretta apertura in alto. Dentro vi si 
pone un vaso ad apertura strettissiraa, 
onto di miele, riempito di grano, di lardo, 
di canapa. II topo cbe Yi cade non pud 
uscirne, e la trappola sari sempre pulita 
perche i prigionieri affamati divoreranno 
i nuovi ospiti. 

603. Ottimi Teleni sono il nitrato di 
borio misto ad una pasta zuccherina, 
oppure la polvere di bulbi di scilla ma- 
rittima mescolata a farina in un pastone. 
J3 da preferirsi un miscuglio d 1 orzo e di 
calce in polvere, il quale eccita, appena 
mangiato, la sete, e produce la morte ap- 
pena hanno bevuto l'acqna necessaria a 
stemperare la calce. Quando si sia sco- 
perto un buco di topi, serve a distrug- 
gerli il solfuro di carbonio cbe vi si 
versera, chiudendo poi il buco. Nell'uso 
dei veleni bisogna avere una grande cura, 
perche non abbiano a recar danno agli 
animali domestici. Nelle bibliotecbe sara 
conveniente porre qua e la del grano e 
dei vasi d'acqua, perche i topolini pos- 
sano soddisfare ai loro bisogni senza sciu- 
pare i libri. 

604. Terribili animaletti della famiglia 
dei rosicanti sono le arvicole campagnole, 
comuni in tutta Italia, ma fortunatamente 
non tanto numerose come spesso furono 
in altri paesi, specialmente in Germania, 
dove piu volte distrussero su larghe di- 
stese le messi e le giovani piantagioni. 
Per altro, non molti anni or sono, in una 
sola tenuta nelP agro romano ne furono 
prese 11,000 in una sola estate. L'uomo 
solo e impotente contro di esse. I gatti, le 
puzzole, le civette, i cani grifoni, i maiali, 
il falco cappone, e piu d' ogni altro ani- 
mate la poiana, servono a dar loro la cac- 
cia. Sara bene rizzare nei campi degli alti 
pali muniti di sbarre trasversali, delle 
quali le poiane feranno il loro osserva- 

Libro per tutti. 



torio per piombare quindi sulle arvicole 
Chi scrive trovd una volta nello stomaco 
d'una poiana 82 arvicole. 

605. Bettili. — Tre specie sole di ret- 
tili velenosi abbiamo in Italia: il ma- 
rasso palustre (Peliat beru»), la vipera co- 
mune (Vipera arpis) e il marasso alpino 
{Peliae ehenea), cbe vive nei prati sassosi 
dei monti dell' Abruzzo pros si mi alia pro- 
vincia d'Ascoli. 11 marasso palustre tro- 
vasi nella Lombardia orientale, nei Ve- 
neto, e specialmente nei Folesine, e nei 
territori di Verona e di Mantova. Nel- 
T Italia, e soprattutto nei Ferrarese, vuolsi 
da taluno si trovi anche una specie di 
vipera nasuta, la vipera ammodite {Vi- 
pera ammodytea), 

606. La vipera e, fra i nostri rettili, 
quello forse che reca maggior utile in 
quanto si riferisce alia distruzione di ani- 
mali nocivi; ma chi in vista di questo 
o per un esagerato amore degli animali 
prende la difesa del serpente, pecca con- 
tro T umanita. Meglio avvolgere nella me- 
desima riprovazione tutti i serpenti, che 
non esporre una sola creatura umana a 
perdere per cagion loro la vita, o ad averla 
tutta tormentata da incessanti mali per 
il terribile veleno. 

607. Si debbono proteggere i nemici na- 
turali della vipera, e sopra tutti la puzzola, 
il riccio e la poiana. I maestri istruiscano 
gli scolari e dimostrino loro come, senza 
espor8i, possano uccidere il pericoloso ani- 
male quando lo incontrino. I padri inse- 
gnino ai figliuoli come un sol colpo di 
bacchetta, ben applicato sulla colonna 
vertebrale della vipera, basti ad ucciderla. 
Nessuno si avvicini senza cautela air ani- 
mate caduto, perche il terribile veleno non 
perde la sua violenza neanche quando un 
colpo abbia divisa dal tronco la testa, la 
quale per qualche minuto ancora seguita a 
mordere 1' aria. II cacciatore di vipere usi 
alti stivali di cuoio. La miglior caccia nei 
luoghi infestati si fa di notte, attirando 
con fuochi accesi le vipere. 

608. II veleno della vipera non e gia 
nella lingua, della quale erroneamente s'e 
fatto l'emblema della calunnia; ma nei 
denti. La mascella suporiore e ridotta ad 
un piccolo, breve e largo ossicino, e non 
regge che denti velenosi conici, acuti e 
ricurvi, nella cui parte anteriore scorre 
fin verso la punta un canale interno. Co- 
gli uncini velenosi stanno in relazione le 
glandole velenifere voluminosissime, tanto 

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50 



ANIMAtl KOCIVI. 



da giuugere gift fino al collo, e che pos- 
sono essere coropresse da robusti muscoli, 
e quindi inoculare nelle ferite praticate 
dai denti una quantita relativamente con- 
siderevole del veleno tanto studiato dal 
Redi e dal Fontana, e che agisce sol- 
tan to messo in contatto diretto col san- 
gue, o almeno in maggior grado coma al- 
tri vuole. 

609. La vipera comune e lunga da 45 
a 60 cm. Ha il dorso coperto di strisce 
longitndinali di macchie nere o bruno- 
nere, di cui le due file centrali sono quasi 
quadrate e stanno fitte Tuna accanto al- 
l'altra, ma senza formare una fascia a 
ghirigoro come nel marasso palustre, seb- 
bene si uniscano piu o meno. Le macchie 
laterali sono piu piccolo, le parti inferiori 
nere, macchiettate di bianco e talvolta an- 
che di rosso-ruggine. I maschi sono per 
soli to di color piu chiaro delle femmine. 

610. Un rimedio assolutamente sicuro 
e infallibile contro 1' avvelenamento pro- 
dotto dal morso della vipera non esiste. 
L' efficacia dei rimedi usati dipende quasi 
sempre dalla prontezza della loro appli- 
cazione. II piu efficace di tutti pare sia 
1'aJcool somministrato a larghe dosi sotto 
qualunque forma si voglia: cognac, ram, 
acquavite, vino generoso. Una pronta in- 
cisione della ferita, profonda da due a 
qnattro millimetre la sua compressione, 
meglio l'applicazione d' una ventosa, una 
stretta legatura del membro morsicato 
fatta al di sopra della ferita, la cauteriz- 
zazione di questa con lo spirito di sale am- 
nion iaco, col nitrato d' argento, colla po- 
tassa caustica o col cloruro d'antimonio 
(burro d' antimonio), sono i mezzi che si 
ritengono piu efficaci. II levistico o se- 
dan o delle montagne e la rata graveo- 
lente sono pianto, l'odore delle qualitiene 
lontane le vipere. 

611. Anfibi. — La salamandra e il rospo 
hanno fra gli anfibi una riputazione vera- 
mente abbominevole: altrettanto brutta, 
quanto non meritata. Del rospo, perfetta- 
mente innocuo, si discorre dove si enume- 
rano gli animali utili, fra i quali ha diritto 
ad un primissimo posto. Quanto alia sala- 
mandra, a non tener conto delle proprieta 
miracolose che le attribuivano gli anti- 
chi, tutto il male che se ne dice riguarda 
l'umore acre contenuto dalle sue glandole 
cutanee. Di questo umore si sono esage- 
rati gli effetti, percho non e capace di 
Hvvelenare ne uomini, ne cani, ne galline, 



ne alcun altro animale domestico. Solo 
cagiona sulle mucose un certo senso di 
bruciore, una infiammazione della quale 
possono morire uccelletti e piccoli rettili 

Insetti. 

612. Coleotteri. — I maggiolini [Melo- 
lontkea) sono qualche volta in sommo grado. 
nocivi ai raccolti, quando si presentano in 
schiere numerose in un medesimo luogo. 
In Germania, in Francia, in Svizzera, le 
devastazioni sono spesso piu grandi che 
da noi. I gatti e i cani danno una caccia 
accanita nei giardini e nei prati ai mag- 
giolini. Altri due piccoli coleotteri, la ca- 
landra del grano (Calandra granaria) e 
quella del riso (Calandra oryzat), sono dan- 
nosi, vivendo questo di riso, quello di 
segala, di frumento, di grano turco. L'in- 
setto trafora il grano, vi depone l'uovo, 
e la larva divora la parte farinacea, e 
giunge al suo totale sviluppo solo quando 
del granello rimane soltanto il guscio, 
entro al quale compie le sue metamorfosi. 
La nettezza e la ventilazione allontanano 
questi insetti che possono essere danno- 
sissimi. La famiglia dei piccoli probosci- 
dati bostricidi (Scolytida) e in parti colar 
modo dannosa ai boschi, per le gallerie 
ramificate che scava nei tronchi degli al- 
beri, e specialmente delle conifere. I cosl 
detti bruchidi {Bruchidce) sono nocivi ai 
semi dei piselli, dei fagioli, delle lenticchie. 
Altri coleotterini sono piu o meno dannosi, 
vivendo, essi e le loro larve, di foglie, nei 
boschi, nei frutteti, negli orti. 

613* Imenotteri. — Le operosissime e pa- 
cifiche vespe riescono spesso dannose al- 
T uomo, sia sciupando i frutti delle piante, 
sia pungendolo. Molti consigliano le pian- 
tagioni di pomodori per allontanare dalle 
viti e dagli alberi fruttiferi le vespe. Una 
bottiglia piena sino a un terzo di sciroppo 
composto di zucchero e miele, appesa agli 
alberi del frutteto, 6 pure efficace. I nidi 
si distruggono con petrolio, con acqua 
bollente o col fuoco. La calce viva in pol- 
vere, una piccola compressa bagnata nel- 
l'ammoniaca, il percloruro di ferro, la 
glicerina fenicata, servono contro le pun- 
ture. Bisogna per6 anche aver cura di 
togliere dalla puntura il pungigliono che 
le vespe vi lasciano. 

614. Le formiche non sono molto dan- 
nose; anzi, per molti riguardi, ci sono 
utili. Tutt'al piu qualche volta son noiose. 



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INSETTt. 



51 



Si distruggono i formicai versandovi del- 

V acqua bollente. Gli alberi si difendono 
aspergendone di pece tutt'attorno la base, 
o cireondandola cod una treccia di paglia 
bagnata in una soluzione d'aloe. Dai mo- 
bili si allontanano ponendovi un limone 
che vi si lascera marcire, o qualche foglia 
d'assenzio veide sur un piatto sul quale 
si versera un po'd' acqua bollente, chiu- 
dendo subito dopo il mobile. 

615. Un imenottero del genere dcgli 
Urocerati, il sirice, riesce talora niolto 
dannoso. La sua larva vive nel legno, e 

V insetto, per uscirne, fora grossi tavolati 
e persino piastre di piombo. Le tentre- 
dini, che sono pure fra gli inienotterifito- 
fagi, producono talvolta rilevanti danni 
nei boschi di pini, e, nei frutteti, special- 
mente sui ciliegi. 

616. Lepidotteri. — I lepidotteri o far- 
falle sono specialmente temuti per la vo- 
racita dei loro bruchi, che talora in numero 
straordinario devastano orti e frotteti. Al- 
cuni bruchi sono anche ritenuti veleniferi, 
e temuti piii pel supposto veleno che pei 
guasti che arrecano alle colture. Ma nes- 
sun bruco ha organi veleniferi. Solo i peli 
o bitorzoli carnosi di essi sono armati, 
sono cavi, contengono acido formico con- 
centratissimo, e possono orticare la pelle. 

617. Le nuraerose specie delle pieridi 
(Pierida) y diffuse per tutte le regioni del 
globo, si sono rese odiose, per la voracita 
dei loro bruchi, all' agricoltore ed al giar- 
diuiere. II bruco della bianca far fall a da- 
gli occhietti neri, tanto comune nei nostri 
prati e nei giardini dal giugno in poi, il 
bruco della cavolaia, e a dirittura terri- 
bile. Interi cam pi di cayoli possono es- 
sere devastati completamente da questi 
bruchi, il numero dei quali si pud valu- 
tare talora solo a milioni. Una colonna 
di questi bruchi, che transitava da un 
campo di cavoli ad un altro sulle rotaie 
d'una ferrovia, pote una volta fermare un 
treno!... 

618. La quercia alimenta un grande nu- 
mero di bruchi di farfalle fra i quali uno 
dai lungbi peli ricchissimi d'acido formico, 
spesso causa di gravi infiammazioni sulle 
mucose degli uomini e degli animali, e che 
vive in numerosissime societa. $1 questo 
il bruco della processionaria [Onethocampa 
procearionaria) spesso tanto dannoso alle 
qucrce. 

619. 1 boschi dei pini hanno un terribile 
nemico nella Trachea piniperda, il bruco 



della quale e d'una voracita straordinaria; 
i campi di lino e di canapa, nella gamma 
(Pluna gamma); Tuva spina, nell'orecchino 
(Abraxa* grotwdariata); i frutteti nell'iber- 
nia (Hibernia de/oliaria); i meli, i pruni, i 
frassini, nell' iponomenta {Hyponomenta) % 
della quale i grandi bozzoli a colonie spesso 
velano completamente gli alberi che spo- 
gliano d'ogni foglia. 

620. Per liberare gli orti e i frutteti da 
questi e da molti altri devastatori dello 
stesso ordine si consigliano molti mezzi. 
Anzitutto sara bene visitare gli alberi, 
distrnggere tutti i bozzoli, staccare tutte 
le foglie accartocciate. Servono anche i 
fuochi accesi sotto gli alberi, nell'inverno, 
di sostanze che diano molto fumo : pa- 
glia umida specialmente. Serve una buona 
pompa a mano, con acqua nella quale si 
sia fatto sciogliere il quattro per cento 
di fuliggine. Meglio di tutto e di laseiar 
in pace i nemici dei bruchi in ispecie e 
degli insetti in generale, gli uccelli. 

621. Ditteri. — Zanzare, mosche e pulci: 
ecco tre no mi che bastano per far odiare 
quest* ordine. jfc una triade davvero terri- 
bile. Non ci sono altri animali che riescano 
tanto molesti e, qualche volta, anche tanto 
pericolosi: le mosche specialmente. 

622. Tutti sanno a proprie spese quello 
che sia la puntura d'una zanzara: e un 
piccolo tumoretto infiammato che vi sol- 
lecita a portar la mano sulla parte offesa 
e a grattarla; ma il dolore e l'infiamma- 
zione crescono a misura che si gratta. Vi 
sono tre specie di zanzare fra noi. In Ame- 
rica ve ne sono di piu grandi e piu peri- 
colose. Le femmine sono le piu avide del 
nostro sangue. I maschi si divertono solo 
a ronzare. 11 fumo del tabacco, il fumo della 
carta brnciata, sono indicati per combat- 
terle. fe bene anche, in campagna, dove 
vivono piu volentieri, chiudere le finestre 
prima di accendere il lume che le attira, 
e ungere di miele i globi di vetro delle 
lampade. La zanzariera e necessaria tal- 
volta se si vuol dormire. La zanzariera, 
come e noto, consiste in un riparo di velo 
che si dispone sul letto. Serve pure il 
cloruro di calcio ben secco, posto in cas- 
sette, sulle finestre. Per lenire il dolore 
della puntura si consigliano il percloruro 
di ferro, la glicerina fenicata, Tammoniaca. 

623. La mosca, sempre importuna, pud 
essere veramente dannosa in molti casi, 
sia alio stato di larva, sia alio stato di 
icsetto perfetto. La mosca domestica, la 



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52 



ANIMALI NOCIVI. 



moscft carnaria,dalla quale durante Testate 
non possiamo difendere le nostre provvi- 
ste, la mosca verde dorata, le cento e cento 
specie importune, ghiotte, che ronzano, 
che tormentano in mille modi, che infe- 
6tano le vivande, che depongono le loro 
innumerevoli uova un po'pertutto,persino 
entro il naso o sulle gengiye nostre, onde 
possono le larve penetrar nel cervello e 
produrre la piu orribile morte, e portano 
attorno venefici germi, meritano davvero 
ana guerra d'esterminio. 

624. Non meno molesti agli uomini e 
agli animali sono i tafani, sebbene fra 
noi non pericolosi come altrove. Una delle 
specie piu comuni e il tafano bovino {Ta- 
bantu bovinug), la importunita del quale 
non conosce limiti, e la forte lama dell a 
proboscide pud traforare la spessa epi- 
dermide dei buoi e dei cavalli, e giungere 
sino ai vasi sanguigni. Piu pericolosi sono 
gli estridi (Eetridce), le larve dei quali 
o vivono sotto la pelle nutrendosi del pus 
dei tumori che producono, o si attaccano 
alle pareti interne dello stomaco o degli 
intestini, o penetrano nel naso e nelle fauci 
degli animali e persiuo delTuomo. 

625. Per tener lontane le mosche biso- 
gna aver cura di tener f res che, chiuse ed 
oscure le stanze nelle ore piu calde. Per 
distruggerle, servono le aste o le tavolette 
asperse di miele o di melassa, che si at- 
taccano ai soffitti. Servono molto bene, e 
sono molto usati in America, i nastri di 
cotone imbevuto di acido cresilico (resi- 
duo della fabbricazione dell'acido fenico), 
tesi attraverso le stanze, in alto. Servono 
il cloruro di calcio, l'essenza di lauro, colla 
quale si possono salvare anche le cornici 
dorate, le carte moschicide. 

626. Ognuno pud fabbricare dell'otti- 
ma carta moschicida. Sciolga pertanto 
nn grammo di emetico e 40 di miele in 200 
d'acqua, immerga dei fogli di carta sugante 
in questa soluzione, e li lasci asciugare. 
Per servirsene, basta metterne uno in un 
piatto e mantenerlo umido.Un altro metodo 
consiste nel far bollire per una mezz'ora 
30 grammi di legno di quassia e 5 di pol- 
vere di noce vomica in 1000 d'acqua, ag- 
giungere un grammo d'acido arsenioso pol- 
verizzato e 40 di zucchero, e bagnare nel 
liquido ottenuto i fogli di carta. 

627. Un altro mezzo efficacissimo per 
distruggere le mosche e il seguente, che 
ha anche il vantaggio di non offrire il nau- 
seabondo spettacolo della carta moschi- 



cida: Si riempie a meta d'acqua saponata 
un bicchiere, e si copre con una carta, 
nel mezzo della quale si pratica un pic- 
colo foro, che si spalma inferiormente di 
miele. Le mosche che vi penetrano non no 
escono piu. 

628. L'essenza di lauro serve molto an- 
che ad allontanare dalle stalle le mosche 
e i tafani. Con essa si fregano gli animali 
specialmente in quelle parti del corpo che 
sono preferite dagli insetti. Invece del- 
l'essenza di lauro, si pud adoperare una 
soluzione di 60 grammi d' agsa ffctida in 
un bicchiere d'aceto e due d'acqua, o un 
decotto di tabacco, o della benzina. Nelle 
dispense e indicato bruciar dello zolfo. 

629. Terza nella trista triade dei dit- 
teri tormentatori nostri e la pulce. Ma 
fra noi e molesta, non dannosa come in 
America, anzi qualche volta salutare. La 
nettezza e il miglior rimedio contro le 
pulci. Giovano certe polveri insetticide a 
base di fiori di piretro o d'assenzio; e un 
sacchetto di menta acquatica seccata al- 
I'ombra, posto fra i materassi, le tien lon- 
tane. Gli animali domestici se ne liberano 
coi bagni solforosi, d'acqua saponata, o di 
benzina. 

630. Ortotteri.— Per non dire delle ter- 
ribili termiti, abitatrici dei paesi tropi- 
cali, terrore dei paesani e dei viaggiatori 
per la loro spaventosa voracita, capaci di 
rovinare e distruggere tutto: palazzi, navi, 
cannoni, e delle quali due colonic si son 
spinte sino a Bochefort ed alia Kochelle 
in Francia, dove, in quest'ultima citta, pro- 
ducono sensibilissimi danni ai pali delle 
sue fondamenta, ricorderemo fra gli insetti 
ortotteri: le piattole {Blapta orientalia), 
infestatrici notturne delle nostre case, dei 
forni, dei molini, delle birrerie, e talora 
non meno terribili delle termiti; le locu- 
ste, gli spaventevoli stuoli delle quali 
hanno devastate piu volte intere regioni, 
specialmente in Sicilia e in Sardegna, 
senza che l'uomo potesse opporre riparo; 
i grilli-talpe, spaventevolmente voraci, e a 
buon dritto tanto temuti dai giardinieri; 
e le forbicine comuni devastated dei fiori, 
ma innocenti di tutte l'altre colpe che ad 
esse attribuisce l'ignorauza del volgo. 

631. Per disperdere le piattole s' usi il 
seguente rimedio: Si prenda della farina 
di grantnrco, si mescoli con ft 1 quanta 
galla d'Istria e se ne sparga all'intorno 
il luogo d' onde vengono le piattole. H ri- 
medio sara efficace: subito dopo alcune 



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INSETTL 



58 



piattole si ri overran no morte: in breve 
il piattolaio sara disperse 

632. Emitteri.— L'ordiue degli emitteri 
non e meno ricco di tristi insetti. Nomino 
il pidocchio, il piattone, la cimice, il gor- 
goglione. 

633. I pidocchi (Pediculina) sono schi- 
fosi parassiti dell'uomo, di molti raarami- 
feri ed uccelli, dotati di una spaventosa 
fecondita. Uno dei piu terribili e il cosl 
detto pidocchio dei raalati (Pedictdiu ta- 
bescentium), oviglne della tabe pedicolare o 
phthiriati*. 11 pidocchio si tien lontano 
colla nettezza. Si distrugge con una pol- 
vere fatta di 

Semi di stafisagra 50 grammi 

Semi di prezzemolo 50 > 

Canfora 20 > 

Foglie di tabacco 50 » 

La benzina, la trementina, il petrolio, un 
unguento fatto d'olio di noce (500 gram- 
mi), Aori di solfo (120) e trementina (125), 
servono a distruggere i pidocchi degli ani- 
mali domestici. II piattone (Phthiriu* in- 
guinalis O Phthiriu* pubu) Vive sulle parti 
pelose del corpo. L' unguento mercuriale, e, 
meglio, il succo di tabacco, servono contro 
i piattoni. 

634. Lafamigerata cimice dei letti {Ci- 
mex lectularixis), tanto feconda e tanto mo- 
les ta, e una troppo fedele e niente gradita 
compagna dell'uomo. II semplice imbian- 
camento delle camere e afFatto inefficace 
contro di esse. Un miscuglio di vetriolo 
romano e di calce e piu potente, dopo che 
tutte le fessure siano state diligontemente 
raschiate, 8 pal mate di bianco d'uovo e 
spolverizzate di polvere insetticida, di sa- 
pone o di soda, e poi riempite. II lume ao 
ceso tiene pure lontane le importune visita- 
trici notturne. Serve anche un miscuglio di 

Alcool 700 grammi 

Essenza di trementina . 25 > 

Canfora in polvere 12 » 

Sublimato corroaivo — 6 » 

ft indicato il gaz solforoso che si ottiene 
bruciando dello solfo nelle stanze ben 
chiuse. ft bene anche mettere il cinque per 
cento d'acido fenico nella colla che si 
adopera per incollare le carte dipinte sulle 
pareti. 

635. I gorgoglioni (Aphidina) sono pa- 
rassiti, spesso dannosissimi, delle piante. 
I rosai sono spessissimo infestati da uno 
di questi piccoli insetti {Aphis rosce). Essi 



secernono degli umori dolciastri, vischiosi, 
delle polveri di colore di verso, di cui co- 
prono le piante, e, turando le fessure della 
corteccia, ne impediscono lo sviluppo. Le 
cosl dette < rugiade di miele e di farina » 
non hanno altra origin e. Tntto il loro utile 
consist* nel far da < vacche da latte » delle 
formiche. Sono nocivi per molti riguardi, 
oltre agli accennati: anche perche le spore 
di molte crittogame parassite, origine di 
molte malattie delle piante, rimangono 
facilmente attaccate alle foglie viscide e 
trovano il punto d'appoggio essenziale al 
loro sviluppo. Bisogna tagliare e distrug- 
gere i rami infestati, aspergere le piante 
d'acqua salata, usare succo di tabacco 
sciolto nell'acqaa, acqua saponata, decotto 
di radici di quassia (5 gr.), semi di sta- 
fisagra polverizzati nelF acqua (1 gr. in 
150 gr.) 

636. Araenidi, — Lo scorpione che 1'an- 
tica mitologia egiziana poneva accanto al 
cattivo genio Tifone ha una leggenda terri- 
bile. L'interesse che desto sempre fu tale, 
che fu posto persino fra i segni dello zo- 
diaco. Per noi lo scorpione ha un interesse 
molto limitato, e solo avuto riguardo alle 
sue punture. La puntura dello scorpione, 
non sempre mortale pei piccoli animali, 
non e quasi mai mortale per l'uomo, seb- 
bene dolorosa, cocente, capace perfino di 
produrre la febbre. Le specie africane ed 
asiatiche sono molto piu pericolose. II fa- 
moso olio di scorpione, cioe dell'olio d'oliva 
nel quale si son lasciati morire degli scor- 
pioni, e ancor tenuto in qualche conside- 
razione dai nostri contadini. Inutile ag- 
giungere, che valgono molto meglio una 
goccia d' ammoniaca o della cenere di ta- 
bacco sulla puntura, e un po'd'ipecacuana 
internamente. Per distruggere gli scorpio- 
ni, serve un vaso di terra cotta, non ver- 
niciato, largo, pieno d'acqua, che si pone 
nei siti frequentati dall'aracnide, avendo 
cura di tenerlo un po' sollevato dal suolo 
con una pietruzza. Si e certi di trovare il 
mattino dopo, nel vano fra il suolo e il 
fondo del vaso, qualche scorpione che sara 
facile uccidere schiacciandolo. 

637. I ragni si sfuggono e si temono 
molto, ma con poca ragione e per pregiu- 
dizio. Gli educatori, come vedono un bimbo 
spaventarsi alia vista d'un ragno, se ne 
impadroniscano, ne mostrino al fanciullo 
l'artistico nido, gli narrino della caccia 
accanita che da alle moleste mosche, e 
gli insegnino, che il savio dei savii, il re 



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ANIMALI NOCIVL 



Salomone, raccomandava il ragno ai suoi 
cortigiani come un modello di diligenza, 
di sentimento artistico, di saviezza, di 
temperanza e di virtu. La famosa malmi- 
gnatta (Latrodectus tredecimguttatua), tan to 
nota in Toscana, e specialmente temuta 
in agosto, non e la terribile bestia che si 
crede. 11 suo morso velonoso non ha mat 
prodotto la morte. Una goccia d' ammo- 
niaca ne fa cessare il dolore. 

638. I ragni, sensibilissimi ai muta- 
menti atmosferici, non lavorano so bufera 
o pioggia minacciano di rovinarne la tela. 
Servono quindi all'uomo di qualche utile, 
come nunzi del buon tempo e della pioggia: 
tanto, che ai ragni dovettero i Francesi 
la conquista dell'Olanda nel 1794. S'addo- 
mesticano anche facilmente, e spesso fu- 
rono l'unico conforto d'infelici prigionieri: 
di Cristiano II di Danimarca e di Silvio 
Pellico fra i pin illustri. Infine le loro tele 
servono ad arrestar il sangue che scorre 
dalle ferite. 

639. Non si pud dire dei ragni senza 
menzionare la famigerata tarantola delle 
Fuglie (Tarantula Apulia), sugli effetti del 
cui morso si spacciarono tante fandonie, 
raccolte dall'Aldrovandi nella sua Storia 
naturale degli insetti. Si diceva e si ere* 
deva che i « tarantolati » impazzissero ; 
e nella pazzia non era sciocchezza che non 
comniettessero, e soffrivano il soffribile. 
11 Dufour, V Erker, il Panceri ridussero e 
annientarono la leggenda del ballo dei 
tarantolati. Gli effetti del morso della ta- 
rantola si riducono a un po'di bruciore che 
presto si dissipa. 

640. Aracnidi veramente dannosi al- 
V uomo sono invece gli acari (Acarina), 
perche molti di essi vivono alio stato di 
parassiti sull'uomo e sugli animali, e sono 
frequentemente causa di malattie dolorose 
e schifose. Gli insetti, gli uccelli, i pipi- 
strelli, i nostri animali domestici sono in- 
festati spesso da specie particolari di acari 
dannosissimi, che perd si distruggono coll a 
benzina, come anche le sucide zecche (Ixo- 
des). Tristamente famoso e V acaro, causa 
della molesta e disgustosa malattia cuta- 
nea detta rogna o scabbia. L' acaro della 
scabbia (Sarcoptes hominii) s'affonda nella 
pelle, vi fora delle gallerie, vi nidifica, e 
vi muore, producendo una viva irritazione 
e uua supporazione ributtante. I bagni, il 
sapone verde, le pomate mercurial] ser- 
vono a liberarsene. Un altro acaro, il de- 
modice (Demodexhominie), invade i follicoli 



sebacei delle orecchie e del naso. Lo strato 
bianchiccio che ricopre le dolci frutta sec- 
che: susine, ciliege, uva, fichi, datteri ec. t 
non e sempre zucchero : un buon microsco- 
pic* spesso vi scopre a migliaia acari del ge- 
nere Qlyciphagwi. Milioni e milioni d' acari 
(Acarui siro) abitano il vecchio cacio, cui 
trasformano col tempo in una polvere for- 
mata dei loro escrementi e delle loro spo- 
glie.... Ma molti preferiscono il formaggio 
in tali condizioni. Un altro acaro (Acarua 
farince) abita la farina guasta e umida e 
finisce di corromperla. Per tenerlo lon- 
tano bisogna conservar la farina in luoghi 
asciutti, puliti e di quando in quando 
aerati. 

641. Vermi. — Le mignatte, a dir vero, 
dovrebbero trovare il loro posto fra gli 
animali utili air uomo per le loro appli- 
cazioni medicinali; ma forse e piu facile 
sostener la causa dei lombrici che in fin 
dei conti non sono poi tanto antipatici, 
o dei crostacei parassiti, che, in quali ta 
di caricature e di strane deformazioni, 
fanno ridere ed interessano, che non pro- 
curare amici alle mignatte, queste succia- 
trici del sangue dei poveri contadini nell« 
risaie. Le mignatte, omai detronizzate an- 
che dalla medicina, si conservano in ampi 
vasi cilindrici riempiti sino a un terzo 
d'acqua di Aume, e chiusi con un panno- 
lino. L'acqua si cambia solo quando da se- 
gni di corruzione, e deve mantenersi pos- 
sibilmente ad una temperatura costante, di 
8° a 10° sullo zero. II tempo piu favorevole 
per prendere le mignatte e l'autunno. 

642. Ma ben piu dannosi delle mignatte 
sono i vermi rotondi, le specie dei quali 
vivono quasi tutte parassiticamente nei 
vegetali e negli animali. IS incalcolabile 
la quantita enorme di questi parassiti, dei 
quali introduciamo ogni giorno nell' orga- 
nismo i germi o le spoglie, colla farina, 
coi legumi, colle frutta, colPaceto, colle 
carui degli uccelli, dei pesci, dei mammi- 
feri. Soltanto la piu grande pulizia pud 
difenderci dalle loro invasion!. Fortunata- 
mente perd non tutti i germi di vermi che 
introduciamo nel nostro corpo, vi trovauo 
le condizioni necessarie pel loro sviluppo. 
Taluno che si sviluppa in un animale, e 
piu specialmente in un viscere o in uu tes- 
suto, non si sviluppa in un altro. II fare 
conoscenza con essi, colle loro motamor- 
fosi, colle involontarie migrazioni, sarebbe 
interessante per tutti, e specialmente pet- 
la massaia che voglia esercitaro nella sua 



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APICOLTDRA, 



55 



cucina ana ragionevole pulizia sanitaria. 
Ma questo ci porterebbe troppo oltre. No- 
mineremo soltanto la trichina (Trichina 
§pirali$), che colle carni del maiale penetra 
nei nostri intestini, e, attraverso alle pa- 
reti di questi, nei muscoli, e cui la cot- 
tura delle carni non basta a distruggere, 
causa quindi non infrequente di morte del- 
V uomo ; YAtcari* lumbricoides, uno dei 
nostri piti comuni vermi intestinali; la 
( grossa Aecarie megalocephala dei cavalli 6 
dei buoi; l'anguillula del frumento (An- 
guiUula tritici) e quella dell'aceto (Anyuil- 
lula aceti) che si riproduce di continuo 
per sdoppiamento, come pu6 vedersi con 
un microscopio solare, e che costituisce 
il deposito cui lascia l'aceto. 

643. Fra i vermi piatti ve ne sono pure 
dei terribili. Fra i tanti: il Dittomum hepa- 
ticum che produce la perdita delPappetito, 
il dimagrimento , 1' idropisia, fortunata- 
mente rarissimo; la Taenia mediooanellata 
piu difficile a vincere e ad espellere della 
Tttnia solium (verme solitario), entrambe 
provenienti nei nostri inteitini dalle carni 
di animali infetti; la Tamia camuru; la 
larva della quale e causa del capostorno 
delle pecore quando penetra nei loro cer- 
vello ; la Taenia echinococcus che pud es- 
sere cagione di morte air uomo, ai rumi- 
nanti, ai maiali; il Bothriocephalic latus, 
non troppo frequente, ma che pud raggiun- 
gere nei nostri intestini una lunghezza di 
sette ad otto metri. Le carni crude sono 
per lo piu il tramite pel quale questi 
vermi penetrano nei nostro organismo. La 
loro cottura e il mezzo migliore per te- 
nerli lontani, in moltissimi casi. 



Apicoltura. 

644. L' apicoltura e la scienza che stu- 
dia la fisiologia dell'ape, e da tale studio 
ricava le norme per ben coltivarla onde 
ritrarne il massimo profitto. Quindi e che, 
prima di parlare dei metodi migliori di 
allevamento delle api, degli attrezzi ne- 
cessari e del commercio dei prodotti di 
esse, dobbiamo farci un concetto chiaro 
dell'ape stessa. 

645. L' ape e un insetto dell' ordine 
degli imenotteri: quegli insetti cioe che 
hanno un apparato boccale atto a masti- 
care e a lambire, quattro ali membranose, 
metamorfosi compiute. Appartiene alia fa- 
miglia delle apidi, imenotteri colle anteqne 



piegate ad angolo, le ali anterior! non ri- 
piegate longitudinalmente, il primo arti- 
colo dei tarsi provvisto di una spazzoletta 
di peli, e che fan no vita solitaria o sociale. 
La vita sociale e il fatto piu importante 
che noi osserviamo nei costumi del rape. 
Da essa deriva un polimorfismo non meno 
importante. Gli individui d'una societa di 
api sono o maschi (fuchi), o femmine (re- 
gine), o neutri (operate). 

646. Le operaie hanno mole mi n ore dei 
fuchi e delle regine: addome conico alia 
estremita inferiore, ma piu corto di quello 
delle regine, quindi quasi interamente co- 
perto dalle ali; un pungiglione acuto, raol- 
to sviluppato; il primo articolo dei tarsi 
foggiato a spazzoletta; apparati glando- 
lari addominali destinati alia secrezione 
della cera. 

647. I maschi sono generalmente pin 
grandi delle operaie. Hanno il capo grosso 
e arrotondato; gli occhi molto sviluppati. 
Sono privi di pungiglione. Hanno il torace 
coperto di fitti peli; 1' addome molto con- 
vesso; Y ultimo articolo dei tarsi poste- 
riori allungato. 

648. Le femmine hanno le ali propor- 
zionatamente piu corte di quelle dei ma- 
schi; il capo triangolare; gli occhi meno 
sviluppati che nei maschi, e che non si 
toccano sul vertice; 1' addome appuntito 
e provvisto d' un pungiglione; 1' ultimo ar- 
ticolo dei tarsi nudo. 

649. Le api sono provviste di mandi- 
bole per masticare, di mascelle, di labbra 
e di lingua per succiare e lambire. II loro 
torace porta gli organi della locomozione. 
II protorace porta on paio di sampe in- 
feriormente; il meso torace e il metatorace 
hanno ciascuno superiormente un paio d'ali, 
inferiormente un paio di zampe. Le ali sono 
membranose: le anteriori piu grandi. Le 
tibie del terzo paio di zampe nelle operaie 
sono triangolari, allargate ed incavate su- 
periormente in modo da formare un ce- 
stello destinato a ricevere il polline; la 
parte inferiore del primo articolo dei tarsi 
e foggiata a spazzola. L' ultimo articolo 
dei tarsi e fornito d'una specie di ventosa 
merce la quale Tape pud camminare anche 
sulle superftcie piil lisce. In fondo all'eso- 
fago e l'iiigluvie o borsa del miele, cioe 
una dilatazione dell'esofago nella quale si 
conserva il miele appena inghiottito. Nei- 
l'esofago si aprono tre gruppi di glandole 
salivari che concorrono col loro prodotto 
a formare il miele e il succo nutriente. 



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56 



APICOLTURA. 



650. Le api sono insetti a metamorfosi 
completa; presentano cioe i tre stadi di 
larva, ninfa e insetto perfetto, ben di- 
stinti fra loro e separati da periodi di ri- 
poso. L'uovo e cilindrico, allungato, incur- 
vato. Impiega ventun giorni a trasformarsi 
in un'operaia, ventiquattro a svolgersi in 
an maschio, sedici o diciassette a trasfor- 
marsi in una regina. Le uova che produ- 
cono le regine e le operaie sono uovafecon- 
date. La regina pud a volonta fecondare 
e non fecondare le uova. Le nova sono de- 
poste nelle cellette cod un' abbondante 
provvigione che serve a nutrire la larva. 
La larva sboccia il quarto giorno. Essa 
fila un bozzolo serico entro al quale si 
chiude, si spoglia della pelle, e si trasfor- 
ma in ninfa. Poche ore dopo esser uscita 
dal bozzolo e dalla eel la, insetto perfetto, 
e gia atta al volo. La regina e fecondata 
una sola volta per tutta la vita. Lo sposo 
muore subito dopo 1' accoppiameuto. La 
regina pud emettere da 50 a 60,000 uova 
air anno. 

651. Le api, come e noto, sono le sole 
mediatrici della fecondazione di certe pian- 
te, dai fiori maschili delle quali traspor- 
tano il polline sui fiori femminili. Ma la 
loro utilita e di gran lunga maggiore pel 
miele e la cera che producono. Le piante 
che forniscono il miele o il polline alio 
api sono molte; fra le tante le seguenti: 
orzo, frumento, segala, avena, frumentone, 
primula, ontano, nocciuolo, viola mammola, 
polmonaria, narcisso, tulipano, giacinto, 
mandorlo, albicocco, susino, salice, pioppo, 
porno, fragola, ramerino, agrifoglio, trifo- 
glio, tiglio, timo, gelsomino,finocchio,men- 
ta, la van da, ec. L'ape penetra nel calice dei 
fiori, e ne asporta il polline sfregando le 
parti villose del suo corpo contro di esso, 
e raccogliendolo nel cestello. Altro mate- 
riale raccoglie dalle gemme delle piante 
ehe secernono resina. 

652. La fabbrica del nido ad alveoli o 
celle e interessantissima. II materiale da 
costruzione e nel loro addome. Si appen- 
dono Tuna all'altra in catena, e le in- 
dustriose operaie cominciano il lavoro, 
estraendosi a vicenda gli straterelli di 
cera dal ventre, masticandoli e mischian- 
doli alia loro saliva, poi deponendoli cia- 
scuna nel sito dove si fabbrica, in modo 
da ottenere uno spigolo diritto al quale 
aggiungono cellette adiacenti, a destra e 
a sinistra, in linea orizzontale, finche ne 
risultino le tavole verticali che si aprono 



a destra e a sinistra e sono chiamate favi. 
Ogni lato del favo offre un grazioso nido 
ad una ninfa, esagono, regolarissirao, sca- 
vato al fondo a guisa di scodella, aperto 
alia estremita superiore, se verticale. Inn- 
go sette millimetri e largo cinque. Di di- 
stanza in distanza vengono lasciate delle 
buche di passaggio. 

653. U miele che le api portano dalle 
loro scorrerie serve a nutrire le sorelle 
derelitte, o vien deposto nelle celle degli 
appro vvigionamenti,alcune delle quali rac- 
chiudono il miele per Puso giornaliero, 
mentre le altre, e sono generalmente le 
celle superiori di ogni favo, sono depositi 
pei tempi avvenire, e vengono chiuse con 
coperchi di cera appena sono piene. La 
materia appiccaticcia delle zampe e stac- 
cata e ammucchiata, ben compressa in al- 
cune celle apposite dei favi che raccol- 
gono il cosl detto pane delle api; oppure 
la portatrice ne stacca una parte e l'in- 
ghiotte, e P una o P altra delle sorelle, 
animata d'eguale intenzione, Paiuta a li- 
berarsi dal suo peso. Le parti resinose, i 
cosl detti propoli, servono alia consolida- 
zione dei favi, al turamento delle sconnes- 
sure, al ristringimento delle bnche d'en- 
trata, e anche ad imbalsamare gli oggetti 
di natura estranea che potessero infettaro 
Parnia, e per la mole non si potessero 
rimuovere. 

654. Mentre le operaie lavorano, i ina- 
schi si spassano all' aperto, svolazzano at- 
torno ronzando, e si cibano di ci6 che le 
operaie faticosamente importano nell'ar- 
nia. Sul finire di luglio o al principio d'ago- 
sto, i maschi, ormai resi inutili, sono messi 
a morte, trafitti dai pungiglioni, o confi- 
nati in un canto dell'arnia, d'ove poi le 
spoglie dei disgraziati, morti di fame, ven- 
gono gittate fuori. 

655. Durante la primavera e P estate, 
le giovani operaie che van no nascendo 
adempiono alle faccende delP arnia : acca- 
rezzano e cibano la regina intenta sempre 
a deporre le uova, fabbricano nuove celle, 
riattano le vecchie, aiutano le ninfe a uscir 
dai bozzoli; le recchie operaie, bisognose 
di liberta, vanno attorn o pei campi, pei 
prati, pei giardini, pei boschi, facendo bot- 
tino. Cosl sino alia fine di settembre. La 
vita d' un' ape dura circa sei settimane. 
La regina vive quattro a cinque anni. 

656. Durante Pinverno troviamo nel- 
Palveare i favi anteriori pieni di miele e 
coperti; i seguenti sono meno pieni, e solo 



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AHCOLTUBA. 



57 



dalla parte del comignolo. Sotto, trovansi 
le dispense col pane delle api, chiuse, e 
le cellette vuote che servono alia incuba- 
zione. Le api si adagiano su queste, strette 
le une alle altre, scaldandosi a vicenda, 
nutrendosi delle vettovaglie raccolte. Nei 
giorni di sole escono per deporre, aniiche 
come sono della nettezza, i loro escrementi 
fuori delParnia. L' emissione delle uova 
comincia alia meta di febbraio. In marzo 
o in aprile cominciano ad uscire, per sca- 
ricarsi e per espellere i cadaveri e i coper- 
chi di cera delle cellette del miele. £ a 
quest' epoca, quando la colonia non ha 
troppo sofferto pel freddo, ed e troppo 
numerosa, che si provvede a mandar fuori 
nuove colonie. 

657. I maschi cominciano a moltipli- 
carsi nell'arnia. La regina che, prima di 
deporre le uova nelle celle, non manca mai 
di esplorarle col capo, s' e accorta che ne 
sono state costruite di piu grandi, e vi 
ha deposte delle uova non fecondate, dalle 
quali appunto son nati i maschi. Sui mar- 
gini dei favi intanto, le operaie, impensie- 
rite del crescere della popolazione, hanno 
costruite delle celle verticali, cilindriche, 
di dimensioni anche maggiori, due o tre 
soltanto, nelle quali, vuolsi da taluno con 
una certa riluttanza divinatrice, la regina 
depone nn uovo fecondato. Le cellette sono 
provviste di cibo scelto e abbondante, e 
chiuse con un coperchio convesso. 

658. Diciassette giorni appresso la re- 
gina avverte delle dolenti note : e una i i- 
vale che sta per nascere, e 1' in vita a ce- 
de rle il posto. Allora neU'arnia avviene 
una specie di rivoluzione. Alcune operaie 
escono, s' appendono piu qua, piu la, in 
grappoli, ronzando, o svolazzando, in tu- 
multo; le operaie che giungono colle prov- 
vigioni si uniscono ad esse. Dentro l'arnia 
il tumulto cresce, le api si precipitano le 
une sulle altre, s' abbaruffano, il caldo e 
soffocante, il tumulto e generale.... A un 
tratto, uno sciame di 10 o 15 mila api, la 
vecchia regina alia testa, esce dall'arnia 
facendo udire un canto giulivo, forte, spe- 
cials : il canto dello sciame che va a fon- 
dare una nuova colonia. 

659. Qualche volta accadono delle com- 
plicazioni. Si schiudono contemporanea- 
mente due celle regine : due rivali si tro- 
vano di fronte, pronte a disputarsi il trono 
e la vita. E allora, o combattono fra loro 
ad oltranza, o un gruppo di operaie forma 
mo sciame con Tuna di esse o l'uccide. 



Qualche volta anche la regina muore, o 
e perduta; manca la regia progenie. Al- 
lora, se vi sono delle celle non chiuse, una 
di esse, coll 1 uovo, viene allargata a spese 
delle celle vicine, meglio proy vista, tra- 
sformata in una cella cilindrica, verticale, 
dalla quale a suo tempo uscirauna fem- 
mina fecondabile. Quando tutte le celle 
son chiuse, una robusta operaia e scelta, 
isolata, accarezzata, nutrita bene, circon- 
data d'ogni cura, impedita di lavorare, 
resa in tal modo capace di emettere uova, 
nel riposo e nelP abbondanza sviluppan- 
dosi gli organi genitali che esistevano in 
essa atrofizzati o rudimentalt. fe il cosl 
detto fenomeno della partenogeneei, per la 
quale una femmina non fecondata pud pro- 
creare. Solo, che dalle sue uova non fe- 
condate non nascono che maschi. 

660. Si riconosce facilmente se un al- 
veare abbia o non abbia la regina. Basta 
picchiarvi sopra. Nel primo caso si perce- 
pisce nn ronzare che presto sraette; men- 
tre uno sciame orfano fa udire un suono 
piii prolungato, un vero lamento. In que- 
st' ultimo caso il proprietario delPalveare 
deve affrettarsi a introdurvi una regina, 
che altrimenti non tarderebbe a perire. 

661. Quando uno sciame esce dall'ar- 
nia un certo numero delle api che lo com- 
pongono, colla regina in mezzo, si racco- 
glie, non molto lungi dall'arnia, perche la 
regina piena d' uova e troppo pesante per 
volar lontano, sul ramo d'un albero. Se 
alcuno ha posto vicino all'arnia un pezzo 
di corteccia d' albero appesa ad una per- 
tica, lo sciame si raduna sul pezzo di cor- 
teccia, e l'apicoltore con qualche precau- 
zione potra trasportare lo sciame in una 
cassetta dove le altre api componenti lo 
sciame non tarderanno a raggiungere la 
regina. Abbandonato a so, lo sciame pe- 
ri see quasi sempre, nell'autunno, o nelPiu- 
verno. 

662. Le api hanno molti nemici: i mam- 
miferi insettivori, sorci, topiragni, ec, gli 
uccelli insettivori, i rettili, gli anfibi, e, 
sopra tutti, alcuni insetti, come: Y Acheron- 
tia atropos (testa da morto), la Cantharii 
vesicatoria (cantaride), il Melee variegatu*, 
la Veepa vulgaris, la Sitaris humeralie, il 
Glerua apivoms, la Galleria cerella, la La- 
phria nigra, il Philantue triangvlum, il Pkce- 
nutjaculator, la Braula cceca, che e uno dei 
parassiti piu dannosi per le regine, e molti 
altri. Soffrono pure di parecchie malattie: 
la dissenteria, prodotta dalla umidita, pe» 



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58 



APICOLTURA. 



ricolosa per gli escrementi che vengono 
depositati nell'alveare e che Pinfettano, 
e che si pud curare cacciando momenta- 
neamente le api, polendo le arnie e toglien- 
done il miele; la costipazione, seguita quasi 
sempre da indigestione, incurabile; una 
specie di vertigini delle quali non si co- 
noscono ne le cause, nei rimedi; e molte 
malattie prodotte da parassiti. La cera 
ridotta in polvere presso gli orifizi degli 
alveari e un segno certo, al quale bisogna 
far sloggiar le api, per nettare Palveare. 

663. I primi coltivatori di api si con- 
tentavano di raccogliere i prodotti dalle 
api deposti in alveari naturali o grosso- 
lani, facendo barbaramente e scioccamente 
perire colla asfissia le api stesse. Gli api- 
coltori moderni hanno bisogno di attrezzi 
speciali, e special men te di arnie artificiali, 
costruite in modo da utilizzare nel miglior 
modo possibile le attitudini delle api a 
produrre il miele e la cera. 

664. Le arnie si fanno di legno, per 
lo piu quadrangolari, orizzontali o verti- 
cals Le piu semplici consistono in tron- 
chi d' alberi incavati. L* arnia perd che 
risponde meglio, fra le tante ideate, co- 
struite ed usate oggidl, al bisogno, e che, 
pur essendo semplicissima, e utilissima 
nella pratica, e 1' arnia a favi mobili di 
Dzierzon. Consiste in un parallelepipedo 
di legno diviso in due piani, superiore e 
inferiore,internamente alto m. 0,465, largo 
m. 0,235, profondo m. 0,38. I due piani 
sono alti m. 0,22. Due solcature servono a 

x sostenere un primo ordine di otto telaini ; 
altre due discoste otto millimetri dal sof- 
fitto servono a sostenere un secondo ordine 
di otto telaini. Sopra le prime due sca- 
nalature, due regoli o bastoncini assicurati 
lungo le medesime portano i cosl detti co- 
prifavi, che sono assicelle lunghe m. 0,285, 
larghe m. 0,072 e grosse appena m. 0,005 
e costituiscono il palco che separa il piano 
inferiore dal superiore. L' arnia si chiude 
con due sportelli, uno per piano. 

665. L' arnia Sartori e una cassa pa- 
rallelepiped a piu alta che larga, che s'apre 
solo da quello dei suoi quattro lati che 
forma il dietro dell' arnia, reso mobile a 
guisa di sportello, sostenuto da piccoli 
gangheri, e munito di nottolini per tenerlo 
chiuso. Aperto lo sportello, si trovano an- 
zitutto due cornici (diaframmi) portanti 
lastre di vetro, e munite ognuna d' un 
anello di ferro o di grosso spago per po- 
terle estrarre. Questi diaframmi sono in- 



dipendenti l'uno dall'altro, e servono per 
ristringere alPoccorrenza i due scompar- 
timenti in cui lo spazio interne e diviso 
merce un'asse grossa m. 0,02. Lo spazio 
interno misura m. 0,72 in altezza, m. 0,285 
in larghezza, m. 0,40 in profondita. Lo 
scompartimento inferiore, alto m. 0,47, e 
destinato ad essere la costante abitazione 
delle api e la sede della covata; il superio- 
re, alto m. 0,23, o il magazzino pel miele. 
L'asse di divisione ha nel mezzo un'aper- 
tura quadrata, di un decimetro di lato, la 
quale pud essere chiusa con apposito tappo, 
e serve per mettere in comunicazione i 
due scompartimenti. Nel magazzino, a 
m. 0,016 dal soffitto, trovansi praticate 
nelle due pareti laterali due scanalature, 
una per lato, orizzontali e parallele al- 
Passe di divisione, alte m. 0,115 e pro- 
fonde m. 0,01, destinate a sostenere 10 te- 
laini. Nello scompartimento inferiore sonvi 
alio stesso scopo quattro scanalature, due 
colla loro base a m. 0,016 dalPasse di 
divisione, e le altre due distanti m. 0,23 
dalla stessa asse, che accolgono in due 
ordini, sovrapposti gli uni agli altri, 20 te- 
laini. II lato inferiore dei telaini dello 
scompartimento superiore o melario, dista 
dall'asse di divisione m. 0,006; quello dei 
telaini del primo ordine dello scomparti- 
mento inferiore o nido, dista dalla base 
dell' arnia m. 0,03. Gli spazi vuoti per- 
mettono alio api la libera circolazione; e 
cosl Papicultore pud anche tener pulita 
1' arnia. I fori per 1* ingresso e 1* uscita 
delle api sono due: l'uno si trova in basso 
dell'asse frontale, subito sopra Passe di 
fondo; Paltro sopra Passe di divisione. I 
telaini sono composti di quattro listerelle 
di legno, di cui quella in alto si chiama 
il portafavo perche sostiene il favo attac- 
catovi dalle api. 

666. Le arnie a favi mobili richiedono 
un certo numero d' attrezzi: coltelli per 
tagliare e staccare i favi e per uccidere 
i fuehi; uncini, raschiatoi, tanaglio per 
estrarre e governare i telaini. Inoltre, per 
poter compiere le sue operazioni nelP ar- 
nia, Papicoltore ha bisogno di porsi al 
riparo dalle punture delle api. A qnesto 
seopo usa maschere o veli, o assopisce 
momentaneamente le ap» con un affumi- 
catoio che consta essenzialmente di un 
soffietto, munito d'uii cilindro interno nel 
quale si introducono dei cenci inzuppati 
in una soluzione nitrosa ed accesi. Sono 
pure necessari i nutritori, che sono dei 



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ARMI DA FUOCO PEL TIRO A SEGNO E PER LA CACCIA. 



59 



telaini a scompartimenti che si riempiono 
di miele e si introducono nell'arnia, quando 
le api non possono, per la stagione, o per 
una causa qualunque,raccogliere esse stesse 
il nutrimento. IS necessario infine provve- 
dere alle api dell'acqua. A questo scopo 
servono gli abbeveratoi. Quello del Sartori 
consiste in una bottiglia piena d' acqaa 
teDuta capovolta sur un quadrato doppio 
di panno posto in un piatto. Anche il clo- 
roformio si usa con successo per addor- 
mentarle. 

667. Non meno importanti sono gli ap- 
parecchi per la estrazione del miele e della 
cera. Anzitutto bisogna disopercolare i 
favi, cioe asportarne i coperchi. Ci6 si fa 
in un ambiente che abbia una tempera- 
tura di almeno 19° perche il miele possa 
scorrere facilmente dagli alveoli. Un buon 
disopercolatore e quello del Balconi, che 
consiste di una cassetta con co perch io 
amovibile, il quale ha una fessura d'onde 
il miele che sfugge nella operazione del 
disopercolamento cola nella cassetta. Su- 
periormente, dei listelli servouo a tratte- 
nere il telaino contenente il favo. Collocato 
a posto questo, con un coltello a lama 
lunga e affilata si rasentano gli spigoli 
della cornice di listelle, e si portano via 
gli opercoli. 

668. II miele si estrae dall'intemo dei 
favi mediante il coltello, ed e il migliore 
per la tavola; o con gli smelatori, come 
quello a forza centrifuga del Hrushka. Con- 
siste questo in un cilindro provvisto d'un 
coperchio diviso in due ed amovibile, e il 
cui fondo e inclinato da una parte dove 
e un foro munito d'un tubo. Nel mezzo 
del cilindro, intorno ad uo'asta appog- 
giata in fondo nel centro, e imperniata 
una gabbia di quattro a sei lati, di filo 
di ferro stagnato, nella quale si pongono 
i telaini. Sul coperchio e adattato un con- 
gegno di ruote mosso da un manubrio, sic- 
che l'asta girando fa girare rapidamente 
la gabbia intorno a se stessa. II miele 
scola dal tubo in appositi recipienti di 
vetro o di maiolica che si chiudono con 
uno strato di cera e si tengono al buio. 

669. Per estrarre la cera si adoperano 
gli strettoi. Uuo strettoio consiste d' un 
cilindro di latta bucherellato, che porta 
una vite terminata inferiormente in un 
largo disco. Si mettooo i favi sotto al di- 
sco, poscia s' immerge 1' apparecchio in 
una caldaia piena d'acqua bolleute, e fa- 
cendo girare la vite si comprimono for- 



temente i favi stessi. A poco a poco la 
cera esce e, lasciando raffreddare la cal- 
daia, si rapprende alia superflcie dell' ac- 
qua. Facendola rifondere a fuoco dolce, a 
bagno maria, a 65°, temperatura che non 
bisogna oltrepassare di molto, e col raf- 
freddamento, si ha la cera purissima. 

670. II miele viene spesso adulterato 
col mescolarvi farina. In tal caso, trattato 
con poche gocce di tintura di iodio, si 
colora in azzurro. II gesso, la sabbia, le 
altre sostanze adulterine si potranno ri- 
conoscere sciogliendo un po' di miele nel- 
l'acqua fredda. Le sostanze eterogenee 
coleranno al fondo. La cera si adultera 
con resine d'ogni sorta, sego, grassi, sa- 
pone, stearina. La stearioa si riconosce 
dair intorbidare dell' acqaa di calce nella 
quale la cera venga riscaldata. I grassi 
si riconoscono lasciando cadere una goc- 
cia di cera sur un panuo di Ian a e ver- 
sandovi sopra dell'alcool rettificato. La 
cera pura, confricando il panno colle dtta, 
si riduce in polvere senza lasciar macchia. 
Le resine si riconoscono all'odore, fon- 
dendo o scaldando la cera. 



Armi da fuoco pel tiro a segno 
e per la caccia. 

671. Le armi pel tiro a segno sono di 
due specie: carabine e pistole. Yi sono poi 
due specie distinte di carabine e pistole 
da tiro: le une sono quelle da tiro propria- 
mente dette, le altre sono quelle da sala, e 
comprendono le carabine e le pistole Flo- 
bert e le carabine a vento. Le armi da cac- 
cia sono i fucili e le carabine. I fucili da 
caccia, richiedendo pal lini e non palle, sono 
ad anima liscia, ed hanno una o due can- 
ne: d'ordinario due. e si diconi fucili doppi 
o doppiette. Secondo poi che si caricano 
davanti, colla bacchetta, o posteriormente, 
si dicono a bacchetta o ad avancarica, 
a retrocarica. I fucili da caccia a retroca- 
rica, inventati dal Lefaucheux in Francia 
sul principio del secolo, sono d' uso ormai 
comune. Le carabine da caccia si adope- 
rano a cacciare i grossi animali, e sono 
rigate per l'impiego di pallottole oblunghe 
ordinarie od esplosive. 

672. Carabine da tiro. — Nei pubblici 
stabilimenti di tiro si adoperano carabine 
da tiro di peso identico a quello dei fucili 
da guerra senza la baionetta (4 Chg.) per 
il tiro a grandi distanze, e carabine al- 



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60 



ARMI DA FUOCO PEL TIRO A SEGNO E PER LA CACCIA. 



leggerite per il tiro a brevi distanze. In 
quest' ultimo caso, natnralmente, bisogna 
diminuire ancbe il peso della polvere e 
della pallottola, e i calibri, ridotti, sono 
di 9 ed 8 mm. 

673. Pistole da tiro.— he pistole ado- 
perate sinora erano ad avancarica; ma 
ormai haiino ceduto il posto alle pistole 
a rotazione (revolvers), ideutiche a quelle 
da guerra. La legge non pone limiti nel 
calibro, ma bensl nella lunghezza delPani- 
ma della canna. Si dicono pistole corte o 
fuori misura, e percid proibite, le pistole 
nelle quali la lungbezza accennata e in- 
feriore a 171 mm. Pei revolvers si com- 
puta in questa lunghezza anche la lun- 
ghezza del cilindro. II nostro esercito ha 
adottata la pistola Chamelot-Delvigne, che 
e a rotazione continua ed intermittente, 
ed ha l'albero del cilindro scorrevole, e 
Pestrattore a bacchetta. 

674. Carabine e pUtole da tola Flobert. 
— Le carabine Flobert fnrono ideate fin 
dal 1845 per l'uso di cassule a pallottola. 
Le canne lunghe da 40 a 50 cm. hanno 
l'anima rigata e un calibro di 6 mm. II 
peso totale non supera i 2 Ghg. II sistema 
di chiusura e di scatto e semplicissimo : 
il cane, oltre a funzionare da noce, fun- 
ziona anche da otturatore e da estrattore. 
II tiro non si pud spingere oltre 10 o 12 me- 
tri. Le carabine Flobert da giardino, a tiro 
piii lungo, con un calibro di 8 a 9 mm. 
sono provviste di un apposito otturatore 
a rotazione interna od esterna. Le pistole 
non differiscono dalle carabine che nelle 
dimensioni, e nel calibro ridotto spesso 
a 5 o 4 mm. 

675. Carabine a vento. — La differenza 
fra qutste carabine e le carabine Flobert 
e questa: che nelle carabine a vento la 
pallottola viene lanciata per mezzo del- 
Paria previamente compressa, mentre nelle 
carabine Flobert si adoperano cassule di 
fulminato di mercurio. Ad ottenere Pin- 
tento, possono seguirsi due modi di co- 
struzione diversi, secondo che Pari a viene 
compressa in un apposito serbatoio fisso 
alia carabina e messo in comunicazione 
col fondo dell'anima; ovvero entro un pic- 
colo recipiente che si colloca poi nell'in- 
terno delP anima, dietro la pallottola, come 
fosse una cartuccia ordinaria, ed allora 
per la compressione delP aria occorre una 

Jiompa apposita separata dalla carabina. 
n ambedue i casi la carabina e provve- 
duta di un apposito congegno a scatto che 



serve a sprigionare Paria compressa, solo 
quando vuolsi eseguire il tiro. II primo 
sistema e il piu usato. 

676. Fueili da caccia. — I fucili da cac- 
cia per gli animali grossi, come le lepri, 
i colombi selvatici,e simili, si preferiscono 
con uu calibro di 19 mm.; per la caccia dei 
piccoli animali si preferiscono di 15 mm. 
Per la caccia ai piccioni domestici si usano 
questi ultimi. 1 cacciatori che non possono 
avere due fucili, si provvedano d' un fucile 
di calibro intermedio, di 17 mm. I piccoli 
fucili da caccia per ragazzi e signore hanno 
calibri di 13, 11 e 9 mm. I fucili dai ca- 
libri accennati, cioe di 19, 17, 15, 13, 11, 
e 9 mm., si dicono comnnemente fucili da 
12, 16, 20, 24, 28 e 32. 

677. Le canne si fanno a pareti molto 
sottili, diminuendone cosl il peso, ma au- 
mentando la forza della percossa alia 
spalla alP atto del tiro. II peso medio 
d'una buona doppietta e, pei calibri di 19, 
17 e 15 mm., rispettivamente di Chg. 3,5, 
3 e 2,5. 1 fucili di calibro minore pesano 
da 2,5 a 2 Chg. Quanto alle cariche, per 
il fucile da 19 mm. si possono adoperare 
da 20 a 25 gr. di piombo e tenere il peso 
della polvere a un quinto del peso del piom- 
bo ; ma se, come da molti cacciatori si pre- 
ferisce, si vuol abbondare oltre i 25 gr. 
nel peso del piombo, e salire lino a 30 od 
anche a 35 gr., converra diminuire in pro- 
porzione il rapporto, di un quinto nel peso 
relativo della polvere. Per i fucili da cac- 
cia di calibro minore, le cariche, rispetto 
a quella ora indicata, subiranno una di- 
minuzione in proporzione al minor peso 
totale del fucile. Regolate le cariche nel 
modo indicate la massima gittata utile del 
tiro a pallini sara pel calibro di 19 mm. 
compresa fra 40 e 50 metri ; proporziona- 
tamente inferiore per le cariche e pei ca- 
libri minori. 

678. I tre elementi della carica, polve- 
re, piombo e innesco (cassula fulminante), 
nol fucile a retrocarica, ormai general- 
men te usato, sono collegati fra loro e 
formano cartuccia come per le armi da 
guerra e da tiro. Si hanno due specie di 
cartucce: le cartucce Lefaucheux, dette 
anche cartucce a spina {a broche), e le 
cartucce ad innesco centrale: onde la di- 
stinzione di fucili a spina e fucili a per- 
cussions centrale. In tutti e due i casi il 
bossolo della cartuccia e costituito da un 
tubo di cartoncino chiuso al fondo con 
on fondello metallico portante P innesco: 



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BACHICOLTURA. 



61 



nelle cartucce a spina, la spina serve di 
presa per rimovere dall' anima il bossolo 
usato; nelle altre il fondello e mnnito d'un 
orlo di presa per l'uso di un estrattore 
automatico. La polvere, versata nel bos- 
solo, viene separata dai pallini sovrastanti 
mediante un disco di feltro ben battuto 
ed unto di sego, che serve ad opporsi alia 
subita espansione dei gas e a lubrificare 
nell'atto dello sparo l'anima del fucile. Un 
altro disco di feltro chiude superiormente 
il bossolo. Gli armaiuoli vendono insieme 
ai fucili attrezzi con i quali i cacciatori 
possono ricaricare ed innescare da se i 
bossoli delle cartucce usate. 

679* Le canne dei fucili da caccia hanno 
per lunghezza normale 75 cm. circa. Nelle 
doppiette l'unione delle canne si ottiene 
per tutta la loro lunghezza mediante un 
listello di collegamento. L* anima e liscia 
e, ii ei fucili a retrocarica, provvista d'una 
camera per la cartuccia, avente un diame- 
tro un po' superiore al calibro dell' anima, 
e raccordantesi coir anima con un corto 
tratto a tronco di cono. Per il puntamento 
basta nn mirino presso la bocca. Gli In- 
glesi fabbricano delle canne forate a ri- 
salto {choke-bored), ad anima cioe cilindrica 
e calibrata dalla camera dell a cartuccia fino 
a pochi centimetri dalla bocca. L' ultimo 
tratto d' anima, presso la bocca, e pure 
cilindrico, ma ha un diametro un po* infe- 
riore al calibro. Queste canne hanno qual- 
che vantaggio sulle altre. I fucili muniti 
di canne forate a risalto sono dagli Inglesi 
chiamati cloee-ehoting gun. Le canne choke' 
bored servono solo per pallini; l'uso delle 
pallottole sarebbe pericoloso. £ gli Inglesi, 
quando accoppiano una canna ordinaria a 
una di queste canne, incidono su quest' ul- 
tima il motto: not for ball, non per pal- 
lottole. 

680. 1 fucili a retrocarica possono avere 
le canne fisse o girevoli, vale a dire colle- 
gate a cerniera colla cassa, presso all' im- 
pugn atura, in modo che tenendo 1' arma 
impugnata con le canne in alto, le canne 
possano rotare pel proprio peso d' un certo 
angolo dall'alto in basso, o viceversa. II 
meccanismo di scatto e sempre un accia- 
rino. In alcuni fucili inglesi si adoperano 
acciarini speciali detti a rimbalzo (rebound- 
ing lock), perche, avvenuta la percossa del 
cane sull' innesco, il cane si raddrizza to- 
sto e si colloca automaticamente in po- 
sizione di sicurezza. Questi acciarini pero 
complicano il meccanismo senza adeguato 



compenso. I migliori fucili inglesi da cac- 
cia sono a davanti di cerniera distaccato: 
vale a dire che in essi le canne sono prov- 
yiste inferiormente di un solido gancio in 
forma di mezzo anello, che pud assestarsi 
suH'albero trasversale della sea to) a a cer- 
niera senza bisogno di rimuovere 1' albero 
stesso. Agganciate le canne, si fissa alle 
canne stesse un davanti di cerniera me- 
tallico che fascia la parte inferiore del- 
V albero in discorso in modo da formare 
col gancio semicircolare delle canne una 
vera cerniera. Per smontare uno di questi 
fucili, basta rimuovere la chiavetta che 
collega il davanti di cerniera alle canne, 
e le canne e il davanti di cerniera si ri- 
muovono ad un tempo. 

681* Carabine da caccia. — Le carabine 
da caccia sono dei veri fucili rigati da 
guerra, per calibro, rigatura e cartucce. 
Ye ne hanno a canne fisse ed a canne 
girevoli. La fabbricazione in grande delle 
armi da tiro a segno o da caccia di lusso e 
sino ad ora monopolio esclusivo di case pri- 
vate americane, inglesi, belghe e francesi. 

682. Un fucile da caccia a retrocarica co- 
sta da 100 a 600 e passa lire. Con 300 lire 
si pud avere un buon fucile da caccia a 
canne girevoli. Le carabine Flobert co- 
stano da 25 a 100 lire. Le pistole a ro- 
tazione d'uso privato costano da 25 a 
100 lire. Tra i fabbricanti piu reputati 
citeremo G aland a Parigi, Henry a New- 
Haven, Burnside a Providence, Remington 
a Ilion, Spencer a Boston, Pirlot a Liegi; 
in Italia, Glisenti a Brescia. 



Bachicoltura. 

683. H baco da seta o filugello appar- 
tiene alia famiglia degli insetti filatori o 
bombicidi, farfalle dal corpo grosso, dalle 
antenne ingrossate a pettine nel maschio, 
i di cui bruchi numerosi sono fra quelli 
che recano maggior danno alia agricol- 
tura. Per altro, 1' utile che arreca il baco 
da seta compensa ad usura questo danno. 
II baco da seta trovasi ora isolato nel si- 
stema, perche il nome generico di Bom- 
byx, dato da Linneo a tutta la famiglia, e 
rim as to ad esso soltanto: al Bombyx mori 
o bombice del gelso. 

684. Le ali aperte dell' insetto perfetto 
misurano circa 40 mm. Sono d' un color 
bianco di farina, ed hanno i lunghi denti 
antennali neri e disposti in doppia fila 



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62 



BACHICOtTtJfcA. 



nei due sessi. Le brevi ali anterior! hanno 
una punta falciforme, dovuta ad un inta- 
glio ad arco nel margine; una fascia tra- 
sversale bruno-gialliccia sopra le ali, tal- 
volta e ben visibile, tal altra sbiadita. 

685. II bruco, nudo, ha il collo grosso, 
e posteriormente possiede un breve corno. 
IS d'un bianco grigiastro, presenta sul 
dorso bruni disegni forcuti e macchie ocel- 
lari rosso-gialle sui lati del segmento an- 
teriore. L'unico suo alimento e la foglia 
del gelso. I bozzoli ovali, incollati, ester- 
namente ravvolti in fili di seta sciolti, 
sono bianchi o gialli. La farfalla perfet- 
tamente sviluppata inumidisce colla sua 
saliva la estremita su peri ore del bozzolo 
e la trafora colla testa per modo che il filo 
che lo ricuopre vien rotto in molti punti e 
non pu6 servire. Percid dai bozzoli di cui 
si vuol godere la seta non devesi lasciare 
sviluppar la farfalla. 

686. II filugello e origin a rio della Cina, 
patria dell'albero che lo alimenta. Sotto 
il regno dell' imperatore Giustiniano, due 
monaci persiani portarono in segreto a 
Costantinopoli pianticelle di gelso e se- 
menza di filugello, nascoste in bastoni cavi 
da viaggio. Nell' anno 520 dopo Cristo, si 
tentd dun que in Europa l'allevamento del 
baco da seta; ma sino al secolo XII ri- 
mase un monopolio dell' impero greco. 
Nell'isola di Scio fu industria importan- 
tissima. Dalla Grecia il baco da seta fu 
portato dagli Arabi in Ispagna. Verso la 
meta del secolo XII venne in Sicilia al 
tempo della guerra che ebbe Buggero II 
col bizantino Emanuele, e 1' industria se- 
rica indi si estese lentamente a Firenze, 
a Bologna, a Venezia, a Milano. Sotto En- 
rico IV si diffuse in Francia e quindi nei 
paesi del settentrione. 

687. Alio stato di bruco il Bomlyx mori 
subisce tre o quattro cangiamenti o mute. 
Nel primo caso si hanno i cosi detti treotti; 
nel secondo i comuni a quattro mute. Al- 
cune razze vengono allevate due volte ed 
altre anche tre nello stesso anno, e sono 
dette bivoltine o trivoltine: altre, e sono 
le comuni, una volta soltanto, e sono dette 
annuali. Millo uova di bachi annuali pe- 
sano piu di 5 grammi. Un egual numero di 
bivoltini pesa meno. Noi diremo soltanto 
deirallevamento del baco annuale coraune, 
a quattro mute. 

688. Quando la sementa dei bachi e 
stata deposta in sacchetti di garza (si- 
sterna cellulare) o sn pezzuole di tela, con- 



viene distaccarnela. Cio si fa in autunno. 
Alia meta di gennaio sara opportuno un 
bagno nell' acqua salata (uno per mille) 
da 24 a 36 ore. Le semente si lasceranno 
poi lentamente asciugare in un luogo ben 
ventilato, all'ombra, distribuite in un sot- 
tile straterello sur un pannolano. La cova- 
tura deve farsi 10 o 12 giorni prima che 
le foglioline dei gelsi siano sviluppate. 

689. L'incubatrice piu usata e la Or- 
landi, che consta d' una cassa di legno, 
alba circa un metro e larga m. 0,60 a 0,70, 
divisa in parecchi scompartimenti distanti 
fra loro di circa 3 cm., a ciascuno dei 
quali corrisponde un telaio a listerelle di 
legno o a nastri tesi : il primo per collo- 
carvi le cassettine contenenti il seme sciol- 
to, Paltro pei cartoni. Sulla sorgente ca- 
lorifera, posta sovra un tavolino mobile 
dalPalto al basso o viceversa, costituita 
da una lampada a spirito, sta capovolta 
una calotta d'argilla coll'orlo comunicante 
con quattro tubi di zinco che, raggianti 
verso gli angoli della cassa, s' innalzano 
verticalmente e s'aprono alPesterno nel 
cielo della cassa stessa. Le pareti ante- 
riori e posteriori sono chiuse con lastre 
di vetro, ad una delle quali e appeso, nel- 
l'interno, un termometro. Un'incubatrice 
Orlandi di tali dimensioni pud contenere 
sino a 50 once di seme. L'incubatrice deve 
tenersi in una camera colle finestre a sud 
e senza fuoco. La temperatura interna della 
cassa deve essere mantenuta fra 18° e 20°. 

690. Un imbuto di latta concentrico 
ad nn altro pure di latta, limitante uno 
spazio in cui si versa dell' acqua, la quale 
viene riscaldata mediante una lampada a 
petrolio, ed un panno di lana che copre 
la base degli imbuti capovolti ed aperti, 
costituiscono le parti essenziali d* un'incu- 
batrice economica per tre a quattro once. 
L' imbuto interno e diviso in scomparti- 
menti in cui si collocala sementa ;l'esterno 
porta in un taglio operatovi in una parte 
qnalunque una lastra di vetro che per- 
mette di rilevare i gradi del termometro 
posto nell' interno, immorso nell' acqua. 

691. La durata dell'incubazione e va- 
ria a seconda del grado a cui fu incomin- 
ciata, della temperatura a cui fu conser- 
vato il seme nell'inverno, della massima 
a cui fu esposto sul fine della covatura, 
della razza. In genere le ore del mattino 
sono quelle in cui si schiude maggior nu- 
mero di semi. I bachi nati in ritardo ra- 
ramente si allevano. 



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BACmCOLTURA. 



692. La stanza nella quale si vogliono 
allevare i bachi deve essere esposta a mez- 
zogiorno, non troppo vasta, lontana dalle 
sorgenti di emanazioni putride, facile al 
riscaldamento uguale, ben chiusa, mode- 
ratamente illuminata. Una buona ventila- 
zione e necessaria. I braceri devono essere 
esclnsi; preferiti i tubi coraunicanti con 
un focolare comune, posto in un piano in- 
feriore. 

693. Gli oggetti indispensabili sono: 
an palco economico che sostenga sei ad 
otto ordini di cannicci o stuoie coperti di 
carta, i quali possano abbassarsi od innal- 
zarsi mediante opportuni congegni e a tale 
distanza (40 a 50 cm.) che Paria possa op- 
portunamente circolare, lasciando fra il 
soffitto e 1' ultimo graticcio, come fra il 
primo e il pavimento, una distanza mag- 
giore; carta forata per tutte le eta del 
baco, oppuro reti; un apparecchio per svi- 
luppare il cloro. 

694. Per una preventiva disinfezione 
dell a stanza e degli attrezzi, pud servire 
il cloruro di calcio del commercio col quale, 
stemperato in un volume sei ad otto volte 
maggiore d' acqua, vengono lavati i muri e 
gli attrezzi. Per produrre il cloro serve una 
miscela di 

Sale da cucina polverizzato 500 grammi 
Porossido di manganese . . . 200 » 
Acqua 400 > 

in un recipient© provvisto d'un coperchio, 
il quale porti un tubo di piombo che passi 
per un'apertura praticata nell'uscio. Si 
versano nel recipiente 600 gr. d'acido sol- 
forico, poi si scalda 1' apparecchio. t)opo 
36 a 48 ore s' aprono le finestre e la porta. 

695. Quanto al nutrimento, esso con- 
siste in foglie di gelso, innestato o, me- 
glio, selvatico, soprattutto dopo la quarta 
muta. Un'oncia di bachi nostrani consuma 
circa 1000 chg. di foglia. I bachi giappo- 
nesi ne consumano un po'nieno. Le foglie 
devono essere lucide, ben consistent^ non 
rugginose, non appassite, ne bagnate, ne 
riscaldate. Debbono essere raccolte al le- 
vare o al tramonto del sole, e conservate 
in luoghi asciutti e freschi, non pigiate. 
Ai bachi giovani sara bene dare le foglie 
tagliate. 

696. Sulle uova disposte in un sottile 
straterello si dispongono i fogli di carta 
forata : su questi, altri fogli che portino 
la foglia. Nato un buon numero di bachi, 
si asporta il secondo foglio a cui so ne 



sostituisce an altro a fori piu larghi. II 
pasto si deve dare ogni due o tie ore, di 
giorno e di notte, ed in copia tale che 
non abbiano a restare sui graticci molti 
residui del pasto precedente. I bachi de- 
vono poi avere dello spazio abbondante: 
e cioe 28 cm. q. alia nascita, 1 metro qua- 
drato alia prima muta, 3 alia scconda, 9 
alia terza, da 15 a 20 alia quarta, da 30 
a 60 alia maturita, per ogni oncia. 

697. II cambiamento dei letti deve es- 
sere freqnente. Due volte almeno per ogni 
eta; specialmente nelP ultima, cioe quando 
il letto per l'abbondanza dei pasti si fa 
piu alto e la vegetazione delle muflfe e resa 
quindi piu facile. Non bisogna lasciare al- 
cun residuo dei vecchi letti, ma asportarli 
completamente. La stanza deve essere sco- 
pata quando i bachi hanno finito di ci- 
barsi. Appena i bachi stanno per assopirsi, 
bisogna cambiar subito il letto perche pos- 
sano compiere la muta sur un sottile strato 
di foglia. Durante il sonno non bisogna 
toccarli. 

698. In un canto della stanza bisogna 
mantenere costantemente 1' apparecchio 
per lo sviluppo del cloro: un recipiente ^ 
con cloruro di calcio e acqua, che si ri- 
mestera ogni qualche ora con una bac- 
chetta di vetro, aggiungendo Pacido sol- 
forico. Sara bene anche, durante le mute, 
cospargere il letto con polvere di carbone 
o con calce o gesso. 

699. Arrivato il baco a maturita, con 
viene aver pronto il bosco per aiutarlo a 
filar si il bozzolo. I mezzi usati sono di- 
versi. Nel Friuli usano i cavalloni, nel- 
P Emilia le fascine, in Lombardia le siepi 
di ravizzone. I bachi sono maturi quando 
mangiano molto, sono trasparenti, d' un 
color giallo d'ambra o bianco d'alabastro 
secondo la razza, e cominciano a espellere 
qualche filo serico. I bachi gia saliti sul 
bosco e che non lavorano si devono gittare. 

700. II metodo dei cavalloni consiste 
nel disporre in croce, sui cannicci incli- 
nati, dei ramoscelli con le foglie, o con 
trucioli di legno. £ da preferirsi al sistema 
delle fascine, perche non si toccano i ba- 
chi, e non occorre sceglierli, e la circola- 
zione dell' aria e migliore. II sistema delle 
siepi consiste nel limitare ai bachi lo spa- 
zio durante gli ultimi momenti che pre- 
cedono la salita al bosco, innalzare lungo 
Pinipalcato delle colonne di steli secchi 
di ravizzone o di rapa o di ginestra, a 
30 cm. circa Puna dall'altra: fare una 



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64 



BACHICOLTURA. 



siepe degli stessi steli che passi per lalinea 
mediana del graticcio, ed unirne a questa 
dell'altre che raggiungano le colonne. 

701. L'apparecchio che produce la seta 
trovasi nel baco lateral men te air apparec- 
chio digerente. Le glandole setifere con- 
sistono in due lunghi tubi di diametro va- 
riable, piccolissimi, ricchi di trachee, piu 
volte ripiegati posteriorraente, dove hanno 
origine; allargati in un ampio serbatoio 
che si ripiega due volte, si restringe quin- 
di, si ripiega di nuovo e si fonde coll'al- 
tro tnbo. L'unico tubo che ne risulta, ri- 
ceve il prodotto di due glandolette sebacee, 
ed esce da una filiera. 

702. II filo di seta risulta di due fili 
uniti da una sostanza appiccaticcia. Nel- 
Tinterno del seritterio la seta e traspa- 
rente, molliccia, fatta di fibroina che al 
contatto dell' aria si trasforma parzial- 
mente in glutine. E il glutine che unisce 
i due fili. Le glandole sebacee provvedono 
materia grassa e colorante. 

703. In circa tre giorni il baco compie 
il bozzolo ed in altri tre si e trasformato 
in crisalide. Dopo 15 o 18 giorni la cri- 
salide si trasforma in farfalla. II filo del 
bozzolo della nostra razza gialla e lungo 
circa 1000 metri, dei quali 200 circa sono 
di bava, 740 costituiscono il bozzolo pro- 
priamente detto, 60 il velo. 

704. Affinche i bozzoli non si schiudano 
e non nascano le farfalle, vale a dire per 
utilizzare i bozzoli, bisogna sottoporli alia 
stufatura: operazione che ha per iscopo 
d'uccidere le crisalidi col calore. L'aria 
calda o il vapor d' acqua servono ugual- 
mente. In molti paesi si espongono i boz- 
zoli al sole; in altri si uccidono le crisa- 
lidi col solfuro di carbonio. Quest' ultimo 
sistema e il migliore. Ecco in che consiste: 

705. Si abbia un vaso cilindrico di latta 
alto un metro e largo m. 0,50, terminato 
inferiormente da una superficie conica pro- 
lungata in un tubetto munito di chiave, 
chiuso superiormente da nn coperchio che 
pesca con orlo sporgente in un canale cir- 
colare, risultante da uno sdoppiamento del 
labbro del vaso, e provvisto di manichi. 
Si collochi il vaso sur un sosteguo di le- 
gno, si riempia coi bozzoli dei quali e ca- 
pace, circa 20 chg., si copra, e si versi 
dell* acqua nel canale circolare superiore, 
per rendere ermetica la chiusura. Sotto al 
vaso si disponga un matraccio contenente 
del solfuro di carbonio, e si unisca al tubo 
del vaso mediante un anello di sughero. 



Foi si scaldi dolcemente con una lampada 
ad alcool il matraccio sino alia ebollizione 
del solfuro, il vapore del quale salira nel 
vaso pel tubo del quale si sara aperta la 
chiave. Con la evaporazione di circa 100 
centimetri cubici di solfuro di carbonio il 
successo e certo. II coperchio si deve le- 
vare circa 10 ore dopo. 

706. II baco da seta va soggetto a molte 
malattie : fra le altre, il giallume, la gat- 
tina, il riccione, il calcino, la flaccidezza, 
la pebrina. 

707. Sull* origine e sulla natura del 
giallume le opinioni sono divise. L' umi- 
dita e la foglia bagnata ne sono le cause 
piu probabili. II baco ingrossa presentando 
delle strozzature ai segmenti : la pelle scre- 
pola e n'esce un liquido fetente, torbido 
per la presenza di bollicelle grasse. La 
malattia non e contagiosa, t bene cam- 
biare subito il letto ai bachi, buttar via 
i malati, aerare la stanza. 

708. La cattiva conservazione dei semi, 
le alternative di caldo e di freddo, subito 
dalle uova, sono le cause probabili della 
gattina. II baco che soffre questa malat- 
tia, alia terza o alia quarta muta e rugoso, 
intristisce, ha la diarrea, non cresce, di- 
venta giallognolo, poi bruno, emette dalla 
bocca delle gocciole giallognole. La malat- 
tia non ha altra cura che non sia pre- 
vents va. 

709. II riccione e una malattia di lieve 
momento che si manifestaper lo piu quando 
il baco sale al bosco. Esso s' arriccia, non 
tesse, perde la seta, o, quando fila, fila un 
poverissimo bozzolo. Qualche volta tale 
malattia e originata da una divulsione del 
seritterio, qualche altra volta dal non tro- 
vare il baco le necessarie comodita nel bo- 
sco. II riccione non ha rimedio. 

710. II calcino, noto da tempo antico, 
e dovuto a un parassita vegetale, an fungo, 
detto in onore dello scopritore, il dottor 
A. Bassi (1833), Botrite baasiana, e col- 
pi see il baco dopo 1* ultima muta. Le spore 
di questo parassita penetrano per le vie 
esofagee nel baco che di venta pastoso, 
molliccio, vellutato. La malattia e conta- 
giosa e mortale. II troppo calore nella prima 
eta, le stanze grandi, l'umidita, facilitano 
lo sviluppo del parassita. Le disinfezioni 
preventive tengono lontano il calcino. 

711. La flaccidezza e una delle piu ter- 
ribili malattie del baco. Qualche volta e 
accidentale e sporadica, tal altra e epi- 
demica. Forse e prodotta da un raflfredda* 



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BAGNIT 



65 



mento tardivo del seme, da quo sviluppo 
troppo lento dell' embrione, dall'incuba- 
zione in un locale oscuro ed umido. Si ma- 
nifesta neir ultima eta del baco. II baco 
infetto diminnisce rapidamente di peso, di- 
veota biancastro, non si ciba, giace inerte 
e floscio. Appena morto annerisce, e too 
cato, scoppia versando nn umore nerastro, 
fetente. Bisogna elevare la temperatura 
della stanza di tre a quattro gradi, pro- 
durre un forte sviluppo di cloro, tenere in 
dieta per qualche ora i bachi, dar loro fo- 
glia migliore. 

712. La pebrina e la pin grave malattia 
del baco cui colpisce in ogni eta. In Italia 
comparve nel 1852. $1 dovuta ad un paras- 
sita psorosperma, ed e contagiosa ed ere- 
ditaria, e pur troppo molto frequente e 
dannosissima. II seme infetto nasce male. 
I bachi nascono disuguali, alcuni di essi re- 
stan piccoli, abbruniscono, muoiono nelle 
prime eta. D'ordinario presentano delle 
macchiette che ingrandiscono sempre piu 
sulle zampe false e intorno agli stigmi. II 
corno annerisce, s' aocorcia, scompare. La 
farfalla malata ha macchie plumbee snl- 
V addome e sulle ali raggrinzate, il corpo 
pieno di bolle che scoppiano spandendo 
un umore nerastro. L' esame microscopico 
del seme e il miglior modo di premunirsi 
contro la malattia che, nonostante gli in- 
fill iti rimedi proposti, non e possibile com- 
battere. Meglio ancora una razionale con- 
fezione del seme. 

713. A questo scopo bisogna scegliere 
bachi nati nel primo giorno; allevare i 
bruchi secondo le regole migliori e con le 
maggiori cure; scegliere bozzoli perfetti; 
nove o dieci giorni dopo la salita al bosco, 
staccarii con precanzione, disporli in un 
unico strato sur un graticcio o infilarli 
in lunghe corone. Sari bene far schiudere 
artificialmente qualche bozzolo, mediante 
il calore, per esaminare le farfalle. Schiuse 
e accoppiate le farfalle, si porra ogni cop- 
pia in un sacchetto di garza o di carta, 
bucato per 1' aerazione, e vi si lasceranno, 
conservandolein una stanza sana, asciutta, 
ben aerata, con una temperatura cost ante, 
si no al mom en to di sottoporre le farfalle 
morte air esame microscopico che non po- 
tra farsi che da un perito. 

714. In autunno, verso V ottobre, si stac- 
chera il seme dai sacchetti mediante acqua 
non riscaldata. Un recipiente col fondo 
fatto di una finissima rete metallica serve 
all'uopo. Dopo mezz'ora d'immersione dei 

Lihro per tutti. 



sacchetti scuciti, aperti, si staccano colle 
dita le nova, si lavano, e si distendono su 
pannolini in luogo asciutto, ombreggiato e 
molto aerato. In due o tre giorni il seme 
e asciutto. Si depositors, quindi in casset- 
tine a doppio fondo di garza che si appen- 
deranno in una stanza ben aerata, dove la 
temperatura sia possibilmente costante, e 
di due o tre gradi inferiors alio zero. A que- 
sto scopo servono le conservatrici prov- 
viste di sorgenti frigorifere. 

715. L' industria serica ebbe sempre 
grande importanza in Italia. Nell' alleva- 
mento dei bachi e nella torcitura delle 
sete, il nostro paese ebbe sempre la pre- 
valenza sulle altre nazioni, e, in esso, la 
Lombardia sulle altre regioni. L'epizoozia 
diminul assai il getto della produzione. 
Prima del 1862 si producevano in Italia 
tre milioni e mezzo di chilogrammi di seta ; 
nel 1864 la produzione disceso a poco piu 
d' un milione e mezzo. Ma poi gradata- 
mente, merce perseveranti studi e la di- 
ligente pratica della selezione, riprese il 
moto espansivo, e raggiunse e superd la 
cifra primitiva. La importazione delle sete 
gregge estere che, mutate in organzini e 
trame, venivano riosportate procurando 
lauti profttti, fu pure sempre considere- 
vole. Solo rispetto alia tessitura, 1' Italia 
trovasi in umile posizione, perche la im- 
portazione dei tessuti supera piu di due 
volte 1' esportazione, non essendo noi in 
grado di pareggiare le ricche stoffe lionesi, 
ne di fabbricar bene e con economia tes- 
suti serici eon trama di cotono. 



B a g n i. 

716. L'uso dei bagni e antichissimo ; 
la loro utilita ne' piu remoti tempi indi- 
scussa : tanto, che la Mitologia affermava 
Giunone uscire ogni volta dal bagno ver- 
gine e piu bella. Le religioni antiche pro- 
scrivevano i bagni. Gli Indiani divinizza- 
rono il Gauge, gli Egiziani il Nilo. I bagni 
pubblici erano numerosissimi, capaci,prov- 
visti d'ogni comodita,gratuiti o quasi.L'im- 
peratore, a Roma, si bagnava insieme al- 
1' ultimo dei suoi gregari. I Romani, nel 
loro viaggio di conquista nel vecchio mon- 
do, ne segnarono le tappe edificando dei 
superbi stabilimenti di bagni dei quali piu 
qua e piu la rimangono ancora le rovine. 
11 vocabolo bagno deriva dal greco, e si- 
gn ifica : caccia-dolori. 



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6$ 



BAGNI. 



717. II bagno consiste nella immersione 
parziale o totale del corpo in un mezzo 
qualsiasi, liquido, gazoso o solido. Si fanuo 
bagni di flume, di mare, di vapore, d' aria 
condensata, di gaz, d' elettricita, d'olio, di 
fanghi, di sabbia, di vino, di latte, di 
trippe, di sangue; freddi, tiepidi, caldi, 
caldissimi; d'acque minerali naturali o ar- 
tificiali; medicinali, composti, cosmetici. 

718. Si dicono bagni freddi qoelli nei 
quali la temperatnra e inferiore a 14°; ba- 
gni tiepidi, quelli la cni temperatnra va- 
ria fra 14° e 24°; caldi, quelli dalla tem- 
po ratura di 25° a 34°; caldissimi, quelli che 
hanno una temperatnra soperiore di qual- 
che grado ai caldi. 

719. Bagni freddi.— I bagni freddi pid 
nsati sono quelli d' acqua corrente di flume 
o di mare fatti con le dovute precauzioni. 
Nell' estate sono sempre utilissimi. I bri- 
vidi che s'avvertono subito per la rapida 
soppressione del calore, cedono presto a 
un vivo senso di benessere. L* immersione 
pud farsi in due modi: gradatamente o 
bruscamente. Pid igienica e meno penosa 
e 1' immersione brusca. Non bisogna perd 
entrar nel bagno freddo quando si e su- 
dati. Nel bagao non si deve restar fermi. 
11 capo deve esser coperto. La durata del 
bagno deve essere di 5 ad 8 minuti pei 
fanciulli, di 10 a 20 pei giovani, di 20 
a 40 per gli adulti. Come si avvertono dei 
brividi, bisogna nscirne. Asciugarsi bene, 
vestirsi in fretta, fare una passeggiata a 
piedi o a cavallo, ecco ci6 che prescrive 
Tigiene dopo il bagno freddo. 

720. Bagni d' acqua corrente. — I bagni 
freddi, fatti nell' acqua corrente, hanno 
proprieta toniche, stimolanti, rinfrescanti. 
Sono utili specialmente pei linfatici, per 
gli 8possati, pei deboli. Destano Pappe- 
tito, rendono attiva la digestione. Bisogna 
perd evitare di bagnarsi dopo il pasto, 
quando si hanno delle eruzioni cutanee, 
quando si e malaticci, febbricitanti. La gin- 
nastica del bagno freddo, il nuoto, e un ec- 
cellente mezzo per combattere certe malat- 
tie proprie delle giovanette e delle giovani 
spose, che le indeboliscono e spesso le ren- 
dono sterili. 

721. Bagni di mare. — I bagni di mare 
sono piii tonici e stimolanti dei bagni di 
flume, ed esercitano la loro benefica in- 
fluenza sii tutte le funzioni della vita ani- 
male. Le spiagge settentrionali d' Italia 
sono da prefer! rsi. La stagione migliore e 
nei raesi di giugno e di luglio. Per indu- 



menti, l'igiene raccomanda le calzatnre 
robuste, i cappelli incerati, gli abiti larghi 
di lana ordinaria. L' aria omogenea, pura, 
libera, agitata dai venti, inondata di luce, 
satura di emanazioni saline e d'ozono, aiuta 
la cura. L* immersione deve essere imme- 
diata e completa. Le spiagge senza pendio 
sono le migliori. Le acqne morte delle ca- 
vane devonsi assolutamente evitare. La 
scrofola e P anemia trovano nei bagni di 
mare il miglior rimedio. I renmatici, i tos- 
sicolosi, gli apopletici devono astenersene. 
Chi va ai bagni di mare deve levarsi presto 
e coricarsi di buon' ora, astenersi dai cibi 
riscaldanti, dalle bevande alcooliche, non 
restare press o al mare pid di cinque o sei 
settimane. Dalle due alle cinque ore del 
pomeriggio il bagno sara pin igienico. 

722. Nuoto. — 11 nuoto e un esercizio 
ginnastico igienico per eccellenza. U prin- 
cipale ostacolo alPacquisizione di quest'ar- 
te e il timore d'andar a fondo. Senza questo 
due o tre lezioni basterebbero ad impararla. 
Un po'd'aria nei polmoni, qualche movi- 
mento delle braccia e delle gambe bastano 
per mantenere il corpo a galla. II nuota- 
tore deve evitare le acque ricche d'erbe, 
le aequo stagnanti, le aeque correnti dove 
sianvi dei gorghi. Se sia assalito da cram pi, 
si distenda sul dorso e faccia il morto. 

723. Bagni tiepidi. — 11 bagno tiepido 
e quello pid frequentemente usato : e qnello 
anzi che tutti dovrebbero.praticareilpid 
frequentemente possibile. E tanto neces- 
sario, che pressocertipopoli era prescritto. 
1 reumatismi, le leucorree, i raffreddori, 
raolte malattie cutanee parassitarie o d' in- 
fezione, non dipendono il pid delle volte 
che dalla infrequenza dei bagni. 1 Romani, 
che nsavano tanto i bagni, non avevano 
neppnr bisogno del fazzoletto. 1 bagni tie- 
pidi completi si fanno prima del pasto. 
Devono durare da una mezz'ora a un'ora. 
La vasca del bagno e P acqua devono essere 
ben pulite. Le spall e e il collo devono es- 
sere sommersi. Le frizioni e il massaggio 
(vedi n° 747) alia fine del bagno saranno 
ottimi. 

724. Quanto ai bagni parziali tiepidi, 
essi non sono che pid necessari. Le mac- 
chie della pelle, moltissime malattie della 
pelle del volto soprattutto si evitereb- 
bero con le frequenti abluzioni alle mani 
e al vi80. Non bisogna raai dimenticare di 
lavarsi il viso con acqua pulita, dopo aver 
lavate in altra acqua le mani. 1 bagni 
tiepidi sono necessari soprattutto al barn- 



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BAGNL 



W 



bino, adoperando piccole tinozze propor- 
zionate alia sua statura, e per mi sura di 
precauzione, una ciotola di sicurezza. 

725. Bagni caldi. — I bagni caldi de- 
todo essere riservati ai nialati; ai sani 
8ono piu nocivi che salutari. I bagni caldi 
e caldissimi aile mani o ai piedi, i cosi 
detti maniluvi e jnediluvi, sono indicati pei 
mali di testa, la soppressione dei mestrui, 
le tossi secche, le sincopi isteriche. II ba- 
gno caldo complete e indicato contro gli 
ingorghi linfatici, la cachessia, certe ma- 
lattie cutanee,i reumatismi e le apoplessie. 
Dopo questo bagno, bisogna coricarsi e co- 
prirsi bene per eccitare una abbondante 
traspirazione. 

726. II bagno di vapor d'acqua agisce 
meglio che il bagno caldo, perche in un 
bagno di vapors si pud sopportare una 
temperatura altissima. fc uno dei piu ener- 
gici eceitauti delle glandole cutanee. II 
bagno d' aria calda si fa ad una tempera- 
tura ancbe maggiore. Coaviene ai linfatici, 
agli indoleuti, ai poco sensibili. I tumori 
freddi, i reumatismi, gli ingorghi cronici, 
i dolori artritici hanno on' ottima cura in 
questa specie di bagno. 

727. Bagni d'acque minerali e termali. — 
Diconsi aequo mineral! quelle che sgor- 
gano alia superficie del suolo e contengono 
dei principii minerali medicinali. Quando 
queste acque sono calde, diconsi termali. 
Talune sono caldissime o bollenti. Sino 
dalla piu remota anticbita furono tenute 
nel conto di eccellenti agenti terapeutici. 
Senza essere una panacea universale, hanno 
un valore universalmente riconosciuto. 

728. Fra le acque minerali che agi- 
scono solo in virtu dei loro principii mi- 
nerali, sono da menzionare quelle di Pisa, 
di Lucca, di Montecatini, di Abano, di 
Tabiano, di Trescorre, di Levico. Le acque 
ferrugiuose non hanno azione alcuna re- 
lativamente al ferro che coutengono, e non 
sono usate pei bagni, se non quando con- 
tengono il ferro alio stato di solfato e in 
abbondanza, come quelle di Levico. Le acque 
piu efficaci pei bagni sono le saline e le 
solforose. Molte agiscono soprattutto in 
virtu della loro termalita. 

729. Le acque saline nei bagni servono 
a combattere i dolori reumatici, le anchi- 
losi recenti, le contrazioni muscolari, le 
paralisi, la rigidita delle articolazioni pro- 
dotta da causa interna o da ferita d'arnia 
da fuoco. Le salino-acidule si adoperano 
contro certe malattie cutanee e contro le 



tossi ostinate. Fra le prime sono in Italia 
quelle di Lucca, di Montecatini e di Sal- 
somaggiore; in Francia, quelle di Yichy, di 
Bourbon, di Aix, di Plombieres; in Boe- 
mia, di Carlsbad, nel ducato di Nassau, di 
Ems. Fra le ultime quelle di Mont-Dore in 
Francia. 

730. Le acque solforose si adoperano 
a combattere le affezioni croniche della 
pelle, il catarro, 1'asma, gli ingorghi dei 
visceri e dei ganglii linfatici, Pirregola- 
rita dei mestrui, la scrofola, la rachitide. 
Le veccbie ulceri, le eicatrici viziose, le 
erosioni delle membra trovano nei bagni 
d' acque solforose un ottimo rimedio. Ye 
ne sono di fredde a Tabiano e a Trescorre, 
di calde ad Acqui, a Bormio, a Civitavec- 
chia, ad Ischia, a Porretta. 

731. I bagni d* acque minerali si de- 
vono fare la mattina, a digiuno. Ai bagni 
caldi e bene far precedere un bagno tie- 
pido. La durata del bagno tiepido e d'un'ora 
circa; del bagno caldo di 15 a 25 mioati. 
Se in un bagno tiepido si avvertono dei 
brividi, bisogna aumentarne la tempera- 
tura. I primi bagni devono essere brevi. 
Dopo una commozione violenta, dopo una 
notte insonne, agitata, e bene astenerse- 
ne. I malati soggetti agli svenimenti, alle 
convulsioni, gli isterici, gli epilettici, non 
siano mai soli nello stanzino del bagno. Nel 
bagno e meglio essere seduti che sdraiati. 
Si preferiranno quindi le vasche alte alle 
lunghe. Le frizioni durante il bagno e dopo 
sono ottime. I bagnanti devono vestire 
abiti di lana. 

732. Fanghi. — I fanghi che si adope- 
rano per bagni medicamentosi sono del 
terriccio impregnate d'acque minerali. La 
loro azione risulta dalla natura del fanga 
e dalla sua temperatura. I fanghi constano 
di materie organiche bituminose, d' acido 
silicico, d' ossido d' alluminio e ferro, di 
carbonati di magnesia e calce, di solfato 
di calce, di solfo e di cloruro di sodio. I 
fanghi sono qualche volta addirittura mi- 
racolosi in certe cure d* artriti, di disloca- 
zioni, lussazioni, fratture, nevralgie, para- 
lisi reumatiche. Le persone molto nervose 
li sopportano difficilinente. Un bagno ogni 
giorno, la mattina, basta. Yi sono ottimi 
fanghi, in Italia, ad Abano, ad Acqui, ad 
Iscbia e a Trescorre. I fanghi di Abano si 
asportano. 

733. Mufe,—Le materie confervoidi ve- 
geto- termali che si sviluppano talora alia 
superficie delle acque minerali, placenta* 



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% 



SAGST. 



vie, lubriche, fangose, a tessitura fine, di 
vario colore, le cosl dette muffe, s'ado- 
perano per bagnf a risvegliare le funzioni 
cutanee assopite, a ristabilire i mestrui, 
a combattere l'indebolimento di molte fun- 
zioni organiche. Le muffe di Yaldieri e di 
Yinadio sono le piu usate. 

734. Bagni <V olio. — I bagni d'oliodi 
oliva o di lino, in tanto onore presso gli 
antichi che li additavano ri medio sovrano 
del tetano e delle convulsioni, sono com- 
pletamente caduti in disuso. Altrettanto 
dicasi dei bagni di mosto, raccomandati 
contro l'indebolimento generale e le pa- 
ralisi ; e dei bagni balsamici fatti coi tru- 
cioli resinosi del pino, col la gomma del- 
l'abete, col benzoino, col balsamo del Tolu, 
a combattere la scrofola, le affezioni ca- 
tarrali, ec. 

735. Altri bagni di sostanze vegetali si 
fanno colla crusca, la malva, la camomilla, 
i semi di lino, l'altea, l'araido, e sono ba- 
gni emollienti ; colla menta, la melissa, il 
timo, il rosmarino ed altre piante aroma- 
ticbe, per aumentare le proprieta stimo- 
lanti dei bagni caldi. Coi decotti di foglie 
di rose, di fiori di melo granato, col vino 
rosso si fanno dei bagni parziali per ria- 
nimare le funzioni della pelle e dei tessuti 
sottoposti. Con alcuni acidi vegetali, e spe- 
cialmente coll' aceto, in alcune malattie 
della pelle. 

736. Bagni di sostanze animali. — I ba- 
gni di latte, tanto usati dalle ricche dame 
romane che, forse pel suo colore e la un- 
tuosita, speravano averne bianca e mor- 
bida la pelle, s'usano ancora nelle nevro- 
si, ma raramente, pel loro alto prezzo. Le 
puerpere spossate dai numerosi parti, dalle 
gravi perdite di saugue, trovano giova- 
mento nei bagni di siero, usati in alcuni 
stabilimenti della Svizzera, dove si fa la 
cura del latte. Le persone affette da ma- 
lattie nervose e da eruzioni cutanee, tro- 
vano giovamento nei bagni d'acqua calda 
nella quale sia stata sciolta della gelatina. 

737. I bagni di saugue caldo, tonici, 
indicati pei fanciulli deboli, le giovanette 
clorotiche, gli spossati dagli abusi o dalle 
lunghe malattie; i bagni cosl detti di fan- 
ghi animali, cioe fatti col contenuto ancor 
caldo degli intestini dei buoi appena am- 
mazzati; i bagni di trippe, di letame caldo, 
tanto cari alia immaginazione del popolo 
per la loro eccentricita, sono tenuti presso 
che in ncssun conto dalla medicina mo- 
derna. 



738. Bagni di sabbia. — Contro i reu- 
tnatismi cronici e contro la scrofola sono 
in qualche onore i bagni di sabbia. Si pra- 
ticano piu vicino che sia possibile ai luo- 
ghi dove il mare 6 alto, quando il sole 
ha ben asciugata e riscaldata la sabbia. 
II paziente deve seppellirvisi, al sole, col 
capo coperto da un cappello di paglia, e 
resistervi quanto piu pud. Gli Arabi cre- 
dono che questi bagni favoriscano la ci- 
catrizzazione delle piaghe. 

739. Bagni elettrici. — Tenuti in grande 
conto e usati assai in Inghilterra, i bagni 
elettrici sono poco usati da noi. Si prati- 
cano entro vasche di rame, piene d' acqua, 
calda a 35°, leggermente acidula. Una bat- 
teria Wollaston di 12 elementi basta. Ri- 
svegliano e rendono piu attive le funzioni 
della pelle, accelerano la circolazione, pro- 
vocano la espulsione delle sostanze mine- 
rali assorbite dal corpo umano, che si depo- 
sitano sul rame della vasca. La colorazione 
iridata, violacea del rame svela 1' iodio, la 
nero-bluastra l'antimonio, la grigiail ca- 
lomelano, la bianca il inercurio. 

740. Bagni di gaz. — I bagni d'acido 
carbonico e d'ossigeno hanno destato l'at- 
tenzione dei medici, dopo alcune cure ve- 
raraente prodigiose. I bagni parziali d' os- 
sigeno in alcuni casi di caucrena ebbero 
per risultato una pronta guarigione ; cosl 
certe piaghe suppuranti, di natura malva- 
gia, furono migliorate da bagni parziali 
d'acido carbonico. Sono pero bagni dispen- 
diosi che non si possono praticare da tutti 
e dappertutto. 

741. Bagni di luce. — I popoli civili, ve- 
ramente fotofobi, si privano troppo d'uno 
dei migliori e piu potenti stiraolanti delle 
funzioni cutanee: la luce. Gli occhiali neri, 
le tende, le persiane, gli ombrelli sono veri 
nemici della luce e del genere umano. 
L'uomo ha bisogno di frequenti bagni di 
luce. La scrofola cosl comune, come la de- 
formita delle membra, nei figli di quelli 
che vivono nelle miniere, nelle cantine, 
nei sottoscala, e spesso, se non sempre, 
favorita dalla mancanza di luce. 

742. Bagni d'acque mineralizzate. — Seb- 
bene meno efficaci dei bagni d'acque na- 
turalmente minerali, si fanno anche bagni 
d'acque mineralizzate, i quali, del resto, 
sono comodi, poco costosi, e spesso otten- 
gono lo stesso risultato. II carbonato di 
soda o di potassa, comunicando proprieta 
alcaline all'acqua, si usa nei bagni contro 
le eruzioni cutanee. I solfuri di potassio 



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BAGNI. 



e di calcio si usano nelle acque dei bagni 
cootro le malattie croniche della pelle, i 
reuirmtisini, la scrofola. Si usano pure ba- 
gni iodurati contro la scrofola, mercuriali 
ccotro lo malattie veneree, arsenicali con- 
tro i reumatismi, nitrosi contro le malat- 
tie di fegato. 

743. Sono molto usati i bagni d'acqua di 
mare artificiale, cioe preparati con * sali 
naturali di mare > o con altri composti sa- 
lini. I bagni d'acqua salata col cloruro di 
sodio sono molto nsati a curar la pellagra 
nei bambini. Serve anche il sal marino del 
comraercio. ... 

744. Bagni ru8»i. — II bagno russo non 
e altro che un bagno d'aria calda secca, 
seguito da un bagno di vapor d'acqua. A 
questo scopo, in una stanza circolare a 
pareti di legno, intorno alle quali son di- 
sposti dei lettucci, e un largo recipient© 
di ferro fuso, pieno di ciottoli arroven- 
tati, e mantenuti in tale stato da una stufa 
ardente. I bagnanti si coricano spogliati 
sui lettucci. Poi vien versata dell' acqua 
sui ciottoli, e cosl la stufa secca si tra- 
sforma in una stufa umida. Dopo alcuni 
minuti si fanno sferzare con verghe di be- 
tulla e si sottopongono a una doccia fredda, 
o vanno a rotolarsi nella neve. I riccbi so- 
gliono bere, dopo, una bevanda composta di 
birra, vin bianco, limone e zuccbero, e poi 
riposarsi. I poveri bevono dell' acquavite. 

745. Bagni turchi. — II bagno turco non 
e altro che un bagno d'aria calda secca. 
H Turco, coi piedi avviluppati in una stoffa 
di cotone e calzati da sandali di legno, va 
nella stufa dove il suo corpo entra ben 
presto in sudore, e vi rimane mezz'ora 
nelPinverno, un quarto d'ora nell' estate. 
Yiene quindi lavato con acqua calda, asciu- 
gato, fregato con un cencio di lana, poi 
con sapone. Usa quindi prendere dei gelati 
sur un letto di riposo. 

746. Doccia. — Si da il nome di doccia 
a una colonna d'acqua che cade da una 
certa altezza sui corpo o gli vien lanciata 
contro orizzontalmente sur una parte qual- 
siasi, eccettuato il ventre. La doccia deve 
sempre precedere il bagno. Pud essere 
calda o fredda, a getto, a innaffiamento, 
a goccia. Non deve essere in alcun caso 
troppo prolungata. La doccia a innaffia- 
mento, fredda, e eccellente come cura di 
molte malattie, specialmente per gli indi- 
vidui delicati, neivosi. La doccia a goccia 
si usa nei casi nei quali la sensibilita lo- 
cale troppo grandc non permette la doccia 



a getto, e specialmente a combattere la 
debolezza degli organi genitali. 

747. Pratiche acccsaorie. — Le unzioui, 
le frizioni, che erano in altri tempi dcgli 
ausiliari obbligatorii dei bagni, sono caduto 
in disuso: le unzioni saprattutto. Lo fri- 
zioni s' usano ancora e il loro uso dovrebbo 
essere generale perche servono moltissimo 
a stimolare il sistema nervoso. II massag- 
gio e da qualche tempo ritornato in uso, 
specialmente in Inghilterra e negli Stati 
Uniti. La parola deriva dall'arabo e si- 
gtiifica impasto. £ si pratica, generalmente, 
dopo un bagno caldo o a vapore, disten- 
dendo il paziente sur un lettuccio, facen- 
done scricchiolare blandamente le artico- 
lazioni, fregando dolcemente la pelle col 
palmo della mano, ed esercitando sulle di- 
verse parti del corpo una pressione dolce 
e continuata. II senso di benessere che se 
ne prova e indescrivibile. La flagellazione 
ormai non s'usa piu che in casi speciali, 
a combattere l'anafrodisia, l'impotenza e 
la sterilita. 

748. Un ottimo mezzo per combattere 
il freddo dei piedi nell'inverno consiste 
nell'immergerli perpochi secondi nell'ac- 
qua fredda e nell'asciugarli poi subito con 
un pannolano ordinario. Questa semplice 
operazione, ripetuta ogni mattina per una 
settimana, e un mezzo che non pud fal- 
lire contro il freddo dei piedi, e contro i 
geloni. 

749* Bagni composti. — I bagni compo- 
sti, gia tanto in onore, e che avevano per 
iscopo di conservare o di far bella e fresca 
la pelle, sono ormai caduti in disuso. Tut* 
tavia daremo qualche ricetta per chi vo- 
lesse praticarli. 

750. Bagno aromatico. — Fate boll ire 
per mezz'ora in tre chilogrammi d'acqua, 
di fontana: 

Timo 200 grammi 

Rosmarino 300 » 

Lavanda 250 » 

Ghiodi di garofano 10 » 

Noce moacata triturata ... 10 » 

Origano 200 » 

e versate il decotto nell' acqua del bagno. 

751. Bagno emolliente: 

Orzo 500 grammi 

Riso 250 » 

Grano di lino 250 > 

Crusca 2000 » 

Borragine 100 » 

F'.ori <*:> malva 100 » 

Tassobarbasso 100 » 



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70 



BALLO. 



Fate bollire per un'ora, e versate il de- 
cotto nell' acqua tiepida del bagno. 

752. Bagno gelatinoeo aromatica: 

Gelatina aromatizzata .... 500 grammi 

Sal di cucina 250 » 

Sapone bianco di mandorla 500 > 

Fate fondere il tutto in otto litri d' acqua 
boliente, e versate nel bagno. 

753. Bagno profumato. — Sciogliete in 
1500 gr. d' acqua di rose, 50 gr. di tintura 
di beozoino e 30 gr. d'essenza di timo, 
sciolti alia lor volta in 500 gr. di acqua 
di Colonia, e versate nell' acqua del ba- 
gno. (Yedi Toeletta.) 

754. Chi si reca ai bagni di mare o a 
bere le acque minerali, deve fare le sue 
visite per prendere congedo. Se gliene 
manca il tempo, manda o porta i suoi bi- 
glietti di Tisita con le tre lettere: p. p. c, 
che signincano appunto: per prendere con- 
gedo. Cosl al ritorno. Solo, che sostituira 
le tre lettere con un rigo che menzioni V ora 
e il giorno in cui ricevera le visite. Agli 
intimi, al ritorno, si deve una visita: il bi- 
glietto di visita non basta. 

755. Ai bagni e alle aequo bisogna es- 
sere molto circospetti,evitare con la stessa 
cura di farsi dei nemici come troppi ami- 
ci, e non fidarsi alle apparenze. Le gio- 
vanette e le signore usino la maggiore 
riservatezza. Una vicinanza alia tavola 
rotonda non obbliga punto a stringere co- 
noscenza; ciaseuno per se: e il motto che 
tutti debbono adottare. Si pud essere gen- 
tili, accettare o rendere qualche piccolo 
servizio, senza prendere alcun serio im- 
pegno. Le signore e le signorine col per- 
messo della mamma accettino i flori che 
si offrano loro ; ma senza annettere alouna 
importanza al dono. La piu grande sempli- 
cita nella toeletta e di rigore. Innne non 
bisogna dimenticare che il galateo e le 
regole della buona societa s' impongono 
alle acque e ai bagni di mare come nelle 
capitali. Una persona ben educata, che 
rispetti se stessa e le altre, deye mante- 
nersi sempre tale per tutto. 



Ballo. 

756. Una festa di ballo e una faccenda 
seria, per la quale e necessario un certo 
criterio ed esperienza. In una festa di ballo 
ben ordinata, tutto deve essere preristo, 
tutto a doyere. Troppo spesso vi manca 



qualeosa. Chi si propone di darne una, deye 
pensarci parecchio, e piuttosto non darla 
che darla male. 

757. Oli inviti deyono assolutamente 
essere fatti in iscritto o a stampa. Se un 
concerto musical e precede il ballo, sull' in- 
vito deve esserne i user i to il program ma. 
L* invito consiste in una formula 8 tarn - 
pata, nella quale soltanto i nomi degli 
invitati si scrivono a mano. Eccone un 
tipo : < U signore e la signora X. pregano 

il signor di yoler far loro 1' onore 

d'assistere alia festa di ballo che daranno 
il giorno alle ore .... > L' in- 
vito si deve mandare 15 giorni avanti, e 
sara bene largheggiare nella distribnzione 
per non correre il rischio di veder le sale 
vuote. 

758. Non e assolutamente necessario 
di rispondere con una lettera ad un in- 
vito. Ma quando non si voglia o non si 
possa accettarlo, si ha il dovere di scri- 
vere, esprimendo il proprio rincrescimento. 
In ogni caso si deve una visita alia si- 
gnora della caea, negli otto giorni che se- 
guono alia festa. Un biglietto di visita non 
sarebbe sufficiente. 

759. Le sale da ballo debbono essere 
senza tappeto ; sul pavimento si deve ten- 
dere una tela. Ogni sorta di mobili, eccet- 
tuate le sedie e i canape stretti, debbono 
essere levati. L'illuminazione a giorno e 
prescritta. Non si deve accendere il fuoco 
che nelle sale dove non si balla. 

760. Soprattutto quando si debbono 
prendere dei nuovi domestici, si deve eser- 
citare o fare esercitare su essi la sorve- 
glianza piu attiva, e maggiore su quelli 
incaricati d'accogliere gli invitati e di spo- 
gliarli. Essi non devono accettare alcuna 
mancia. Uno di essi deve star sempre alia 
porta d'ingresso dell'appartamento. Quan- 
do si ha un palazzo, la porta ne resta sem- 
pre aperta, e un domestico e incaricato 
d' aprir le portiere delle carrozze, e di 
aiutare gli invitati a scendere. I domestici 
incaricati del vestiario devono aver cura di 
tenerlo ben ordinato, di porre le veati piu 
leggere sulle piu pesanti, e di fissarvi con 
uno spillo il cartoncino numerato. Un altro 
cartoncino uguale consegneranno airinvi- 
tato. Una cameriera, munita di spilli e del- 
Toccorrente per cucire, si porra a disposi- 
zione delle signore. 

761. Oltre alle sale pel ballo, vi sara 
un Ra lotto per coloro che vogliono fare una 
partita alle carte, e in esso saranno pronti 



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BALLO. 



71 



i tavolini da giooco,coperti di panno verde, 
maniti di eandelabri accesi, e di tutto l'oc- 
corrente per gioocare. Un altro piccolo sa- 
lotto, a loco scarsa, sari deatinato ai babbi 
che dod poa8ono resistere al sonno ; on altro 
ai fumatori. £ non man c he i a uno stanzino 
ornato di specchi, dove le signore trove- 
ranno ana cameriera e tatto l'occorrente 
per riparare agli improvvisi di sordini della 
toeletta. Dappertutto tia acceso il fuoco. 

762. Una festa di ballo senza V orche- 
stra e impos8ibile : il pianoforte deve essere 
riservato alle piccole festicciuole sens' im- 
portanza. Uno stanzino sara riservato ai 
musici, che vi troveranno dei rinfreschi, 
e, in fine, la cena. 

763. 1 rinfreschi, il buffet e la cena com- 
pletano la festa. I rinfreschi consistono 
prima in sciroppi e pasticcini ; poi in ge- 
lati; piu tardi in bevande calde: ponci, 
the, cioccolata. Quando non c'e il buffet si 
serviranuo piu volte pasticcini. Dei servi 
con de' vassoi vuoti debbono segaire quolli 
che servono i rinfreschi. Essi presente- 
ranno il vassoio quando vedranno l'iuvi- 
tato cercarlo cou lo sguardo. II buffet e 
utilissimo e caro a tutti: soprattutto a 
quelli che non ballano. Consiste in una 
tavola apparecchiata, sulla qnale sono im- 
bandite vivande fredde: galantine, arrosfci 
spezzati, pasticci di fegato d'oca, sand- 
wichs, prosciutto, pasticcini, frutta can- 
dite, biscotti, the, cioccolata, brodo, vini 
di Madera, di Marsala, di Cipro, di Bor- 
deaux, di Champagne, ec La cena, quando 
c' e il buffet, si serve dopo il cotillon. Al- 
trimenti prima. Meglio sopprimerla, che 
far sedere soltanto le siguore. Esse s'an- 
noierebbero. Meglio di tutto le piccole ta- 
Tole appareccbiate per sei. La cena si corn- 
pone di antipasto: caviale, sardine, burro, 
olive; d'una buona minestra al brodo {con- 
•ommt), delle vivande fredde del buffet, e 
di qualche piatto caldo : selvaggina sovrat- 
tutto. I tartufi sono indicatissimi. 

764. La signora della casa de?e vestire 
semplicemente: una toeletta da ballo, s'in- 
tende, ma di color scuro, con gioielli sem- 
plicis8imi : oro o cammei antichi. Anche 
se giovanissima, balleri poco, e soltanto 
in fine di serata. Procurers di restare il 
piu che sia possibile vicino alia prima 
sala, perche gli invitati le possano offrire 
i loro omaggi senza cercar troppo. Quando 
gli invitati saranno giunti in buon nu- 
mero, s' occupera a far ball are le giovi- 
sette indicandole ai balleri ni di buona vo- 



lonta. Conversera colle mamme. Se ha una 
figliuola abbastanza grande per prender 
parte alia festa, la cura delle giovinette 
invitate spettera a lei. II figliuolo, se ne 
ha uno, s' occupera de'suoi coetanei. 

765. Alle feste di ballo la grande toe- 
letta e di rigore: per le signore, l'abito a 
strascico, seollacciato e gli scarpini di 
raso ; per gli uomini, la marsina e i cal- 
zoni neri, i guanti e la cravatta bianchi, 
gli scarpini verniciati. Le niarsine bianche 
e rosse sono eccentricity da non adottare. 
II bastone si deve assolutamente deposi- 
tare alia porta. I guanti non si debbono 
mai levare. E di pessimo gusto portare 
anelli sui guanti. Le signorine non do- 
vrebbero dimenticare mai, che la piu bella 
toeletta per esse e la piu semplice: la ve- 
ste bianca, fresca, leggera, vaporosa: non 
fiori, non gioielli. Una signora non pud an- 
dare ad una festa di ballo senza il marito, 
o, nelTassenza di questi, senza un' arnica 
maritata e col marito. 

766. Sebbene le sale e i padroni di casa 
debbano esser pronti, e di cattivo gusto 
arrivare all'ora precisa indicata dall' in- 
vito. Neppure pero si deve andare molto 
tardi. Dopo aver fatto un saluto collettivo 
a tutti, Tinvitato deve cercare la padrona 
di casa e occuparsi di lei prima d' ogni 
altra persona, e rivolgerle i saluti d' uso. 
11 bacio della mano non s' usa piu. 

767. La moda del came* e per le si- 
gnore come per gli uomini. Questi deb- 
bono sin dal principio della festa inscri- 
vere nel loro eamet i nomi di tutte le 
signore che accordan loro un ballo, sia 
pure il ventesimo. Invitando le signore, si 
guarderanno dal sol leci tare il piacere di 
ballar seco ; e un onore che essi pregano 
sia loro accordato. 

768. La signora deve accettare 1' invito 
sempre, da chiunque le sia mosso, a meno 
che abbia gia promesso quel ballo. Nel qual 
easo deve ringraziare e indicare la causa 
del riftuto. La signora che non volesse as- 
solutamente ballare con un Tizio qualun- 
que, deve addurre a pretesto la stancbezza; 
ma ricordarsi che in tal caso si obbliga 
a non ballare piu. 

769. Al ballo bisogna ballare: chi non sa 
o non vuol ballare non ci vada. La stessa 
signora non si deve invitare piu volte di 
seguito, se non sia una congiunta, o la 
fidanzata. Quando una signora rifiuta un 
invito, non si deve rivolgere 1' invito alia 
signora che le siede allato. L'invitato ha, 



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72 



BATTESIMO. 



il dovere di far ballare la signora, le si- 
gnorine di casa e le loro congiunte; non 
dovrebbe dimenticare le signore e le si- 
gnorine cbe per le loro scarse grazie sono 
costrette alia pena terribile di fare da 
tappezzeria. Esse gliene saranno ricono- 
scentissime. 

770. II ballerino deve evitare di strin- 
gersi troppo al petto la ballerina, special- 
mente nei balli a tempi affrettati. Quando 
la ballerina desideri di interrompere la 
danza, egli deve cessare dal cingerle la 
persona, e offrirle il braccio. Una signorina 
deve evitare ogni apparenza di discorsi 
intimi col proprio ballerino : questi cer- 
cando di ottenerne pecca gravemente con- 
tro la convenienza. Terminata la danza, 
il ballerino offre il braccio alia signora, la 
riconduce al suo posto, e con an in chin o 
profondo la ringrazia dell' onore conces- 
sogli. La signora risponde con un grazioso 
chinar del capo. Ciascuno deve evitare di 
restare per 1' ultimo. Non e necessario con- 
gedarsi dai padroni di casa. 

771. Ai nostri giorni si balla assai male 
da noi. La danza non si considera piu come 
un'arte, cbe sul teatro. Quasi tutti saltel- 
lano alia meglio, e la maggior cura consi- 
ste nel sapere in un medesimo tempo ri- 
petere un assiduo rivolgersi della propria 
persona su se stessa. Lo spettatore pas- 
sive d'una festa di ballo si stanca presto. 

772. Igienicamente la danza ha il soramo 
vantaggio di ben situare il corpo in uno 
stato d'equilibrio il piu favorevole alia 
pieghevolezza, alia leggerezza ed alia ra- 
piditadei moviraenti. Conviene alia nostra 
salute, e molte volte pote migliorare e ri- 
sanare malattie. Usandone con le regole 
prescritte dallaigiene pud essere un mezzo 
efficacissimo per lo sviluppo del corpo : 
rinforza, riposa lo spirito, rallegra l'aniino, 
equilibra le funzioni vitali. 

773. Le danze in societa affollate, in 
ambienti mal regolati per caloriferi ira- 
perfetti e per illuminazione troppo viva, 
torn an o troppo perniciose ai polmoni co- 
stretti a respirare un'aria viziata. Le dan- 
zatrici che usano di busti troppo stretti 
ne hanno compresso il torace, spostati i 
visceri, e risentono una grave pressione 
sull'utero e sulla vescica. Le spalle non 
riparate sono spe'sso esposte a pericolose 
correnti d'aria. 

774. I balli a tempi stretti, il valzer 
e !1 galop specialmente, indncono un'ansia 
ftffannosa, un s© isibile aamento della tem- 



peratura interna, una straordinaria fre- 
quenza nel circolo arterioso, e costituisco- 
no non gia un esercizio salutare, ma una 
vera e pericolosa fatica. La contrazione 
dei muscoli che ne deriva, rappresenta una 
perdita grave per 1' organismo. La danza 
a rovescio della propria persona, cioe gi- 
rando sulla gamba sinistra, e antigienica, 
e dovrebbe essere assolutamente esclusa. 
775. Le bevande diacciate dovrebbero 
essere assolutamente proibite a chi e ac- 
caldato per la danza. Dopo la cena, prima 
di ricominciare la danza, dovrebbe esservi 
una sosta di almeno due ore. La durata del 
ballo non oltrepassi mai la giusta misura 
che richiedesi pel riposo nel rimanente 
delle ore notturne. I giovanetti, non ado- 
lescent! ancora, non siano ammessi nei 
convegni troppo affollati. Le donne ge- 
stanti, le persone affette da malattie an- 
che incipienti dei visceri del petto o dcl- 
l'addome, quelle affette da vizi congeniti 
nei vasi arteriosi e venosi, debbono assor 
lutamente astenersi dalla danza. 



Battesimo. 

776. Quando legami di parentela non 
ne facciano un dovere, non e punto pia- 
cevole essere scelto per fungere da pa- 
drino in un battesimo. Secondo la religione 
cattolica, il padrino e la madrina assumono 
V obbligo di sostituire i genitori del fan- 
ciullo quando riinanga orfano. Fortunata- 
meote quest* obbligo non e considerato 
troppo seriamente dalla societa moderna; 
che, altrimenti, ben pochi accetterebbero 
il delicato incarico. Se la Chiesa e se- 
vera, la societa moderna non lo e punto, 
e non esige da alcuno il compiinento del* 
l'irapegno assunto. 

777. Chiunque pud essere richiesto per 
far da padrino. Quando non si pud o non 
si vuole ace et tare, il rifiuto deve essere 
pronto, per non mettere nell' irabarazzo i 
postulanti. Ma rifiutarsi e molto difficile: 
e in qualche modo una offesa ai parenti 
del neonato e alia persona che deve fun- 
gere da madrina, o vice versa. I genitori 
dovrebbero scegliere il padrino e la ma- 
drina fra i loro congiunti. La nonna e il 
nonno paterni sono la madrina e il pa- 
drino naturali del primo nato: la nonna 
paterna e il nonno materno del secondo 
nato. Nella loro assenza si scelgono fra 
i parenti piu prossimi o gli amici intimu 



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BEVANDE ACQUOSE. — BEVANDE ACIDE. 



:a 



778. II battesimo si fa d' ordinario il 
secondo o il terzo giorno dalla nascita del 
fanciullo. La scelta dei nomi spetta ai ge- 
nitori. Una Tolta il padrino e la madrina 
davano il loro nome. Ad ogni modo si 
evitino i molti nomi, ricordando che i 
contratti che i fanciulli fatti uomini fir- 
meranno, o quelli che a loro vantaggio po- 
tessero esser fatti nel tempo a venire, 
potrebbero dar luogo a liti per le inver- 
sion! dei nomi. Si dovrebbero anche evitare 
i nomi troppo lunghi, i nomi difficili a 
pronunciare, i nomi iUustri. II piccolo Aga- 
mennone o il piccolo Yercingetorice po- 
trebbero benissimo diventare nn modesto 
impiegato comunale o nn parroco di monta- 
gna,edErcolepotrebberiuscireuno8torpio. 

779. La cerimonia del battesimo e una 
cerimonia famigliare, e non s' usa mandar 
lettere di parted pazione. Si mandano per 
la nascita, redatte press* a poco cosl : « II 
signore e la signora X. hanno J'onore di 
partecipare alia S. Y. la nascita del loro 
figlio . . . . (o della loro figliuola . . . .) 
avvenuta oggi . . . .» 

780. II padrino e la madrina hanno 
V obbligo di far dei presenti. La madrina 
dona d' ordinario al neonato un cucchiaino 
e un giocattolo d'argento. oppure la veste, 
il mantello e la cuffietta pel battesimo. 
La veste deve essere o semplicissima o 
molto ricca. D' estate si fa di mussolina 
o di tela battista, guarnita di pizzi. II 
mantello, lungo o corto a volonta, si fa 
della stessa stoffa; d'inverno si fara di 
cascemir bianco, guarnito di seta, ovat- 
tato. La cuffietta si fa di pizzi e di na- 
stri ; i nastri pei maschi si fanno azzurri, 
per le femmine rosa. Se mole, la madrina 
pud anche fare nn dono alia madre; ma 
non e obbligatorio. 

781. II padrino deve inviare alia ma- 
drina dei confetti, un mazzo di fiori, e 
dei guanti: non meno di sei paia. Pud ag- 
giugnere dei nastri, dei fiori artificiali, 
un ventaglio. II tutto dentro a un cofa- 
netto elegante. Le spese che si fanno alia 
chiesa spettano al padrino, come 1' acqui- 
sto dei confetti e il regalo alia nutrice che 
suol consistere in danaro. Deve inoltre un 
regalo alia madre : un bronzo, un gioiello, 
un pezzo d'argenteria, se la madre e ricca; 
se la sua condizione e modesta, una ve- 
ste di seta, una poltroncina, del pizzo, un 
oggetto di lusso; se molto povera, del 
vino, del caffe, dello zucchero, delle buone 
coperte, o, meglio ancora, del danaro. 



782. Yaole Fuso pur anche che il pa- 
drino provveda tre carrozze : nella prima 
salira esso insieme alia madrina, alia nu- 
trice, alia levatrice e al fanciullo ; nella 
seconda seguiranno il padre e i congiunti 
piu stretti ; nella terza, gli altri invitati. 
Dopo la cerimonia il padrino ricondurra 
a casa la madrina. Procurera di non di- 
menticare nella distribuzione dei eonfetti 
nessuno degli invitati: ne la nutrice, ne 
la levatrice. Infine sara amabile, lie to, e 
mostrera d' essere riconoscente per l'onore 
fattogli scegliendolo. 

783. 1 parenti del neonato offrono d' or- 
dinario un gran pranzo che la madrina, 
qnando sia maritata o vedova, rendera due 
settimane appresso. II pranzo battesimale 
si dovrebbe dare soltanto quando la ma- 
dre pud assi stern. 11 padrino non dinien- 
tichera a capo d'anno il suo figlioccio, 
finche sara piccino. Dopo, andra il figlioc- 
cio a chiedergli le sue strenne. 



Bevande. 

784. Diconsi bevande tutti i liquid! ac- 
conci a riparare alle perdite fluide che il 
nostro corpo soffre continuamente, ad age- 
volare la soluzione degli alimenti solidi, 
a favorire la loro digestione. Le bevande 
si dividono naturalmente, tenendo conto 
dei principii che contengono e che le ca- 
ratterizzano, in bevande acquose, acide, 
zuccherine, aromatiche non fermentate e 
alcooliche, non o distillate. 

Bevande acquose. 

785. L'acqua occupa il prirao posto fra 
le bevande. Indispensabile alia vita, forma 
la base di tutte le bevande, ed e, quando 
potabile, la bevanda per eccellenza, la piu 
utile e la piu sana. Non bisogna per altro 
berne troppa, soprattutto quando si e mol- 
to stanchi e sudati : in tal caso e bene ag- 
giungere all' acqua qualche po*di succo di 
limone o d'arancio, o dell'aceto, e un po'di 
zucchero. (Yedi Acqua.) 

Bevande acide. 

786. Le bevande acide sono compos te 
d' acqua e d'una quantita variabile d'un 
acido qualunque. L' ace to, il succo de* limo- 
ni, degli aranci e degli altri frutti acidi, 
servono a preparare delle eccellenti be- 
vande rinfrescanti, soprattutto quando vi 
si aggiunga un po' di zucchero. Le aequo 



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74 



BEVANDR. 



acidule natural! o artifteiali (?edi) sono 
pure ottime per calmare la sete. 

787. Aceto.— L'aceto di Tino e da pre- 
ferir8i ad ogni altro. Per fare del buon 
aceto si prende un barile capace di circa 
80 litri e munito d'un rubinetto di legno, 
non troppo in basso. Vi si mette an litro 
di boon aceto bollente, si chiude, e si ri- 
Tolta il barile in tutti i sensi perche le 
pareti se ne impregnino. L'indomani s'ag- 
giunge la feccia d' un barile che abbia con- 
tenuto del vino, e 30 grammi di tartaro 
di Tino ridotto in polvore. Si lascia fer- 
mentare il tutto, tenendo il barile aperto, 
e 10 giorni appresso s'aggiunge del Tino, 
bianco o nero. In capo a 20 giorni 1' aceto 
e pronto. A mano a mano che si levera 
T aceto, 8'aggiungera del Tino. 

788. H Tino bianco da il miglior aceto. 
II Tino rosso da dell 1 aceto rosso che si 
pu6 scolorire filtrandolo attraTerso alia 
creta. Si pud profumare ponendoTi in fu- 
sione delle foglie di serpentaria o di pirn- 
pinella, o dei flori di sambuco. (Vedi, sotto 
la Toce Toeletta, Aceti aromatici,) 

789. OH aceti bianchi del commercio 
si fabbricano quasi sempre con la birra e 
col sidro acidiflcati; ma soprattutto colla 
distillazione di certe specie di legno. II 
prodotto di questa distillazione da l'acido 
pirolegnoso, che si puriftcadistillandolo an- 
cora, e che, allungato con acqua, si vende 
come aceto. 

790. II buon aceto deTe aTere un sa- 
pore acido sopportabile, un buon gusto, 
un odore gradevole, limpidita perfetta. Gli 
aceti cattiTi, adulterati o falsifteati, sono 
quasi sempre torbidi, hanno odore cattivo, 
sono amari e mordenti. L'uso frequente 
dell' aceto non conTiene agli adolescenti, 
alle persona nerTOse, irritabili. Predispone 
alia tosse, alia difficolta di respiro, inde- 
bolisce le facolta Tirili. 

JBevande tuccherine. 

791. Diconsi beTande zuccherine quelle 
che si ottengono aggiuugendo all' acqua 
zucchero o miele, o sueco di fragole, di 
ciliege e d'altre siinili frutta non fermen- 
tate. Non si deTe abusare di simili beTan- 
de. Si consiglia di aromatizzarle coll'ag- 
giunta di un po'di buon Tino. 

Bevande aromatiche 
non fermentate. 

792. In questa categoria si compren- 
dono il caffe, il the e il cioccolatte. 



793. Oaffe\— La pianta del caffe, col 
prodotto della quale si prepara il notis* 
simo infuso, 6 originaria dell'Arahia d'onde 
fu portata prima in Europa, poi in America, 
ove e coltivata su larga scala. Le varieta 
che s'usano fra noi dipendono da cause 
diverse e non ben note, dal clima, dalla 
natura del suolo, dal modo di coltiyazione. 

794. Prima di preparare Tinfuso, si sot- 
topongono i grani del caffe alia torrefa- 
zione, la quale ha la Tirtu di sviluppare 
il delizioso aroma. D'ordinario la torre- 
fazione si spinge troppo oltre; appena il 
grano ha assunto un color bruno dorato 
e sulla sua superftcie appaiono dei solchi 
oleosi, si doTrebbe arrestare. Altrimenti 
il caffe perde il suo aroma. 

795. L' infuso 8i deTe fare subito dopo 
aver macinato il caffe e macinarlo appena 
torrefatto. Non occorre adoperare acqua 
bollente. Le caffettiere migliori sono quelle 
che cacciano il Tapor d' acqua attraverso 
alia polvere del caffe e che operano subito 
una filtrazione pel vuoto che si fa infe- 
riormente. La miglior miscela e di Moka 
e Borbone, o Moka e Martinica, in parti 
oguali. Si pud preparare anche a freddo, 
Tersando poi un po'd* acqua bollente sal 
residuo, e scaldando poi a bagnomaria 
senza giungere all' ebollizione. 

796. II piu notevole effetto prodotto 
dalP infuso di caffe sal nostro organismo 
consiste in un eccitamento cerebrale ac- 
compagnato da sensazioni gradevoli. Fa- 
cilita la veglia e dispone ai lavori intel- 
lettuali. Lo stimolo nervoso si manifesta 
diversamente a seconda dei temperament i: 
gli individui nervosi provano talora a di- 
rittura una specie di esaltamento di tutte 
le loro facolta; nei linfatici V effetto e 
nullo o quasi. 

797. L* infuso del caffe e tenuto da molti 
in grandissimo oonto: da molti e conside- 
rato come un lento veleno. Fatto e che 
non bisogna abusarne. Combatte l'emi- 
crania, facilita la digestions, dissipa i Ta- 
pori dell'ebbrezza, si adopera eon successo 
eome antidoto dell 1 oppio e dei veleni stu- 
pefaeenti, possiede elementi nutritivi in 
qualche copia. 

798. II caffe in commercio trovasi crudo, 
torrefatto in grana e torrefatto in polvere: 
ma sotto tutte queste forme e soggetto 
a molte falsificazioni. Crudo si mescola a 
sabbia, si tinge con indaco e giallo cromo, 
ocra, Terderame, curcuma e bleu di Prus- 
sia; quando e avariato e quindi smorto, si 



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BEVANDE AROMATICHE NON FERMENTATE. 



75 



mescola a grani d'argilla compress! entro 
forme, cbe certe fabbriche hanno V impu- 
denza di spaceiare apertamente. Torrefatto 
e inacinato si mescola con caffe usato, con 
grani torrefatti e macioati di cereali, lupi- 
ni, ghiande, ceci, cieoria, con torba polve- 
rizzata ec. I mezzi per svelare qaeste adul- 
terazioni non essendo alia portata di tutti, 
consigli amo di comprare il caffe crudo, e 
di porre ben attenzione perche sia fresco, 
e non mescolato a sabbia e a grani di 
argilla. 

799. II caffe col latte ha pure i suoi 
parti giani e i suoi nemici. I piu per altro 
affermano che il caffe nnito al latte perde 
in gran parte le sue proprieta, e cbe pei 
bambini e per le donne e debilitante. 
Broussais lo proibisce formalmente alle 
donne e ai bambini. 

800. 2%*. — L'arbusto che fornisce le 
foglie per 1'infuso del the e originario 
della China {Thea bohea), do?e e coltivato 
da tempo immemorabile. I Giapponesi gli 
attribuiscono una origins miracolosa.Dopo 
essere state colte, le foglie del the sono 
sottoposte a parecchie manipolazioni alle 
quali si devono le molte varieta del the 
stesso. Se ne contano 56 ben distinte a 
seconda della provenienza, della forma, del 
colore, delle proprieta. Nel commercio eu- 
ropeo tutte queste varieta sono aggrup- 
pate in due grandi categoric : i fa* neri 

e 1 the verdi. 

801. I the neri sono i migliori. II loro 
profumo e piu soave. Le principali yarieta 
sono : il Pekoe o Pak-ho, il migliore e il 
piu carodi tutti, soprattutto quello a punte 
bianche ; 1' Orange Pekoe, che si adopera 
per lo piu mescolato col Souchong, il piu 
forte di tutti, fatto di foglie maturate com- 
pletamente; il Souchong; il Kien-Poey,pre- 
scritto in Inghil terra come ottima bevanda 
rinfrescante; il Congo, che e il piu usato 
in China. 

802. I the verdi provengono da foglie 
delle quali l'essiccazione e meno perfetta, 
e contengono un principio acre che agi- 
sce potentemente sul sistema nervoso. I 
the verdi sono quelli che si falsificano piu 
nel commercio, e spesso il loro color verde 
e doyuto a sali mineral! pericolosi. 11 the 
verde piu reputato e 1' Hyson, che ha bi- 
sogno d'una fusione prolungata: P Hyson 
Iunior, dalla fogliolina cresputa, verde- 
giallastra; 1' Hyson-Schoulong, piuttosto 
raro; il The imperiale, e il Tun-ke, sono 
le altre priucipali varieta, I the che ci 



arrivano per via di terra, dalla Russia, 
sono eccellenti, ma molto cart 

803. La dose per preparare 1'infuso e 
di 30 grammi per ogni litro d'aequa. II 
miglior modo di prepararlo consiste nel 
mettere le foglie nella teiera; poi versarvi 
nn po' d'aequa bollente per lavarle, indi 
decantare,e versarvi 1'acqua bollente. Dopo 
poehi minuti 1'infuso e pronto. Sari bene 
scaldare prima la teiera che deve essere 
di metallo ben pulito • lerso. L' acqua un 
po'dura da un the piu profumato; 1'acqua 
dolce setogHe piu presto i principii del 
the e da un infuso piu forte e piu amaro. 
Nel primo caso occorrono 20 minuti per 
preparare il the; nel secondo 10 soltanto. 
In nessun caso si deve far bollire il the. 

804. II the s'impregnafacilmente de- 
gli odori delle sostanze che gli possouo 
essere collocate vicino. Percid devesi con- 
servarlo a parte in scatole federate di 
piombo o di stagno. In Russia e in In- 
ghilterra se ne fa un consumo enorme: 
circa 15 milioni di chilogrammi. Prima del 
pasto eccita Tappetito; dopo, facilita la 
digestione. La panna, il latte, il rum, lo 
rendono piu gradito a raolti. 

805. Gli effetti prodotti nel nostro or- 
gan is mo dall' infuso del the sono diversi 
a seconda che s'usa the nero o the verde. 
L' infuso di the nero da luogo a un'ecci- 
tazione generale, capace di destare I'ener- 
gia delle persone indebolite dalla dieta, dal 
freddo, dalla melanconia; quando e cal- 
dissimo promuove un accelerameoto feb- 
brile dei polsi che termina con un abbon- 
dante essudamento. II the verde turba il 
sistema nervoso, da luogo a un senso d'op- 
pressione, a palpitazioni, a tremiti, a in- 
sonnia. L*uso continuo fa cessare l'azioue 
deirinfuso. 

806. II the conviene soprattutto ai lin- 
fatici, agli abitanti dei paesi umidi e neb- 
biosi. Le persone facilmente eccitabili do- 
vrebbero astenersene. Una miscela di tre 
parti di the nero e una di verde e la piu 
salutare e igienica. 

807. II the e da qualche tempo molto 
in uso anche da noi. Molte delle nostre 
signore nei loro ricevimenti offrono il the 
ai visttatori. Oltre al the si servono dei 
pasticcini, dei biscotti inglesi, delle fette 
di pane al burro, dei sandwich*, della came 
fredda, del vino di Bordeaux, e del cioc- 
colatte. Pel servizio si leva il tappeto dalla 
tavola, e vi si pone una tovaglia di tela 
greggia, sulla quale si dispongono i piatti. 



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% 



BEVANDE. 



i piattini, le tazze, i piccoli tovaglioli, le 
piccolo posate d'argento, e quanto occorre. 
L'incarico di servire il the e affidato alie 
signorine. 

808. Oioeeolatte. — Pinttosto che una 
bevanda propriamente detta, il cioccolatte 
e un vero alimento. Esso e fatto di zuc- 
chero e di cacao, che e la mandorla d'un 
albero americano al quale Linneo ha dato 
il nome di • cibo degli Dei » (Theobroma 
cacao), e che contiene materie azotate in 
copia maggiore che il frumento, e materie 
grasse in copia grandissima, si da rappre- 
sentare un alimento molto sostanzioso. 

809. Si hanno diverse qualita di cioc- 
colatte: il pitt puro, il cioccolatte santf, 
e fatto unicamente di cacao e di zucchero, 
ed e eccellente per gli stomach! eccitabili, 
pei convalescent^ di affezioni gastriche, pei 
nervosi. II cioccolatte alia vainiglia, che 
ne differisce soltanto per l'aggiunta d'una 
certa quantita di vainiglia, ha un odore 
delizioso, un sapore piu gradevole, e pia 
facilmente digeribile, e conviene ai linfa- 
tici,agli stomachi inerti.Sennonche troppo 
spesso la vainiglia e sostituita col ben- 
zoino, coll a cannella e con altri aromi 
meno costosi. Si fabbricano an che una 
quantita di specie di cioccolatte igienico 
o medicinale, delle quali si fara bene a 
diffidare. 

810. II cioccolatte e, diremmo, quasi 
sempre adulterato. Farina di piselli, di 
fave, di lenticchie, di ceci, fecola di pa- 
tate, amido, burro, grasso, glucosio, en- 
trano in grande copia nella composizione 
del cioccolatte a buon mercato. II buon 
cioccolatte si spezza nettamente, e omo- 
geneo, si fonde facilmente nella bocca, 
sviluppa bollendo un delizioso aroma. Le 
fecole si riconoscono merce 1' acqua iodata 
che ne colora il decotto in bleu. L' odore 
di formaggio vecchio e il senso d'irri- 
tazione che produce alia gola, svelano la 
presenza dei grassi. 

811. I medici e gli igienisti non sono 
punto d'aceordo circa il cioccolatte. Ma 
I'esperienza ne permette d'affermare, che 
il buon cioccolatte, ben preparato, e un 
alimento gradevole e sano, che nutrisce 
e si digerisce bene, ed e utilissimo per chi 
si dedica ai lavori intellettuali. Una tazza 
di buon cioccolatte dopo il desinare fa- 
cilita in modo straordinario la digestione. 

812. Per preparare una buona tazza di 
cioccolatte, non bisogna ne grattngiarlo, 
ne pestarlo; ma solamente spezzettarlo 



e porlo neir acqua quando e ancor fredda. 
45 grammi di cioccolatte in 150 d' acqua 
danno una tazza. Si mescola con un cue- 
chiaio di legno sino a fusione completa; 
poi si lascia bollire per cinque o sei mi- 
nuti. Quando si cuoce il cioccolatte al latte, 
si deve versare prima un po'd' acqua sul 
cioccolatte, per facilitarne la soluzione. 
Molti infine usano aggiungere un cue- 
chiaino di tapioca che rende piu den so 
Tinfuso, e ne fa un alimento eccellente. 

Bevande alcooliclie non distillate. 

813. Fra le bevande alcooliche non di- 
stillate, sono il sidro, il sidro di pere, le 
diverse specie di birr a, Tidromele, il vino, 
e tutte le bevande che si preparano con 
grani, farine, frutti, senza distillarne i 
succhi. 

814. Sidro. — II sidro, che si fa col succo 
delle mele e che si usa specialmente in 
Normandia, e una bevanda sana e grade- 
vole, meno nutriente della birra, ma piu 
rinfrescante. Si usano per fabbricarlo tre 
specie di mele: dolci, amare e agrette. XI 
sidro di mele dolci si altera facilmente; 
il sidro fatto colle mele amare e acerbe 
si conserva ineglio e contiene una quan- 
tita maggiore di alcool; il sidro fatto colle 
mele agrette annerisce air aria. Si fab- 
brica facilmente il sidro. Basta tagliare le 
mele, spremerne il succo con gli strettoi, 
e lasciarlo a se,ad una temperatura di 10° 
a 15°. Si aggiunge poi dell'acqua, e si lascia 
fermentare. II buon sidro ubriaca come il 
vino, abusandone, e l'acido malico che con- 
tiene pud produrre delle gastralgie. 

815. II sidro di pere e pia gustoso, ma 
8* altera anche piu facilmente, e bisogna 
usarne moderatamente. Ye ne sono delle 
varieta spumanti che si vendono per vino 
di Champagne. 

816. Un buon sidro si pu6 preparare 
nel modo seguente: Versate in un caratello 
100 litri d' acqua pura e aggiungete: 

Mele secche 4 chg. 

Uva secca 4 » 

Ginepro 400 gr.; 

chiudete il caratello, e lasciate fermentare 
per cinque o sei giorni in estate, per 10 
nell'inverno.Appresso,levatene, per mezzo 
di una cannella, dalla parte inferiore una 
ventina di litri che verserete di nuovo per 
la parte superiore nel recipients, per me- 
scolare il liquido ; poi mettetelo in botti- 
glie ben turate. . - 



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BEVANDE ALC00L1CHB NON DISTILLATE. 



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817. Birra. — La birra (dal latino bibere, 
bere), l'antica cereviaia o ccrvogia, e d'uso 
antichissimo. Si prepara con sostanze ami- 
dacee che si trasformano prima in zuc- 
chero, poi in alcool, glicerina, acido lat- 
tico, ec, e con raaterie aromaticbe. I frutti 
dei cereah possono servire tutti all'uopo; 
ma T orzo e preferito. II grano comune e 
il gran farro danno un'ottima birra, ma 
molto cara. La birra preparata col la se- 
g ale e coll' avena si chiariftca male e ina- 
Cidisce presto. Surrogati dell' orzo sono i 
siroppi di fecola. Fra le sostanze adope- 
rate per aromatizzare e preservare la birra 
dalla alterazione, la principal e il luppolo. 
L' acido picrico, 1' aloe e Tamaro del bos- 
solo, pure usati, sono nocivi. 

818. Per fabbricare la birra bisogna an- 
zitutto per mezzo della germogliazione del- 
Torzo far sviluppare nel seme la materia 
azotata (diastan), che deve trasformare 
l'amido in zucchero. A questo scopo si inu- 
midisce dapprima il seme per disporlo a 
germogliare, e compiuta la germogliazione 
in condizioui di temperatura e di tempo 
varie nei diversi paesi, si dissecca il malto 
per arrcstare il processo, e si macina. La 
preparazione del mosto si fa per infusione 
o per decozione; poi si procede alia cot- 
tura, in caldaie cbiuse, nelle quali si in- 
troduce il luppolo. Raffreddato e privato 
delle foglioline del luppolo e d'ogni ma- 
teria sospesa, si fa fermentare aggiun- 
gendo del lievito a bassa temperatura, per 
10 a 20 giorni. U lievito si depoue in 
fondo ai tini e serve ad ulteriori fabbri- 
cazioni. Le birre deboli si chiarificano con 
colla di pesce. Per le birre forti si lascia 
ehe la chiarificazione avvenga lentamente 
senza aggiunger cosa che sia. 

819. La birra, che si pud chiamare un 
tino d* orzo, ma meno acido e meno al- 
coolico del vino d'uva, si altera facilmente. 
Per impedirlo si conserva in cantine sot- 
terranee, ventilate, fresche, pulite, lontane 
dalle vie frequentate, riparate dalla umi- 
dita. Le birre d' estate si conservano meno 
bene di quelie dMnverno. fe bene rivestir le 
pareti interne delle botti con pece d'abete, 
e intonacarle esternamente. 

820. La birra nella fabbricazione della 
quale e sostituita al luppolo qualche altra 
materia amara e colorante, si considera 
come adulterata. La presenza dell' acido 
picrico si rivela facilmente. Basta per que- 
sto prendere una matassina di lana bianca 
e im merger! a nella birra scaldata. Se la 



birra contiene dell* acido picrico, anche in 
quantita minima, la matassina si colorira ' 
di giallo; altrimenti non si colorira affatto, 
o volgera leggermente al grigio. La pre- 
senza deli'allume, dei sali metallic!, del- 
1' acido solfonco, frequentissima, si rivela 
al pal a to. 

821. Vi sono infinite varieta di birra: 
1'Ale di Londra si prepara in febbraio o 
in marzo, con orzo tall i to e luppolo, per 
infusione, coll'aggiunta di sale da cucina, 
coriandoli e grani di paradiso (Amomum 
grana paraditi). Essa, come l'Ale di Scozia 
e di Preston, e molto pregiata. fe poco co- 
lorata, ha sapore dolce, balsamico. II Por- 
ter e meno pregiato, ma graditissimo so- 
prattutto al popolo: e una birra bruoa, 
perche fatta con orzo dissecca to a 150° C. Le 
birre tedesche sono molto pregiate anche' 
perche inacidiscono difficilmente. La birra 
bianca di Parigi e fatta con orzo di prima 
qualita, fatto germogliare aocuratamente 
ed accuratamente seccato alia stufa. Al 
mosto s'aggiunge siroppo di fecola, e si 
aromatizza con coriandoli e con flori di 
sambuco. 

822. In Italia la produzione della birra 
e abbastanza curata; soprattutto nell'alta 
Italia. Le birre di Torino, di Bologna, di 
Udiue, di Chiavenna sono abbastanza pre- 
giate: e il fatto e che noi le apprezziamo 
abbastanza sotto nomi stranieri. Se ne 
preparano di bianche e di brune, all'uso 
di Vienna e di Monaco. II malto si ap- 
presta nei mesi piu caldi ; si preferiscono 
le birre forti; al mosto non s'aggiungono 
ne siroppi, ne destrina; il luppolo si fa 
venire di Germania o d'Inghil terra. 

823. La buona birra e una bevanda ec- 
cellente, meno stimolante del vino. Fa- 
vorisce la digestione, calma la sete, con- 
viene soprattutto ai temperamenti nervosi. 
L'abuso dilata lo stomaco e ne indebolisce 
l'energia. Pud produrre l'ebbrezza come 
il vino, e anche assai peggio. 

' 824. Si pud preparare in easa una buona 
birra; eccone il modo: Si pongono in fu- 
sions in un litro e mezzo d'acqua 100 gram- 
mi di fiori di luppolo, e 50 di radici di gen- 
ziana. In altri due recipienti si sciolgono 
neiracqua, separatamente, 2500 gramni? 
di melassa e 50 gram mi di lievito di birra. 
Si versa il tutto in un caratello conteneute 
100 litri d'acqua, dopo aver fatti passare 
i diversi liquidi attraverso a una tela. Poi 
si mescola e si lascia fermentare. Otto a 
dieci giorni dopo, la birra sara pronta. - 



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BfiVANDB. 



825. Un altro metodo consiste nel porre 
in fusione in 10 litri d'acqua 150 gram- 
mi di luppolo in un recipiente che si terra 
per una mezz'ora su] fuoco. Si passera il 
liquido attraverso a una tela, poi, scioltivi 
3 chg. di melassa, si fara bollire di nuovo 
il luppolo in qualche altro litro d'acqua, 
e si versera il tutto in un earatello che si 
riempira con acqua, in una parte della 
quale si sara soiolto del lievito di birra 
(150 grammi). Cinque a sei giorni dopo 
in estate, quindici a venti nell'inverno, 
comineia la fermentazione. Appena com- 
piutasi, si potra mettere la birra in bot- 
tiglie. Qualche po'di coriandoli buttati nel 
tino aromatizzeranno la birra, che costera 
appena un soldo il litro. 

826. Idromele. — L'idromele e una be- 
vanda d'uso antichissimo, che si compone 
d'acqua e di miele fermentati. Se ne co- 
noscono tre specie: Tuna composta sein- 
plicemente d' acqua e di miele ; 1' altra 
fatta con una parte di miele, tre d'acqua, 
e diversi aromi. Avvenuta la fermentazione 
si turano ermeticamente le bottiglie nelle 
quali si e versato l'idromele che potra 
conservarsi per molti anni. E una bevanda 
saporita, spumaute, che in Polonia prefe- 
riscono al Tino di Champagne. La terza 
specie d'idroinele poi si fa con una parte 
di miele, due d'acqua ed una di vino, e qual- 
che aroma. Inebbria facilmente. £ Yipo- 
erasso dei Greci. 

827. Fino.— L'industria dei vini e per 
noi Italiani una miniera d' inestimabile 
yalore, che sino ad oggi una pratica tra- 
dizionale e irrazionale non ha saputo sfrut- 
tare come avrebbe dovuto; poiche se si 
accrescessero la bonta e la quantita dei 
prodotti aceettando i consigli della scien- 
za, al mestiere empirico sostitnendo l'arte 
guidata da principii razionali, essa sarebbe 
una fonte inesauribile di ricchezza nazio- 
nale. Non per nulla 1' Italia fu detta dagli 
antichi la terra di Bacco. Per queste ra- 
gioni e per la importanza di questa be- 
yanda, della quale la Scrittura dice che 
lastifeat cor hominit, daremo all'argomento 
il maggiore svilappo possibile. 

828. Vigna.— La VititviniferaM pianta 
il cui frutto spremuto da il vino, fu col- 
locata da De Candolle nella classe delle 
Dicotiledonee, o vegetali che germogliando 
hanno due o piu foglie primordiali (C7o«»- 
ledoni) nell'embrione, e nell'ordine delle 
Talamiflore*, i fiori delle quali hanno il 
caJice a molti sepali, la corolla composta 



di piu petali, gli stami ed i pistilli, or- 
gani della generazione roaschile e femrai- 
nile, inserti sul fondo del fiore. La Vitis 
vinifera appartiene alia famiglia delle Am- 
peUdee. 

829. II calore e per la vite la condi- 
zione piu importante dello sviluppo. Dante 
diceva: 

Guardal color del sol che si fa vino, 
Giunto all' umor che dalla vite cola. 

La yite comineia a germogliare quando la 
temperatura media atmosferica tocca 10° 
o 11°, e fiorisce quando la temperatura 
media arriva ai 18° o 19°. Quattro mesi 
appresso il frutto giunge a piena matu- 
ranza; ma durante questo periodo la tem- 
peratura media non de?e scendere sotto 
ai 19°. Ond'e che la coltirazione della 
vite e propria della zona temperata. II ca- 
lore 80verchio delle regioni tropicali non 
le si addice. 

830. La vite resiste al freddo, ma non 
aU'ombra. Essa ha bisogno di sole e di 
luce. Ond'e che la miglior esposizione pel 
▼igneti, o piantagioni di viti, e quella di 
mezzodl. Nei clirui molto temperati sono 
pur buone le esposizioni a mezzodi-lerante 
e a mezsodi-ponente. Nelle regioni dove 
l'inverno e molto rigido, prima che esso 
sopraggiunga, si slegano i tralci, s'abbas- 
sano e si cuopron di terra per proteg- 
gerli. L'umidita, le nebbie continue come 
le piogge frequenti non sono convenienti 
alia vite. 

831. La vite ama il poggio piu che la 
pianura: predilige i terreui a mezza costa 
lievemente inclinati a mezzogiorno, ripa- 
rati dai venti, e protetti da poggi piCi 
elovati. I terreni che piu convengono alia 
vite sono i terreni argil lo si, le argille cal- 
cari o marnose, le terre vulcaniche. In 
Italia, se se ne eccettuino le terre basse 
e acquitrinose, tutte le terre sono adatte 
alia coltura della vite. La fognatura e in- 
dicatissima pei terreni troppo umidi o 
troppo compatti che si vogliano coltivare 
a vigna. 

832. La vite in condizioni diverse di 
clima, di suolo, di coltura, si trasforma 
in un numero grandissimo di varieta: cir- 
ca 2000, delle quali oltre a 850 si colti- 
vano in Italia. Si hanno quindi viti prima- 
ticce e tardive, fine e rustiche, a internodi 
corti e lungbi, a midollo grosso e sottile, a 
grappoli sciolti e serrati, a buccia ten era 
e dura, a frutto bianco e rosso, ec. Queste 
different! varieta sono i cosl detti mtigni. 



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BEVANDE ALCOOLtCHE KON DISTILLATE. 



79 



La scelta dei vitigni deve essere in re- 
gola generate subordinate alle condizioni 
locali economiche e flsiche. Ma, per quanto 
queste condizioni lo permettano, il colti- 
vatore deve preferire le varieta piu fine, 
governarle bene, e ne avra il maggior van- 
taggio. Qaanto poi ai vitigni forestieri, 
senza ripudiarli sistematicamente, vuolsi 
procedere con molta prudenza nell' ac- 
cettarli. 

833. II Titicoltore deve sapere di ogni 
yitigno: l'epoca del germogliamonto, per 
ovviare ai danui delle tarde brine; l'epoca 
della fioritura, per sapere se poi la vite 
trovera il calore neeessario alia matura- 
zione del f rut to; il sito an! tralcio delle 
migliori gemme frottifere, per tagliarle 
poi opportunamente; a qnali malattie vada 
soggetto il vitigno; se i grappoli per la 
loro disposizione soffrano, e qaanto, la 
umidita e la compressione; l'epoca della 
caduta delle prime foglie, perche dalla ca- 
duta delle foglie i grappoli s' avvantag- 
giano circa l'ariaeil sole; l'epoca della 
maturanza; la quantita di zucchero con- 
tennta nel sncco; la dnrata della fermen- 
tazione del mosto; la proporzione dell'al- 
cool, degli acidi e degli altri principii del 
?ino; la durability del vino. 

834. La vite si riprodnce e si moltiplica 
In diversi modi: per seme, per gemme, 
per talee, per barbatelle, per propaggini, 
per margotte e per innesto. La riprodu- 
zione per seme, sebbene la piu natarale, e 
troppo lenta e troppo costosa; la vite ot- 
tenuta direttamente dal seme ha bisogno 
dell' innesto, e non frattifica che dopo 10 o 
12 anni. Perd non si pratica che rara- 
mente. 

835. n modo di riproduzione piu comu- 
nemente usato e qnello per talee, cioe per 
tralci staccati dalla vite, provvisti di gem- 
me, lunghi da 20 a 80 centimetri, con tre o 
quattro nodi, preferendo la parte del tral- 
cio pia vicina al legno vecchio, del quale 
d'ordinario le si lascia attaccato un pez- 
zetto (magliolo). Le talee si fanno all'epoca 
della potatura, e si conservano in mazzetti, 
sotterrati in luogo esposto al nord, sano, 
fresco, sino all'epoca di piantarli nelle 
vigne, in primavera. Le talee provviste di 
radici, le cosl dette barbatelle, sono per 
altro da preferirsi, perche attecchiscono 
pia facilmente, e al secondo anno di tra- 
piantamento fruttificano gia. La pratica 
quindi del cosl detto vivaio, della colti- 
vazione cioe delle talee, per trasportarle 



poi nella vigna qoando abbiano gia messo 
le radici, e ntilissima. 

836. Le viti si riproducouo per mar- 
gotte ripiegando all' in gia e sotterrando 
le pnnte di nno o piu tralci fruttiferi, 
senza staccarli. Dalle gemme sotterrate 
escon radici ehe trasformano i tralci in 
barbatelle che si staccano poi e si tra- 
piantano, col vantaggio sulle barbatelle 
comuni di fruttiftcare in un anno solo, ma 
non senza danno della vite madre. La ri- 
produzione per propaggini consists nel pie- 
gare entro fosse scavate presso il ceppo 
d'una vite, lasciandone fuori le punte, uno 
o piu tralci della vite stessa perche met- 
tan radici e formino al tret tan ti nuovi ceppi 
che poi si dividono dalla pianta madre. 
Questo mezzo serve soprattntto a riempire 
le lacune nei ftlari, e a ringiovanire le vec- 
chie vigne. Quando si abbiano dei vitigni 
nuovi o rari in piccola quantita, s' nsa a 
riprodurli l'espediente di suddividerne le 
talee, e di seminarne senz' altro le gemme, 
le quali con molta facilita metton radici. 

837. L' innesto, piu che un mezzo di 
riproduzione delle viti, e un mezzo di mo- 
diftcarle migliorandole. L* innesto per eon- 
tatto si fa applicando la talea-innesto spo- 
gliata deH'epidermide nella parte cbe deve 
esser posta a contatto, entro un'incava- 
turapraticata nel ceppo da innestare. L'in- 
nesto a spacco si opera scalzando il ceppo 
tagliato a capitosza, sino alia profondita 
di 15 cm., e praticando in esso una spac- 
catura nella quale si introduce, a caval- 
cioni sur una delle parti del ceppo, un 
tralcio, o mazza, tagliato obliqnamente, 
nella parte inferiore, fra due gemme, a 
cuneo. Nel primo caso si fascia il ceppo 
con una buccia di salice od altro; in que- 
st' ultimo oltre alia fasciatura si iutonaca 
con un impasto di argilla e stereo vac- 
cino, o con mastice. 

838. Un buon mastice, che si adopera 
liquido, tiepido, con un pennello, si ot- 
tiene facendo fondere in un vaso di terra: 

Peee di Borgogna 28 grammi ^ 

Pece nera 28 > 

Cera gialla 16 » 

Sego 14 » 

Cenere o terra gialla. . 14 » 

839. L' innesto si pud fare da marzo 
sino ai primi di maggio. Quando i succhi 
comineiano a mettersi in mo vi men to, la 
riuscita dell' innesto e,pia sicara. II com- 
baciamento delle parti 'deve essere per- 
fetto. Una gemma deve trovarsi sempre 



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8a 



BEVANDE. 



alia base dell' innesto. Le viti non si deb- 
bono innestare prima che abbiano cinque 
o sei anni. A innesto riuscito debbono di- 
struggersi tutti i getti del ceppo. Quando 
T innesto non riesce, si ha al posto della 
vite una barbatella. 

840. La vite, che, abbandonata a se, 
cone alia ventura, striscia, s'arrampica, 
s' intralcia alle piante, ai muri, e docilis- 
sima e pud esser costretta a vivere alta 
o bassa, in angusto spazio, in mille modi. 
Le uve migliori ed i migliori vini si nan no 
dalle viti basse, i peggiori dai pergolati 
e dalle viti sorrette da piante vive o as- 
sociate ad altre colture che sono a detri- 
mento della loro nutrizioue. 

841. II terreno si adatta alia vite seas- 
sandolo ad una profondita cbe varia da 
mezzo metro a un metro, secondo la na- 
tura sua e il clima, e cio nell' estate che 
precede il piantamento, o almeno nell' au- 
tunno. II terreno che abbia un rilevante 
declivio deve ridursi a terrazze. La dire- 
zione dei filari deve essere possibilmente 
da sud a nord, e orizzontale. Ogni ceppo 
deve avere per se uno spazio di almeno 
un metro quadrato. Le piantagioni, spe- 
cialmente in principio, debbono essere ben 
governate. Nei due primi anni alle pian- 
ticelle si dee lasciare un sol tralcio, il piu 
vigoroso; il terreno deve mantenersi netto 
e smosso con frequenti sarchiature. Al co~ 
minciare del terzo anno le giovani viti 
si taglieranno a due occhi (gemme) fuori 
di terra per avere due tralci principali al 
quarto anno, nel quale si incomincera a 
far la potatura normale. 

842. La potatura, la quale vuolsi abbia 
insegnata agli uomini un asino, mangian- 
dosi i tralci d* una vite che diede appresso 
frutti piu belli e piu saporiti, e necessaria 
per ottenere un buon prodotto, e per con- 
servare il vigore e la fecondita futuri alia 
vite. Questo doppio resultato si ottiene 
lasciando alia vite soltanto due tralci, 
l'uno dei quali, il piu basso, detto spe- 
rone, si taglia in mo do che abbia due sole 
gemme, e l'altro s'incurva e si raccorcia 
in modo da lasciargli sei ad otto gemme: 
da questo si ha il frutto dell' anno, e dopo 
si recide: dallo sperone si hanno due tralci 
per l'anno venturo. La potatura vuolsi da 
taluuo consigliare in autunno, da tal al- 
tro nella primavera inoltrata. Qualcuno 
poi consiglia di dividerla in due tempi. 

843. Di un'altra potatura complemen- 
tare ha bisogno la vite nell' estate per 



evitare ogni inutile dispersione di succhi. 
Percid, usciti i grappoli, debbonsi levare i 
pampani sterili sul tralcio a frutto, e i 
tralci infruttiferi; piu tardi debbonsi moz- 
zare i pampani fruttiferi, se a due grappoli, 
sopra la seconds foglia, se ad uno solo, 
sulla quarts o sulla quinta: in seguito si 
mozzeranno anche i tralci legnosi un po'piu 
su del punto al quale si taglieranno, per 
metterli a frutto, nelP anno venturo. Pochi 
giorni innanzi la vendemmia sara pur be- 
ne, quando occorra per una migliore e piu' 
rapida maturazione, procedere a un parco 
e graduale sfogliamento. 

844. La vite ha bisogno di sostegno. 
Appunto per arrampicarsi, per attaccarsi, 
-e provvista di viticci. Per cid servono le 
canue o i pali, sin dal secondo anno di 
vita della pianta. I pali debbono essere 
ben secchi e privati della corteccia, e car- 
bonizzati inferiormente. II filo di ferro zin- 
oato teso nella direzione dei filari e op- 
portuuissimo per sostenere le viti. Alia 
primavera si leghera ogni ceppo di vite 
al suo palo, il tralcio a frutto si leghera 
poi a una pertica interposta fra i pali e la 
sua punta al palo della vite vicina ; i pam- 
pani del tralcio a frutto, quando ne rag- 
giungono l'altezza, si legano mollemente, 
con materia sottile, al filo di ferro. I due 
sarmenti dell'avvenire si manterranno* 
dritti sul palo con successive legature mol- 
to molli. Le legature si fanno con vimini, 
o, meglio, con corteccia di gelso divisa 
longitudinal men te. 

845. 1 vigneti hanuo bisogno di oppor- 
tuni lavori per distruggerne le male erbe, 
aerare le radici, concimare il terreno. ft 
necessario nell' autunno restituire al ter- 
rene i residui della vinificazioue, aggiun- 
gendo ad essi ceneri vergini o lisciviate/ 
calce, concimi organici vegetali, o misti, 
e in quantita moderata ; pei terreni poveri 
serve il concime di stalla. 

846. Malattie della vite. — La vite sof- 
fre pei geli invernali, per le brine, per le 
piogge, per gli ardori troppo cocenti, per 
la grandine. Quanto ai geli invernali, la 
vite, in Italia, non ha molto a temerli: 
gli inverni troppo rigidi sono un' ecce- 
zione. Piu frequente e il danno delle brine 
di primavera alle gemme ancor chiuse o gia 
sbocciate. In quest* ultimo caso il male e 
irreparabile. La pratica delle stuoie, delle 
tele, dei cartoni, protegge le viti; ma e 
troppo costosa. Meglio, di buon mattino, 
dopo le notti fredde, serene, quiete, bru- 



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BEVANDE ALCOOLICHE NON DISTILLATE. 



81 



ciar nel vigneto sostanze di pronta com- 
bastione e che svolgano famo denso e co- 
pioso. Meglio ancora lasciare ad ogni ceppo 
a taglio corto un lungo sarmento con molte 
gem me, e inclinarlo qaanto piu sia pos- 
sibile verso terra. Se la brina non ha re- 
cato danno, lo si recide a maggio ; se reed 
danno, il tralcio so v ran numeral io riparera 
col suo prodotto. 

847. Per diminuire il danno delle piog- 
ge e delle nebbie nei giorni precedents 
alia vendemmia, giova un moderate sfo- 
gliamento delle viti, perche l'aria e il sole 
asciugbino piu presto i grappoli. Contro 
il danno enorme della grandine che sem- 
pre ha uno strascico nel 1' anno che segue, 
non ci ha consiglio migliore di una buona 
assicurazione. Ad ogni modo, so la gran- 
dine cada in primavera o in principio del- 
V estate, bisogna potar subito la vite; se 
piu tardi, bisogna sacrificare il raccolto e 
amputare le parti ofifese per rinvigorire la 
vite, e prowedere almeno al raccolto del- 
l'anno venturo. 

848. La vite ha per nemici moltissimi 
insetti. Fra i tanti sono: la caruga (Eutnol- 
pus vitis) che, larva, ne intacca le radici, 
insetto perfetto, le foglie, ma che si allon- 
tana scuotendo la vite e ponendo nel ter- 
reno le panelle dei semi oleosi; la pnnte- 
ruola {lihynchites Bacchus), della quale e 
facile raccoglicr le uova nelle foglie accar- 
tocciate; il pidocchio della vite {Alticaole- 
racea), le uova del quale sono visibili snlla 
pagina inferioro delle foglie, prima di mag- 
gio; il maggiolino {Melolonta vulgaris), al 
quale bisogna dar la caccia; la pirale (Py- 
rails vitis), per distrugger le larve della 
quale serve l'acqua bollente versata sul 
legno vccchio dei ceppi. Largho bottiglie 
con acqua melata serviranno di trappola 
alle vespe; i fantocci mobili, gli specchi 
girevoli, qualche fucilata, serviranno ad 
allontanare i passeri. 

849. Piu dannosa alia vite e una plan- 
ticella crittogama, una muffa devastatrice 
delle vigne, 1' Oidium tukeri. Fortunata- 
mente se ne conosce il rimedio : il solfo. 
La prima solforazione si suole fare quando 
i gennogli della vite sono lunghi da 10 
a 15 cm.; la seconda poco prima della 
fioritura ; la terza al colorirsi delle uve. 
La solforazione deve farsi nei giorni se- 
reni, e ripetersi quando piova, dopo averla 
eseguita. II fiore di solfo serve meglio 
del solfo pestato. La solforazione si pra- 
tica per mezzo di soffietti o di pennelli 

Libro per tutti. 



appositi che si trovano in commercio. Un 
quintale di solfo, che costa circa 24 lire, 
basta per la solforazione completa d' una 
vigna d'un ettaro. Condizione importante 
pel buon resultato e la stagione. Se il 
freddo e persistente 1'operazione non serve. 
La mancanza di potassa nel suolo pare sia 
uno dei maggiori coefficient! dello sviluppo 
della crittogama ; percid si consiglia come 
nn ottimo concime la cenere. 

850. Un terribile parassita della vite 
e un insetto che, apparso prima nel Por- 
togallo, 8' introdusse in Francia or sono 
ventisette anni, e dopo avervi infettati piu 
d' un milione di ettari di terreno, si diffuse 
in Germania, in Austria, in Svizzera, in Ita- 
lia. In due o tre anni i ceppi infetti muoiono. 
Le foglie ingialliscono, poi diventano gri- 
ge, si disseccano, cadono ; i tralci si svilup- 
pano male; i grappoli maturano nel primo 
anno, ma quasi sempre il loro succo e acido. 
Nel secondo anno ipampani son corti,esili; 
le foglie piccolo si raggrinzano e ingial- 
liscono ; i grappoli non maturano ; le ra- 
dici, se si pongano alio scoperto, appaiono 
molli, infracidite; i ceppi seccano, muoiono. 

851. L' insetto, causa della spaventosa 
malattia, fu chiamato dal Planchin, cho 
primo lo descrisse, Phylloxera vastatrix. fe 
un insetto piccolissimo, ma visibile anche 
ad occhio nudo, perche e lungo tre quarti 
di millimetro ed e largo mezzo millimetro. 
Larva, ninfa, o insetto perfetto, e ugual- 
mente dannoso. La femmina pare si ripro- 
duca per partenogenesi: producendo cioe 
uova fertili senza il concorso d'un maschio. 
In un anno pud produrre parecchie migliaia 
di milioni d' uova. La ftllossera fa iutisi- 
chire la vite, producendo sulle radici delle 
lesioni mortali. E 1* insetto devastatore 
va da radice a radice sotterra, come, vo- 
lando, per 1' aria, va di vite in vite, a di- 
stanze grandissime, producendo delle galle 
che poi, veri vasi di Pandora, riversano 
il loro contenuto sull'intiera vigna. 

852. Sebbene siano stati proposti infi- 
ll iti rimedi contro la fillossera, nessuno 
di essi pu6 considerarsi infallibile. Anzi, 
la maggior parte furon trovati inefficaci. 
II solfuro di carbonio, circa 80 grammi 
per pianta, che si inietta mediante una 
trivella a pompa nel terreno; la soluzione 
allungata di solfo-carbonato di potassa, 
circa 30 centimetri cubic! in 20 litri d'acqua 
per ogni pianta, colla quale si allaga il 
terreno: accompagnati da opportune stral- 
ciature. da mondature della scorza; l'al- 



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82 



BEVAKDE. 



lagamento della vigna durante 1' inverno, 
per quaranta giorni circa, e una buona con- 
cimazione appresso, parvero i mezzi mi- 
gliori per combattere il parassita. Ma non 
riuscirono sempre. Altrettanto dicasi della 
lavatura colla calce e delPincatramatura. 

853. Sol tan to nei centri limitati d'in- 
fezione la cur a e meno incerta. Bisogna 
tagliare al piede i ceppi, braciare sul po- 
sto i rami, le foglie e il piede stesso, se 
d' autunno o d' inverno, altrimenti som- 
mergere il piede nella solazione di solfo- 
carbonato di potassa, o d'acido solfo rico. 
Nella buca lasciata dalla pianta distrutta 
devesi gettare in copia solfo-carbonato. 
Tutto intorno, anche se la malattia non 
si sia manifestata, bisogna sfogliare, stral- 
ciare le viti, innaffiarle di solfuro o di solfo- 
carbonato. I pali devono essere pure bru- 
ciati4 

854. Piu terribile ancora e la perono- 
spora della vite (Peronospora viticola), una 
specie di muffa parassitaria appartenente 
alia famiglia delle Saprolegnee e che, ormai 
diffusa per tutto, minaccia gravemente le 
nostre vigne. 

855. La malattia della vite prodotta 
dalla peronospora e conosciuta solo da 
pochi anni in Europa. Prima era nota sol- 
tanto nelP America Settentrionale, dove 
infieriva specialmente sopra certe specie 
o varieta di viti, come la Vitis lambrusca, 
la Vitit vulpina, la Vitis aestivalis, la Vitis 
cordifolia, ed era distinta col nome di 
sun scald o colpo di sole. La peronospora 
era chiamata mildew o polvere farinosa. 
II nome di Peronospora viticola, V ebbe dal 
professore De Bary nel 1863. 

856. In Europa fu segnalata la prima 
volta nell'agosto del 1879 in alcune pro- 
vince della Francia meridionale. L' 11 ot- 
tobre dello stesso anno appariva in una 
vigna presso Yoghera, in Piemonte. Le 
province venete e piemontesi furono le 
piu colpite Binora: poi, in grado decre- 
scente, la Lombardia, 1' Emilia, la Tosca- 
na, l'alto Abruzzo. 

857. Pare accertato che il vento sal so, 
il marino, la nebbia, il melume f \*farinella f 
e altre consimili malattie per le quali le 
foglie della vite imbiancano e cadono pre- 
cocemente, e Tuva e deficiente o matura 
male, non siano altra cosa che perono- 
spora. 

858. Le foglie infette dalla peronospora 
mostrano sulla pagina inferiore delle chiaz- 
ze piu o meno numerose ed estese, coperte 



da una muffa bianca di aspetto farinoso, 
cristallino, rassomigliante alle effiorescen- 
ze di salnitro, tanto frequenti sui muri 
delle stallee delle cantine.Aquoste chiazze 
della pagina inferiore, corrispondono su 
quellasuperiore altrettante macchie giallo- 
brunastre lisce. Col progredire della ma- 
lattia, il numero delle macchie aumenta, 
queste si espandono, confluiscono, e le fo- 
glie, disorganizzate, cadono a terra dis- 
seccate e putrefatte. 

859. Le foglie putrefatte per l'azione 
della peronospora, specialmente quando 
se ne accartoccino due o tre fra le dita, 
tramandano un puzzo speciale che ricorda 
quello del pesce imputridito: carattere 
naturale, che serve benissimo a distin- 
guere la peronospora dalla crittogama 
summenzionata, VOidium tukeri, che svi- 
luppa invece odor di fungo fresco. 

860. La peronospora qualche volta, ma 
raramente, attacca anche, oltre alle fo- 
glie, le altre parti verdi della pianta: i 
picciuoli, i peduncoli, V involucro dei fiori. 
In quest* ultimo caso si manifesta sotto 
forma d'un sottile anello di muffa bianca 
che circonda il punto dove 1' acino s' im- 
pianta nel suo pedicello. Fortunatamente 
tale manifestazione e rara: e diciamo for- 
tunatamente, perche essa e la piu perni- 
ciosa di tutte, arrestando immediatamente 
lo sviluppo del grappolo che si dissecca 
e cade. Talora anche gli acini ne sono col- 
piti: si macchiano, diventan duri, e ben 
presto cadono a terra disseccati. 

861. In generale la peronospora non 
comincia a svilupparsi che quando la tem- 
peratura ha raggiunta una certa inten- 
sity, non inferiore a 20° C, e Y atmosfera 
e molto umida per piogge prolungate o 
per abbondanti rugiade. Le forti infezioni 
hanno luogo nelle giornate calde e piovose. 
La siccita arresta bruscamente lo sviluppo 
della malattia. Anche dopo un vento forte 
e 8ecco quasi sempre il terribile parassita 
cessd di diffondersi. I danni che la pe- 
ronospora reed in questi ultimi anni fu- 
rono proporzionati alia quantita di pioggia 
estiva d'ogni regione. 

862.Distruggendo le foglie, il parassita 
priva la pianta dell'organo principale della 
sua nutrizione. In maggior numero sono 
le foglie distrutte, minore sara la quan- 
tita dello zucchero e degli altri materiali 
organici che si troveranno nel frutto, e 
meno perfetta sara anche la maturazione 
del legno fruttifero per l'anno venturo, 



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BEVANDE ALCOOLICHE HON DISTILLATE. 



83 



La deficienza di questi materiali sara poi 
tauto maggiore quanto piu precoce sia 
stato lo sviluppo della malattia. Cosl, men- 
tre Pinfezione della peronospora nel set- 
tcmbre avanzato e cosa quasi innocua se 
Tuva e gia abbastanza matura, torna in- 
vece esiziale quando accade nell' agosto o 
nel luglio. 

863. Quanto ai rimedi, o altneno ai 
mezzi che possono essere consigliati ai 
viticultori onde rallentare, se non impe- 
dire, lo sviluppo della malattia, in modo 
da diminuirne i danni, si ottennero sinora 
i migliori resultati aspergendo le foglie 
dollo viti con latte di calce, nelle pro- 
porzioni del 3 al 4 per 100, in modo che, 
disseccandosi la calce, si formi una cro- 
sta sottile che le ricopra tutte quante, e 
che le zoospore o germi della peronospora 
non le possano attraversare. Questo ri- 
medio preventivo serve anche contro 1'0»- 
dium tukeri. Si applica con gli apparecchi 
irroratori Balestrazzi, con le pompe Noel, 
con le pompe irroratrici Zabeo, con le 
pompette Candeo, con le pompe Garolla, 
con gli apparecchi Yenturini. 

864. Valse pure in moltissimi esperi- 
menti ad arrestare completamente lo svi- 
luppo gia inoltrato della peronospora, lo 
spruzzare le viti, prima della fioritnra, 
con una soluzione al 3 per 1000 di sol- 
fa to di rame, e dopo la sfioritura dar lo 
solfo acido, per due o tre volte, con uno 
dei soffietti comuni. 

865. Si ottennero buoni resultati an- 
che spruzzando le viti, prima della fiori- 
tura, con una miscela liquida, composta 
di solfato di rame (dal 2 al 3 e mezzo 
per 100) e di calce viva (dalPl al 3 per 100), 
avvertendo per altro che la calce sia ben 
spenta prima d' essere mescolata al solfato 
di rame; e dando poi il solfo acido, per 
due o tre volte, con uno dei soliti soffietti. 

866. La polvere Podechar, che consta 
di calce grassa (100 parti), solfato di ra- 
me (20), solfo in polvere (10), cenere 
viva (15) e acqua (50); la poltiglia Mil- 
lardet, che consta di calce (15 parti), sol- 
fato di rame (8) e acqua (130), sono pure 
raccomandate. 

867. Fabbrieazione del vino. — Premesso 
che per fare del buon vino ci vuole del- 
1'uva buona, e che la bonta dell'uva di- 
pende dalla qualita della vite, dalla natura 
del suolo, dalla esposizione della vigna, 
dal clima, dalla coltura, dall' andamento 
delle stagioni, e certo che, a parita d'ogni 



altra condizione, la bonta del vino dipende 
dal grado di maturita del grappolo. II 
grappolo si deve staccare quando sia giunto 
a maturita completa. E le ragioni che si 
danno da quanti anticipano la vendemmia 
sono tutte relative alia deficienza d'una 
coltura razionale. 

868. II grado di maturita dell'uva si 
pud riconoscere in modo assoluto spre- 
mendo il succo di qualche grappolo colto 
a caso nella vigna, filtrandolo attraverso 
a on pannolino, e misurandone la ricchezza 
zuccherina mediante un apposito strumento 
graduate che dicesi gleucometro.Bipetendo 
f'esperimento piu volte, ogni due giorni, si 
avr£ la certezza della maturita dell'uva 
quando l'aumento di densita del mosto 
non sara sensibile pel gleucometro. D' or- 
dinario, il gleucometro segna da 8° a 15° 
per le uve mature. Un grado superior* si 
ha solo pei mosti ricchissimi di alcool, 
come son quelli delle regioni meridionali. 

869. Quando le viti d' uno stesso vi- 
gil e to non maturino tutte contemporanea- 
mente, il viticultore cominci la vendemmia 
quando un quarto delle uve cominciano 
ad appassire, una meta e perfettamente 
matura, e 1' altro quarto e in via di ma- 
turazione. 

870. 1 grappoli debbono essere staccati 
con le forbici, raccolti in canestri larghi e 
bassi, e quindi versati in recipienti mag- 
giori con cura per non ammaccarli. I grap- 
poli poco maturi debbonsi porre in di- 
sparte: i maturi debbonsi mondare dagli 
acini ammuffiti o guasti. La vendemmia 
si deve far col sole e in tempo secco, non 
di buon mattino, non subito dopo la piog- 
gia, e con la maggior fretta possibile. 

871. Le uve appena raccolte, e prima 
d' esser messe nei tini, debbono essere pi- 
giate bene e per intero. La pigiatura fatta 
coi piedi, eebbene poco gradita pel con- 
tatto non sempre pulito, e abbastanza re- 
golare e perfetta. I pigiatori meccanici 
rendono piu spedita la operazione. Le uve 
cadono fra due cilindri scanalati e rive- 
stiti d'una rete metallica, messi in moto 
da una manovella, e avvicinati quanto oc- 
corre per schiacciare i grappoli. La sepa- 
razione d'una parte dei raspi, praticata 
da molti, pud essere conveniente quando 
si tratti di uve appassite, o destinate a 
far vini fini, o molto tanniche. 

872. Durante la pigiatura devesi assag- 
giare il mosto, e correggerlo quando s'al- 
lontani dalla composizione che la vite ha 



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84 



BEVANDE. 



dato nelle buone annate ; ma questo deve 
essere un espediente eccezionale in casi 
veramente eccezionali. Quando il sacca- 
rometro segna meno di 7°, si aggiunge 
zucchero : e il mezzo piu semplice. Lo zuc- 
chero deve essere grasso, di canna. L'ag- 
giunta deve farsi appena incominciata la 
fermentazione, ricordando che, per accre- 
scere d'un grado I'indicazionedata dal sac- 
carometro, occorre aggiungere 1500 gram- 
mi di zucchero per ogni ettolitro di mosto. 
Lo zucchero nei mosti e da preferirsi al- 
1' alcool aggiunto nei vini. L' acidita si 
corregge col carbonato di calce ; ma esso 
non da sempre buon risnltato. 

873. I tini si devono riempire nella 
giornata, e non sino alPorlo; ma sino 
a tie quarti o poco piu. La follatura del 
mosto (aqxiassamento) ripetuta frequente- 
mente eccita la fermentazione e la man- 
tiene viva e uniforme. Quando questa sia 
stentata, giova riscaldare il mosto coll'in- 
trodurre nei tino nn tubo di piombo a spi- 
rale nei quale si fa passare del vapore ac- 
queo, o aggiungere del lievito di birra o del 
mosto di uve raccolte prima e in piena fer- 
mentazione. Quando si voglia arrestarla o 
diminuirla, perche troppo viva, si abbassa 
la temperatura, o s'innalza a 65°, o s' ag- 
giunge alcool. Le vinacce si devono co- 
stringere nei mosto, i tini devono tenersi 
coperti con un semplice coperchio o con 
un drappo, e si deve affrettare la svinatura. 

874. II momento propizio per separare 
il mosto fermentato dai raspi e dalle bucce 
per travasarlo nelle botti (svinatura) e 
quello in cui il mosto, perduto in parte il 
sapore zuccherino che gli e proprio, co- 
mincia a prendere gusto e sapore di vino: 
vale a dire quando il suo calore diminui- 
sce e il gleucometro scende a 3° o a 4° 
sotto lo zero. 

875. Affrettando la svinatura si dinii- 
nuisce la colorazione del vino; ma e certo 
che la materia colorante non accresce ad 
esso bonta. La svinatura deve ritardarsi 
soltanto quando si voglia avere del vino 
piuttosto aspro e commerciabile appena 
8pillato dai tini. 

876. La svinatura si deve fare possi- 
bilmente con tubi o sifoni ; o almeno ap- 
plicant alia spina del tino una cannella 
a chiave, e raccogliendo il vino, attraverso 
a uno staccio di fil di ferro, in damigiane 
o mas tell i coperti con una tela. Le botti 
devono essere riempite solo per quattro 
quinti, quando vi si voglia aggiungere il 



vino che si ricaver adalla torchiatura delle 
vinacce. 

877. Le vinacce servono a fare il vi- 
nello. A questo scopo dopo la svinatura 
aggiungonsi sulle vinacce la meta o i due 
terzi d'acqua, oppure tanta acqua quanto 
fu il vino gia ricavato, insieme a poche uve 
pigiate e ad un po' di zucchero. 

878. Nelle botti il vino fermentando 
ancora si migliora. Dovranno quindi adot- 
tarsi i cocchiumi idraulici, semplici, co- 
modi, di poco costo, attraverso ai quali 
passa un tubo che si ripiega e pesca in 
un vaso d' acqua dove si svolgono i pro- 
dotti gazosi della fermentazione (acido 
carbonico), pur impedendo il contatto del- 
1' aria col vino. 

879. Le botti si devono colmare, dap- 
prima tutti i giorni, poi una volta per set- 
timana, inline una volta o due al mese; 
quando il vino sia divenuto chiaro, si chia- 
deranno ermeticamente. Ma la colmatura 
deve continuar sempre, una volta al mese. 
A questo scopo servira vino identico con- 
servato in fiaschi o in botticelle. Quando 
mancasse il vino, si adoperino pietre si' 
licee o quarzose, ben lavate. 

880. La stagione opportuna pei trava- 
samenti e dal dicembre a tutto febbraio. 
Essi hanno per scopo di eliminare le ma- 
teria fecciose depositate nei fondo delle 
botti dal vino, e che potrebbero guastarlo. 

881. I vini abbondanti di fermento o di 
acidi si sogliono chiarificare ; cosl quelli 
destinati a sopportar viaggi e calore. Si 
pratica questa operazione d'ordinario con 
bianchi d'uovo, tre o quattro per ettolitro, 
sbattuti in un bicchier d'acqua con sale 
di cucina, cui s' aggiunge poi mezza bot- 
tiglia di vino ; o con colla forte di buona 
qualita, 20 grammi per ettolitro, sciolta 
nelP acqua calda e quindi sbattuta con 
mezza bottiglia di vino. S' introduce l'uno 
o V altro liquido nella botte, si agita il 
vino con un fascetto di vimini, quindi si 
chiude la botte. Una settimana dopo, se 
d'estate, due o tre se d' inverno, si travasa. 

882. I vini bianchi dolci si ottengonr 
coi travasamenti ripetuti a brevi intei 
valli, da quando furono torchiate le uve, 
e compiuti appena un po* di schiuma ap- 
paia intorno al cocchiume, sino a far 1' ul- 
timo al principio dell' inverno; oppure colle 
filtrazioni,passandoli cioecon fil tri di car- 
ta, o di tela, o di panno. Meglio di tutto 
una sola filtrazione col panno, quindi tre 
o quattro travasamenti. 



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BEYANDE ALCOOLICHE NON DISTILLATE. 



85 



883. Si ottengono i vini bianchi spu- 
manti colla fermentazione lenta, e coi tra- 
vasi frequenti inbotti solforateimpedendo 
poi la fermeutazione : cio che si ottiene 
collocando il mosto delle uve appena tor- 
chiate in tini o raastelli, e inibottandolo 
circa 24 ore dopo, quando lo strato schiu- 
moso (cappello) comincia a screpolarsi. Ser- 
Tono piccole botti sol for ate che si tengono 
aperte in luoghi freschi e si ricolmano 
spesso, perche ne esca la feccia, e si chin- 

, dono appena cessa la fermentazione tu- 
multuosa. Sulla fine del dicembre, in nna 
giornata serena, si travasa, si chiarifica 
con colla, e si chiude la botte. Si travasa 
due o tre settimane appresso; poi di nuovo 
in marzo, rinnovaudo la chiarificazione. 
Venti giorni appresso s' imbottiglia. 

884. Per fare il vin santo occorrono 
uve a grappolo sciolto e a buccia dura, 
non importa se bianche o rosse, ma d'una 
sola qualita. Delle uve raccolte a perfetta 
maturita, parte si distenda in luogo asciut- 
to, aerato, sur un soffice letto di paglia 
asciutta, parte si leghi a piu grappoli 
insieme e si appenda al soffitto. Verso 
la fine del dicembre si sgranino le uve, 
buttandone gli acini secchi o ammuffiti, e 
si pigino con ogni cura; poi si versino in 
un tino dove debbono essere agitate per 
due o tre ore, e quindi in botticelle non 
solforate. Appena cominci la fermentazione, 
che, occorrendo, si potra affrettare con 
poco mosto caldo, si applichino i cocchiumi 
idraulici. Tre mesi appresso si procedera 
al primo travasaraento; il secondo si fara 
in ottobre, il terzo e il quarto si faranno 
nel marzo e nel settembre dell' anno ap- 
presso. Nell'inverno del terzo anno si chia- 
rifichera con colla di pesce, si travasera 
in fiaschi, e due o tre mesi dopo, prima 
dell' estate, si porra in bottiglie. 

885. Per Pimbottigliamento dei vini non 
si pud fissare un'epoca. Essa dipende dalle 
loro condizioni di limpidezza, di sapore, di 
profumo. Ad ogni modo, meglio ritardarla 
che affrettarla. II mese di marzo e il piu 
indicato. Le giornate serene sono da pre- 
ferirsi. Le bottiglie debbono conservarsi 
in luogo fresco, sano, poco illuminato, co- 
ricate orizzontalmente, anche in file so- 
vrapposte. 

886. Tinaia e cantina. — Due siti occor- 
rono, almeno, di facile comunicazione, ma 
separati, per la vinificazione : la tinaia 
per pigiare e fermentare le uve, la can- 
tina pel deposito e per la conservazione 



dei vini. Se i vini si conservino oltre l'anno, 
abbisogna un altro sito pei vini maturi, che 
si terranno in botti o in bottiglie. 

887. Una buona tinaia deve essere ac- 
cessible ai carri, molto ampia, pulitissi- 
ma, ben aerata da fines tre aperte, se al 
pianterreno, presso il pavimento ; se sot- 
terra, presso il soffitto, suscettibile d' es- 
sere riscaldata mediante camino o stufa. 
La cantina deve essere ampia, sana, fre- 
sca, ventilata, tranquilla, pulita, possibil- 
mente a un piano sotto alia tinaia. II sito 
per conservare i vini maturi deve essere 
addirittura sotterra. L' asfalto e indica- 
tissimo pei pavimenti. 

888. 1 tini pel mosto sono vasi a forma 
di couo tronco, capaci di 10 o piu etto- 
litri. Devono essere di legno di quercia o 
di castagno, a grosse doghe ben cerchiate. 
I coperchi debbono avere un diametro mi- 
nore di quello del la bocca dei tini (si che 
possano entrarvi e tenere immerse nel 
mosto le vinacce), e bucherellati. Debbonsi 
poro avere dei coperchi piu grand i da 
usare a fermentazione compiuta. Invece 
dei tini servono le botti munite superior- 
mente di una larga apertura. 

889. Le botti hanno forma di due coni 
tronchi riuniti per le basi. II legno deve 
esser sano, stagionato, omogetieo; le do- 
ghe piallate con cura, ben cerchiate; il 
cocchiume e la spina lavorati al tornio; 
i fori ben rotondi; non debbono toccare 
i muri. A preservarle dalla umidita s' usa 
spalmarle di colla, poi, ascingata che sia 
la colla, d'un intonaco, che si ottiene ma- 
cinando con 30 parti di biacca 8 di gomma 
damar e 10 di essiccativo inglese, aggiun- 
gendo poi 60 parti di terra rossa fina ed 
olio di noce quanto occorre. 

890. L'ambizione delle grandi botti non 
e ragionevole, ne conveniente. 1 vini vi- 
vono meglio nei piccoli recipienti. Le botti 
grosse debbono avere larghi fori per po- 
terle nettare facilmente. I recipienti nuovi 
s'acconciano riempiendoli d' acqua fresca 
che si deve rinnovare ogni due o tre giorni, 
sino a che vi si conservi limpida e ino- 
dora: poi versandovi acqua calda con fo- 
glie di pesco,lavandoli e asciugandoli bene, 
e in fine lavandoli ancora con acqua fresca. 
Vuoti, si conservano dopo averli lavati 
con acqua prima, poi con vino, lasciandoli 
aperti se hanno fori abbastanza larghi, se 
no sfondandoli. I luoghi ben ventilati sono 
quelli nei quali si conservano meglio. 

891* La solforazione delle botti si pra- 



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BEVANDE. 



tica come segue: Si levano le fecce, poi 
si abbruciano nel loro interno una o due 
micce di solfo appese a un filo di ferro 
calato pel foro del cocchiume e attaccato 
al cocchiume stesso col quale bisogna chiu- 
derle. Quando si voglia servirsene, si la- 
vano con acqua calda prima, poi con 
acqua fredda ; infine con vino o, meglio, 
con alcool. 

892. Le micce di solfo per le botti si 
preparano nel modo seguente: Si fa fon- 
dere del solfo in un vaso di terra, poi, ri- 
tiratolo dal fuoco quando e ancor fuso, 
yi si immergono delle strisce di tela di 
stoppia a maglie larghe, lunghe da 20 a 
30 cm. e larghe da 4 a 5, che si lasceranno 
poi asciugare. 

893. Le botti si risanano lavandole e 
raschiandole bene, poi versandovi un pezzo 
di calce viva (due pugni per ogni ettolitro) 
e un po' d' acqua. Si smuove ogni tanto la 
botte in tutti i sensi per 24 ore,dopo averla 
chiusa con un turacciolo di stoppia, quindi 
si lava con acqua pura prima, poi con acqua 
bollente e foglie di pesco infuse, in fine con 
alcool. Serve anche bruciarvi dentro dei 
sarmenti. o impregnarla di spirito che si 
accendera. 

894. Le macchine piu o meno ingegnose 
e utili descritte nei trattati di vinicoltu- 
ra, o annunziate dalle quarte pagine dei 
giornali, non debbono ten tare il piccolo 
vinicultore; Peconomia e la semplicita 
degli utensili gli si raccomandano. La piu 
grande pulizia e indispensabile per tutti. 

895. II buon vetro da bottiglie deve 
contenere almeno almeno il 60 per 100 di 
silice, e non piu del 20 per 100 di calce; 
uno solo d'allumina. Devonsi rifiutare le 
bottiglie nelle quali una soluzione di acido 
tartarico (10 per 100) in poche ore si in- 
torbidi e si colori in giallo. Le migliori 
bottiglie sono quelle poco colorate, senza 
bolle d'aria, a forma cilindrica inferior- 
niente e conica superiormente, con orifi- 
zio perfettamente circolare. Devono esser 
tenute ben nette. Si puliscano con sabbia 
fina o con cenere, non con piombo. 

896. 1 buoni turaccioli o sugheri costa- 
no molto: ma viceversa costan meno dei 
cattivi. I turaccioli duri, bucherellati, de- 
vonsi rifiutare. Si conservano, dopo averli 
fatti bollire in acqua salata ed asciugati 
bene air aria e al sole, in luoghi asciutti e 
sani. Prima di adoperarli, si faccian bollire 
nel vino, e si adoperino ancor caldi, che in 
tal caso si pud far a meno di macchine. 



I turaccioli delle bottiglie contenenti vini 
spumanti debbono essere legati con spago, 
o meglio con filo di ferro cotto e zincato. 
Fra il vino e il turacciolo deve sempre 
rimanere uno spazio sufficiente. 

897. II riscaldamento delle bottiglie a 
bagno maria, a 45° Reaumur, e eccellente 
per conservare e migliorare i vini. 

898. Malattie del vino. — I vini torbidi 
si correggono travasandoli in botti solfo- 
rate, chiarificandoli poi, e travasandoli di 
nuovo in botti solfo rate. Se 1' intorbida- 
mento pero fosse molto avanzato, si potra 
ricorrere all' acido tartarico e all' alcool. 

899. 1 vini incerconiti, che hanno gira- 
to, e che si colorano in giallo e acquistano 
un gusto nauseante, si correggono filtran- 
doli o chiarificandoli, travasandoli poi in 
botti ben solforate, e infine aggiungendo 
vino aspro e carico di colore. 

900. I vini che siano diventati troppo 
amari si correggeranno chiarificandoli, tra- 
vasandoli in botti ben solforate, e aggiun- 
gendo nel travaso una soluzione di acido 
tartarico, 100 grammi circa per ettolitro. 

901. La viscosita (o grossume) del vino, 
che colpisce soprattutto i vini bianchi ric- 
chi di materie albuminoidi e poveri di tan- 
nino e di alcool, e che e dovuta a un 
parassita vegetale, si corregge facendo 
cadere dall'alto il vino in contatto del- 
l'aria, e travasandolo in botte non solfo- 
rata; o aggiungendo tannino. Se si manife- 
sta in autunno, si versi su buone vinacce 
non ancora fermentate, e yi si lasci due 
o tie giorni. 

902. L' acidita, dovuta alia presenza di 
un parassita fermentizio, il Mycoderma ace- 
ti, si pu6 guarire solo quando sia inci- 
piente, travasandone solo la parte che si 
trova superiormente in una botte solforata, 
quindi aggiungendo carbonato di calce 
(100 grammi per ettolitro), agitando per 
alcuni giorni il vino, e rinnovando, quando 
occorra, la operazione. II tartarato neutro 
di potassa serve anche meglio. 

903. II vino semplicemente svanito si 
corregge versandolo su buone vinacce. 

II rancidume si impedisce conservandolo 
in botti sempre piene ed abboccate; si 
corregge travasandolo in botti solforate 
nelle quali si sia introdotto del carbone 
vegetale ben secco (50 grammi per etto- 
litro). La colmatnra delle botti preserva 
il vino anche dal la efflorescenza, la quale 
si combattera chiarificando, travasando, 
solforaudo il vino, e aggiungendo alcool. 



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BEVANDE ALCOOLICHE DISTILLATE PER INFUSIONS. 



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904. L'odore di botte e di niuffa si 
toglie versando nelle botti da due a 
quattro ettogrammi per ettolitro d'olio 
d' uliva fino e fresco, agitando a piu ri- 
prese per una settimana, lasciando ripo- 
sare per un'altra settimana, quindi tra- 
vasando. L'olio, che si levera facilmente, 
servira come olio combustibile. 

905. L' odore di solfo si toglie usando 
recipienti di rame pei travasi, e, meglio, 
col carbone vegetale fresco (100 grammi 
per ettolitro pei vini bianchi, 50 pei vini 
neri). 

906. Adulterazione del vino. — Non v' e 
sostanza piu suscettibile di falsificazioni 
del vino, e su cui le risorse dei falsifica- 
tori si siano rivelate cosi svariate e cosi 
estese. Spesso cid che noi paghiamo e be- 
viamo come vino, vale a dire come mosto 
d' uva fermentato, puro, non e che una nii- 
scela di tamarindo, orzo, radice di tormen- 
tilla, radice di viole, sal comune, sambuco, 
cicoria, soda, acido solfo rico, alcool, allu- 
me, glicerina, acido salicilico, gesso, ed 
altro. 

907. In generale si possono conside- 
rare come adulterati: a) il vino allungato 
con acqua; b) il vino che si spaccia sotto 
il nome d'un vino di qualita migliore; 
c) il vino mescolato con alcool o con al- 
cool allungato con acqua; d) il vino me- 
scolato con vino di frutta o con vinello; 
il vino corretto con glucosio o zucchero 
di patate, o con gesso; il vino colorato 
artificialmente; il vino di vinacce; il vino 
al quale siano stati aggiunti tannino, al- 
lume, glicerina, acido salicilico e solforico. 

908. II solfo, purche scevro d'arsenico; 
la gelatina usata per la chiarificazione; lo 
zucchero, purche non d'amido o di glu- 
cosio ; T alcoolizzazione con alcool scevro 
di alcool amilico, ed entro certi limiti; 
l'uso della calce e della magnesia, entro 
limiti ristretti, per la neutralizzazione de- 
gli acidi soverchi, possono soltanto essere 
tollerati. 

909. Le adulterazioni del vino si ma- 
il if es tan o soltanto per mezzo di operazioni 
chimiche che non sono alia portata di 
tutti. Sarebbe percid desiderabile che un 
controllo regolare e severo sorvegliasse la 
fabbricazione dei vini e che ogni comune 
importante avesse un laboratorio chimico, 
dove il pubblico potesse sollecitamente ed 
economicamente far analizzare il vino e le 
altre bevande di cui vuol far uso. Alcuni 
comuni hanno gia tali laboratorii, 



910. Vino bevanda. — I vini bianchi 
sono piu leggeri dei rossi, meno alcoolici, 
di digestione piu difficile, piu facili a pro- 
durre l'ebbrezza. I vini spumanti produ- 
cono un' eccitazione momentanea che fa- 
vorisce la digestione, e dispongono alia 
gaiezza; ma non bisogna abusarne. I vini 
molto alcoolici non si devono bere che in 
piccole quantita; convengono soprattutto 
ai linfatici. 

911. I vini rossi, piu ricchi di tannino 
e piu poveri di materia azotata dei vini 
bianchi, sono preferibili. I vini vecchi sono 
meno eccitanti, piu tonici e gradevoli dei 
vini nuovi: accrescono le facolta digestive, 
aumentano il calore interno. 

912. I/ubbriachezza e l'efletto imme- 
diato dell' abuso del vino. Essa puo dar 
luogo a congestioni, ad alterazioni dello 
stomaco e degli intestini, e qualche volta 
anche alia morte. L'uomo deve assoluta- 
mente guardarsene. Quando sia lieve, una 
tazza di buon caffe basta a combatterla. 
Altrimenti servira un bicchiere d' acqua 
zuccherata nella quale siano stati versati 
15 decigrammi di acetato d'ammoniaca. 

Bevande alcooliche distillate 
o per infusione. 

913. Liquori. — I liquori, bevande emi- 
nentemente alcooliche, in dosi moderate 
eccitano il sistema nervoso e danno luogo 
ad un momentaneo aumento d' energia. 
L'operaio, il contadino, che si ciban male 
e vivono in condizioni tristi d' abitazioni, 
gli abitanti dei paesi freddi e nebbiosi, 
ne traggono un vero vantaggio. Ma l'abi- 
tudine e 1' abuso ne sono perniciosissimi, 
e quindi da condannare. A digiuno spe- 
cial moute sono pericolosi. 

914. L' acquavite di vino e uno dei li- 
quori piu stimati: quella che si fabbrica 
a Cognac in Francia ha acquistata una 
reputazione grandissima. II rum si ottiene 
facendo fermentare e distill and o il succo 
della canna di zucchero. Yengono in se- 
guito le acquaviti di barbabietola, di gra- 
no, di patate, di ciliege nere (kirach). 

915. L'assenzio si prepara colle foglie 
e coi fiori della pianta di questo nome 
macerati nelP alcool, al quale s' aggiunge 
delPessenza d'anice. E uno dei liquori piu 
ricchi d' alcool, e dei piu pericolosi. L'abi- 
tudine dell' assenzio produce un' eccita- 
zione alia quale spesso succedono l'ebeti- 
smo e la morte. Spesso dannoso anche 



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BEVANDE. 



per l'uso del solfato di rame impiegato 
a colorirlo. 

916. Cassis. — II Cassis si prepara la- 
sciando in infusione per 15 giorni in tie 
litri d'acquavite: 

Bacche di cassis 1, 000 chg. 

Chiodi di garofano 0,002 » 

Cannella 0,002 » 

Zucchero 0, 750 » 

Si deve quindi spremere le bacche at- 
traverso un panno, filtrare il liquore, e 
chiuderlo in bottiglie. 

917. Curacao.— 11 cnracao, uno dei li- 
quori migliori e piu sani, si prepara co- 
me segue. Las ci ate macerare al sole, per 
15 giorni, in una bottiglia ben chiusa, 
50 grammi di scorza secca d'arancio con 
un litro di buona acquavite, avendo cura 
d'agitare il liquido ogni giorno. Poi fate 
fond ere al fnoco 500 grammi di zucchero 
in una quantita uguale d'acqua, e versate 
il siroppo leggermente caramellato nel- 
T acquavite. 

918. Anisetta. — La maniera piu sem- 
plice di fabbricarla consiste nel versare 
alcune gocce d'essenza d' an ice in un li- 
tro d'acquavite, cui s'aggiungera una quan- 
tita uguale di siroppo di zucchero. Si pos- 
sono anche pestare 100 grammi di anici 
verdi, e porre in fusione per un'ora in 
due litri d' alcool puro ; poi si passa il li- 
quido attraverso a un panno, e s' aggiun- 
gono 2 chg. di zucchero fnsi in un litro 
e mezzo d' acqua. L' anisetta, come quasi 
tutti i liquori, migliora invecchiando. 

919. Liquore di noccioli. — Rompete200 
noccioli d'albicocco, scaldateli nell' acqua 
bollente per levarne la pellicola, quindi 
poneteli in quattro litri di buona acquavite 
e lasciateli al sole per due mesi in un boc- 
cale ben chiuso.Poi aggiungete ugual quan- 
tita di siroppo di zucchero. 

920. Liquore Raapail. — Questo eccel- 
lente liquore si prepara lasciando al sole 
per alcuni giorni in una bottiglia tnrata 
e legata: 

Alcool a 21° 1 litro 

Badici d' angelica 12 gr. 

Galamo aromatico 2 » 

Mirra 1 » 

Cannella 25 centigr. 

Aloe 25 

Chiodi di garofano 15 

Vainiglia 25 

Canfora 25 

Koce moscata 25 

Zafferano 25 



Poi si filtri, s'aggiungano un bicchierino 
d'acquavite e 500 grammi di zucchero ca- 
ramellato in uguale quantita d'acqua, e 
si chiuda, dopo averlo ben agitato, in bot- 
tiglie. 

921. Cremu alia vainiglia. — E un ot- 
timo liquore che si prepara facendo fon- 
dere per un'ora in 2 litri d' alcool, 4 can- 
nelli di vainiglia tagliati a pezzetti, poi 
aggiungendo 2 chg. di zucchero fusi in 
un litro e mezzo d' acqua, agitando il tutto 
e chiudendolo in bottiglie. 

922. Ponce. — Si prepara facendo un 
infuso di 10 grammi di the nero in 250 
grammi d' acqua bollente, poi aggiungendo 
250 grammi di rum, 100 grammi di zuc- 
chero e un limone intero tagliato a pez- 
zetti. Si scaldi a bagno maria. 

923. Liquore di rose. — Riem pi te un re- 
cipiente di strati successivi di petal i di 
rose e di zucchero in polvere, coprite il 
vaso con pergamena, e lasciate al sole 
sinche lo zucchero si sia fuso. Allora riem- 
pite il vaso con alcool o meglio con kiravh, 
lasciate velo per un paio di giorni, e pas- 
sate in uno staccio. 

924. Ratafih di cajft.— Pestate due et- 
togrammi di buon caffe Moka o Levante 
leggermente torrefatto, e altrettanto dello 
stesso caffe crudo. Lasciatelo macerare per 
un mese in due litri di acquavite o di 
rum, in un vaso ben chiuso e che biso- 
gnera agitare di frequente. Aggiungete 
quattro ettogrammi di zucchero sciolto in 
poca acqua, e una settimana appresso pas- 
sate alio staccio e filtrate. 

925. Ratajih di ribea, di lamponi o di 
more. — Lasciate un mese in fusione un 
chilogrammo di frutta, due litri d' acqua- 
vite, due grammi di cannella frantnmata, 
e due grammi di chiodi di garofano. Ag- 
giungete mezzo chilogrammo di zucchero 
e filtrate. 

926. Ratajih d'arancio. — Mettete tre 
belli aranci, ben maturi, dalla buccia sot- 
tile, tagliati in quarti in un litro di buoua 
acquavite, e lasciateveli per quindici o 
venti giorni. Poi fate un siroppo con un 
chilogrammo di zucchero e mezzo litro 
d'acqua, e unitelo air acquavite. Otto gior- 
ni dopo filtrate e chiudete in bottiglie. 

927. Altri Ratafih. — Fate sciogliere a 
freddo in un litro d'acqua un chilogram- 
mo di zucchero e aggiungete un litro d' al- 
cool. Poi 1 gram mo d'essenza di menta; 
o 350 grammi d' ananas grattato tenuto 
prima per otto giorni in fusione nell'al- 



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BIANCHERIA E BUCATO. 



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cool; o mezzo gram mo d'essenza di can- 
nella; o 75 grammi di cacao, piu 12 di 
cannella e 12 di seme di carote, mace- 
*rati prima nello spirito, secondo che si 
Toglia il ratafia di menta, o d' ananas, o di 
cannella, o il coal detto latte di vecchia. 
928. Liquore di the. — In on qoarto di 
litro d'acqua bollente buttate 60 grammi 
di the verde scelto; aggiungcte mezz'ora 
dopo doe litri di boona acquavite, e 24 ore 
dopo filtrate e aggiongete del siroppo di 
zucchero fatto con mezzo litro d'acqua e 
800 grammi di zucchero. 



Biancheria e bucato. 

929. Le case, gli individui debbono es- 
sere largamente provvisti di biancheria; 
ma non oltre al bisogno. La biancheria 
che le vecchie massaie, specialmente in 
campagna, accumulano nei cassettoui, in- 
giallisce, si trincia nelle pieghe, rappre- 
senta un capitale infruttifero. Meglio fare 
acquisto ogni anno d'nna piccola quan- 
tity di biancheria, quanto occorre per so- 
stituire qnella logorata dall'uso. Una buo- 
na massaia deve inoltre tenerla con cura 
e rammendarla appena lavata. 

930. La biancheria di filo per gli usi 
della toeletta e della tavola e preferibile 
a quella di cotone, sebbene piu cara, per- 
che di maggior durata. II cotone e pre- 
feribile per la biancheria d'uso personate, 
specialmente in estate. Le tele di filo son 
fatte di canapa o di lino. Le tele di ca- 
napa sono in generale piu forti: quelle 
di lino piu belle e pin fine. Le tele di 
canapa variano alPinfinito: dalla tela da 
vele e da imballaggio sino alio belle tele 
da camicie; la tela comune serve a far 
lenznoli, asciugamani, camicie e mutande. 
La tela di stoppa serve a far sacchi, stro- 
finacci. Le tele di lino piu stimate sono 
quelle d'Olanda e di Bretagna, i cretonnes. 
Le piu care, quelle battista e di rensa, 
servono per fare fazzoletti, cravatte, col- 
letti, cuflfte. 

931. Per la biancheria di lusso da ta- 
vola si adopera la tela damascata di Fian- 
dra, d' Olanda, di Sassonia. I migliori to- 
vaglioli e asciugamani sono quelli fatti di 
buona tela bianca, preferibili a quelli fatti 
di madapolatn, sebbene piu cari. Gli asciu- 
gamani stretti e lunghi si debbono pre- 
ferire ai quadrati. 

932. La massaia ordinata deve nume- 



rare per dozzine la propria biancheria. II 
numero, fatto con cotone rosso, si pone 
sot to le iniziali. La biancheria si deve 
tenerben ordinata nei cassettoni: quella 
per la tavola, quella per la toeletta, quella 
pel letto, quella per gli usi personali, deb- 
bono avere ciascuna il suo posto. Bisogna 
tenerne lontane l'umidita e la polvere. Le 
dozzine si devono annodare insieme con 
un n astro, e coprirle con vecchia tela. 

933. Le massaie che vogliono evitare 
la perdita di tempo e la noia di contras- 
segnare la loro biancheria coir ago, po- 
tranno ricorrere agli inchiostri indelebili 
che presentano del resto qoalche vantag- 
gio sulle iniziali fatte coll' ago. Uno di 
questi inchiostri si prepara eon una solu- 
zione di nitrato d'argento e di gomma: 
due parti di nitrato, sette d'acqua, una di 
gomma. Bisogna pero aver cura di bag n are 
prima la biancheria in una soluzione di 
bicarbonato di soda o in acqua di sapone. 

934. I segni fatti snlla biancheria col 
nitrato d'argento si possono per5 levare 
mediante il cianuro di potassio sciolto in 
un po' d' acqua. Bisogna aver cura nel- 
l'adoprarlo d'usare un pennello, perche il 
cianuro e una sostanza molto velenosa. 
Dopo si laveri la parte smacchiata con 
acqua fredda. 

935. Un mezzo eccellente per contras- 
segnare la biancheria e il seguente: Si 
abbia un sigillo colle iniziali o i numeri 
in rilievo, e si scaldi fortemente, senza 
perd che raggiunga il calor rosso. Si co- 
spergaquindi con zucchero in polvere finis- 
sima la parte che si vuol contrassegnaro 
e vi si appoggi sopra, comprimendo, il 
suggello. II segno sara indelebile. 

936. Un altro buon inchiostro, da pre- 
ferirsi al nitrato che qualche volta lo- 
gora la biancheria, si ottiene mescolando 
in una pasta semiliquida le seguenti so- 
stanze : 

Solfato di manganese. . . 4 grammi 

Acqua distillata 4 » 

Zucchero in polvere. ... 8 » 
Nero fumo 2 » 

Se ne fa uso come degli inchiostri ti- 
pografici: con una stampiglia. Si lascia 
ascingare, si bagna con una soluzione di 
potassa caustica, si lascia asciugare di 
nuovo, poi si lava a grande acqua. 

937. Gli strofinacci si dovrebbero fare 
di quella grossa tela grigia che costa da 
70 a 80 centesimi il metro, e che e alta 
70 cm. II farli di tela grossa e bianca a 



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00 



BIANCHERIA E BUCATO. 



ordito rado non e punto oconomico, per- 
che diventan presto flosci e filaccicosi, e, 
sciupandosi, lasciano sui mobili del peluz- 
zo. Gli strofinacci per gPimpiantiti si fanno 
di tela da imballaggio. 

938. Quando i lenzuoli cominciano a 
logorarsi nel mezzo, si disfa la cucitura 
e si uniscono in modo che le parti lateral i 
vengano nel mezzo; ma quando essi siauo 
troppo logori, se ne potranno fare degli 
asciugamani coi quattro canti. I grembiuli 
da cacina si rivoltano, cioe si pone 1' alto 
in basso e viceversa. La biancberia cbe 
non serve piu si deve conservare per fame 
degli asciugapiedi, delle bende, od altro. 

939. Quando si ripone la biancberia, 
oltre al rammendarla, se occorra, converra 
far attenzione ai bottoni, alle fettucce o 
nastri, agli occbielli. Nelle rammendature 
si adoperi cotone poco tor to, non refe. 
I rammendi si facciano al rovescio e nel 
sen so delPorditura. Alle due estremita del 
rammendo bisogna lasciar un po' lento il 
cotone. Le calze di lana non si devono mai 
ram men dare con lana nuova. 

940. Per fare una camicia da uomo oc- 
corrono da m. 3 a 3,50 di tela che sia alta 
da 1 m. a 70 cm. Lo sparato deve osser 
lungo circa la meta della camicia. Per una 
camicia da donna occorrono m. 2, 50; se 
colle manicbe lunghe, ne occorrono 3 m. 
Quando si fanno camicie di fianella, e bene 
bagnare prima e asciugare la stoffa, per- 
che si corre il rischio altrimenti cbe di- 
ventino troppo strette e troppo corte dopo 
il primo bucato. 

941. Per le lenzuola, dei letti largbi da 
m. 1,15 a m. 1,30, si adopera tela alta 
m. 1,20, e ne occorrono da 16 a 17 m. 
per fame un paio. Pei letti larghi da 80 cm. 
a 1 m. si adopera tela alta da 90 cm. a 
1 m., e si impiegano da 14 a 15 m. ogni 
paio di lenzuola di due teli. I tovagliuoli 
si tagliano d'ordinario a 75 cm. d'altezza, 
e s'orlano ai due capi. Le fodere dei guan- 
ciali si fanno lunghe circa 70 cm. e si fa 
loro un orlo un po' alto, e in questo si 
fanno gli occhielli pei bottoni. 

942. Un buon metodo per imbianchire 
rapidamente la tela cruda e il seguente: 
Si prenda del concime di cavallo che ab- 
bia subito un principio di feimentazione, 
e si sciolga in acqua di fontaua o di liume 
lasciandovelo per tre giomi. Si versi que- 
st' acqua su cenere di legna, e s' aggiunga 
un po' di calce. Si decanti dopo qualche 
ora, e si versi in una tinozza di leguo 



dove sia la tela, che bisognera rimovere 
parecchie volte al giorno. In capo a pochi 
giomi si lavi la tela in piu acque. 

943. Le macchie di ruggine si possono 
levar dalla tela prontameute, e senza al- 
terarae il tessuto, con un mezzo sempli- 
cissimo: basta impregnare la parte niac- 
chiata con una debole soluzione acidulata 
di sale di stagno. Se non scompare subito, 
si ripeta Poperazione. 

944. Si ritorna alia biancberia abbron- 
zata dal ferro da stirare il colore pri- 
mitive) nella maniera seguente: Si facciano 
bollire in un mezzo litro d'aceto, sino a 
che il tutto sia diventato denso, il succo 
di due cipolle, 16 grammi di sapone or- 
dinario e 60 grarami di terra di gualchiera: 
si versi sulle macchie rossicce, si lasci 
asciugare, poi si lavi una o due volte in 
acqua fresca. 

945. Quando si compra della tela, deve 
interessarci il sapere se e di filo sol tan to 
o so v' e anche del cotone, perche in que- 
st* ultimo caso il valore ne e minore. II 
miglior mezzo per conoscer cio consiste 
nelPuso del microscopio o d'una grossa 
lente. I fili di lino e di canapa si distin- 
guono dalPaspetto che hanno di steli ci- 
lindrici nodosi, come le canne di bambu; 
quell i del cotone invece appariscono come 
nastri appiattiti, allungati, torti a spiral e, 
e granulosi sulla superficie. 

946. Diconsi flanelle i tessuti di lana 
fina. La fianella incrociata e piu spessa, 
piu robusta, e piu cara delle flanelle fine. 
La qualita delle flanelle si riconosce alia 
regolarita del tessuto. Per vedere se siano 
tessute di lana e cotone, anziche di lana 
soltanto, so ne fa bollire un brandello in 
una liscivia di potassa a 13° per alcuni 
minuti: se fatta di lana pura, si sciogliera 
completamento ; se di cotone, questo re- 
siste ed e facile constatarne la presonza. 

947. Le flanelle bianche e gli altri tes- 
suti di lana si puliscono senza che si con- 
traggano, immergendoli in acqua di sapone 
con cristalli di soda (125 grammi ogni 
10 litri), non troppo calda, poi fregandoli 
con una spazzola di crini sur una tavola. 
Le lane non si devono fregare fra le mani 
come la tela. Poi si sciacqueranno con 
una leggera acqua di sapone. Infine non 
si devono asciugare ne al sole, ne al fuoco ; 
ma, dopo averle lasciate sgocciolare, si 
stenderanno con cura sovra un lenzuolo, 
col quale si ravvolgeranno. Poi si stire- 
ranno con un ferro non molto caldo. 



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BIANCHERIA E BUCATO. 



01 



948. La questione deirimbianchimento 
dei tessuti che stanno in contatto diretto 
colla pelle del nostro corpo.e una questione 
importante, sia dal punto di vista econo- 
xnico, sia da quello igienico. Gome la bian- 
cheria pulita, assorbendo i prodotti della 
traspirazione, e salutare, coal la bianche- 
ria sudicia e pemiciosa pei miasmi putridi 
che se ne sprigionano. 

949. II sudiciume della biancheria pro- 
viene: dalla polvere e dalle impurita di 
ogni sorta aderenti ai tessuti; dalla umi- 
dita vischiosa dei prodotti gommosi o al- 
buminosi della traspirazione; dalle materie 
grasse. Nel secondo caso basta l'acqua: 
ma per levare le macchie d'inchiostro, di 
colori, di vino, di frutta, di ruggine, come 
per levare quelle prodotte da materie 
grasse, occorrono dei processi speciali, che 
si dovranno praticare prima di lavare la 
biancheria. 

950. Per levare le macchie d'inchiostro 
si adopera l'ossalato di potassa; per quelle 
di ruggine, il metodo gia accennato (vedi 
n° 943), o una soluzione d' acido solforico, 
alia quale si fara seguire molta acqua pu- 
ra; per quelle di frutta o di vino, i vapori 
che si sviluppano bruciando il solfo o 
l'acqua di Javelle, e lavando subito dopo; 
per quelle di colori, l'esseuza di tremen- 
tina o la benzina; per quelle di vino, la 
bollitura nel latte; per l'unto di ruote, 
la benzina, dopo averne asportato quanto 
piu sia stato possibile colla lama d'un col- 
tello. Le macchie si levano piu facilmente 
quando sono piu recenti. Quando resistano 
ai mezzi indicati, bisognera rassegnarsi: 
meglio una macchia, che uu buco. 

951. La biancheria sudicia si deve dar 
a lavare il piu spesso che sia possibile. 
Anzitutto e una causa d'insalubrita; poi 
e piu facilmente esposta a deterioramento 
di quel che lo sia quando 6 pulita. Quando 
il sudiciume risulti di gomme, di grassi, 
di materie animali, e sia tenuta in luogo 
caldo e umido,imputridisce,e occorrera una 
lavatura piuabbondante e accurata per im- 
bianchirla. Inoltre i topi la preferiscono. 
La biancheria sudicia, inline, non si deve 
tenor chiusa in ceste o casse, ma sur una 
corda tesa in una stanza asciutta e fresca. 

952. La biancheria non si deve porre 
subito in acqua calda, perche questa coa- 
gula 1' albumina e rende cosl piu difficile 
1' imbianchimento. I)' ordinario si lascia 
nell'acqua per qualche tempo, poi si lava 
in parecchie acque. In estate si adopera 



acqua fredda: nell'inverno acqua appena 
tiepida. 

953. Le materie grasse ancora aderenti 
ai tessuti si levano quindi ponendole per 
qualche tempo, con un certo grado di ca- 
lore, a contatto d' un alcali come la soda 
o la potassa, che formera con esse un sa- 
pone solubile nell'acqua. II sapone stesso 
ha la proprieta di sciogliere nella sua so- 
luzione le materie grasse. In mancanza di 
sapone, possono servire il giallo d'ovo, la 
radica saponaria, il legno di Panama. II 
miglior sapone e quello che contiene una 
minore quantita d' acqua. 

954. La qualita dell' acqua ha una gran- 
de importanza nel bucato. Certe acque so- 
vrassature di sali terrosi decompongono i 
saponi e i sali di soda e di potassa: e in 
tali condizioni sono quasi tutte le aequo 
dei nostri pozzi. Quando non se ne possa 
aver altra, si buttera nell'acqua accolta 
in un tino un pugno di cristalli di soda, 
30 grammi circa ogni 10 litri, s'agitera 
l'acqua, poi, lasciatala riposare, si decan- 
tera. 

955. L'operazione della liscivia e la piu 
importante pel bucato. Nelle campagne, 
tra contadini, e in quelle famiglie citta- 
dine che ancora praticano le antiche usan- 
ze, la liscivia si compie in una tinozza di 
legno aperta superiormente, e munita di 
sotto d'un zipolo che permetta d'estrarre 
il ranno. Si dispone la biancheria nella 
tinozza in strati orizzontali, mettendo la 
piu grossolana e sudicia in fondo, la piu 
fina in alto, si ricopre il tutto con una 
tela grossolana, si scalda l'acqua in una 
caldaia di rame insiemc a cenere per avere 
il ranno o liscivia, e quando e bollente 
si versa nel tino in modo che vi si dif- 
fonda regolarmente, filtrando attra verso 
alia tela superiore sulla quale si racco- 
glie la cenere. Ma la cenere non ha azione 
lisciviante se non pel carbonato potassico 
che contiene, e ormai dai piu si eostitui- 
8ce con soda o potassa, e soprattutto col 
sotto-carbonato di soda cristallizzato (cri- 
stalli di soda). 

956. I vari Bistemi proposti, e piu o 
meno generalmente adottati per la lisci- 
viazione, si riducono ai seguenti : «) per 
affusione con pressione di vapore; b) me- 
diante circolazione continua del liquido: 
c) nel liquido caldo senza rinnovarlo e 
senza farlo scolare successivamente ; d) a 
vapore ; «) per affusione a temperature 
gradatamente crescenti. 



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92 



BIANCHERIA E BUCATO. 



957. II sistema migliore e quest' ultimo. 
Consta d'una caldaia di lamiera di ferro 
o di ghisa posta sur un fornello pure di 
ghisa. Sopra alia caldaia sta un tino di 
lamiera o di legno con un fondo pertu- 
giato, e coperto superiormeute con un co- 
perchio. La caldaia e divisa in due parti 
da un disco metallico concavo verso il 
basso, portante due tub!, uno nel mezzo 
che Ta fino in alto del tino, e uno late- 
rale che scende fino in fondo alia caldaia. 
Con una tromba aspirante e premente si 
attinge il liquido nella caldaia e si fa 
traboccare pel tubo nello spazio anulare 
che sta fra il tubo centrale ed un fodero 
concentrico che poggia ugualmente sul di- 
sco. II liquido cosl spinto contro V asper- 
8orio ricade sulla biancheria, la bagna, © 
vi filtra attraverso. 

958. Disposti i pannilini nel tino, e 
riempita di liscivia la caldaia sino al fondo 
pertugiato, si incomincia a far fuoco. Ogni 
quarto d' ora si fa manovrare la pompa, 
aspergendo cosl i pannilini con liscivia a 
temperatura sempre croscente. A poco a 
poco, aumentando la temperatura, inco- 
mincia il vapore a proiettare dei getti di 
liquido pel canale centrale, e raggiunta la 
temperatura di 100° il getto si fa conti- 
nuo. II yapore che si innalza dalla caldaia 
penetra anche dal disotto nella bianche- 
ria, e opponendosi alia discesa del liquido 
produce una speciale confricazione utile 
pel completo disugnimento. Quando la ten- 
sion e del yapore vince la discesa del li- 
quido, e lo fa traboccare tra l'orlo del tino 
ed il coperchio, Poperazione e finita. Essa 
si compie in quattro ore, con molta eco- 
nomia su ogni altro sistema: soprattutto 
perche con questo si possono compiere 
in un giorno solo tutte le operazioni del 
bucato. 

959. Dopo la liscivia, la biancheria ha 
bisogno di cssere lavata col sapone e ri- 
sciacquata. La lavatura a mano, sebbene 
piu costosa, e da preferirsi. Finite le lava- 
ture ed i risciacquamenti, si mettono a 
scolare i panni e quindi generalmente si 
spremono torcendoli. E questa una pra- 
tica dannosa, perche produce ineguali sti- 
ramenti nelle fibre, e, ben presto, anche 
dei laceramenti. Meglio la pressione e gli 
essiccatoi a forza centrifuga preferibili al- 
r essiccamento air aria libera sulle corde. 

960. I lavandai, agli utili snggerimenti 
della chimica, preferiscono inveco volen- 
tieri, a scanso di spese e di fatiche, certi 



altri aiuti della chimica assai meno consU 
gliabili. A vece di completare la ripulitura 
dei panni sudici con liscivie alcaline e col 
sapone, essi adoperano troppo spesso gli 
ipocloriti di calcio, sodio e potassio che, 
in mani poco esperte o troppo, finiscono 
colla loro azione corrosiva, e per essere 
adoperati in soluzioni troppo cariche, per 
intaccare le fibre dei tessuti con grave 
danno per la resistenza e la solidita. 

961. Una liscivia rac com an data dai chi- 
mici, e che ha il merito di economizzare 
tempo, lavoro e combustibile, e di non 
logorare la biancheria, e la seguente: Si 
faccia sciogliere 1 chg. di sapone ordi- 
nario in 25 litri d'acqua calda a circa 40°; 
s'aggiungano 60 grammi d'essenza di tre- 
mentina e 75 grammi d'ammoniaca, s'agiti 
il liquido, vi si immerga la biancheria, e 
vi si lasci per due o tre ore, dopo aver 
chiusa piii ermeticamente che sia possi- 
bile la tinozza. Si lavi quindi, si risciacqui 
e si asciughi. Aggiungendo 20 grammi di 
essenza di trementina e 25 grammi d'am- 
moniaca, questa liscivia pud servire una 
seconda volta. 

962. Con ceneri di felci, impastate con 
acqua e disseccate al sole, si fa una spe- 
cie di sapone che disugna benissimo la 
biancheria, le da una tinta azzurrigna 
bellissima e un eccellente odore. Fregando 
la biancheria, e oltre ai tessuti di filo e 
di cotone anche quelli di lana e di seta, 
con patate cotte nelP acqua, si hanno pure 
eccellenti resultati. 

963. Per far sparire la tinta giallognola 
che la biancheria spesso presenta appena 
lavata, s'usa d'immergerla in acqua leg- 
germente tinta in azzurro. II miglior mezzo 
per ottenere questa tinta azzurrigna con- 
siste nel far bollire per un'ora 60 grammi 
di legno di campeggio in un litro d' acqua, 
aggiungendo poi 60 grammi di all nine e 
6 grammi d' indaco solubile in polvere 
finissima. Dopo qualche minuto di ebolli- 
zione, si filtra, e del liquido filtrato si 
versa nell' acqua la quantita desiderata. 

964. Quando si voglia stirar subito la 
biancheria, non bisogna lasci aria asciu- 
gare completamente: altrimenti sara ne- 
cessario di inumidirla, perche il ferro da 
stirare abbia azione maggiore su essa. I 
lenzuoli, gli asciugamani, i tovaglioli, non 
occorre stirarli. Basta piegarli, disporli 
Tuno sull' altro, e porli sotto soppressa, 
o sotto un peso qualunque, per tutta una 
notte. Prima di stirare, occorre mettere 



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BIBLIOTECA. 



in disparte tutta la biancheria che ha 
bisogao di riparazioni. Sara bene pure, per 
economia di tempo, ordioare la bianche- 
ria prima di stirarla. 

965. I ferri da stirare si scaldano su 
appositi fornelli con carbono di legna o 
con carbone eoke. Non bisogna porli sulle 
legna ardenti che li macchierebbero. Quan- 
do un ferro non scorre bene, si pad fre- 
garlo con una candela di cera avvolta in 
un foglio di carta. Occorre per posare i 
ferri da stirare un treppiede di ferro ; oc- 
corre pure una presa o pugnetta, specie 
di guancialino di cenci iinbottito, per non 
iscottarsi tenendo in pugno la maniglia 
del ferro. Yi sono dei ferri ad anima, o a 
doppio fondo, entro cui ponesi un' anima, 
o lastra di ferro infocata. II ferro a cas- 
sette ha lo sponde rilevate intorno in tor no, 
da potervi mettere carboni accesi, onde 
non averlo a ricambiare frequentemente. 
Un coperchio sostenuto da colonnine pre- 
serva dal troppo calore la mano del la 
stiratrice. Si nsano pure ferri da stirare 
nei quali si mantiene vivo il calore me- 
diante una fiamma di gaz che yi arriva 
per mezzo d'un tubo di cautciu. Un cu- 
scinctto di tela, sul quale ripulire il ferro, 
e pur necessario. 

966. Le camicie, i colli, i manichetti 
o polsini, vanno insaldati prima d' essere 
stirati. La salda che si da alia biancheria 
e acqua in cui si e stemperato o fatto 
bollir dell'amido, perche la biancheria ri- 
manga ben distesa, liscia, salda o incar- 
tata. L' amido che serve all' uopo deve 
essere puro, bianchissimo. Air amido si 
pud aggiungere circa T ottavo del suo peso 
di borace, il quale aumenta il lucido della 
salda. Quando T amido 6 bollente, vi si 
pud pure aggiungere dello spermacete, o 
dell' acido stearico, o un pezzetto di can- 
dela stearica della miglior qualita: circa 
20 gramini per litro di salda. 

967. Uno stiratoio comodo e indispen- 
sabile per stirar bene. Una tavola stretta 
e lunga coperta di lana o di feltro, e fo- 
derata di saia verde, sulla quale si porra 
un drappo bianco trattenuto con uastri 
o con spilli, e utilissima. Si potra posare 
sur una tavola qualsiasi, o sulle spalliere 
di duo seggiole. 

Biblioteca. 

968. La pratica dei libri, di quelli che 
eontengono belle cose in bella forma, da 



sane e pnrissime gioie. Una casa senza 
una biblioteca, sia essa il palazzo del ricco, 
sia la cameruccia dell' operaio, e un giar- 
dino senza fiori. Gli amici dei libri oggidl 
sono molti; in maggior numero che un 
tempo. I bibliofili propriamente detti sono 
pochi: ed e pel meglio: che non sempre 
i bibliofili leggono i loro preziosi volumi. 
Si occupano assai piu della loro rarita, 
del loro splendore, della loro vesto, che 
del contenuto. 

969. Chiunque pud farsi una piccola 
biblioteca. La scienza e il libro oggi sono 
alia portata di tutti gli ingegni e di tutte 
le borse. Accanto alio ricche edizioni illu- 
strate, 8plendidamente lilegate, con fregi 
d' oro, sono le edizioni economiche delle 
migliori opere, di tutti i paesi. Una pic- 
cola somma, serbata a questo uso ogni 
anno, pud has tare in pochi anni a for- 
niare una biblioteca sufficiente. 

970. I libri si debbono tenere con ri- 
guardo; non si debbono fare orecchiette 
alle pagine; non piegarli in senso oppo- 
sto a quello in cui si chiudono. Gli scaf- 
fali a vetri sono i migliori per custodirli, 
perche ne tengon lontano la polvere e i 
geriui dei loro nemici piu accaniti: i mi- 
crolepidotteri. Per le piccolo librerie ser- 
vono gli scaffalini sospesi che ognuno pud 
fabbricare da se con alcune assicelle fo- 
rate ai quattro angoli, e quattro corde 
infilate nei fori, e appese al muro. 

971. Un boon metodo per proteggere i li- 
bri contro gli insetti e il seguente: Si pre- 
para con 500 grammi di farina di frumen- 
to, e coir acqua che occorre, della pasta, 
e prima che si raffreddi le s' aggiungono 
4 grammi d'arseniato di potassa, 4 grammi 
di bicloruro di mercurio e 50 centigrammi 
di stricnina. Si mescola bene e si adopera 
questa pasta per rilegare il libro. Poi, ri- 
le ga to che sia, si umettano con un pen- 
nello le parti esterne del libro, con un 
liquido che si ottiene lasciando macerare 
per otto giorni 30 grammi di coloquintida 
pestata in 500 grammi di alcool a 60°, e 
poscia filtrando. 

972. Nonostante tutte le cure che se 
ne possono avere, i libri possono mac- 
chiarsi e sciuparsi. Le macchie piu fre- 
quenti sono quelle prodotte dalla umidita, 
specialmente vicino ai margini sulle pa- 
gine, le macchie d'inchiostro e le macchie 
di grasso. Le macchie prodotte dalla umi- 
dita si levano fregandole con mollica di 
pane, o bagnando il foglio per qualche ora 



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94 



BOTANICA. 



nell' acqua pura, o in acqua leggermente 
clorata (acido cloridrico in 18 volte il suo 
volume d' acqua) e subito dopo in acqua 
pura. 

973. Le macchie d' inchiostro comune 
si levano con una soluzione calda e con- 
centrata d' acido ossalico puro. Qualche 
volta pero, specialmente se il cotone pre- 
domina nella carta, quest* operazione noa 
fa che sostituire una macchia gialla alia 
macchia nera: in tal caso bisogna immer- 
gere il foglio prima in acqua leggermente 
alcalina, poi in acqua pura per 12 ore 
almeno. Una debole soluzione d' acido clo- 
ridrico serve pure abbastanza bene. Le 
macchie d' inchiostro di China sono asso- 
lutamente indelebili. 

974. Le macchie grasse, oleose, sui li- 
bri stampati come sulle incisioni, si le- 
vano nel modo seguente: Si pone sulla 
macchia un pezzetto di carta sugante, e 
8U questa si pone un cucchiaio d'argento 
o d' altro metallo consistente con un car- 
bone acceso. A mano a mano che la carta 
assorbe il grasso, si sposta. Poi, sinche il 
foglio e caldo, si bagna dalle due parti, 
mediante un pennello, con essenza di tre- 
mentina quasi bollente. Finalmente si ba- 
gna con alcool la parte che era macchiata. 
La benzina Collas e 1' acido fenico allun- 
gato con acqua servono pure abbastanza 
bene. 

975. Un libro stampato di recente non 
si deve far rilegare, perche 1* inchiostro 
da stampa si dissecca molto lentamente, 
e, rilegandolo, la pressione farebbe mac- 
chiare le papine. La battitura specialmente 
lo sciuperebbe. Un libro deve essere stato 
stampato da un anno almeno prima d'es- 
ser legato. Qnando si tratta d' un libro 
di valore, si pud farlo tagliare e poscia bru- 
nire e dorare sulla tagliatura: operazione 
che impedira alia polvere di penetrare fra 
le pagine e di lordare il libro. 

976. Una rilegatura ben fatta deve 
unire Peleganza alia solidita ed alia leg- 
gerezza. II volume deve aprirsi facilmente 
e restar aperto sur una tavola, a una pa- 
gina qualunque. Quando sia chiuso, il car- 
tone e i fogli devono formare un tutto 
ben unito. II dorso deve piegarsi facil- 
mente, senza serbare traccia della piega- 
tura. I margini interni debbono essere 
visibilissimi; i margini esterni tagliati il 
meno che sia possibile e in modo uguale 
e regolare. 

N 977. fc buona cosa tener un catalogo 



dei propri libri i quali dovranno esser 
tenuti in buon ordine, e, quando in nu- 
mero rilevante, divisi gli uni dagli altri. 
avuto riguardo alle materie delle quali 
trattano. jfc buona cosa pure tener nota 
dei libri che si prestano: e notare il 
giorno nel quale si prestano, e la persona 
alia quale si consegnano. 



Botanica. 

978. La botanica e la scienza dei ve- 
getali. Lo studio dei vegetal i comprende 
quello della loro struttura intima, la de- 
scrizione dei loro organi interni, le leggi 
che ne reggono la vita, la loro classifi- 
cazione, la loro descrizione, la legge che 
governa la loro distribuzione sulla terra, 
e le applicazioni di tale scienza alia me- 
dicina, alia industria, all' agricoltura, che 
sono infinite. 

979. Oltre ad essere una scienza uti- 
lissima, la botanica e una scienza piena 
di- seduzioni. II culto dei fiori e naturale 
nei giovani e nelle donne. Ed e naturale 
che T ammirazione destata dai maravi- 
gliosi organi della fecondazione delle pian- 
te desti la piu lodevole delle curiosita, 
ecciti a studiare e a conoscere gli organi 
delle piante, i fenomeni della vegetazione. 
La botanica dovrebbe essere la scienza 
insegnata per eccellenza alia donna nelle 
scuole rurali, come e il piu bell'ornamento 
della cultura d' una signorina. 

980. Per studiare le piante bisogna an- 
dame in ccrca, nei prati, lungo i fiumi, 
nei campi, sulle colline, sui monti, rac- 
coglierle in un apposito recipiente di latta 
in forma d'un cilindro a base ovale, mu- 
nito d' uno sportello, e che si porta ad ar- 
macollo, avendo cura, se la pianta e pic- 
cola, di averla tutta intera colle radici, 
se e arborescente o arborea, di averne 
un ramoscello con foglie, fiori e frutti, e 
un pezzo di corteccia, e finalmente pre- 
pararle in modo conveniente per conser- 
varle in un erbario. 

981. Per conservare una pianta, biso- 
gna disseccarla. A questo scopo si prov- 
vedono dei fogli di carta senza colla, come 
ce ne ha, di grigia specialmente, ottima 
nel commercio, e aperto un foglio si col- 
loca la pianticella, o il ramoscello, sulla sua 
terza pagina, distendendola bene in modo 
che tutte le parti ne si an facili a vedere, 
ma pur curando che serbi in ogni sua 



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BOTANIC A. 



95 



parte la disposizione natnrale. Qualche 
sottile listerella di carta, che s'incollcra 
per lo estreniita sul foglio, servira a man- 
tenerla ferma e aderente. 

982. Cid fatto, si chiuda con precauzione 
il foglio, e si copra con un certo numero 
d'altri fogli vuoti, otto o dieci, avvertendo, 
per coniodita, di disporli in senso inverso 
di quello, in modo cioe, che se il foglio 
che contiene la pianta si apre a destra, 
i fogli vuoti si aprano a sinistra, e vice- 
versa. Sui fogli vuoti se ne porra un altro 
che contenga ana pianta, su questo altri 
fogli vuoti, con la stessa avvertenza di 
prima, e cosl di seguito sino ad averne 
un certo numero da formar come un libro. 
Poi si coprira detto libro con un grosso 
cartone o con un 1 asse di legno che ab- 
biano le dimensioni dei fogli di carta, e 
vi si sovrapporra un peso che comprima 
i fogli senza per altro schiacciare e sciu- 
pare le piante. 

983. Ventiquattro ore appresso, prepa- 
rate un certo numero di fogli della stessa 
carta grigia, ponetene otto o dieci l'uno 
sopra T altro, levate il peso comprimente 
il libro, ponete in disparte i primi fogli 
vuoti, e collocate con precauzione il primo 
foglio contenente una pianta sui fogli nuovi 
preparati. Gontinuate in tal guisa sino a 
che avrete un nuovo libro con fogli nuovi 
e secchi, con la stessa avvertenza con 
cui si ordind il primo, e sottoponetelo a 
nuova pressione. Questa operazione si do- 
vra ripetere per alcuni giorni, sino a che 
i nuovi fogli, interposti tra i fogli conte- 
nenti le piante, appariscano perfettamente 
privi d'umidita. 

984. Premesso che la precedente ope- 
razione va fatta in un luogo ventilato e 
asciutto, i fogli contenenti le piante dis- 
seccate si conserveranno in pacchi legati 
con cinghie, o, meglio, chiusi fra cartoni 
o in scatole. Di ogni pianta, se non si 
pote subito, quando era ancor fresca, de- 
terminare la specie (il nome della quale 
si scrivera sur un cartellino incollato sul 
foglio, o sul foglio stesso), si studieranno 
poi i caratteri, e sara bene sempre tener 
nota del sito dove fu raccolta, e di tutte 
le altre indicazioni che potranno servire: 
come il colore dei fiori, 1' epoca della rac- 
colta, ec. 

985. II processo seguente e preferibile 
perche conserva forma e colore ai fiori; 
ma e piii complicato, piu costoso, e diffi- 
cile ad applicare quando il numero delle 



piante raccolte sia grande. Si provveda 
della sabbia finissima, e messala in un re- 
cipiente di terra, si ponga questo sul fuo- 
co; poi dopo averla bene scaldata, rimo- 
vendola di continuo, s'aggiungano 10 gr. 
d' acido stearico e 10 di spermacete, ogni 
10 chg. di sabbia. Mescolato il tutto, si 
tolga dal fuoco, si lasci raffreddare, poi 
si freghi tra le mani in modo da renderlo 
ben omogeneo. 

986. D' altra parte s' abbia una cassa 
di legno col fondo mobile a incastro, al 
disopra del quale, ad un' altezza di due 
o tre centimetri, sia un reticolato metal- 
lico a larghe maglie. Poi si stenda nella 
cassa la sabbia precedentemente prepa- 
rata, quanto occorra per coprire d'uno 
straterello di due centimetri circa il reti- 
colato, e sulla sabbia si disponga la pianta, 
o il fiore, orizzontalmente, ma nella sua po- 
sizione naturale, e si versi sopra della sab- 
bia sino a coprirla. In una cassa larga e 
lunga e non molto alta potranno capire 
parecchie piante. 

987. La cassa, che non deve essere 
scossa, si porra in un forno a 45° circa, e 
vi si lascera tutta una notte. 15 a 18 ore 
bastano a disseccare completamente il 
fiore o la pianta. Tuttavia, se il fiore sia 
carnoso, o il ramo grosso, vi si lasceranno 
24 ore. Poi, collocata la cassa sur un 1 altra 
cassa aperta, si levera il fondo. La sabbia 
sfuggira attraverso al reticolato sul quale 
si coglieranno le piante. 

988. Chi abita vicino al mare potra 
fare una splendida collezione di piante 
marine, bellissime per le loro forme biz- 
zarre, pei vivi colori, per l'organizzazione 
tutta speciale. Libere o fissate appena a 
rocce, a sassi, a conchiglie, un coltello 
o l'unghia bastano in quest 1 ultimo caso 
a staccarle. Lavate poi in acqua dolce per 
levarne il sale che, essendo deliquescente, 
impregnandosi d'umidita potrebbe guastare 
1'erbario, si immergeranno e si lasceranno 
a se in un ampio bacino di lirapida acqua 
perche riprendano la loro disposizione na- 
turale, quindi con un foglio di carta o di 
cartoncino che si fara passare sotto di 
esse, si toglieranno dall' acqua. Quelle che 
sono coperte d'una patina gelatinosa si 
faranno prima seccare un po' all' aria, poi 
si copriranno con un foglio di carta ben 
oliata per impedir loro d'attaccarsi alle 
due facce del foglio, poi si procedera con 
tutte come con le piante terrestri, secondo 
cioe il primo metodo indicato (vedin°981). 



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96 



BOTANICA. 



989. Fer conservare meglio ai fiori il 
loro color naturale, prima di procedere al 
loro disseccainento coi mezzi descritti, si 
immergeranno per qualche minuto in un 
bagno d* una parte di acido cloridrico e 
600 d' al cool. II disseccamento inoltre ne 
sara affrettato. 

990. Un altro metodo eccellente e que- 
sto: Si prenda il fiore per Pestremita dello 
stelo, e si immerga in paraffina fusa a 
bagnomaria. Poi si tolga, e, per cacciarne 
T eccesso di paraffina e ridonare la primi- 
tiva disposizione dei petali al fiore, si 
scuota facendolo girare rapidamente fra 
il pollice e l'indice. Gollocato sotto una 
campana di vetro, il fiore si pud cosl con- 
servare per anni. 

991. Un altro liquido che serve a con- 
servare il colore e la freschezza ai fiori 
si ha sciogliendo 20 gram mi di coppale 
chiara, mescolata precedentemente in una 
quantita uguale di vetro polverizzato o 
di sabbia fin a, in 500 gram mi d' etere. Yi 
si immerge il fiore, si lascia asciugare 
per 10 minnti, e si ripete quattro o cinque 
volte Poperazione. 

992. Per prolungare di qualche giorno, 
otto a dieci, la vita dei fiori staccati dalla 
pianta, si pud aggiungere all'acqua Delia 
quale si tiene immerso il loro stelo del 
sale ammoniacale: cinque grammi di sale 
per ogni litro d' acqua. 

993. Quando i fiori cominciano ad ap- 
passire, vale a dire 24 ore circa dopo es- 
sere stati staccati dalla pianta, si pu6 ri- 
donar loro per qualche tempo la primitiva 
freschezza immergendo Pestremita del loro 
stelo, sino a due terzi circa dal fiore, nel- 
P acqua bollente, e lasciandovela immersa 
sino a che P acqua sia raffreddata. Poi si 
tagliera la parte dello stelo che sara stata 
immersa nelP acqua bollente, e si porra il 
fiore come prima, collo stelo nelP acqua 
fresca. 

994. Per avere nell'inverno fiori fre- 
schi a buon mercato, si colgano in pri- 
ma vera, prima del loro aprirsi, i bottoni 
dei fiori che si desiderano, e collocatili 
entro vasi di vetro o di terra cotta chiusi 
ermeticamente, si pongano i vasi nelP an- 
ticamera della ghiacciaia, o in una can- 
tina ben fresca, avvertendo in quest 1 ul- 
timo caso di bruciarne Pestremita del 
gambo e coprirla sub i to con un po' di 
cera da suggelli. Quando si vogliano i fiori 
sbocciati, si immergano per qualche mi- 
nuto i bottoni nelP acqua bollente, poi se 



ne tagli Pestremita del gambo, e si pon- 
gano in un bicchiere col gambo immerso 
in acqua tiepida con un po' di salnitro, in 
una stanza calda. I bottoni s'apriranno e 
s' avranno dei fiori che sembreranno colti 
allora allora sulla pianta. 

995. fc noto come tre colori siano spe- 
cialmente rari nei fiori: il nero, il verde 
e il turchino ; e come in ogni tempo ci 
siano stati dei curiosi che si preoccupa- 
rono di ottenerne artificialmente. Gli Olan- 
desi hanno fatto una vera scienza delParte 
di avere dalle cipolle tulipani d' un colore 
qualsiasi. 

996. Pel color nero si colgono i piccoli 
frutti che crescono sugli olmi, si lasciano 
disseccare e si riducono in polvere finis- 
sima; per ottenere il color verde si serve 
del succo di ruta; pel turchino, si colgono 
dei fioralisi e, disseccatili, si riducono in 
polvere. Per serTirsene si mescola il co- 
lore scelto con un po'di sale, aceto e 
concime di montone, in modo da fame un 
pastone nel quale il colore entri circa per 
un terzo, e si depone sotto le radici di 
una pianta il cui fiore sia bianco; poi si 
innaffia a quando a quando con acqua nella 
quale si scioglie un po' dello stesso colore. 

997. Per riuscir meglio si prepara il 
terreno. A questo scopo si scelga della 
terra leggera e asciutta, si lasci alquanto 
al sole, si polverizzi e si passi al vaglio. 
Poi se ne riempia un vaso, collocando nel 
mezzo la pasta preparata e sopra la pian- 
ta: II vaso deve essere di giorno tenuto al 
sole, e deve essere riparato dalla pioggia 
e dalla rugiada. 

998. Per fare che una pianta a fiori 
bianchi, un giglio per esempio, produca 
nn fiore porporino, si adoperi del legno 
di Brasile per far la pasta e per nnirlo 
all* acqua colla quale si innaffiera. II car- 
bone di legna rende piu cupo il colore 
delle dalie; il carbonato di soda fa rossi 
i giacinti; il perossido di ferro e il sol- 
fato di ferro colorano in turchino. 

999. Giascuno pu6 ripetere un'esperien- 
za curiosissima fatta dal Gabba. Si versi 
in un piatto una certa quantita d'ammo- 
niaca comune, e vi si capovolga sopra un 
imbuto, nel tubo del quale si colloche- 
ranno successivamente diversi fiori. I fiori 
turchini, violacei e porporini si colori- 
ranno in verde; i fiori bianchi diventeranno 
gialli; i fiori color rosso vivo diverranno 
neri; le Fvchaie, bianche e rosse, diven- 
teranno gialle, verdi e turchine ec. Immer- 



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CACCIA. . 



97 



gendoli nell' acqua conserveranno per al- 
cune ore il nuovo colore. Sotto V influenza 
dell'ammoniaca volatile i fiori inodori del- 
imiter acqaistano an delizioso profamo. 

1000. I fiori violacei &e\YA$ter si po- 
tranno colorire in rosso immergendoli in 
ana soluzione 6V acido nitrico. Chiusi in 
an recipiente dove siano esposti ai vapori 
deir acido cloroidrico, in capo a sei ore 
acqaistano ana splendida colorazione in 
camiinio, che conserveranno so tenuti al- 
l'ombra in un sito ben asciutto dopo averli 
disseccati all' aria e alFoscaro. 

1001. Vedansi Agriooltura, Frutteto, Giar- 
dino, Orto, Piante v denote, Serre e piante 
da apparlamenti. 



Caccia. 

1002. Caccia deriva dal verbo latino 
captare, e comprende tanto la caccia pro- 
priamente detta, quanto la pesca; poiche 
entrambe hanno nn solo scopo : vale a 
dire prendere od uccidere animali. Tub* 
tavia, mentre coll a parola pesca si intende 
Parte di prendere od uccidere gli animali 
acqaatici, si applica la parola caccia al- 
T arte di prendere od uccidere gli animali 
terrestri. La caccia fu praticata in ogni 
tempo, e da tutti i popoli ; essa fu anzi, 
senza dubbio, il primo esercizio dell' uomo 
sulla terra. Ma mentre nei primi tempi 
fu propriamente una vera guerra dell'uomo 
contro gli animali selvaggi, suoi nemici 
formidabili, che tuttavia gli fornivano con 
le carni il cibo, con le pelli le vesti, ora di- 
venne passatempo gradito ed utile e fonte 
di guadagno immenso. 

1003. Caccia del cinghiale. — I cinghiali, 
in Italia, non si trovano che nell'isola di 
Sardegna. Quando diventano vecchi, sono 
brutali, forti, terribili. Si da loro la cac- 
cia con fucili e carabine carichi a pal la, 
e coi robusti e rozzi cani mastini.J cin- 
ghiali giovani sono velocissimi e fuggono, 
ma stancandosi presto son raggiunti e 
uccisi; i vecchi si rivoltano, sventrano i 
cani che gli assaltano, e se si addossano 
ad una rupe o a un albero, e non si pos- 
sono uccidere col fucile, bisogna raggiun- 
gerli colla baionetta o col coltello da 
caccia. II cinghiale e dannoso ai campi e 
alle vigne; ed e perci6 la sua uu' utile 
caccia. La carne e saporitissima; le setole 
servono a fare spazzole e pennelli, la pelle 
a far crivelli. 

libro per tutti. 



1004. Caccia delVorto. — L'orso nero, 
belva feroce e formidabile pur esso, e che 
talora dalle Alpi e dagli Appennini scende 
a terrorizzare gli abitanti di quei villaggi 
montani, si caccia da noi quasi sol tan to 
colle trappole, che son fosse profonde nelle 
quali si mette del miele e dell* acquavite e 
che si coprono con rami e foglio. L'orso, 
attratto dall'odore, vi cade e fa muovere 
un piuolo che mettendo in moto un tavo- 
lato chiude la fossa sul prigiouiero. La sua 
carne e abbastanza buona quando e gio- 
vane, utile la pelliccia, ricercatissimo il 
grasso per fame eccellenti pomate. Piu 
raramente si caccia alia corsa con una 
muta di mastini, e, raggiuntolo, s'uccide 
col coltello o con lo spiedo. 

1005. Caccia del lupo. — La caccia del 
lupo che si usa piu frequentemente nelle 
nostre montagne, e quella con trappole. 
Sono queste trappole fosse a forma di 
cono tronco, profonde cinque a sei metri, 
sulle quali e posto un coperchio rotondo, 
in bilico sur un travicello, che cede al piu 
piccolo peso. Qualche animale morto serve 
da esca. Si usano pure le trappole di ferro 
a branche dentate nascoste da foglie; ma 
spesso il lupo vi abbandona il membro af- 
ferrato e reciso, e fugge. Essendo dannoso 
assai e per nessun riguardo utile, si usa 
infine di avvelenarlo con carne di cane 
corrotta con noce vomica e con stricnina, 
come gia si accennd al n° 594. 

1006. Caccia delta volpe. — La caccia 
della volpe che forma uno dei migliori 
divertimenti dei ricchi che la praticano 
con grande apparato e lusso di cavalli e 
di cani, da noi specialmente nella cam- 
pagna di Roma, b utile perche la volpe, 
ghiotta come e d'uva, di pollame, di qua- 
glie, di pernici, di lepri, e dannosissima al- 
T agricoltura. Si caccia quindi in ogni mo- 
do: alia corsa, coi cavalli, coll'agguato, coi 
cani, colle trappole. Una delle cacce piu 
curiose e quella col cane bassotto che 
Tassalta nella sua tana, e lotta con essa, 
dando tempo al cacciatore di scavar la 
terra, di afferrarla con un paio di molle, di 
metterle la museruola, e di averla viva 
prigioniera. Quando non si pud abbattere 
la tana, si costringe ad uscire col fumo, 
e si aspetta all' uscita con una rete a 
borsa. Una buona trappola consiste in un 
uncino di ferro che si fissa al ramo d' un 
albero e sul quale si pone un pezzo di 
came. II ramo viene incnrvato mediante 
una cordicella ed un piuolo conficcato nel* 



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98 



CACCIA. 



l'albero. Quando la volpe addenta la came, 
smnove il piuolo, il ramo si innalza, Pun- 
cino si conficca nel palato della volpe e seco 
la porta in alto prigioniera per la gola. 

1007. Caccia del tasso, della faina, delta 
donnola. — La caccia del tasso, del quale 
la came giovane e buona a mangiare, e 
i peli ispidi e duri si adoperano dai fab- 
bricanti di finimenti da cavalli, si fa come 
quella della volpe. La faina, la terribile 
devastatrice dei pollai e delle piccionaie, 
si prende con trappole di ferro, con lacci, 
e mediante un ingegnoso strattagemma 
che consiste nel legare una corda e un 
pezzo di came a un fucile carico. Altret- 
tanto dicasi della donnola. 

1008. Caceia del camo$cio e dello atam- 
hecco. — La caccia del camoscio e dello 
stambecco, questi abitanti delle Alpi, dalle 
cami squisite, e le pelli dei quali servono 
a tante industrie, e faticosa e qualcbe 
volta pericolosa. Si fa dalla meta di ago- 
sto alia fine di ottobre, tirando da lon- 
tano, con fucili a canna lunga e a palla 
forzata, o meglio con carabine a canna 
rigata. 

1009. Caccia a tiro degli animali a pelo 
edapiuma. — La caccia alia piccola sel- 
vaggina, a pelo ed a pin ma, si fa con fu- 
cili caricati a pallini o a migliarola, se- 
condo la grossezza degli animali. La caccia 
si deve fare sotto vento, perche il cane 
possa sentire la preda. II cane non si deve 
mai perder di vista; bisogna procedere in 
silenzio, fermarsi spesso, aver 1* occhio 
attento. Quando il cane si ferma, si cam- 
mina adagio e si raddoppia d'attenzione 
per non perdere l'occasione. Comunque, 
non bisogna aver fretta; bisogna lasciar 
parti ie la selvaggina, e, fallito un primo 
colpo, procurare che il secondo abbia buon 
esito. 

1010. Caccia della lepre. — La caccia 
della lepre nell'autunno si fa a rastrello. 
La brigata si divide in due. I battitori 
si dispongono in una sola fila a cinque 
o sei metri 1' uno dall' altro ; alle estre- 
mita della fila si pongono i cacciatori con 
una coppia di cani levrieri ciascuno. Poi 
s'avanzano insieme. I battitori percuotono 
con bastoni le stoppie, i cespugli, le mac- 
chie. Appena si mostra una lepre, si tenta 
d* ucciderla. Se il colpo fallisce, si lan- 
ciano i cani che quasi sempre l'arrestano. 
Nelle giomate umide la caccia riesce me- 
glio. Invece di levrieri s'usano con pro- 
fttto anche i segugi, 



1011. La caccia della lepre si fa anche 
da soli, alPagguato: il cacciatore, nasco- 
8 to dietro un albero o in nn fosso, attende 
la lepre quando va o viene dal pascolo, 
dopo il traraonto o all' alba, avvertendo 
che essa rientra sempre per la via percorsa 
uscendo. La lepre si prende pure con lacci 
e trappole in filo di ferro sottilissimo o 
di seta con nodo scorsoio, tesi nel sito 
per cui deve passare. In primavera nei 
campi verdi, d' estate nelle stoppie, d'au- 
tunno nelle vigne e nei campi arati di 
fresco, d'invemo nei boschi e nei cespu- 
gli e la dimora della lepre, animale d'ot- 
tima came specie se di montagna, e di 
pelliccia utilissima alia industria dei cap- 
pelli di feltro. 

1012. Caccia' del coniglio. — La caccia del 
coniglio si fa coi cani bassotti, e meglio 
col furetto. Si otturano le diverse aper- 
ture della tana, lasciandone aperta una 
sola: in questa si fa entrare il furetto 
che uccide o fa fuggire il coniglio che il 
cacciatore sta aspettando. Al furetto bi- 
sogna mettere la museruola e attaccare 
un cam pan el lo, perche spesso si ubbriaca 
del sangue della sua vittima e s'addor- 
menta. Si pud stanare il coniglio anche 
colla paglia accosa e coglierlo in reti a 
borsa; esi pud cacciarlo alPagguato come 
la lepre, o col laccio preferibilmente fatto 
di corda da pianoforte. 

1013. Caccia del fagiano. — II fagiano 
da noi si trova nelle Alpi basse, negli 
Appennini, e nei boschi. La caccia ne e 
facile perche e soli to ad andare a dormire 
sempre nel medesimo sito, alia cima di 
qnalche albero. L'agguato e quindi indica- 
tissimo. Is facile anche soffocarlo la notte, 
quando dorme, accendendo delle micce 
solforate. Si caccia pure con tramagli e 
lacci tesi presso ai fossi dove va a here, 
nelle macchie, nei sentieri e nei campi 
ove e solito a cercare il cibo. AlPaperto 
si caccia col cane. II fagiano suol correre 
a lungo prima di prendere il volo, e biso- 
gna sparare non quando s' innalza, ma 
quando vola diritto. La sua came e sa- 
poritissima; le penne servono d'ornamento 
per cappelli, abiti femminili e manicotti. 

1014. Caccia della pernice grigia. — La 
pemice grigia e la piu comune in Italia. 
Dalla primavera all'autunno si trova nei 
prati, nelle vigne, nei seminati; d'invemo 
nelle macchie e nei boschi. Si caccia col 
fucile e col cane bracco. II miglior tempo 
e V autunno dalle 10 antimeridiane al 



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CACCIA. 



99 



mezzodl, e dalle 2 alle 4 pomeridiane, ore 
nelle quali le pernici fan no la volata in 
parecchie. Si procura d'uccidere le prime 
che spiccano il volo. Se volaa diritte, a 
poca distanza, si spara in pieno corpo; se 
a distanza grand e, sotto le zampe; se gi- 
rano, sotto le ali ; se salgono vertical- 
mente, si spara a 15 o 18 cm. sopra la 
testa. Dopo il tramonto le pernici cantauo 
e rivelano cosi la loro presenza. 

1015. La pernice si caccia pure col ri- 
cliiamo, che e una cautarella naturale, ossia 
una pernice femmina presa sulle uova, e 
che si tiene in gabbiette coperte di tela 
dalle quali pud sporgere il capo, o in li- 
berta, legata a un filo. Si porta di mattino 
prima dell' alba dove si crede vi siano del- 
l'altie pernici, e si sta all'agguato a 20 
o 30 passi. Si pud usare auche un ri- 
chiamo artificiale che cousiste in un pic- 
colo tronco di cono di ferro o d'ottone 
colla base piu piccola coperta di perga- 
mena, con un foro nel centro in cui si 
assicura un crino di cavallo. Strisciando 
questo coll' iudice o col pollice, si imita 
la voce della pernice. Servono infiue le 
reti e i lacci. 

1016. Caccia della quaglia. — La quaglia 
si caccia, qome la pernice, d' estate e d'au- 
tunno, col caue bracco, quando la rugiada 
e evaporata, camminando adagio. Verso il 
mezzogiorno bisogna cacciare solo in ripe 
crbose, seminati di saraceno, stoppie, filari 
di viti, dove essa trova un fresco riparo. 
Si caccia pure col copertone, che e una 
gran rete; ma questa caccia e proibita, 
come quella col tramaglio o con la can- 
tarella. 

1017. II miglior sistema e il piu pro- 
ficuo e quello della tesa o muta. A questo 
scopo occorrono due o tre femmine can- 
tarelle, e almeno 100 quagliotti maschi ac- 
ciecati col filo di ferro roveute dopo che 
hanno fatta la muta delle penne (ed al- 
levati in gabbie strette e chiuse, al caldo 
e ben nudriti) e che si cibano con miglio 
e semi di canapa. Si collocano in diverse 
gabbie e s' appendono queste a diversi 
uncini al sommo d'un palo alto otto o 
nove metri, che si colloca in campagna 
all'ingresso e un po'iudentro d'una ap- 
posita piantagione di grano turco nauo 
seminato in primavera, lunga 20 o 25 m. 
e larga 5 o 7 m. Ad un estremo della 
piantagione e un' aiuola a boschetto, fatta 
di rami frondosi alti circa 80 cm. su cui 
si tende una rete a filo doppio che si pro- 



lunga per tre o quattro metri sulla pian- 
tagione, ed e ai lati assicurata ben bene al 
suolo per mezzo di piccoli piuoli. A questa 
rete se ne aggiunge un'altra detta covone, 
fatta come una nassa, che si stende verso 
terra al di la dell' aiuola per due o tre 
metri, ed e tenuta ferma all' estremita 
raediaute un piuolo conficcato nel suolo. 

1018. La piantagione ha tutt' intorno 
la campagna libera, piana, s go in bra; ma 
ad una distanza di otto o dieci metri, 
nella direzione di essa, si fa una capan- 
na coperta da foglie, in cui di giorno si 
colloca la muta, ed ove possono anche 
stare due o tre cacciatori. Verso la mez- 
zanotte si appendono le gabbie al palo, 
le quaglie cantano, ed attirano tutte le 
altre dei dintorni che vengono a d i mo- 
ra ro nella piantagione. Alio spuntar del 
sole i cacciatori escono dalla capanua e 
facendo rumore fanno avanzare le quaglie 
che camminano fino a incappare nel co- 
vone dove son preso. In autunno, quando 
il tempo e asciutto e sereno, la caccia 
colla tesa e sempre abboudante. 

1019. Caccia della beccaccia. — Questa 
caccia si fa all' epoca del passaggio della 
beccaccia, in ottobre, col cane bracco, nei 
boschi e nei siti paludosi. La beccaccia 
tiene bene il fermo; ha volo poco elevato 
e poco sostenuto, sicche e facile ucciderla. 
Si usano fucili a canne brevi, con pallini 
del n° 5 o del n° 4. Di notte quando c' e 
la luna se ne fa buona caccia colle reti 
dette pantiere, composte da una rete di 
fildiseta a grandi maglie nnita ad un'al- 
tra a maglie piu piccole, assicurate a rami 
d' albero od a pali fissi nel suolo. Sulle 
montagne si fanno dei sentieri fra i ce- 
spugli e si dispongono su questi dei lacci 
semplici fatti da rami di nocciuolo in- 
curvati, coll' estremita munita di un ca- 
lappio scorrevole di crino di cavallo, e 
disposti fra spalliere di rami o di terra, 
acciocche 1' uccello sia costretto a pas- 
sarvi dentro. Oltre ad essere un ottimo 
cibo, la beccaccia fornisce con le sue pic- 
cole e fine penne nascoste alia sominita 
delle ali, dei pennelli eccellenti ai minia- 
tori. La beccaccina da prato si uccide fa- 
cilmente in ottobre nelle stoppie delle ri- 
saie col cane bracco e col tramaglio. 

1020. Caccia delfallodola. — La caccia 
dell' allodola, dell' ortolano, del merlo, e 
di simili uccelletti si fa colle reti, coi tra- 
magli, coi lacci. La caccia dell' allodola 
colla paretella si fa coi richiami vivi (al« 



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100 



CACCIA. 



lodole prese e legate) o artiflciali (allo- 
dole impagliate mosse con fili dal caccia- 
tore nascosto). Le allodole accorrono e 
restan prese sotto la paretella. Si usa 
anche la pantiera a doppia maglia detta 
antennella, stesa a semicircolo, legaudo i 
due estreini ad un albero od a piuoli fissi 
nel terreno e sostenendola con altri piuoli. 
Caduto il sole, i cacciatori percorrono la 
campagna in silenzio dalla parte opposta 
alia rete e trascinano una cord a che ha 
diversi batuffoli di paglia. Le allodole fug- 
gono : quando sono gia presso alia rete, si 
fa del rumore ; esse allora, spaventate, si 
precipitano fra le maglie dell' antennella. 
I lacciuoli di crino di cavallo, attaccati 
ad una corda tesa e leggermente solle- 
vata nei solehi dei cam pi dove cercano 
il cibo, danno pure buona caccia. 

1021. La caccia piu divertente dell'al- 
lodola e quella collo specchio. II piu sem- 
plice consiste d' un 1 assicella lunga 25 
o 30 cm. larga 5 o 6, leggermente incur- 
vata, incrostata di piccole laminette d'ac- 
ciaio lucenti o di vetri da specchio, attac- 
cati con una miscela di pece nera (3 parti) 
e cemento rosso (4 parti). Per mezzo di 
un'asticina la tavoletta e imperniata sur 
un rocchetto fisso ad un chiodo che serve 
per fissarla sul snolo. £ stando naseosti, 
mediante una cordicella che si pud legare 
al ginocchio, si fa girare regolarmente 
1' assicella. Gli specchietti riflettendo i 
raggi del sole attirano le allodole che si 
possono facilmente uccidere col fucile. Di 
questi specchi ce ne sono anche a mac- 
china, a molla, che si caricano come gli 
orologi. Le allodole si cacciano per lo piu 
d' autunno. 

1022. Caccia del tordo. — La piu usata 
caccia del tordo e quella col roccolo, sulle 
colline dove son boschi di faggi o di car- 
pini isolati. Scelto il bosco adatto, nel 
mezzo si costruisce una capanna coperta 
da fogliamc, capace di contenere i caccia- 
tori e le gabbie coi richiami che sono 
tordi acciecati.Di sera si stendono attorno 
al boschetto, e nel mezzo, molte reti a 
pantiera, ed alia mattina, qua e la pel bo- 
sco, si appendono ai rami, ma celate, le 
gabbie coi richiami. Presso la capanna 
si lega una civetta,ed accanto a questadue 
tordi non acciecati che alvederlastrillano 
di continue Quelli delle gabbie li imitano, 
ed i tordi accorrono da lontano al concerto. 
Al momento opportuno si fa del rumore 
e si spingono i tordi nelle pautiere. 



1023. In Lombardia si usa un roccolo 
detto bretsanella, che e una rete stesa 
sur un sito appositamente piantato di due 
file di siepi con alberi e chiuso da una 
capanna nascosta dietro altre piante. Un 
altro genere di caccia si fa coi piantoni 
o alberi coi rami invischiati che si pian- 
tano nell'aperta campagna, e con richiami 
d'ogni specie. I lacci di crini, gli archetti 
tesi sui gineprai, sono proibiti. I tordi si 
conservano nelle tordaie, le quali sono 
stanze con alberi secchi con recipients 
per T acqua e pel cibo, molto pulite e ben 
aerate. 

1024. Caccia dei pasteri. — I passeri si 
cacciauo con profitto alia fine d' agosto 
col covettone : una rete a forma di nassa, 
lunga 10 a 15 m., che viene collocata al- 
1' estreraita del sito in cui van no a dor- 
mire gli uccclletti, legata ed assicurata 
pel fondo ad un albero. Ai lati, unite al 
covettone, si stendono delle pantiere per 
impedire ai passeri la fuga. A sera inol- 
trata i cacciatori s' avanzano e facendo 
rumore spingono gli nccelli verso il co- 
vettone; quando vi son vicini si aumenta 
il rumore, si gettan sassi, e cosl si pren- 
dono a centinaia. D'inverno, nelle cam- 
pagne, chiudendo i granai quando vi sono 
entrati in molti, oppure tondendo reti a 
poca distanza dal fienile in cui riposano, 
e battendo il fieno, ovvero colle tese in 
parti di terreno sgombrate dalla neve e 
coperte da miglio o semi, se ne fa pure 
una grande distruzione. Le trappole, i lac- 
ci, il fucile danno poco utile. 

1025. Gli uccelletti come gli usignoli, 
le capinere, le cingallegre, tutti grassi, 
delicati, squisiti, si prendono col palmone 
e colla civetta, caccia divertentissima. Oc- 
corrono a questo scopo: un palo alto tre 
o quattro metri, avente ad un estremo 
una punta in ferro da impiantare nel ter- 
reno, ed all' altro deibuchi in cui si intro- 
ducono delle verghette invischiate; una 
cingallegra che canti continuamente, ed 
una civetta ammaestrata a muoversi di 
continuo. Si pianta il palo in prossimita 
del sito in cui sono gli uccelli, a meta di 
esso si colloca una gabbia colla cingalle- 
gra, e presso al medesimo un ceppo colla 
civetta; poscia il cacciatore si nasconde. 
Gli uccelletti, invitati dal canto della cin- 
gallegra e curiosi di vedere la civetta, ac- 
corrono, si posano sulle verghette e vi ri- 
mangono invischiati. Questa caccia riesco 
specialmente d' autunno. 



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CACCIA. 



101 



1026. Caccia ndle paludi e negli ttagni. 
— 1£ questa una caccia disagevole e dif- 
ficile. Richiede molte precauzioni per hod 
cadere nei pozzi di melma. Bisogna inoltre 
essere robusti, non soffrire per l'umidita, 
calzare alti stivali resi impermeabili fre- 
gandoli presso al fuoco con una miscela 
di sevo e strutto in parti uguali, e di olio 
d'uliva, cera vergine e olio di terebentina 
in parti nguali, ma minori delle prime. I 
cani spagnuoli e gli inglesi a pelo lungo 
sono i migliori per questa caccia. All'ani- 
tra e air oca selvatica si tira appena si 
sollevano, alle beccaccine qualche mo- 
men to dopo; la querquedula, il piviere e 
la gallinella si lasciano volar dritti. 

1027. ft molto produttiva la caccia col 
battello: un battello lungo da tre a cinque 
o sei metri, a fondo piatto, a estremita 
appuntite. Due persone, una pel battello e 
una pel fucile, sono necessarie. Quella usa 
il remo, e per risalire le correnti il raffio 
(ana pertica munita d'una punta di ferro 
e d'un uncino). Si richieggono pure fucili 
speciali: e cioe la spingarda a canna lunga 
m. 3,248, col calibro di 2 a 3 cm. e col cal- 
cio in legno prolungantesi in modo da so- 
stenere gran parte della canna, e la spin- 
gar del) a, piccola spingarda colla canna 
lunga m. 2,275. Entrambe si caricano oriz- 
zontalmente e sono appoggiate ad appo- 
sito sostegno sul battello. Si usano pure il 
grande fucile, che e leggiero ed ha la canna 
lunga m. 1,625, e il calibro un po'maggiore 
di quello d'un fucile ordinario ; e il pic- 
colo fucile, che pud essere una doppietta, 
colle canne lunghe solo m. 0,412, e che 
serve per finire la preda. 

1028. Nei din torn i di Roma e nel Pi- 
sano in autunno e in primavera, di no- 
vembre in Piemonte, trovansi spesso le 
gru, ma e difficile ucciderle col fucile. L'ai- 
rone si caccia all'agguato in aprile; ma, 
ferito, e pericoloso, perche s'avventa sul 
cacciatore. Anche la cicogna, abbastanza 
frequente nolle Romagne. si caccia all' ag- 
guato. 11 chiurlo si caccia in autunno e 
in inverno, come la beccaccia; la sua came 
e eccellente, ottime sono le sue uova. La 
folaga, che dalla primavera all'autunno e 
frequente fra i canneti delle paludi, si cac- 
cia col bracco, o con calappi tesi in siti 
senz'acqua e senz' erba nei luoghi palu- 
dosi. In Lombardia, presso il Po, presso 
l'Adda, si fa una grande distruzione di 
galline acquatiche, cacciandole coi battelli 
e coi lacci. 



1029. La beccaccina si trova solo nelle 
risaie, nei terreni paludosi, e nei prati a 
marcita. Yiene in Italia per poco in mar- 
zo; vi ritorna in ottobre per rimanervi 
fin oltre decembre. il di caccia difficile. 
Richiede un buon bracco e un fucile a 
lunga portata. 11 meglio e sparare quando 
spicca il volo, per aver tempo se vi fal- 
lisca, di sparare un altro colpo; e bisogna 
caricare il fucile con meno polvere e mag- 
gior quantita di pallini, per aver il colpo 
piu largo. Si prendono le beccaccine anche 
di notte con pantiere e lacci. 

1030. Le eccellenti anitre selvatiche 
sono di passaggio fra noi dalla meta di 
ottobre alia primavera, epoca in cui po- 
polano gli stagni, i fiumi, i laghi. II colpo 
deve essere ben diretto, non lontano ; ed 
6 necessario un buon bracco, quando non 
si cacciano in battello. Un ottimo richiamo 
e un'anitra femmina che si lega per una 
cordicella ad un piuolo fissato a terra. 
Dalla fine di novembre alia fine di marzo 
la caccia e piu proficua di notte; durante 
il giorno, alle prime giornate di gelo e 
alle prime di disgelo. Si prendono pure 
con reti e con ami provvisti di pezzetti 
di carne, legati a un sughero, e ad un cer- 
chio di legno tenuto sott' acqua da una 
corda alia quale e unita una pietra. 

1031. Cavalli da caccia. — Per le grandi 
cacce si richiedono cavalli di piccola ta- 
glia, leggeri, resistenti alia fatica, giovani. 
I cavalli normanni e gli inglesi sono da 
preferirsi. In molti paesi s' usa allacciare 
alle gambe dei cavalli da caccia, al di 
sopra delle unghie, dei gambali di cuoio 
lunghi 20 cm., per proteggerli dalle mor- 
sicature, dalle scalfitture, dalla puntura 
delle spine. II morso e la sella devono es- 
sere perfettamente adatti. 

1032. Cani da caccia. — Pei cani da cac- 
cia richiedonsi molte cure per la pulitezza 
dei canili, pel nutrimento, e per le innu- 
mcrevoli malattie prodotte dalle fatiche 
e dalle ferito. Da molti si usa accorciarne 
la coda, perche, nel cacciare, non faccian 
rumore sbattendola qua e la; ma e una 
barbara pratica. I cacciatori esperti rico- 
noscono dalla coda del cane la selvaggina 
appostata. Se la coda e arcnata in basso, 
e una lepre; se e inclinata, ma diritta, e 
un coniglio ; se e tesa orizzontalmente, 
e una pernice; se e rigida ed alzata, 
e una quaglia; per l'altra selvaggina, e 
tesa in alto e oscillante da destra a si* 
nistra. 



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102 



CALENDARIO. 



1033. Ud buon bracco deve essere di 
razza pura, aver naso grosso, orecchie lun- 
ghe, collo corto, corpo steso, zampe lar- 
gbe. Se ha pelo corto e bianco o bianco 
e rosso, serve per la caccia air asciutto in 
campi e boscaglie ; se ha pelo nero e gri- 
gio, va tanto alPasciutto quanto nell'ac- 
qua; se ha pelo forte e spinoso, serve per 
la caccia* nelle paludi o nei boschi, ma e 
poco ubbidiente. II suo allevamento ri- 
chiede sempre somma pazienza. 

1034. Per la caccia al lupo, air orso, 
al cervo, serve il levriere d'attacco scoz- 
zese, alto, a orecchie corte, testa lunga, 
gam be snelle e robuste; per la lepre, il 
coniglio, la volpe, serve il levriere da corsa 
spagnuolo; mancano perd entrambi d'odo- 
rato, e inseguono la selvaggina solo dopo 
averla vista. Per la caccia alia volpe, al 
coniglio, alia lepre, serve meglio il cane 
da cerca e da corsa o segugio, a orecchie 
pendenti, lunghe, larghe, che ha ottimo 
odorato. II bassotto o cane da terra serve 
a scovare dalle tane i selvatici; soniiglia 
al segugio, ma ha muso piu lnngo e gambe 
piii corte e divaricate. Una buona razza, 
preziosa per 1* odorato finissimo e per la 
docilita, e quella del cane bracco misto, 
spagnuolo e inglese, che si va acclima- 
tando da molti. 

1035. Fischietti e richiami. — I fischietti 
da caccia sono strumenti coi quali si cerca 
dMmitare la voce della selvaggina fem- 
mina, per attirare i maschi. Se ne fanno 
d'ogni sorta, di legno, d'osso, di metallo, 
e per ogni specie di selvaggina; il loro 
uso richiede una certa pratica. I rai- 
gliori richiami naturali sono le feminine, 
e giova averne piu d'tma. Le gabbie ove 
si pongono, devono essere piccole, e si 
tingono in verde o in grigio secondo che 
il luogo dove si debbon posare e erboso 
o nudo. 

1036. Vischio. — II vischio, o pania che 
voglia dirsi, che esiste nella corteccia, 
nelle bacche, nelle radici, nei fusti di molte 
piante, si ricava pestando questo in acqua 
calda entro mortai, poi esponendolo ad 
elevata temperatura, per 15 giorni, entro 
sacchetti nei quali ferinenta, diventando 
giallognolo, molle, glutinoso. II vischio si 
fabbrica in maggio. Una qualita eccellente 
e facile a preparare si ottiene facendo 
bollire per molte ore olio di semi di lino 
purissimo. Per non invischiarsi le dita, 
si ungano con olio. Le verghette che si 
spalmano di vischio, si fanpo d'ordinario 



d'olmo, lunghe da 20 a 35 cm., e si con- 
servano invischiate entro canne chiuse a 
una estremita. 

1037. Calappi. — I calappi usati per la 
caccia delle pernici, delle beccacce, dei 
tordi, si fanno di crine di cavallo, fog- 
giato ad anello ad uno dei capi, nei quale 
anello si fa passare 1' altro capo. S' in- 
tende, che quando un crine solo non ba- 
sta, se ne attorcigliano assieme parecchi. 
I calappi si fissano al suolo per mezzo 
d' un piuolo, si tendono sugli alberi od ai 
rami incurvati. La stagione piii adatta 
per usarne e 1' autunno. 

1038. II calappio a molla consiste in 
una piccola tavola avente tre o quattro 
piedi, sulla quale si fissa un fil di ferro 
piegato ad arco e a meta avvoltolato a 
spirale in modo da formare una vera molla. 
Un laccio e legato ai due estremi della 
molla ed incrociandosi passa per un foro 
praticato in una verghetta di legno lunga 
40 cm., mobile intorno ad un pernio che 
e fisso all' estremo del piccolo tavolato, 
e ritenuta per disotto da una semplice 
lama in cur vat a ai due capi, la quale tiene 
ferma la molla. Quando un uccello si posa 
sulla bacchetta, il suo peso la fa abbas- 
sare, la lama cade, la molla si allarga, 
allargandosi serra il calappio, ed in esso 
T animale. Questo calappio e molto utile 
nella caccia alle anitre. 

1039. Awertenze. •— II cacciatore deve 
tener sempre il fucile colla canna volta 
a terra, o in alto; mai orizzontale; si 
che, se per caso il fucile osploda, non fe- 
risca alcuno. Quando abbia a saltare una 
siepe o un fossato, deve disarmare il fu- 
cile, e soprattutto non trarselo dietro per 
la canna. Un ramo pu6 bastare a far par- 
tire il colpo. — Circa le armi da caccia 
e le leggi risguardanti la caccia, vedasi 
alle parole Armi e Leggi. 



Calendario. 

1040. L'anno civile consta di 365 giorni. 
L' ultimo di quattro anni consecutivi no 
ha 366 e dicesi bisestile. Dopo la riforma 
del calendario romano fatta da Giulio Ce- 
sare (riforma giuliana), avvenne che, in 
causa della esuberanza dell' anno civile 
sull'auno tropico, gli equinozi arrivavano 
prima del tempo in cui erano accennati 
nei calendario. A to^liere questa diffe- 



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CALENDARIO PERPETUO. 



103 



renza, Gregorio XIII stab ill nel 1582 che 
gli auni bisestili cadessero ogni quattro 
anni, ma che su quattro auni secolari con- 
secntivi ve ne fossero tre comuni e uno 
solo bisestile (rifornia gregoriana). Cosl 
il valore medio dell' anno civile divoune 
di 365 giorni, 5 ore, 49 minuti e 12 se- 
condi, di poco differeute dal valore del- 
l'anno tropico. 

1041. La Russia e il solo Stato che 
abbia conservato il calendario Giuliano, 
che oggi anticipa il nostro di 12 giorni. 
Al nostro 13 gennaio corrispondo il 1° gen- 
naio dell' anno russo, indicato cosl nello 
corrispondenze internazionali : l f i3 gen- 
naio. — La Grecia segue il calendario Giu- 
liano solo per le fnnzioni ecclcsiastiche. 

1042. Segue un calendario perpetuo, per 
servirsi del quale, se il mese comincia in 
domenica, bisogna cercare Delia tabella 
della domenica, se in lunedl, in quella del 
luuedl, e via di seguito. Ciascuna delle ci- 
fre site orizzontalmente indichera le di- 
verse date di questo giorno. 



Calendario perpetuo. 



Domenica 


1 


8 


u 


22 | 29 




2 


9 


16 


23 


30 




Martedl 


3 


10 


» 


24 | 31 


Mercoledl 


* 


" 


18 


25 | 


Giovedi 


• 


12 


19 


26 | 


Venerdl 


• 


13 


20 


27 




Sabato 


' 


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21 


28 




luned). 


Lunedl 


» 


l» 


15 


22 | 29 


Martedl 


2 


• 


16 


23 | 30 


• Mercoledl 


* 


» 


17 


24 | 31 


Giovedi 


* 


» 


18 


25 




Venerdl 


* 


* 


19 


26 




Sabato 


6 


13 


20 


27 




^Wtffc*- 


' 


"1 


21 


28 





■ARTE0). 



Martedl 


1 | 8 1 15 1 22 1 29 


Mercoledl 


2 | 9 | 16 | 23 1 30 


Giovedi 


3 | 10 1 17 1 24 1 31 


Venerdl 


4 | 11 | 18 | 25 1 


Sabato 


| 5 | 12 | 19 | 26 1 




Domenica 


1 6 


13 1 20 1 27 




Lunedl 


7 | 14 | 21 1 28 | 




■ERCOLEO'l 


Mercoledl 


1 | 8 | 15 1 22 1 29 


Giovedi 


2 


9 1 16 


23 


30 


Venerdl. 


3 | 10 


17 1 24 


31 


Sabato 


4 |U 


18 


25 | 




Domenica 


5 | 12 | 19 | 26 | 


Lunedl t 


6 | 13 | 20 | 27 






Martedl 


7 | 14 | 21 | 28 | 


GIOVEDI. 


Giovedi 


1 


8 


15 


22 1 29 


Venerdl 


2 | 9 1 16 1 23 1 30 


Sabato 


3 | 10 1 17 | 24 1 31 




Domenica 


4 | 11 | 18 | 25 | 


Lunedl 


5 | 12 | 19 | 26 1 




Martedl 


6 | 13 1 20 1 27 1 


Mercoledl 


7 | 14 


21 | 28 




VENERDl. 


Venerdl 


1 | 8 | 15 


22 | 29 


Sabato 


2 | 9 1. 16 


23 | 30 




Domenica 


$ | 10 | 17 


24 | 31 


Lunedl.. 


4 


11 | 18 


25 






Martedl 


5 | 12 


19 


26 




Mercoledl 


6 | 18 | 20 


27 | 


Giovedi........ 


7 


14 | 21 


28 





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104 



CALENDARIO. 



Sabato 


1 


8 


15 


22 


29 






Domenica 


2 


9 


16 | 23 | 30 


Lunedl 


• 


10 | 17 


24 | 31 


Martedl 


* 


11 | 18 


25 | 


Mercoledl 


5 


12 | 19 | 26 




Giovedl 


6 


13 


20 


27 | 


Venerdl 


7 


14 1 21 | 28 





1043. Un calendario non meno utile e 
il seguente che serve a dare la somma 
dei giorni compresi fra due date quali si 
vogliano: 

• g 

1 «ii3il111 



giorni compresi fra il 5 marzo e il 26 ot- 
to b re ? Si segua la colonna orizzontale 
marzo sino alia colonna verticalo ottobre. 
II numero 214 che si trova e la somma 
dei giorni compresi fra il 5 marzo e il 
5 ottobre. Si aggiuuga a 214 il numero 21 
che e la differenza fra 5 e 26 e si ayra 
il numero desiderato 235. 

Esempio III. — Quale e la somma dei 
giorni compresi fra il 15 novembre 1889 
e il 5 luglio 1890? Si segua la colonna 
orizzontale novembre sino alia colonna ver- 
ticale luglio dell'annata seguente, che e 
la seconda colonna vertical e luglio. Al nu- 
mero 243 che si trova si sottragga la dif- 
ferenza fra 15 e 5 che e 10, e si avra il 
numero desiderato 233. 

1045. Reputiamo utile pubblicare sotto 
forma di calendario un riassunto delle di- 





•8 




3 


a 


£ 
G 


3 1 
*1 


to 

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•s 

03 


o 


1 


5 


8 


I 


Gennaio 


31 


59 


90 


120|l5l|l81 


212 


243 


273 


304 


334 


365 


■8 


o 


Febbr 


aio 


28 


59 


89 


120 


150 


181 


212 242 


273 


303 


334|365 


3 




Ma 


rzo 


31 


61 


92 


122J153 


184 214 


245 


275 


306 


337 


365 


! 


o 

■a 


Apr 


ile 


80| 61 


91 |l22 


153|l83J214J244|275|306|334 


365 


n 




Mag 


gio 


« 


61 


92 


122 


153J184 


214 


245 


276J304 


335 


365 


O 


I 


Giuf 


gno 


30| 61 


92 | 122 


153 


183 


214J245 


273 


304 


334 365 


5 


1 • 
© * 


Lug 


lio 


31 


62 


92 |l23 


153|l84|215|243 


274J304|335 


365 


< 


1 


Ago 


3to 


31 


61 | 92|l23 


153 


184J212 


245J273|304|334|365 


0Q 


2 * 
1 ° 


Bettem 


bre 


30 |61 |91 |l22Jl53jl81 


212|242|273 


303J334 


365 


5 
O 


1* 


Ottol 


bre 


31 


61 1 91 


123 


151 


182J212 


243J273 


304'335|365 

i 1 


£ 


1 


Novem 


bre 


30J61 


91 


123 


15l|l82|212 


243J273J304 


335 


365 


P 


Diceml 


>re 


31 


62 


90 


121 


151 


182 


212 


243*274 

I 


304 


334J365I 



1044. Tre esempi indicheranno il modo 
di servjrsi del quadro precedente. 

Eeempio I. — Quale e la somma dei 
giorni compresi fra il 20 aprile e il 20 ago- 
sto? Si segua la colonna orizzontale in- 
titolata aprile sino alia colonna verticale 
agotto. II numero 122 che si trova nel 
punto d' incontro risponde alia domanda. 

Esempio II. — Quale e la somma dei 



verse operazioni da praticare negli orti, 
nei frutteti, nei giardini, nei diversi mesi 
dell' anno. 

Calendario delV orticultore 

e del giardiniere. 

Gknnaio. 

1046. Frutteto. — Piantate gli alberi, 

avvertendo di sotterrare a profundity mi- 



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CALENDARIO DELL' ORTICULTORE E DEL GIARDINIERE. 



105 



nori nelle terre forti. Distruggete lo radici 
e i rami imputriditi, causa frequente di 
malattie per gli alberi piantati di fresco. 
Lavate col latte di calce o con leggera 
acq u a di sapone i vecchi alberi da frutta. 
Potate gli alberi da frutta comiaciaudo 
da quelli che fioriscono prima. Levate i 
pali per potare gli alberi fruttiferi a spal- 
liera. Pulite e riattate i pergolati. Potate 
gli alberi da frutta a nocciuolo oltre i 
peschi. Collocate i fili di ferro per le vi- 
gue a spalliera. Ispezionate e consolidate 
i fili di ferro, i piuoli delle contro-spal- 
liere. Utilizzate le brutte giornate per fab- 
bricare pergolati e stuoie. 

1047. Orto. — Lavorate il terreno colla 
vanga. Nel caso perd di eccesso di umi- 
dita, differite tale lavoro anche malgrado 
l'urgenza. Concimate le aiuole riservate 
ai legumi. Seppellite colla vanga la calce, 
la cenere, e gli altri concimi minerali ne- 
cessari preparati 1' anno prima. Aprite i 
solchi per piantare gli asparagi, lasciando 
uno spazio di 80 cm. fra i solchi. Per gli 
asparagi primaticci usate le invetriate o 
riscaldate il terreno col termosifone. Tra- 
piantate sotto invetriate o sotto cam pane 
le lattughe ricciute e le romane. Curate 
le insaJate d' inverno trapiautate nel no- 
vembre. Seminate i piselli primaticci e 
coprite il terreno con invetriate. Seminate 
qualche po' di fave e di cipolle air aria 
libera, appie d'un mnro esposto a mez- 
zodl. Seminate la carota primaticcia detta 
trottola d'Olanda. Nettate i semenzai di 
carote, prima di levar i semi; inaffiate 
spesso le carote levate. In caso di piog- 
gia sfogliate i gambi dei carcion perche 
non marciscano; ma finch e e a temere il 
gelo, non ne levate il letto e le foglie : 
riponeteli in caso di minaccia. Seminate 
ancora piselli e fagioli da raccogliere verdi. 
Seminate i cavoli nori, i cavoli di York, e 
gli altri cavoli precoci, per sostituire le 
piante distrutte neir inverno. Seminate, 
possibilmente in vasi, i poponi cantalupi. 
Ponete termine ai lavori di sterro. 

1048. Oiardino. — Potate le rose da 
collezione innestate sulle rose canine ad 
alto stelo, e i grandi rosai in cespugli. Se 
temete il gelo perd non li toccate. Favo- 
rite con stuoie o invetriate lo sbocciare 
delle violette. Guarnite le aiuole di zaf- 
ferano (Crocus vernua), di fora-neve (Ga- 
lanthus nivalis), di falso fora-neve (Leuco- 
nium vernum), d' elleboro o rosa di Natal e 
(JSelleborut niger), di sassifraga (Saxifraga 



hypnoides). Collocate l'agrifoglio brinato 
(Ilex agrifolia) e il cotogno del Giappone 
(Cydonxa Japonica) a nori rossi e rosei, 
coltivati in vasi. Quando sgela, coprite i 
garofani (Dianthus barbatut, D. caryophyU 
lu» f D. moscatus, D. »inen»i») con strame 
asciutto. Coprite con stuoie o con inve- 
triate le giovani pianticelle delle viole del 
pensiero (Viola tricolor) e delle orecchie 
d'orso (Primula auricula). Coprite di pa- 
glia ben asciutta le aiuole dei giacinti 
(Hyacinthun orientalia) piantati all' aria li- 
bera in autunno. 

Febbraio. 

1049. FruWeto.— Continuate a piantare 
gli alberi fruttiferi, non perd quando sgela 
o subito dopo. I ciliegi e gli albicocchi 
siano sotterrati a profondita maggiore 
d'ogni altro albero. Lavorate colla vanga 
e concimate il suolo appie degli alberi 
languenti. Continuate la potagione degli 
alberi da frutta a nocciuoli. Possibilmente 
non usate per questa operazione il fal- 
cetto. Durante la potagione cercate e di- 
struggete le uova e le crisalidi degli in- 
setti. Potate la vigna prima che cotninci 
il movimento dei succhi. Annaffiate con 
orina di bestie bovine le radici delle viti 
sterili. 

1050. Orto. — Lavorate le aiuole. Pra- 
ticate un accurato drenaggio dove si ma- 
nifestino indizi certi d'umidita sotterra- 
nea. Concimazione profonda ogni tre anni ; 
leggera, fra una concimazione profonda e 
T altra, piu volte durante 1' annata. Se- 
minate in piena terra i porri, le cipolle, 
la lattuga, gli spinaci, i radicchi selvatici, 
il prezzemolo, il cerfoglio, il crescione. Se- 
minate di buon'ora nelle parti piu asciutto 
dell'orto; piu tardi nelle umide e ombrose 
o esposte ai venti, senza riparo. Siate ab- 
bondanti nella seminagione delle primizie. 
Rinnovate due volte nel corso di febbraio, 
con un intervallo di 15 giorni, la semi- 
nagione alia volata dei fagioli da racco- 
gliere verdi. Seminate a qualche profon- 
dita le fave di pantano, i piselli primaticci 
e le cipolle bianche verso la fine del mese. 
Rinnovate ogni otto giorni la seminagione 
dei radicchi, e i trapiantamenti delle lat- 
tughe. Scoprite i carciofi ogni mattina; 
ricopriteli la sera. Raccogliete i cavoli di 
Bruxelles (spruyt). Raccogliete i funghi. 

1051. Oiardino. — Rinnovate la pianta- 
gione dello zafferano, delle viole del pen- 
siero e delPiride nana (IritpumUa). Date 



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rl06 



CALENDAKIO. 



un po* d' aria per alcune ore ogni giorno 
alle piante vivaci e alio rose della China 
impagliate per lo svernamento ; ma ri- 
copritele ogni sera. Trapiantate nelle 
aiuole le campanelle (Campanula persici- 
folia t C. medium, C. glomerata t C. carpathi- 
ca, C. pyramidalis, C. speculum), i garofani 
barbuti (Dianthusbarbatus). l'aconito (Aco- 
nitum napellus), il Phlox drummondi.Ph. su- 
buluta, e Ph. hybridis. Come minacci lo 
sgelo, coprite i garofani nelle aiuole, e sco- 
prite i giacinti. Piantate nei siti ombrosi 
mughetti (Convallaria maialis) e anemoni 
(Anemone coronaria, A. hepatica, A. Ja- 
ponica). Cominciate la seminagione delle 
piante annuali di piena terra a fioritura 
precoce. 

Maezo. 

1052. Frutteto. — Ponete termine alle 
piantagioni ed alia potatura degli alberi 
fruttiferi a nocciuolo e a granello. Spo- 
gliate d' ogni produzione fruttifera gli al- 
beri piantati da uno a due anni. Potato 
i peschi e gli albicocchi che hanno data 
poca legna 1' anno avanti. Seminate man- 
dorli e nocciuoli. Continuate a trapiantare 
le viti. Mettete nel vivaio le barbate] le 
del ribes. Separate i cespugli dei lamponi. 
Proteggete, contro il gelo notturno e le 
brine, i peschi e gli albicocchi di spalliera, 
in fiore o presso a fiorire. 

1053. Orto. — Continuate le seminagioni 
di febbraio. Seminate le barbabietole, la 
cicoria, i radicchi, i piselli. Seminate in 
■vivai, a mezzodl, i cavoli di York, i ca- 
voli di Milano, i cavoli rape. Piantate 
P aglio, le patate priniaticce, le cipolline, 
gli asparagi, V acetosa. Scoprite i carciofi 
definitivamente ; ma conservate lo strame 
per coprirli quando occorra. Inaffiate ab- 
bondantemente nel periodo di siccita di 
questo mese. Coprite per qnalche tempo 
le pianticelle delicate trapiantate di fre- 
sco. Date aria e inaffiate secondo il bi- 
sogno le piante di popone seminate in 
vaso o sotto le invetriate. Trapiantate i 
pomodori seminati in gennaio o febbraio. 
Concimate, aggiungendo al concime un 
po' di sale, gli asparagi, e ricopriteli di 
terra. Affrettate con la concimazione, lo 
smovimento del suolo e 1' inaffianiento i 
cavoli. Seminate in piena terra piselli, 
fave e carote. Rincalzate le fave seminate 
in febbraio. Inaffiate spesso i cavoli fiori 
seminati in piena terra, all* alia libera, 
in costiera, a mezzogiorno. 



1054. Oiardino. — Finite i lavori, e sot- 
terrate il concime nelle aiuole, le parti 
piu riparate delle quali continuerete a 
gaarnire di piante a fioritura precoce. Cu- 
rate durante la fioritura gli anemoni, i 
narcisi (Narcissus jonquilla, N. poeticus, 
N. pseudo-narcissus , N. tazetta), il zafferano, 
i tulipani precoci (Tulipa gesneriana;v&- 
rieta: duca di Thol), le corone imperiali 
( Fritillaria imperialis) piantate in agosto. 
Scoprite definitivamente i giacinti; ma ri- 
copriteli in caso d' uragano. Trapiantate 
gli anemoni e i ranuncoli (Ranunculus re- 
pens, R. aconitifoliu8, R. asiaticus). Rin- 
novate le guarnizioni di garofanini. Se- 
minate YHesperis maritima e il Delphinium 
Ajacis. Continuate a seminare le piante 
annue d' ornamento. Seminate in vivai 
per trapiantarli piu tardi gli astri della 
China e Regina Margherita (Aster sinen- 
sis), la Coreopsis speciosa e tinctoria, la 
balsamina (Impatient balsamina) e le rose e 
i garofani d' India (Tegetes erecta e T. pa- 
tula). Curate la fioritura dei rododendri 
(Rhododendrum ponticum) , delle azalee 
(Azalea indica; varieta: lilliflora, phcenicea, 
smithii) e degli altri arbnsti.Tosate le siepi 
e gli arbusti che si trovano nei boschetti. 
Tenete corti i lilla (Syringa vulgaris), il 
ribes (Ribes sanguinea), le siringhe o si- 
rene (Philadelphus coronarius) e gli arbusti 
del genere piantati Panno precedente. 

Aprilr. 

1055. Frutteto. — Nettate gli alberi dai 
bruchi e dalle loro uova. Levate presto le 
foglie inutili ai peri a spalliera e a pi- 
ramide. Consolidate con de'buoni pali i 
giovani alberi piantati di fresco. Coprite 
sempre, in caso di geli tardivi e d'ura- 
gani, gli alberi da frutta in spalliera du- 
rante la fioritura. Curvate i lamponi come 
prima si muovono i succhi, e attaccateli 
ai pergolati. 

1056. Orto. — Inaffiate mattina e sera 
quando non fa freddo. Seminate in piena 
terra cicoria, piselli, barbabietole, cavo- 
li, ec. Seminate alia volata i sedani, la 
cicoria d' estate, e i fagioli da trapiantarsi 
poi in maggio. Seminate gli asparagi. Tra- 
piantate i cavoli fiori. Seminate i cetriuoli. 
Trapiantate e coprite con invetriate i po- 
poni. Raccogliete gli ultimi piselli e i fagio- 
lini verdi primaticci forzati. Alia fine del 
mese trapiantate i cocomeri. Seminate i 
cardoni e i cornetti, coprendoli con staoie 
iu caso di brine. Esponete in parte le fra- 



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CALENDARIO DELL* ORTICULTORE E DEL GIARDINIERE. 



107 



gole all* aria, ma copritele di spalliere di 
stuoie. Gominciate a raccogliere gli aspa- 
ragi. 

1057. Oiardino. — Rinnovate la sabbia 
Bui viali. Diradate le piante annuali se- 
minate in marzo. Levate le piante precoci 
in fioritura. Curate la prima fioritura delle 
rose precoci, e allontanatene gli afidii. 
Inaffiato, in caso di siccita, la mattina o 
la sera. Seminate le verbene ( Verbena hy- 
brida, V. aubUtia, V. venosa), gli amaranti 
(Amarantus tricolor, A. caudatut, A. me- 
lancholicut ruber, A. sanguineus), le betu- 
nie (Petunia hybrida), le belle di notte e 
le belle di giorno (Convolvulus mirabilia 
e C. tricolor), Pamorino (Reseda odorans), 
i crisantemi (Chrysanthemum coronarium, 
Chr. oarinatum, Chr. indicum, Chr. frute~ 
scent). Falciate i tappeti verdi. Guarnite 
T interno dei boschetti di piante florifere 
che crescano alPombra. 

Maggio. 

1058. Frutteto. — Continuate a togliere 
le foglie inutili. Sopprimete, a mano a 
mano che si mostrauo sugli alberi frut- 
tiferi innestati ad alto fusto, i germogli 
sotto P inuesto. Sopprimete qualcuno dei 
frutti troppo agglomerati sui peschi e sugli 
albicocchi in spalliera. Disponete le viti in 
spalliera e gli albicocchi in contro-spal- 
liera, evitando di offendere i germogli. Co- 
prite qualche spalliera con invetriate per 
affrettare la fruttiftcazione. Date il solfo 
al solfuro di rame alia vite. 

1059. Orto. — Fate frequenti lavori di 
vanga e di sarchiatura per tutto Por- 
to. Inaffiate sompre piu abbondantemente. 
Coutinuate le semenze dei due mesi pie- 
ced en ti in piena terra, all' aria libera. 
Seminate inoltre broccoli, cardi, cavoli 
fiori, porcellana e scorzonera. Trapiantate 
i cavoli, le lattughe, la cicoria, i poponi. 
Seminate i poponi sur uno strato di con- 
cime, appie d' un muro esposto a mez- 
zodl, sotto campane di vetro. Verso la fine 
del mese legate la lattuga romana e la 
cicoria trapiantate nei primi giorni. Se- 
minate due volte, con un intervallo di due 
giorni, piselli e fagiuoli. Curate il raccolto 
degli asparagi, evitando di ferire col col- 
tell o la corona del piede. Inaffiate abbon- 
dantemente i carciofi. Inaffiate le fragole 
quando s' approssima un temporale. Se- 
minate, aU'ombra, le fragole. Trapiantate 
le fragole giovani aU'ombra. Sacrincate 
alia fine del mese gli steli floreali salienti 



delle fragole, se ne volete ottenere una 
buona raccolta in autunno. Piantate le 
cipolle e i porri. Piantate le patate, a niez- 
zogiorno.in un terreno lievemente concima- 
to. Trapiantate i pomodori, e proteggeteli 
con spalliere provvisorie di stuoie. Semi- 
nate il mais, le di cui spighe semiformate 
sono ottime sott'aceto. Raccogliete le pri- 
me cipolle, i cavoli fiori, i funghi, i piselli. 

1060. Oiardino. — Curate la fioritura 
dei giacinti, dei tulipani, degli anemoni, 
dei ranuncoli. Ibridate le sotto-varieta. 
Seminate il seme dei ranuncoli delPanno 
precedente, delle piante rampicanti, delle 
diverse varieta del giglio tricolore (Gilia 
tricolor), V Eutoca viscida, la Nemaphila 
insigni§ e maculata, VOxalie rosea, la Col' 
linaia bicolor t la Bartonia aurea, la Por- 
tula grandijlora, VEicholtzia calif ornica, la 
Phacelia tanaceti/olia. Riseminate le piante 
annue d'ornamento seminate in aprile. Al 
momento della fioritura sopprimete i fiori 
appassiti, salvo quelli che dovranno darvi 
il seme. Piantate i tubercoli delle dalie 
(Dahlia), avendo cura di non sciuparne 
i germogli eventuali che gia possedessero. 

Giuono. 

1061. Frutteto. — Sopprimete i germogli 
superflui sui ciliegi, sugli albicocchi e su- 
gli alberi da frutta a nocciuolo in spal- 
liera. Continuate ad inaffiare al piede in 
caso di siccita gli alberi trapiantati in pri- 
mavera. Cominciate a raccogliere i frutti 
rossi, avendo ogni riguardo ai bottoni a 
frutti per Panuo seguente. Lavorate colla 
vanga, legate, disponete in spalliera e 
spampanate la vigna. Diradate an cor a i 
frutti troppo fitti in spalliera. Raccogliete 
le pesche e le prugne primaticce affret- 
tate colle invetriate mobili. Inaffiate colla 
pompa a mano i peschi e gli albicocchi 
in spalliera. 

1062. Orto. — Seminate i fagioli d' ogni 
sorta per P ultimo raccolto. Rinnovate 
tutte le seminagioni del mese precedente. 
Non vi stancate d' inaffiare. Trapiantate 
le insalate, i cavoli, i cavoli fiori seminati 
in primavera nel vivaio. Terminate il rac- 
colto degli asparagi alia fine del mese. 
Raccogliete i poponi precoci coltivati sotto 
le invetriate. Raccogliete le fragole; i car- 
ciofi, tagliando i ganibi vieino a terra 
quando non ne hanno piu. Potate i popo- 
ni, inaffiateli abbondantemente. Inaffiate 
le fragole. 

1063* Giardino, -~ Curate la fioritura 



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108 



CALENDARIO. 



dei garofani; tenetene lontano le forbi- 
cine. Curate la fioritura dei gigli, e date 
la caccia alle lamache. Levate le cipolle 
dei giacinti e dei tulipani appena le foglie 
ingialliscano; lasciate piu a lungo quelli 
di cui volete raccorre il seme. Trapiantate 
le piante annuali. Curate la fioritura delle 
rose, levando le appassite. Trapiantate ai 
piedi delle rose inn estate sulle rose ca- 
nine betunie e gerani (Pelargonium) per 
nasconderne la nudita dopo la fioritura. 
Sostenete con pali robusti le dalie. Se- 
minate nei vivai per 1' anno venturo Va- 
leriana rossa ( Valeriana rubra), garofani, 
digitale (Digitalie purpurea), croce di Ge- 
rusalemme (Lychnis chalcedonica), campa- 
nelle, primavere {Primula veru). 

Luglio. 

1064. Frutteto.— Sciogliete e levate le 
legature degli innesti. Sopprimete i ger- 
mogli che spuntano sotto gli iunesti. Sor- 
Tegliate la vigna, che non s'ammali. Di- 
radate colle cesoie i grappoli troppo ricchi 
di grani. Levate con precanzione le foglie 
che coprono i peschi. Curate il raccolto 
delle pere precoci, avendo riguardo ai 
bottom fruttiferi per l'anno venturo. In 
caso di siccita prolungata, inaffiate al 
piede anche i vecchi alberi in spall iera. 
Date la caccia alle lumache e agli iusetti. 
Procedete agli innesti. 

1065. Orto. — Seminate gli ultimi pi- 
selli. Trapiantate i cavoli. Inaffiate rande- 
ratainente i meloni. Tenete sem pre, presso 
le melonaie, stuoie e strame per coprirle 
in caso d' uragano. Torcete gli steli delle 
cipolle da conservare nell' inverno. Rise- 
mi nate cipolle e porri. Sradicate 1' aglio 
e le cipolline. Raccogliete le patate pri- 
maticce. Bincalzate i sedani. Inaffiate ab- 
bondantemente le rape. Legate le cicorie 
perche diventin bianche. Raccogliete i 
grani a mano a mano che maturano. Le- 
gate e rincalzate i cardi. Raccogliete i fa- 
gioli verdi e da sgosciare senza danneg- 
giare le piante. Inaffiate abbondantemente 
i citriuoli. Raccogliete i primi cocomeri. 

1066. Giardino. — Curate la fioritura 
delle piante annuali sopprimendo gli steli 
senza fiori. Tagliate terra terra gli steli 
senza fiori dei garofanini da ornamento. 
Ordinate in spalliere a ventaglio i garo- 
fani che devono essere iu piena fioritura, 
e inaffiateli copiosamente. Innestate a mar- 
gotto i garofani a fiori appassiti. Levate 
dai rosai le rose appassite. Inaffiate ab- 



bondantemente i gerani e le betunie. Sor- 
reggete i Gladioli che stanno per fiori re. 
Tenete lontane le lumache dalle dalie. 
Inaffiate spesso la Lantana camara e le 
fuchsie (Fuchsia). Piantate gli eliotropi (He- 
liotropium peruvianum). Sotterrate i vasi 
di tutte queste piante nelle aiuole, sicche 
sembri crescano dal suolo. Fate delle guar- 
nizioni di Lobelia erinue, di Ouphea mi* 
niata, e di Horteneia otakeia intorno ai 
cespugli d'azalee e di rododendri. Inne- 
state i crisantemi. 

Agosto. 

1067. Frutteto. — Continuate gli innesti 
ad occhio. Spampanate leggermente le viti 
a grappoli precoci. Curate la raccolta dei 
frutti di stagione : pesche, prugne, albi- 
cocche, pesche noci. Stendete della paglia 
al piede delle spalliere di peschi per non 
perdere le pesche che cadono. Verso la 
fine d' agosto cominciate ad aprire le gem- 
me dei meli e dei peri. Continuate occor- 
rendo gli abbondanti inaffiamenti delle 
spalliere colle pompe a mano. Preparate 
il suolo dei vivai. Seminate i noccioli di 
ciliegio, di pesco, di susino, di albicocco. 
Date una caccia attiva agli insetti. 

1068. Orto, — Inaffiate molto i cocomeri. 
Raccoglietenei frutti giorno per giorno. Ta- 
gliate i gambi delle zucche e dei citriuoli 
rasente al suolo: inaffiate mattina e sera. 
Trapiantate le fragole. Curate le piante 
in semenza; isolatelo per evitare gli in- 
crociamenti accidental. Tenete lontani 
gli uccelli. Rinnovate la seminagione di 
fagiuoli, lattughe d' inverno, cicoria, ca- 
rote, rape, spinaci. Affrettate con nero 
vegetale e con guano la vegetazione dei 
cavoli. Concimate con colombina i poponi 
deir ultima stagione, da raccogliere in 
settembre. Fate asciugaro e serbate i semi 
dei meloni migliori. 

1069. Giardino. — Rinnovate la terra 
delle aiuole dei giacinti e dei tulipani. 
Alia fine del mese piantate le loro cipolle. 
Curate il crescimento e la fioritura delle 
dalie. A mano a mano che cessano di pro- 
durre fiori, innestate amargotto i garofani. 
Raccogliete i semi delle piante d'ornamonto 
annuali e biennali. Inaffiate abbondante- 
mente le Lantana!, le fuchsie, i gerani, le 
verbene, i di cuj vasi sono sepolti nelle 
aiuole. Trapiantate 1* amorino dove manca: 
le aiuole debbono esserne guarnite a pro- 
fusion e. Fate le ultime seminagioni di Col- 
liniia bicolor, di Mahomia maritima, di 



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CALENDABIO DELL' ORTICULTORE E DEL GIARDINIERE. 



109 



Nemophila inrignu e maeulata, d' amorino. 
Seminate le viole del pensiero per la pri- 
mavera. 

Settbmbbb. 

1070. Frutteto.— Curate il raccolto del 
peschi e degli albicocchi tardivi. Spampa- 
nate le viti per scoprire i grappoli presso 
a matnrare. Date la caccia alle vespe; 
ricorrete ai mezzi noti per distruggerle 
insienie agli altri insetti nocivi alia vite. 
Baccogliete e fate seccare le prugne, i fichi, 
lo zibibbo. Lav or ate superficialmente il 
yivaio. 

1071. Orto.— Nei primi giorai del mese 
fate 1' ultima seminagione di fagioli. Se- 
minate i cavoli rossi, i cavoli fiori semi- 
duri, le lattughe, gli ultimi radicchi. Ter- 
minate la raccolta dei semi. Raccogliete 
e conservate in luogo fresco ed aerato le 
zucche e i citriuoli. Raccogliete gli ultimi 
poponi. Fate seccare e vuotate le zucche 
e le colochinte a frutto non boono, per 
conservam i semi. Freparate i granai pei 
legumi. Utilizzate il terreno libero per gli 
ultimi raccolti, piantando cavoli rossi e 
cavoli di Bruxelles ; altrimenti lavoratelo 
e concimatelo. 

1072. Giardino. — Inaffiate abbondan- 
temente i semenzai di campanelle, garo- 
feni, rose, e dell'altre piante biennali da 
trapiantare nel vivaio 1' anno venturo. Pre- 
parate le aiuole per le violette. Togliote 
dal giardino le piante di serra fredda o 
temperata, i vasi delle quali furono sepolti 
nelle aiuole. Al loro posto ponete dei ce- 
spugli di crisantemi e di salvia. Sotter- 
rate i bulbi dei giacinti e dei tulipani che 
non avete potato pi an tare in agosto. Se- 
minate le piante che fiori ranno a maggio, 
e custodite i vasi nelle serre. 

Ottobrr. 

1073. Frutteto. — Continuate a seminare, 
meutre i frutti maturauo, i mandorli, i 
peschi, ec. Raccogliete i frutti a gran el li 
appena maturi, senza aspettare che ca- 
dano. Gominciate a piantare gli alberi che 
perdono le foglie. Provvedete terreno ve- 
getale per guarnire il piede degli alberi 
da piantare in novembre. 

1074. Orto. — Sopprimete le vecchie 
piante di carciofi e di asparagi, dopo aver 
raccolte le bacche di questi, dalle quali 
torrete i grani facendole macerare nelPac- 
qua. Curate la piantagione autunnale delle 
patate a 85 cm. almeno di profondita. 



Piantate gli asparagi e copriteli di con- 
cime. Coprite le fragole con stuoie per 
averne gli ultimi frutti. Trapiantate i ca- 
voli di primavera e le lattaghe d' inverno. 
Continuate a piantare i porri. 

1075. Giardino. — Curate la fioritura 
delle dalie. Tagliatene giorno per giorno 
i fiori appassiti. Fecondate artificialmente 
le varieta che desiderate incrociare fra 
loro per averne delle nuove sotto-varieta. 
Curate la seconda fioritura del caprifoglio 
{Lonieera). Tagliate i fiori appassiti sulle 
rose del Bengala e della China. Alia fine 
del mese tagliate basso basso le rose della 
China, e copritele di paglia. Curate la fio- 
ritura dei crisantemi d' India. Alia meta 
del mese, le verbene, gli eliotropi, le lan- 
tan e non debbono essere piu nelle aiuole. 
Gli inaffiamenti nelle serre debbono essere 
moderati. Date aria in abbondanza quando 
non fa molto freddo. 

November. 

1076. Frutteto. — Cominciate a trapian- 
tare gli alberi da frutta. Muniteli di pali 
robusti. Potate, cominciando dagli alberi 
vecchi e da quell i che prima hanno per- 
duto le foglie. Se avete a tagliare dei 
grossi rami, coprite le ferite con un in- 
tonaco qualunque. Preparate le buche per 
trapiantare in primavera. Lavorate pro- 
fondamente le terre che dobbono essere 
volte a verziere, e risanatele con un buon 
drenaggio. 

1077. Orto. — Terminate la piantagione 
e la concimazione degli asparagi. Rincal- 
zate gli ultimi sedani. Seminate in piena 
terra le insalate d' inverno. Alia fine del 
mese seminate appie d* un muro esposto 
a mezzodl piselli, carote olandesi, pasti- 
naca. Coprite d'invetriate gli asparagi. 
Rincalzate i carciofi, e tenete pronto lo 
strame pei casi di geli improvvisi. Rac- 
cogliete i cavoli di Bruxelles o gli ultimi 
cavoli fiori. Preparate la barba di cappuc- 
cino. Rinnovate le guarnizioni di acetosa. 
Continuate i lavori di terra e di conci- 
mazione. 

1078. Giardino. — Eccettuati gli astri 
e i crisantemi, riponete tutte le piante 
nella serra. Togliete prima dei grandi 
freddi i bulbi delle dalie per conservarli 
in cantina. Curate la fioritura degli ultimi 
crisantemi. Raccogliete gli ultimi fiori di 
amorino. Finite d' impagliare i rosai. Co- 
minciate a fare alle aiuole la loro toeletta 
d' inverno. 



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110 



CALEtfDAKtO. 



December. 

1079. Frutteto. — Affrettate la potatu- 
ra. Continuate a trapiantare. Cercate e 
distruggete le nova e le crisalidi degli 
insetti. 

1080. Orto. — Sbarazzate dalla neve i 
cavoli di primavera. Trapiantate sotto in- 
vetriate a stufa le lattughe. Rinnovate la 
seminagione dei piselli e dei fagioli pri- 
maticci. Date aria nel giorno alle cantine 
ed ai cellieri dei legumi. 

1081. Oiardino.— Piantate nelle aiuole 
zafferano, anemone, fora-neve. Sorvegliate 
le aiuole dei giacinti e dei tulipani; pre- 
servatele dagli insetti. Levate gli amorini 
che sono stati ultimi a fiorire. Tagliate a 
terra i gambi dei crisantemi. Nelle serre 
abb i ate una temperatura costante ; inaf- 
fiate leggermente: levate ie foglie secche 
o imputridite. Nei boschetti raccogliete 
accuratamente le foglie, che vi serviranno 
per coprir le piante che temono il freddo. 
Raccogliete i grani degli alberi d'orna- 
mento. Preparate lebucheper trapiantare. 

1082. Certi alimenti, come la came di 
manzo, le carni salate, i pesci affumicati 
o marinati, si trovano in tutti i mesi del- 
Panno e presso che alio stesso prezzo; 
ma altrettanto non si pud dire del pesce 
fresco, della selvaggina, dei legumi, dei 
frutti. La massaia trovera qui appresso 
P indicazione dei legumi, della selvaggina, 
del pesce, dei frutti che trovera nei di- 
versi mesi delPanno, sani, maturi, a buon 
mercato. 

Calendario della massaia. 

Gennaio. 

1083. Came, — Bue, montone, vitello, 
maiale, agnello, daino, cervo, capriolo, cin- 
ghiale. 

Selvaggina e pollame. — Gapponi, polli, 
oche, anatre, tacchini, lepri, conigli, per- 
nici, fagiani, beccacce, piccioni. 

Pence. — Carpi, tinche, barbi, anguille, 
pesci persici, trote, salmoni, merluzzo, 
sogliole, aringhe, razze, aselli, rombi, gam- 
beri, aragoste, ostriche, telline. 

Vegetali. — Cavoli fiori, cardi, sedani, 
patate, cavoli, cavoli di Bruxelles, sauer- 
Vraut, raponzoli, barba di cappuccini, scor- 
zonera. 

Frutta.— Pere d'inverno, mele, pinoc- 
chietti, aranci, marroni, castagne, noci, 
nocciuole. 



Febbraio. 

1084. Came. — Bue, montone, vitello, ec, 
come in gennaio. 

Selvaggina epollame. — Come in gennaio. 
Pesce. — Come in gennaio. 
Vegetali, frutta. — Come in gennaio. 

Marzo. 

1085. Came. — Agnello, maiale. 
Pollame. — Polli, capponi, anatre. Niente 

selvaggiume. 

Pence. — Come nel mese precedente, piu 
gronghi e sgombri. 

Vegetali. — Spiuaci, radiccbi di campa- 
gna, lattuga verde, cavoli, crescione. 

Frutta. — Come nel mese precedente. 

Aprile. 

1086. Came. — Agnello. 

Pollame. — Come nel mese precedente. 

Peace. — Come nel mese precedente, piu 
seppie e calamai. 

Vegetnli. — Asparagi, broccoli, patato 
primaticce, lattuga romana, radicchi di 
campagna, crescione, maceronc. Pochi e 
cari i legumi. 

Frutta. — Qualche pera e qualche mela. 
Fragole primaticce. Aranci. 

Maggio. 

1087. Pollame. — Polli, anatre, piccioni. 
Pesce. — Come nel mese precedente meno 

le ostriche e le aragoste. 

Vegetali. — Asparagi, piselli, fagiolini 
verdi, carciofi, cavoli, cipolline, fave, lat- 
tuga, radicchi d' estate, citriuoli, rape, 
carote. 

Frutta.— Fragole. Ciliegeprecoci e qual- 
che mela. 

Giugno. 

1088. Pollame. — Polli, piccioni. 
Pesce. — Come nel mese precedente. 
Vegetali. — Come nel mese precedente. 
Frutta. — Fragole, lamponi, ciliege, po- 

poni, ribes, uvaspina. 

Luglio. 

1089. Pollame. — Come nel mese pre- 
cedente. 

Pesce. — Carpi, tinche, pesci persici, an- 
guille, sgomberi, asello. 

Vegetali. — Piselli, fagioli, fave, patate, 
pomodori, citriuoli, cavoli, sedani, insalata. 

Frutta. — Fragole, ciliege, lamponi, ri- 
bes, albicocche, prugne, pere (moscata, 
madama, rosa), mele d' estate. 



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COMMERCIO. 



Ill 



Aoosto. 

1090. PoUame. — Tacchini, polli, pic- 
cioni. 

Pence. — Carpi, tinche, angnille, pesci 
persici, sgomberi, gamberi, ghiozzi. 

Vegetali.— Come in luglio, piu i carciofi. 

Frutta. — Fragole, ciliege, albicocche, 
prugne, pesche, meloni, pere d' estate, mele 
d'Astrakau, cocomeri. 

Skttkmbrr. 

1091. Came, — Maiale. 

Pollame e nelvaggiwne. — D* Oglli specie. 
Pence. — Come in agosto; piu le razze, 
le sardine, i granchi, le ostriche, le tellino. 
Vegetal*. — Come in agosto. 
Frutta. — Ogni sorta. 

Ottobrb. 

1092. Came. — Come in sottembre. 
Pollame e nelvaggiume. — D'ogni specie. 
Pence. — Come in agosto. 

Vegttali. — Come in agosto, eccettuati 
i piselli e le fare. 

Frutta. — D'ogni sorta. Noci e uocciuole 
fresche. 

NOVKMBRK. 

1093. Came. — Come in settembre. 
Pollame e nelvaggiume. — D* Ogni sorta. 
Pence. — Come in agosto. 

Vegttali. — Fagioli, carciofi, cavoli fiori, 
cavoli di Bruxelles, radicchio, cardi, scor- 
zonera. 

Frutta. — Quelle conservate del mese 
precedente. Mele, pere, noci, nocciuole. 

Decembre. 

1094. Came. — Come in settembre. 
Pollame e nolvaggiume. — Come nel mese 

precedente. Oche. 

Pence. — Come in agosto. 

Vegetali. — Cavoli, cavoli di Bruxelles, 
raponzoli, scorzonera. 

Frutta. — Quelle conservate. Aranci. 



Commercio. 

1095. Commercio significa cambio o scam- 
bio. Cambio e un contratto mediante il 
quale le parti contraenti si danno una 
cosa contro un'altra: o merce per merce, 
o merce per danaro. II commercio, dice 
Cesare Cantu, e quello tra le occupazioni 
umane che esige piu estesa intelligenza 
per dirigere un numeroso personale, com- 



binar l'azione di molte manifatture, in- 
vigilare gli emuli, badare ai bisogni e ai 
gusti del mondo intero, e affinarsi per 
soddisfarli; mette alia prova l'attivita, 
l'onesta, l'abnegazione, la coscienza. Fon- 
dasi sulla fiducia che s' ha, e che si in- 
spira; giacche la minor parte degli affari 
e quella che si compie col danaro ; la mag- 
gior parte col credito, con le commissioui, 
colle cambiali. 

1096. Commercianti. — Commercianti di- 
consi coloro che esercitano atti di commer- 
cio per professione abituale, e le societa 
commerciali. I minori d'eta, gli interdetti, 
gli inabilitati, i magistrate gli avvocati, 
i pubblici impiegati, gli agenti dol governo, 
i comandanti militari non possono eserci- 
tare il commercio. Lo possono i minorenni 
se emancipati dal padre, e le donne ma- 
ritate col consenso tacito o espresso del 
marito. 

1097. II commerciante deve conoscere 
almeno le principali lingue straniere, la 
geografla e la storia, la matematica ele- 
mentare soprattutto. Nella propria lingua 
deve essere versatissimo. La espericnza, 
una condotta specchiata, irriprovevole, 
devono concorrere ad ottenergli credito, 
fiducia, affari. II porto, la dogana, la bor- 
sa, il codice commerciale non debbono aver 
segreti pel commerciante. 

1098. Scrittura. — II codice prescrive a 
tutti i commercianti, anche ai piccoli mer- 
canti, la tenuta di tre specie di libri: il 
libro-giomale, il libro copia-lettere e il libro 
inventari. 

1099. II libro-giomale deve presentare 
giorno per giorno i debiti e i crediti, le 
operazioni fatte, le negoziazioni, le accet- 
tazioni, o girate di effetti, 1' indicazione 
di quanto riceve o paga per qualsiasi ti- 
tolo civile o commerciale. Prima di ser- 
virsene deve fame numerare e firraare 
ogni foglio da un giudice del Tribunale 
di commercio o dal Pretore, il quale sul- 
1' ultimo foglio indica il numero totale dei 
fogli. Ogni anno questo libro deve essere 
presentato o vidimato dal giudice, o dal 
pretore, o da un notaio, e cio senza al- 
cuna spesa. Non vi debbono essere spazi 
in bianco, interlinee, trasporti in margine, 
abrasioni. 

1100. II libro copia-lettere deve COnte- 
nere trascritte le lettere e i telegrammi 
spediti dai commercianti, e cio con le 
stesse norme che sono richieste pel libro- 
giomale. II commerciante deve pure con- 



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112 



COMMERCIO. 



servare in fascicoli le lettere e i tele- 
grammi cbe riceve. 

HOI. Ogrni anno il commerciante deve 
fare un inventario dei suoi beni mobili ed 
immobili, dei suoi debiti e crediti di qua- 
lunque natura e provenienza, e trascri- 
verlo nel cosl detto libro degli inventari, 
pel quale pure richiedonsi le norme che 
per gli altri libri di commercio, che tutti 
debbonsi con servare almeno 10 anni. 

1102. II commerciante che non obbedi- 
sca alle suddette prescrizioni della legge, 
pud essere dichiarato colpe?ole di banca- 
rotta semplice, se fallito. 

1103. I metodi di registrazione delle 
operazioni di commercio sono due: la ecrit- 
tura templice e la icrittura doppia. Chi 
voglia tenere una contabilita sicura e com- 
pleta, dee adottare quest* ultimo metodo, 
come quello che da sempre la posizione 
di ciascun corrispondente, fornisce i mezzi 
per dargli ragione del mo?imento dei va- 
lori coi quali opera, del guadagno o della 
perdita derivata da ogrni singola operazione 
o dalle operazioni generali, e per far sem- 
pre e facilmente il bilancio, o prospetto 
delle condizioni della amministrazione. 

1104. Mentre la scrittura semplice apre 
nn conto solo agli individui coi quali si 
hanno relazioni d'affari, la scrittura dop- 
pia lo fa anche per gli oggetti, pei valori, 
per le mercanzie; e mentre ogni articolo 
del giornale a scrittura semplice non com- 
prende che un debitore o un creditore, in 
quello a scrittura doppia sono entrambi 
compre8i. D'onde il nome. 

1105. La scrittura doppia esige V uso 
di alcuni libri ausiliari, e cioe: la cosl 
detta prima nota che e la minuta del gior- 
nale, ogni articolo della quale devo con- 
tenere il nome del debitore, quello del 
creditore, il motivo della registrazione e 
V importo, premessa la data; il libro ma- 
itro, sul quale ogni articolo del giornale 
deve essere portato a debito del conto 
debitore e a credito di quello creditore, 
sicche ogni articolo ha la sua contropar- 
tita; il libro dei conti correnti che porta 
le partite di tutti i corrispondonti e le 
operazioni registrate al momento della 
loro effettuazione ; il libro delle fatture; 
quello delle comm%—ioni; e quello deUe 
piccole epeee. 

1106. La corriepondenza cotnmerciale deve 
avere certe quali ta essenziali. Anzitutto 
richiedesi massima chiarezza nella espo- 
sizione; lo stile deve esser piano, senza 



essere basso o Tolgare, elegante, non ri- 
cercato; la precisione deve essere unita 
alia brevita. Debbonsi confermare scri- 
vendo le lettere alle quali non si ebbe ri- 
sposta; e devesi accusar ricevuta di quelle 
pervenute. Nel dare ordinazioni e nel chie- 
dere informazioni non si deve mai usare 
tono imperioso. 

1107. Scrivendo devonsi toccare cate- 
goricamente tutti i punti necessari, e non 
perder di vista alcuna parte della lettcra 
cui si ri8ponde; fare le dovute riflessioni 
sopra ognuna di esse, e piu particolar- 
mente circa quelle che trattano di negozi 
importanti. Le lettere scritte debbonsi at- 
tentamente rileggere. Devono essere scritte 
con carattere leggibile, senza cancellature. 
La soprascritta, la firma, 1' indirizzo deb- 
bono essere ben chiari. 

1108. Lettere di catnbio o cambiali. — 
I requisiti essenziali delle lettere di cam- 
bio o eambialit sono: a) la data; b) la de- 
nominazione di eambiale o lettera di eambio 
(alia quale, se essa con ten ga l'obbliga- 
zione di pagare, pu6 anche essere sosti- 
tuita quella di pagherd vaglia eambiario) 
espressa nel contesto della scrittura, o 
scritta dal traente o dall' emittente, colla 
sua sottoscriziono; e) 1'indicazione della 
persona del prenditore, della somma da 
pagarsi, della scadenza, del luogo del pa- 
gamento ; d) la sottoscriziono del traente 
o delF emittente col suo nome e cognome, 

colla sua ditta, o quella di un suo man- 
datario speciale. 

It09. La girata e quella operazione con 
cui si trasferisce ad altri la proprieta d'una 
eambiale e tutti i diritti ad essa inerenti. 

1 giranti sono solidariamente responsabili 
della accettazione e del pagamento della 
eambiale alia scadenza. La girata si scrive 
a tergo della eambiale, con la data e la 
firma per intero del girante sotto le pa- 
role : c £ per me pagate al signor.... » La 
frase: € senza garanzia » toglie ogni ob- 
bligazione al girante. La girata d'una eam- 
biale gia scaduta produce gli effetti di una 
cessione. 

IHO. L* accettazione della eambiale e 
l'atto scritto col quale il trattano o al- 
tri si obbliga a pagare la eambiale alia 
scadenza. Essa pud essere limitata ad una 
parte della somma totale. II nome e il 
cognome, anche senza la frase: « accetto » 
sulla eambiale. non per6 a tergo, bastano. 
VavvaUo e l'obbligazione che assume un 
terzo di pagare la eambiale alia scadenza 



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CUCINA (UTENSILI DI). 



113 



nel ca80 che non sia pagata dal traente 
o dal trattario o da alcuno dei giranti. 
Si esprime colla frase: « per avvallo » sot- 
toscritta. Delle cambiali si possono avere 
duplicati e copie, ma senza l'accettazioue, 
e colle indicazioni: c prima > — < secon- 
da, » ec. 

1111. La cambiale si presenta pel paga- 
mento nel luogo e giorno indicati ; se il 
giorno fissato e festivo, quello del paga- 
mento e il primo seguente non festivo. 
Quando la cambiale non fu pagata da al- 
cuna delle persone indicate, pud esserlo 
c per iutervento > da altri che subentra 
nei diritti del possessore. 

1112. La mancanza total e o parziale del 
pagamento si prova coir atto del protexto, 
che deve essere redatto da notaio o meglio 
da usciere, risparmiandosi cosl le spese. 
La dichiarazione di rifiuto del pagamento, 
sottoscritta e registrata entro due giorni 
dalla data della scadenza, pud tener luogo 
del protesto. 

1113. 11 possessore della cambiale deve 
dare avviso al suo girante del mancato 
pagamento, con lettera raccoraandata, en- 
tro due giorni dalla data del protesto o 
della dichiarazione che lo surroga. Ogni 
giratario deve fare altrettanto al proprio 
girante, sino al traente o al primo girante. 
Chi non adempie a tale obbligo e tenuto 
al rifacimento dei danni. La cambiale ha 
gli effetti di titolo esecutivo. Al creditore 
cambiario e data facolta di procedere al 
precetto esecutivo colla intimazione al 
debitore di pagare entro cinque giorni, 
dopo i quali pud passare al pignoramento 
mobiliare. 

1114. Assegno bancario o cheque. — L*ct«- 
8egno bancario (franc, cheque, ingl. check) 
e un ordine scritto, mediante il quale chi 
ha una somma disponibile in danaro presso 
un istituto di credito pud valersi di tutta 
o di una parte della medesima a favore 
proprio o di un terzo. E una sottospccie 
di cambiale, cui si applicano tutte le indi- 
cate disposizioni. Esso deve essere presen- 
ta to al trattario entro otto giorni dalla 
data, se e tratto nel luogo dove e paga- 
bile; entro 15 se in luogo diverse 

1115. Assicurazioni. — Dicesi assicurazione 
un contratto pel quale l'assicuratore si ob- 
bliga, mediante premio, a risarcire le per- 
dite oi danni che possono derivare all'as- 
sicurato da determinati casi fortuiti o di 
forzamaggiore,ovvero a pagare nna somma 
di danaro secondo la dnrata o gli eventi 

Libro per tutti. 



della vita di una o piu persone. Yi sono 
quindi assicurazioni sui beni contro i dan- 
ni, e assicurazioni sulla vita. 

1116. Fallimento. — Dicesi in istato di/al- 
limento quel commerciante che cessa di fare 
i suoi pagamenti per obbligazioni commer- 
cial!. II fallimento e dichiarato con sen- 
tenza pronunciata o sulla dichiarazione del 
fallito, o ad istanza di uno o piu creditori, 
o d'ufficio ; ancbe se il commerciante siasi 
ritirato dal commercio, ma solo entro cin- 
que anni dal giorno in che avvenne il ri- 
tiro; ed anche se sia morto, ma entro un 
anno dalla decessione. 

1117. 11 nome e il cognome del fallito 
sono scritti in un albo affisso nella sala 
del tribunale e nelle sale delle Boise di 
commercio in cui il fallito non pud piu 
entrare. Esso non pud allontanarsi dal suo 
domicilio senza permesso del giudice de- 
legato; viene privato dell'amministrazione 
de' suoi beni. Quando il fallimento sia 
determinate da negligenza colpevole nel- 
Padempimento delle prescrizioni della leg- 
ge e del dovere, o dalla frode e dal falso, 
esso diventa bancarotta semplice o ban- 
carotta fraudolenta, e il Pubblico Ministero 
pud promuovere l'azione penale contro il 
commerciante anche prima e senza la di- 
chiarazione del fallimento. 

1118. Nei reati di bancarotta semplice 
il rainimo della pena & di sei mesi; nei 
reati di bancarotta fraudolenta e commi- 
nata la pena della reclusione, e nei casi 
piu gravi anche quella dei lavori forzati 
a vita. 

Cucina (Utensili di). 

1119. La cucina e la stanza in cui si 
cuociono e si apprestano le vivandc. Essa 
deve essere spaziosa, ben illnminata, pu- 
lita, con un buon pavimento di mattoni, 
lontana dal luogo di decenza, con le fine- 
stre munite possibilmente di una rete 
metallica a maglie finissime, la quale im- 
pedira alle mosche di invadere la cucina, 
alia cuoca ogni possibile distrazione. Deve 
possedere inoltre un largo cammino, un 
fornello o murello, e un piccolo forno. 
(Vedi Riscaldamento.) 

1120. II fornello o murello e nn muric- 
ciuolo massiccio, alto circa un metro, sul 
cui piano sono parecchie buche quad re di 
varia grandezza, con graticole in fondo, 
su cui mettesi brace o accendesi carbone 
per farvi cuocer le vivande. 

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CtJCINA (UTENSILI DI). 



1121. I fornelli economici di ghisa sono 
inolto pin comodi e piu economici. Qua- 
lunque combustibile pud esserc utilizzato 
in essi ; il migliore e il carbone coke. Essi 
hanno un focolare unico che riscalda tutto 
1' apparecchio e permette di cuocere con- 
tern poraneamente parecchie vivande; una 
caldaia, nel mezzo, e sempre piena d'acqua 
calda pei bisogni dell a cucina, e pud ser- 
vire ai baguimaria. Lo buche del fornello 
sono circolari e si chiudono mediante un 
certo numero di coperchi anulari, si che 
8* adattano ad ogni casseruola. 

1122. II tavolone di cucina deve esser 
fatto di legno di faggio, e deve avere uno 
spessore nel piano di circa 10 cm. II le- 
gno di faggio si lava benissimo. Deve es- 
sere inoltre provvisto di cassetti.Un ceppo 
a tre piedi e pur necessario per tagliare 
la carne. Si suol fare di faggio, e d' un 
sol pezzo del tronco, in piedi. 

1123. L'acquaio e lo stanzino dove si 
rigovernano i piatti sulla pila, che e una 
pietra piana, larghetta, con qaattro basse 
sponde, ferma sur un muricciuolo, e munita 
d'un buco pel quale, quando lo si apra, la 
rigovernatura passa nello smaltitoio. Que- 
sto buco suol munirsi d'un retino, perche 
ne cucchiaino, ne forchetta, ne altro si- 
mile vi cada entro. Qualche volta la pila 
e nelJa cucina. In tal caso, soprattutto, le 
sue pareti dovrebbero essere coperte o di 
poroellana, o di ferro smaltato, o di marmo, 
o verniciate ad olio, per maggiore net- 
tezza. 

1124. Al disopra della pila si pu6 avere 
un robinetto dal quale a piacere sgorghi 
T acqua. Accanto alia pila si pone la ra- 
strelliera, una specie di cassa quadrango- 
lare, sul cui fondo s tan no paralleli due re- 
goli intaccati a scaletta, ritegno dei piatti 
gia rigovernati che vi si posano per col- 
tell o, appoggiandoli lateral men te ad alcune 
traverse, per farli sgocciolare e asciugare. 
La rastrelliera e sostenuta su due men- 
sole, con alquanta inclinazione verso la 
pila, affinche su di essa, per un foro pra- 
ticato nel fondo della rastrelliera, ricada 
1* acqua sgocciolante dai piatti. 

1125. Nella pila si tiene un catino, largo 
vaso di terra verniciata, o di legno a do- 
ghe, in cui si versa il ran no per rigover- 
nare le stoviglie. La rigovernatura si deve 
sempre fare col ranno, cioe con acqua cal- 
dissima passata sulla cenere o bollita con 
essa; altrimenti non si levera bene l'un- 
tume dai piatti, ed essi sapranno di lezzo. 



Gli strofinacci staranno bene riposti, e non 
in vista. 

1126. GH arnesi che servono al cucinare, 
le stoviglie, il vasellame, devono esser te- 
nuti con gran cura e sempre puliti. Le 
casseruole di rame ben terse e lucenti, e 
vero, sono belle a vedersi, e formano l'or- 
namento della cucina; ma, oltre al co- 
star molto, richiedono molta prudenza nel- 
V uso, perche lasciandovi raffreddare certi 
alimenti grassi o acidi, si formano su di 
esse dei sali di rame velenosissimi. Me- 
glio percid i vasi di terra cotta, di por- 
cellana, di latta, di ferro fuso smaltato, 
dei quali sara bene, a risparmio di tempo 
e di combustibile, avere una sene per di- 
mensioni. 

1127. Bisogna aver cura di far scaldare 
a poco a poco e di ungere internamente 
le pentole e le casseruole di ghisa, che 
altrimenti potrebbero annerire le vivande 
e spezzarsi. I piatti ovali e rotondi di 
porcellana sono utili per certe vivande 
da cuocere al forno, pel pesce, ed altro. 

1128. II girarrosto, una macchinetta a 
ruote con la quale si fa girare su di se 
lo spiedo e con esso la carne che vi e 
infilzata, e sempre il miglior sistema per 
faro 1' arrosto, giacche le carni cotte al 
forno si disseccano troppo. Vi sono altresi 
dei girarrosti a molla e a peso. Lo spiedo 
si fa di ferro, come il cosl detto fatto ri no 
a fori o a sega, che serve di sostegno alia 
punta dello spiedo. Invece dello spiedo e 
del girarrosto, si pud usare una rostic- 
ciera di ferro battuto e stagnato, di forma 
arrotondita, elittica. 

1129. Sono arnesi di cucina necessari 
le grate] le di di versa forma e grandezza; 
una padella di ferro, un padellone, una 
padellina, e una padella per le bruciate; 
diversi colatoi o coloni, gli uni a fori picco- 
lissimi, pel brodo, per le salse, gli altri a 
fori piu larghi; stacci e staccini di tela 
metallica e di crino ; mortai d' ottone col 
pestello pure d' ottone, o di marmo col 
pestello di legno duro o di porcellana; 
romaioli, mestole, di diverse grandezze; 
un lardatoio, un tagliere, una mezzaluna, 
un coltello da battere, un matterello, un 
tagliapasta, uno sprone, una tafferia di 
legno col relativo vasetto da infarinare, 
una grattugia, una grattugina per la noce 
moscata e per le bucce di limone, qual- 
che sacchetto per le droghe, i bossoli pel 
sale e per le spezie, uno scotitoio per 
l'insalata, una stringa pel burro, una fru- 



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UliClNA (UTENSILI DI). 



US 



sta per montar la panna o per dignazzare 
le chiare d'novo. 

1130. Un tostino di ferro per torrefare 
il caffe e indispensabile, come il macinino, 
se si voglia un buon infuso di caffe. Di 
macinini se ne hanno di forme diverse :il 
piu comodo e quello di ferro, formato da 
due tronchi di cono 1' uno sull' altro per 
]a base piu piccola, e da una rite a pres- 
sione per mezzo della quale si pud fissare 
sulla tavola. 

1131. Un arnese utilissimo e il bollilatte: 
e una specie di imbuto tronco rovesciato 
e munito superiormente d' un largo orlo 
leggermente inclinato all'esterno. il di 
latta, e si pone dentro alia casseruola che 
contiene il latte. Quando il latte comin- 
cia a boll ire, esso sale su per 1' imbuto, 
e si rovescia nella casseruola per 1* orlo 
superiore. S' evita cosl la perdita del latte, 
e s' evita anche il puzzo che manda il latte 
quando bollendo cade sul fuoco. 

1132. Gli utensili di cucina a manico, 
come le teiere, le caffettiere, gli armini, 
di metallo, debbono avere il manico di 
legno, perche il legno, cattivo conduttore 
del calorico, non si scalda mai tanto da 
scottar le mani c-ome fareb>e un manico 
di metallo. Se il manico e di metallo, bi- 
sogna coprirlo di lana, di cordicella o di 
vimini. 

1133. La stessa avvertenza fatta pei vasi 
di rame, di non lasciarvi cioe raffreddare 
le vivande, bisogna averla anche pei vasi 
verniciati. Le vernici sono a base di sol- 
furo di piombo che pud dar luogo in pre- 
senza di acidi o di grassi a sali di piombo 
non meno pericolosi di quelli di rame. 

1134. L' acqua contennta in un seccbio 
di zinco non e punto cattiva : si pud usarne 
senza timore pei bisogni della cucina; ma 
non si devono mai conservar nei vasi di 
zinco o zincati i frutti, il sale, gli acidi, 
anche se debolissimi, come l'aceto, il succo 
di limone, ec, perche lo zinco e uno dei 
metalli piu attaccabili dagli acidi, che 
possono seco dar luogo alia formazione 
di sali dannosi all' orgauismo. 

1135. Per conservare il maggior tempo 
possibile il calore a un liquido bollente 
contenuto in un vaso, bisogna avviluppar 
questo in un cencio di lana. Un apparec- 
chio ingegnosissimo che serve a questo 
scopo e la cosi detta marmitta svizzera. 
Essa e composta d' una cassa erraetica- 
mente chiusa, foderata di lana cardata e 
di feltro, entro la quale si pone il vaso. 



II liquido e gli aliment! si conservano in 
tal modo caldi per moltissimo tempo. - 

1136. Le casseruole di rame si puliscono 
con della sabbia finissima e un po 1 di farina 
bagnate nell'aceto, poi con un po'di terra 
marcia. Quando il rame e ben terso, si 
sciacqua il vaso nelP acqua fredda e si 
asciaga accuratamente. La cosl detta acqua 
di rame e d'uso pericoloso. Le casseruole e 
gli altri utensili di ferro o di ghisa si puli- 
scono con cenere e acqua esternamente : 
per T interno basta V acqua calda. 

1137. Quando qualche po' delle vivande 
troppo riscaldate rest a attaccato al fondo 
delle casseruole, non bisogna cercar di to- 
glierlo con un coltello o altro simile ar- 
nese ; bastera farvi bollire un po' d' acqua 
e di cenere e fregare con una spazzola di 
saggina. 

1138. Gli arnesi di latta si puliscono 
benissimo facendoli bollire in acqua nella 
quale si sia messa della cenere o qualche 
cristallo di soda. 

1139. I coperchi dei fornelli, il fondo 
esterno delle marmitte, delle padelle, e 
in genere gli arnesi di ferro anneriti dal 
fuoco, si puliscono fregandoli con limatura 
di piombo. 

1140. I vasi di porcellana, le salsiere, 
quando sono insudiciate, si puliscono con 
un po' di cenere inumidita, o con una so* 
luzione di potassa; poi si sciacquano e si 
asciugano accuratamente. 

1141. Per pulire 1' argenteria si adopera 
il bianco di Spagna in polvere finissima, 
sciolto in poca acqua; si immerge in que- 
sta soluzione un cencio, e con questo si 
frega 1' argenteria. Poi si lascia asciugare 
un po', e si frega con un pezzo di pelle 
di camoscio. Quando e molto sudicia, si 
pud farla bollire in una soluzione di 10 gr* 
di cloruro d'ammoniaca in un litro d'acqua. 
Quando e annerita o ingiallita dalle uova 
o da altre materie solforose, basta fregarla 
con un pezzo di seta bagnata neir aceto. 

1142. La polvere che si vende per pu< 
lire V argenteria e una mescolanza di: 

Bianco di Spagna 20 grammi 

Cremor di tartaro 20 > 

A Hume 10 > 

il tutto in polvere finissima. Quando si vo- 
glia usarne, si impasta con un po' d'acqua. 

1143. Lo stagno, i cosl detti metalli 
bianchi, metalli inglesi, ec, si puliscono 
lavandoli prima con acqua calda, poi fre- 
gandoli con una pasta fatta di terra mar* 



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.116 



DOVERI DI SOCIETA. 



«ia finissima, sapone molle e un po'd'olio, 
e infine con an pezzo di pelle di guanto. 

1144. Non bisogna immergere intera- 
mente neir acqua bollente i coltelli, spe- 
cial men te qnando banno il manico di legno 
o d'osso: un vaso di latta, profondo quanto 
1' altezza d' una lama o poco piii, serve 
benissimo air uopo, e si deve adoperar 
per essi, come per le forcbette, dell' acqua 
tiepida, poi con terra marcia impastata 
neir acqua fredda, o con cenere, si fregano, 
e si asciugano con un cencio. 1 coltelli 
si devono affilare non sulla mola, ma sur 
una canna da fucile o una spranga qua- 
lunque d'acciaio. 

1145. Le caraffe o bottiglie da acqua si 
puliscono introducendovi dei pezzetti di 
carta grigia senza colla, dei frantumi di 
gusci d'uovo e un po' d' acqua, poi agitando 
rapidamente dopo averne chiusa l'aper- 
tura. Si sciacquano quindi con acqua fre- 
sca, si lasciano sgocciolare, e si asciugano 
con un cencio. 

1146. Le bottiglie si puliscono benissimo 
con carbone in polvere grossa e acqua; 
lasciandovi il carbone per qualche tempo, 
se ne torra ogui cattivo odore. Sia per 
le bottiglie che pei bicchieri, si deve pre- 
ferire 1' acqua fredda air acqua calda. Ac- 
qua e cristalli di soda, o cenere e aceto, 
servono a pulire le caraffine o bottigliette 
dell' olio. ___ 

Doveri dl societa. 

1147. Le buone mauiere, la creanza e 
1' urbanita sono, fra le pratiche della vita 
sociale, difficili a esercitarsi quanto utili. 
Sebbene possano dirsi un cerimoniale di 
convenzione, procedono di fatto dal rispetto 
che noi dobbiamo a noi stessi e agli altri, 
eseguendo i doveri che i nostri e gli al- 
trui diritti ci impongono. Ed e tauta l'esti- 
mazione degli abiti della pnlitezza, che non 
di rado si perdona piii volentieri un vi- 
zio, che un'offesa alle regole della decenza 
e della conveuienza. 

1148. Certo, le virtu morali debbono vin- 
cere, come vincono di fatto, in importanza 
1'abito della cortesia e della buona crean- 
za ; ma queste sono piii frequenti nei loro 
atti ; poiche se non e possibile ne a tutti, 
ne sempre, essere, per esempio, benefici e 
generosi, o esercitare qualsivoglia altra 
virtu morale, a tutti perd e possibile, e 
sempre, mostrarsi gente per bene, gentile 
ed urbana. 



1149. Poiche dei doveri sociali e degli 
usi che si riferiscono al battesiino, al ma- 
trimooio, ai conviti, ai funerali, ai duelli, 
alia corri spon denza, alle feste di ballo, 
ai teatri, ai viaggi, alia toeletta, si parla 
in altrettanti capitoli (vedi Battesimo, Ma- 
trimonio, Menea, Funerali e lutto, Duello, 
Scrittoio, Ballo, Teatro, Viaggi, Toeletta), si 
dira qui dei doveri di famiglia, di quelli 
che si riferiscono alle visite,ai ricevimenti, 
ai rapporti d'amicizia, ai rapporti fra pa- 
droni e domestici, al contegno da tenersi 
nelle diverse altre circostanze della vita. 

1150. L* uomo per bene e semplice, mo- 
desto,discreto, servizievole,e quindi amato 
da tutti. Non contraria alcuno, non ne 
urta le suscettibilita, non ferisce gli altrui 
pregiudizi. Osserva molto, parla poco e 
sempre con semplicita, non interrompe mai. 
Quando parla, la sua voce non e tanto 
bassa da richiedere uno sforzo per essere 
inteso, ne si alta da dar noia. Parla a 
ciascuno di cio che egli sa essere piu gra- 
dito; e prudente con chi non conosce. 
Cerca di piacere piuttosto che di brillare ; 
evita di mettersi in evidenza. Nei discorsi 
tiene una giusta via fra il rigore e la li- 
cenza ; fugge la pedanteria, s'astiene dalle 
citazioni in lingue morte o straniere, parla 
poco di politica. E benevolo senza adu- 
lazione, sincero senza brutalita; non of- 
fende alcuno, ne d' alcuno si fa beffe. Le 
beffe sono le armi degli imbecilli. Yeste 
semplicemente, ma con buon gusto : ha 
sempre in mente che V eccentricita e il 
ridicolo spesso si dauno la mano. Non e 
giuocatore : ma conosce abbastanza tutti 
i giuochi per poter prendere il posto d' un 
giuocatore che manchi. Urbano con tutti, 
lo e soprattutto con le donne, a qualunque 
classe sociale esse appartengano, ma senza 
troppa galanteria. E rispettoso, non umile, 
ne servile verso i suoi superiori, cordiale 
co' suoi eguali, affabile con gli inferiori. 
E pulito e per bene negli atti come nelle 
parole. 

1151. Onorate il padre a la madre. 11 
rispetto della famiglia e, piu che una re- 
gola di pulitezza, un dovere assoluto. E 
siate con essi semplici e confidents senza 
alcun riserbo, procurando di piacere ad 
essi piu per gli aifetti, che per ogni altro 
riguardo. 

1152. Una volta si parlava al padre e 
alia madre in terza persona ; s' usa ora 
dare del tu. t un' usanza affettuosa che 



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DOVERI DI SOCIETA. 



1H 



non dove per altro degenerare in una scon- 
veniente familiarita. 

1153. 1 gen i tori non si devono sol am en te 
amare ed onorare. Si deve ad essi della 
devozione. Se la sventura li colpisco, deb- 
bonsi aiutare moral men te e materialmente. 
Le anime buone, i nobili cuori troveranno 
superfluo questo precetto : esso e loro 
innate. 

1154. I genitori si debbono compiacere 
in tutto ; si deve evitare di contraddire 
ad essi ; far dimenticar loro le pene, la 
vecchiaia, sacrificando con piacere una 
parte del proprio tempo a curarli amoro- 
samente, evitando alia loro timorosa te- 
nerezza delle inquietudini che non costano 
cbe privazioni di poco momento, e cbe 
d'altra parte educheranno alia vita. 

1155. Un buon figliuolo non doyrebbe mai 
dimenticare in certe occorrenze, al capo 
d'anno, nel compleanno, i propri genitori, 
specialmente se da essi lontano : una let- 
tera, un piccolo ricordo, sono tanto graditi. 

1156. La famiglia e an complemento di 
noi stessi, piu grande di noi, che t .ste 
prima di noi, e cbe sopravvive a noi, con 
cid cbe abbiamo di meglio. Ognuno, ne'suoi 
atti, dovrebbe aver sempre presente que- 
sta aurea verita. 

1157. La discordia non penetri mai nel 
santuario della famiglia per colpa d' al- 
cuno o per ignobili questioni d'interesse. 
Meglio sacrificare gli interessi agli affetti, 
che questi a quelli. Essere buon figlio e 
buon fratello vuol dir gia essere un uomo 
dabbene. 

1158. II rispetto che devesi ai vecchi 
vuol essere centuplicato pei nonni, ed unito 
air affetto che dobbiamo a quelli che ci 
guidarono nei nostri primi passi. Tristo 
colui che ne urta le piccole suscettibilita, 
che non ne rispetta anche i capricci, che 
si vergogna della loro bassa condizione so- 
ciale. 

1159. Una verita troppo spesso dimen- 
ticata si e questa: che nessuna amicizia 
pud essere paragonata air amicizia fra- 
terna. Disgraziatamente un proverbio va 
ora per le bocche di tutti, e suona: Fra- 
telli, fiagelli. Ai genitori, ai maestri, ai 
fratelli, lo sbugiardarlo. 

1160. Dice un altro proverbio, che dove 
due ainici s'incontrano,Dio entraper terzo. 
La sincerita e il principal carattere del- 
V amicizia. Solo, bisogua esser molto cauti 
nella scelta degli amici: i veri amici pur 
iroppo son rari. E quando si sia avuta 



la fortuna di trovarne uno, bisogna saper- 
selo conservare : e ricordare che per fare 
un amico basta un bicchier di vino; per 
conservarlo e poca una botte. 

1161. Se avete dei figliuoli, siate per essi 
quello che fa vostro padre per voi. La vo- 
stra vita serva ad essi d'esempio. Siate 
buoni e indalgenti, ma senza debolezza, 
perche essi vi amino senza temervi, ma 
non senza rispettarvi. I genitori debbono 
essere i migliori amici dei loro figliuoli. 
Non preferite 1'ono all 1 altro. 11 fancinllo 
e sensibilissimo e potrebbe soffrirne molto. 
Non gli percuotete mai. I vostri insegna- 
menti siano unicamente morali. (Yedi Mdw 
eazione.) 

1162. Siate nella casa vostra cortese 
verso gli altri che la abitano; ma siate 
prudente nell' accettarli nella vostra in- 
timita. Un sal a to quando gli incontrate 
sulla scala, qualche piccolo servizio al- 
T occorrenza, e quanto basta. 

1163. Se avete un portinaio, prucurate 
di essere sempre in buoni rapporti con 
lui. Un portinaio e una potenza che vuol 
essere trattata coi dovuti rigaardi. Ricor- 
date, che egli pud rendervi dei segnalati 
favori, e anche procurarvi delle grandi 
noie; e che egli riceve le vostre lettere 
e i vostri amici. Siate generoso seco: e 
il miglior mezzo per averlo amico. 

1164. Siate pel vostro prossimo quello 
che vorreste fosse esso per voi. Onorate 
i vostri maestri. Siate affettuoso e cor- 
diale con quelli che le convenzioni sociali 
chiamano vostri uguali; ma non dimenti- 
cate che tutti gli uomini, anche i poveri, 
anche i deformi, anche i derelitti, sono vo* 
stri uguali ; anzi questi ultimi hanno mag- 
gior diritto d' ogni altro alia vostra carita 
affettuosa. 

1165. Siate breve, conciso con la gente 
di toga. Un semplice saluto basta. 11 loro 
tempo e, o dovrebbe essere, prezioso. Essi 
poi hanno il dovere di accogliere i loro 
clienti sulP uscio, e di riaccompagnarveli; 
non oltre. Chi sia chiamato a far da te- 
stimonio in un processo, non dimentichi 
mai cbe deve dire tutta la verita, secondo 
coscienza; e che un giudizio dato legger- 
mente, o un fatto raccontato inesatta- 
mente, possono far molto male all'accu- 
sato. Chi giura deve levar il guanto. 

1166. E di pessimo gusto, se non si sia 
loro commensali, in campagna, o in gran- 
de intimita, chiamare i militari col nome 
del loro grado. Si deve dire: cSignore. » 



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DOVERI DI BOCIETA. 



Altrettanto dicasi pei religiosi. Solo se si 
conoscano, si potra aggiungere : € Signor 
lurato, signor preposto ; > a un vescovo : 
c Monsignore ; > a una suora : « Signora, 
o suora; > mai siguorina. 

1167. 1 negoziauti devono essere partico- 
larmente geutili e compiacenti coi clicnti : 
salutarli, farli sedere, solo che sia possi- 
ble. Non siano per altro servili; che il 
troppo stroppia : e questo sarebbe se mai 
il caso di dirlo. D' altra parte i conipra- 
lori ricordino di non fare sistematicamente 
offerte molto inferiori al prezzo richiesto. 
JS T nnico mezzo per pagar di piu ; perche 
il negoziante, messo sull'avviso, rincarera 
i piezzi. 

1168. Per quel che riguarda i rapporti 
fra padroni e domestici, quelli dovrebbero 
aver presente che il domestico non e che 
il complemento del la famiglia : e la fami- 
glia meno il sangue, la famiglia d'adozione, 
la famiglia precaria, temporanea, annua, 
prezzolata, so cosl si voglia; ma spesso 
e anche una famiglia disinteressata, affet- 
tuosa, devota della reputazione, dell'onore, 
deir interesse della casa quanto la vera 
famiglia: qnalche volt a anche di piu. 

1169. II proverbio: Quale il padrone, 
tale il servo, e soprattutto vero in questo 
senso, che il domestico e sempre qualche 
poco P opera inconsciente del padroni cui 
ha servito, e anche di qnello cui serve. 
Molti si lagnano dei domestici d' adesso, 
e rimpiangono a buon dritto quelli d' un 
tempo, che tutta la loro esistenza consa- 
cravano alia casa, con rara devozione. Solo, 
piuttosto che i domestici, son mutati i pa- 
droni e lo famiglie. 

1170. I padroni dovrebbero ricordare 
che i domestici sono piu facilmente di- 
sposti a imitarli: con questo perd, che 
dove i padroni saranno soltanto scortesi, 
i domestici saranno rozzi o brutali ; e che 
ne imiteranno piuttosto i difetti che le 
virtu. Troppo spesso il domestico e una 
brutta caricatura del padrone. 

1171. I padroni non siano dunque essi 
stessi maldicenti, insolenti, neghittosi, bu- 
giardi, incuranti della casa, se vogliono 
che i loro domestici non abbiano questi 
brutti difetti. Non si lascino mai traspor- 
tare dalla collera sino a trascendere e a 
porsi dal torto ; non abbiano manle e ca- 
pricci ridicoli,modi scortesi, abitudini poco 
pulite. Devesi esigere una obbedienza pas- 
siva; ma bisogna offrire qualche compenso 
alia abnegazione che un uomo, un nostro 



simile, fa della propria personality. II do 
mestico ha cuore, affetti, passioni, debo* 
lezze come noi. 

1172. Non trattate il vostro domestico 
come uno schiavo ; ma evitate pure d' am- 
metterlo ad una soverchia familiarita se 
lunghi servigi non vi avranno prima rcsi 
certi che potrete farlo senza temere ch'esso 
dimentichi poi i suoi doveri. Non lo rim- 
proverate se non dolcemente per le colpe 
involontarie. Siate all' accorrenza seven', 
ma giusti. Avvezzatelo a non tenere come 
un segno di diffidenza la sorveglianza che 
eserciterete su lui. I bimbi non diano mai 
comandi ai domestici. Essi debbono sem- 
pre pregarli. 

1173. I domestici debbono ai loro pa- 
droni ri 8 petto, obbedienza, fedelta. Hanno 
pure il dovere di attenersi a certi usi, 
omai divenuti leggi, riferentisi al loro ser- 
vizio. Cosl essi debbono battere agli usci 
delle stanze dove si trovano i loro padro- 
ni, prima d'entrare, anche se siano stati 
chiamati ; debbono rispondere ai comandi 
ricevuti con un semplice inchino, senza 
dir parola ; debbono, quando occorra, par- 
lare ai loro padroni in terza persona : non 
sedersi mai in presenza dei loro padroni, 
se non ne abbiano avuta licenza, o, nel 
caso di lunghe attese, al passeggio, nelle 
stazioui. 

1174. II saluto ha pure regole alio quali 
bisogna obbedire. Salutate quelli che co- 
noscete in qualsiasi luogo gli incontriate. 
Non aspettate per salutare un inferioro 
che esso vi abbia sal u tat i. Non rispondere 
ad un saluto e da poveri di spirito. Nei 
luoghi isolati, in campagna, salutate an- 
che gli sconosciuti incontrati per caso. In 
qualsiasi luogo ci si deve scoprire davanti 
alle signore. E un atto di rispetto cedere 
il passo sugli usci e sulle porte; ma in- 
sistere troppo tocca spesso il ridicolo. 

1175. Gli amici si salutano con un ge- 
sto della mano, gli uguali levando un mo- 
mento il cappello. Le signore salutano con 
un lieve chinar del capo. Ad esse si stringe 
la mano solo quando la conoscenza sia in- 
tima : ed esse non daranno la mano che in 
caso di speciale considerazione. Le signore 
si bacian fra loro; le giovinette offiono 
la fronte alle signore e ai vccchi amici o 
parenti. 

1176. Se date il braccio ad una signo- 
ra, sia sempre essa alia destra : sui mar- 
ciapiedi essa dev' essere sulla parte piu 
alta, vicino alle case. Gamminando teneto 



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DOVERI DI SOCIETX. 



119 



eempre la destra ; non urtate alcuno. Se 
piova, evitate di incrociare gli ombrelli, 
alzando o abbassando il vostro, a seconda 
che quelli i quali vi passano accauto ab- 
bassano o levano in alto il loro. Se chie- 
dete qualche indicazione sulla via, fatelo 
con gentilezza, e salutate, riugraziando, 
prima e dopo, chiunque ve 1* abbia data. 
Non mangiate per le vie. Non chiamate 
alcuno ad alta voce. Non fumate quando 
date il braccio ad una signora, sia pur essa 
vostra moglie. Levate il si gar o di bocca 
quando salutate o parlate ad alcuno. Se do- 
vete parlare ad una signora, buttatelo. Non 
leggete per via ; non giocate col bastone. 

1177. Le visite sono la pietra di para- 
gone della buona educazione. Se arrivate 
in una citta di provincia e appartenete 
a qualche amministrazione, alia magistra- 
tura o all' esercito, rocatevi a presentare 
i vostri omaggi ai vostri superiori. Por- 
tare semplicemente il biglietto di visita e 
troppo poco. 

1178. Le visite ad amici si fanno na- 
turalmente senza cerimonie ; ma ogni al- 
tra visita deve essere corta. Non si deve 
abusare del tempo degli altri, ne sprecare 
il proprio. L'ora deve essere bene scelta: 
mai durante il pranzo, ne troppo presto, ne 
troppo tardi : in nessun caso prima delle 
due o dopo le cinque ore, se non si tratti 
di abitudini speciali della persona che do- 
vete visitare. 

1179. Una visita si rende come un sa- 
luto. I superiori sono dispensati pero di 
renderla agli inferiori. Una partecipazione 
di morte avvenuta obbliga ad una visita 
negli otto giorni se non si sia preso parte 
ai funerali. Se la persona che invio la par- 
tecipazione e poco conosciuta o abita Ion- 
tano, bastera il biglietto di visita, al quale 
non occorre rispoudere. 

1180. Le visite di condoglianza non si 
debbono fare prima dei venti giorni, a 
meuo che si tratti d' un amico, al quale 
si potra far visita subito. Se si riceva una 
lettera d* invito a nozze, e vi si assista, 
si attendeil biglietto o la visita degli sposi. 
Se non vi si assista, si manda il biglietto 
agli sposi, e se ne aspetta la visita prima 
di visitarli. 

1181. Le visite si debbono rendere con 
esattezza. Tuttavia si deve essere indul- 
gent) per un ritardo che puo essere causato 
da malattia, da occupazioni importanti, da 
iraprovvisi avvenimenti, ed accettare le 
scuse che vi si faianno. 



1182. Se un amico o una persona co- 
nosciuta ottenga un impiego o una carica 
di qualche importanza, o una onorificenza, 
gli si deve una visita o una lettera di 
rallegramento. 

1183. Nelle visite i vostri discorsi siano 
adatti all' indole, alle occupazioni, alle con- 
dizioni della persona visitata. Non entrate 
senza farvi annunciare, o, se non vi sia 
alcuno che v'annunci, senza battere al- 
l'uscio del salotto. Nelle visit© di cerimo- 
nia, lasciate nell'anticamera il soprabito, 
il cappello, il bastone. Li potrete tenere 
visitando un amico che dovra egli stesso 
sbarazzarvene. Una signora non si alza 
mai per ricevere un visitatore. 

1184. Non prendete altra sedia che quella 
che vi vione offer ta ; non vi lasciate cadero 
nelle poltrone e sui canape. Non vi lasciate 
accompagnare, partendo, oltre l'uscio doila 
sala, se vi siano altri visitatori. Una per- 
sona per bene, nelle grandi liunioni, se 
ne va tranqnillamente, senza salutare. Le 
pevsone di riguardo si accompagnano sino 
alia scala, e, se lo consentono, sino alia 
carrozza. 

1185. Soltanto gli uomini fanno visite 
a capo d' anno ai loro superiori, ai pa- 
renti, agli amici. Alle semplici conoscenze 
si manda il biglietto di visita. Le siguoro 
a capo d'anno ricevono visite, ma non ne 
fanno. 

1186. Nello scambio dei biglietti di vi- 
sita a capo d'anno i giovani e gli infe- 
riori li mandano per i primi ai vecchi o 
ai superiori. Le signore non ne maudano 
nelle case ove sono degli uomini, se non 
quando questi hanno mandato i loro. 

1187. Quando non si trovi in casa una 
persona alia quale si voglia far visita, si 
lascia il proprio biglietto di visita, piegan- 
doue l'angolo in alto a destra. I biglietti 
che si- mandano pei servi o per la posta 
non si piegano. 

1188. 1 biglietti di visita debbono essere 
semplici, senza fioriture, non troppo grandi, 
ne troppo piccoli, stain pa ti a caratteri ni- 
tidi. meglio litografati. Essi non debbono 
portaro che il nome, il cognome e l'l'iidi- 
rizzo : i titoli, gli stemmi, non sono di 
buon gusto ; cosl i piccoli ritratti. 

1189. Le signore non debbono metterc il 
loro indirizzo sui biglietti di visita. Le si- 
gnorine non debbono aver biglietti. Quando 
esse si recano a far visita coi loro pa ren- 
ti, questi aggiungeranno sui tiiglietto le 
parole < e figlia, > o piegheranno tanti an- 



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DOVERI DI SOCIETX. 



goli di esso quanti sono i visitatori. Gli 
Inglesi e i Tedeschi usano recarsi a far 
visite con tutta la famiglia ; in tal caso, 
lasciano il biglietto piegato in due. 

1190. Quando durante una visita soprag- 
giungono altri visitatori, si rimane sol- 
tan to quando questi siano amici o cono- 
scenti; ma si deve sempre congedarsi prima 
di essi. Nelle visite non si debbono por- 
tare i bambini e i cani che quando si fac- 
cia visita a parent i o ad amici intimi. 

1191. Siate esatti, air or a fissata, ai con- 
vegni, e non abusate del cosl detto quarto 
d' ora di tolleranza, soprattutto quando il 
luogo del convegno siano una via, una piaz- 
za, un luogo pubblico. Se il convegno sia 
con una signora, anticipate piuttosto qual- 
cbe minuto. 

1192. Quando siete presso qualcuno, c 
in luogo pubblico, evitate di tossire, di 
sputare, o almeno di farlo rumorosamente 
e sconvenientemente. Se avete il raffred- 
dore, curatevi, e non uscite. 

1193. La semplicita e un 1 arte difficile ; 
eppure essa e la principale caratteristica 
della educazione. Le signorine non parlino 
troppo : non facciano troppo le preziose 
per sedersi al piano, se invitate, e sonare, 
ahi ! raaluccio quasi sempre, una roman- 
zetta o un valtzer. Si evitino le parole del 
gergo, l'enfasi, i fiori retorici, le parole 
in lingue straniere, le espressioni volgari. 
Soprattutto le signorine molto istruite, 
nascondano il piu che sia possibile il loro 
sapere.... E le signore non dicano troppo 
spesso : c Oh ! i miei nervi.... » Se e una 
malattia, non bisogna dame spettacolo; se 
e una affettazione, bisogna abbandonarla. 

1194. Le donne leggano pure, leggano 
molto; ma sappiano anche cantare : par- 
lino pure cinese, se ne son capaci, facciano 
dei versi, se possono ; ma che esse sap- 
piano ridere e conversare, che esse sap- 
piano piacere infine, e anzitutto. 

1195. Non e di boon gusto dire: «La mia 
signora, la mia signorina, > invece di: 
« Mia moglie, mia figlia. > Ci sembra in- 
vece conveniente, pari an do di altri o ad 
altri : « Come sta la sua signora ? > — c II 
signor X. con la sua signora, » ec. Queste 
regole non sono per altro assolute : le for- 
me piu naturali e piu semplici non sono le 
meno rispettose e sono quindi dapreferirsi. 

1196. Le signore per bene evitino certi 
possessivi ; non dicano : « La mia casa, 
i miei cavalli, la mia campagna, i miei 
servi, > soprattutto se il loro marito non 



pud dire che: c II mio lavoro. » Cosi di- 
ranno : « II nostro bambino, > non : « 11 
mio bambino. » 

1197. A capo d 1 anno abbiato pronto il 
danaro per rispondere con le mance agli 
augurii piu o meno sinceri del portinaio, 
del facchino, dei domestici, dei fattorini. 
Se siete celibe e frequentate spesso qual- 
che casa, non dimenticate i dolci per le 
signore e le signorine, e i giocattoli per i 
bimbi. Se vi siete spesso invitato a pranzo, 
date le mance ai servi. 

1198. Se in una sala si giuoca, ricordatevi 
che al giuoco soprattutto si fa manifesto 
il d at u rale degli uomini. Seguite scrupolo- 
samente le regole del giuoco. Non raesco- 
late le carte se alcuno lo abbia gia fatto : 
non date a vedere il piacere di vincere, 
o il dispiacere della perdita. Se vincete, 
non aggiungete le beffe al danno di chi 
perde : offrite la rivincita, ma non la esi- 
gete in caso contrario. 

1199. Non barate mai, fosse pure per 
giuoco. Vi si potrebbe credere capaci di ba- 
rare sul serio. In caso di contestazione, 
sottoniettetevi alia maggioranza. Non do- 
mandate consiglio ai vicini, non consigliate 
voi stesso alcuno che giuochi, se si tratti 
d'una partita interessata. Non numerate 
il danaro, non ne mettete in tasca. 

1200. Pagate i vostri debiti di giuoco 
nelle 24 ore ; meglio ancora, non giocate 
che quello che potrete pagar subito, e gio- 
cate solo per divertimento o per essere 
compiacenti con alcuno. Non giuocate colle 
signore, o fate in modo di non vincere 
mai. Perdendo colle signore, guadagnerete 
sempre. 

1201. L'ospitalita ha pure dei diritti e 
dei doveri important!, specialmente alia 
campagna. Una padrona di casa ha biso- 
gno di tatto e di vigilanza assai piu ospi- 
tando alcuno, che per un ricevimento od 
un pranzo. Percio appena ricevuta notizia 
del prossimo arrivo della persona invitata, 
dovra occuparsi del suo alloggio, vedere 
se le fmestre e le porte chiudano bene, 
preparare il fuoco nel camino, provvedere 
di lenzuola ben asciutte il letto, e la toe- 
letta di sapone, d' acqua di Colonia, di 
spazzolini nuovi, di spazzole; i fiammiferi, 
lo specchietto per la barba, le pantofole, 
la camicia da notte souo pure indispen- 
sabili. 

1202. II visitatore non dovra accendere 
il fuoco che nel caso di molto freddo, e 
non si servira ne degli spazzolini, ne del 



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ECONOMIA DOMESTICA. 



121 



sapone, ne dell' acqua di Colonia, ne delta 
camicia da notte, ne delle pantofole; tutte 
cose che dovra aver seco; solo nel caso 
ch'egli avessc dimenticato qualcuno di tali 
oggetti, potra adoprare quello che trovera 
preparato ; ma, in ogni modo, e doveroso 
l'astenersene il piu che sia possibile. Iu 
caso contrario, la padrona della casa fara 
bene a non invitarlo piu. 

1203* L' ospite andra o mandera alia 
stazione a ricevere il visitatore. Provve- 
dera al trasporto dei bauli. 11 visitatore 
ricordi di dar mance a tutti, arrivando 
e partendo : di servirsi il meno possibile 
dei domestici, di conformarsi in tutto alle 
abitudini degli ospiti, di non farsi mai at- 
tend ere ai pasti, di fare in modo che, 
partendo, la camera sia come prima pulita 
e ordinata. 

Economia domestica. 

(Precetti diver *i.) 

1204. Al capo della famiglia spetta il 
dovere di provvedere ai bisogni di essa; 
ma i suoi sforzi sarebbero vani o insuf- 
ficient! se la madre di famiglia, la sua 
compagna, ignorasse la grande scienza del- 
1' economia. E 1' economia che costituisce 
il risparmio, e insegna i mezzi di ottenere 
il benessere, senza grettezza e senza sa- 
crifici. 

1205. Dove regna il buon ordine, re- 
gna il benessere e relativamente e l'agia- 
tezza. Senza P ordine nessuna casa e real- 
mente ricca. E il mezzo piu sicuro per 
raggiungere la contentezza e la pace, che 
derivano dal benessere, e V economia pra- 
ticata rigorosamente, merce 1'ordine, dalla 
madre di famiglia. La savia femmina, dice 
il proverbio, rifa la casa: la matta la disfa. 

1206. La savia massaia, la moglie eco- 
noma e ordinata, sapra inspirare al ma- 
rito tale fiducia, ch'egli le confident i suoi 
progetti e la consultera io proposito. Inol- 
tre la casa ben ordinata, nella quale si 
sente il benessere, e il miglior mezzo di 
conseryire il marito affettuoso e amante 
della casa stessa. Quanti operai, e impie- 
gati, e commercianti, e professionisti, non 
son costretti a cercar fuori, nei caffe, nelle 
osterie, il benessere, Y ordine, che invano 
cercano nella loro casa! 

1207. Calcoli ognuno piu esattamente 
che sia possibile la propria rendita, e la 
divida in dodici parti, e faccia che cia- 



scuna gli basti per un mese : che anzi no 
avanzi qualcosa. L' economia che e un do- 
vere per un capo di famiglia, e una qua- 
nta preziosa per tutti. I genitori fareb- 
bero cosa savissima a economizzare ogni 
mese qualche piccola somma, e a deposi- 
tary nel nome dei loro figliuoli in qual- 
che cassa di risparmio. 

1208. Tie precetti dovrebbe ciascuno 
scguire esattamente : 

a) Fare ogni cosa a suo tempo; 

b) Impiegare ogni cosa al suo pro- 
prio uso; 

c) Porre ogni cosa al suo posto. 

1209. Una eccellente abitudine e quella 
di pagare subito quanto si acquista. Le 
tentazioni sono tante e si diverse, che 
spesso ci si lascia trascinare a spendere 
altrimenti il danaro, o ad acquistare senza 
occuparsi del prezzo e del pagamento ; e 
alia scadenza sono sempre sorprese dolo- 
rose, cause di torbidi e di querele. 

1210. Uno dei precetti piu eleraentari 
della economia domestica e per tutti, oomi- 
ni, donne e fanciulli, il cambiare abiti ogni 
volta che si rincasa; o ripiegare, dopo 
averli bene spazzolati e rammendati quan- 
do occorra, e riporre al coperto dalla pol- 
vere gli abiti che servono per uscire. 

1211. Gli abiti che si ripongono alia sta- 
tion nuova, debbonsi spazzolare, smacchia- 
ro, lavare se occorra, rammendare, piegare 
accuratamente, ed avvolgere in una tela. 

1212. Una brava madre di famiglia deve 
saper tagliare e cucire tutti gli oggetti di 
toeletta e di biancheria di cui pud aver 
bisogno per se e pei suoi ; deve conoscere 
i lavori di ago, e, all* occorrenza, saper ve- 
stire se e i suoi bambini. Questa che do- 
vrebbe essere, anzi che e una necessity 
per le povere, pud essere un eccellente 
mezzo di passare il tempo per le ricche. 

1213. L' oziosita somiglia alia ruggine : 
essa logora piu che il lavoro; la chiave 
della quale ci serviamo sempre e tersa e 
lucente. 

1214. Se amate la vita, non sprecatc il 
tempo. 11 tempo e la stoffa della quale e 
tessuta la vita. 

1215. Coricatevi di buon*ora, e di buon'ora 
levatevi. Sono i due migliori mezzi per con- 
servarsi sani di mente e di corpo. 

1216. Non rimettete mai al domani cio 
che potete far oggi. Domani avrete altro 
da fare. 

1217. Se volete aver un buono e fedelo 
servitore, servitevi da voi solo. 



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122 



ECONOMIA DOMESTICA. 



1218. Se volete esser ricco, non impa- 
rate soltanto la scienza di guadagnare, 
ma quella ancora di non perdere. State 
in guardia contro le piccole spese. Molti 
poco fanno an assai. Diffidate del buon 
mercato, ricordandovi che spesso, chi piii 
spende meno spende. Cio che non e ne- 
cessario e serapre troppo caro. 

1219. Non si ate ambiziosi per quel che 
riguarda 1* abbigliamento : chi ama troppo 
le proprie spalle, spesso fa digiunare il 
ventre. 

1220. Evitate la compagnia dei ricchi. 
Potrebbe accadervi di volergli imitare nello 
ependere, e di fare come la rana quando 
voile gonfiarsi per diventar grossa come 
il bue. 

1221. II sole del mattino non dura per 
tutta la giornata. Risparmiate, flnche po- 
tete, pol tempo dell a vecchiaia e del bi- 
sogno. 

1222. Preferite di andare a letto senza 
cena, che con un solo dobito, an che se 
minimo. 

1223. Non c'e alcun precetto che inse- 
gni al fannullone ed all'ubriacooo il mezzo 
d' arricchire. 

1224. La strada che mena air osteria, 
mena anche alio spedale. 

l225.Risparmiare vuol dire guadagnare; 
ma essere avaro non vuol dire risparmiare. 

1226. Se non avete abbastanza danaro 
per comprarvi un bue, coutentatevi d' un 
vitello. L'uccello si fa il nido a furia di 
festuche. 

1227. Lavorate il giorno, pensate la 
sera, e dormite la notte, e tutto andra 
pel meglio. 

1228. Non si guadagna nulla ad avere 
dei domestici giovani ed inesperti che si 
pagan poco.Essi sciupano,spezzano,e man- 
dano a male per una somma maggiore di 
quella colla quale potreste avere un buon 
Uomestico. 

1229. Se avete un giardino, o solo quat- 
tro pal mi di terra al sole, non buttate via 
lie le ceneri del camino, ne l'acqua dello 
sciacquatoio : sono degli ottimi ingrassi 
per gli arbusti e per le giovani piante. 

1230. Non buttate mai via cosa che 
possa servire a voi o a qualcuno piu povero 
di voi. 

1231. Non buttate mai via il pane, anche 
se duro. Riponetelo, e servira per la zup- 
pa, per voi o pei poveri. 

1232. Non buttate via i ferri vecchi, ne 
la vecchia biaucheria, ne le veccbie cas- 



se, ne la meta non scritta dei fogli delle 
lettere che ricevete. II ferraccio, i cenci, le 
assi vi potranno servire in casa, o potrete 
venderli. La carta vi servira per note, o 
pei bambini. 

Bicette diverse 
d' economia domestica. 

1233. Dipinti ad olio. — I dipinti ad 
olio col tempo, specialmente se esposti al 
fumo, alia polvere, assumono una tinta 
scura, tale che le figure non si discernono 
piu. In tal caso si comincera dallo sver- 
niciarli fregandoli accuratamente colle dita 
e con colofonia polverizzata, oppure lavan- 
doli prima con un cencio bagnato nel- 
V acquavite, poi con una spugna impre- 
gnata d'acqua pura, e asciugandoli infine 
con un cencio. L' acqua che si vende per 
pulire i quadri e una miscela di due parti 
d' alcool rettificato e d'una di trementina. 
Quando il dipinto e in qualche parte dan- 
neggiato, bisogna ricorrere ad un pittore 
che lo ritocchi. Poi, lasciata passare qual- 
che settimana perche s' asciughi bene, gli 
si dara la vera ice. 

1234. Prima di dar la vernice a un qua- 
dro, bisogna assicurarsi che sia ben as chit- 
to. A questo scopo vi si alita sopra; se il 
vapore della respirazione vi si depone, si 
pud procedere air operazione in questo 
modo : Si lava a grande acqua ponendolo 
sotto il rubinetto d' una fontana, e gio- 
vandosi d'una spugna; poi si asciuga al 
sole, e vi si applica con altra spugna uno 
strato di vernice fatta d' un cucchiaino 
d' alcool e d'un po' di zucchero candito, in 
polvere finissima, bene sbattuto con una 
chiara d'uovo. Tre grammi di zucchero e 
200 di alcool sono le migliori proporzioni. 

1235. Un buon mezzo per rimettere a 
nuovo le vecchietele dipinte, screpolate, 
con numerose soluzioni di continuity nel 
dipinto, e il segueute : Si pone la tela in 
una cassa piuttosto bassa, foderata di me- 
tallo, della quale si satura 1'atmosfera alia 
temperatura ordinaria, d' alcool, o d'etere, 
o di trementina, o di benzina. 

1236. Faho mnrmo. — Un eccellente me- 
todo per dare alle statuette o ai bassori- 
lievi di gesso la solidita e V aspetto del 
marmo, e il seguente : Si facciano scio- 
gliere sul fuoco 600 grammi di allume in 
tre litri d'acqua; e si immergano e si 
lascino nella solnzione ancor calda per 
roezz' ora circa gli oggetti di gesso. Poi 



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RICETTE DIVERSE D* ECONOMIA DOMESTICA. 



123 



si levino, si lascino sgocciolare, vi si versi 
sopra la soluzione d'allume, e si lascino 
asciogare all' aria. Dopo qualche tempo si 
freghino leggermente con carta vetrata o 
pelle di pesce, e si puliscano con un cencio 
bagnato d'acqua pura. 

1237. Per pulire il marmo bianco. — Fate 
uno zaffo di filaccia, immergetelo in una 
soluzione di 60 gram mi di cloruro in un 
litro d'acqua, o fatelo passare sull'og- 
getto che volete pulire. Due ore appresso 
lavate con una spugna bagnata d' acqua 
pura. Se l'oggetto e mo) to sudicio, ado- 
perate una spazzola invece dello zaffo. 

1238. Per pulire V alabastro. — Lavate 
gli oggetti d' alabastro prima con acqua 
di sapone, poi sciacquateli con acqua pura, 
e fregateli con talco polverizzato. 

1239. Per pulire V avorio. — Immergete 
gli oggetti d' avorio ingialliti dal tempo 
in una leggera soluzione d'acido solforico 
neir acqua, e lasciateveli per una o due 
ore; poi lavateli con acqua pura. 

1240. Per pulire il corno e la tartaruga. 

— Fregate gli oggetti con una pezzuola e 
un po' di terra marcia umettata d' olio 
d' olive, poi asciugateli e fregateli legger- 
mente a secco, con una pezzuola e con 
terra marcia, poi con un pezzetto di pelle 
di bufalo. 

1241. Per dirizzare i pettini. — Qualche 
volta i pettini si piegano in un senso o 
noil' altro, e conservano la piega. In tal 
caso si espongono al fuoco, rivolgeudoli, 
sino a che abbiano ripresa la forma pri- 
mitiva, poi si mantengono in quel la posi- 
zione mediante una dolce pressione sino 
a che si siano raffreddati. 

1242. Mastice Chinese per la porcellana. 

— Fate bollire per pochi minuti in acqua 
purissima un pezzetto di vetro bianco, poi 
taffatelo subito in acqua fredda, pestatclo, 
passatelo alio staccio e impastatelo con 
chiara d' uovo macinandolo sur una lastra 
di marmo. 

1243. Mastice per accomodare le por eel- 
lane, le terre cotte e il cristallame. — Pren- 
dete 250 gram mi di latte cagliato e span- 
nato, e lavatelo sino a che 1' acqua sia 
limpida, poi, spremutolo per bene, mesco- 
latelo con sei chiare d' uovo. Spremete in 
un altro vaso il succo di 15 spicchi d'aglio, 
e unitevi il latte e le chiare d' uovo, e 
pestate in un mortaio aggiungendo a poco 
a poco della calce viva in polvere finis- 
sima, sino ad avere una pasta soda e ben 
unita. Quando si voglia servirsene, se ne 



8 tempera un po' con acqua sur una lastra 
di vetro, si applica alle parti rotte, si 
nniscono queste, e si lasciano a se per 
due giorni. II mastice resiste al fuoco ed 
all' acqua bollente. 

1244. Altro mastice per la porcellana e 
pel vetro. — Sciogliete della caseina nel 
carbonato di soda o di potassa, e fate eva- 
porare; in vece del carbonato serve an- 
che meglio il silicato di potassa. 

1245. Mastice per accomodare gli oggetti 
d* alabastro. — Fate sciogliere nell' alcool 
20 grammi di mastice in lacrime,20di colla 
di pesce o 5 di gomma arabica, e niesco- 
late bene il tutto sul fuoco, avvertendo 
che e un miscuglio facilmente infiamma- 
bile. Scaldate le parti rotte, applicate il 
mastice, riunitele, e mantenetele unite. 

1246. Mastice per accomodare gli oggetti 
di marmo, di alabastro, di porcellana. — 
Fate gonfiare 8 grammi di colla di pesco 
nell' acqua distillata: decantate, e coprite 
d' alcool la colla. II fuoco aiutera l'ope- 
razione. Aggiungete 4 grammi di mastice 
sciolto in 12 grammi d' alcool e 4 grarnmi 
di gomma ammoniaca polverizzata, agitate, 
e fate evaporare a bagnomaria sino a che 
abbia acquistato consistenza gelatinosa. 
Per servirsene, si rammolliscc col calore 
e si applica con un pennello. I pezzi ac- 
comodati si legano e si tengono per 24 ore 
in un luogo caldo. 

1247. Per accomodare gli oggetti di tar- 
taruga o di corno. — Assottigliate mediante 
una lima gli orli dei due pezzi che volete 
attaccare, rammolliteli in acqua caldis- 
sima, avvicinateli, e manteneteli uniti e 
stretti con una tenaglia. 

1248* Mastice idraulico. — Mescolatecon 
olio di lino e con un po'di litargirio (pro- 
tossido di piombo) 10 parti di sabbia finis- 
sima. 1 di calce, 4 a 5 di creta. 

1249. Mastice da fontaniere. — Mesco- 
late e umettate con olio d' olive 9 parti 
di mattone pestato e passato alio staccio 
e 1 di litargirio. Occorrono cinque o sei 
giorni perche faccia presa. 

1250. Mastice da vetraio. — Prendcte 
della creta o del bianco di Spagna in pol- 
vere e impastate con tanto olio di liuo 
quanto occorre per fame una pasta di con- 
sistenza media. 

1251. Altro mastice. — Impastate della 
biacca mista a un po' di gesso in polvere 
con olio di lino, e adoperate il mastice 
appena preparato. Serve ad unire una quan- 
tita di cose. 



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124 



ECONOMIA DOMESTICA. 



1252. Cemento rosso. — Fondete insieme 
5 parti di resin a nera e 1 di cera, ag- 
giungendo a poco a poco, scrapie mesco- 
lando, 1 parte d' ocra rossa in polvere 
finissima e beu secca. Serve ad incollare 
il vetro ai metalli. 

1253- Colla a freddo. — Fate sciogliere 
abagnomaria un chilogranimo di colla forte 
in un litro d' acqua, poi versato nella so- 
luzione 20 grammi d'acido nitrico a 36°. 
Quando 1' effervescenza prodotta dall'acido 
cessa, agitate, togliete dal bagno, e la- 
sciate raffreddare.Conservatela in vasi ben 
turati, e adoperatela median teun pennello. 

1254. Colla pet vetri. — Sciogliete 60 gr. 
d' amido e 100 di creta polverizzata in 
un miscuglio a parti uguali di acqua e di 
acquavite. Aggiungete 30 grammi di tre- 
mentina mescolando per bene. 

1255. Altra colla pei vetri. — Sciogliete 
8 grammi di cautciu in 600 grammi di 
cloroformio; aggiungete 150 grammi di re- 
sina mastice e lasciate macerare per otto 
giorni. Si applica con un pennello. 

1256. Per tingere Vosso, il corno e Vavo- 
rio in nero. — Immergete V oggetto per 
alcune ore in una forte soluzione di ni- 
trato d' argento, ed esponetelo al sole ; 
oppure immergetelo nelPincbiostro nero a 
piu riprese. Poi fregate con pelle di daino. 

1257. Per tingere V osso, il corno e V avo- 
rio in turchino. — Immergetelo in una solu- 
zione di solfato d'indaco.iu parte saturata 
di potassa. 

1258. Per tingere Vosso, il corno e Vavo- 
rio in verde. — tingetelo prima in turchi- 
no, poi immergetelo, per alcuni minuti, 
prima nel nitro-idroclorato di stagno, poi 
in una decozione calda di legno di scuo- 
tano {Rhus cotinus Cotinus coriaria delle 
Alpi, franc. Fustet, ingl. Red Sumach). 

1259. Per tingere Vosso, il corno e Vavo- 
rio in rosso. — Immergetelo per alcune ore 
neir inchiostro rosso, oppure prima nel 
nitro-idroclorato di stagno, poi in una de- 
cozione calda di legno del Brasile o di 
cocciniglia. 

1260* Per tingere Vosso, il corno e Vavo~ 
rio in violetto. — Immergetelo prima nel 
nitro-idroclorato di stagno, poi in una de- 
cozione di legno di campeggio. 

1261. Per tingere Vosso, il corno e Vavo- 
rio in giallo. — Immergete per 24 ore V og- 
getto in una forte soluzione di cromato 
neutro di potassa, poi, per qualcbe minuto, 
in una soluzione bollente di acetato di 
piombo. 



1262. Per dare al corno Vaspelto della 
tartaruga. — Immergete il corno nell'acqna 
bollente per dargli la forma che deside- 
rate, poi. con un pennello bagnato in un 
miscuglio di parti uguali di calce viva e 
di litargirio con sapone, imitate le mac- 
chie e la marmorizzatura della tartaruga. 
Lasciate asciugare; indi fregate con una 
spazzola, e ricominciate, ripetendo 1' ope- 
razione quante volte occorra. 

1263. Per tagliare il vetro. — Intaccate 
lievemente con una lima il vetro dove 
comincia la linea secondo la quale volete 
tagliarlo ; poi seguite la linea stessa col- 
l'estremita d'una verghetta di ferro seal- 
data al calor rosso, lentamente, e senza 
pressione. 

1264. Per pulire il vetro. — Lasciatevi 
cader sopra qualche goccia d'olio, poi fre- 
gate con un pezzetto di gres. Yedasi an che 
il n. 114. 

1265. Per aprire le bottiglie a turacciolo 
smerigliato. — Qualche volta si prova una 
certa difficolta ad aprire le bottiglie chiuse 
da molto tempo con turacciolo smerigliato. 
Yi si riesce scaldando leggermente da- 
vanti al fuoco il collo della bottiglia, op- 
pure versando sulla con nes sura del turac- 
ciolo e della bottiglia due gocce d' olio, 
scaldando, poi battendo sul turacciolo con 
un martello di legno, prima da destra poi 
da sinistra. 

1266. Per preservare il ferro dalla rug* 
gine. — Scaldate fortemente il ferro, ma 
senza che diventi rosso, poi immergetelo 
a piu riprese in un bagno di sevo. Lasciate 
raffreddare, fregate con olio di lino e litar- 
girio, e asciugate con cura. Yedasi anche 
cio che si e detto al n. 117. 

1267. Per saldare il ferro alia pietra. — 
Fondete un po' di solfo, e versatene un 
cucchiaio sulla connessura; poi buttatevi 
subito sopra un pugno di sabbia fin a. Op- 
pure fate fondere in un crogiuolo: 

Bismuto 8 parti 

Piombo 5 » 

Stagno 3 » 

Questa lega, che fonde a 90°, serve anche 
per avere impronte di medaglie, e d'altro. 

1268. Per distinguere il ferro dalV ac- 
etate— Per verificare se un oggetto qua- 
lunque, p. es. una lama, sia d' acciaio o 
di ferro pulito, lasciatevi cader sopra una 
gocciolina d'acido nitrico, e dopo un mi- 
nuto lavatela con acqua. Se vi rimarra una 
macchia nera, V oggetto sara d' acciaio ; 



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RICETTE DIVERSE D'ECONOMIA DOMESTICA. 



125 



se vi rimarra una macchia chiara o bian- 
castra, sara di ferro. 

1269. Per brunire V acciaio.— Esponete 
P acciaio ad un calore uguale, continuo, 
ma non troppo forte, quale potrete otte- 
nere bruciando della torba, si no a che 
abbia presa la tinta che desiderate; poi 
lasciatelo raffreddare lentamente. 

1270* Per incidere 8ull y acciaio. — Scal- 
date leggermente 1' acciaio, poi copritelo 
di cera. Annerite la cera sur una fiamma 
fumosa, poi con una punta metallica trac- 
ciate il disegno in modo da scoprire l'ac- 
ciaio dove volete che appaia 1' incisione. 
Infine con un pennello bagnate il disegno 
d' una soluzione di una parte d' acido ni- 
trico e di due d' acqua, e lasciate per tre 
minuti. Poi lavate, togliete la cera, e fre- 
gate con un cencio. 

1271. Per ealdare i metalli. — Tagliate 
in un foglio di stagno un pezzo della gran- 
dezza delle parti da saldare, bagnatelo 
dalle due parti con una soluzione di sale 
amnion iaco, e ponetelo fra i due metalli 
da saldare. Poi collocate il tutto sur un 
piano di ferro abbastanza caldo per fon- 
dere lo stagno, e tenetevelo qualche mi- 
nuto; poi lasciate raffreddare. 

1272. Per pulire il cuoio. — Sciogliete 
in 500 grammi d' acqua pura 60 grammi 
di sapone nero; aggiungete 100 grammi di 
terra marcia in polvere finissima, 60 d'al- 
cool e 100 di trementina. Mescolate bene 
e conservate la miscela in bottiglie ben 
chiuse. Quaudo vogliate servirvene, agitate 
la bottiglia, versatene un po' sul cuoio, e 
con un cencio di flanella fregate il cuoio che 
dopo asciugherete con cura con un cencio. 

1273. Per dare al rame V aspetto del 
bronzo.— Fate sciogliere nell' acido nitrico 
alcuue monete d'argento in modo da ot- 
tenere del nitrato d'argento. Riscaldate ii 
rame e con una pinzetta d'argento im- 
mergetelo nella soluzione; poi con una 
spazzola non troppo dura e della piom- 
baggine in polvere fregate l'oggetto. In 
tal modo il rame assumera una bella tinta 
brillante di bronzo nero. Per ottenere un 
color verde antico, si adoperi un miscuglio 
di una soluzione di sapone e d' una solu- 
zione di solfato di rame nell' essenza di 
trementina. Per ottenere la tinta bronzo 
fiorentino, si adoperi un miscuglio di una 
soluzione di sapone e di una soluzione di 
solfato di ferro. 

1274. Per pulire i metalli. — Fregateli 
con un pezzo di pelle di camoscio e della 



polvere di tripoli rosso o di Venezia. II 
tripoli bianco, o di Berlino, impastato 
coll' olio d'oliva, serve a pulire special- 
mente 1' acciaio. 

1275. Per pulire il marmo.— Fregatelo 
con un miscuglio di tripoli rosso e di un 
terzo in peso di fiori di solfo, per mezzo 
d' un cencio. 

1276. Per conoscere »e un vaso di rame 
sia stagnate eoUo zineo, — 61 i stagnai am- 
bulanti, per ignoranza e per economia, 
invece dello stagno adoperano spesso lo 
zinco che senza essere un veleno pud es- 
sere nocivo alia salute. Per conoscere se 
sia stato adoperato stagno o zinco, si versi 
nel vaso dell' aceto, vi si faccia bollire per 
qualche minuto, e si lasci a se per un poco. 
So la stagnatura e stata fatta con zinco, 
sara intaccata dall' acido. 

1277. Per pulire il bronzo e il rame do- 
rati. — Levate prima le macchie di grasso 
o di stearica, se ve ne sono, con un po' di 
soda o di potassa caustica sciolte nel- 
P acqua calda, poi lasciate asciugare e 
applicate con nno zaffo uno straterello 
d'un miscuglio di 

Acqua filtrata 125 grammi 

Alcool 50 » 

Carbonato di soda 7 » 

Bianco di Spagna 15 > 

Lasciate asciugare, poi fregate con nno 
spazzolino morbido e con un pezzo di 
pelle di camoscio. 

1278. Per inargentare qualunque oggetto. 
— Mescolate, filtrate, e conservate in bot- 
tiglie ben chiuse: 

Galce caustica 2 parti 

Zuccbero d'uva 5 » 

Acido gallico 2 » 

Acqua distillata 650 > 

Mescolate e conservate in altre bottiglie: 

Azotato d'argento 20 parti 

Ammoniaca 20 » 

Acqua distillata 650 > 

Quando vogliate servirvene, mescolate 
quantita uguali dei due liquidi, e filtrate. 
Per inargentare Posso, il corno, il cuoio, la 
carta, adoperate un pennello. Per inargen- 
tare il vetro, la porcellana, lavateli con 
alcool, poi immergeteli nel liquido che si 
potra scaldare per facilitare 1' operazione, 
lasciateveli per qualche ora, lavateli con 
acqua distillata, fate asciugare e coprite 
con una vernice. Per inargentare i metalli, 
si nettino prima con acido nitrico, si fie- 



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15C 



ECONOMIA DOMESTICA. 



ghioo con un roiscuglio di cianuro di po- 
tassio e di polvere d' argento, si lavino 
in acqua distillata, e si immergano alter- 
nativaroente nei due liquidi sino ad effetto 
ottenuto. Per inargentare il ferro, bisogna 
immergerlo prima in una soluzione di sol- 
fato di rame. Per inargentare le stoffe, 
si lavino, si immergano un istante in una 
soluzione satura d' acido gallico, poi in 
una soluzione di 20 per 100 di nitrato 
d* argento nell' acqua distillata, ripetendo 
parecchie volte l'operazione; poi in un 
miscuglio a parti uguali dei due liquidi ; 
infine si facciano bollire in una soluzione 
acquosa di sal di tartaro, si lavino e si 
facciano asciugare. 

1279. Per pulire i galloni cToro o d' ar- 
gento. — Immergeteli in una soluzione leg- 
gera di cianuro di potassio per qualcbe 
minuto, poi sciacquateli con acqua fresca. 
Ripetete pin volte 1' operazione, evitando 
di fregar fra le dita i galloni. 

1280. Salviette magiche. — Si da questo 
nome a dei pezzi di stoffa colorata in rosa 
che servono a restituire agli oggetti me- 
tallic! arrugginiti e specialmente al rame 
lo splendore primitivo, fregandoli sempli- 
cemente a secco. Ecco il segreto di tale 
preparazione. Sciogliete in 20 gram mi 
d' acqua, 4 grammi di sapone e 2 grammi 
di tripoli bianco aggiungendovi un po' di 
corallina rossa o d'un altro colore d'ani- 
lina qualunque, sciolto nelP alcool. Im- 
mergete un pezzo di mussolina cruda nella 
soluzione, poi fatela asciugare. La dose 
data serve per un pezzo di stoffa alto 
70 cm. e largo 10. 

1281. Per levare dalla pelle le macchie 
mere di nitrato d' argento. — Versate qual- 
cbe goccia d' ammoniaca su qualcbe cen- 
tigrammo di iodio metallico, e con un pen- 
nello toccate le macchie, che spariranno 
subito. Servono, ma non sempre cosi bene, 
una soluzione di ioduro di potassio o di 
cianuro di potassio, P acido nitrico allun- 
gato, una soluzione di 3 parti di bicro- 
mato di potassa e 2 d' acido solforico in 
25 d' acqua. 

1282. Per disinfettare. — Un buon di- 
sinfettante e 1' acqua clorurata. Essa de- 
compone i gaz mefitici, Pidrogeno solfo- 
rato, fosforato, carbonato, 1' ammoniaca. 
Ha inoltre il vantaggio di tener lontani 
i topi, 1c zanzare, le vespe. Allontana o 
distrugge insetti e larve nocivi inaffian- 
done le aiuole. 

1283. 11 caffe e pure un ottimo disin- 



fettante. Pestandone un po' e ponendolo 
sur una lastra di ferro ben calda, ma non 
rossa ; oppure torrefacendolo senz' altro 
per l'nso domestico, si disinfetta benis- 
simo una stanza. 

1284. II solfato di ferro, e meglio an- 
cora il solfato di zinco che non colora in 
nero, serve per disinfettare le latrine, le 
cloache, le stalle. Si adopera nelle pro- 
porzioni di 2 a 3 chg. per 100 di mate- 
rie fecali. 

1285. Un ottimo disinfettante per le 
cloache si ottiene impastando con acqua: 

Solfato di ferro 2000 grammi 

» di zinco 10 » 

» di calce 265 > 

Garbone vegetal e 10 > 

1286. L' acido fenico e ottimo nella 
dose di 5 per 100 parti d' acqua, per to- 
gliere il puzzo degli orinatoi, per risanare 
le stalle, le scuderie, i macelli, le becche- 
rie, le carrozze ferro viarie pel trasporto 
dei bestiami, per impedire P alterarsi del la 
colla d' amido, della pasta di carta. Un 
pugno o due di calce viva e un bicchiere 
cP acido fenico comune tolgono il puzzo 
alia fossa piu infetta. 

1287. Un eccellente disinfettante e pure 
il carbone. Messo nei barili destinati a tra- 
sportar 1' acqua nei viaggi di mare, la con- 
serva perfettamente ; disinfetta P acqua 
delle cistern e, dei vivai, degli stagni, quan 
do. polverizzato, vi si butti dentro. Un mi- 
scuglio di 12 chg. di carbone in polvere, 
1 chg. di gesso e 1 chg. di solfato di ferro, 
disinfetta completamente 300 ettolitri di 
materie fecali. 

1288. II cosi detto Condyle liquid, un 
disinfettante in grande onore in Inghil- 
terra, non e altro, che una soluzione di 
permanganato di potassa; il disinfettante 
di Kuhne e un miscuglio di permanganato 
di soda e di solfato ferrico. 

1289. II potere disinfettante dei man- 
ganati e dei permanganati alcalini e gran- 
dissimo. 35 gocce d' una soluzione al 6 
per 100 di permanganato di soda bastano 
a disinfettare completamente un Htro di 
acqua di fogna. Una soluzione d'l parte 
di permanganato di potassa per 100 d'ac* 
qua serve benissimo a togliere alia bocca t 
sciacquandola, ogni odore di tabacco. 

1290. Per distruggere le pulci. — Ponete 
in un piatto un infuso di the verde for- 
tissimo e ben zuccherato, freddo, e pone* 
telo sotto il letto o sotto un armadio. 



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EDUCAZIONE. 



12? 



1291. Per distruggere le eimiei. — Gli 
Inglesi usano la seguente mistura {bug- 
poison): 

Alcool 700 grammi 

Essenza di trementina 25 » 
Canfora in polvere ... 12 » 
Sublimato corrosivo 6 » 

Si applica con una spugna o con un pen- 
nello. 

1292. Cera per le bottiglie. — T&te fon- 
dere sul fuoco: 

Pece resina 1000 grammi 

Fece di Borgogna . . . 500 » 

Cera gialla 250 > 

Mastice rosso 125 » 

Appena il liquido sale, levate dal fuoco 
la casseruola, mescolate con una spatola, 
e riponete sul fuoco sino a fusione com- 
pleta. Si immergeranno per un centinie- 
tro circa sotto al cerchio superiore le 
bottiglie, facendole girare su se stesse, 
perche la cera s'attacchi. La dose indi- 
cata serve per 300 bottiglie. 

1293. Per dare all acquavite nuova il 
taporc deUa vecchia. — Versate in ogni 
litro d' acquavite tre o quattro gocce d'am- 
moniaca liquida che ne neutralizzeranuo 
l'acido acetico. 

1294. Per rinfrescare le bevande. — Av- 
viluppate la bottiglia che le contiene in 
un cencio bagnato ed esponetela ad una 
corrente d' aria. I vasi di terra porosi ser- 
touo pure alio stesso scopo. 

1295. Mescolanze frigorifere : 

a) Neve o ghiaccio pestato con sale da 
cucina. Si ottiene un freddo di 4 a 5° sotto 
lo zero; 

b) Neve o ghiaccio pestato con clori- 
drato d' ammoniaca. Si ha un freddo di 5 
a 6° sotto lo zero; 

c) Sol fa to di soda cristallizzato, parti 4; 
acido solforico a 41°, parti 3. II freddo ot- 
tenuto e sumcienteper congelare l'acqua; 

d) Acqua, parti 10; uitrato di potassa, 
parti 6; cloridrato d' ammoniaca, parti 6; 
sol fa to di soda cristallizzato, parti 4 '/*• 
S' ottiene un freddo di 7 a 9°; 

e) Neve o ghiaccio pestato, parti 3; 
acido solforico debole, parti 2. II freddo 
che s' ottiene e sufficiente per congelar 
l'acqua e per far gelati ; 

/) Fosfato di soda, parti 9; acido ni- 
trico allungato, parti 4. Si ha un freddo 
di 5 a 8°; 

g) Solfato di soda, parti 6; nitrato 
d' ammoniaca, parti 7 ; acido nitrico al- 



lungato, parti 4. Con questa mescolanza 
si pud abbassare la temperatura d'un li- 
quido sino a 10°. 

1296. Pasta pei rasoi. — Impastate con 
olio: 

Smeriglio 25 grammi 

Zafferano di marzo .... 25 » 
Cinabro 3 » 

1297. Perpulire gli usci e gli stipiti in- 
vemiciati ad olio. — Adoperate sapone ver- 
de sciolto neir acqua, o una leggerissima 
soluzione di potassa caustic^ poi sciac- 
quate con acqua. 

1298. Per pulire gli oggetti d'ottone. — 
Prendete una scorza di limone appena ta- 
gliato, e poco sprerauto, e per mezzo di 
essa strofinate con un po' di sabbia da ve- 
trai. Poi lavate con acqua, e asciugato 
con un cencio ben asciutto. Serve anche 
un miscuglio d' aceto e di rosso di Prus- 
sia, il quale per altro devesi usare con 
precauzione perche traccia macchie inde- 
lebili sui mobili. 



Educazione. 

1299. II fanciullo, appena nato, e nei 
primi mesi della sua esistenza, non ha al- 
tri bisogni che quelli della vita animate, 
dei quali fu gia discorso (vedi Allattamento 
e allevamento dei bambini). Piu tardi, in- 
sieme co' suoi sensi, si sveglia la sua in- 
telligenza e si sviluppa mediante 1' istru- 
zione. Ma prima di questa, esso ha bisogno 
della educazione. 

1300. t£ alia madre che spetta il dovere 
di educare dalla prima infanzia il bam- 
bino. Essa soltanto pud seguire il pro- 
gresso della intelligenza germogliante, e 
fare che tale germoglio sia sano e diritto. 
I piu grandi vizi deH'uomo hanno qual- 
che lontana origine nella sua infanzia, o 
nel governo che n'ebbero le nudrici. Vi 
sono dei genitori che si divertono a ve- 
dere un bimbo torcere il collo a un polio, 
strozzare un uccellino, strappare le ali e 
le zampe a un insetto, giocare un brutto 
tiro a un compagno, ingannarlo, porselo 
sotto, fargli del male, ec. Eppure in quegli 
atti e spesso il seme di futura malvagita. 

1301. Non fate mai paura a un bam- 
bino; non gli raccontate istorie di spiriti, 
di vampiri, d' orchi, di streghe ; non lo 
minacciate dell' orco, del lupo, della ver- 
siera, dell' uomo dal sacco nero ; ne fa,« 



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128 



EDUCAZIONE. 



rete un uomo debole, pauroso, vigliacco, 
6ciocco, superstizioso. Non lo sorprendete 
mai bruscamente : ne potreste fare un epi- 
lettico. 

1302. Non gli lasciate prendere delle 
cattive abitudini ; quando sara cresciuto 
non potrete piu fargliele perdere. Non gli 
perraettete di succhiarsi il dito o il dorso 
della niaao; di far smorfie, di stralunar 
gli occhi; e soprattutto non gliene date 
l'esempio. Con un po' di pazienza, distraen- 
dolo, occupandolo in altro, si riesce presto 
a farnelo smettere. Piu tardi esigete che 
obbedisca, e occorrendo punitelo. 

1303. Siate buoni e indulgenti: non 
deboli. Ottenete tutto da esso per T af- 
fetto, e non pel timore. 

1304. Siate pel bambino il suo migliore 
esenipio. Che esso impari da voi ad aniare 
e ad onorare i genitori, ad essere onesto, 
generoso, caritatevole, leale. 

1305. Una tenerezza cieca, non intel- 
ligente, che imped i see ai genitori di rifiu- 
tare al loro figliuolo cio che gli pud nuo- 
cere, e di reprimere i suoi capricci, ha per 
conseguenza di lasciargli credere ch' esso 
deve ottenere tutto cio che desidera, e 
che non vi ha per esso ne impossibility, 
ne pericolo. 

Io06. II bambino capriccioso, disobbe- 
diente, maleducato, 6 causa continua di 
inquietudini e di dolori. E i piccoli difetti 
diventano poi i germi di vizi che, svilup- 
pandosi coll' eta, possono compromettere 
l'avvenire e la salute. 

1307. L' inesattezza e uno dei peggiori 
difetti del bambino. 11 bimbo che non e 
mai pronto all' ora fissata per le sue le- 
zioni, pei suoi pasti, diventato un uomo, 
preferira il piacere al dovere. La bambina 
che manca d' ordine e d' esattezza, non 
sara mai una buona madre di famiglia. 

1308. I momenti in cui i bambini si 
abbandonano al giuoco, sono i piu oppor- 
tuni per esplorare la loro indole e diri- 
gere le loro passioni. 

1309. 1 giocattoli che si danno ai bam- 
bini Torrebbero per se tutta una scienza. 
Per essi ancora si pud giovare e poten- 
temente alia loro educazione. 

1310. Transigete su ogni altro fallo, mai 
sur un piccolo furto doraestico, sia pur 
d' una noce o d' una penna ; piu tardi il 
bambino potrebbe rubare il danaro nelle 
tasche del padre, poi in quelle degli amici. 
Rico id ate pure che una bugia spesso ha 
cagionato la rovina d' un giovane e la 



perdita della sua reputazione. Non ci sono 
ne furti, ne bugie innocenti. 

1311. Insegnate di buon'ora alfanciullo 
la temperanza e la modestia, il disprezzo 
dell' egoismo, 1' ammirazione per gli eroi 
dell' abnegazione, le vittime dell' amore, 
della virtu, delle piu sante affezioni. 

1312. Ponete in un quadretto, sur una 
parete della sua camera, l'imagine di Barry, 
il grande cane del San Bernardo che salvo 
la vita a 46 persone, perche il bambino 
impari almeno dalle bestie cio che spesso 
disimpara dagli uomini. 

1313. Avvezzatelo al caldo, al freddo, 
al vento, al sole, ai rischi, ai disagi. Av- 
vezzatelo a far tutto da se. II primo im- 
piego d' un fanciullo deve essere diretto 
alia cura della propria persona. 

1314. Fate ch'esso non conosca pregiu- 
dizi, ne superstizioni. 

1315. Non ne fate un mostriciattolo d'in- 
gegno. I bambini precoci sono antipatici, 
e rimangono poveri frutti secchi di una 
istruzione male intesa. 

1316. Coltivate piuttosto la curiosita del 
fanciullo, e traetene occasione per istruirlo 
con suo diletto. Le passeggiate in citta, 
in campagna, la locomotiva, il filo tele- 
grafico, l'aratro, gli animali domestici, il 
molino, il campo, il prato, le farfalle, il 
cielo, il ruscello, un fiore, vi forniranno 
il mezzo di istruirlo. 

1317. Educate i sensi prima che il pen- 
siero del bambino. 

1318. La lettura costa spesso una grande 
pena alle mamme, e molte lacrime al bim- 
bo. Prima di insegnargli a leggere, ecci- 
tate la sua curiosita raccontandogli delle 
storielle interessanti, mostrandogli dei li- 
bri illustrati, dai quali, gli direte, egli 
stesso potra ben presto, solo che lo vo- 
glia, imparar da solo altre e ben piu belle 
istorie. Sin dalle prime lezioni procurate 
di soddisfare al suo piccolo amor proprio, 
fate ch'esso comprenda e si compiaccia 
e sia lodato d' aver imparato qualcosa che 
prima non conosceva. 

1319. Gli alfabeti illustrati, parlanti, co- 
me li chiamano, i dadi dipinti e istoriati, 
servono benissimo a insegnargli gli de- 
menti della scienza della lettura. II metodo 
piu semplice e quello che piacera piu al 
bambino, sara il migliore. Le pallottoliere 
a colori serviranno benissimo per inse- 
gnargli i primi elementi della aritmetica. 

1320. Fate che il bimbo impari a scrivere 
nello stesso tempo che impara a leggere. 



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FIORI ARTIFICIALI. — UTENSILI. 



129 



L'una cosa servira al progresso dell' alt r a. 
I bambini hanno facile la imitazione, e 
imparano presto a riprodurre colla matita 
sulla carta, o col gesso sull'ardesia, le 
lettere che darete loro a copiare. 

1321. Fate che il bambino si abitui di 
buon'ora all'ordine in tatte le sue occu- 
pazioni : ad aver tempo per far tut to, e 
a fare ogni cosa a suo tempo. 

1322. I continui rimproveri dei vecchi 
alle irriflessioni dei giovinetti, la loro in- 
tolleranza ed asprezza contro gli innocenti 
trastulli della loro eta, lo schiamazzo per 
ogni inezia, i castighi per ogni inavver- 
tenza, sono irragionevoli. I saggi vecchi 
mostrano un po' di condiscendenza, ricor- 
dano che essi pure furono giovani, e dei 
giovani cosi conservano ed aumentano 
1' affezione e il rispetto. 

1323. Mostrino essi una certa confidenza 
nelle buone qualita dei giovani; faccian 
loro sentire che gli credono ormai capaci 
di portarsi da uomini. Soprattutto quando 
giungono ai 18 anni, si guardino dallo 
stringerli nelle catene stesse in cui gli 
tenevano a cinque o sei anni. 

1324. Talora le buone maniere non ba- 
stano : il che troppo spesso e 1' effetto 
degli errori dei padri. Allora ricorrasi 
pure ai modi aspri ; ma questi debbono 
essere divisi tra il rigore e la pieta, no 
mai congiunti all'ira. 

1325. Le relazioni dei giovinetti con 
altri della stessa eta, si facili a mettere 
profonde radici, siano un importantissimo 
oggetto sul quale si avvertano di buon'ora 
e si invigilino. Da quelle sorge prima il 
loro credito o il loro discredito nella so- 
ciety e sorgono pure i loro abiti morali 
per tutta la vita. 



Fiori artificial!. 

1326. L' arto di fare i fiori artificial!, 
antichissima in Cina, e gia nota da molto 
tempo in Italia, ora ha raggiunto un grado 
notevolissimo di perfezione. E ormai un 
ramo d'industria importante anche in Ita- 
lia, perche esportiamo i nostri prodotti, 
degnissimi di lode anche all'estero. Essa 
costituisce poi una occupazione simpatica 
e piacevole soprattutto per le signore e 
per le signorine, poiche serve benissimo 
ad occupare le lunghe sere d' inverno, ed 
anche perche con essa si possono con poca 
spesa ornare i salotti. 

Libro per tutti. 



1327. Per fare i fiori artificial si ado- 
perano una quantita di materie : carta, 
tela batista, mussolina, garza, lana, taffetta, 
seta, borra di seta, velluto, bozzoli, piume, 
pellicole d' uova, carta-pecora, cera, paglia, 
cuoio, squame di pesce, setole, conchiglie, 
smalti, fanoni di balena, legno, sambuco, 
midollo di bambd e di giunco, ed altro 
ancora. 

Utensili. 

1328. Nelle fabbriche si usano delle 
lunghe tavole, coperte di tela cerata, e 
munite di cassetti per custodirvi i raate- 
riali. Sulle tavole si tengono i telai porta- 
fiori e porta-foglie, sui fili di ferro dei 
quali si attaccano, per asciugarli, i petali, 
le foglie, i fiori compiuti, ripiegando ad 
uncino i gambi. I piccoli fiori si piantano, 
per cosi dire, in piatti pieni di sabbia. 

1329. Sono necessari i porta-rocchetti: 
verghe verticali o trasversali di ferro, ftsse 
sur un sostegno, nelle quali si infilano i 
rocchetti di filo per dipanarli; le pinzette, 
che devono essere forti e a punte rotonde, 
lunghe circa 15 cm., delle quali si deve 
far uso continuo, per disporre le varie 
parti dei fiori e delle foglie; i telai ten- 
ditori, liberi, composti di due ritti lun- 
ghi dal metro ai due metri, e di due tra- 
verse di dimensioni di poco inferiori alle 
precedenti, tutti in legno forte, e disposti 
in modo che le traverse scorrano e si pos- 
sano fissare a volonta con caviglie in fori 
praticati agli estremi dei ritti, i quali ser- 
vono ad apprestare, incollare e tingere le 
stoffe, la seta, i fili, ec. 

1330. Occorrono pure i frastagliatori, 
strnmenti di ferro che servono a tagliare 
le foglie e molte parti del fiore; un ceppo, 
una lastra di piombo, e due martelli per 
frastagliare ; degli incurvatori e impron- 
tatori per dare alle foglie ed alle parti 
del fiore le curvature, i rilievi, le venature 
e le nervature naturali ; e ve ne hanno 
a mano, e a strettoio; tenaglie di di versa 
grandezza; forbici, punzoni e ceselli; vasi 
per le colle ; scatole per riporvi le parti 
dei fiori ; vasi, coppe e piattelli pei colori ; 
spatole, tavolozze, pennelli, spugne ec. 

1331. Molti di questi utensili sono per 
altro superflui a chi voglia preparare per 
diletto i fiori artificiali, servendosi di fo- 
glie, di stami, di pistilli, di calici, di co- 
roll e, e d' altro materiale gia preparato 
e che si trova facilmente dai fioristi. 



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130 



FIORI ARTIFICIALI. 



Materiali. 

1332. Carta. — Per le foglie occorrono 
tre sorta di carta verde, cioe di color 
verde chiaro, verde giallo e verde scuro. 
Si usa pure della carta verde sulla quale 
e incollata della garza di seta che imita 
i pori di certe foglie. La carta verde si 
pu6 inverniciare da se con chiara d* uovo, 
o con una miscela di colla forte, gomma 
arabica e acqua. 

1333. Pei petali si adopera carta bianca 
che si colora a piacere. Pei gambi verdi 
si adopera la carta detta terpente, che e di 
seta, e che bisogna tagliare nel senso in 
cui si trova piegata, che altrimenti si 
rompe. Pei gambi lucidi serve la carta 
glade a diverse tinte. Pei bottom serve 
la carta serpente bianca da colorire. 

1334. Stoffe. — La piu usata e la tela 
di batista di diversa finezza, bianca o tinta 
a diversi colori. Per certi fiori, come per 
la rosa delle quattro stagioni, e indicatis- 
sima la mussolina. II percallo serve pei pe- 
tali di un certo spessore. II raso serve 
pei fiori a petali lucenti, il velluto pei 
vellutati come le viole del pensiero. Per 
certi petali e pei gambi si trovano in com- 
mercio delle mussoline in seta, e dei taf- 
fetta verde-smeraldo, lucente o no, per le 
foglie di molti fiori. 

1335. Fili, cotone in falda, pergamena y 
fili metallici. — Al fiorista sono necessa- 
rie molte qualita di fili di seta, di cotone, 
di lana, di metallo. Col filo di seta poco 
torto si montano e si guarniscono i fiori e 
le loro parti : se ne trova di tre tinte verdi 
pei gambi; si adopera bianco pei fiori d' ar- 
gento, giallo pei fiori d'oro, nero per quelli 
di lutto. II filo bianco ordinario, ingom- 
mato per renderlo rigido, o no, serve per 
fare gli stami e i pistilli. Alio stesso scopo 
servono il filo di cotone da ricamo, la lana 
in fili di diverso colore e la seta cruda. 

1336. H cotone in falda, o cotone oarda- 
to, serve a fare i gambi, i bottom, i noc- 
ciuoli di molti fiori, giacche con esso si 
rivestono le ossature fatte di filo di ferro. 
Deve essere finissimo e ben netto, e di 
quella qualita nota appunto in commercio 
sotto il nome di cotone da fioristi o da 
gioiellieri. L'ovatta non serve. 

1337. La pergamena di capretto o di 
agnello, fina e bianca (canepin), serve a 
fare i bottoni di alcuni fiori finissimi, come 
il gelsomino, il fior d' arancio, il mirto, e 
per certi gambi sottili. Pei fiori ordinari 



si adopera la pelle bianca da guanti. La 
midolla di giunco serve pei pistilli delle 
grosse malvacee, i globuli di vetro servono 
per imitare certi frutti. I crini bianchi, 
da tingersi, s'adoperano per le reste delle 
spighe. 

1338. 1 fili metallici servono per fare lo 
ramificazioni, i gambi, certe nervature, o 
tutte le annodature. Ne occorrono di di- 
verse grossezze, e di diversa qualita: quello 
di ferro deve essere crudo e lucidissimo; il 
filo di rame, e quello d'ottone, piu rigido, 
servono, finissimi, pei piccoli gambi. Se ne 
riveste anche di seta verde. I fili metal- 
lici si debbono guardare dalla umidita. 

1339. CoUe.— Si adoperano diverse colle 
a seconda della materia che si vuol in- 
collare : e cioe gomma arabica, go mm a 
adragante, colla di pesce, colla di pelle 
di guanti, colla forte, colla di farina di 
rise. Una pasta comunemente usata e fatta 
a freddo con 70 grammi di gomma ara- 
bica, 35 di farina, e acqua quanto ne oc- 
corre per dare alia miscela la densita 
d' una gelatina. Questa pasta, che e buona 
quando e filante, migliora col tempo. 

1340. Colori, — I diversi colori si fanno 
col giallo, il rosso, l'azzurro, il bruno e 
il nero. Bisogna aver sott'occhio i modelli 
naturali, e imitarne le tinte unendo in 
diverse proporzioni i colori accennati. 

1341. Per avere il giaUo si adope.a: 

a) Terra merita seiolta nelP alcool, 
con un po' d' acqua pura, o acidulata con 
cremor di tartar o, o resa alcalina con sale 
di tartaro, secondo la tinta che si desi- 
dera; 

b) Rocou sciolto nell' alcool a freddo, 
o a caldo nelP acqua alcalina: giallo bril- 
lante; 

c) Grano d' Avignone (Rhamnut infee- 
tortus) bollito per mezz'ora nelT acqua: 
giallo vivo; 

d) Serratola {Serratula tinctoria) bol- 
lita per mezz'ora nell' acqua: giallo ver< 
dastro; 

e) Zafferano, sciolto nell 1 acqua o nel- 
1' alcool: giallo caldo; 

/) Giallo cromo; 
g) Gommagutta. 

1342. Per ottenere tutte le gradazioni 
del rot$o, dal rosa al rosso piu in ten so, 
si adopera: 

a) Legno del Brasile, bollito per qnal- 
che ora in acqua, filtrato, e coU'aggiunta 
di qualche goccia d'acido solforico; o fatto 
macerare a freddo nell' alcool per qualche 



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MATEKIALI. 



131 



giorno. Aggiungendo un po' di potassa si 
ha il rosso-porpora : con una dose mag- 
giore il color violetto; coll' allume, il rosso 
cremismo ; 

6) Carminio, in pezzi, sciolto in acqua 
pura per avere il rosa chiaro, o in alcali 
come il sale di tartaro per avere il rosa 
vivo ; 

c) Cartamo ( Carihamui tinctoriue) sciol- 
to a freddo nell' alcool. Sciolto a caldo, 
e con an alcali, da il color arancio. Gli 
acidi lo avvivano; yogliono per altro esser 
messi, non nella tintura, ma nell' acqua in 
cui si immergono prima o dopo i petali. Ba- 
gnando i petali iu acqua leggermeute insa- 
pouatasi ha un bellissirao color camicino; 

d) Lacca di garanza, con acqua, allume 
e 8ottocarbonato di soda: rosso intenso; 

e) Carminio di garanza, nn po' violaceo, 
che col la gommagutta da una bella tiuta 
aranciata; coir azzurro di Prussia le di- 
verse gradazioni del violetto; col nero di 
China il rosso vinoso. 

1343. Le tinte azzwre si preparano con: 

a) Indaco, sciolto in acido solforico 
allungato con acqua, e coll 1 aggiunta di 
una piccolissima quantita di bianco di Spa- 
gna; aggiungendo della potassa e un terzo 
circa del suo peso d' alcool, si ha un tur- 
chino intenso; 

b) Azzurro di Prussia, o prussiato di 
ferro,che perd all'aria inverdisce alquanto; 

e) Azzurro inglese del commercio. 

1344. Le tinte bruae si fanno col bistro. 
Altre tinte piu o meno scure, colla terra 
di Siena mista o no al bistro. 

1345. II nero si ottiene con inchiostro 
di China misto a una piccola quantita di 
carminio. 

1346. II verde si ottiene di diverse gra- 
dazioni col giallo dei grani d'Avignone e 
colla terra merita combinati coll' azzurro 
liquido. Le stoffe che si devono tingere 
in verde per fame foglie si tingeranno 
prima nel giallo poi nell' azzurro; secondo 
che il eiallo sara pia o meno intenso, il 
verde pure sara piu o meno intenso. Al- 
tre tinte verdi si hanno combinando P az- 
zurro di Prussia in diverse proporzioni col 
giallo detto indiano, col cromo, colla gom- 
magutta. 

1347. Le stoffe pei fiori color viola si 
tingono prima in una infusione di ori- 
cello, poi in un bagno di azzurro. Per 
ottenere il colore delle viole delle Alpi, 
basta un bagno tiepido in una infusione 
di oricello. Colla lacca e coll' azzurro di 



Prussia; colla lacca carminata e col co- 
balto; col carmiuio di garanza e coll' az- 
zurro di Prussia, si hanuo altre tinte viola. 

1348. Come *i /anno % gambi. — I gambi 
si fanuo di filo di ferro rivestito anzitutto 
di cotone in falda. Questa operazione, che 
si dice del girare il filo, consisre nell'av- 
volgere a spirale, iutorno al ftl di ferro, 
il cotone in falda, in modo da copiimelo 
d'uno strato sottile ed uguale: il che si 
ottiene appunto facendo girare il filo. che 
si tiene fra il pollice e 1'indiee della si- 
nistra, da sinistra a destra. 1 gambi prin- 
cipali si girano due o tre volte. 

1349. Girati i fill, si rives tono con carta 
o con stoffa, girandoli come per rivestiili 
di cotone. La carta si taglia a questo 
scopo in listerelle larghe da 5 a 10 mm., 
che si incollano per una estremita al- 
Pestremita del filo. Le liste di taffetta 
vanno un po' sfilaceicate dai due lati. II 
gambo principale si riveste solo dopo aver 
montati i fiori. 

1350. 1 gambi pendenti, come quelli delle 
spighe, si fanno di filo metal] ico rivestito 
a cui si aggiunge del semplice filo ingom- 
mato. I gambi spinosi si fanno sollevando 
in certi punti il cotone, o anche con spor- 
genze di fil di ferro che si coprono alia 
base con un po* di cotone e si rivestono di 
carta. I gambi vellutati si fanno coprendo 
di una soluzione di gomraa i gambi rive- 
stiti, poi spolverizzandoli con cimatura di 
stoffa di cotone o di seta o di panno. 

1351. Come ti fanno le foglie, — Si ta- 
gliano col frastagliatore le foglie della 
forma desiderata, due, tre, qnattro per 
volta, a seconda che la materia di cui si 
fanno e piu o meno consistente. Poi si 
improntano, al rovescio, a due. o piu per 
volta. e si coloriscono. Circa Parte dei co- 
lorirle soltanto Pabilita delP operature e 
arra sicura della buona riuscita. Occorre 
preparar bene le tinte, e copiare esatta- 
mente un modello naturale. Le nervature 
in rilievo si fanno con colore a corpo. Le 
spugnc serviranno meglio dei pennelli per 
certe sfumature delicate. 

1352. 1 gambi delle foglie si fanno di 
filo metallico rivestito di seta colorata, 
che si fa passare in un forellino praticato 
al terzo della lunghezza delle foglie, si ri- 
piega per riunirlo alia base, indi si attor- 
ciglia coir altro per fame uu filo solo che 
poi si copre di carta o di stoffa. Le grandi 
foglie hanno tutta una armatura che si 
nasconde incollandovi sopra della carta. 



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132 



FIORI AKTIFICIALt. 



Si pu6 approfittare dei fili per imitare le 
nervature. 

1353* Come »i fanno gli stami ed i pi- 
etilli. — Gli stami, terminati d'ordinario 
in globetti detti antere, che sono gli or- 
gan i maschili dei fiori, si trovano, come 
e noto. intorno al pistillo, che e Porgano 
femminile, quasi sempre ptu lungo degli 
stami, e fatto di stilo, che e un lungo filo, 
e di stimma, che ne e la parte estrema. 

1354. Gli stami poco visibili si fanno con 
paste formate e spolverizzate di colore, 
o con una specie di pennello a corti peli, 
di filo di cotone, leggermente ingommato 
e tinto del colore che occorre. Gli stami 
sporgenti si fanno con filo bianco ingom- 
mato, e per imitare le antere si bagnano 
leggermente alia estremita con acqua gom- 
mata che asciugando vi forma un ingros- 
samento il quale si spolverizzera con pol- 
vere colorata o con colore in polvere. 

1355. Si fanno stami con fili fini di mus- 
solina. di garza, di merinos; di fil di ferro 
finissimo rivestito o verniciato; di fil di 
seta, di lana, o di crini tinti, dritti, curvi 

a spirale secondo il bisogno. Per attac- 
carli al gambo del fiore si ingommano leg- 
germente e si legano con filo di seta: quelli 
di lana si legano con filo d'ottone. 

1356. I pistilli si fanno come gli stami. 
Quando sono riuniti alia base, o total- 
men te, si compongono con colla. Gli stili 
forti e gonfi si fanno con cotone cardato 
e colorato. Si verniciano, si fanno a pe- 
lurie, si torcono, ec, come il modello. Un 
po'di fil di ferro attorcigliato intorno ad 
uno spillo serve spesso a imitare lo stim- 
ma. Quando J sono coperti di gocce bril- 
lanti, si imitano con chiara d' uovo, con 
gomma, con vetro pestato. S'attaccano 
come gli stami. 

1357. Come si fanno le eorolle, — Le CO- 
rolle sono la parte colorata del fiore, e 
risultano di una o piu foglie dette petali. 

1 petali si tagliano di carta o di stoffa 
come le foglie, per lo piu parecchi insieme, 
quando il fiore e a piu petali, disposti a 
raggi. Poi si infila la corolla sul gambo 
e si incolla sotto agli stami. Con diverse 
stelle di petali, di diversa grandezza, so- 
vrapposte, si imitano i fiori doppi e com- 
posti. 

1358. I petali si improntano come le 
foglie. ma talora con strumenti speciali. 
Un model la men to facile si da loro tenen- 
doli piegati nella palma della mano, poi 
scorrendo su essi colle pinzette o colla 



schiena delle forbici. Le palle e il cusci- 
netto usati dai fioristi servono perd molto 
meglio. Le palle si fanno di legno o di 
ferro secondo che debbono servire per pe- 
tali di carta o di stoffa, e di diversa gran- 
dezza; poi, posti i petali sur un cuscinetto, 
vi si preme sopra la palla adatta. 

1359. I petali hanno bisogno, sebbene 
colorati, di essere ancora lavorati col pen- 
nello, per imitar bene le venature, le mac- 
chie, le sfumature, le marmorizzature. Poi 
si montano per comporre il fiore. A questo 
scopo si legano intorno agli stami con 
seta, o si attaccano con colla, usando 
sempre le pinzette per non toglier loro 
la freschezza. Anche per questa opera- 
zione, un modello naturale e il miglior 
maestro. 

1360. Come si fanno i calici, — I calici 
sono il sostegno delle corolle, e parteci- 
pano sempre della natura del gambo. Ve 
ne sono di semplici e di doppi, a tubo, 
a raggi, d' ogni specie. Si fanno di carta, 
di tela batista, di taffetta. di cera, di pa- 
sta e di cotone in falda. I calici cilindrici si 
fanno tagliandoli col frastagliatore in un 
pezzo di batista fortemente ingommata, 
poi arrotondandolo alia base colla palla, e 
incollandolo sui lati. Un foro al basso 
servira a lasciar passare il gambo. 

1361. I calici a foglie sovrapposte sono 
facili a comporre. Si tagliano diverse stel- 
lette con foglioline.di grandezza gradnata: 
poi si lavorano al ceutro colla palla. si 
infilano nel gambo. e si incollano Tuna 
sull'altra. Tali calici si fanno nei fiori piu 
ordinari d* un pezzo solo, e si fingono le 
foglie sovrapposte dipingendole. 

1362. Come si fanno i bottoni, — I bot- 
tom si fanno di cotone al quale si da 
la forma voluta. e poi si ricopre o con 
carta, o con stoffa, o con petali simili a 
quelli del fiore. II gambo si infila dentro 
al bottone. Pei bottoni sbocciati si ferma 
il cotone sul filo di ferro, bagnandolo leg- 
germente d' acqua, poi si agginngono al- 
cuni petali con colla. e un calice sotto. 
I piccoli bottoni verdi si fanno con pa- 
sta modellata, o con cotone rivestito di 
pasta, in ogni modo colorata, e verniciata 
con gomma se occorra. 

1363. Come 9% fanno le *pighe. — Per fare 
le spighe verdi si prende un pezzo di fil 
di ferro, all' estremo gli si fissa con seta 
verde un filo di crino tinto in verde. poi al 
basso gli si modella con del cotone il seme, 
lo si ricopre con garza verde e incollata ; 



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FRUTTETO. 



133 



si fa poi il sccondo seme eolla sua resta 
e lo si colloca un po' piCi in basso del pri- 
mo; e cosl via. Le spighe gialle si fanno 
Delia stessa guisa : solo si cambiaoo i co- 
lon del materiale. Le spigbe vuote si fanno 
senza cotone, con sola garza. 

1364. Montatura dei fiori. — fe questa 
r operazione cbe richiede tutta la perizia 
artistica del fiorista. Si com pie attaccando 
al gambo del fiore le estremita dei gambi 
delle foglie e dei bottom, attorcigliandoli o 
legandoli con seta, e nascondendo il punto 
d'unione con nna lister ell a del colore di 
qnella della quale e rivestito il gambo. 
Con la mano e con la pinzetta si incur- 
vano i gambi come nel modello, cbe in 
questa operazione soprattutto deve essere 
scrapolosamente imitate 

Fiori di Makart. 

1365. Hans Makart, il grande pittore 
Viennese, non era soltanto un artista di ge- 
nio, ma era aoche un amico fervido della 
natura, di gusto squisito, fecondo di tro- 
vate. Egli aveva oroato il suo studio con 
fusti di gramiuacee fatte venire da lon- 
tani paesi. Fu lui che diede a N. J. Chri- 
stensen, d' Erfurt, l'idea di mettere alia 
portata di tutti questo bell' ornamento. 

1366. U mazzo Makart si compone esclu- 
sivameute delle piu belle erbe naturali, 
nelle loro forme piu graziose ed elegauti. 
Palme d' Egitto, ftori argentati delle Pam- 
pas di California, fiori di cardo, alcune 
graminacee, la Stipa pmnat a d'Ungheria, 
1* Uniola paniculata del McSSlCO, 1' Erianthus 
aryenteita d' Italia, VArundo communit, la 
Briza, il Bromut brizceformit t COmpongono 
qnesto elegantissimo mazzo. 

1367 Queste piante, naturalmente bian- 
cbe o biancastre quasi tutte, furono fatte 
disseccare e tinte dei colori piusplendidi 
e piu vistosi. Ognuno pud comporne a pia- 
cimento tin grande mazzo che, posto in un 
vaso sur un tavolino di bambu coperto di 
stoffa e guarnito di frange, formera un 
bellissimo ornamento d'una sala, di lunga 
durata, e di prezzo abbastanza modico. 



Frutteto. 

1368. Dicesi coltivato a frutteto, o sem- 
plicomente frutteto, il terreno destlnato 
a qut>gli albeii da frutta che si coltivano 
in aria e terra libere, a distanza dai muri 
dove potrebbero nuocerc ai legumi ed alio 



spalliere. Un frutteto ben ten a to rende 
un grande profit to, perche le frutta che 
se ne ottengono sono piu abbondanti e 
saporite di quelle che danno gli alberi pian- 
tati negli orti o nei campi, insieme alio 
verdure, ai legumi, ai cereali. 

1369. Per quel che riguarda le diverse 
epoche nelle quali si debbono fare durante 
1'anno nel frutteto le operazioni necessa- 
rie a renderlo profittevole, veggasi il Ca- 
lendario delV ortiadtore (1046). Qui diremo 
soltanto il modo di praticarle. 

1370. La piantagione degli alberi frut- 
tiferi si pratica scavando, qualche mese 
avanti 1'epoca flssata, nel terreno, pulito 
dai ciottoli, e convenientemente ingras- 
sato, delle fosse profonde circa due metri 
e larghe da 70 a 80 cm., guarnite poi di 
zolle erbose nel fondo. L'albero vi si col- 
loca con cura, spicgandone le radici : poi 
si versa nella fossa della terra fina, si ri- 
colma col la terra raccolta intorno nella 
escavazione, e si comprime alquanto ai 
piedi dell* albero, che si potra legare ad 
un palo conficcato nel suolo, mediante ri- 
torte di sal ice, si cha abbia un sostegno. 
Fra il palo e la pianta si porranno ca- 
sein etti di paglia. Naturalmente si desti- 
neranno alia piantagione i niigliori soggetti 
del vivaio o dell' orto botanico. 

1371. 11 terreno intorno all' albero deve 
essere rimosso due volte air anno, pro- 
fondamente a primavera, superfloialuieute 
nell' estate. I virgulti del tronco, l'erbe 
parassite vanuo tolti ; le fessure della scor- 
za, nidi d' insetti, debbono essere nettate 
spesso. 

1372. L'innesto (vedi Agricoltura) deve 
farsi razionalmente, proporzionandolo ai 
soggetti cui si affida. Non si pu6 innestare 
un genere di pianta sur un geuere di verso; 
difficilmente pure si innestano specie di- 
verse. D'ordinario s' innestano le varieta 
della stessa specie. Non conviene affidare 
un innesto vigoroso a un albero debole, 
e vice versa. 

1373. II trapiantamento si fa durante la 
temperatura mite, nelle giornate umide, 
in terreno adatto. Gli alberi si tolgono a 
questo scopo dai suolo con ogni cura, per 
non offendeme le radici che debbono re- 
star esposte all' aria e alia luce il minor 
tempo possibile. Per questo quando deb- 
bono essere spedite lontauo si ricuoprono 
di terra e di paglia. 

1374. Non si debbono trapiantare alberi 
che uon siano in pieno vigore. Per ster- 



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134 



FRUTTETO. 



rarli, non si scrollino forte, non si diano 
eolpi di piccoDe e di zappa alia cieca. 
Si tolgano con an grosso paio di forbici 
le radici capillari che gerinogliano nelle 
radici principali o vicino al tronco, come 
pure quelle guaste. Si lasci un po'di terra 
attaccata alle radici. Per riempir le fosse 
dove si sono trapiantati gli alberi. si ado- 
perino le mani piu che il badile, e la terra 
si coniprima, ma non si batta. Devesi pure 
aver cura che la sua esposizione sia la 
stessa di prima del trapiantameuto. 

1375. La potatura, che ha per iscopo 
di far pervenire il succo nutriente della 
piauta in ogni sua parte, di accelerarne 
o ritardarne a volonta lo sviluppo, e an- 
che di limitarne la prodozione fruttifera 
per migliorarla, e una operazione dolicata, 
che si deve p rati care con grande cura. 

1376. I rami da frutti, quelli che por- 
tano bottoni pronunciati e rotondi, si po- 
tano air estremita. I rami improduttivi, 
lunghi e sottili, e i rami parassiti dei 
grossi rami, debbono essere addirittura 
soppressi. I rami orizzontali sono d'ordiua- 
rio i piu fruttiferi ; si dovranno per6 nella 
potatura sacrificare a preferenza i verti- 
cali. I rami ricchi di fronde, con pochi 
bottoni e poco pronunciati, si potano a 
volonta per dare all'albero la forma de- 
siderata, sferica o piramidale. 

1377. Gli alberi a ghianda o a nocciuolo 
si privano dei rami superflui dopo la loro 
fioritura. Tutti i getti senza ftori si deb- 
bono tagliare ; e, cadnti i fiori, si taglie- 
ranno i getti fruttiferi al disopra del loro 
secondo occhio (gemma). L' amputazione 
dei giovani germogli e senza danno alcuno. 

1378. La disposizione a spalliera deve 
effettuarsi sol tan to quando le piante siano 
abbastanza forti da non temere l'ardore 
del sole, e i rami che si devono disten- 
dere abbiano una sufflcieute luughezza per 
essere distribuiti e legati al fusto della 
spalliera. I rami non si debbono incrociare. 

1379. Nella potatura si deve avvertire 
alia forma che piu conviene all'albero. II 
taglio verticale o a piramide verticale ha 
il vantaggio di far mettere 1 'albero facil- 
mente a frutto. Esso consiste nel tener le 
branche terminali rialzate. Se si opera sur 
un albero che germogli convenientemente, 
si tagliera a 16 cm. circa di lunghezza. 
Altrimenti gli si lasceranno dapprima tutti 
i getti, che si piogheranno all'indentro, poi 
si spogliera delle fronde inutili a frutti- 
ficazione avvenuta. 



1380. La piramide orizzontale si ottiene 
disponendo i rami quasi orizzontalmente, 
tagliandoli un po' piu lunghi che nel ta- 
glio verticale, a circa 18 cm., e soppri- 
mendo tutti i getti secondari, ad eccezione 
di quelli, s' intende, che devono portare i 
frutti. Quando 1' albero e molto robusto, si 
possono condurre verticalmente, incnrvan- 
doli in dentro, alcuni rami. Questa forma 
richiede una larga superficie di terreno, 
e presenta questo inconveniente, che cioe 
gli alberi cosl tagliati si mautengono piu 
difficilmente in equilibrio. 

1381. II taglio a fuso e il piu facile. Ha 
inoltre il vantaggio di occupare poco po- 
sto, e pud ntilizzarsi per gli alberi che si 
coltivano negli orti. Esso consiste nel la- 
sciare sviluppar tutte le gemme, e nel ta- 
gliare poi a 5 o 6 cm. di lunghezza : vale 
a dire alia base a 6 cm., piu in alto piu 
corto. Poi tutti gli anni si taglia in pro- 
porzione. 

1382. La coltivazione dei frutti nei vasi, 
molto diffusa in Inghilterra, non e, come 
meriterebbe, praticata fra noi. ft un mezzo 
ottimo per confrontare, studiare e cono- 
scere le varieta, per ottenerne delle nuove 
coirincrociamento, per migliorarle. ft una 
coltivazione semplice, alia portata di tutti, 
piacevole ed utile, ft facile immaginare 
qua n to sia bello servire, in fin di pranzo, 
le frntta ancora attaccate a degli alberi 
nani di 20 a 30 cm. d'altezza. 

1383. Quando un albero ammala, le sue 
foglie ingialliscono. Gonverra allora smuo- 
vere colla vanga il terreno, intorno al 
tronco, per una estensione di un metro a 
un metro e mezzo, e inaffiare, con una so- 
luzione di 525 gram mi di solfato di ferro, 
1500 di sal comune e 525 di allume di 
rocca, in 40 litri d'acqua, due volte il 
primo giorno, una volta il secondo. 

1384. Quando si spezza qualche ramo- 
scello d*un albero ancor verde, bisogna 
rinfrescarne il taglio colla roncola, e co- 
prirlo con un po' di cera da innesto. II 
cosl detto unguento di Saint-Fiacre, fatto 
di bovina e d'argilla in parti uguali, si 
secca e cade. Meglio I' unguento Forsyth 
che si ottiene passando alio staccio 

Gesso 500 gramuii 

Genere di legna 500 » 

Sabbia eilicea 60 » 

agginngendo 1 chg. di bovina, e impastan- 
do con un po' d'acqua. Dopo averlo appli 
cato, si spolverizza con un miscnglio di 



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FUNERALI E LUTTO. 



135 



cenere (1 parte) e ossa calcinate in pol- 
vere (6 parti). 

1385. Le gomme degli alberi fruttiferi 
si levano con an coltello ben affilato, ta- 
gliando la scorza sino al vivo ; poi si frega 
il taglio fortemente con sale d' acetosella. 

1386. Un ottimo mezzo per salvare gli 
alberi la cui corteccia e sciupata dai rodi- 
tori, consiste nello stabilire delle vie di co- 
municazione pei succhinutrientifrale parti 
superiore e inferiore della scorza rosa. 

1387. 1 frutti si conservano in una stanza 
al pian terreno o al primo piano, asciutta, 
con una sola finestra esposta a levante. 
Lungo i muri si dispongono delle piccole 
tavole larghe ciascuna 30 cm. e si coprono 
con un leggero strato di musco o di co- 
tone, sul quale dispongonsi le frutta dopo 
averle bene scelte, per non conservare che 
quelle perfettamente sane, e non comple- 
tamente mature, osservando bene che non 
si tocchino tra loro, e mantenendo I'am- 
biente ad una teraperatura mai inferiore 
a 4°, mai superiore a 10°. 

1388. Le nespole, le pere e le mele da in- 
vei no, e inolti altri frutti, raggiungono la 
loro completa maturanza solo dopo qual- 
che tempo di conservazione sulla paglia 
pulita e asciutta. Le uve del Piacentino 
si conservano flno al successivo mese di 
maggio in un modo perfetto, in stanze ben 
asciutte, delle quali non si rinnova quasi 
mai Taria. 

1389. Si conservano i frutti abbastanza 
bene in scatole metalliche, nelle quali si fa 
il vuoto pneumatico. Un altro buon meto- 
do, specialmente per le pere, e di tagliarne 
nettamente il gambo alPatto di spiccarle 
dalla pianta, e di coprire il taglio con una 
goccia di ceralacca, coll'avvertenza di vi- 
sitarle spesso, e di applicare altre gocce 
di ceralacca sulla buccia quando vi si scor- 
gesse qualche occhietto, qualche soluzioae 
di continuita. 

1390. L'uva si conserva bene anche nella 
crusca seccata al forno, entro barili nuovi 
ben chiusi. E a questo modo che si man- 
dano le uve da tavola dalla Sicilia in Ame- 
rica, dove se ne trovano in tutte le stagioni. 

1391. Un altro processo consiste nel la- 
sciar l'uva sulla pergola sino alia fine d'ot- 
tobre, e anche dopo, se il tempo lo per- 
niette. Prima che giungano i prirai geli, si 
taglia una parte del sarmento al quale e 
appeso il grappolo, tre o quattro centi- 
metri sopra e altrettanti sotto, e dopo aver 
coperta 1 estremitasuperioro del sarmento 



con cera da innesto, si immerge 1' inferiore 
in una boccettina piena d'acqua nella quale 
si pone da cinque a sei grammi di carbone 
in polvere, e che si chiude poi con cera. 
Bisogna aver cura di togliere i grani che 
marciscono. 

1392. Serve pure alia bisogna una cassa 
di legno di abete o di pioppo larga 80 cm., 
lunga 70, ed alta m. 1,20, munita d' uno 
sportello, nella quale possono trovar posto 
due pile, di 12 scatole ciascuna, larghe 
40 cm., alte 10, e lunghe 70 cm., ciascuna 
delle quali fa da coperchio all' inferiore, 
e niunite di tiretti. Entro queste scatole 
si possono conservare per molto tempo 
pere, uva, mele ed altri frutti, purche non 
troppo maturi, ne acquosi, ma perfetta- 
mente sani, e ben disposti, e la cassa sia 
tenuta in una stanza asciutta. 

1393. Per conservare le albicocche e le 
pesche, si tagliano in due, se ne toglie il 
nocciuolo, e, levatene le mandorle e spo- 
gliatele della pellicola, si pongono queste 
coi frutti entro vasi di vetro da guazzi 
di giusto spessore, che si riempiono di 
sciroppo di zucchero a 20°. I vasi si tu- 
rano e si pongono per quattro minuti a 
bollire a bagnomaria. 



Funerali e lutto. 

1394. Alia morte d'un membro d' una 
famiglia, l'uso vuole che, per quanto e 
possibile, se ne dia notizia agli amici, ai 
conoscenti e ai congiunti lontani mediante 
lettere a stampa, che pei primi servono 
anche d' invito ai funerali, dei quali nella 
lettera si deve far cenno. 

1395. Queste lettere si fanno in nome 
di tutti i congiunti, cominciando dai piu 
prossimi, comprendendo pure i bambini 
anche in tenera eta. In esse, come in 
quelle che si sogliono fare pel solo invito 
ad assistere ai funerali, la massima sem- 
plicita e di rigore. Si eviteranno le figure 
retoriche, e i fregi e i margini neri di 
grandi dimensioni e i volgari simboli di 
pace, di fede, di morte. 

1396. Una lettera d' invito ai funerali 
soltanto non si firma. Si formula presso 
a poco cosl : * Siete pregato d' assistere 
ai funerali di . . . . , morto ieri . . . . , in 

▼ia n« , nell'eta di anni , 

col conforto dei Sacramenti della Chiesa. 
Essi avranno luogo domani . . . . , nella 
chiesa di .... Pregate per lui. » 



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136 



FUNERALI E LUTTO. 



1397. Non si deve mai mancare ad una 
cerimonia funebre alia quale si sia stati 
invitati per mezzo d'uoa lettera speciale. 
Solo un affare importante pud dispensare 
dal prendervi parte. L' essere esatti al 
convegno e di rigore. £ 1' ultimo riguardo 
cbe si dovra usare al defuoto. 

1398. Se il tempo lo permette, accom- 
pagnate il corteo funebre sino alia chiesa, 
e di la al cimitero, a piedi e a capo sco- 
perto.Soltanto se il defunto e una semplico 
vostra conoseenza, potrete limitarvi ad ac- 
compagnarlo alia chiesa. L'abito nero non 
e di rigore. Si debbono perd evitare gli 
abiti chiari e vistosi. Cosl non deesi chiac- 
chierare coi vicmi, e tanto meno farlo a 
voce alta, e ridere. Neppure fingerete delle 
lacrime che sarebbero ridicole. 

1399. II marito, la moglie, il padre, la 
madre non assistono ai funerali del rispet- 
tivo consorte o figliuolo. Vi assistono i 
figliuoli, gli altri congiunti piu prossimi, 
quindi gli amici e i conoscenti. II con- 
giunto che dirige i funerali, veste 1' abito 
nero e la cravatta bianca. 

1400. Se il defunto possedeva carrozze 
e cavalli, si fa seguire alia bara un coupt 
chiuso, coi vetri alzati, le lanterne accese 
e coperte di velo nero, il cocchiere vestito 
a lutto. Nessuno, neppure i figli, deve se- 
dervi. Anche il cavallo d'un ufflciale su- 
periore segue la bara, condotto a mano 
dall'ordinanza, e coperto con un velo nero. 

1401. Le diverse pratiche del caso non 
si devono mai disimpegnare da una donna. 
D' ordinario si da ad un amico o ad un 
congiunto Pincarico di provvedere a tutto, 
dicendogli di qual somma si voglia di- 
sporre, e quali intenzioni, se mai, abbia 
manifestate il defunto in proposito. 

1402. AlPuscire dal cimitero gli invi- 
tati debbono ai congiunti del defunto, ai 
snoi amici, notoriamente piu intimi, un 
sal u to di condoglianza, un segno di sim- 
patia. una eloquente stretta di mano. 

1403. Quando incontrate un corteo fu- 
nebre, scopritevi. 

1404. Quando ricevete la notiziadella 
morte d'un amico o d'un conoscente che 
dimorava lontano, scrivete una lettera 
di condoglianza a' suoi piu prossimi con- 
giunti. 

1405. II lutto esterno e d'uso antichis- 
simo. Diversi ne furono i segni. L'unico 
che sia venuto sino a noi e nelle vesti, le 
quali, a significare il lutto, si fecero e si 
fanno, presso i diversi popoli, di divciso 



colore: dal nero, al rosso, al grigio, al 
bianco. II nero, il grigio, il bianco sono 
i soli colori che si consentono oggidL 

1406. Vi sono tre specie di lutto: il 
lutto stretto, il lutto ordinario e il mezzo 
lutto. II lutto stretto non consente alle 
donne che la lana e le stoffe nere ; il lutto 
ordinario si porta in seta ; il mezzo lutto 
consente le stoffe miste di nero, di bianco, 
di grigio e di violetto.' 

1407. II lutto e di rigore pei congiunti 
piu prossimi. Pel marito si fa un lutto di 
un anno e sei settimane, e cioe sei mesi di 
stretto lutto, sei mesi di lutto ordinario e 
sei settimane di mezzo lutto. Per la moglie 
e pei genitori, sei mesi, tre di lutto stretto 
e tre di mezzo lutto. Pei nonni di quat- 
tro mesi e mezzo, due di lutto stretto, e 
due mesi e mezzo di mezzo lutto. Pei fra- 
telli e per le sorelle, due mesi, uno di 
stretto lutto e uno di mezzo lutto; per 
gli zii tre settimane di lutto ordinario ; 
pei cugini quindici giorni. 

1408. Ecco la toeletta completa di lutto 
per una vedova. Nei primi sei mesi: ve- 
ste, scialle, di sola lana, cappello di cripe, 
velo lungo da m. 1, 30 a m. 1,50; nessun 
gioiello; guanti di filo nero. Nei sei mesi 
seguenti : veste di seta, o di lana e seta, 
cappello ornato di fiori o di piume neri, 
gioielli di legno indurito, pochi o punti 
di jais ; guanti di pelle opaca e lucida, 
guanti di seta. Nelle ultimo sei settimane, 
veste di lana, o di mezza lana, grigia, lilla, 
o viola, cappelli ornati di fiori dello stesso 
colore, senza foglie; gioielli dijaie; guanti 
svedesi o di castoro grigio. 

1409. Ben pochi fanno il lutto pei bam- 
bini. Quando hanno compiuti i sette anni 
prima di morire, si usa il lutto di sei 
mesi, tre dei quali di mezzo lutto. Quando 
si eredita da un estraneo, se ne porta il 
lutto come per uno zio. I bambini di eta 
inferiore ai sette anni portano il lutto in 
nero e bianco, o in bianco sol tan to; oltre 
ai dodici anni portano il lutto come gli 
adulti; quelli fra i sette e i dodici anni 
portano soltanto tre mesi di lutto stretto 
e tre di lutto ordinario pei genitori, tre 
di lutto stretto e tre di mezzo lutto pei 
nonni e pei fratelli. 

1410. Gli uomini portano nello stretto 
lutto l'abito nero, i colli e i polsi orlati 
di nero come i fazzoletti, la cravatta nera, 
il cappello nero col velo o con una stri- 
scia di panno opaco. Gli ufficiali portano 
un velo al braccio sinistro. Da qualche. 



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FUOCHI D'ARTIFICIO. 



137 



tempo il Yelo al braccio s'usa aache dai 
borghesi. 

1411. Durante il lutto stretto, per sei 
8ettimane non si deve uscir di casa, ne 
ricevere visite. Appresso si ricevono sol- 
tanto i coDgiunti e gli amici, di giorno. 
Non si accettano inviti a pranzo che dai 
parenti piu stretti. Non si frequentano 
spettacoli. Qaando si sia costretti ad as- 
sistere a nozze, o anche solo ad una messa 
da nozze, si deve indossare una veste gri- 
gia o color viola. La moglie deve prendere 
il lutto pel marito anche se ne sia sepa- 
rata, quando ne porti ancora il nome. 

1412. La donna non assiste mai ai fu- 
nerali del marito o dei figli ; ma ha il do- 
vere di assistere a quelli dei genitori. Deve 
pure evitare di assistere ai funerali di al- 
tre donne quando non le sian congiunte. 

1413. Le visite di condoglianza si fanno 
negli otto giorni da quello in cui se n'ebbe 
la notizia. Devono essere brevissime. Non 
parlate del defunto se non nel caso che 
se ne parli a voi. Tuttavia indirizzate al- 
cune parole di condoglianza agli afflitti. 
Yestite modestamente ; ma non a lutto. 

1414. La pratica della cremazione dei ca- 
daveri, lodatissima dalla igiene, voluta dai 
progresso, non dovrebbe offendere, come 
pare accada, il seutimento religioso d' al- 
cuno. Essa permette le pratiche religiose 
della Ghiesa Cattolica e quelle d'ogni al- 
tra ; e, d' altra parte, ci pare che 1' idea 
della fiainma purificatrice che abbrevia il 
lungo e nefando processo di decomposi- 
zione dei cadaveri sotterra, debba essere 
accolta favorevolmente da tutti, tan to piu 
che merce la cremazione sara lecito a 
tutti serbare piu a lungo, eternamente se 
occorra, le ceneri dei propri can*. 

1415. Preferite un modesto fiore sur una 
tomba, preferite un' opera di pietosa ca- 
ll ta, ai ricchi omaggi di marmo e di bronzo 
alia memoria dei defunti. Nelle iscrizioni 
sulle lapidi, evitate le tanto comuni espres- 
sioni di « buon padre, » di « figlio affettuo- 
so, » di « soldato valoroso, » di « vedova 
sconsolata;» evitate i pomposi elogi, i 
titoli ; non chiedete lacrime a chi passa. 
Fate che nessuno, dopo aver visitato un 
cimitero, possa maravigliarsi che di buoni 
ne sian rimasti cosi pochi al mondo. Ab- 
biate il lutto doi vostri cari piu che al- 
trove nel cuore,e rendete omaggio alia loro 
memoria imitandone le virtu e gli affetti. 



Fuochi d'artificio. 

1416. Chiamansi fuochi d* artificio o ar- 
tificial! o lavorati certe composizioni di 
materie infiammabili, esplodenti, detonau- 
ti, che possono produrre effetti di fuoco 
brillanti per varieta, forma, luce e colore, 
che servono come spettacolo nelle feste 
pubbliche e private, come segnali per la 
marina e in guerra, e anche come artifizi 
da guerra. L'arte di fabbricarli dicesi pi- 
rotecnia, 

1417. I fuochi d'artifizio sono fissi o 
mobili. Diconsi fissi quelli che bruciano 
senza muoversi, ma per la conformazione 
e disposizione loro variano di disegno e 
d* eflFetto ; diconsi mobili quelli che bru- 
ciando si muovono e si proiettano in alto, 
dove poi, producendo scoppi ed effetti bril- 
lanti e multicolor i, finiscono di bruciare. 

1418. Se ne fanno di scintillanti, di co- 
lorati e di detonanti. I componenti della 
polvere da fuoco, il nitro, il solfo e il 
carbone, sono i principali componenti la 
sostanza dei fuochi d'artificio. Altri com- 
ponenti servono a inodificarne la combu- 
stione ed a colorarli; e sono dei sali al- 
calini terrosi e metallic], delle resine, dei 
minerali, delle polveri nietalliche. 

1419. Materie pei razzi. — Le materie 
pei razzi sono quests: il nitro ben secco; 
il solfo purissimo, lavato, essiccato e ri- 
dotto in polvere finissima; il carbone leg- 
giero (di pioppo, di salice, d'ontano) di 
facile combustione, e il carbone pesante 
(di faggio, di quercia) di meno facile com- 
bustione, ben triturato e passato alio stac- 
cio, si da averne di tre gradi di finezza; 
il nero fumo ; la polvere da fuoco in grani 
per produrre le detonazioni ; la polvere da 
fuoco in polvere finissima; il clorato di 
potassa che si deve conservare con pre- 
cauzione e in luoghi asciutti; la destrina; 
la gomma lacca, e la resina. 

1420. Materie per composizioni raggian- 
ti. — Oltre al carbone pesante ed alio ma- 
terie fondamentali, si adoperano : scaglie 
di fondita, passate alio staccio e miste a 
solfo; limatura di ferro, d'acciaio e di ghisa 
per ottenere lo scintillamento, e zinco in 
polvere, che, se misto alPantimonio, da 
scintille di color azznrro chiaro; e verde 
chiaro, se misto al nitro. 

1421. Materie per composizioni eolorate. 
— Sono qneste : il bicarbonato di soda, 
l'ossalato di soda e il sal marino per la 
colorazione in giallo ; il nitrato di barit© 



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13S 



frUOCHI D'AfcTIFlClO. 



ben essiccato e mescolato a carbonato di 
barite, il clorato di barite e il carbonato 
di barite per avere il color verde; il ni- 
trato, il solfato, il carbonato e 1* idroclo- 
rato di stronziana per il color rosso ; un 
raiscuglio di nitrato di stronziana (40 par- 
ti), solfo (13), clorato di potassa (5) e sol- 
fur o d'antimonio (4) pel rosso vivo; il 
sottocarbonato di calce pel color rosa o 
lilla; Fantimonio pel bianco; il rame pel 
verde, Tazzurro, il viola ; il solfato di rame 
o vitriuolo azzurro per r azzurro; l'ossi- 
cloruro di rame pel viola e 1* azzurro, come 
il carbonato e il solfuro ; il mercurio o il 
piombo o il cloridrato d'ammoniaca per 
avvivare i colori verde e azzurro. 

1422. Material* da costruzione. — Carta 
di diversa qualita; cartone fabbricato con 
fogli di carta incollati 1' uno sulP altro ; 
pergamena; alcool; allume; arabra per 
profumare i fuochi da sala; cera, pura e 
bianca; pasta di farina e d'amido in parti 
uguali; cotone bianco e filato; olio di lino 
reso essiccativo facendolo bollire con sette 
ad otto volte il suo peso di litargirio; 
pece, resina, sevo, vernice, aceto, spago. 

1423. Utewrili. — Macinelli per la pol- 
vere e pel carbone; mortai per altre ma- 
terie; setacci di diverso calibro; ciotole 
e scatole; magli in legno e martelli in 
ferro per battere su bacchette per com- 
primere la composizione pirica nei car- 
tocci; una specie di morsetto munito di 
pedale, detto strozzatoio, per le cartucce 
dei razzi e dei getti; aghi, punteruoli; 
fnnghi emisferici e conici; imbuti; cilin- 
dri di legno per preparare i cartocci; col- 
telli, spatole, forbici, pennelli. 

1424. Come si fanno le micce. — Pren- 
dete sette od otto fili di cotone, ben filati, 
uniteli insieme in un cordoncino; awolgete 
questo a matassa, e ponetelo in un vaso 
nel quale verserete una soluzione di gom- 
ma arabica nell' alcool. Lasciatelo imbe- 
versi bene, poi levatelo, e spolverizzatelo 
di polvere da fuoco pestata fiuissima, detta 
polverino, in modo da coprirnelo. Meglio: 
fate una pasta di polverino e di alcool 
gommato : disponetevi sopra il cordoncino 
imbevuto d* alcool gommato; poi versate 
del polverino con alcool gommato e lascia- 
telo per qualche ora. Infine fatelo passare 
attraverso ad un imbuto che servira da 
filiera, spolverizzatelo di polverino finis- 
si mo, e lasciatelo asciugare. Un metro di 
tal miccia impiega 15 secondi a brociare. 
Usando aceto o vino invece di alcool, e 



aggiungendo solfo al polverino, se ne ral- 
leutera la combustione. 

1425. Come 8% fanno % cartocci. — Ta- 
gliate dei fogli di carta dell' altezza che 
desiderate, spalmatene un lembo con colla 
e avvolgeteli un dopo V altro sur una bac- 
chetta cilindrica di legno precedentemente 
insaponata a secco, sino ad avere un tubo 
di un certo spessore. Poi strozzatelo con 
spago e con lo strozzatoio ad una estremi- 
ta, facendo un doppio nodo scorsoio. D' or- 
dinario i cartocci si fanno lunghi sei volte 
il loro diametro ; lo spessore del cartone 
non deve superare i due quinti del diame- 
tro interno. I cartocci si lasciano asciugare 
air ombra. 

1426. Come ei fanno le lance a fuoco. 

— Fate un cartoccio d'un diametro di 8 
a 12 mm. con 1' altezza proporzionata, e 
chiudetelo ad una estremita piegando la 
carta sulla base della forma e comprimen- 
dovela. Poi riempitelo d'una acconcia com- 
posizione comprimendola a mano a mano 
con una verghetta conica di rame sino a 
pochi millimetri dall'apertura. Inline adat- 
tate, con una pasta di polverino ed alcool 
gommato, un po' d' esca. Fissando parec- 
chie di queste lance orizzontalmente ad 
una tavola verticale, e unendone le micce 
con lucignoli o portafuochi, si hanno di- 
segni svariati. 

1427. Una carica semplice delle lance 
che s' usano in guerra, si fa con miscele 
di polverino, nitro, solfo, carbone e acqua 
gommata. Per farle colorate, si usano di- 
verse composizioni , delle quali eccone 
qualcuna : 

/ Cristallo pesto 2 parti 

Lance \ Polverino 4 » 

bianche ) Nitro 24 » 

\ Solfo 6 » 

S Solfo 12 » 

Polverino 8 » 

Nitro 16 » 

v Sal marino 6 » 

Lance i N?£r e in polvere * i * 

azz ™ (soifo:::::::;:.:::: f P it e 

Lance ( £» rb <>ne in polvere. 2 parti 

rnsatA i Nltr0 * » 

rosate ( Ner0 fumo j pftrte 

1428. Come si fanno le candele romane. 

— Per le candele romane, le quali, come 
e noto, danno un getto continuo di fuoco, 
con stelle brillanti e multicolori lanciate 
a qualche altezza, si usano cartocci di 1 
a 2 cm. di diametro, alti 80 o 40 cm., e 



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FUOCHI D*ARTIFICIO. 



139 



strozzati ad una estremita. La carica delle 
candele romane si fa altornando a strati 
di polvere a grani una stella e polvere pi- 
rica di specials composizione, sulP ultimo 
strato della quale si innesca la miccia. 

1429. La polvere pirica per le candele 
romane e composta, per quelle di diame* 
tro inferiore ai due centimetri, di 

Nitro 16 parti 

Carbone 6 » 

Solfo 6 » 

per quelle di diametro maggiore, di 

Nitro 16 parti 

Carbone 8 * 

Solfo 6 » 

1430. Le stelle, per le prime, si fanno di 

Nitro 16 parti 

Solfo 7 » 

Polverino 5 » 

per le seconde, di 

Nitro 16 parti 

Solfo 8 » 

Polverino 8 » 

In ciascun caso qucste sostanze si mesco- 
laoo bene insieme, si impastano con al- 
cool e acqua gommata, e se ne fanno dei 
dischetti cilindrici, forati nel centro, che 
si fanno essiccare. 

1431. Come $i fanno i getti di fuoco. 
— Per fare i getti di fuoco, o razzi fissi 
(gerbes dei Fraucesi), si fanno dei cartocci 
con o senza strozzamento, che si caricano 
come i razzi sur uno zoccolo che porta 
un punteruolo e che serve di anima al 
foro per la miccia. Per lo piu si fanno 
di 14 a 27 a 84 mm. di diametro interno, 
e di di versa lunghezza, mai perd superiore 
a 35 cm. 

1432. Per caricarli, anzitutto si spia- 
nano le pieghe della strozzatura con una 
bacchetta forata per ricevere il punteruo- 
lo ; poi si riempie il vuoto della strozza- 
tura o della gola con una grossa corda 
che vi si lega intorno ; poi si caricano ver- 
sando a poco a poco la composizione, e 
battendo la bacchetta per comprimerla, 
moderatamente, con un mazzuolo di legno. 
Si chiudono con un turacciolo, e si inne- 
scano dalla parte opposta. 

1433. Ecco la formula di composizione 
pei getti di fuoco cinese: 

Salnitro 611 grammi 

Solfo 80 ^ 

Carbone 80 » 

Sabbia 168 » 



1434. Pei getti comuni si adopera, se 
di piccolo diametro: 

Polverino 489 grammi 

Solfo 92 » 

Carbone 31 > 

Sabbia 155 » 

se di grosso diametro: 

Polverino 489 grammi 

Carbone 122 » 

Volendoli scintillanti, di grosso diametro: 

Polverino 489 grammi 

Limatura d'acciaio 155 » 

1435. Pei getti rossi si mescola: 

Clorato di potassio ... 20 parti 
Carbonato di stronzio. 6 » 
Colofonia 3 » 

oppnre : 

Clorato di potassie ... 4a parti 

Nitrato di potassio ... 20 » 

Nitrato di stronzio ... 72 » 

Solftiro di rame 5 > 

Gomma lacca 20 » 

1436. Per getti di color azzurro si mc- 
scolano le seguenti sostanze : 

Clorato di potassio ... 8 parti 

Solfato di potassio ... l parte 

Solfato di rame l » 

Solfo 2 parti 

oppure: 

Clorato di potassio ... 3 parti 
Carbonato di rarae ... 1 parte 
Solfo l , 

m 1437. Per avere dei getti di color giallo 
si adopera una mescolanza di 

Clorato di potassio ... 24 parti 

Bicarbonato di sodio . 5 » 

Solfato di bario 8 » 

Solfo 2 » 

Licopodio 4 » 

1438. Per avere i getti di color verde 
si mescolano: 

Clorato di bario 6 parti 

Calomelano 2 » 

Gomma lacca l parte 

1439. Come ti finno le bomhe. — Le 
bombe d'artificio sono sfere cave di car- 
tone, piene di composizione pirica, ed in- 
nescate, che vengono lanciate col mezzo 
d'un mortaio o d'un tubo, e che giunte alia 
fine della loro corsa, scoppiano con diversi 
effetti luminosi. Esse si modellano in due 



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140 



FUOCHI D'ARTIFICIO. 



parti, cioe in due emisferi, sopra una palla 
di legno, con pasta di carta. II loro in- 
terno si riveste con terra grassa, quindi 
si riempiono con una composizione di 

Salnitro 489 grammi 

Solfo 184 » 

Canfora 61 » 

Polverino 122 » 

impastata con alcool. I due emisferi si 
chiudono saldandoli per gli orli con colla 
forte e con strisce di carta forte ben 
incollata. Nello spessore delle pareti doll a 
boraba si praticano inline dei fori nei 
quali si introducono le micce. 

1440. Come 8% fanno i fuochi di Ben- 
gala. — I fuochi di Bengala si caricano, 
come i getti di fuoco, con speciali coni- 
posizioni piriche, le quali bruciano lenta- 
mente, dando una luce vivissima e colo- 
rata. La miscela si comprime leggermente, 
si copre di polverino, e s' innesca con due 
o tre micce che s'addentrano nella mi- 
scela. 

1441. Per avere le fi amine di Bengala 
bianche, si adopera una miscela di 

Nitrato di potassio. . . 5 parti 
Solfuro d'antimonio .. 1 parte 
Solfo 2 parti 

1442. Per le gialle si mescolano: 

Clorato di potassio ... 5 parti 

Nitrato di bario 6 » 

Bicarbonate* di sodio . 1 parte 

Carbonato di stronzio. 1 » 

Solfo 2 parti 

Colofonia 1 parte 

1443. Per le fiamme rosse: 

Clorato di potassio ... 72 parti 

Kitrato di stronzio . . . 450 > 

Solfo 125 » 

Nero fumo 25 » 

1444. Per i fuochi di Bengala color 
viola : 



Clorato di potassio . . 
Nitrato di stronzio . . 
Solfato di potassio . . 

Cloruro di rame 

Solfo 


26 par 
. 36 » 
. 10 
8 
. 28 » 


Nero fumo 


2 » 



1445. Per le fiamme azzurre: 

Clorato di potassio ... 40 parti 

Nitrato di bario 10 » 

Solfato di potassio ... 8 » 

Cloruro di piombo. ... 1 parte 

Solfato di ramo 12 parti 

Solfo 17 » 



1446. Per le fiamme di color verde: 

Clorato di bario 12 parti 

Calomelano 5 » 

Gomma lacca 2 » 

1447. Per le fiamme di Bengala da tea- 
tro servono molto bene le seguenti mi- 
scele, le quali non sviluppano gaz nocivi : 
pel giallo, una miscela di 50 parti di pi- 
crato d' ammonio e 50 di picrato ferroso; 
pel rosso, 54 di picrato d' ammonio e 46 
di nitrato di stronzio; pel verde, 48 di 
picrato d'ammonio e 52 di nitrato di ba- 
rio. Si possono pure aver fiamme col orate 
con cotone ed alcool, usando pel giallo 
il nitrato di sodio, pel rosso il cloruro 
di stronzio, pel verde, nitrato e ioduro di 
rame ed acido borico. 

1448. Come »»* fanno i razzi. — Fate un 
cartoccio con carta sottile, ben cilindrico, 
uguale, e turatelo ad una estremita incol- 
landovi a piu doppi del cartoncino e so- 
vrapponendovi un foglio di carta forte, ben 
in collate Lo spessore deve essere uguale 
alia meta del diametro interno. Cid fatto 
si strozzi e si carichi, aveudo enra di la- 
sciare nel centro della cartuccia, per quasi 
tntta la sua lunghezza, un vano nel quale 
si porra la miccia. A questo scopo servono 
uno zoccolo munito di punteruolo ed una 
bacchetta forata, come si e visto sopra 
pei getti di fiioco. La carica deve essere 
molto ed uniformemente compressa. Chiuso 
ed innesca to il razzo, si attacca legandolo 
con spago forte, colla miccia in basso, alia 
estremita d' una bacchetta di giunco o d'un 
pezzetto di canna lunga 12 a 18 volte la 
sua mi sura. Si lanciano a mano. lascian- 
doli liberi di saiire, o appoggiandoli a so- 
stegni. 

1449. La composizione piu comune per 
la carica dei razzi si fa di 

Carbone 4 parti 

Polverino 1 parte 

Nitro 10 parti 

Solfo 2 » 

Un'altra buona miscela e la segucnte: 

Carbone 11 parti 

Acciaio 10 » 

Polverino 4 » 

Nitro 20 » 

Solfo 5 » 

1450. Spesso alle cartucce dei razzi si 
suol unire una guarnitura, che e una car- 
tuccia di diametro maggiore di qnello del 
razzo, in cui si pongono certi fuochi che, 



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GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTI. 



HI 



finita P ascesa del razzo, scoppiano con 
bell' effetto. La cartuccia vien chinsa da 
una specie di cono (cnpitello) fissato con 
carta incollata. I serpentelli, le stelle, od 
altro, che si pongono nella guarnitura, si 
mescolano a polverino e a polvere in grani 
per facilitarne Paccensione. Finalmente 
la guarnitura comunica col razzo mediante 
micce introdotte in appositi fori. 

1451. I serpentelli che si pongono nella 
guarnitura sono cartoccini, fatti per lo 
piu con carte da giuoco, strozzati alle 
due estremita, pieni di polvere da sparo 
per due terzi dell' altezza, e per un terzo 
di polvere da razzi, ben compresse. Ambo 
gli est re mi si innescano mediante una 
miccia fissata alia meta del cartoccino. 
Si possono unire parecchi serpentelli in- 
sieme. 

1452. I cosl detti razzi a paracadute 
sono di piu difficile fattura. I loro calibri 
sono da 20 a 34 mm., e debbono essero 
caricati con preponderanza di polverino. 
Nella guarnitura si pongono uno o piu 
paracadute di carta, con un diametro da 
20 a 50 cm., con un foro al ceutro e dei 
venti di cordoncino. II paracadute si piega 
con cura e in modo che, apertasi la guar- 
nitura, il peso della stella che gli e attac- 
cata In schiuda. 

1453. Come si fanno le girandole. — Si 
dicono girandole le armature metalliche 
o di legno, di varia foggia, a stella, a 
sfera, a spirale, a ruota, mobili sur un 
pernio e guarnite di razzi o getti fissi 
i quali comunicano fra loro per mezzo di 
micce, e che bruciando pongono in moto 
Parmatura e girano con essa con grande 
rapidita. II tipo piu semplice di girandola 
e una ruota a quattro raggi, verticale, 
mobile iutorno ad un asse orizzontale, 
sulla cui periferia sono nssati dei getti 
innescati P uno coll' altro. Come si com- 
prende, si possono fare diversi congegni 
da produrre i piu svariati e sorprendenti 
effetti. 

1454. Come »i fa il dragone. — Dicesi 
dragone il sistema di due razzi opposti 
P uno all' altro e legati sopra un pezzo 
di canna, nell'anima della quale corre una 
corda fissa e tesa per aria, e che serve 
di guida al razzo durante la combustione. 
La corda pud avere direzione orizzontale 
e inclinata. Se vi ha un solo razzo, esso, 
quando viene acceso, percorre da un estre- 
mo alP altro la corda. Se invece ve ne 
sono due, disposti in senso contrario, in- 



nescati per gli estremi, il fuoco percorrera 
due volte in senso opposto la corda. II 
dragone e usato per dar fuoco a distanza 
alle macchine d' artificio. 

1455. 11 pirotecnico deve usare nel- 
Pesercizio dell' arte sua le piu grandi cau- 
tele. Le sostanze delle quali fa uso, sono 
quasi tutte esplosive o velenose. Molte 
possono diventare esplosive nella lavora- 
zione. La triturazione, la compressione 
specialmente della polvere da fuoco e del 
clorato di potassa misto a carbone, a 
solfo, o ad altro, possono dar luogo ad 
accensioni improvvise. I sali di bario e 
di stronzio, i solfuri d' arsenico e d' an- 
timonio, i sali di rame, di piombo, di mer- 
curio sono fra i piu nocivi. 



Qiardino, serra 
e piante da appartamenii. 

1456. I grandi giardini all' italiana, coi 
loro laghetti, i laberinti, i boschetti, le 
cascate d'acqua, le collinette, le grotte, 
lo uccelliere, le aiuole fiorite, i padiglioui, 
i tempietti, i chioschi; i grandi giardini 
inglesi, dagli spaziosi tappeti verdi, dai 
veri boschi, dai larghi viali carrozzabili ; 
i parchi, gli aquare$ delle piazze inglesi, 
e che noi vorremmo vedere occupare tutte 
le^ piazze delle nostre grandi citta, ri- 
chiedono tutta una scienza che non po- 
trebbe capire nel breve spazio del quale 
possiamo disporre, e che d' altra parte 
non si confarebbe all' indole di questo li- 
bro. Noi ci limiteremo a dare alcuni con- 
sigli pratici a quelli che hanno un piccolo 
giardino, un cortile che si possa coltivare, 
pochi metri di terra al sole, lungo un 
niuro, a quelli che non potendo disporre 
neppure d'un cortiletto, vogliono coltivare 
qualche fiore sulle finestre, nelle stanze 
dei loro appartamenti. (Vedi Botnnicn.) 

1457. Quando sia possibile, sia il giar- 
dino dietro alia casa, e vi si possa acce- 
de re dalla sala o dalla stanza da mangiare. 
Intorno intorno, fra il terreno coltivato 
e i nmri delle case, si faccia un viale sab- 
bioso; ed anche gli alberi siano lontani 
dalla casa, per non toglierle aria e luce, 
e per non renderla umida. 

1458. Un giardino deve essere soprat- 
tutto ben aerato e illuminato. fe d'aria e 
di luce che le piante hanno essenzialmente 
bisogno. Quanto all' esposizione, ciascuna 
ha vantaggi 6 inconvenienti. Vi sono al- 



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GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTI. 



beri e pi ante che hanno bisogno di molto 
calore, e alle quali conviene l'esposizione 
a mezzodl; altre, al sole, niuoiono. L'espo- 
sizione a levante gode d' una parte dei 
vantaggi di quella a mezzodl; ma le piante 
vi sono piu esposte ai danni dei geli tar- 
divi. L'esposizione a ponente non offre 
questi inconvenienti; ma Ja Tegetazione 
vi e ritardata. Quanto all* esposizione a 
settentrione, essa e nociva ai frutti, e le 
piante vi sono esposte ai venti. Un buon 
giardino e qaello esposto a levante e mez- 
zogiorno. Ad ogni modo bisognera adat- 
tare la coltivazione alia esposizione. 

1459. Bisogna fare in modo che P acqua 
non manchi mai. Quanto alia cinta, un 
muro e il mezzo preferibile ad ogni altro 
di chiudere un giardino. In mancanza di 
muro, servono le siepi vive di mirto, di 
carpano, di tuia, massicce. Esse perd sono 
un vero vivaio di insetti nocivi, contro i 
quali bisognera lottare e porsi in guardia. 

1460. La buona terra e d' un color gri- 
gio giallastro,teneraal tatto,un po'grassa. 
Si divide e si polverizza facilmente pre- 
mendola fra le dita. Si compone di circa 
80 parti per 100 d' argilla. Si rende mi- 
gliore aggiungendo il 10 per 100 di argilla. 
Tuttavia, prima di metterla a coltivazione, 
sara bene scavarla a un metro almeno di 
profondita: se a questa profondita non si 
trova ne tufo, ne argilla pura, ne acqua, 
potra essere coltivata. 

1461. Le materie animali e vegetali, 
elaborate dal tempo e dagli agenti esterni, 
formano i migliori ingrassi. Gli escrementi 
di piccioni, di polli. di maiali, questi stessi 
escrementi disseccati e ridotti in polvere, 
sono fra i piu comunemente adoprati; ma 
bisogna usarne con moderazione. II guano, 
ottimo, si usa con otto volte il suo peso 
d'acqua. La bovina e un eccellente ingrasso 
che peraltro non deve usarsi ne troppo 
fresco, ne troppo vecchio. 

1462. I principali strumenti e otensili 
necessari alia coltura dei giardini sono: 
la vanga e la zappa per smuovere il ter- 
reno a profondita ; il badile pei lavori di 
compimento; un rastrello di ferro per spia- 
nar la terra, appianare le zolle, strappare 
la gramigna. distribuire il concime; una 
forca per smuovere il concime; un fora- 
terra, di legno duro, affilato ; un sarchiello 
a corto manico per tagliare le male erbe 
e pel trapiantamento: due o tre falcetti, 
di diverse dimension!, di buon acciaio, 
fermi nel manico il quale non deve esser 



troppo liscio; un paio di forbici da giar- 
diniere; delle forbici grossolane comuni; 
degli inaffiatoi di rame o di latta inverni- 
ciata; una scala dritta e un'altra doppia; 
qualche paniere; e, se il giardino sia va- 
sto, una pompa a mano. 

1463. Tutti questi utensili, insierae a 
una carriola, si custodiranno in una stanza 
apposita, o in una capannetta, al riparo 
dalla umidita, e ben puliti. lntorno alle 
pareti di questa stanza si possono met- 
tere delle assi per collocarvi vasi da fiori, 
e in essa potra pure trovar posto un pic- 
colo armadio a cassetti o a caselle pei 
semi e per le cipolle. 

1464. II terreno deve essere lavorato 
con la vanga durante Pinverno, e tutte 
le volte che si vuol far succedere ad una 
un'altra coltivazione. Si lavora indietreg- 
giando e rivolgendo le zolle staccate colla 
vanga, spezzandole, e buttando via le pie- 
tre e i rottami. 

1465. La seminagione e il mezzo piu 
comune, il piu sicuro e il migliore per ot- 
tenere rapidamente delle belle piante da 
fiori. Ogni pianta si semina al suo tempo 
(vedi Calendario delV orticultore). II seme 
deve essere sano e ben maturo: cio che si 
riconosce al volume, al peso, all' aspetto. 
La prova dell' acqua, per la quale i semi 
buoni vanno al fondo, e i cattivi riman- 
gono a gal la, e abbastanza razionale, se 
si eccettuino dalla prova i semi oleosi. 

1466. 1 8emi si debbono sempre racco- 
gliere in una giornata di sole, e far asciu- 
gare poi all'ombra, lasciandoli, quando ne 
hanno, nei loro involucri naturali. A no- 
vembre per lo piu si collocano i semi duri 
e quelli a nocciuoli, entro a vasi, a strati 
alternati con sabbia, e si sotterrano i vasi 
a un palmo circa di profondita nolle can- 
tine. Alia fine di febbraio, se non germo- 
gliano ancora, si iuaffiano, e a marzo si 
seminano. Gli altri semi si conservano in 
bottiglie, in vasi, in scatole, al riparo del- 
Paria, in ambienti non troppo caldi, ne 
umidi. 

1467. I semi debbono essere posti a 
maggiore o a minore profondita nel suolo 
proporzionatamente alia grossezza della 
pianta che deve nascerne. I semi piccoli 
si seminano alia superficie del suolo. Dopo 
la 6eminagione si smuove leggermente il 
terreno, e, se e secco, si inaffia. Certi semi 
sara bene seminarli prima in una cassa 
di legno, o in qualche canto del giardino, 
dove si sara sepolta della bovina qualche 



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GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTI. 



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giomo avanti, coprendo poi con una cassa 
o una campana di vetro questa specie di 
vivaio. 

1468. Un eccellente terriccio da ingrasso 
pel terreno da seminare si avra scavando 
in un canto del giardino, alPombra e al co- 
perto, una fossa nella quale si getteranno 
tutte le erbe cattive strappate, le foglie 
morte, le spazzature, e qualche po'di escre- 
menti, specialmente equini. 

1469. Certe pi ante delle quali non si 
trovano facilmente i semi, o delle quali 
si vuol conservare esattamente la varieta, 
si riproducono per getti, cioe per le estre- 
mita erbacee degli steli, tagliate con un 
colpo netto sotto la guaina d'ona foglia, 
d'una lunghezza di quattro a cinque cen- 
timetri, e piantate col fora-terra in piccoli 
Tasi pieni per due terzi di sabbia e per 
un terzo di terra leggera e fin a. I getti si 
debbono inaffiare abbondantemente, tener 
sotto campane, spogliare delle foglie mar- 
cescenti, e riparare dal sole. Quando hanno 
messo radice, si abituano a poco a poco 
all* aria, poi si trapiantano in vasi piu 
grandi. *Vi sono tuttavia dei getti che met- 
ton le radici in piena terra, air aria, altri 
cbe le metton fuori nelP acqua. I getti per 
mezzo delle foglie sono difficili e poco usati. 

1470. La miglior acqua per inaffiare e 
quella piovana. E bene dunque raccoglierla 
con cura dalle grondaie dei tetti entro ap- 
positi serbatoi per mezzo di tubi. I ser- 
batoi debbonsi riparare dal sole. Dopo le 
acque piovane, le migliori sono le acque 
correnti e stagnanti. Le acque di sorgente 
sono troppo fredde ; quelle di pozzo, spe- 
cialmente se dure o selenitose, sono cat- 
tive. Quelle invece cbe contengono materie 
animali o vegetal i in decomposizione sono 
eccellenti. 

1471. Durante 1' estate si deve inaffiare 
alia sera. Di primavera e d' autunno, me* 
glio e inaffiare al mattino. Bisogna, in ogni 
caso, che le piante inaffiate abbiano il 
tempo di asciugarsi prima di ricevere i 
raggi del sole. 

1472. Tutte le piante banno bisogno 
d' acqua, ma talune in maggiore, altre in 
minor quantita, secondo la loro natura: 
cio che il giardiniere deve ben conoscere. 
Una troppo graude quantita d' acqua pud 
far imputridire la pianta, e togliere ai 
fiori il profumo, ai frutti il sapore. In ge- 
nerale, pero, le piante ne hanno bisogno 
in maggior quantita, quando s'avvicina 
tt tempo della fioritura. J)' estate, la sera, 



sara bene inaffiare, oltie al terreno, anche 
la pianta. 

1473. Un* operazione che richiede qual- 
che cura e quella di porre le piante nei 
Tasi. I yasi devono essere di dimensioni 
proporzionate al vigore della pianta, e ben 
puliti air interne Sul foro del fondo si 
deve porre un coccio per facilitare lo 
sgorgo deir acqua; poi si riempie il vaso 
a meta di terra. Iufine, collocatavi la pian- 
ta, si finisce di riempire, comprimendo 
leggermente con le mani la terra. Le ra- 
dici della pianta debbono essere prima vi- 
sitate : quelle corrotte o spezzate debbono 
essere tagliate. Quando il terriccio che 
v' e attaccato e troppo secco, si immergono 
nell' acqua. 

1474. Anche le piante da fiori, come 
quelle che si coltivano pei frutti, si de- 
vono potare. La potatura si comincia d'or- 
dinario verso la fine di gennaio, e si con- 
tinua sino in marzo. I lilla per6 si debbono 
potare soltanto dopo la fioritura; i ge- 
rani in fin d'agosto o al principio di set- 
tembre; gli aranci in settembre; i mela- 
grani poco tempo prima d'esser chiusi 
in serra: le rose in primavera. II taglio 
deve esser sempre ben netto, un po'obli- 
quo, opposto alia gemma sopra la quale 
si pratica. 

1475. Indipendentemente dal) a potatu- 
ra, durante tutto il tempo della vegetazio- 
ne, devonsi asportare i rami mal situati, 
sopprimere con le unghie le cime di quelli 
che si sviluppano troppo, togliere i rami e 
le foglie secchi o imputriditi. 

1476. Nelle condizioni piu favorevoli 
d'aria e di luce, si possono riunire anche 
in un piccolo giardino piante d'ornamento 
di piena terra, piante annuali, piante bien- 
nali da trapiantare,arbusti come la seringa 
(Philadelphia coronariue), le spiree (Spirea 
fortunii, Sp.billardii, Sp. hypericifolia), il 
ribes, Pal tea (AUhea frutex), le rose d'ogni 
varieta; e, secondo la stagione, gerani 
rossi (Pelargonium zonole), Pantemide e 
fiori bianchi (Chrysanthemum frutescens), 
la fuchsie (Fuchsias), le betunie (Petunia), 
le verbene ( Verbena hybrida, V. aubletia, 
V. venoea). 

1477. Se il giardino e ombroso, ci5 che 
es elude la coltivazione di quasi tutte le 
piante suaccennate, sara sempre possibile 
coltivarvi lauro-ceraso (Cerasue laurocera- 
«w), alloro del Portogallo (Cerasua lueita- 
nicus) s alafcerno (Rhamnu§ alaternus), ligu- 
stro del Giappone (Ligustrum japonicuw), 



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GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTl. 



maonia (Mahonia aquifolia), Aucuba japo- 
nica, tasso (Taxus baccata), cedri di Vir- 
ginia (JuniperuB communis), ed abeti (Abies 
excelsa, A, cephalonica, A. balsamea, A. no- 
bilis, A,pinsapso), 

1478. Naturalmente, se il giardino si 
possa dividere in due parti, Tuna delle 
quali goda d' aria e di luce, e P altra sia 
ombrosa, si potra coltivame ciascuna coi 
due generi accennati di piante. 

1479. Se il giardino ha una buona espo- 
sizione, gli orli delle aiuole si possono 
coltivare colle seguenti piante: bosso sera- 
pre verde [liuxus semper virens), Statiee 
armeria, primavere (Primula veris e P. si- 
nensis), garofanini (Dianthu* moschatus), 
campanella a foglie a cuore [Campanula 
carpatica), Saxifraga hypnoides, Cerastium 
tomentosum, Lippia repent, vioiette e fra- 
gole. Si possono pure seminars per far 
bordi : Silent pendula, Nemophila insignia, 
N. maeulata, N, discoidalis, N. marmorata, 
garofanini della China (Dianthus sinensis), 
Leptosiphon androsaceus, viole del pensiero 
( Viola tricolor), Crepis rosea, belle di giorno 
(Convolvulus tricolor) e Malcomia maritima. 

1480. Se lo spazio e sufficiente per un 
pcrgolato, si piauteranno, per coprirlo: 
clematidi odorose, azzurre e a due colori 
(Clematee jlammula), caprifoglio (Lonicera 
caprifolium), gelsomini di Virginia (Bigno- 
nia radicans), Boussingaultia basell-oldes, 
glicinie (Glycinia sinensis), rose rampican- 
ti, gelsomino bianco (Jasminum officinale), 
Aristolochia sipho, edera (Hedera helix). 
Si potranno anche seminare: Tropceulum 
majus, Lathyrus odoratus, Phaseolus cocci- 
nevs, Convolvulus purpureus, 

1481. Se avete una piccola grotta, fatta 
di rocce, di scorie di fucina, e d'altro, 
potrete piantare fra pietra e pietra, con 
pochissiuia terra, alcune piante : Aubrictia 
delloides, Campanula carpatica, Primula 
veris 6 P. sinensis, Saxifraga sarmentosa 
e S, hypnoides, Sedum sieboldii e S, pul- 
chellum, Iris germanica, Vinca major, 

1482. Chi non possiede che un poggiuolo 
od una scalinata con vasi fissi, pu6 col- 
tivarvi nelJa primavera YAlyssum saxatile; 
nell' estate, gerani rossi e betunie bianclie 
o violacee, la varieta nana del Tropceulum 
majus, Agave, Aloe, Yucca; nell'inverno, 
Thuya occidental e Th, aurea, piccoli abe- 
ti, cedri di Virginia, Iris germanica, 

1483. Per fare i bei tappeti erbosi, 
verdi e soffici, il miglior seme e quello 
del Ray-grass inglese. Meno belli forse, ma 



di maggior durata, si hanno seminando un 
miscuglio di semi di graminacee, noto col 
nome di Lawn's grass. Questi semi ger- 
mogliano presto. Si possono seminare in 
primavera, in estate e in autunno. II ter- 
reno deve esser ben lavorato, pulito e 
spianato. II seme si sparge e si copre di 
terra fina o, meglio, di terriccio. Si inaffia 
spesso e abbondantemente, e quando ha 
qualche centimetro d'altezza si taglia colle 
forbici o colla falce, rinnorando poi fre- 
quentemente i tagli. 

1484. Chi non ha giardino, pud colti- 
vare piante sui balconi, sulle terrazze, 
sullefinestre.negliappartamenti.D'ordina- 
rio si adoperano a questo scopo delle casse 
di legno di quercia, della lunghezza con- 
veniente, profonde circa 30 cm. e larghe 
almeno 25 cm. II fondo deve avere qual- 
che foro che si coprira con un coccio. 
Dopo un primo straterello di sabbia, si 
riempie la cassa di buona terra da or to 
un terzo circa di terriccio, e infine, dopo 
aver seminato o piantato, vi si stendera 
uno strato di concime. Sotto la cassa sara 
bene disporre un vassoio metallico, con 
tre o quattro regoli di legno sui quali po- 
sera la cassa, per raccogliere il soverchio 
deiracqua. 

1485. In quasi tutte le citta dell'Europa 
settentrionale, le finestre sono provviste 
di doppie invetriate, le quali al vantaggio 
di costituire il miglior mezzo di tener 
calde le stanze uniscono quello di- per- 
mettere d' aver fiori per tutto Tinverno. 
Fra le due invetriate e una cassa. Del- 
1' edera guarnisce lateralmente la finestra: 
altre piante sono sospese in alto entro 
vasi di terra cotta: nelle casse si colti- 
vano diversi fiori a seconda delle stagioni, 
oppure giacinti, Crocus vernus, tulipani. 
Durante Tinverno, la notte, s'apre la in- 
vetriata interna. Quando gela, bisogna aver 
cura che le piante non tocchino i vetri. 

1486. Anche in Italia si comincia a 
trovar ottimo e ad adottare il sistema di 
finestre a serra consigliato dalla Societa 
d'Agricoltura di Gand, e molto diffuso nel 
Belgio, in Germania e in Svizzera. E una 
cassa da fiori coperta da una invetriata, 
che occupa due terzi circa dell'altezza d'una 
finestra. La cassa sporge alquanto dalla 
finestra, e 1' in vetriata superiore e disposta 
obliquamente dall'alto della finestra in 
fuori, e pud essere aperta piu o meno dal- 
Pinterno. Invece d'una cassa di legno si 
possono tener vi dei vasi sur unagradinata* 



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GIABDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTI. 



145 



1487. Nelle fin est re a serra si coltivano 
soprattutto con successo Ja Phylica eli- 
cmdrs, il Cyclamen persieum, la Daphne, 
Y Erica, Y Epacria impreaaa G Y E. paludoaa, 
la Primtda ainevaia, e tutte le pi ante a 
bulbo. La Oamdlin japoniea, le diverse spe- 
cie di mimosa (Mimosa deal bata, M. Ion- 
gi 'folia, M. lophauta, M. paradoxa, M. pw 
dice), il Choroxema ilicifulium, la Pimelea 
decuHHnta e la P. apectabilin vi fanno pure 
ottima riuscita. Le pareti laterali si pos- 
souo guarnire con piante rampicanti. 

1488. Fer conservare le piante negli 
appartamenti, bisogna anzitutto lasciarle 
Dei loro vasi, cio che non impedisce di 
collocarle in una giardiniera, e di disporre 
i vasi nel modo piu elegante; ma seinpre 
davanti alle finestre, peiche hanno biso- 
gno di luce. Soltauto d'inverno. durante 
la notte, si porranno in mezzo alia stanza 
peiche non soffrano del gelo. In estate 
pure si guarderanno con ogni cura dai 
raggi cocenti del sole, dalle 10 antimeri- 
diaue alle 5 pomeridiane e si inaffieranno 
in modo, che la terra sia sempre fresca, 
sen/a essere uniida. 

1489. Di bellissimo effetto sono le cas- 
sette strette e lunghe, nelle quali si col- 
tivano piante arrampicanti, le quali per 
mezzo di fili, o d' un' annatura elegante 
di legno, si levano a pergolato a qualche 
altezza. Le diverse specie di edera, il Cia- 
8 us unt'trctica, la lieloirea odornta, iJ Tro- 

poeohim maius e le sue varieta, si prestano 
soprattutto a questo bisogno. 

1490. Negli appartamenti si coltivano 
pure le piante grasse, come le diverse 
specie d'aloe (Aloe fruticoaa, A, aocotrina, 
A, lingua, A, wariegatn, A, margaritifera, 
A, rrtusa), di cactus (Cactus aerpentariua, 
C. 8peci»8t»9t,mum, C. epiphyllum apecioaum, 
C. epiphyllum ackermanni, C. echinocactua 
8ulcntu8, C. opuntia, C. mamillaria), di cras- 
8ule (Cra8nula coccinea, C. lucida),l\ Sedum 
siehfldii, e simili. 

1491. Le piante bulbose, che si colti- 
vano per mezzo delle loro cipolle, si pre- 
stano benissimo alia coltivazione negli 
appartamenti. Esse possono tenersi in vasi 
di porcellana o anche in caraffe di vetro, 
e coltivarsi anche senza terra, nell'acqua, 
come le diverse specie di narcisi [Nar- 
C188U8 jonquilea, N. poeticu*, N. pteudo- 
narcinnvt), le infinite varieta di giacinto 
(Hyacinlhu8 orientalis), e il bellissimo Or- 
nithofjalum pyramidal e t 

1492. A questo scopo si comprano in 

Libro per tutti. 



autnnno queste cipolle coltivate in vaso. 
oppure si piantano verso la fine di set- 
tembre o in ottobre in vasi di terra cotta; 
poi, piu tardi, si nascondono questi vasi 
entro ai vasi di porcellana Nell'acqua esi- 
gono poche cure. Basta riempir le caraffe 
a mano a mano che l'acqua si scema, in 
modo che le radici siano sempre sommerse, 
e di quando in quando rinnovar P acqua. 
Comunque, nel priino periodo delta vege- 
tazione si debbono ten ere in un ambiente 
che non sia troppo caldo, e die sia ab- 
bastanza illuminate 

1493. J. C. Schmidt d' Erfurt, ha co- 
struiti dei vasi speciali nei quali la col- 
tivazione delle piante a bulbo, e soprat- 
tutto delle infinite varieta del giacinto, 
circa 2500, riesce benissimo. Si tiatta d 1 un 
tubo cilindrico di vetro, che termtua ad 
una estremita in forma emisferica, e che si 
pud introdurre sino al principio dell'emi- 
sfero in un vaso di vetro foggiato a tronco 
di cono. In quest'ultimo si pone V acqua: 
entro Pemisforo si fissa con del cautciu 
il bulbo. per costringcrlo a mandar radici 
solo entro al tubo. Sino a che spnntino 
le radici, la caratfa si tiene al buio, in 
un ambiente a temperatura dolce. L'acqua 
perd va sempre rinnovata. Le radici si 
debbono lavare frequentemente. Esse sole, 
non la cipol la, debbono essere sommerse. 

1494. Si trovano pure degli apparecchi 
di vetro nei quali si pongono due cipolle 
di giacinto in senso in verso: Puna ger- 
inoglia all'aria, 1'altra ncH'acqua. Si hanno 
cosi due piante opposte, e se le due ci- 
polle apparteugono a varieta colorate di- 
vcrsamcute, il risultato e di bellissimo 
effetto. 

1495. II non ti scordar di me ( Myoantia 
palustris) si pud coltivare in un modo ab- 
bastanza curioso. Si pongano alcuni steli 
di questa pianticella, coi fieri, in un piatto 
alquanto concavo, da zuppa, pieno d'acqua 
piovana, e si tenga il vaso vicino alia 
finestra, riunovando P acqua. Tie setti- 
mane dopo cominceranno a spuntare sugli 
steli sommersi delle radici bianche, che 
in breve copriranno il piatto d'una fitta 
rete. 1 fiori si manterranno freschi. Quelli 
gia appassiti saranno rinnovati dai bot- 
toncini che spunteranno via via. Cosl si 
potra avere un mazzo che durera paiec- 
chi mesi. 

1496. I vasi sospesi, gia di moda, ora 
meno usati, sono pure di bell' effetto. Nei 
vestiboli vasti e aerati, nelle stanze da 

10 



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146 



GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTl. 



mangiare, nei vani delle finestre, s tan no 
oenissimo. Se ne fan no d' ogni materia e 
d'ogni forma: da quelli di terra cotta e 
di porceUaua scolpiti e dipinti, alle cas- 
sette di legno coperte di giunchi. Se ne 
fanno anche di forati: e nei fori, in au- 
tunno, si pongono delle cipolle di giacinto 
e di zafferauo. Servono a questo genere 
di sospensione moltissime piante : fra le 
altre special men te le seguenti : Cra*8\da 
lucida, CactuH, Pelargonium, Linaria cym- 
bolaria, Lyaitnachia nummularia, OplUme- 
nu$ imbecilis, Russelia juncen, Tradeemntia 
nebrina, Torenia asiatica. Tutte le piante 
arrampicanti servono pure. Solo, parte si 
lasciano arrampicare ai fili di sospensione, 
parte si fanno cadere intorno al vaso. 

1497. Per impedire a ana pianta d'ap- 
partamento di gelare, basta avvolgerla in 
un cencio bagnato. L' inaffiamento si deve 
fare soltanto quando la terra e asciutta: 
tre volte per settimana neir autnnno e 
neir inverno, una al giorno in primavera 
ed estate, la mattina o la sera. Adoperate 
acqua piovana o corrente. Se non avete 
altra acqua che di pozzo,lasciatela all'aria, 
dopo averla cavata. un paio di giorni prima 
di servirvene. Di quando in quando lavate 
le foglie con una spugna. Distruggete le 
foglie secche o imputridite. Tenetene Ion- 
tan i gli insetti. 

1498. Da qualche tempo s' usano negli 
appartamenti le cosl dette casse Ward. 
Non sono altro che casse di vetro, col co- 
perchio pure di vetro a tetto, cioe a due 
versanti, le quali riposano sur uno zoccolo 
pieno di terra. Piantatevi le piante, si 
inaffiano abbondantemente, e vi si chiu- 
dono ermeticamente. In un ambiente che 
abbia una temperatura media di 10° a 15°, 
vi si possono coltivare benissirao le felci 
e i licopodi, e diverse altre piante da serra 
calda, molte delle quali rare e curiose come 
la Dionea muscipula, il Cephalotus folium- 
larie, V AnectochHut e la Sarraeenia. Queste 
casse servono benissimo pel trasporto delle 
piante nei Innghi viaggi. Si pud trala- 
sciare d'inaffiarle per parecchi mesi. 

1499. Vi sono molti che ai primi geli 
trasportano i loro vasi nelle cantine. E 
una precauzione che serve si ad impedire 
che le piante muoiano di gelo, ma che le 
uccide invece col privarle d'aria e di luce. 

1500. Segue un elenco alfabetico d'al- 
cune piante da ornamento,della descrizione 
delle quali, e della loro coltivazione, si da 
un breve cenno: 



Acanthus Iwiitanicii*. Bellissima pianta 
vivace, a foglie ornamentali. Si coltiva in 
piena terra. I semi si semiuano subito 
dopo averli raccolti, in primavera. 

Achillea JMpendulina , vivace, a foglie 
frastagliate, cotonose. Fiorisce da luglio 
a settembre. Fiori a corimbo, giallo d'oro. 

— A. rosea, vivace, a foglie lunghe, stret- 
te, dentate. Fiori rosei. Fiorisce per tutta 
Testate. — A. ptarmica, vivace, a foglie 
lunghe, strette, dentate. I fiori bianchi. dal 
luglio al settembre. Si coltivano tutte in 
piena terra, in qualsivoglia terreno, me- 
glio al sole. 

Aconitum napellua, vivace, alta nn me- 
tro circa, a foglie palmate, fiori grandi, a 
grappoli, bianchi, azzurri o turchini, in 
giugno e luglio. In piena terra, in qual- 
sivoglia terreno. 

Acroclinium roseum, annua, alta 30 cm., 
fiori grandi, rosei, lucenti, semprevivi. In 
piena terra. Si semina in marzo. 

Adonis ce8tivali8 t annua, alta 15 cm., 
fiori piccoli, rossi. con una macchia por- 
porina alia base d'ogni petalo, in giugno 
e luglio. In piena terra. Si semina in set- 
tembre e in primavera. 

Agapanlhus umbeUatus, a cipolla, foglie 
lunghe, lineari, fiori azzurri e bianchi in 
agosto. Alta 65 cm. In terra leggera, in 
arancera. 

Ageratum mexicanum, vivace, alta 40 cm., 
fiori turchini in estate e in piineipio d'au- 
tunno. In piena terra. Si semina in pri- 
mavera. Getti in estate. 

Agrostemma eceli rosn, annua, alta 40 cm., 
fiori rosei o bianchi in luglio. In piena ter- 
ra. Semina in marzo o in aprile. — A.co- 
ronaria, biennale, alta 50 cm., fiori sem- 
plici o doppi come garofauini, rossi, rosei 
o bianchi, dal giugno al settembre. In 
piena terra. In qualsivoglia terreno. Se- 
mina in giugno. 

Aloe 8ocotrina, foglie dritte, verde chia- 
ro, con spini e denti bianchi, fiori rossi. 

— A. fruticosa, a foglie grosse, appuntite, 
dentate, fiori rossi. — A. lingua, foglie a 
foggia di lingua, macchiettate di bianco, 
verrucose, fiori rossi, verdi alia cima. — 
A. variegata, piccola, foglie grosse. trian- 
golari, appuntite, macchiettate di bianco, 
fiori T088i a grappolo. — A, margaritifera, 
piccola, a foglie triangolari, appuntite, con 
tubercoli bianchi come perle, fiori verda- 
8tri. In terreno sabbioso, serra temperata. 
Inaffia pochissimo neir inverno. 

Althaea rosea, vivace, alta da m. 2 ft 



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GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENT1. 



147 



in. 2,60, foglie larghe, arrotondite, fiori 
6emplici, semidoppi e doppi, di diversi co- 
lon, lungo gli steli e i rami, da luglio a 
settembre. In piena terra; in qualsivoglia 
terreno. Seniina in giugno. — A. sinensis, 
annua, piu piccola, fiori porporini brinati. 
In pieua terra. Semina in primavera. 

Alyatum maritimum, annua, 20 cm., fiori 
bianchi odorosi, in estate. In piena terra. 
Seni iua in ottobre, in primavera. — A. sa- 
xatile, vivace, a ciuffi, foglie lanceolate, 
biancastre. Fiori gialli, a grappoli, in aprile 
e maggio. In piena terra, in qualsivoglia 
terreno. Semina in giugno. 

Amarantus tricolor, annua, bellissima, 
80 cm., foglie ovali, acute, con macchie 
gialle, verdi. rosse ; fiori verdi da giugno 
a settembre. Semina in marzo e trapianta 
in maggio. — A. caudatu9 y annua, un metro, 
foglie ovali, rossastre; fiori rossi e gialli, a 
grappoli, da giugno a settembre. — A. me- 
lancholiaw ruber, annua, tutta rosea. In 
piena terra. Semina in primavera. 

Amaryllis pulchra foemina, billbosa, a 
foglie canaliculate che appariscono dopo i 
fiori; questi rosei, odorosi, in settembre. 
In piena terra leggera. Copri nelPinverno. 
— A./ormotisaima, piu piccola della pre- 
cedente, a foglie piane, lineari, fiori rossi. 
in luglio e agosto. 

Anchum iudica, biennale o vivace, alta 
m. 1, 50, fiori turchini, a stella, da mag- 
gio ad agosto. In piena terra. Semina in 
vivaio in giugno. Trapianta in autunno o 
in primavera. 

Anemone coronaria t vivace, 20 cm., fo- 
glie radicali, scolorite, frastagliate. fiori 
d'ogni colore, grandi, semplici e doppi, 
in aprile e maggio. In piena terra. Pianta 
a ciuque centimetri di profondita, d' in- 
verno. Seccate le foglie, leva i tubercoli, 
e ripianta Panno venture — A. hepatica, 
vivace, a ciuffo tondo, foglie radicali divise 
in tre lobi, fiori bianchi, rosei, turchini, in 
febbraio e marzo. In piena terra leggera e 
fresca. — A. jnponica, vivace, erbacea, 40 
a 50 cm., foglie trilobate, fiori porporini 
da agosto ad ottobre. Una bella varieta 
ha fiori bianchi. In piena terra, in qual- 
sivoglia terreno. 

Antirrhinum ma/u«,biennalo,40 a 56 cm., 
fiori bianchi, rosei o gialli, unicolori, striati 
o punteggiati, da maggio ad agosto. Se- 
mina in piena terra in autunno o in pri- 
mavera. 

Aquilegia vulgaris, vivace, un metro, fo- 
glie scolorite, fiori penduli, terminali, dop- 



pi, turchini, bianchi, rossi. In piena terra, 
air ombra. Semina in primavera. 

Aristolochia sipho, arboscello arrampi- 
cante, di grandi dimension!, fiori verda- 
stri con vene o punti bruni, a foggia di 
pipa, in maggio e in giugno. Alleva in 
vaso e trapianta. Serve ad ornare pergo- 
la ti e boschetti. 

Asperula odor at a, vivace, 20 cm., foglie 
verticillate, fiori bianchi, odorosi, a co- 
rim bo, in aprile e maggio. In piena terra, 
in qualsivoglia terreno, per far bordure. 

Aster alpinus, vivace, 30 cm., foglie a 
spatola, fiori terminali, turchini violacei a 
disco giallo. — A. amellus, 40 cm., foglie 
oblunghe lanceolate, fiori a corimbo bian- 
chi a disco giallo, in agosto e in settem- 
bre. — A, bicolor, 83 cm., foglie lanceolate, 
fiori bianchi lievemente tinti di violetto, 
in settembre e ottobre. — A. grandiflorut, 
65 cm., foglie piccole, oblunghe, fiori so- 
li tari, porporini, in novembre. — A. puni- 
ecus, foglie lanceolari, fiori grandi, rosei, 
in autunno. — A. reversii, 25 cm., foglie 
strette, fiori piccoli, carnicini, su tutta la 
pianta. — A. sinensis, annua, 60 cm., di 
moltissime varieta. Semina da marzo a 
giugno, e trapianta in vivaio. 

Atriplex purpurea, annua, m. 1,50, foglie 
rosse sanguigne. In piena terra. Semina, 
appena fatto il raccolto, in primavera. 

Azalea indica, a foglie persistenti, fiori 
in primavera, bellissima. Molte varieta: 
lillifiora a fiori bianchi; phcenicea, a fiori 
porporini ; smithii, a fiori rossi. In piena 
terra. In serra temperata d'inverno. 

Begonia rex, B. fuchsioides, B. ingi ami, 
B.ludda, 2?.pre«fon»ct«**,bellis8ime piante 
d'ornamento, a fiori elegantissimi , da ap- 
partamento. In terra di brughiera con ter- 
riccio. Serra temperata. 

Bignonia radicans, arboscello arrampi- 
cante, foglie alate, foglioline ovali den- 
tate. Fiori grandi, scarlatti, in estate. In 
piena terra, in qualsivoglia terreno, per 
guarnire i muri. -— B. capensis, arboscello 
piccolo, fiori rossi, in grappoli terminali. 
In terra leggera. In serra temperata. 

Botusingaultia baselloides, arrampicante, 
a radici tubercolose, a foglie a cuore, a fiori 
bianchi, odorosi, in autunno. In piena terra, 
in estate. Leva in autunno e conserva 
nelP arancera. Per finestre e pergolati. 

Cactus cereus, grassa, a steli cilindrici, 
con otto a dieci spigoli poco appariscenti. 
fiori sessili, rosei. — C, speciosiasimus, steli 
spinosi, a tre o quattro spigoli, fiori late- 



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148 



GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTL 



rali, splendidi, rossi con riflessl violacel. 

— C. epiphyllum tpeeionum, steli appiattiti, 
articolati; raraoso; fiori uumerosi, rossi. — 
C. epiphyllnm acker manni, steli appiattiti, 
articolati, fiori grandi d'un rosso vivo. — 
(7. echinocactut $ulcatu$, globulosa, a 12 o 
15 spigoli spinosi, con spini neri, corti, 
fiori bianchi, odorosi. — C. opuntia, Ficus 
indica, steli ovali, articolati, spini serici, 
fiori gialli, frutti rossi, oblunghi, buoni a 
mangiare. Terra franca con terra di bru- 
ghiera, serra temperata. D'inverno inaffia 
pochissimo. Yivono tutte a lungo, in pic- 
coli vasi. 

Calceolaria, erbacea, foglie radical! ob- 
lunghe, dentate, alte 80 a 40 cm., fiori 
dair aprile al giugno, a foggia di zoccoli, 
gialli, porpoi ini, rossi, rosei o bianchi con 
ogni sorta di disegni. Semina in agosto. 
Toglieudola dalla serra, mettila all'ombra. 

Vnme'tin j<ipnnica, arboscello, a foglie 
persistetiti. ovali, appnntite, dentate, In- 
cide; fiori bianchi, rosei, rossi, varicgati, 
nell'inverno. In terra di brughiera, serra 
temperata, ben illuminata. 

Campanula p*r*ici folia, vivace, 75 Cm., 
foglie oblunghe simili a quelle del pesco, 
fiori semplici e doppi, turchiui e bianchi, 
in estate. — C. medium, biennale, 65 cm., 
fiori bianchi, rosei, turchiui, semplici o 
doppi, in estate. — 0. glomerata, vivace, 
35 cm., foglie a cuore, vellutate, fiori bian- 
chi e turchini, in estate. — ft carpathica, 
vivace, a ciufifo basso, foglie a cuore, den- 
tate, fiori turchini e bianchi, in estate. 

— & pyramidalie, biennale, m. 1,50, foglie 
a cuore, fiori turchini e bianchi, in estate. 

— ft speculum, annua, 25 cm., fiori violetti 
in giugno e luglio. Semina in piena terra 
in settembre o in primavera ; le vivaci in 
giugno, in vivaio. 

Canna indica, vivace, a radice tnberosa, 
due metri, foglie ovali, lunghe 50 cm., lar- 
ghe 22 cm. Fiori rossi, terminali,in estate. 
Pianta in maggio, in piena terra. Inaffia 
abbondantemente nelP estate. Conserva in 
autunno in una cantina asciutta. 

Celoria cristata, annua, 60 cm., fiori pic- 
colissimi, ma numerosi in una cresta a 
ventaglio d'apparenza vellutata, amaranto 
e giallo oro, in estate. In terra leggera, 
al caldo. 

Centaur ea cyanus, annua, 90 cm., fiori 
d'ogni colore, eccetto il giallo, in estate. 
Semina in settembre o in primavera, in 
piena terra. — C. eandidunma, vivace, con 
un pennacchio argenteo. Semina dopo il 



raccolto, in piena torra leggera, piuttosto 
secca. 

Chamcerop8 humitii, a larghe foglie a 
ventaglio, di bell' effetto negli apparta- 
menti. In terra di brughiera; arancera. 

Cheiranthus cheiri, biennale, 50 cm., fo- 
glie strette, lanceolate, fiori gialli, odorosi, 
in grappoli terminali, in febbraio e marzo. 
Semina da marzo a giugno in piena terra. 
I doppi si coltivano per getti.— C. incanus, 
biennale, 50 cm., foglie lanceolate, dentate, 
biancastre, fiori rossi e bianchi, da maggio 
ad ottobre. Semina in maggio e in giugno. 
Trapianta in vivaio, e metti nei vasi in 
settembre. — C. annum, annua, 30 cm., Mori 
rossi, rosei, bianchi, in estate. Semina da 
marzo a giugno. 

Chrysanthemum coronarium, annua, un 
metro, fiori semplici e doppi, gialli e bian- 
castri, a disco giallo chiaro, in estate. — 
Ch. carinatum, fiori bianchi e giallognoli 
a disco brnno. Semina in primavera. — 
Ch.indicum t vivace, foglie frastagliate, fiori 
gialli, bianchi e porporini neiriuverno. 
Getti in terra o in vasi, in aprile. — Ch.fru- 
tegcena, arboscello, 50 cm., serapre verde, 
foglie pennate, incise, fiori bianchi, ter- 
minali, per quasi tutto l'anno. Getti in 
estate. 

Cineraria, erbacea, ramosa, foglie a cuore, 
intiere o lobate, fiori a corimbo, di tinte 
diverse,in primavera. In terra di brughiera. 
Semina in luglio e in agosto. 

C\9*u8 quinquefolia, arrampicante, foglie 
digitate, fogliolinelanceolari, dentate. Fiori 
verdastri in autunno. In piena terra. 

Citru», in serra temperata, V inverno. Si 
pota in settembre. 

Clarkia elegans, annua, 60 cm., fiori ro- 
sei, carnicini, a petali interi, in estate. 
— (H, pulchella, annua, 40 cm., fiori rosei o 
bianchi, a petali in croce. Semina in piena 
terra in settembre e in primavera e poi 
sino a luglio. 

Clematis flammula, arboscello arrampi- 
cante, a foglie pennate, fiori bianchi odo- 
rosi, in estate. In piena terra. Per fine- 
stre e pergolati. Yi sono delle varieta 
azzurre, e a due colori. 

CoUineia bicolor, annua, 30 cm., foglie 
ovali oblunghe, fiori ascellari bianchi e 
rosei in estate. Semina in piena terra in 
settembre, in primavera e poi sino a lu- 
glio. Per bordure. 

Convallaria maiaUs, vivace, a radici fill- 
formi, a foglie radical!, ovali, lisce ; fiori 
odorosi bianchi, a sonaglini, in maggio. 



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GIABDINO, SEBBAE PIANTE DA APPABTAMENTL 



149 



Pianta in febbraio e in marzo, all' ombra, 
in piena terra. 

Convolvulus purpureus, arrampieante, an- 
nua, fiori grandi, bianchi, turchini, por- 
porini. talora macchiettati, in estate e in 
autunno. Semiua in aprile e in maggio 
in piena terra. Per fiuestre e pergolati. — 
C. tricolor , annua, a steli arrampicanti, fiori 
solitari, numerosi, gialli nel centro, tur- 
chini sugli orli, bianchi in mezzo, in estate. 
Semiua in primavera, in piena terra. Per 
bordure. 

Coreopsis tinctoria, annua, 60 cm., fiori 
terminal!, gialli o porporini, in estate. Se- 
mina in autunno o in primavera, in piena 
terra. — G. drummondi, pin piccola, ma a 
fiori piu grandi. Semiua in settembre in 
vasi da coprire nell' inverno, o in piena 
terra in primavera. 

Crassula coccinea, grassa, a steli cilin- 
drici, a foglie ovali, cigliate. Fiori tubu- 
lari, rossi, in fascetti terminali, in estate. 
— Cr. lucida, a steli numerosi, a foglie a 
cuore, crinite. Fiori a corimbo, bianchi 
tinti di rosa, in estate. Terra di brughiera, 
serra temperata. Inaffia poco d' inverno. 

Crocus vermis, bulbosa, 10 cm.,foglie ra- 
dicali, strette, lineari. Fiori in febbraio 
e in marzo, gialli, bianchi o bianchi rag- 
giati di viola, a seconda delle varieta. 
Pianta in ottobre in piena terra o in vaso, 
in terra leggera, o nel musco. 

Cyclamen persicum, vivace, a radici tu- 
berose, foglie radical i, a cuore, macchiate 
di verde e bianco, rossastre inferiormente; 
fiori bianchi, rosei o rossi, odorosissimi, 
da dicerubre a maggio. In terra di bru- 
ghiera, serra temperata. Dopo la fioritura 
non inaffiar piu. Conserva i tubercoli nella 
terra secca. 

Dahlice, vivaci, a radice tuberosa, da 
65 cm. a 2 m., foglie alate con foglioline 
dentate. Da giuguo a gennaio, fiori bianchi, 
gialli, rosei, porporini, di diverse tinte. 
In piena terra. Pianta in maggio. Ai primi 
geli taglia lo stelo e conserva il tubercolo 
in cantina, al riparo dalla umidita. 

Datura orborea, belF arboscello, da uno 
a due metri a foglie ovali, lanceolate. Da 
luglio ad ottobre, fiori bianchi, lunghissi- 
mi, odorosi. Varieta a fiori rossi. In terra 
leggera. Arancera. Trapianta in estate in 
piena terra. — D.fustuosn, annua, 70 cm., 
fiori bianchi, o bianchi e violacei. — D. ce- 
rataucolo, annua, fiori bianchi odorosi. Se- 
mina in piena terra in aprile. 

Delphinium Ajacis, annua, 50 cm., da 



maggio a luglio, fiori a spiga, nnmerosi, 
semplici e doppi, bianchi. rosei, rossi. vio- 
lacei o turchini. Seinina in primavera o in 
autunno. 

Dianthus barbatus, biennale, 40 cm., fo- 
glie lanceolate, appuutite, fiori a ombrello, 
rossi, rosei, bianchi o macchiati, in giugno 
e luglio. Semina in agosto. — D. caryophyl- 
In*, vivace, a foglie lunghe, strette, appun- 
tite, fiori di piu colori in giugno e luglio, 
che odorano di garofano. Semina in piena 
terra in aprile, innesta dopo la fioritura. 
— V. moschatus, vivace, a foglie strette, 
d' un verde glauco. Fiori bianchi, rossi, 
rosei o bianchi con una corona porporina, 
semplici o doppi, in maggio e in giugno. 
In piena terra. Per bordure. — D, sinensis, 
annua, 30 cm., fiori solitari, riuniti a maz- 
zo, rossi, porporini, macchiati o punteggiati 
di bianco, da luglio a settembre. Semina 
in settembre o in primavera. 

Dictamus fraxinella, vivace, 65 cm., fiori 
porporini con raggi pin scuri, o bianchi, 
in grappoli, in giugno e luglio. Semina in 
giugno. 

Digitalis purpurea, biennale, nn metro, 
foglie ovali, lanceolate, biancastre, fiori 
penduli, in spiga terminate, porporini, rosei 
o bianchi, in luglio e in agosto. 

Draccence, belle piante d'ornamento, a 
stelo alto con nn fascio di foglie lunghe 
e strette, adatte per appartamenti. Va- 
rieta : australis, rubra, congesta. In terra 
di brughiera. Serra temperata. Inaffia mo- 
deratamente d' inverno. 

Ericce, arbusti a foglie resistenti, stret- 
te, alternate, opposte o verticillate. Fiori 
ascellari o terminali, di forma e colore 
variati. Numerose varieta. In terra di 
brughiera. Serra temperata. All' ombra 
d' estate. Metti in vasi, dopo la fioritura, 
ogni anno. Inaffia abbondantemente, ma 
non troppo. 

Erythrina crista galli, arboscello, uno a 
due metri, a foglie alate, foglioline ovali 
lanceolate. Fiori a grappoli, porporini, in 
luglio e in agosto. In piena terra. Gopri 
neir inverno. 

Ficus elastica, bella pianta da serra tem- 
perata, e che si pud tenere per bsiona 
parte dell' anno negli appartnincnti. Le 
belle e grandi foglie prima di svilupparsi 
son circondate d* una bellissima stipula 
rosea. In terra di brughiera. Inaffia poco 
d' inverno. 

Fritdlaria imperial!*, bulbosa, a foglie 
lanceolate, a steli semplici, alti un metro, 



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150 



GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTI. 



terminati da un fascetto di foglie. Fiori 
penduli, a corona, rossi o gialli. Pianta le 
cipolle in agosto, in piena terra, a 12 cm. 
di profondita. 

FuchaicBj arboscelli ramosi, a foglie ovali, 
lanceolate e dentate, con fiori penduli, ros- 
si, o bianchi con la corolla rossa, da mag- 
gio in ottobre. In terra leggera, sostan- 
ziosa, nell' arancera. Trapianta in piena 
terra d' estate. 

Galanthua mWw, bulbosa, poco alta, che 
da in febbraio uno o due fiori bianchi rag- 
giati di verdognolo. In piena terra, leg- 
gera e fresca. 

Gardenia Jlorida, arboscello a foglie di 
tre specie: persistenti, ovali, lanceolate, 
foglie alate, e foglioline ovali, lanceolate. 
Fiori turchini e bianchi, a spiga, in giu- 
gno e luglio. 

Oilia capitala, annua, un metro, fiori tur- 
chini o bianchi, terminali, in estate. Se- 
mina in piena terra, in settembre o in 
prima vera. — G. tricolor, annua, 40 cm., 
fiori rosei, turchini o bianchi, a corimbo, 
in estate e in autunno. Semina in piena 
terra dalla primavera al luglio. 

Qladiolu*, bulbosa, un metro e piu; fo- 
glie lineari, lanceolate, fiori a spiga, bian- 
chi, rossi, rosei, in luglio e agosto. Pianta 
in piena terra, in primavera; leva le ci- 
polle prima che geli, e conservale in luogo 
fresco e asciutto. 

Gloxinia, vivaci, a radici tubercolose, 
foglie ampie, ovali, oblunghe. Fiori grandi, 
a campana, turchini, rosei o bianchi, in 
agosto e in settembre. In terra di bru- 
ghiera; arancera. Sospendi l'inaffiamento 
dopo la fioritura. 

Glycinia sinenri*, bellissimo arboscello 
arrampicante , a foglie alate, foglioline 
ovali. Fiori grandi, azzurri, in lunghi grap- 
poli penduli, in aprile. In piena terra. 

Gomphrena globoaa, annua, 40 cm.; da 
maggio ad ottobre fiori globulosi rossi, 
sempre vivi. In terra leggera, al caldo. 

Hedera helix, arboscello arrampicante, a 
foglie persistenti. Piccoli fiori verdognoli 
a ombrelle terminali, in autunno. 

Helichryatim bracteatum, annua, un metro, 
fiori terminali gialli o bianchi, in estate 
e in autunno, sempre verdi. Semina a pri- 
mavera. 

Heliotropium peruvianum, arbusto alto 
da 30 a 40 cm., a foglie ovali, lanceolate. 
Piccoli fiori turchinicci, a corimbo, odo- 
rosissimi, in estate e in autunno. In terra 
leggera o in terriccio. Inaffia frequeute- 



mente in estate. In piena terra d' estate : 
d'inverno in serra temperata. 

Helleboru8 niger, vivace, 30 cm., a foglie 
radical!, grandi, frastagliate. Grandi fiori 
terminali rosei in gennaio e in febbraio. 
In piena terra all'ombra. 

Hemerocallia japonica, vivace, a foglie 
radicali, a cuore. Grandi fiori tubulari bian- 
chi, d' odore soavissimo, in agosto e in 
settembre. In piena terra, leggera. Copri 
nei grandi freddi, d'inverno. 

Heaperia matronalis, vivace, un metro, fo- 
glie lanceolate, acute, dentate. Da maggio 
a luglio, fiori bianchi e violacei simili a ga- 
rofani, odorosi. In piena terra, sostanziosa. 

Hibiactta roaa ainrnsis, arbusto a foglie 
ovali, appuntite, dentate, d'un bel verde. 
Fiori rossi in estate, semplici e doppi. 
Serra temperata d'inverno. 

Horlensia japonica, arbusto quasi legno- 
so, 70 cm., foglie ovali, grandi, dentate; 
da giugno a novembre fiori rossi purpurei, 
in ombrelle corimbiformi.La varieta o«aA»ia 
ha grandissime ombrelle di color carnici- 
no. In piena terra di brughiera, esposta a 
nord. Copri o poni in serra d'inverno. 

Humea elegans, biennale, m. 1,50 a 2 m.; 
fiori porporini piccoli ma numerosi, di bel- 
l'effetto nelle aiuole, in estate. In terra 
di brughiera. Semina in giugno. Trapianta 
in autunno in vasi, e a primavera in vasi 
piu capaci o in piena terra. 

Hyacinthua oricntali8, bulbosa, a foglie 
radicali, lineari. Fiori odorosi, a grappoli, 
di tutti i colon secondo le varieta, in 
estate. In terra dolce e leggera. Pianta 
in ottobre e in novembre, in vasi capaci 
o in piena terra. Si coltiva anche nelle 
caraffe, con acqua. 

Impatiena bahamina, annua, a stelo SUC- 
coso; fiori bianchi, rosei, rossi, violacei, 
d' un color solo o punteggiati, in estate. 
Semina in piena terra in aprile. 

Iria bulbo8ua, fiorenti in giugno. Pianta 
le cipolle in piena terra in autunno. Quando 
seccan le foglie, si levin di terra. — /. ger- 
manica, vivace, erbacea, a foglie lunghe 
e appuntite, a fiori grandi, d' ogni colore, 
in maggio e in giugno. In piena terra. — 
I.pumila, piu piccola; fiori in marzo e in 
aprile. Per bordure. 

I*olepia gracilia, bella graminacea a lar- 
ghi ciuffi, per vasi da sospensione, in terra 
di brughiera, in serra temperata d'inverno. 

Jaaminum officinale, arboscello a foglie 
alate, foglioline ovali; fiori bianchi, odo- 
rosi, in mazzetti terminali, da luglio ad 



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GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTL 



151 



ottobre. In piena terra, ben esposto. Pei 
pergolati. — J. grandiflorum, arbusto a fiori 
biauchi dentro, rossastri fuori, odorosis- 
Bimi. In terra leggera, serra temperata. — 
J. azoriaim, grazioso arboscello, a foglie 
persistenti, larghe, arrotondate, fiori bian- 
chi, di soave odore, d' estate. — J. odora- 
tiBnimum, arboscello piu alto, a foglie per- 
sistenti, d'un bel verde, semplici o unite 
a tre ; fiori gialli odoranti di gionchiglia, 
in mazzi terminali, quasi tutto 1' anno. In 
terra leggera, ma sostaoziosa. Arancera. 

Kennedycz, belle piante arrampicanti, a 
fiori turchini, rossi o porporini, in lunghi 
grappoli, per quasi tutto 1' anno. In terra 
di brughiera; serra temperata. Per vasi 
da appendere. 

Kentia bnlmoreana, bella palma, a fronde 
pen n ate, da serra fredda. In terra fertile. 
Inaffia tutti i giorni d' estate. 

Lathyrus odoratus, annua, arrampicante, 
a fiori odorosi, violacei, rosei o bianchi, 
per tutta 1' estate. Semina in piena terra 
a primavera. Per finestre, pergolati, bo- 
schetti. 

Lilium canrfjV?Mm,bulbo8a,nn metro, fiori 
bianchi, odorosi, in grappoli terminal!, in 
giugno e in luglio. — L. croceum, piu alta, 
fiori penduli color rosso arancione punteg- 
giati di nero, in giugno. — L. rubrum, piu 
piccola, fiori penduli, rossi e gialli pnn- 
teggiati di nero, in luglio e in agosto. 
Pianta le cipolle di questa specie in piena 
terra. Trapianta appena terminata la fio- 
ritura. — L. auratum, a fiori enormi, bian- 
chi, con nervatura giallo d'oro. In terra 
di brughiera. Conserva i bulbi d' inverno 
in piena terra coprendo con foglie secche 
o strame. 

Linum grandijlorum, annua, 40 cm., a 
grandi fiori rossi, in estate, si no a ottobre. 
In piena terra sabbiosa. Semina in aprile 
e maggio. — L. perenne, vivace, 60 cm., a 
foglie lanceolate, fiori turchini, dal giugno 
all' agosto. In piena terra, in qualsivoglia 
terreno. 

Lonicera caprifolium , arbusto arrampi- 
cante, a foglie ovali, oblunghe, d'un verde 
glauco inferiormente, a fiori carnicini, piu 
o meno rossi deutro, in mazzi, verticil- 
la ti, odorosissimi, in maggio e giugno. — 
L. temper virene, a foglie persistenti, a fiori 
rossi-scarlatto fuori, gialli all' interno, da 
maggio ad agosto. Per bosehetti, siepi, 
pergolati. 

Lycnis dioica, vivace, 60 cm., foglie 
ovali, larghe; in maggio e giugno fiori si- 



mili a garofanini, rossi e bianchi. In piena 
terra. Semina in luglio. — L. viscaria, vi- 
vace, per bordura, alta 40 cm., fiori por- 
porini, in maggio e in gingno. In piena 
terra. — L. chalcedonica, vivace, un metro, 
foglie ovali, lanceolate, dentate ; fiori a ci- 
nie, rosso-scarlatti o bianchi, in giugno e 
in luglio. In piena terra. 

Lycopodium denticulatum, pianta d'un 
bel verde, a larghe ciocche, da apparta- 
menti. In terra di brughiera. Getti al- 
l'ombra. 

Lyaimachia nummularia, vivace, arram- 
picante, foglie opposte, a cuore, fiori gialli, 
da maggio a luglio. In piena terra, dolce 
e fresca. Per vasi da appendere. 

Magnolia comtpieua, uno dei pi a begli 
alberi che fioriscano a primavera. I fiori, 
globulari, odorosissimi, precedono la com- 
parsa delle foglie. Trapianta da ottobre 
a marzo. Se il terreno 4 arido e asciutto, 
pianta in autunno dopo la caduta delle 
foglie. La specie accennata ha fiori bianchi. 
Varieta: M. soulangeana, a fiori macchiet- 
tati di rosso; M. obovata,* fiori purpurei 
esternamente, bianchi dentro. 

Matt japonica, varieta del mais comune, 
le di cui foglie a strisce bianche e rosee 
sono di bellissimo effetto. Semina in aprile 
in vasi, poi trapianta in piena terra. 

Malcomia tnarilima, annua, 80 cm., a 
fiori rossi o violacei, poi viola chiaro o 
bianchi, odorosi. In puna terra. Semina 
in autunno e in primavera sino a luglio. 
Per bordure. 

Malva mo8chata, vivace, 70 cm., foglie 
odorose, fiori rosei o bianchi, in estate. In 
piena terra, leggera. piuttosto asciutta. Se- 
mina in autunno e in primavera.— M, ma- 
nia ta, vivace, con fiori piccini. a grappoli, 
vermigli, da luglio a settembre. Semina 
in piena terra mista con terriccio in mar- 
zo, e trapianta in maggio. 

Matricaria parthenioides, vivace, 50 cm., 
a foglie profondamente frastagliare. a fiori 
bianchi, doppi, a corimbo, in estate e in 
autunno. Getti in agosto in piena terra. 

Mepnlus oxyacaniha, arbusto a foglie 
caduche, a fiori odorosissimi in maggio. 
Se ne fanno cespugli e siepi. Varieta a 
fiori bianchi e rosei, semplici e doppi. 

Mesetnbrynnthemum conspicwim, grassa, 
arrampicante, foglie triangolari, appuntite, 
un po' curve; fiori grandi, rosei o bianchi, 
dalP aprile al settembre. — M. avreum, a 
steli dritti, cilindrici, foglie lunghe, strette, 
fiori grandi, gialli, da maggio ad agosto. — 



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162 



GIARDINO, SEBRA E PIANTE DA APPARTAMENTI. 



M. d'hoides, a steli ramosi, foglie spes- 
Be, triangolari, biancastre, fiori numerosi, 
rosei, odorosi, in estate. — M. cri*talHnum, 
annua, a steli e foglie sovraccarichi di ve- 
scicbette trasparenti e piene d' acqua che 
la fan sembrare coperta di brina; fiori bian- 
chi, in estate. Si coltivan tutte in terra 
di brugbiera, in serra temperata, inaffiando 
poco d'inverno, in vasi; d'estate in piena 
terra. Servono per vasi da appendere. 

Mimosa dealbata, albero a foglie bipen- 
nate, con fiori gialli, odorosi, a grappoli, 
in primavera. — A/, lonqifolia, arboscello a 
foglie lanceolate, con fiori gialli, in spighe 
cilindriche, in primavera. — M. lophanta, 
arboscello a foglie bipennate, oblunghe, 
acute, con fiori piccoli, color zafferano, 
odorosi, in nappe, in primavera e in au- 
tuuno. — M, paradoxa, arboscello a foglie 
oblunghe, a punte ricurve, con fiori che 
coprono i rami a primavera. Si coltivan 
tutte in terra di brughiera, in serra tem- 
perata. — La M.pudica, di serra calda, che 
si coltiva come pianta annua, a foglie bi- 
pennate, tanto irritabili che si ristringono 
al piu lieve tocco, si semina in febbraio 
o in marzo, e si trapianta in vasi con 
terra e terriccio. 

MiraUU* Jalapa, vivace, 65 cm., che si 
pu6 coltivare come annua, con fiori rossi, 
gialli o macchiati, in niazzi ascellari e 
terminali, da luglio a settembre. Semina 
in piena terra in aprile, o pianta pur in 
aprile le radici dell' anno precedente, con- 
scrvate in cantina. 

MuHcari mo»*trtio«uw, bulbosa, che da nn 
grosso grappolo di fiori turchini yiolacei 
in gingno. Pianta i bulbi in piena terra 
in autunno, e lasciaveli per alcuni anni. 

Myoxoti* palustria, vivace, arrampicante, 
a foglie oblunghe, strette, con fiori cilestri 
in 6piga unilaterale dall' aprile ail'agosto. 
In piena terra leggera e fresca, un po'al- 
V ombra. 

Myrtu* community arboscello sempre ver- 
de, a foglie ovali, lanceolate, con fiori bian- 
chi. semplici o doppi, per tutta Testate. 
In terra di brughiera. Arancera. 

Narcisnus jonquilla, bulbosa, a foglie 
quasi cilindriche, come quelle del giunco, 
con fiori gialli odorosissimi, semplici o 
doppi, in aprile. Pianta in settembre le 
cipolle in piena terra, e levale, quando 
le foglie son secche. — N. poeticue, a foglie 
lineaii, con fiori bianchi, a corona porpo- 
rina, o bianchi soltauto, odorosi, in mag- 
gio. — N. pseudo-no re ietui, a fiori gialli, 



semplici e doppi, in aprile. Pianta in ot- 
tobre, in piena terra, le cipolle di queste 
ultime due specie; puoi lasciarvele alcuni 
anni. — N. tazetta, a foglie lunghe e stret- 
te, a fiori bianchi, a mazzo, odorosi. Pianta 
in settembre in vasi, o poni in caraffe. 
Fioriscono in geunaio. 

Nerium oleander, arboscello in cespuglio, 
a foglie lanceolate, appuntite, a fiori ro- 
sei, semplici o doppi, a corimbi terminali, 
odorosi, da giugno ad ottobre. Varieta a 
fiori bianchi. In terra leggera. ma sostan- 
ziosa; arancera, o cantina asciutta, d'in- 
verno; al sole in estate. 

Nigella damaecena, annua. 50 cm., fiori 
turchini dal giugno al settembre. Semina, 
in aprile, in piena terra. 

Ocimum bnsilicum. annua, foglie ovali, 
verdi o violacee, odorose; fiori bianchi, 
d' estate. Semina in marzo e trapianta in 
vaso o in piena terra. 

Ornithogalum pyramidale, blllbosa, a fo- 
glie lunghe, a fiori bianchi, a spiga, in lu- 
glio. In piena terra leggera, ma sostanziosa. 
Pancratium npeciusuni, bulbosa, a foglie 
lunghe e appuntite. a fiori numerosi, bian- 
chi e odorosi. Pud fiorire due o tre volte 
nell' estate stessa. Terra di brughiera, 
serra c ilda. 

Papaver rhcean, annua, 50 cm., fiori dop- 
pi, rossi, unicolori o listati di bianco, in 
giugno e luglio. Semina a primavera e in 
autunno, in piena terra. — P. somnifemm, 
annua, un metro, fiori semplici e doppi, di 
tutti i colori, in giugno e in luglio. Semina 
in autunno in piena terra. 

Paenifiora caerulea, arrampicante. foglie 
qninquelobate, fiori bianchi, turchini e 
porporini, dal luglio all' ottobre. In piena 
terra. Cuopri d'inverno. 

Pelargonium, a stelo erbaceo nel primo 
anno, legnoso appresso. a foglie a cuore, 
a fiori a onibrelle in maggio e in giugno, 
biauchi, rosei e rossi, d'un sol colore o 
macchiati. Serra temperata. Inaffia abbon- 
dantemente d' estate. Pota in fin d'ago- 
sto i rami guasti, deboli, mal collocati, e 
poni in vasi. A meta d* ottobre poni in 
serra. Inaflfia pochissimo d'inverno. Scalda 
poco la serra. Getti in primavera e in 
estate. 

Petunia;, quasi legnose, a foglie spesse, 
ovali, d'un verdo teuero, fiori larghi, bian- 
chi, rosei o purpurei, in estate e in au- 
tunno. VarieU numerose. Seinina in pri- 
mavera; getti a marzo. Serra temperata. 
Phaseolua coccineue, annna, arrampican- 



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GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTI. 



153 



te. a fiori scarlatti in grappoli, per tntta 
1' estate. Varieta a fiori bianchi e bicolori. 
Semina in piena terra iu aprile e in mag- 
gio. Per finestre, boschetti, pergolati. 

Philadelphua coronariu8, arbusto a foglie 
caducho, a fiori biancbi odorosi, in giugno. 
Varieta a fiori doppi e a foglie macchiet- 
tate. Trapianta da ottobre a marzo. 

Phlox hybridea, vivaci, a foglie lanceo- 
late, a fiori rosei, porporini, violacei, grigi, 
bianchi, bianchi a strisco di diversi colori, 
a corimbi e a grappoli, per tutta Testate. 
Getti in piena terra. — Ph. drummondi, 
40 cm., fiori bianchi, rosei, porporini, da 
giugno a novembre. Semina in settembre 
in vasi, falli svernare sotto invetriate. 

Phormium tenax, bellissima pianta. a fo- 
glie lunghe piu d'un metro, per vasi e 
giardiniere. Varieta a foglie macchiate. In 
terra leggera, ma sostanziosa. Arancera. 

Phylica cricoide*, arbusto sempre verde, 
a foglie lineari, appuutite, verde scuro. 
Fiori piccoli, bianchi, odorosi. da settem- 
bre a marzo. In terra di brughiera. Serra 
temperata. Inaffia copiosamente durante 
1' estate. 

Polyanlhes tuberosa, bulbosa, a foglie 
luugho, strette. Fiori bianchi, odorosis- 
simi, a spiga, da luglio a settembre. Pianta 
in marzo, in vasi. 

Polygonum orientale, annua, alta due e 
piu metri, bellissima, con fiori rossi o bian- 
chi. a grappoli, da luglio a ottobre. Se- 
mina subito dopo il race ol to, o in aprile, 
in piena terra. 

Poteiitilln atrosnngninea, vivace, 50 cm., 
bellissimi fiori di color rosso sangue, in 
giugno e luglio. Semina in giugno in piena 
terra, pulita. 

Primula wria, vivace, piccola, a foglie 
radicali ovali e dentate. Fiori semplici e 
doppi, di diverso colore, a ombrello, in 
marzo. In piena terra. Per bordure. — Pr. 
ainrn*i* t erbacea: foglie a cuore, dentate o 
incise; fiori rosei o bianchi, a ombrelln, 
da novembre a marzo. Varieta con petali 
a frangia. Semina in marzo e in aprile, 
iu terra leggera. Per appartamenti. Serra 
temperata. — Pr. auricula, vivace, piccola, 
foglie ovali, tondeggianti, dentate, d'un 
verde glabro o farinoso, fiori d'ogni tinta, 
dal turchino alia porpora, a centro bianco 
o giallo, iu aprile e maggio. In piena terra 
leggera. sostanziosa, all'ombra, o in vaso. 
Ron teme il freddo; ma si Tunridita. 

Pyretlirum roncum, vivace, 60 cm., fioii 

doppi bianchi, rosei o rossi, in maggio e 



giugno. Semina dopo la fioritura, in piena 
terra. 

Ranunculus repent, vivace, arrampicante, 
a foglie palmate, a fiori doppi, terminali, 
giallo d'oro, in maggio. — R. aconitifoliua, 
vivace, arrampicante, a fiori bianchi. En- 
trambi in piena terra all'ombra. — R. asia- 
ticua, vivace, 25 cm., foglie a tre a tre, fo- 
glioline dentate, fiori solitari, di presso che 
tutti i colori, dalla fine d'agosto a giugno. 
Pianta d'inverno, in piena terra, a cinque 
centimetri sotterra, come gli anemoni. 

Reseda odorana, annua. Piccoli fiori ver- 
dastri, odorosi, per tutto T estate. Semina 
quando vuoi, in vaso o in terra. I semi 
non debbono essere abbondanti. Con qual- 
che cara si pud conservare parecchi anni. 

Rhubnrbum MyatCa Victoria, bellissima 
pianta vivace d'ornamento. Semina in piena 
terra dopo il raccolto. 

Ricinua, be! la pianta ornamentale, che 
vegeta rapidameute, a larghe foglie pal- 
mate a nervature rosse. Semina in feb- 
braio, trapianta in maggio, inaffia copio- 
samente d' estate. 

Rosas, arbusti a foglie caduche, a fiori 
odorosi. So ne fanno due categorie; le une 
fioriscono una sola volta all' anno, come la 
rosa centofoglie, la rosa pompon, la rosa 
coscia di ninfa, ec; le altre danno fiori per 
tutto il tempo della vegetazione, come la 
rosa del re. la rosa delle quattro stagioni, 
la rosa del Bengala, la rosa noinetie, la rosa 
the, ec. Coltiva in piena terra. Pianta le 
specie selvatiche in autunno: quelle che 
temono il gelo, come le the, in priinavera. 
Poi innesta. Sopprimi i rami morti, pota 
in marzo, sopprimi i rami che partono 
dalla base del tronco, e quelli che spun- 
tano sullo stelo degli individui innestati. 
Ai primi freddi copri di paglia e di foglie 
secche. Tien lontani gli insetti. 

Salvia argmtea, biennale. 60 cm., a lar- 
ghe foglie bianche vellutate. Semina in 
luglio e agosto, in piena terra. — S. azurea, 
vivace, m. 1,50, a fiori turchini a grap- 
poli da luglio ad ottobre. Semina, dopo il 
raccolto, in piena terra piuttosto fresca. — 
S.fulgen8, vivace, erbacea, alta un metro e 
passa, a foglie a cuore, dentate, a superbi 
fiori in lunghe spighe d'un rosso vivissi- 
mo, per tutto 1' autunno. — S. patena, vi- 
vace, a radici, tubercolose, piu piccola, a 
foglie oblunghe, a bei fiori turchini, in 
lunghe spighe terminali, per tutta Testate. 
Entrambe si mettano in piena terra in 
maggio e si inaffino copiosamente in estate. 



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GIARDINO, SERRA E PIANTE DA APPARTAMENTI. 



Serra calda d' inverno per la prima. Delia 
seconda si conservano i tubercoli in terra 
asciutta e si ripiantano Tanno scguente. 

Saxi/raga crmtsofoUa, vivace, 80 cm.; fo- 
glie persistenti, grandi, ovali, lucenti; ftori 
rosei in marzo e in aprile. In piena ter- 
ra, in qualsivoglia terrene — S. hypnoides, 
vivace, erbacea, eccellente per bordure, 
con piccoli ma numerosi flori bianchi in 
maggio. In piena terra, alTombra. — S. sar- 
mentoMf vivace, con numerose radichette 
come le fragole, flori rosei in estate. In 
piena terra. Riparala dai grandi freddi. 
Per vasi da appendere, e per ornar grotte. 

Scilla peruviana, bulbosa, a foglie lau- 
ceolate; nappa alta 33 cm., terminata in 
mnggio da un corimbo di fiori turchini. 
In piena terra leggera, coperta d' inverno, 
o in vaso sotto invetriata. 

Sedum sieboldii, vivace, arrampicante, a 
foglie tondeggianti, d' un verde bianca- 
stro, con fiori rosei a corimbo, nelTestate. 
— & puhhellum, graziosissima, a fiori car- 
nicini. In piena terra. Per bordure, rocce, 
terreno in pendfo. 

Seneeio elegana, annua, 40 cm., fiori pur- 
purei, rosei, violacei, o bianchi, da giugno 
ad agosto. Seniina in piena terra in marzo. 

Silene pendula, annua, 25 cm., fiori ro- 
sei o bianchi, per tutta Testate. Semina, 
in settembre o in primavera, in vivaio o 
in piena terra. 

Solanum pseudo-capsicum, arboscello a 
foglie lanceolate, persistenti, fiori bianchi 
in piccole ombrelle sessili, da giugno a set- 
tembre. In terra leggera; a r an c era. Inaftia 
frequentemente. — & melongena ovifera, 
annua, 40 cm.; fiori bianchi. Semina in feb- 
braio, poi trapianta in vaso pieno di terric- 
cio. — S, ntropurpureum , annua, metri 1,50, 
bellissima per gli steli purpurei spinosi. 
Semina in aprile.— S. robwtum, vivace, spi- 
nosa, foglie pubescenti di color ferro, bel- 
lissima, fiori turchini a grappoli, in agosto 
e settembre. — S. macronthum, a belle e 
larghissime foglie. — S. marginatum, viva- 
ce, spinosa, a foglie margin ate di bianco, 
molto bella. Semina in febbraio. Getti in 
settembre. D' inverno sotto le invetriate. 
In terra leggera. 

Solidago canadensis, vivace, 70 cm., fo- 
glie lanceolate, dentate, a sega. Fiori gialli 
da luglio a settembre. In piena terra, in 
qualsivoglia terreno. 

Syringa vulgaris, arbusto a foglie ca- 
duche, a fiori odorosi violacei, rossi, pur- 
purei o bianchi, in aprile e maggio. Tra- 



pianta da ottobre a marzo. Se tagli, taglia 
subito dopo la fioritura, altrimenti noil 
avrai fiori V anno seguente. 

Tagetes erecta, annua, 70 cm., fiori gialli 
da luglio ad ottobre.— T. lucida, vivace, 
40 cm., fiori gialli, odorosi, in numerose 
ombrelle, per tutta Testate.— T. patula, 
annua, 40 cm., fiori color d'arancio, vel- 
lutati da luglio a ottobre. Semina in pri- 
mavera, in piena terra. 

Tradrncaniia zebrina, arrampicante, a 
foglie bellissime. In terra di brughiera. 
Getti da tenersi d' inverno in serra tern- 
perata. Adatta per vasi da appendere. 

Tropceolum majua, annua, arrampicante, 
a foglie ombilicate, quinquelobate. Fiori 
ascellari gialli o purpurei per tutta Testate. 
Semina in aprile in piena terra. Per fine- 
stre e pergolati. — 2V. flore pleno, a steli 
dritti, non arrampicante, a fiori gialli dop- 
pi. In serra temperata d' inverno. Getti. — 
Tr. tricolor, vivace, arrampicante, a radice 
tuberosa, a stelo fili forme, foglie quinque- 
lobate, fiori solitari gialli su calici rosso 
fuoco ad orli viola, in primavera. In terra di 
brughiera. Serra temperata. Quando secca 
non inaffiar piu. Leva i tubercoli e con- 
servali nel muschio sino all' ottobre. 

Tulipa greffnertaua, bulbosa, a foglie ovali t 
lanceolate, a nappa terminata in aprile 
da un fiore eretto di diversi colori. Pianta 
in ottobre, in piena terra, a otto centi- 
metri di profondita. Leva le cipolle in 
giugno. 

Valeriana rubra, vivace, un metro, foglie 
lanceolate, appuntite, verde glauche, fiori 
rossi o bianchi da giugno a ottobre. In 
piena terra. 

Verbenaihybridai, erbacee, in larghi ciuffl. 
Fiori rossi, rosei, bianchi, turchini, in spi- 
ghe ascellari o terminal]', in estate e in 
autunno. Molte varieta. Semina in prima- 
vera. Getti in settembre e in ottobre, sotto 
campane. Metti in piena terra o in grandi 
vasi a primavera. — V. aubhtia, annua, 
40 cm., fiori violacei purpurei, in spighe 
allungate, in estate. Semina in settembre 
in vasi da poire sotto invetriate nelT in- 
verno, o in piena terra a primavera. — 
V. venosa, vivace, 40 cm. Fiori purpurei, 
in estate. Coltiva come V aubhtia. 

Veronica andertoni, arbusto, 60 cm.,sem- 
pre verde. Fiori odorosi. in lunghi grap- 
poli, prima violacei, poi bianchi, per quasi 
tutto T anno. In piena terra d' estate ; 
nelTarancera d' inverno. — V. apicata, vi- 
vace, 50 cm., foglie ovali dentate, fiori 



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GIARDINOr SEtfRA E PIANTE DA APPARTAMENTI. 



155 



bianchi, tarchini o rosei, a spiga, in giu- 
gno. In piena terra. 

Vinca major, vivace, arrampicante, a fo- 
glie persistenti, fiori turchini o bianchi in 
estate. In piena terra, alPombra. Per rau- 
ri, grotte, o sotto grandi alberi. — V. ro- 
sea, quasi legnosa, di serra calda, a foglie 
oblunghe. Fiori rosei o bianchi, a centro 
rosso, in estate e in autunno. Semina in 
gennaio. Richicde grandi cure. 

Viola comuta, vivace. Fiori abbondanti 
violacei o color malva. Semina in giugno 
in piena terra leggera. Getti in settem- 
bre da porsi sotto invetriate d'inverno.— 
V. odorata, vivace, piccola, a foglie a cuore, 
dentate. Fiori turchini odorosi, da settem- 
bre a febbraio. Varieta a fiori doppi. In 
piena terra. Se d' autunno la copri con 
invetriate, o se la pianti in vasi in set- 
tembre e la poni in serra, avrai violette 
per tutto Pinverno. — V. tricolor, annua, 
piccola: da aprile ad ottobre fiori larghi, a 
petali tondeggianti, nnicolori o a diversi 
colori. Semina in luglio e in agosto in 
piena terra, un po' all'ombra. 

Xeranthemum annuum, annua, 60 cm., 
fiori bianchi o violacei in agosto. Semina 
in settembreo in primavera, in piena terra. 
I fiori seccati si conservano. 

Yucca filamentom, vivace, a foglie per- 
sistenti, strette e lunghe, listate di fili se- 
rici, argeutei. Dal centro delle foglie in 
estate si leva uno stelo alto circa un me- 
tro terminato da numerosi fiori bianchi, a 
campana, in grappoli. Varieta: Y.flaccida 
e Y. atricta. Si riproducono per divisioue 
dei cespugli, o pei polloni che producono 
in abbondanza d' estate. — Y. gloriosa e 
Y, pendula, arbusti a foglie piu larghe e 
piu lunghi; danno fiori solo in capo ad 
alcuni anni. L'anno dopo la fiori tin a pro- 
ducono numerosi polloni che, posti in vasi 
sotto campane, servono alia riproduzione. 

Zinnia el eg (ins, annua, 80 cm., fiori di 
ogni colore, somiglianti a piccole dalie. 
Bellissima. Semina in febbraio, trapianta 
due volte. Semina in piena terra in aprile, 
e trapianta. 

1501. Le felci sono bellissime piante che 
si coltivano in terra di brughiera, e che 
hanno bisogno d'essere copiosamente inaf- 
fiate. Una felce che manca d'acqua, e una 
felce perduta. Le felci che si coltivano in 
piena terra possono servire ad ornare le 
rocce, le grotte e tutti i luoghi freschi e 
ombrosi. Ecco i nomi d'alcune fra le piu 
belle. Quelle segnate con un • conservano 



le loro foglie durante Pinverno: le altrele 
perdono; ma se ne ricoprono in primave- 
ra : Adiantum pedatum, Asplenium nigrum, 
Athyriumfelixfoemina, * Jilechmum spicans, 
Lastrea cristata, Lomaria alpina, Osmunda 
regalis, * Polynodium vulgare, Pteris eretica, 
Scolopendra officinale, Woodward ia angw 
St i folia. 

1502. Molte felci non si possono colti- 
vare che in serra temperata o in serra 
calda. Ecco i nomi di alcune fra le piu 
belle. Quelle segnate con un * richiedono 
la serra calda : Achrostichum alcicorne, 

* Adiantum tenerum, * Ahophila australis, 
Asplenium bellangeri, * Blechmum brasi- 
licn$e, * Qynmoyramma argentea e * 0. aw 
rea, Lomaria gibba, Polypodium irregulare, 

• Pteri$ argyrea, * Pt. tricolor e Pu cretica 
albolineata, 

1503. Un ottimo mezzo per moltipli- 
care le felci e il seguente : Levate a una 
delle foglie della pianta un pezzo lungo 
circa sette centimetri; dalla foglia rima- 
nente staccate le penne da una sola parte, 
e, piegato il picciuolo, sotterratene profon- 
damente le estremita e coprite con una 
campana di vetro, o con una larga ciotola, 
per impedire alia foglia di annerire. Qual- 
che giorno appresso vedretc delle piccole 
foglie crescere dalle penue lasciate alia 
foglia scanalata. 

1504. Crediamo opportuno far seguire 
un elenco alfabetico di talune fra le piante 
ornamentali piu comuni, col nome latino 
accanto al nome volgare. 

Acanto. Achanthus. 

Aconito. Aconitum. 

Amaranto a cresta. Celosia cristata. 

Antemidc a fiori bianchi. Chrysanthemum 
frutescens. 

Atrepice rossa. Atriplex purpurea. 

Balsam in a. Impatiens bahamina. 

Basilico. Ocimum basilicum. 

Bella di giorno. Convolvulus tricolor, 

Bella di notte. Mirabilis Jalapa. 

Belle donne e Begli uomini. Amaryllis, 

Betunia. Petunia. 

Bianco spino. Mepsilus oxyacantha, 

Bocca di leone. Antirrhinum majus, 

Botton d' argento. Ranunculus aconiti- 
folius e Achillea ptannica, 

Botton d' oro. Ranunculus repens, 

Buglossa. Anchu8a italica, 

Canestro d'oro. Alyssum saxatile. 

Capelvenere. Nigella damascena. 

Cappuccino. Troposolutn, 

Capri fog] io. Lonicera caprifolium. 



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156 



GINNASTICA. 



Cicloiriiho. Cyclamen, 

Corona iraperiale. Fritillaria imperialis. 

Cresta di gallo. Erythrina crista gaUi. 

Croce di Gerusaleinme. Lychnis chalce- 
donica, ' 

Edera. ffedera helix. 

Edera d' estate. Delairea odorata. 

Elba epatica. Anemone hepatica. 

Fico d' India. Cactus opuntia. 

Ficoide. Mesembryanthemum. 

Fior di passione. Passiflora ccerulea. 

Fiorrancio dclla regina. Calendula anc~ 
monceflora. 

Fora-neve. Galanthus nivalis, 

Frassiuella. Dictamus fraxinella. 

Garofano e garofanino.C%etrantAua, Dian- 
thus. 

Gelsomino bianco. Jasminum officinale. 

Gelsomino di Spagna. Jasminum gran- 
diflorum. 

Gelsominodi Virginia. Bignoniaradicans. 

Geranio. Pelargonium. 

Giacinto. Hyndnthus. 

Giacinto dei Peru. Scilla peruviana. ; 

Giglio. Lilium, 

Giglio di San Bruno. Phalangium lilia- 
itrum. 

Giglio di San Giacomo. Amaryllis for- 
mosisnimo. 

Gioncbiglia. Narcissus jonquilla. 

Grugno di vitello. Antirrhinum majus. 

Immortali. Gomphrena, Helichrysum, Xe- 
ranthemum. 

Ketmia, rosa di China. Hibiscus rosa 
sinensis. 

Lilla di terra. Mitscari monstruosum. 

Li 11a. Syringa vulgaris. 

Mnghetto. Convnllaria maialis. 

Non ti scordar di me. Myonotis palustris. 

Orecchia d'orso. Primula auricula. 

Palma nana. Chamonrops humilis. 

Persicaria del Levante. Polygonum orien- 
lale. 

Pervinca. Vinca. 

Regina Margherita. Aster sinensis. 

Rosa del cielo. Agrostemma coeli rosa. 
» del Giappone. Camellia japonica. 
» d' India. Tagetes erecta. 
» tremula. AHhcea rosea. 

Semprevivi. Vedi Immortali. 

Sensitiva. Mimosa pudica. 

Seringa. Philndelphus coronarius. 

Spica della Vergine. Omithogalum py- 
'am'ulale. 

Tuberosa. Polyanthes tuberosa. "' * 

Tubcrosa turchina. Agapanthu* umbel- 
atus. 



Valeriana greca. Polembnium co?.rulum. 
Verga d* oro. Solidago canadensis. 
Volubile. Convolvulus purpureus. 
Zafferano. Crocus vernus. 



Ginnastica. 

1505. Se avete dei bambini, ch'essi 
abbiano una vesto larga, igienica, e pos- 
sano sbizzarrirsi a lor posta. Se abitato 
la campagna, soprattutto, lasciateli cor- 
rere, saltare, arrampicarsi su per gli al- 
beri. Per gli strappi fatti nei calzoncini, 
s' infiltreranno la salute e la robustezza. 
E quando saranno cresciuti, a quest! eser- 
cizi naturali succeda ana ben intesa e 
varia e ordinata ginnastica. Insegnate ai 
vostri figliuoli 1' arte di nuotare, di ca- 
valcare, di tirar di scherma, di giuocare 
alia palla, e i cosl detti esercizi ginna- 
stici agli attrezzi. Anche le giovinette 
facciano alquanta ginnastica. Essa sara 
il miglior mezzo per combattere l'anemia 
e la clorosi invadenti. Solo, sia la loro 
ginnastica limitata entro giusti termini: 
che se ne vogliono fare delle spose e delle 
madri sane e robnste, non delle virago. 

1506. E voi pure, adnlti, fate della gin- 
nastica: sopra tutti i sedentari, gli ane- 
mici, i nervosi, i letterati, gli scienziati, 
i pensatori. Imitate Mozart che, dopo aver 
finita alcuna delle sue splendide composi- 
zioni musical!, si dava a far capriuole 
per casa. Abbiate nella vostra stanza tre 
o quattro manubri di ferro, di peso gra- 
duate; un cuore appeso alia parete, ed un 
fioretto. Ed ogni mattina, appena levati, 
esercitatevi. Ve ne troverete bene d' estate 
come d' inverno. 

1507. La ginnastica o somascetica, Par- 
te che insegna gli esercizi del corpo, rap- 
presentaunodegli insegnamenti piu impor- 
tant della igiene. Essa insegna a regolare 
i movimenti del corpo, sia per sviluppare 
il volume, la solid ita delle membra, e per 
aumentare la somma delle foize fisic.he, 
come per rigenerare gli organismi, dalla 
nascita, o per vizi acquisiti, deboli. 

1508. A questo scopo bisogna che. gli 
esercizi siano variati : e che la loro di- 
stribuzione sia regolarmente fatta ai rau- 
scoli delle membra e del tronco. Non si 
deve mai esercitare esclusivamente un sol 
membro, un solo organo. e condannar gli 
altri al riposo: ne risulterebb? che, men- 
tre il primo acquistando forza e vigore 



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GINNASTICA. 



151 



aumenterebbe di volume, gli altri reste- 
rcbbero deboli e magri. 

1509. 1 salutari effetti della ginnastica 
Don si litnitano all' uomo fisico: essi si 
estendono al morale, per P educazione de- 
gli orgaui dei seusi. Nulla piu vero del- 
Tan tico aforisma. che e il motto classico 
delle societa giunasticbe moderne: Men* 
guna in corpore gano. Per mezzo della gin- 
nastica si ha inoltre la coscienza di queilo 
di cui si e capaci, e si evitano gli estremi 
ugnalmente pericolosi della timidezza e 
della temerita. Essa da alia societa degli 
nomini sani di mente e di corpo, vigorosi, 
destri, superiors al timore come al peri- 
colo, e sempre disposti a esporsi per soo- 
correie i loro simili quando la loro vita 
si a in pericolo. 

1510. 1 governi dovrebbero curare, assai 
piu di queilo che fanno, 1' insegnamento 
ginnastico, e proteggere, incoraggire, so- 
stenere le societa ginnastiche che sorgono 
ad ogni momento, e troppo spesso si sciol- 
gono e muoiono per mancanza o di mae- 
stri, o di scolari, o di mezzi. 

1511. Nella pratica della ginnastica, deb- 
bonsi osservare alcuni precetti igienici: 
le ore migliori sono quelle del mattino, 
e in generale quelle che precedono i pasti. 
Gli esercizi giuuastici eccitano Pappetito. 
Praticati dopo il pasto potrebbero turbare 
la digestione. 11 suolo deve essere sparso 
di sabbia o copcrto d'un tavolato. D'estate 
gli esercizi si faranno all' aria aperta, al- 
P onibra; d' inverno, al riparo dalle in- 
tern perie. 

1512. Non si deve passare senza transi- 
zioni da un esercizio violento al riposo 
assoluto: e viceversa. Si evitino le bevande 
puramente acquose o sudorifere. Le acidule 
o leggermente alcooliche sono le migliori. 
Durante gli esercizi si preferiranno le ec- 
citanti. Anche gli alimenti si debbono 
proporzionare, per quel che riguarda la 
quantita e il potere digestivo, alia quan- 
tity dell' esercizio. 

1513. Le vesti debbono essere comode 
e leggiere. Una cintura larga ed elastica 
per sostener l'addome, una cinta auti- 
erniaria e un sospensorio per gli nomini 
sono indicatissimi. 

1514. Marce. — La marcia e il piu sem- 
plice e il piu naturale degli esercizi gin- 
nastici. Essa mette in moto i muscoli delle 
gambe e una parte di quelli del tronco e 
lelle braccia. Sur un suolo inclinato esige 
una azione muscolare piu considerevole. 



La marcia favorisce quasi tutte le fnnzinni 
della nostra economia: provoca Pappetito, 
agevola la digestione, attiva la circola- 
zione, aumenta la traspirazione. Pero le 
marce forzate sono pericolose. soprattutto 
quando non se n'abbia Pabitudine. 

1515. La passeggiata non e che una 
lenta marcia. Eccita dolcemente il sisteraa 
muscolare, e durante questa eccitazione 
il cervello riposa, e le funzioni che ap- 
partengono al dominio del sentimento sono 
considerevolmente rilassate. 

1516. C(trsa. — La corsa. gia tanto in 
onore presso gli antichi, sviluppa le mem- 
bra inferiori. scuote i visceri, ne agevola 
le funzioni. Ha una influenza speciale sulle 
funzioni dei polmoni, ed e per questo che 
esige nn esercizio graduato. Si deve co- 
minciare dal correre mode rata mente, ac- 
crescendo a mano a mano la velocita, e i al- 
lentandola poi pure per gradi. I faneiulli 
e i giovanetti d'ambo i sessi dovrebbero 
soprattutto darsi a questo sal u tare eser- 
cizio, il quale, continuato, pud liberare, 
oltreche da altri malanni. dal senso d'op- 
pressione che provano alia milza quelli 
che non vi si esercitano. 

1517. Salto. — Avuto rignardo al vigore 
ed alia elasticity che questo esercizio fa 
acquistare ai muscoli delle gambe. e per 
la sua utilita pratica nella vita, il salto 
deve tenersi in gran conto. Vi sono diverse 
specie di salti : il salto semplice, senza 
slancio, a pie giunti: il salto con slancio, 
con o senza trappolino, in altezza e in 
lunghezza; il salto coli'aiuto d'una per- 
tica: il salto in profondita: il salto sur 
un piede solo; il salto colle gambe legate; 
il salto continuato; il salto agli attrezzi: 
cavallo, cavallina, ec. 

1518. II salto deve farsi sempre sur un 
terreno sabbioso o elastico o niolle, per 
evitare ogni scossa violenta. Non bisogua 
mai cader sui talloni, perche potrebbe 
derivarne una pericolosa commozione ce- 
rebral e, ma sulle punte dei piedi, e su 
entrambe, e piegando le ginocchia. Arri- 
vando a terra prima con un piede e poi 
coll'altro, potrebbe venirne una distorsione 
od una frattura. 

1519. Lotta. — La lotta, in che consi- 
steva essenzialmente una volta Parte gin- 
nastica, esige Pimpiego d'una forza mu- 
scolare generale. ft un esercizio nel quale 
due avversari s'allacciano reciprocamente 
il corpo colle braccia, cercando ciascuno 
di rovesciar supino P altro. 



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158 



GINNASTICA. 



1520. Nuoto. — Al bnon tempo antico, 
il nuoto era parte integrate della educa- 
zione dei giovani, e gli si dava, merita- 
mente del resto, tale importanza, chc era 
cowunissimo ua assioma molto umiliante 
per qnelli ai quali si applicava : « Non 
sa ne leggere, ne nuotare. » ft un esercizio 
utile in mi lie cireostanze, salutare sempre. 
(Yedi Bagni.) 

1521. Damn. — La danza e nn mezzo 
effioace di dar grazia e leggerezza ai mo- 
vimenti del corpo. Insegnata a dovere, 
essa pu6 correggere molti vizi del modo 
di camminare. ft iufine, praticata igienica- 
mente, un esercizio molto salutare. (Yedi 
Bulh..) 

1522. Equitazione. — L' equitazione e 
un' arte utile quanto piacevole. Conviene 
soprattutto a coloro cui la posizione so- 
ciale o 1' eta costringono ad una vita se- 
dentaria, ed esercita una speciale influenza 
sulla nutrizione. I cavallerizzi maugiano 
molto, assimilano con facilita, digeriscono 
benissinio, sono disposti a in grass are. Gli 
inconvenienti che taluno afferma possano 
derivarne agli organi della generazione 
ed alPaddome, possono evi tarsi facilmente 
con sospensori e con cinture al ventre. 

1523. La posizione delPuorao a cavallo 
deve essere tale, che il peso del suo corpo 
sia ugualmente ripartito sulla sella, si che 
non ci sia ne incomodo, ne fa tic a, tanto pel 
cavaliere, che pel cavallo. Per questo chi 
cavalca deve stare ben diritto, col petto 
innanzi, la testa e le spalle indietro, le gi- 
nocchia serrate, le punte dei piedi in fuori. 

1524. Carrozza, navigazione, altalena, ec. 
— In tutti questi esercizi nei quali i ma- 
scoli riposano, e quindi non sfruttano a 
loro vantaggio i succhi nutrienti come ne- 
gli esercizi attivi, Pattivita vitale si ma- 
nifesta nel parenchima dei visceri e so- 
prattutto nel tessuto cellulare dove a poco 
a poco s'accumnla il grasso. Sono ottimi 
pei nervosi, pei convalescenti, ai quali 
giova pure il velocipede, esercizio molto 
piu igienico per gli adulti che pei giovani, 
e che qnelli che soffrono o hanno disposi- 
zione alle affezioni al cuore o ai polmoni, 
o che soffrono di vertigini e di nausee, 
dovrebbero assolutamente evitare. 

1525. Scherma. — La scherma e un utilis- 
simo esercizio pel quale si rompe il corpo a 
diverse attitudini per rendergli facili i mo- 
vimenti delle articolazioni, e dare a' suoi 
movimenti morbidita e prontezza. Le gam- 
be, il torso, le braccia, le mani, sono in 



un movimento continuo, sempre favorevole 
alio sviluppo delle ossa e dei tendini. Una 
lezione d'nn'ora ogni giorno e un eccel- 
lente esercizio, che iufluisce inoltre favo- 
revolmente sulPudito e sulla vista. Devesi 
imparare a maneggiar la spada colla mano 
sinistra come colla destra. 

1526. Duello. — Avremrao voluto lirai- 
tarci a parlar della scherma come utile 
esercizio ginnastico ; ma questo libro sa- 
rebbe incompleto se non vi fosse discorso 
del duello, di questo avanzo di barbarie 
che le leggi, per quanto severe, non hanno 
ancora potuto mettere al bando della so- 
cieta, e che d'altra parte in troppi casi 
e Punico mezzo di salvaguardare in faccia 
agli uomini il proprio onore offeso o quello 
dei propri cari. Tanto, che vi ha una leg- 
ge, in palese e fatale contraddizione con 
se stessa, la quale punisce i militari sia 
che essi ricusino, sia che essi accettino 
un duello. 

1527. Corsa una offesa, vuole I'uso che 
T offeso e Poffensore si scambino il loro bi- 
glietto di visita. Ciascuno di essi sceglie 
due testimoni. Nei casi piu gravi se ne 
prendono tre. Ai propri testimoni Poffen- 
sore e P offeso affidano completamente la 
tutela del proprio onore. Per cid la scelta 
deve essere prudente e assennata. 

1528. 1 testimoni dell' offeso, dopo aver 
presa cognizione della offesa, recansi dal- 
Poffensore, il quale nomina i suoi testi- 
moni. Tutti i testimoni allora si riuni- 
scono e discutono. Se ai loro occhi non 
ci ha via di riconciliazione, si fa la scelta 
delle armi, e dell'ora e del luogo del com- 
battimento. Se Parma scelta el a pis to! a, 
si stabilisce la distanza alia quale si por- 
ranno gli avversari, e il numero dei passi 
che potranno fare Puno verso Paltro; se 
e la sciabola o la spada, si stabilisce se 
il duello debba essere a oltranza, o al 
primo sangue, con o senza esclusione di 
colpi. Della discussione si redige e si firma 
dai testimoni processo verbale. 

1529. II dovere dei padrini e quello di 
cercare ogni mezzo di riconciliare gli av- 
versari. Lo sfidato che non voglia accor- 
dare P onore d'un duello, offre una partita 
d' armi, dopo la quale gli avversari si la- 
sciano senza stringersi lamano.Seil duello 
e alia pistola, P offeso ha il diritto di spa- 
rare pel primo. 

1530. fe nn mancare alle piu elemen- 
tari regole della convenienza farsi aspet- 
tare sul terreno. D'ordinario si mena sul 



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giuochi. 



159 



terrene da ambo le parti un chirurgo. Gli 
avversari debbono essere silenziosi. Dopo 
avere seel to il luogo, e misurate le distan- 
ze. i secondi consegnano le armi ai loro 
primi, e li collocano di fronte. Al segnale 
d' uno dci padrini, scelto di comune accordo 
fra i padrini stessi, comincia il duello. 

1531. Se il duello e alia pistola, scam- 
biati in vano i due primi col pi, i testimoni 
fauno un tentativo di riconciliazione. Se 
gli avversari chiedono di continuare il 
combattinientrt, essi non vi si possono op- 
porre. Se il duello e alia spada o alia 
sciabola, i testimoni misurano le armi, poi 
le consegnano agli avversari i quali con 
esse debbono salutarsi e salutare i padrini. 
U al to dal padrino che presiede al duello 
deve essere religiosamente obbedito. 

1532. Pud accadere che una pa rata secca 
di quiuta di sarin i uno dei combattenti. Se 
T avversario dimentichi il suo dovere, il 
padrino deve infrapporsi. Vi sono altri 
casi nei quali l'intervento dei padrini du- 
rante il combattimento e necessario. 

1533. Se l'offeso e nell' impossibility di 
batters i, e si presenta per fame le veci 
un amico, 1' offensore non puo rifiutarsi 
di battersi seco. Sarebbe invece assurdo, 
che un uomo insultato fosse obbligato a 
battersi coll 1 araico dell 1 offensore, che po- 
trebbe essere uno spadaccino di mestiere. 
Anche del duello accaduto i padrini redi- 
gono processo verbale, c consegnano una 
copia firmata al loro primo. 

1534. Esercizi ginnastici. — Fra gli eser- 
cizi delle membra superiori, sono da ci- 
tare i seguenti: 

a) Attitudini delle braccia. — Tese in 
modo da form are una linea retta orizzon- 
tale o verticale. Incrociate sul petto o 
sulla schiena. Armate d'un bastone tenuto 
per le estremita e al quale si da diverse 
posizioni, innanzi, in alto, dietro al corpo. 
Armate ciascuna d' un peso, come per 
esempio due sfere metalliche unite da una 
spranga cilindrica corta e che possa te- 
nersi colla mano, e dando loro diverse 
attitudiui. 

b\ Esercizi delle braccia che aostengono 
il peso del corpo. — Si fan no al trapeso : 
un bastono tenuto in alto da due corde 
legate alle sue estremita. Prendere il ba- 
stone fra le mani e levare il corpo a forza 
di pugno piegando i gomiti. Stabilirsi sul 
trapeso appoggiandosi sul ventre, e di- 
scendere avanti e indietro. Lo stesso: se- 
dersi o disceuderne. Si fanno pure sulle 



campanelle, le quali son fissate a due corde 
appose, sulle sbarre parallele orizzontali 
e inclinate, sulla sbarra orizzontale flssa, 
o sur una scala orizzontale. 

c) Esercizi delle braccia che tollevano 
il peso del corpo. — Si eseguiscono con 
corde verticali a nodi o senza nodi, so- 
spese per un' estremita, e libere o fissate 
all* estremita inferiore. La mano di ciascun 
braccio afferra success! vamente la corda 
piu in alto, in modo da prod u ire 1'ascen- 
siooe del corpo. Si eseguiscono pure per 
mezzo di scale di diverse dimensioni nella 
loro posizione naturale o verticale. 

1535. Fra gli esercizi relativi alle mem- 
bra inferiori sono da notarsi: le posizioni 
diverse dei piedi ; le marce diverse ; le 
evolazioni collettive regolafce da un ritmo 
musicale; i salti sul posto; le corse sui 
piani orizzontali e ioclinati ; i salti ver- 
ticali, in altezza o in profondita, e oriz- 
zontali con o senza pertica alia mano; le 
marce sni travi. 



Giuochi. 

Giuochi di carte. 

1536. I giuochi delle carte apparten- 
gono alia trista categoria dei giuochi di 
azzardo, quantunque in molti di essi il 
calcolo aiuti a correggere i pericolosi e 
pazzi decreti della cieca fortuna. Non no 
parleremmo quindi che per condannarli, 
se insieme a quelli funesti per la societa, 
spesso e troppo spesso cagioue di sven- 
ture e talora anche di delitti, altri non 
ve ne fossero che, praticati onestamente 
e senza la brutta avidita del guadagno, 
formano il principale e piu gradito passa- 
tempo delle nostre familiari conversazioni. 

1537. L' origine delle carte da giuoco 
e antichissima. Affermano taluni storici 
fossero invents te dai Lidii durante la fame 
che li tormentava sotto il re Ati. Certo 
e soltanto, che in Europa furono introdotte 
dai Saraceni quando irruppero in Spasrna 
al principio del secolo VIII ed in Sicilia 
nel secolo seguente,e non inventate. come 
pretendono diversi scrittori. in Francia, 
durante la pazzia di Carlo VI, dal minia- 
tore Gringonneur. E certo e pure che sem- 
pre furono perseguitate da editti, il piu 
antico dei quali che si conosca porta la 
data del 1332. 

1538. Noi diciamo carte da giuoco un 
mazzo di quaranta piccoli pezzetti rettan- 



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160 



GIUOCHI. 



golaii di cartoncino, lnnghi d* ordinario 
87 mm. e laighi 56 mm., ben lisciati, co- 
peiti 8ur nua faccia con carta lavorata a 
colon, e suiraltra con carta stampata e 
dipinta a vari disegni, figure, segni e co- 
lori che servono a divorsi giuocbi. 

1539. Cn mazzo di carte italiane porta 
raffigurati coppe, baatoni, spade e danari 
in diverso numero, secondo 1' ordine pro- 
gress ivo dall'uno al sette inclusive. Inol- 
tre ogni serie ha il suo fnnte, il suo ca- 
v«il» e il suo re. La carta numero uno di 
Ogni neme dicesi a**n. 

1540. Un mazzo di carte francesi, l'uso 
delle quali e pure molto diffuso fra noi, 
const* di 52 carte, divise in quattro serie 
di 10 carte ciascuua, che portano raffigu- 
rati cuori e quadri in rosso, jiori e pia:he 
in nero, secondo 1' ordine progressivo dal- 
l'uno al dieci. Inoltie ogni serie ha il suo 
re, la sua donna e il SUO /ante. 

1541. Col nome italiano tarocchi suolsi 
cmnunemente indicareun mazzo di 78 carte, 
Innghe ciascuna 106 mm. e larghe 71 mm., 
fatte come le precedeuti, ma con diverse 
figure, e di esse 22 sono dette piu special- 
mente tarocchi, d'onde il nome al mazzo 
intero. II mazzo dei tarocchi risulta quindi 
di quattro serie di 10 carte ciascuna, che 
rap|iiesentano npade, baatoni \coppe,danari f 
dal numero uno al dieci. Di piu ogni serie 
ha un re, una dama, un cavaliere o cavallo 
6 un /ante. 

1542. 1 22 tarocchi recano diverse alle- 
goiie, e portano progressivameute i nu- 
meri compresi fra lo zero ed il 21. Lo zero, 
che non ha valore, ma fa crescere quello 
delta carta cui va unito, e detto il matto; 
l'asso 6 il giocolifro [bagat), il 2 e il padre 
1' imperatore ; il 3 e la tnadre 1' impe- 
ratrire ; il 4 e la gncerdotessa papessa; 
il 5 il gran eacerdote papa ; il 6 gli amanti 
il matrimonio, in cui am ore unisce Vonore 
e la verith; il 7 e Otiride, il trionfatore 
sul carro che da il nome alia carta ; il 9 
e il filoeofo o Yeremita. 

1543. *L'8, I'll, il 12 e il 14 rappre- 
sentano le quattro virtu cardinali: gimti- 
zia, forza, prudenza (o 1' impiccato) e tent' 
peranza, II 10 e la ruota della fortuna ; 
il 13 la morte; il 15 Ti/one il gran diavoJo, 
fratello d'Osiride e di Iside, con le ali da 
pipistrello; il 16 e la torre,ocaga di Dio, 
O castello di Pluto; il 17 i pianeti, Sirio 
o la Canicola o le stelle, ed hide che al 
suo levarsi versa lagrime, allegoria essen- 
zialmente egiziana sulla rigenerazione della 



natura. II numero 18 e la Luna; il 19 e 
il Sole; il 20 e il giudizio finale, o meglio 
la creazione O Y anqelo ; il 21 il tempo a 
torto detto da taluui il mondo. 

1544. Dal giuoco dei tarocchi, cho una 
volta si faceva in due e che oggi si fa in 
tre o quattro, molto usato soprattutto nel- 
1' Italia settentrionale, e che consiste nel 
prendere aH'avversario piu trionfi o figure 
che sia possibile, andando a 100 punti, 
come a picehetto, differisce di poco il cosl 
detto tarocchino bolognene, inventato a Bo- 
logna da Francesco Antelminelli Ca&tra- 
cani Fibbia circa il 1400, che al posto 
dell' impiccato ha il tradltore, ed invece 
dell' imperatore e dell' imperatrice, del papa 
e della pnpesta, ha quattro mori, 

1545. II mazzo da minchiate, col quale 
si giuocava anche a »ei tocchi ed al palio f 
e di 97 carte: 56 coi quattro semi o co- 
lori, bastoni, denari, spade e coppe, dette 
cartac.ee, un matto e 40 tarocchi. Quasi tutti 
i giuochi di carte coi tarocchi si fan no a 
due teste, perche il giuocatore senza capo* 
volgerle possa vedere quali **gni abbiano 
le figure rappresentate. Le carte a due 
teste furono inventate in Inghilterra. 

1546. I giuochi delle carte diedero oil- 
gine ad un ramo speciale nelT industria 
del fabbricante di oggetti di mobilio: al- 
1' industria Cioe delle cannette da giuochi, 

delle quali se ne fanno di carta pesta o 
di legno comune, verniciate, semplici, ed 
anche altre elegantissime, nelle quali la 
finezza della materia gareggia col brio e 
colla maestria della lavoratnra con intarsi 
in avorio, madreperla, e con doraturo. In 
esse coi mazzi trovan posto le marche, pic- 
cole lastrine multicolori, di legno, d' osso, 
di metallo, di varia forma, che servono 
ai giuocatori per segnare i punti, qnando 
non si vuol usare il modo ordinario di no- 
tarli con lapis, con gesso, o colle carte 

Stesse di ncarto O di rifinto. 

1547. Picehetto. — II picehetto si giuoca 
con un mazzo di 32 carte: composto cioe 
dell'asso, del re, della dama, del fante, 
del 10, del 9, dell' 8 e del 7 d'ogni co- 
lore. Tntte le carte valgono i punti che 
vi son segnati: l'asso per6 vale 11, e le 
tre figure valgono 10 ciascuna. II pic- 
ehetto 6i giuoca in due. La sorte decide 
chi dei due debba mescolare e dar le carte 
pel primo. Chi leva a sorte dal mazzo 
co per to la carta piu bassa, mescola, fa 
alzare il mazzo all' avversario, sovrap- 
pone in senso inverso i due mazzetti nei 



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GIUOCHI DI CARTE. 



161 



qual'i il mazzo fa diviso, e distribuisce le 
carte fra lui e 1' avversario, a due a due, 
o a tre a tie, sino a che ciascuno ne abbia 
avute 12. Le otto rimanenti restano sul 
tavolino. 

1548. Nel giuoco del picchetto si hanno 
tre casi : quello del repieco, quello del pic- 
chetto, e quello del cappotto. II repieco ha 
luogo quando, senza che ravversario possa 
contar nulla, si fanno sino a 30 punti. 
In tal caso in luogo di dir 30, si dice 90, 
e di piu,secondo i punti che ci sono da 
contare piu dei 30. II picchetto ha luogo 
quando, avendo contato un certo numero 
di punti senza che ravversario ne abbia 
fatto alcuno, si raggiungono giuocando 
i 30 punti si conta allora 60, e si continua 
a contare i punti che si fanno di piu. II 
cappotto ha luogo quando uno dei giuo- 
catori fa tutte le alzate ; per questo conta 
40 punti, mentre quello che guadagna sol- 
tan to le carte, conta 10 punti per le carte. 

1549. Bisogna notare che per far pic- 
chetto, vale a dire per contar 60 in luogo 
di 30, bisogna essere il primo a giuocare ; 
perche se non siete il primo, e il primo 
getta una carta che segna, esso segnera uno, 
e voi quando avrete contato nel vostro 
giuoco 29, se levate la carta gettata, non 
conterete 30 a meno che quello che giuoca 
il primo non getti una carta che non conti, 
come un 9, un 8, un 7* nel qual caso, 
dopo aver levata questa mano, potete con- 
tinuar a giuocare sino a 30 e contar 60. 

1550. Fissato il numero dei punti, rag- 
giunti i quali si e vinto, i giuocatori de- 
vono ordinare le carte a seconda dei semi. 
Se uno non ha figure, ma solo carte bian- 
che, dopo che 1' altro ha scartato, scopre 
il suo giuoco, e le carte bianche valgono 
10 punti che si contano prima del punto 
stesso. Fatto questo, il primo giuocatore 
fa lo scarto, getta via cioe le carte che 
non gli convengono, ma che non possouo 
essere piu di cinque, e ne preude altret- 
tante nel mazzetto delle otto, avendo il 
diritto di vedere quelle che lascia. Altret- 
tanto fa T altro, colle carte che riman- 
gouo, e colle stesse avvertenze. II primo 
ha pure il diritto di vedere quelle che il 
secondo lascia, accusando il seme col quale 
comincera il giuoco, e ch' egli e obbligato 
di giuocare. Lo scarto deve essere dichia- 
rato e fatto. prima di prender le corrispon- 
denti carte nel mazzetto. 

1551. Scopo dello scarto e di guadagnar 
le carte e di avere il punto, cid che lo 

Ubro per tutti. 



obbliga a portare il seme delle carte delle 
quali ha un numero maggiore, o ne ha al- 
meno di maggior valore.Scartando si cerca 
ancora di far 14: cioe quattro assi, quat- 
tro re, quattro dame, quattro fanti; op- 
pure un gilct interzato,x&\e a dire tre assi, 
tre re, tre dame o tre fanti. 11 punto e 
un numero di carte dello stesso seme, delle 
quali si sommano i punti per accusarle. 
Accusato il punto si domanda air avver- 
sario se vale: se egli ha un punto supe- 
riore, lo accusa alia sua volta: altrettauto 
se P ha ugnale. Comunque, chi ha il punto 
superiore conta tanti punti quante carte 
ha ; se le carte sono uguali, quello che ha 
il punto piu grosso, le conta ; se il puuto 
e uguale, non le conta nessuno. Altrettanto 
si dica se entrambi i giuocatori hanno le 
stesse terze, quarte, quinte, ec, a me no che 
uno di essi, con una quinta, una quarta 
o una terza superior*, non renda buone le 
terze, le quarte o le quinte inferiori che 
potrebbero essere uguali a quelle del suo 
avversario. 

1552. Sei specie di terze vi sono : la 
terza maggiore, composta d' un asso, d' un 
re, d'una dama; la terza di re, composta 
d' un re, d' una dama, d' un fante ; la terza 
di dama, composta d'una dama, d'un fante 
e d'un 10; la terza di fante, composta d'un 
fante, d'un 10 e d'un 9; la terza di 10, 
composta d'un 10, d'un 9 e d'un 8; la 
terza bassn, composta d' un 9, d' un 8 e 
d'un 7, s'intende, dello stesso seme. Yi 
sono cinque specie di quarte : la quarta 
maggiore, composta d' un asso, d' un re, 
d'una dama e d'un fante; la quarta di re, 
composta d'un re, d'una dama, d'un fante 
e d'un 10, e via di seguito sino alia quarta 
ba89a. Altrettanto dicasi delle quattro 
specie di quinte, delle tre specie di seate, 
delle due specie di aettime. Yi ha natural- 
mente una sola ottava, composta delle otto 
carte dello stesso colore. Una terza, o gilet 
interzato, vale tre punti; una quarta, o 
gilet inquartato, ne val quattro; una 
quinta 15, una sesta 16, una settima 17, 
un' ottava 18. Chi ha la terza, o la quarta, 
o la quinta, ec. piu alte, annulla tutte le 
inferiori. Cosi una terza maggiore annulla 
una terza di re cui avesse 1' avversario, ec. 
Inoltre, la piu piccola quarta annulla la 
terza maggiore, e via di seguito. 

1553. Dopo che ogni giuocatore ha fatto 
lo scarto, dee ordinare le sue carte per 
vedere quel che pud contare, comiuciaudo 
dall' accusare il punto dafyj dalle carte 



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162 



GtUOCHt. 



dello stesso seme ehe ha in maggior nu- 
mero. L' avversario dira se valga o no. 
Dopo, dovra vedere se ha delle terze, delle 
quarte, ec, per contare altrettanti punti, 
purche non ne vengano difficolta dall'av- 
yersario, scoprendo sempre le carte delle 
quali accusa i pnnti. In seguito vedra se 
abhia dei 14. Se non ne abbia, yedra di 
contar tre assi, tre re, tre dame, tre fanti 
o tre 10, i pin alti annullando gli inferiori. 
Poi comincia il giuoco. 

1554. Chi giuoca il primo pu6 giaocare 
a piacere, come chi ha il giuoco in mano; 
ma il secondo deye rispondere collo stesso 
colore, quando ne abbia. Chi ha il giuoco 
in mano, conta un punto per ogni carta 
che da, purche siano o l'asso, o il re, o 
la dama, o il fante. Altrimenti non conta 
nulla. Le superiori prendono le inferiori. 
Chi fa piu carte, conta 10 punti. Finito 
nn colpo, si mescolano le carte e si ri- 
comincfa, se nessuno ha fatto 100 punti 
al primo colpo. 

1555. &art£. — Si giuoca in due, con 
32 carte come al picchetto. D'ordinario si 
giuoca ai cinque punti. Si estrae a sorte 
chi debba aver la mano ; chi ha la carta 
superiore da le carte. U ordine delle carte 
circa il loro valore e il seguente: re, dama, 
fante, asso, 10, 9, 8 e 7. Mescolate e fatte 
alzare le carte, quell o cui tocca ne da cin- 
que air ayversario e cinque a se stesso, 
prima tre e poi doe, o viceversa, scopre 
rundicesima, e pone le carte rimanenti alia 
sua destra. Chi scopre un re, guadagna e 
nota un punto; chi ha nel proprio giuoco 
il re del seme della carta scoperta, gua- 
dagna pure e segna un punto. 

1556: Bisogna accusare il re prima di 
giuocare, dicendo: € Ho il re. > Si pud an- 
nunciare dopo aver giuocato, a condizione 
pero che esso sia stato giuocato per pri- 
mo, e che non sia stato coper to dalla carta 
dell'ayyersario: altrimenti si perde il pun- 
to. Questo pel primo che giuoca. L'avver- 
sario poi deye sempre accusare il re prima 
di giuocarlo, ma, nel suo interesse. solo 
quando il primo ha giuocato la sua carta. 
11 seme della carta scoperta si dice atout : 
esso guadagna su tutti gli altri. Chi ha 
ricevute le carte, giuoca per primo. 

1557. Se il primo che deve giuocare 
non e contento delle sue carte, propone 
lo scarto, dicendo: « Propongo; » oppure: 
« Se vuoi ? » Se 1* avversario accetta, do- 
manda: <Quante?» E intende: carte; e 
tte all' avversario quante carte esso scarta, 



togliendole dal mazzetto posto in dispar- 
te, e prendendone pure per se; ma, ne per 
l'uno, ne per l'altro, piu di cinque. Una 
volta chieste le carte, non si possono ri- 
fiutare. Si pu6 scartare una seconda, una 
terza volta, sino a che ci son carte, pur- 
che T avversario acconsenta. Quando dopo 
il primo scarto V avversario rifiuta un se- 
condo scarto proposto dal primo, perde 
due punti, se non fa almeno tre date. 
Quando il primo che giuoca, giuoca senza 
aver proposto, perde due punti se non fa 
almeno tre date. Non si possono fare piti 
di due punti per volta, a meno che non 
s' abbia il re. Far due punti senza il re, 
o tre col re, si dice far la volata. 

1558. Baccarat.— % un giuoco d'azzardo 
che si giuoca fra un banchiere e un certo 
numero di giuocatori. Si adoperano due 
mazzi completi di carte che hanno il loro 
valore usuale: le figure cioe valgono 10, 
e le altre carte valgono i punti che se- 
gnano. Ogni giuocatore comincia col met- 
tere davanti a se la posta che vuol arri- 
schiare, e il banchiere dopo aver coperto 
ogni posta con una somma uguale, distri- 
buisce due carte a ciascuno, cominciando 
da destra, ad una ad una, a se compreso. 

1559. Chi ha 9 o 19, 8 o 18, sommando 
i punti delle sue due carte, le scopre; gli 
altri, e il banchiere stesso, fanno altret- 
tanto. Poi il banchiere raccoglie le poste 
di quelli che hanno un punto inferiore al 
suo, perde le controposte fatte ai giuoca- 
tori che hanno un punto superiore, e fa 
patta con quelli che V hanno uguale. 

1560. Se nessuno ha il 9 o 19, o V 8 
o 18, il banchiere offre una terza carta 
a chi la desidera, ed una ne prende per 
se, se lo crede opportuno. Questa terza 
carta si da sempre scoperta. Chi con que- 
sta terza carta oltrepassa i 29 punti, perde 
di pieno diritto. Quando nessuno domanda 
piu carte, i giuocatori che non hanno per- 
duto scoprono le loro carte, e il banchiere 
vince con quelli che hanno un punto in- 
feriore al suo, perde con quelli che 1' hanno 
superiore. 

1561. Latuquenet. — Si giuoca con pa- 
recchi mazzi di carte. II numero dei giuo- 
catori e illimitato. La sorte decide chi 
abbia a tener per primo il banco. II ban- 
chiere scelto mescola le carte, fa alzare 
al giuocatore che sta alia sua sinistra, e 
annnncia la somma che vuol giuocare. 11 
primo giuocatore alia sua destra ha la 
parola; pud giuocar da solo, tenendo in* 



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GlUOCffi DI CARTE. 



163 



tera la posta, giuocarne una parte, o ri- 
fiutare e passare. In questi ultimi due casi, 
il secondo giuocatore ha la parola a sua 
Tolta; e cosl via di seguito. Se dai diversi 
giuocatori non e tenuta tutta la posta, il 
primo giuocatore ba ancora la parola. 

1562. Fatto il giuoco, cioe tenuta la 
posta da un solo o da piu giuocatori, il 
banchiere scopre una carta del mazzo, la 
prima, che e la sua, e cbe pone alia sua 
sinistra, poi una seconda, che e queiladei 
giuocatori, e che pone a destra; ne scopre 
poi una terza, una quarta, ec. che pone 
fra le due prime, sino a che ne scopre 
una uguale alia prima, o alia seconda 
scoperte. Nel primo caso vince, nel se- 
condo perde, e il banco passa al suo vi- 
cino di destra. Quando, dopo avere sco- 
perta la prima carta, ne scopre subito una 
uguale, guadagna, e ha il diritto di ritirar 
dal giuocatore la somma guadagnata. 

1563. Siuche il banchiere guadagna, esso 
ha il diritto di tener le carte; ma pud 
rinunciarvi e passar il banco anche dopo 
aver guadagnato il primo colpo. Solo dopo 
aver perduto e costretto a cederlo. Nel 
primo caso tutti i giuocatori hanno il di- 
ritto di fare un 1 offerta per aver il banco. 
Se il giuocatore che lo compra, perde, 
esso va di diritto a colui che sedeva a 
destra del banchiere precedente ; ma se 
costui vi rinuncia, il banco pud essere 
ancora venduto. Esso perd non pud cosl 
esser comprato piu di tre volte. Dopo va 
di diritto a chi doveva averlo quando fu 
comprato la prima volta. 

1564. Faraone. — E un altro giuoco 
d' azzardo. Si giuoca fra un banchiere o 
tagHatore e un numero illimitato di pun- 
tatori. Sul tavolo davanti al giuocatore 
sono disposte tutte le carte d f un medesirao 
seme, dall'asso al re, in ordine, cucite d'or- 
dinario sur una listerella di tela o incol- 
late sur un' assicella. II banchiere mette 
una posta, e ha fra le mani un mazzo 
intero di carte, che mescola e fa alzare 
di mano in mano a chi tocca. I puntatori 
possono arrischiare una somma qualsivo- 
glia sur una delle carte esposte, dall' asso 
al re. II banchiere sfoglia le carte, per di 
sotto al mazzo che tiene unito e coperto 
nella sinistra, ad una ad nna, scoprendole 
e ponendole in due mazzi, sempre scoper- 
te, la prima a destra, e la seconda a si- 
nistra, o viceversa. La prima gli fa vin- 
cero, la seconda gli fa perdere sul punto 
nscito la posta o le poste dei puntatori. 



1565. Si pud inoltre giuocare aUa grand* 
e alia piceola. Giuocare alia piccoia vuol 
dire arrischiare sulla probability che esca- 
no dopo, o un asso o un due o un tre, e 
prima una carta superiore. Giuocare alia 
grande, vuol dire arrischiare sulla proba- 
bility che escano dopo, o un re o una da- 
ma, o tin fante, e prima una carta infe- 
riore. In questi casi ha vinto; in caso 
contrario ha perduto. Quando la prima e 
la seconda carta sono uguali, il puntatore 
perde meta della posta. Altrettanto dicasi 
se, avendo giuocato alia grande, escano 
due re, o due dame o due fanti ; o se, avendo 
giuocato alia piccoia, escano due assi,due2 
o due 3. 11 giuoco resta quando nel primo 
caso escano due figure differenti, e nel se- 
condo due delle tre carte inferiori che non 
siano uguali. 

1566. II banchiere deve aver sempre 
pari le carte in tavola, e ordinate. Qnal- 
siasi puntatore pud vederle. Se si trovas- 
sero dispari, il banchiere d obbligato a 
restituire tutte le poste gia vinte. Se le 
avesse dispari in mano, deve proseguire 
il suo giuoco, purchd 1' ultima non la sco- 
pra, che allora dovrebbe pagar le poste 
che fossero in tavola. Lo stesso deve dirsi 
se si scoprisse che invece di quattro carte 
uguali ve ne fossero per esempio cinque. 

1567. Dicesi far paroli lasciar colla 
posta la somma uguale vinta, si che, se 
si perda, si perde solo la posta con la 
somma gia vinta; se si guadagna si vince 
il triplo della posta oltre la posta. Chi 
fa il eette a levare vince sette volte la 
posta, oltre la stessa, e perdendo perde 
la posta soltanto. Se 1' ultima carta del 
mazzo sia buona pel puntatore, questi non 
vince e non perde; se in vantaggio del 
banchiere, il puntatore perde. 

1568. II paroli e gli altri giuochi si 
possono fare su qualunque carta a piacere 
del puntatore, purchd il banchiere vi ac- 
consenta. La moneta posta in tavola sco- 
perta s'intende arrischiata per intero se 
il puntatore non ha detto nulla. Se copre 
per meta la carta della tavola sMntende 
arrischiato per meta ; se ne copre un pic- 
colo angolo, per tre quarti; se invece copre 
la carta in modo che solo un piccolo an- 
golo della moneta ne sia fuori, per un 
quarto. II banchiere non pud perdere o 
guadagnare piu della somma che tiene in 
banco. Se il puntatore mette una posta 
o fa giuoco di paroli o altro quando il ban- 
chiero non ha piu che sei carte in mano, 



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164 



GIUOCHI. 



o merio, e il banchiere non lo avvisa, il 
pun ta to re, vincendo, ha diritto alia sua 
posta; non cosl il banchiere per non averlo 
avvisato. 

1569. Sette t mezzo, — E un altro giuoco 
d'azzardo che si fa tra nn banchiere e un 
numero illimitato di giu oca tori, come il 
baccarat. Soltanto, il banchiere da una sola 
carta ad ogni giuocatore, e una ne prende 
per se. Si adopera un mazzo di 40 carte, 
dall'asso al 7, col re, la dama e il fante 
d'ogni seme. Le figure valgono un mezzo, 
ad eccezione della donna di cuori, chia- 
mata a questo giuoco la matta, che si pud 
far contare per quanto si vuole a condi- 
zione pero di farla valere sempre per punti 
interi, poiche essa non conta mezzo che 
nel solo caso in cui sia accompagnata da 
un sette; le altre carte valgono i punti 
che segnano. 

1570. Ogni giuocatore ha diritto a pren- 
dere piu di una carta, e a chiederne quante 
ne vuole, ordinatamente, una per volta, 
dopo che tutti hanno avuta una carta, 
arrischiando sulla carta la somma che 
vuole. Se fa sette e mezzo con due carte, 
cioe sette e mezzo reale, vince posta doppia 
e ha il banco; se fa sette e mezzo in tre 
o piu carte vince la posta, purche anche 
il banchiere non faccia sette e mezzo in 
due carte, nel qual caso perde, o in tre 
o piu carte, nel qual caso fa patta. Se fa 
otto o passa, perde la posta. Pud per altro 
tenersi soltanto la prima carta avuta re- 
st an do colla posta che piu gli piace, o re- 
stare colla prima carta e con quelle avute 
poi, colla posta fissata avanti chiedendo 
carta, purche non abbia piu di sette e mezzo. 

1571. Fatto il giuoco a tutti, il ban- 
chiere scopre la propria carta, e resta 
con quella o ne prende una o piu. Se il 
banchiere fa sette e mezzo in due carte, 
vince posta doppia a tutti quelli che non 
hanuo fatto otto o passa e hanno gia pa- 
gato. Solo quelli che hanuo fatto sette e 
mezzo pure in due carte non perdono e 
non vincouo. Se il banchiere fa sette e 
mezzo in tre o piu carte, vince la posta 
semplice a tutti, purche nessuno abbia 
fatto sette e mezzo in due carte. A 1 tri- 
llion ti vince a quelli che son rimasti con 
un punto eguale al suo o inferiore, e paga 
la posta a quelli che hanno un punto su- 
perior al suo d'almeno un mezzo punto. 

1572. Ventuno. — 11 ventuno si giuoca 
come il sette e mezzo, con questa sola 
avverteuza: che si adopera un mazzo di 



52 carte che -hanno ciascuna il loro va- 
lore nominale: soltanto l'asso pu6 valere 
a piacere 11 o 1. II sette e mezzo corri- 
sponde al ventuno, II sette e mezzo in due 
carte corrisponde all'asso e una ftgura. 

1573. Whist. — II whist si giuoca due 
contro due, con due giuochi completi di 
52 carte (dei quali si usa alternatamente) 
di due colori diversi a tergo per non con- 
fonder le carte. I soci diconsi partners ,e 
siedono l'uno di fronte all' altro. Quegli 
che 6 scelto dal caso come primo a dar le 
carte, mescola e fa alzare a chi gli siede 
a destra. L'alzata deve esser fatta possi- 
bilmente per la meta del mazzo. Se nel- 
P alzare si scopre una carta, devesi me- 
scolare di nuovo. Chi da le carte, le da 
ad una ad una. cominciando da sinistra, 
e scopre 1' ultima che e Vatout o briscola. 
Se si scopre qualche carta, o c' e errore, 
si rimescola, e il diritto di dar le carte 
passa al giuocatore vicino. 

1574. Distribuite le carte, comincia a 
giuocare colui che e a sinistra di chi da 
le carte. Giuoca una carta, e uu' altra ne 
giuoca ciascuno degli altri, seguendo da 
sinistra verso destra. L'asso val piu di 
tutte le altre carte, poi viene il re, poi 
la dama, il fante, il 10, il 9, ec. sino al 2. 
Vince la partita chi fa 10 punti. Dopo sei 
date, ogni nuova data conta per un punto. 
Cosl sei date diconsi: il dovere; la settima 
vince e dicesi: trick. Si fanno punti altresl 
cogli onori. Gli onori sono: l'asso, il re, 
la dama e il fante di briscola, ossia del 
seme della carta scoperta. Se si hanno tre 
di queste carte si contano due punti ; se 
si hanno tutte, si contano quattro punti. 
Gli onori non si contano piu quando uno 
ha nove punti e gli manca solo una mano 
per vincere la partita. 

1575. Se una parte ha otto punti, e uno 
dei partners ha tre onori, pud mostrarli, 
ed ha vinto. Altrettanto se egli avesse due 
onori, e il suo compagno il terzo. I punti 
si notano coi gettoni. Ogni giuocatore ne 
ha quattro. Un punto, due, tre e quattro, 
si notano con altrettanti gettoni in fila; 
cinque con due gettoni in Ala e uno sopra; 
sei con tre gettoni in Ala e uno sopra; 
sette con due gettoni in fila e uno sotto, ec. 
Yale a dire, che un gettone sopra la fila 
ne vale tre, uno sotto ne val cinque. Le 
partite si pagano con delle marche. La 
partita semplice con una marca, la dop- 
pia con due, la trip] a con tre. 

1576. Si dice partita semplice quella in 



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GIUOCHI DI CARTE. 



165 



cui gli avversari hanno alraeno cinque 
punti all'atto del perdere; doppia quella 
in cui essi hanno al piii quattro punti; 
tripla, quando hanno tre punti al piu, o 
anche nessuno. Si usa ancora di pagare 
per la partita legata o robre, delle marche 
di tcommessa o di contolazione : da due a 
quattro. Se le due partite non sono gua- 
dagnate di seguito, bisogna dedurre il nu- 
mero delle marche che il guadagno della 
terza partita ha procacciato agli avver- 
sari; sicche un robre compos to d'uua par- 
tita doppia e d'nna tripla, deve esser ri- 
dotto a sei marche, quando gli avversari 
hanno vinta la terza partita semplice. 

1577. Quando due partners fan no la vo- 
lata o chelem, guadagnano 8 o 10 marche, 
secondo che la consolazione fu fissata di 
due o di quattro marche. In tal caso, non 
s'usa contare i punti e gli onori; ma si 
lascia la partita come si trova. Si pud 
pero stabilire, che il chelem conti solo pel 
numero delle levate. Si deve rispondere 
giuocando con una carta del seme di quella 
giuocata dal primo, quando se ne abbia. 
Chi rifiuta, perde tre punti dei propri, o 
ne da tre all'avversario. Se chi rifiuta, in 
fin del taglio, avesse anche piu di 10 pun- 
ti, deve rimanersene net pozzo, cioe con 
nove; se fa chelem, non conta che il nu- 
mero delle levate. In caso di rifiuto reci- 
proco, il taglio e nullo, e chi ha dato torna 
a dar le carte. 

1578. I giuocatori debbono astenersi 
dair indicare che hanno buono o cattivo 
giuoco e che possono fare un certo nu- 
mero di date, dal lodare o biasimare il 
giuoco del suo conipagno. Altrettanto di- 
casi per chi osserva il giuoco, che perd 
ha voto consultative e decisivo in caso 
di coutestazione. 

1579. Tresette, — II tresette si giuoca 
d' ordinario in quattro, a due a due, con 
un mazzo di 40 carte, dair asso al 7 per 
ogni seme, e le tre figure. Le carte si 
seguono, pel valore, in quest' ordine, dal 
massimo al minimo : 3, 2, asso, re, dama, 
fante, 7, 6, 5, 4. Chi da le carte, ne da 
10a ciascuno, cominciando da destra, cin- 
qne per volta, dopo aver mescolato e fatto 
a I /.arc a chi gli sta a sinistra. Chi ha 1'asso, 
il 2 e il 3 d'uno stesso seme, dicesi che 
ha una napoletana, e segna tre punti. Se- 
gna tre punti anche chi ha tre 3, o tre 2, 
o tre assi, e ne segna quattro chi ha quat- 
tro 3, quattro 2, quattro assi. Devonsi ac- 
cusnrc i punti dopo che il compagno ha 



giuocato, e prima che le prime quattro 
carte giuocate siano state coperte. 

1580. Giuoca per primo chi primo ha 
avute le carte, e gli altri debbono rispon- 
dere con una carta dello stesso seme, pur- 
che P abbiano. Nelle date seguenti giuoca 
chi ha fatto la levata. Finito il colpo, 
ognuno conta i punti fatti, avvertendo che 
il 2 e il 3 contano ciascuno per una figura; 
che ci vogliono tre figure per fare un pun- 
to; che Tasso vale un punto; che chi fa 
T ultima data conta tre figure di piu. Le 
altre carte non contano. D' ordinario si va 
ai 31 punti. Nessuno dovrebbe parlare. 

1581. II tresette giuocato in due dicesi 
tresette pizzichino. Chi da le carte, ne da 
12 air avversario e 12 ne prende per se, 
a quattro a quattro, cominciando dair av- 
versario. Le rimanenti 16 carte si lasciano 
coperte in mazzo alia tavola, e ad ogni 
mano, i due giuocatori ne prendono una 
ciascuno, mostrandola alPaltro. La prende 
per primo e giuoca per primo chi ha fatto 
la mano. 

1582. II tresette si giuoca anche cogli 
onori, e dicesi tresette lucchino. Vince la 
partita semplice in questo tresette chi 
fa 21 punti, mentre 1' avversario ne fa 
almeno 11 ; Yince il marcio chi ne fa 21, 
mentre l'altro ne fa meno di 11; vince 
il marcione chi fa 21 punti, senza che l'al- 
tro ne abbia fatto o accusato alcuno; vince 
il doppione chi fa 21 punti nella prima 
data di carte, senza che V altro abbia se- 
gna to alcun punto; vince lo stramazzetto 
chi fa in una mano colle carte prese 1 1 pun- 
ti, senza che I' avversario, anche avendo 
fatto qualche presa, segni neppur un punto ; 
vince il cappotto chi fa 11 punti e tutte 
le carte; vince il cappottone chi con tutte 
le proprie carte, senza l'aiuto del compa- 
gno, fa tutte le carte. Chi fa marcio viuce 
due partite; chi fa marcione ne vince quat- 
tro e riscuote doppi gli onori: cioe stra- 
mazzetto, cappotto e cappottone. Chi fa 
doppione vince otto partite, e il quadruplo 
degli onori. Stramazzetto dentro il marcio 
conta tre partite, fuori due; cappotto den- 
tro il marcio conta quattro partite, fuori 
tre. Cappottone dentro il marcio conta 
16 partite, fuori otto. Napoletana in ta- 
vola, che e un altro onore, conta due partite 
dentro il marcio, e fuori una. E si consi- 
derano come onori anche i tre o i quat- 
tro 7 accusati, e il far 1' ultima con uno 
o con due o con tre 4. In questo tresette 
6 permesso, giuocando per primo, dir busso 



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166 



GIUOCHI. 



se si ha buon giuoco al seme della carta 
giuocata ; atriscio, se se ne hanno serapli- 
cemente delle altre; volo, se non se ne 
hanno piu. 

1583. Briscola.— Si giuoca in quattro 
o in due, con un mazzo di carte da tre- 
sette ; si danno tre carte a ciascuno, to- 
gliendole di sotto, e daadole ad una ad una; 
poi se ne scopre una che e la briscola. Le 
rimanenti carte si pongono coperte, in 
mazzo, sulla briscola. L'asso vale 11 punti, 
il tre ne val 10, il re 4, la dama 8, il fante 2, 
le altre carte nessuno. Nel giuoco, le carte 
superiori prendono le inferiori dello stesso 
seme ; le briscole prendono tutte le carte. 
Chi fa almeno 61 punti ha vinto. La bri- 
scola si giuoca pure cogli onori come il 
tresette lucchino (vedi n° 1582). Non si ri- 
sponde a seme. La briscola scoperta si giuo- 
ca nello stesso modo; se non che le carte 
dei giuocatori ed il mazzo dove si prendono 
le carte sono scoperti. 

1584. Giuocando a briscola in quattro 
s'usano degli accenni convenzionali fra i 
compagni per far sapere l'uno all'altro il 
valore delle briscole che si hanno. Si ac- 
cenna l'asso allungando le labbra; il 3, 
facendo una smorfia laterale delle labbra; 
il re, guardando in alto; la dama, alzando 
nna spalla; il fante, sporgendo la lingua. 
Per 6 tali accenni variano alquanto secondo 
i diversi paesi. A questo giuoco e lecito 
parlare, chiedere al compagno se ha una 
certa carta da giuocare, od offrire le pro- 
prie, ad eccezione della prima data, in cui 
non si pud parlare, sotto pena di perdere 
tutti i punti fatti in quella data stessa. 

1585. 11 briscolone si giuoca in due, con 
cinque carte ciascuno. Le altre carte si 
prendono, una per ciascuno, dal mazzo co- 
perto, ad ogni data. Non si scopre nessuna 
carta, quindi non si ha briscola. Le carte 
hanno lo stesso valore che nella briscola. 
Gli assi prendono i 3, i 3 i re, ec, dello 
stesso semo. I 3 e gli assi nei giuochi di 
briscola diconsi carichi. 

1586. Bazzica. — Si giuoca d'ordinario 
in due, con un mazzo di carte da tresette. 
Le migliori carte sono, in ordine decre- 
scente, 1' asso, il 2, il 3, ec. Diconsi matte 
le carte alle quali giuocando, per una con- 
venzione prestabilita, si pud dare un va- 
lore qualunque. Se ne possono fare quante 
si voglia. D' ordinario perd son matte i 
sette, e specialmente quello di quadri, e 
il re di quadri. 

1587. Chi fale carte ne da tre all'av- 



versario, e tre ne prende per se. Far baz- 
zica vuol dire contar novo punti o meno 
di nove punti con tre carte, avvertendo 
che le figure si contano come un 10, e le 
altre pei punti che segnano. Chi fa baz- 
zica lo dice. Di due bazziche e migliore 
quella che somma un minor numero di 
punti, e an nulla l'altra, che serve perd 
a questo che, se il giuocatore fall a, non 
perde nulla. Se nessuno dei due ha bazzica, 
e permesso passare tutte tre le carte, o 
scartarne una o due per averne delle altre. 
Dopo il primo scarto, si pud passare an- 
cora, ma solo col consenso di entrambi. 

1588. Ogni giuocatore pud avere, oltre 
le tre prime, e dopo gli scarti eveutuali, 
quante carte vuole, avvertendo che se fa 
piu di 31 punti, perde un punto, eccetto 
il caso che avesse bazzica. £ questo di- 
cesi fallare o sballare. Quando entrambi 
i giuocatori hanno prese le carte, si ac- 
cusant) i punti. Chi ha punto niaggiore 
segna un punto. Di due che abbiano punto 
uguale, lo segna quello che d di mano. Chi 
ha 31 segna due punti. Due carte uguali, 
ossia un gilet, contano un punto. Tre carte 
uguali, ossia un giglione, contano tre punti. 
11 giglione nelle prime tre carte conta sette 
punti, e allora non si prendono altre carte. 
Di due giglioni, fatti ciascuno in tre sole 
carte, conta quello che risulta di carte 
che segnino punti inferiori. 

1589. Quattro carte uguali si contano 
14 punti, e chi le ha non prende altre carte. 
Chi fa bazzica conta due punti. Chi fa piu 
di 31, sballa, e perde un punto di quelli 
che ha gia segnati. Al giuoco di bazzica 
tutto serve per far vincere la partita. 
Cosl se si va agli 11 punti, e uno abbia 
10 punti, e avendo la mano riceva in tre 
carte un gilet, ha vinto purchd lo mostri 
subito, anche se l'altro abbia bazzica. 

1590. Primiera. — J5 un giuoco d'azzardo 
che si fa in sette e rare volte in otto, con 
un mazzo di carte da tresette, che, senza 
fame alzare una parte, si distribuiscono 
ai giuocatori. Le figure valgono 10 cia- 
scuna, il 7 vale 21, il 6 18, l'asso 16, 
il 5 15, il 4 14, il 3 13, il 2 12. La pri- 
miera si fa con quattro carte di di verso 
seme, contandone i punti, e avverteudo 
che la primiera maggiore vince la minore, 
e che sebbene le figure valgano tutte 10, 
quattro re vincono sulle quattro dame, 
queste sui quattro fanti, ec. 

1591. A questo giuoco si danno dal ban- 
cbiere due carte a ciascuno, ed e lecito 



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G1U0CHI DI CARTE. 



167 



a ciascuno invitare al giuoco, come e le- 
cito accettare o passare. Chi accetta ha 
diritto ad altre duo carte. Se nessuno fa 
primiera, si scartano le carte, e si possono 
anche scartar tutte, poi si accusa. Se nes- 
suno ha primiera, vince il punto maggiore. 
Chi dice : « Scarto, > e obbligato, qualunqae 
sia il suo panto, a scartare. Chi accetta 
un invito, e non avesse sul tavolo una 
somraa equivalente alia posta, se perde, 
perde 1' equivalente della posta per intero. 
Chi passa non pud piu invitare ; ma pud 
accettare il giuoco d'un altro. Se alcuno 
in vita, e nessuno accetta, tutti debbo'no 
pagare una somma fissata avanti, che e 
il cosl detto vada. 

1592. Bestia. — Si giuoca in tre o in piu, 
sino a sette: d'ordinario in cinque. In 
quest* ultimo caso si adopera un mazzo di 
carte da picchetto, di 32 carte. II valore 
delle carte e diverso nei diversi paesi. 
Qualche volta il re prende la dama, la 
dama il fante, il fante P asso, 1' asso il 10 
(o il 7), questo il 9 (o il 6), ec: altrimenti 
Passo prende il 8, il 3 il re, il re il ca- 
vallo, ec, come a briscola. 

1593. Fa le carte ciascuno una volta 
per ordine, e chi da le carte fa alzare 
il mazzo a chi gli sta a sinistra, e ne di- 
stribuisce tre o cinque cominciando da 
destra, a ciascuno, prima due poi una, o 
viceversa, o altrimenti. Poi scopre P ulti- 
ma carta che e la briscola, e mette in di- 
sparte le rimanenti, coperte. Chi fa le carte 
pone sur un piattello una certa somma pre- 
stabilita, divisibile pel numero delle carte 
distribute a ciascuno: tre o cinque. 

1594. Distribuite le carte, dove dire il 
primo a destra se accetta il giuoco o se 
passa, e in qnesto e libero. Accetta quando 
ha delle briscole. Gli altri alia loro volta 
accettano o passano. Quelli che hanno ac- 
cettato, giuocano, disputandosi la posta 
di chi ha date le carte, giuocando per 
primo chi e di mano, poi chi fa la data, 
e riscuotendosi tante terze o tante quinte 
parti della posta quante date si son fatte. 
Chi non fa nessuna presa, va in beatia: 
vale a dire che pone sul piattello una 
somma uguale alia posta. e che accrescera 
la posta della seconda data di carte. La 
bestia si giuoca diversamente in diversi 
paesi. 

1595. Minchiate. — II giuoco delle min- 
chiate si fa d'ordinario in quattro, due 
contro due. con un mazzo da minchiate 
(vedi n° 1545), toccando a ciascuno 21 car- 



ta, di cui P ultima scoperta, si che se que- 
sta sara carta d'onore il giuoca tore po- 
tra segnare i punti che vale. Quello che 
fa le carte pud guardar nelle carte rima- 
nenti del mazzo se vi siano carte da onori, 
e prenderle per se. II mazzo conta i ta- 
rocchi e le cartacce. Delle cartacce vale 
soltanto il re, che conta cinque punti, ed 
e carta d'onore. La carta maggiore prende 
la minore in tutti i giuochi, fuorche in 
coppe ed in danari, nel qual caso avviene 
il contrario, purche non si tratti di carte 
figurate. I tarocchi sono 40, e col Matto 
so a 41, dei quali i maggiori hanno serapre 
la precedenza sui minori. Di questi, 35 son 
numerati; i cinque che seguono si chia- 
mano Arte e non son numerati, ma si di- 
stinguono per le figure che rappresentano, 
cioe la Stella, la Luna, il Sole, il Mondo 
e la Tromba, che in ordine crescente di 
valore sono le maggiori del giuoco. 

1596. Tre carte di quelle che contano 
(e son queste dall'l al 5 inclusivo, il 10, 
il 13, il 20, e dal 28 al 40 escluso il 29) 
quando sono consecutive formano verzi- 
gola. Fanno ancora verzigola se fossero 
quattro o cinque, tutte di conseguenza ; e 
fanno pure verzigola: MattoeTromba; 1,13 
e 28; 10, 20, 30 e Tromba; e tre re. Ogni 
verzigola conta cinque punti. La verzigola 
di quattro Mori conta soltanto tre; le 
cinque Arie contan 10 punti ciascuna. Le 
verzigole si sogliono contare tre volte, una 
prima di cominciare a giuocare, purche si 
mostrino; e due volte in fin di giuoco. 

1597. Chi alza le carte dopo che sono 
state mescolate, pud pigliar per se la carta 
che alza, se sara carta d'onore, e quante 
altre ancora venissero dietro a quella. Chi 
scarta dove ritenersi sempre gli onori. II 
Matto pud sempre giuocarsi ad arbitrio del 
giuocatore: solo nel caso che, giuocando 
uno dei giuocatori per la prima volta una 
cartaccia, e quello che viene appresso non 
avendone di quel seme, mettesse un ta- 
rocco, allora chi ha il re, ancorche avesse 
altre carte di quel seme, o il Matto, deve 
giuocare il re: Ogni giuocatore deve rispon- 
dere sempre al seme, altrimenti perde di 
sua sola tasca. Quando non si hanno semi 
uguali, si giuoca un tarocco fin che se ne 
hanno; e, dopo, un'altra carta qualunque. 
Chi rifiuta paga ad ognuno degli avversari 
un reato che e di 60 punti. 

1598. II Matto si pud rifiutare da parte 
di chi lo giuoca, ancorche avesse in mano 
altre carte di quella specie che vien giuo- 



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168 



GIUOCHI. 



cata, essendo questa una carta che si pud 
giuocare quando si vuole, c che fa tutte 
le figure, a riserva che esso non pu6 pren- 
dere. Se chi ha il Matto in mano non 
prenda mai, e si trovi in fin di giuoco 
senza carta da poter dare in sua vece, 
lo dia senza segnarne la morte: se pero 
e obbligato a dare invece del Matto una 
carta d'onore, non avendone altre, deve 
segnar la inorte di quella carta. Chi giuoca 
prima di accusare, o lascia giuocar gli al- 
tri, perde 1' accusa. Le verzigole si accu- 
sano mettendole in tavola. Le Arie con- 
tano 10, i tarocchi d'onore contan cinque, 
i re contan cinque, i Mori 2, 3,4 e o, con- 
tan o tie. 

1599. Tarocchino oolonnese. — - Si giuoca 
in quattro, due contro due, con un mazzo 
di 62 carte, 22 delle quali diconsi trionfi, 
e le altre sono le sequenze di coppc, da- 
nari, spade e bastoni, 10 per sequenza. 
Le maggiori prendono le minori: il re la 
regina, la regina il cavallo, questo il fan- 
te, ec. Solo in coppe e danari, le minori 
prendono le maggiori. I trionfi, in ordine 
di precedenza, sono Angelo, Mondo, Sole, 
Luna, Stella, Saette, Diavolo, Morte, Tra- 
ditore, Vecchio, Ruota, Forza, Giusta, Tern- 
pra, Oarro, Amore, e quattro Mori, i quali 
non hanuo alcuna precedenza, ma 1' uno 
piglia 1'altro, Bagattino e Matto. Questi 
trionfi prendono tutte le altre carte, fuor- 
che i trionfi superiori ; ma 1' ultimo, il 
Matto, non prende alcuua carta, ne pud 
esser preso esso stesso, so non nel caso 
in cui non si facesse alcuna presa, e non 
s'avesse altra carta da dare. (Vedi n° 1598.) 

1600. Fra i trionfi, quattro diconsi spe- 
cialmente tarocchi, cioe l'Angelo, il Mondo, 
il Bagattino e il Matto; i due nltimi di- 
consi anche contatori. I tarocchi contano 
cinque punti, come anche i re che per que- 
sto diconsi carte da cinque; le regiue quat- 
tro punti, i cavalli tre, i fanti due; ma, 
nel segnare, chi avesse tre tarocchi segna 
18 punti, e chi quattro, ne segna 36; tre 
re, 17; quattro re, 34; tre regine, 14; 
quattro regine, 28; tre cavalli, 13; quat- 
tro cavalli, 26; tre fanti, 12; quattro 
fanti, 24. 

1601. Chi fa le carte ne da cinque a 
ciascuno sino a darne 15; 17 ne ha per 
se, dello quali scarta le due che vuole 
purche non siano carte da cinque. Ogni 
giuocatore dove giuocar carte dello stesso 
semo di quelle giuocato prima, e non ne 
avendo, deve giuocare un trionfo, e rispon- 



dere con un trionfo ad un trionfo, quando 
pero non abbia il Matto, che in tal caso 
non e obbligato a rispondere. 

1602. Scopa. — Si giuoca d 1 ordinario 
in due, ma si pud giuocare anche in quat- 
tro, due contro due, con un mazzo di carte 
da tresette, e si va agli 11 punti. Chi fa 
le carte no da tre aH'avversario, tre ne 
prende per se, dandole di sotto, ad una 
ad una, e quattro ne pone scoperte in ta- 
vola. L' avversario allora prende ad una 
ad una le carte uguali a quelle che tiene, 
e se non ne ha di uguali, ne scopre una, 
alternando il giuoco colprimo.U re vale 10, 
la dama 9, il fante 8, le altre carte val- 
gono i punti che segnano. Con una carta 
si possono prendere due o piu carte, basta 
che la somma dei punti di esse equivalga 
al punto della carta giuocata. Chi prende 
P unica carta, o tutte le carte che sono 
sulla tavola, fa scopa e segna un punto. 

1603. Giuocate da ciascuno, ed una per 
volta, alternatamente le tre carte, chi da 
le carte, ne da ancora tre a ciascuno e 
ricomincia il giuoco. Se non v' e nessuna 
carta in tavola, quello che e di mano 
dove raettero in tavola una carta. E cosl 
di seguito finche vi sono carte nel mazzo. 
Le ultimo tre carte di ciascuno soglionsi 
scoprire prima di giuocarle, sicche ognnno 
veda il giuoco dell' avversario. 

1604. Finito il giuoco, ognuno conta le 
proprie carte. Se ne ha alineno 21 o passa, 
segna un punto. Se ne ha 20, impatta 
questo punto coll' avversario. Conta in se- 
guito le carte del seme di quadri. Se ne 
ha sei o passa, segna un altro punto ; se 
ne ha cinque, lo impatta. Se ha il 7 di 
quadri, o sette bello, segna un altro punto. 
Se ha la primiera piu alta segna infine an- 
cora un punto. La primiera consiste nel 
massimo punto che si possa. contare con 
quattro carte di seme diverso, una per 
seme, avvertendo che, come al giuoco di 
primiera, il 7 vale 21, il 6 vale 18, l'asso 
vale 16, il cinque vale 15, il quattro 14, 
il tre 13, il due 12, la figura 10. Chi fa 
tutti i punti, segna quattro punti, cioe i 
cosiddetti quattro punti di mazzo, e tanti 
punti di pib quante scope ha fatte. 

Giuoco degli scacchi. 

1605. II giuoco degli scacchi, richiede 
1'uso della scacchiera e degli scacchi, e si 
giuoca in due. La scacchiera e un tavo- 
liere quadrato, diviso in 64 caselle, otto per 



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GIUOCO DEGLI SCACCHI. 



169 



lato, alternativamente bianehe e nere. La 
scacchiera si dispone sal tavolo fra i due 
giuocatori, in modo che ciascuno abbia a 
destra la casella bianca anpolare. 

1606. Gli scacchi sono 3'2 pezzi di le- 
gno o d'osso scolpiti, 16 bianchi e 16 neri. 
Un giuocatore si serve dei bianchi, il suo 
avversario dei neri. Di questi 16 pezzi, 
otto sono uguali, e si dicono le pedine o 
le pedone, degli altri otto, sei sono ugnali 
a due a due, gli altri due diversi : e sono 
due torri, rocchi, elefanti, rocehieri ; 
due cavalli, cavalieri, centauri; due al- 
fieri, pazzi, alfidi, del jinx; il re e la 
donna o regina. 11 cavallo e P alfiere diconsi 
pezzi minori, 

1607. Gli scacchi si dispongono sulla 
scacchiera, da una parte e dall'altra, sulle 
due prime Ale: le pedine sulle otto caselle 
della seconda fila, gli altri pezzi sulle otto 
caselle della prima Ala, con quest' ordine : 
Je due torri, a ciascuna delle caselle estre- 
me, poi uno da ciascuna parte seguendo 
verso il mezzo, i due cavalli, e i due al- 
fieri. Nelle due caselle di mezzo si collo- 
cano il re e la regina, avvertendo che la 
regina segua il proprio colore, cioe che la 
regina bianca sia in una casella bianca, 
la nera in una nera. 

1608. Le pedine si muovono trasportan- 
dole avanti d'una in altra casella, sem- 
pre in linea retta: la prima volta possono 
essere portate avanti di due caselle; dopo 
non fanno che un sol passo. Avanzano 
sempre, senza mai retrocedere. Le pedine 
possono prendere qualunque pezzo che si 
trovi nella casella immediatamente vicina 
a quella che occupano, obliquamente, da- 
vanti, a destra o a sinistra, occupandone 
il posto. Quando una pedina arriva alia 
estremita della scacchiera, il giuocatore 
cui appartiene potra sostituirla con qual- 
siasi altro pezzo che P avversario giuo- 
cando gli abbia preso. 

1609. Le torri camminano in linea retta, 
in lungo e in largo, facendo quanti passi 
voglia il giuocatore. Possono prendere 
qualunque pezzo che si trovi sul loro pas- 
saggio, ponendosi nel suo posto. 1 cavalli 
saltan o di tre in tre caselle, dal nero al 
bianco, obliquamente, e viceversa. £ il 
solo pezzo che possa avanzare passando 
sugli altri. Gli alfieri avanzano obliqua- 
mente a destra e a sinistra, di quanti 
passi si voglia, seguendo perd sempre il 
loro colore. II re non pud fare che un passo 
per volta, ma in tutti i sensi. Quando 



perd lo spazio fra il re e la torre sia li- 
bero, e nd Puno ne P altro di questi due 
pezzi siano stati ancora giuocati, si pud 
portare la torre nella casella attigua a 
quella del re, e allora il re pud saltar la 
torre, facendo due passi: vale a dire, che 
dalla parte del re si porta la torre nella 
casa delPalfiere, e il re in quella del ca- 
vallo: dalla parte della regina, si porta 
il re nella casa delPalfiere, e la torre in 
quella della regina: cid che si dice : ar- 
roccare. La regina cammina in tutti i sensi, 
facendo quanti passi voglia il giuocatore. 

1610. Lo scopo del giuoco degli scacchi 
e di dar scacco matto al re avversario: 
vale a dire di porlo in tali circostanze 
che possa esser preso se rimanga nella 
casella che occupi, come in qualsiasi altra 
nella quale potesse esser messo. Quando 
un giuocatore niinaceia di scacco il re av- 
versario, vale a dire quando porta uno 
de' suoi pezzi in tale casella, che se 1' av- 
versario non vi ponga riparo, sia rimo- 
vendolo, sia coprendolo con un altro pezzo, 
quando la minaccia non venga da un ca- 
vallo, possa prenderglielo, il giuocatore 
deve dame avviso all' avversario, dicendo: 
scacco a re. Altrettanto per la regina; e 
per entrambi si dovra dare I'istesso av- 
viso, se T avversario, scoprendoli o mo- 
vendoli, ponga il proprio re o la propria 
regina in condizione d' esser presi. 

1611. II giuoco degli scacchi si fa mo- 
vendo uno per volta un pezzo. II principio 
del giuoco dicesi apertura. Una delle piu. 
comuni aperture d il cosl detto fianchetto, 
che consiste nel portare avanti di due 
posti la pedina dell' alfiere, oppure la pe- 
dina del cavallo e porre al suo posto l'al- 
fiere. Un' altra apertura d il gambitto. II 
giuoco consiste nelle seguenti raosse: pel 
bianco, pedina del re avanti di due passi; 
pedina dell* alfiere del re, due passi; ca- 
vallo del re alia terza delPalfiere; alfiere 
del re alia quarta delPalfiere della regina; 
e pel nero, pedina del re avanti di due 
passi ; la prende ; pedina del cavallo, due 
passi; pedina del cavallo del re, un passo. 

1612. Quando s'd toccato un pezzo, si 
e costretti a giuocarlo : onde il motto : 
c pezzo toccato, pezzo giuocato. > Tuttavia 
si pud far un* altra mossa, quando, dopo 
averlo toccato, non lo si abbia abbando- 
nato colle dita. Yi ha una specie di scacco, 
che dicesi scacco affogato. Esso e dato dal 
cavallo al re nemico, circondato da tutti 
i suoi pezzi, si che non possa piu muo- 



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170 



GIUOCHI. 



versi. II giuoco d patta, quando si fa etallo: 
qaando cioe chi deve muovere ha il re 
fuori di scacco, ma ia tali circostanze da 
con poterlo muovere senza porlo in po- 
sizione da esser preso. II giuoco e patta 
anche quando il re e infestato da continui 
scacchi semplici dell' avversario, senza po- 
tersene sottrarre: cid che si intende col 
nome: tavola. Dicesi ganapiede ana par- 
tita a scacchi, nella quale ognuno dei due 
giuocatori cerca di costringere 1' avversa- 
rio a dargli forzatamente scacco matto. 
Lo scacco matto poi devesi dare in ogni 
caso con non piu di 50 mosse. Altrimenti 
il giuoco e patta. 

1613. Siccome nel giuoco degli scacchi 
si presenta spesso il caso di dover fare 
dei baratti : di lasciarsi prendere un pezzo, 
cioe, per prenderne un altro all'avversario, 
e bene con os cere il valore dei singoli pez- 
zi. II cavallo e V alfiere, i due pezzi rai- 
nori, si equivalgono. Ciascuno di essi vale 
piu di tre e meno di quattro pedine. L' al- 
fiere e il cavallo insieme valgono quanto 
una torre e due pedine, ossia sette pediue. 
La torre vale cinque pedine. Le due torn 
insieme valgono quanto due alfieri e un ca- 
vallo. La regina vale due torri e una pedina. 

Giuoco della dama. 

1614. II giuoco della dama si fa in Ita- 
lia con un tavoliere di 64 caselle, meta 
bianche e meta nere, altemativamente, 
come la scacchiera, e con 24 pedine, di- 
schetti o ro telle di legno, 12 bianche e 
12 nere, le quali si dispongono dalle due 
parti del tavoliere, sulle prime tre file, sulle 
caselle nere, e quindi quattro per fila. II 
giuocatore deve avere alia propria destra 
una casella nera angolare. In Francia si 
usano tavolieri di 100 caselle, e 20 pedine 
per ogni giuocatore; ma il giuoco e lo 
stesso. 

1615. Le pedine non fanno che un passo, 
sompre avanti, obliquamente, e sempre 
sulle caselle nere. Una pedina pud essere 
presa dalP avversario, ogni volta che si 
trova in una casella contigua ad una ca- 
sella occupata da una pedina dell' avver- 
sario, e che ne ha dietro a se, sempre obli- 
quamente, una nera vuota. L' avversario 
allora la prende e pone la propria pedina 
nella casella vuota oltre quella gia occu- 
pata dalla pedina presa. Se intorno vi 
siano altre pedine nelle stesse condizioni, 
pud prenderle tutte, portando oltre tutte 



la propria pedina. In quest* unico caso 
una pedina pud anche camminare a ritroso. 

1616. Quando una pedina arriva a dama, 
vale a dire quando arriva ad occupare 
una delle caselle nere dell' ultima fila op- 
posta del tavoliere, 1' avversario deve da- 
marla, cioe porre sovr'essa una delle pe- 
dine prese air altro giuocatore. Questo 
pezzo doppio, che dicesi dama, va in tutti 
i sensi, sempre obliquamente perd, avanti 
e indietro, e fa quanti passi si voglia. La 
pedina o la dama toccate devonsi giuocare, 
ma, purche non si abbandonino colle dita, 
il giuocatore pud collocarle dove gli piac- 
cia meglio, anche togliendole da una ca- 
sella sulla quale le avesse prima messe. 

1617. Quando un giuocatore che avrebbe 
dovuto prendere una pedina all'avversario, 
non T ha fatto, questi gli soffia o biffa il 
pezzo: vale a dire che glielo porta via, 
poi fa la mossache vuole: onde l'assioma: 
< softiare non e giuocare. » Quando ad un 
giuocatore torna il con to, pad costringere, 
avvisandolo, 1' avversario a prendergli il 
pezzo. £ il conto torna quando, per un 
pezzo perduto, se ne possono prendere 
due o tre, e magari andare a dama. Nou 
si pud soffiare che prima d'aver toccato 
la pedina che si vuol giuocare. Quando 
uno dei due giuocatori ha due possibility 
di presa, e con una di quests pud pren- 
dere un nnmero di pedine maggiore di 
qaello che pud coir altra, e obbligato di 
far la presa piu vantaggiosa, altrimenti 
T avversario gli pud soffiare il pezzo. 

1618. La partita d vinta quando un giuo- 
catore ha presi tutti i pezzi air avversa- 
rio, o gli ha messi in tali condizioni che 
non possano muoversi senza esser presi. 
Dicesi gli oochiali un caso del giuoco nel 
quale un giuocatore riesce a costringere 
1' avversario a porre due do* suoi pezzi 
obliquamente separati da una sola casella, 
che egli occupa con un suo pezzo : si che, 
essendo vuote le caselle oltre i pezzi del- 
1' avversario sulla stessa linea obi i qua, sift 
ch'esso ne muova l'uno o 1* altro, ne pren- 
de r a sempre quello che rimanga. La par- 
tita d patta, quando uno dei giuocatori ri- 
petendo sempre la stessa mossa non pud 
essere vinto dell' altro. 

Giuoco del domino. 

1619. II giuoco del domino si fa con 28 
prismetti rettangolari, lunghi e bassi,d'or- 
dinario lunghi ciascuno quattro centimetri 



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GIUOCO DEL LOTTO. 



171 



e larghi due. Questi prismetti o domino 
sono d'ebano da una parte, d'avorio o 
d'osso su quella opposta; oppure sono di 
legno inverniciato di nero sur una faccia, 
di bianco gull' altra. Sulla faccia bianca 
sono divisi trasversalniente in due parti, 
sulle quali, per ciascun pezzo, sono segnate 
le combinazioni di questi punti: 1, 2, 3, 4, 5 
e 6, calcolando anche i casi in cui ambo le 
parti sian senza punti o bianche, o una 
soltanto di esse. Si hanno cosl: il tutto 
bianco doppio bianco; il bianco e 1, bianco 
« 2, bianco e 8, bianco e 4, bianco e 5, e bianco 
e 6; il tutto 1 o doppio 1, Yl e 2, Yl e 3, ec. 

1620. H domino si giuoca d'ordinario 
in due. A quosto scopo si rovesciano sul 
tavolo posto fra i giuoca tori tutti i pezzi, 
capovolti, in modo che non se ne veggauo 
i punti; si mescolano mantenendoli seni- 
pre capovolti, e ciascuno dei giuocatori ne 
prende, in alcuni paesi sei, in altri sette, 
die si pone nel palmo della mano, o da- 
vanti, sul tavolo, dritti sur una delle facce 
piu lunghe e piu strette, in modo sempre 
che l'avversario non ne vegga i punti. I 
rimanenti 16 o 14 domino si pongono in 
disparte, sempre capovolti. 

1621. Cio posto, si tira a sorte chi debba 
giuocare il primo : cio che costituisce un 
vantaggio. D' ordinario giuoca per primo 
quello che ha il doppio 6: e lo pone sulla 
tavola, coi punti scoperti. L' avversario 
deve giuocare un domino che abbia segnato 
il 6, e porlo accanto al doppio 6, trasver- 
salniente, pel mezzo di quello. II primo 
giuocatore dovra allora giuocare un do- 
mino che abbia il punto 6, o quell' altro 
punto che col 6 recava il domino giuocato 
dal secondo, e cosl via di seguito. Quando 
si giuoca, si dicono i punti che risultano 
da ogni parte alle due estremita del giuo- 
co: come per esempio nel caso che il se- 
condo giuocatore avesse giuocato un 6 e 5, 
dira : 6 e 5 ; se il primo dopo giuochi un 5 e 2, 
dira 6 e 2 ; se Y altro giuochi allora un 2 e 6, 
potra attaccarlo sia dalla parte del 6, sia 
da quella del 2, si che ad entrambe le estre- 
mita sia un 2 o un 6: cio che si esprime di- 
cendo: tutto 2, o tutto 6. 

1622. Quando uno dei giuocatori non 
abbia alcun pezzo che rechi il punto da to 
dall'estremo di ciascuno dei due pezzi 
posti alia estremita del giuoco, e costretto 
a cercaro a caso, fra i pezzi posti in di- 
sparte in principio del giuoco, un pezzo 
che porti segnato quel punto, e all'occor- 
renza a prenderli tutti sino agli ultimi due 



che non si toccano. Quello dei due giuoca- 
tori che riesce per primo a collocare tutti 
i suoi pezzi, fa domino e vince. 

1623. Qualche volta ciascuno dei due 
giuocatori prende 7 o 12 pezzi, e giuoca 
con essi senza cercarne altri. In tal caso, 
quando uno dei due giuocatori non ha il 
pezzo necessario per continuare il giuoco, 
lo continua P altro sin che pud, o sino a 
che non collochi un pezzo al quale 1' av- 
versario potsa attaccarne un altro. Nel 
caso che ne l'uno ne 1' altro possano con- 
tinuare il giuoco, quando cioe il giuoco 
e chiuso, ognuno di essi conta i punti che 
gli rimangono, e vince quello che ne ha 
meno. D'ordinario si fissa prima un certo 
numero di punti: 60 ad esempio. £ quegli 
che coi punti che gli rimangono in mano, 
in una o piu partite, sommandoli, fa 60, 
ha perduto. II doppio bianco non ha va- 
lore quando e insieme ad altri. Ma quando 
un giuocatore rimane col solo doppio bian- 
co, conta 10 punti. II domino si giuoca 
anche in quattro con sette pezzi ciascuno. 

1624. Siccome e nell' interesse del giuo- 
catore di far in modo che il giuoco pre- 
senti alle sue estremita un punto che 
T avversario non abbia, e bene giuocar 
sempre dei domino, pei quali tale possibi- 
lity, sia maggiore. A prevenirla poi, qualche 
giuocatore, uel caso in cui si sia conve- 
nuto di poter cercare fra lo scarto, cerca 
senz' altro quando tocca a lui di giuocare, 
anche se ha il domino necessario per con- 
tinuare il giuoco, e ne cerca tanti o tutti 
per aumentare la probability di far bel 
giuoco e metter 1' altro nell' imbarazzo, 
ponendo sempre, agli estremi, punti che 
esso non abbia. 

Giuoco del lotto. 

1625. II giuoco del lotto, abolito in 
Isvezia, nel Belgio, nella Svizzera, in Prus- 
sia, in Inghilterra, e < provvisoriamente ^ 
mantenuto in Italia. Cosl diceva il primo 
articolo della legge emanata nel 1855 sul 
lotto, del quale il governo italiano ha il 
monopolio. V istituzione del lotto e una 
tassa poco profittevole perche rende ap- 
pena da un terzo a un quarto dell'incasso 
lordo. Essa e poi un vergognoso incentivo 
al vizio, alia infingardaggine, alia super- 
stizione, al delitto: una tristissima spe- 
culazione sulla ignoranza dei poveri. 

1626. Come e noto a tutti, il lotto con- 
siste nella estraziooe a sorte di cinque 



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GIUOCHt. 



numeri fra la serie naturale dei nnmeri 
dall' 1 al 90, e nella proniessa d* un vi- 
stoso premio a chi ha giuocato uno o piu 
di quei numeri. Le combinazioni ammesse 
dal regio lotto, oltre all' eatratto, o numero 
solo, sono tre: Yambo, il terno e la qua~ 
derna, ossia le combinazioni di due, di tre 
o di quattro numeri. 

1627. Quanto alle probability di vincita 
da parte dei giuocatori, eccole. £ nella elo- 
quenza delle cifre chi scrive confida perche 
chi le abbia apprese non giuochi pi a al 
lotto. II giuocatore giuocando un ambo, ha 
uua sola probability di vincere, per 399 
che ha di perdere; col terno, ha una pro- 
bability favorevole per 11 787 sfavorevoli; 
con la quaderna, ne ha una favorevole per 
511 036 sfavorevoli. 

Giuoco delta tombola. 

1628. Pel giuoco della tombola e ne- 
cessario avere il cartellone, le cartelle, i 
numeri, e i gettoni. II cartellone e un fo- 
glio di cartone sul quale in 9 file, di 10 nu- 
meri ciascuna, sono stampati i numeri 
dall'l al 90. Le cartelle sono cartoncini 
rettangolari sui quali, su tre file di cinque 
numeri ciascuna, sono stampati 15 numeri 
qualsiansi scelti a caso nella serie natu- 
rale dalP 1 al 90. I numeri sono dei cu- 
betti o piccoli cilindri o mezze sfere di 
legno, che recano ciascuno uno dei numeri 
dall' 1 al 90. 

1629. II giuoco della tombola, come si 
fa d' ordinario nelle famiglie, consiste in 
questo: si flssa un prezzo ad ogni car- 
tella, e ciascuno dei giuocatori ne acqui- 
6ta quante vuole. II totale delle somme 
pagate dai giuocatori si divide in diversi 
premi per le diverse combinazioni possi- 
bili, che sono: Yeatratto, Yambo, il terno, 
la quaderna, la cinquina e la tombola. Poi 
uno dei giuocatori che ha davanti a se 
il cartellone, e il sacchetto dove sono i 
numeri, gli estrae ad uno ad uno a sorte, 
ponendoli a mano a mano sui numeri corri- 
spondenti del cartellone. I giuocatori esa- 
minano, ad ogni numero estratto e gridato 
ad alta voce, le proprie cartelle, e segnano 
via via con gettoni o con altro quelli che 
si trova ad avere. 

1630. II giuocatore che segna per primo 
il terzo numero della seconda fila d'una 
cartella, vince il premio prestabilito per 
T estratto ; quello che segna per primo 
due numeri sur una stessa fila in una car- 



tella, vince V ambo ; quello che ne segna 
tre, vince il terno; quello che ne segna 
quattro, vince la quaderna; quello che 
segna per primo tutti e cinque i numeri 
d'una fila, vince la cinquina: quello che 
segna per primo tutti e 15 i numeri d'una 
cartella, vince la tombola. Qualche volta 
si fissa un premio anche per la cartella 
che nel momento in cui e vinta la tombola 
non ha segnato alcun numero, e che vien 
detta per cio la cartella vergine. 

1631. Si dice aegnare alV ingleae, met- 
tero un gettone sulla prima casella re- 
cante un numero su ciascuna fila d' una 
cartella quando esce un numero di quella 
fila, e far progredire poi verso destra il 
gettone sulla seconda, sulla terza, sulla 
quarta casella, a mano a mano che ne 
escano i diversi nnmeri. In tal modo con 
tre soli gettoni si possono segnare tutti 
e 15 i numeri d'ogni cartella. 

Giuoco delVoca. 

1632. Per giuocare all'oca, occorrono: 
un cartoncino dipinto che si trova da 
tutti i venditori di stampe e che si chiama 
il giardino o giuoco delVoca, e duo dadi 
che si tengono in un bossolo. II giardino 
reca 63 caselle disposte a spirale. Scelto 
a sorte quegli che deve giuocare il primo, 
son gettati da esso i dadi. Ogni giuocatore 
ha un gettone speciale, d'un dato colore, 
o che reca un dato numero, e lo pone sulla 
casella che porta il numero corrispondente 
a quello dei punti fatti coi dadi. II primo 
che arriva a condurre il proprio gettone, 
facendolo progredire ogni volta di tante 
caselle quanti sono i punti fatti col dado, 
nella casella 63, vince le poste. 

1633. Vi sono per altro delle combi- 
nazioni per le quali non riesce cosl facile 
il vincere. Ogni cinque ed ogni quattro 
caselle alternatamento si trova la figura 
d* un' oca, ed ogni volta che un giuoca- 
tore vi arriva, porta innanzi il proprio 
gettone di altrettante caselle quanti sono 
i punti fatti V ultima volta coi dadi. Chi 
fa 9 con 5 e 4, va alia casella 53; chi fa 9 
con 6 o 3 va alia casella 26. Se vicini a 
vincere si fa un numero di punti maggiore 
di quello che e necessario per arrivare alia 
casella 63, bisogna retrocedere di altret- 
tante caselle quanti sono i punti in piu. 

1634. Chi arriva al 6 paga un gettone 
o una somma qualunque prestabilita, e va 
al 12; chi arriva al 19, paga un gettone 



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GIUOCO DEL BILIARDO. 



173 



e vi rimane sino a che gli altri giuoca- 
tori abbiaoo giuocato ciascuno due volte. 
Chi arriva al 31, paga ua gettone e vi 
rimane sino a che un altro giuocatore ne 
prenda il posto e lo mandi al proprio. 
Chi arriva al 42 retrocede al 30 pagando, 
s'intende, sempre un gettone. Chi arriva 
al 52, paga un gettone e vi rimane sino 
a che non e levato da un altro giuocatore 
e va a prendere il posto lasciato da esso. 
Chi arriva al 58, paga un gettone, e rico- 
mincia. Perd vi sono parecchi e diversi 
giuochi dell' oca, le cui regole speciali tro- 
vansi del resto stampate sul foglio stesso 
che serve pel giuoco. 

Giuoco del biliardo. 

1635. II giuoco del biliardo si fa con 
piccole/>aWe d'avorio messe in movimento 
dalla spinta ricevuta da bastoni apposi- 
tamente costrutti, detti stecche, sopra un 
tavolo quadrilungo, perfettamente orizzon- 
tale ed a livello, coperto da pannolano 
ben cimato e ben teso, e fiancheggiato da 
sponde imbottite. Ai quattro angoli, e nel 
mezzo delle sponde piu lunghe, vi sono 
delle buche, sei in tutto, per ricevere le 
palle. 

1636. II tavolo essendo lungo dai due 
metri e mezzo ai tre metri, richiede un 
movimento continuo per parte dei giuo- 
catori onde trasportarsi da una parte al- 
T altra di esso, secondo 1' occorrenza, e 
quindi una ginnastica che, fatta in favo- 
revoli condizioni, e molto igienica. Di piu, 
questo giuoco, essendo fondato sulla ela- 
sticita delle palle d' avorio urtate dal- 
T estremita delle stecche, o fra loro, o 
scorrenti sur un piano perfettamente li- 
vellato, e sugli angoli descritti dalle palle 
urtate dalle altre palle o dalle sponde, 
serve inoltre all'esercizio della mente. 

1637. I buoni biliardi hanno le gambe 
di legno di noce vecchio, che abbia al- 
meno 10 anni di taglio, di un solo pezzo, 
lavorato al tornio. La costruzione del ta- 
volato e quella che richiede piu cure, per- 
che esso deve presentare una superficie 
uguale e liscia il piu perfettamente pos- 
sible. II tavolato si fa di tante piccole 
formelle di legno duro, sano e forte, unite 
fra loro ad incavature e linguette. Una 
traversa deve trovarsi al disopra di ogni 
gamba. I tavolati d' ardesia riescono poco 
elastici. 

1638. La copertura del tavolato si fa 



prima con tela di cotone, fatta apposi- 
tamente d'un sol pezzo, poi con panno 
ben cimato e di color verde oscuro, fis- 
sati con chiodi a testa rasata. La forma 
esterna del profilo delle sponde o matto- 
nelle e arbitraria, ma la piu sera pi ice e 
la migliore. La faccia interna deve essere 
sempre inclinata all' indentro. Le migliori 
mattonelle sono quelle a tamburo, fatte 
cioe come un tubo a tre pareti piane in 
legno e mancante della quarta che e for- 
mats da una pelle, detta a guttaperca, 
robustissima e ben tesa. Si fanno perd 
buone mattonelle an che a molle elastiche 
con cautciu o senza cautciu, e di solo 
cautciu. Le mattonelle imbottite di lana 
o di crino sono pochissimo elastiche. 

1639. In Francia s'usano biliardi senza 
buche; ma in Italia si fanno quasi tutti 
colle buche. Volendo poi, si hanno dei 
tappi che vi si possono adattare, si che 
le sponde risultino integre. Le buche han- 
no un' apertura quale basta perche vi ca- 
dano le palle : nella parte esterna corri- 
spondente e un' altra apertura chiusa da 
una semisfera cava di metallo, imbottita, 
detta ma8cherone t mobile sur un perno, in 
modo che qnando la palla vi cade si apre 
da se, e si richiude pure automaticamente 
appena la palla ne vien tolta. 

1640. Le stecche che s* usano per spin- 
gore le palle sono bastoni rotondi che vanno 
a mano a mano assottigliandosi da una 
estremita all' altra, da una base di circa 
3 cm. di diametro a un' altra di 15 mm., 
perfettamente diritti, di diversi pezzi di 
legno uniti obliquamente, con un dischetto 
di cuoio tagliato obliquamente o curvo, 
incollato sulla estremita superiorc e piu 
sottile con col I a bianca di pesce. Al cuoio, 
in Francia, si sostituisce ora un dischetto 
d' avorio coperto da un girello curvo d'una 
composizione nella quale pare entri della 
lana. 

1641. Le stecche si fanno di tre di- 
mension!. Le stecche comuni, langhe da 
m. 1,40 ai m. 1,50; i quarti, lunghi m. 2,20, 
e i lunghi, che misurano m. 2,60. Queste 
due ultimo sorte di stecche sono usate dal 
giuocatore quando, essendo fisso il sito 
d' onde si deve giuocare, e la palla trovan- 
dosi distante da esso, non pud far uso della 
stecca comune. Nella base della stecca, cioe 
alia parte piu grossa, che e quella impu- 
gnata dal giuocatore, per mantener Tequi- 
librio e render piu facile il colpo, si suol 
nietter del piombo, da 18 a 38 grammi. 



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174 



GltJOCttt. 



1642. Per togliere i) lucido al girello di 
cuoio delle stecche, s'usa da noi il bianco 
di Spagna, a pezzi, compatto e lucido, che 
lascia duratura traccia di se fregandolo a 
piu riprese sul cuoio. II gesso francese, in 
piccoli cubi foderati a meta di carta, meno 
compatto e piu polverulento, s'attacca, ma 
si sperde anche piu facilmente, e si pre- 
ferisce solo pel carambolaggio. 

1643. 1 diametri delle palle da biliardo 
variano dai 20 ai 70 mm. Sono esse d'avorio 
lavorato al tornio, alcune colorate diver- 
samente facendole bollire in apposite tiu- 
ture. Le fabbriche di Dieppe dan no palle 
niigliori delle nostre. Le migliori di tutte 
si lavorano in Cina. Appena finito il giuoco, 
si debbono fregar bene con pelle o pan- 
nolano finissimo, e riporre al sicuro dal- 
]' aria e dalla polvere. 

1644. Diconsi ometti o birilli certi ba- 
stoncini, alti da quattro a sei centimetri, 
a base circolare, piana, di cinque a dieci 
millimetri di diametro, di forma cilindro- 
conica, lavorati al tornio in di versa guisa, 
d'avorio, d'osso o di legno, capaci di star 
ritti sulla base pin grossa. Vengono cssi 
collocati talora nel mezzo, talora agli an- 
goli del biliardo, su certi segni fatti ap- 
positamente nel panno, secondo i diversi 
giuochi. 

1645. Si hanno diversi modi di notare 
i punti fatti dai giuocatori. II piii comune 
consiste in una tabella o marca a pallot- 
tole forate e scorrevoli su bacchette di 
ferro. S'usano pure dei regoli di legno, 
piatti, lunghi 60 cm. circa, che da un 
capo terminano in un anello pure di legno 
che pud servire per fermare le palle scor- 
renti, e dall'altro in una impugnatura, e 
che hanno da quattro a sei file di buchi 
numerati, nei quali si introducono delle 
caviglie di legno. 

1646. Le stecche s'usan riporre in pic- 
cole cassette apposite, chiuse a chiave, 
dove stanno al riparo dell'umidita e non 
si contorcono per esser male appoggiate. 
Prima di riporle debbonsi fregare con 
un pannolano, come prima di adoperarle. 
S'usan pnre dei porta-stecche di diverso 
modello: quelli a telaio sono i migliori. 

1647. Per dare colla stecca il colpo alia 
pal la, si impugna per la parte piu grossa 
la stecca colla destra, si appoggia la si- 
nistra, aperta, sul tavolato, davanti alia 
palla, e si fa strisciare la stecca fra il pol- 
]ice e 1' indice. I colpi che si possono dare 
cosl, sono diversi. II cosl detto colpo alia 



lunga si ottiene colpendo la palla al diso- 
pra del centro, sicche essa, dopo aver ur- 
tato quella avversaria, seguiti la sua corsa 
con maggiore o minor velocita, secondo 
l'impulso ricevuto. E il piu comune. 

1648. Vejfetto retrogrado si ottiene col- 
pendo la palla al di sotto del centro, si 
che essa dopo aver urtato contro 1' av- 
versaria, ritorna indietro con maggiore o 
minore velocita, secondo la forza e l'abi- 
lita del giuocatore. Veffetto a destra o a 
sinistra si ha quando si colpisce la palla 
a diritta od a sinistra in modo da pro- 
durre in essa un moviraento di rotazione 
in to mo al suo asse verticale. La palla al- 
lora, dopo aver urtato contro una delle 
mattonelle del biliardo, o contro la palla 
avversaria, invece di fare l'angolo di ri- 
flessione uguale all'angolo di incidenza, 
lo fa assai maggiore od assai minore, se- 
condo la parte dalla quale fu colpita. Con 
questo colpo si pud far percorrere alia 
palla una traiettoria curvilinea, di curva- 
tura anche abbastanza sentita. 

1649. II colpo di taglio si ottiene da 
esperti giuocatori colpendo la palla in alto, 
tenendo la stecca vertical mente o quasi. 
Con questo colpo la palla tocca appena 
la sua avversaria, e poi ritorna indietro 
per tutta la lunghezza del biliardo con 
grande velocita. Con questo colpo e quello 
d'effetto un provetto giuocatore pud ot- 
tenere risultati sorpreudenti, per esempio 
quello di far retrocedere la palia senza 
toccare P avversaria, ne alcuna sponda, e 
con essa descrivere quasi un circolo. 

1650. Sul biliardo si fanno moltissime 
specie di giuochi. Notiamo fra i principali: 
a) Posta alia buca, delle due palle, con 
o senza birilli; b) Posta al doppietto; c) Po- 
ftta romana, ossia treniuno reale; d) Posta 
piemontese ossia posta a carambolo; e) Po- 
sta a bazzica; f) Posta al sessantuno f detta 
omnibus; g) Carambola italiana ; h) Coram* 
bola russa; i) Carambola francese; k) Ca* 
rambola russa cot birilli detta Carolina; 
I) Partita ai birilli casino ; m) Partita 
al giardinetto; n) Partita a palla bianca $ 
o) Partita senza passare la linea di mezzo, 

1651. Posta alia buca. — La posta alia 
buca si giuoca con due palle grosse, da 
due o piu giuocatori, e l'abilita sta nel 
fare audare in una buca la palla dell' av- 
versario. Si da ad ogni giuocatore un nu- 
mero d' ordine, e il primo da Vacchito. D'or- 
dinario si stabilisce chi debba dar l'acchito 
in questo modo ; ogni giuocatore tira la 



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GtUOCO DEL fclLIARDO. 



17 



palla contro la sponda opposta, pel lungo: 
i) giaocatore la cui palla si avvicina di 
piu alia sponda dalla quale ha avuto la 
spinta, decide chi debba dare l'acchito. 

1652. Dar Y acchito yuol dire tirare pel 
primo; collocare cioe, spingendola colla 
stecca, la propria palla a bersaglio di qoella 
deU'avversario in un panto qualunque del 
biliardo: aTTertendo che chi da l'acchito 
deve tenersi col corpo entro le due linee 
che si aTrebbero prolungando i due lati piu 
lunghi del biliardo; deve battere la palla 
con un colpo solo, e farle passare la linea 
tr as vers ale mediana del biliardo, sia poi 
che la palla resti di la, o retrocedendo la 
oltrepassi. Chi, dando l'acchito, va in buca, 
o esce dal biliardo, perde un pun to; e tocca 
allora all'altro giuocatore dare l'acchito. 

1653. II secondo giuocatore pud mettersi 
colla propria palla dove voglia, purche non 
sia in quella meta del biliardo dove s' e 
me8so d' acchito il primo, e purche ri- 
manga entro le due linee con le quali si 
imaginano prolungati i lati piu lunghi del 
biliardo. Se non colpisce la palla avver- 
saria, perde nn punto. Se, toccatala, va in 
buca colla sua, perde due punti. Se va in 
buca colla propria o balza fuor del biliardo 
senza toccare la palla avversaria, perde 
tre punti che si no tan o a profitto dell' av- 
versario. Se manda la palla deU'avversario 
in buca, guadagna due punti. Battendo, in 
ogni caso, si dovra sempre toccare almeno 
con un piede il suolo. Chi per errore giuo- 
chi con la palla deU'avversario, perdera un 
punto, e continuera con essa il giuoco. 

1654. Ponta delle due palle col pallino 
casino. — Si giuoca ai 16 o ai 24 punti. II 
pallino d una palla piu piccola delle altre 
due. Chi da l'acchito spin ge colla stecca 
oltre la mediana trasversale la propria 
palla e il pallino ; se quella o questo ca- 
dono in una buca, perde un punto: se ca- 
dono entrambi, perde due punti. La palla 
e il pallino si collocano davanti alia buca, 
e il secondo giuocatore tira la propria 
palla contro quella dell' avversario. Se 
butta il pallino fuor del biliardo, perde un 
punto e torna a tirare ; se butta la palla, 
perde un pnnto e l'acchito. 

1655. Chi colla stecca colpisce la palla 
deU'avversario o il pallino, perde un punto 
e il colpo. Chi manda la palla avversaria 
in buca, vince due punti; chi con la pro- 
pria o con la palla dell' avversario, dopo 
aver toccata questa, tocca il pallino, vince 
tre punti; chi dopo averla cosl toccata 



manda la palla avversaria e il pallino in 
buca, vince cinque punti: chi. dopo aver 
toccato il pallino, manda questo e la palla 
avversaria in buca, ne vince sette. Chi, col- 
pitele regolarmente,le manda tutte in buca, 
vince la partita. Chi non tocca la palla 
avversaria e cade in buca, perde tre punti. 
Chi tocca il pallino senza toccar la palla 
avversaria, perde due punti. Chi inoltre 
cade in buca colla propria, ne perde quat- 
tro: e sei se cade in una buca col pallino. 

1656. Poeta del casino ed ometti. — Ri- 
tenute tutte le leggi precedenti, si pon- 
gono cinque birilli od ometti sui cinque 
segni in mezzo al biliardo, e si giuoca 
come nella posta delle due palle col pal- 
lino. Chi giuocando fara cadere colla palla 
avversaria gli ometti, vincera due punti 
per ogni ometto late rale, quattro per quello 
di mezzo se cadra insieme ad un laterale, 
cinque se cadra solo : li perdera, se li but- 
tera a terra colla propria palla. Chi con 
un colpo li gettera tutti a terra, vincera 
la partita. Se li buttera a terra colla pro- 
pria palla, la perdera. Gli ometti si rimet- 
teranno al loro posto solo quando ven- 
gano rovesciati, non quando vengano solo 
spostati ; e quando il loro posto sia libero. 

1657. Chi tocca il pallino colla palla av- 
versaria vince tre punti ; chi lo tocca colla 
propria dopo aver toccato quella avver- 
saria, ne vince quattro. Li perde, se non 
avra prima toccata la palla avversaria. Se 
ambedue le palle toccano il pallino, si con- 
tano solo i punti della prima. Si giuoca 
ai 24 punti in due o pifi. 

1658. Carambola ruesa cot birilli o Ca- 
rolina, — Si giuoca ai 40 punti, con cinque 
palle: due bianche, una rossa, una tur- 
china e una gialla. Le bianche contano due 
punti, la rossa tre, la turchina quattro e 
la gialla sei. La Carolina e la palla gialla. 
Le palle bianche si fanno dappertutto, la 
rossa e la turchina soltanto ai can ton i, 
la gialla nelle due buche di mezzo. Quando 
vengono fatte altrove si contano i punti 
a pro deU'avversario. Chi vince punti, se- 
guita a giuocare. 

1659. Quello che comincia da l'acchito 
dove gli piace, senza essere costretto a 
toccar sponda. Se nel dar l'acchito si toe- 
can le palle, si perdono tanti punti quante 
palle si toccano, ed esse restano dove si 
trovano ; se si fanno andare in buca, si 
rimettono al loro posto. Chi giuoca il se- 
condo, deve battere il primo colpo sulla 
bianca. Dopo, giuoca su quella che vuole, 



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176 



GIUOCHI. 



Se, nel priiuo caso, lie tocca una colorata, 
perde un punto. 

1660. Posta al doppietto. — Si giuoca con 
due palle come la posta alia buca, ma 
coll'obbligo di far toccare la mattonella 
di prospetto alia palla che e battuta, prima 
che essa cada in qualche buca. 

1661. Posta romana trentuno reale. — 
Si giuoca a 31 punti, in molte persone. Si 
usano quattro palle, due bianche, una rossa 
ed una azzurra, e cinque birilli nel mezzo, 
uno al centro e quattro intorno. La rossa 
e V azzurra si collocano nel biliardo in 
posti determinate, le due bianche stanno 
in mano dei giuocatori cui primi tocca 
per sorte giuocare. Ogni giuocatore estrae 
uu numero da un paniere, fatto a mo* di 
fiasca,che ne contiene dall'uno al 16, e que- 
sto numero vale tanti punti quante unita 
segna. Per vincere, bisogna che i punti 
fatti giuocando, e quelli dell'estratto, som- 
mati, diano 31 esattamente. Per far punti 
pero si deve sempre far cadere qualche 
birillo. Quaudo si buttano giu quattro bi- 
rilli, lasciando ritto solo quello di mezzo, 
si fa bazzicotto trentuno reale. 

1662. Posta piemontese. — Per far questo 
giuoco occorrono tre palle. Per far punti 
chi giuoca deve sempre toccare colla sua 
palla tutte e due le altre. 

1663. Posta al sessantuno. — Si giuoca 
con una sola palla, colla mano, e con 10 
birilli in due file poste ad un angolo del 
biliardo davanti ad una buca. Ogni birillo 
ha un numero progressive dall'uno al 10, 
e il giuoco si fa come la posta romana. 

1664. Carambole. — La carambola ita- 
liana si giuoca in due, con tre palle, cioe 
una per giuocatore, e una piu piccola detta 
carambola. La russa si giuoca pure in due, 
con cinque palle, due bianche, una rossa, 
una turchina e una gialla; e per far punti, 
gettando le palle nelle buche, si deve far 
attenzione che per la rossa e la turchina 
valgono solo le quattro buche agli angoli, 
per la gialla valgono solo quelle di mezzo, 
per le bianche valgon tutte. La carambola 
francese si giuoca in due, sur un biliardo 
senza buche, con tre palle, due bianche e 
una rossa. Per far punti, si deve sempre 
battere colla propria palla una delle palle 
sul biliardo in modo che poi vada a toe- 
car T altra. 

Giuoco del pallone. 

1665. II giuoco del pallone, come s'usa 
specialmente in Toscana, in Komagna e 



neir Emilia, si giuoca d' ordinario da sei 
persone, tre contro tre, e consiste nel 
buttarsi gli uni agli altri una grossa 
palla di cuoio gonfiata, mediante un brac- 
ciah o manopola cilindrica di legno, guar- 
nita di puute di legno smussate. A que- 
sto giuoco richiedesi uno spazio di circa 
120 metri di lunghezza, e di 22 circa di 
larghezza, nel quale il terreno sia ben 
battuto e uguale. Sur un lato lo spazio 
e d' ordinario limitato da un muro d' ap- 
poggio, alto circa 15 metri. 

1666. Sur uno dei lati piu corti e di- 
sposto un trappolino, dal quale il battitore 
si slancia per tirare il pallone che gli 
butta il mandarino. II pallone deve oltre- 
passare la mediana trasversale del recinto, 
e inantenersi entro i due lati longitudi- 
nali.il battitore ha due compagni di giuoco: 
la spalla e il tergo. I tre giuocatori che 
si trovano dall' altra parte del recinto, alia 
ribattuta o rimessa, debbono rimandare il 
pallone Oltre la trasversale mediana, ed 
entro i limiti laterali del recinto, colpen- 
dolo prima che tocchi terra, o dopo il primo 
balzo. Qualche volta, al di sopra della li- 
nea mediana, si tende a una certa altezza 
un cordino, e il pallone deve superarlo. 
Quando il pallone cade nei limiti del giuoco 
e buon giuoco ; altrimenti dicesi /alio. 

1667. D' ogni parte si battono due giuo- 
chi. Ogni giuoco e di cinquanta punti, che 
si contano cosl: per il primo colpo buono : 
15 punti; pel secondo, altri 15; pel terzo 
e pel quarto, 10. Se da una parte si fanno 
quattro colpi buoni di seguito, si e vinto 
un giuoco. Se si sono fatti senza che la 
parte contraria ne abbia fatto alcuno, si 
vincono due giuochi. Chi fa un colpo cat- 
tivo accresce i punti della parte avversa- 
ria, pei primi due colpi di 15 punti per 
ciascuno, per gli altri due, di 10. 

Giuoco della palla. 

1668. II giuoco della palla si fa soprat- 
tutto dai ragazzi, con palle di stoflfa o di 
gomma, buttate per mezzo d' una assicella 
muuita di impugnatura, o d* un tambu- 
rello, sia contro un muro, sia ad altri giuo- 
catori. 

Giuoco delle bocce. 

1669. II giuoco delle bocce si fa in due, 
o in tre, o in quattro, o in sei, con sei 
bocce, o palle di legno di ugual diametro 
(d' ordinario circa 15 cm.) e una boccia 



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GIUOCO DEL TRTJCCO, DEL CRICKET, DEI BIRILLI, DI BARRIERE. 177 



di dimensioni minori, detta boccino. Nel 
primo caso ogni giuocatore ha tre bocce, 
nel secondo ognuno ne ha due, nel terzo 
due ne hanno due, e due una ciascuno, e 
ogni parti to in questo caso ha un giuo- 
catore con due palle e uno con una, nel 
quarto ognuno ha una boccia. 

1670. Si estrae a sorte chi debba but- 
tare il boccino, che serve di bersaglio alle 
bocce, poi, limitato questo alia distanza e 
nella direzione conveniente, il giuocatore 
lancia una boccia in modo che gli abbia 
a andar vicino il piu che sia possibile. II 
giuocatore avversario cerca allora di man- 
dar una sua boccia piu vicino ancora al 
boccino, o di cacciar quella del primo. E 
cosl di seguito ciascuno. Ogni giuocatore 
conta infine tanti punti quante sono le sue 
palle piu vicine al boccino. Chi mette tutte 
e tre le sue bocce vicino al boccino fa sci 
punti. Si va ai dodici punti. Chi fa punti 
butta il boccino nel giuoco seguente. 

Giuoco del trucco. 

1671. II giuoco del trucco si fa mediante 
quattro palle che si lanciano coi magli. 

I magli sono aste di legno alte circa un 
metro o poco piu, munite d'un'appendice 
di ferro, a forma d' anello schiacciato, ad 
angolo retto coll'asta, sulla quale si ac- 
coglie la palla per lanciarla. Le palle di 
legno duro si debbono far passare attra- 
verso un anello di ferro, avente un dia- 
metro di poco superiore a quello delle 
palle, e mobile mediante un pernio in un 
foro praticato nel mezzo del prato sul 
quale si giuoca. Chi per la posizione della 
palla non pud mandarla attraverso Panello, 
se ne serve per allontanare dalle posizioni 
vantaggiose le palle avversarie, o per gi- 
rare P anello, giacche questo ha un dritto 
e un rovescio, e per fare un punto il giuo- 
catore deve mandar la palla attraverso 
V anello facendovela entrare per la parte 
dritta; altrimenti lo perde. 

1672. II primo tiro si fa sempre ad una 
distanza prestabilita, di 20 metri circa. 

II giuoco si fa d'ordinario in quattro, due 
contro due. Quei due che hanno col primo 
tiro mandate le loro palle piu vicine al- 
P anello, stanno insieme. Si deve sempre 
giuocar col maglio. Si pud tirar contro le 
palle degli avversari solo dopo il primo 
tiro. Levata da terra la palla col maglio, 
devesi lanciare, e lanciandola non si pos- 
sono fare piu che tre passi. La parte che 

Lilro ptr tutti. 



prima fa quattro punti ha vinto. Se la 
parte avversaria non ha fatto alcun punto, 
la partita e vinta doppia. 

Giuoco del Cricket. 

1673. E un giuoco d*origine inglese, 
che si fa d'ordinario in due. Uno dei giuo- 
ca tori, armato d'un bastone ricurvo ad 
una estremita, sta presso a due pietre 
o a due piuoli inftssi nel suolo, Puno di 
fronte all* altro, a circa 30 cm. di di- 
stanza, e si sforza d' impedire che il suo 
avversario, posto ad una conveniente di- 
stanza, faccia passare fra i due piuoli una 
palla, e la lancia alia maggior distanza 
possibile col bastone, per renderglielo sem- 
pre piu difficile. 

1674. Mentre P avversario corre vicino 
alia sua palla per tentar di nuovo di farla 
passare fra i piuoli, il guardiano corre ad 
un punto fissato precedentemente a qual- 
che distanza, e lo colpisce col bastone, 
per ritornare subito al suo posto e in tempo 
per respingere la palla. Se vi riesce ha 
vinto. Altrimenti perde, e cede il posto 
alP avversario. 

Giuoco dei birilli. 

1675. II giuoco dei birilli, a seconda 
delle dimensioni di questi, si giuoca dai 
fanciulli o dagli adulti. Comunque, consi- 
ste di nove birilli di legno, cilindro-conici, 
che si collocano ritti, a tre a tre, ad ugual 
distanza gli uni dagli altri, su tre file pure 
equidistanti, in modo da formare un qua- 
drato con un birillo in mezzo. I giuoca- 
tori lanciano una palla di legno da una 
certa distanza, per rovesciarli. Ogni bi- 
rillo cad u to fa contare un punto. Chi ro- 
vescia quello di mezzo ne conta nove. Si 
giuoca in quanti si voglia, e si va ad un 
numero qualunque di punti. 

Giuoco di barriere. 

1676. ft un giuoco molto caro ai ra- 
gazzi. Si fa sur un prato. I ragazzi si di- 
vidono in due schiere, ognuna delle quali 
ad un' estremita del prato traccia un 
campo. Cio fatto un ragazzo esce dal suo 
campo e si dirige al campo avversario 
sul limite del quale stanno gli avversari 
protendendo le braccia e le mani aperte. 
II ragazzo batte colle sue due mani su 
quelle d' un avversario a sua scelta, e si 

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178 



Giuocm. 



da tosto a gambe verso il proprio campo, 
che 1' altro lo insegue per farlo prigioniero. 
£ a questo scopo basta che lo tocchi. 

1677. Allora un altro ragazzo esce dal 
primo campo in aiuto del suo fratello d'armi, 
e minaccia a sua volta il ragazzo uscito 
dal campo avversario; perche ogni ragazzo 
uscito dal proprio campo ha barriera, ha 
diritto cioe di inseguire quelli usciti dal 
campo avversario prima di lui. In breve, 
l'un dopo T altro, escono dai due campi 
tutti, e la mischia diventa generate. Chi 
inseguito si lascia toccare, deve arrendersi, 
ed e coadotto prigione nel campo nemico. 
La egli ha il diritto di far tre passi verso 
la trincera del campo, e a braccia tese 
sta aspettando che un compagno lo toc- 
chi e lo salvi, mentre gli altri, salvi sem- 
pre i diritti di barriera, cercano d* impe- 
dirlo. II giuoco e finito quando tutti i 
campioni d'una parte sono stati fatti pri- 
gionieri. 

Giuoco del gatto tagliato. 

1678 E un altro giuoco per correre. I ra- 
gazzi si riuniscono, e scelgono a sorte il 
gatto, quello cioe che deve inseguire gli al- 
tri. II gatto sceglie a sua volta un ra- 
gazzo che ha il diritto di far tre passi 
prima di darsi alia fuga davanti a lui. Se 
un terzo ragazzo nell'inseguimento riesce 
a tagliarli, cioe a passare fra i due, il 
gatto e obbligato a inseguire quest' ultimo, 
e cosl di seguito sino a che ne ha rag- 
giuntouno che diventa alia sua volta gatto. 

Giuoco del gatto appollaiato. 

1679. In questo giuoco (vedi il paragrafo 
precedents) il gatto pud inseguire chi vuo- 
le; ma gli inseguiti non possono essere 
presi che finche corrono, e, quando sono 
sal punto d'esserpresi, s'appollaiano, vale 
a dire che salgono su qualcosa che gli elevi 
dal suolo, e diventano inviolabili. Ma ac- 
cade spesso che V inseguito male attac- 
cato all'albero, o comunque poco solida- 
mente appollaiato sal site scelto, non vi 
possa rimanere a lungo : e allora il gatto 
che se ne e accorto spia il momento in 
cui porra piede a terra, per toccarlo coll a 
mano, e farlo diventar gatto alia sua volta. 

Giuoco della marella. 

1680. £ un giuoco che ha un nome di- 
verse* forse in ogni citta d' Italia, e che 



e prediletto dagli scolari, i quali tornando 
da scuola ne tracciano la figura sul niar- 
ciapiede col gesso o col carbone. Questa 
figura d' ordiuario e un quadrilungo, di- 
viso in sei parti da linee trasversali. Le 
prime quattro easel le sono distinte coi 
numeri 1,2, 9 e 4: la quinta e 1' inferno, 
la sesta e Valtnre. Al di sopra dell' al tare 
e un grande quadrato diviso da due dia- 
gonal in quattro triangoli che sono le 
brache. Poi e tracciato un semicerchio che 
e il paradiso. 

1681. Da un punto sito a qualche di- 
stanza dalla marella, nno dei ragazzi, scelto 
a sorte, butta una piastre! la nel n° 1, poi, 
a pie zoppo, salta nel n° 1, e sempre a 
pie zoppo ne la fa uscire col piede, av- 
vertendo che ne questo, ne la piastre! la 
devono posarsi sulle linee tracciate. Poi 
ritorna al punto fissato, e lancia succes- 
sivamente la piastrella nei n 1 2, 3, 4, sem- 
pre a pie zoppo, saltandovi dentro a sua 
volta e facendonela uscire. Arrivato all' in- 
ferno, non deve fermarvisi, ma saltare al 
di sopra, nelP altare, dove pud mettere 
entrambi i piedi a terra e riposare. Poi, 
a pie zoppo, rifa la strada, saltando al 
di sopra dell' inferno, egli e la piastrella. 

1682. Dopo aver lanciata la piastrella 
in ognuna delle brache, la lancia nel pa- 
radiso, dove pure pud riposare; ma per 
uscirne e costretto a metter la piastrella, 
coll 1 aiuto dell' altro, sur un piede, poi a 
pie zoppo deve cosl lanciarla fuori della 
marella, ed uscirne a sua volta, sempre 
con un piede solo. Se riesce a tutto que- 
sto, ha vinto. Se butta la piastrella nel- 
P inferno, e costretto a ricominciare. 

Giuoco della mosca cieca. 

1683. ft uno dei piu noti e cari giuochi 
della infanzia. Un fanciullo cogli occhi 
bendati deve prendere e riconoscere uno 
degli altri fanciulli che gli corrono incon- 
tro. Se indovina, gli cede il posto. I fan- 
ciulli poi lo avvertono quando s* avvicina 
a un oggetto urtando il quale potrebbe 
far si male. 

Giuoco delta pentolaccia. 

1684. S'usa in molti villaggi il giovedl 
grasso. Una pentola e rovesciata sul suolo, 
sopra alcune leccornie: aranci, confetti, 
ed altro. Un ragazzo scelto a sorte e ben- 
dato, e, armato d'un bastone, ha diritto 



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GIUOCO DELLE OMBRE, BELLA PAROLA NASCOSTA, EC. 179 



a colpire tre volte. Se riesce a romper 
la pignatta,ha conquistato le belle e buone 
cose che vi staa sotto. Altrimenti cede il 
posto a on altro. 

Griuoco delle ombre. 

1685. E un giuoco diyertentissimo, nel 
quale spesso gli adulti prendono il posto 
dei fanciulli. Una cortina bianca, un len- 
zuolo, son tesi sur un uscio aperto. Di 
qua e uno scelto a sorte, al buio; di la 
son tutti gli altri, e passano ad uno ad 
uno fra P uscio e un lume acceso, si che 
la loro ombra venga proiettata di profllo 
sulla tela, sino a che il paziente abbia 
indoviuato il nome d'uno di essi che do- 
vra allora prendere il suo posto. S'intende 
che ciascuno si contraffa e si camuffa me- 
glio che pud, per non essere riconosciuto. 

Giuoco della parola nascosta. 

1686. Scelto colui che deve indovinare 
la parola nascosta, e fattolo allontanare, 
si pensa dalla societa una parola, d' uso 
abbastanza comune perche si possa facil- 
mente far entrare in un discorso qualsiasi. 
Seelta la parola, l'indovinatore rientra ed 
ha il diritto di fare una domanda qualsiasi 
a ciascuno degli astanti che hanno a lor 
volta il dovere,rispondendo,di pronunciare 
la parola seelta. Con un po* d'attenzione, 
egli potra notare la parola ripetuta da 
tutti, e indovinarla. Quegli che gliePavra 
fatta indovinare, prendera il suo posto. 

1687. Invece d'una parola si potranno 
scegliere uno o due versi d' un poeta ben 
noto, o un proverbio, e le lor parole si 
divideranno ordinatamente frai convenuti 
seduti in semicerchio. Colui il quale deve 
indovinare, comincera in tal caso col ri- 
yolgere la domanda al primo che dovra 
intercalare la prima parola del verso o 
del proverbio nella risposta; poi al se- 
condo che dovra intercalarvi la seconda 
parola, e cosi di seguito. 

Giuoco del tribunale. 

1688. In questo giuoco, uno dei con- 
venuti, scelto a sorte, fa da accusato, e 
si pone seduto nel centro d' un semicer- 
chio formato da tutti gli altri che fanno 
da giudici. Uno solo rimane in piedi, e 
funge da accutatore. A questo scopo si 
reca da tutti, e raccoglie le accuse che 
poi dovra ripetere all' accusato. Ad ogni 



accusa, P accusato nomina il giudice che 
egli suppone esserne Pantore. Se indovina, 
il giudice prende il posto dell' accusato, 
e questi quello dell' accusatore. 

Giuoco degli omonimi. 

1689. Come nei giuochi precedenti i 
convenuti seggono in semicerchio, uno di 
essi esce, e gli altri scelgono una parola 
che abbia parecchi significati. Quegli che 
deve indovinare rientra, e pud fare a cia- 
scuno queste tre domande: o) Quanto vi 
piace? 6) Che cosa ne fate? c) Dove lo 
mettete? Quegli che con le risposte gli 
fa indovinare la parola seelta, ne prende 
il posto. Quelli che danno una risposte 

icon* da altri ' P*S ano «n pegno. 

1690. Ecco alcuniesempi di omonimi: 
Baco (verme e battello). 

Bruno (colore, lutto, filosofo). 
Caliee (bicchiere, vaso sacro, parte 4el 
fiore). r 

Caro (disorbitanza di prezxo, sonno mor- 
boso, aggettivo che vale grato, noto scrit- 
tore). 

Boua (colpo, lucerna per gli uccellatori 
notturni, rettile, noto storico). 

5«««»oia(8edia,8catola,bussoladell , u8cio, 
bussola dei venti). 

Corte (dei principi, del tribunale, d'amore, 
della casa). ' 

Oola (parte del corpo, ghiottornia, passo 
stretto fra i monti, condotto dell'acqua). 

Lwto (strumento musicale, barchetta, 
vaso dei chimici antichi). 

Ludfero (il 80 le, il pianeta Venere, Pan- 
gelo nbelle). 

Malta (varieta di bitume, melma, nota 
isola). 

Merlo (noto uccello, coronamento di an- 
tichi edifizi, merletto). 

Nottola (noto carnivoro, specie di ser- 
ratura). 

Ora (parte del giorno, avverbio). 

Pianeta (astro, veste sacerdotale). 

Pianta (nome generico d' ogni sorta d' al- 
ben, il di sotto del piede, il disegnd d'uria 
citta, d'un edifizio ec). 

Re (capo di governo, scacco, carta da 
giuoco). 

Sedia (arnese per sedere, carrozza). 

Spada (arme e pesce). 

Tasso (albero, animale, termine di scien- 
za delle finanze, noto poeta). 

Tavoliere (pel giuoco della dama, ban- 
chiere, pianura delle Puglie). 



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180 



GIUOCHI. 



Vantaggio (profltto, comodo, arnese di 
stamperia). 

Vile (la pianta dell'uva, strumento mec- 
canico). 

Volta (copertura in mattoni di una stan- 
za o d'altri edifizi, detcrminazione di tem- 
po, noto Asico). 

Giuoco degli enigmi. 
1691. L' enigma e un problema da ri- 
solvere, e una parola che pisogna indo- 
vinare per mezzo d'una definizione resa 
apposta oscura. Uno degli enigmi pia ce- 
lebri fu quello che la Sfinge diede ad 
Edippo e che questi indovind: « Quale e 
Tanimale che cammina a quattro piedi 
la mattina, a due piedi a mezzogiorno, a 
tre piedi la sera ? » — E l'uomo, che bam- 
bino si trascina sui piedi e sulle mani, 
adulto cammina saldo su* suoi due piedi, 
vecchio s'aiutajcol bastone. 

1692. Un grazioso enigma e 11 seguente: 
« Implacabile nemica del riposo degli uo- 
mini, mille innamorati sono invidiosi di 
mia sorte. Mi pasco di sangue e trovo la 
vita nolle braccia di chi cerca la mia 
morte. » La soluzione dell' enigma e : la 
pulce. Un enigma ben noto e questo: c Chi 
mi nomina mi rompe. » Soluzione: il si- 
lenzio. Un enigma impertinente domanda: 
« Quale e il grazioso animale che s'abbi- 
glia, sbadiglia e si disabbiglia ? > — E la 
donna. 

Giuoco deUe sciarade. 

1693. La sciarada eun enigma che con- 
siste nella divisione sillabica d'una parola 
in modo che ognuna deUe parti in cui e 
divisa sia una parola che abbia un signi- 
ficato. Le sciarade si fanno quasi sempre 
in versi. ft celebre quell a che si attribui- 
sce al Foscolo: 

E intero 

Tagliare il secondo 

Ad ogni primiero. 

La soluzione della quale e: Re-gola. 
1694* Ecco *ltri due esempi di sciarade: 
Sala il primiero, 
Sala il secondo, 
Sala V intero. 

La soluzione e: Sala-moia. 

Al primo ae\Y intero 
Cede ognun che sia al mondo: 
II contadino umfle ed il secondo, 
II pastore e il guerriero. - 
La soluzione e: An\o-re. 



1695. Si fanno sciarade d'ogni specie: 
quelle ad incaetro sono le piu frequently 
Eccone un esempio: 

Fior di secondo, 
Tu sei gentil primiero. „ 
Anzi, se un I ti done, 
Un grazioso intero. 

La soluzione e: Fioro-l-lino. 

1696. Di queste specie di giuochi se ne 
hanno infinite: per esempio, i rebus mo- 
no verbi, come questo: 

S — I 

la soluzione del quale e: Tra-si^neno (— ); 
i logogrifi, come questo: 

8. Io procaccio all'uomo il sale. 
5. Ed io vivo alio spedale. 

4. La mia cipria e nerofumo. 

5. Nobil forma io spesso assumo. 
5. Prigionier caddi a Barletta. 

8. Ed io viyo all'Alpi in vetta. 

La soluzione del quale e: Mar, matto, mora, 
marmo, Motta, marmotta; le parole qua- 
drate, le parole a losanga, ec. 

Giuochi numerici. 

1697. Ecco alcuni graziosi giuochi che 
hanno per base il calcolo numerico: 

1698. a) Problema,— \Jn signore riceve 
in dono 32 bottiglie d'ottimo vino, che 
egli fa riporre in cantina, facendo osser- 
vare al suo servo, che ve ne sono nove 
per lato, cosl: 




II servo ne ruba 12, in tre riprese, quat- 
tro per volta. Tuttavia avendo il signore 
visitata appunto tre volte la cantina, e 
contate le bottiglie, egli ne aveva sempre 
trovate nove su ogni lato. Come avea fatto 
il servo?— Ecco la soluzione del problema. 
I tre quadri rappresentano le tre dispo- 
sizioni successive delle bottiglie, dopo il 
primo, dopo il secondo e dopo il terzo 
furto: 



2 5 2 




8 8 3 




4 14 


5 5 




8 3 




1 1 


2 5 2 




3 3 3 




4 14 



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GIUOCHI DI PAZIENZA. — GIUOCHI OTTICI. 



181 



1699. h) Problema. — Dati tre recipient!, 
lino capace di otto litri e ripieno di vino, 
e due capaci rispettivamente di cinque e 
di tre litri, vuoti, dividere gli otto litri 
di vino in due parti uguali, senza servirsi 
d'alcun altro vaso. Ecco la soluzione: 

Siano i tre vasi 85 3 

Biempite il v&so da tre litri .... 503 
Vuotate 1 tre litri nel raso da 

cinque litri 5 30 

Biempite di nuovo il vaso da tre 

litri 2 3 3 

Vuotate due litri nel vaso da cin- 
que litri 25 1 

Biponete i cinque litri nel vaso 

da otto litri 70 1 

Vuotate il vaso da tre entro il 

vaso da cinque litri 7 10 

Prendete tre litri da quello da 

otto litri 4 13 

Mettete questi tre litri nel vaso 

da cinque 440 

1700. c) Segreto per indovinare V etik 
(Tuna donna, un numero o una somma 
qualsiansi purche non superiore a 127. So- 
luzione : presentate alia donna dell a quale 
Tolete indovinare V eta, i sette quadri se- 
guenti, chiedendole ad ogni quadro se il 
numero de' suoi anni vi si trovi, e ponete 
in disparte i quadri pei quali avrete ri- 
sposta affermativa. Poi sommate le prime 
cifre di ciascuno dei quadri messi in di- 
sparte, e ayrete il numero desiderato. 



Giuochi di pazimza. 

1701. I Cinesi e gli Indiani sono mae- 
stri nell'arte dei giuochi di destrezza e 
di pazienza. Eccone uno d' origins indiana, 
curiosissimo : abbiansi tre chiodi di legno 
infissi in una tavoletta, e otto ro telle o 
dischi di legno forati, di diametro decre- 
scente. Si pongono queste rotelle infilan- 
dole sur uno dei chiodi, Tuna sull'altra, 
la piu larga alia base, la piu stretta su- 
periormente. Si tratta di trasportar la 
torre, mantenendo 1* ordine dei dischi, sur 
un altro chiodo, con queste regole: di non 
spostare mai che nn disco per volta, e 
di non poter mettere il disco che sopra 
un ago libero o sopra un disco pid grande. 
L* operazione riesce con 250 mosse. II 
giuoco si fonda sul problema elementare 
delle combinazioni di cui Newton diede la 
formola generate, che e la seguente: 

n(n-l)(n-2)....3.2.1 
1.2.8.4....m 

in cui C e il numero delle combinazioni 
possibili di an numero n di oggetti in m 
posti. 

Qiuochi ottici. 

1702. Una delle pin strane illusion! che 
si possano raccomandare ai dilettanti di 



1 


8 


3 


4 


5 


6 


1 


1 45 


87 


2 


46 


86 


4 


45 


86 


8 


45 


90 


16 


53 


90 


32 53 107 


64 85 106 


3 47 


89 


3 


47 


87 


5 


46 


87 


9 


46 


91 


17 


54 


91 


33 54 108 


65 86 107 


5 49 


91 


6 


50 


90 


6 


47 


92 


10 


47 


92 


18 


55 


92 


34 55 109 


66 87 108 


7 51 


93 


7 


51 


91 


7 


52 


93 


11 


56 


93 


19 


56 


93 


35 56 110 


67 88 109 


9 53 


95 


10 


54 


94 


12 


53 


94 


12 


57 


94 


20 


57 


94 


36 57 111 


68 89 110 


11 55 


97 


11 


55 


95 


13 


54 


95 


13 


58 


95 


21 


58 


95 


87 58 112 


69 90 111 


13 57 


99 


14 


58 


98 


14 


55 


100 


14 


59 


104 


22 


59 


112 


88 59 113 


70 91 112 


15 59 


101 


15 


59 


99 


15 


60 


101 


15 


60 


105 


23 


60 


113 


89 60 114 


71 92 113 


17 61 


103 


18 


62 


102 


20 


61 


102 


24 


61 


106 


24 


61 


114 


40 61 115 


72 93 114 


19 63 


105 


19 


63 


103 


21 


62 


103 


25 


62 


107 


25 


62 


115 


41 62 116 


73 94 115 


21 65 


107 


22 


66 


106 


22 


63 


108 


26 


63 


108 


26 


63 


116 


42 63 117 


74 95 116 


23 67 


109 


23 


67 


107 


23 


68 


109 


27 


72 


109 


27 


80 


117 


43 96 118 


75 96 117 


25 69 


111 


26 


70 


110 


28 


69 


110 


28 


73 


110 


28 


81 


118 


44 97 119 


76 97 118 


27 71 


113 


27 


71 


111 


29 


70 


111 


29 


74 


111 


29 


82 


119 


45 98 120 


77 98 119 


29 73 


115 


30 


74 


114 


30 


71 


116 


80 


75 


120 


30 


83 


120 


46 99 121 


78 99 120 


31 75 


117 


31 


75 


115 


31 


76 


117 


31 


76 


121 


31 


84 


121 


47 100 122 


79 100 121 


33 77 


119 


34 


78 


118 


36 


77 


118 


40 


77 


122 


48 


85 


122 


48 101 123 


80 101 122 


35 79 


121 


35 


79 


119 


37 


78 


119 


41 


78 


123 


49 


86 


123 


49 102 124 


81 102 123 


87 81 


123 


38 


82 


122 


38 


79 


124 


42 


79 


124 


50 


87 


124 


50 103 125 


82 103 124 


39 83 


125 


39 


83 


123 


39 


84 


125 


43 


88 


125 


51 


88 


125 


51 104 126 


83 104 125 


41 85 


127 


42 




126 


44 


85 


126 


44 


89 


126 


52 


89 


126 


52 105 127 


84 105 126 


43 




43 




127 






127 






127 






127 


106 


127 



X 



4 



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182 



GIUOCHI. 



fisica ricreativa, e quella della canna in- 
cantata. Un bastoncino, una mazza, dati 
da uno degli spettatori, servono all' uopo. 
Lo speriinentatore, a due raetri dal pub- 
blico, siede, si pone dinanzi la canna, ritta, 
e tenendola col la sinistra la magnetizza 
con la destra.... sino a che la canna sta 
ritta da se, in equilibrio, perfettamente 
isolata!... Un filo di seta nera, sottilissinio, 
o un capello, lungo circa 70 cm M attaccato 
per le sue estremita ai pantaloni, poco 
sotto le ginocchia, e contro al quale si ap- 
poggia la canna,... ecco la soluzione del 
mistero ! 

1703. Un fenomeno fisico notissimo, 
quello della rifrazione della luce, si pre- 
sta alia soluzione del maraviglioso pro- 
blema : Far vedere sette lire e cinquanta 
centenmi con una moneta d'argento da due 
lire. Fonete a questo scopo la moneta sur 
un piatto fondo, con alquanta acqua; pren- 
dete un bicchiere, capovolgetelo, riscalda- 
tene l'aria con un fiammifero acceso, poi 
coprite la moneta col bicchiere, nel quale 
1' acqua salira di qualche linea. Guardate 
allora la superficie del liquido e vedrete 
sotto la moneta da due lire, una grande 
moneta d'argento, uno scudo.... £ fanno 
7 lire. Poi guardate da sopra, e vedrete 
una piccola monetina: una monetina da 
50 centesimi.... Sette lire e mezzo. II pro- 
blema e risolto. 

Grittochi elettrici. 

1704. V elettro/oro e la piu semplice 
delle macchine elettriche. Ciascuno pu6 
fabbricarsene uno con una lastra di ebanite 
(cautciu indurito) e una laminetta di sta- 
gnola che vi s' incolli sopra. La lastra 
d' ebanite si fa di forma rettangolare, 
lunga circa 35 cm. per 15 di larghezza. La 
laminetta metallica lunga 15 cm. e larga 10. 
Per far funzionare Y elettroforo, si comin- 
cia col caricarlo d* elettrici ta ponendolo 
sur una tavola, in modo che la lamina 
metallica la tocchi, e fregando con forza 
e ripetutamente il cautciu con la mano 
asciutta o con un cencio di lana. Cio fatto, 
si volge la lastra, si pone di nuovo sulla 
tavola e si tocca col dito la lamina me- 
tallica. Se allora si solleva la lastra te- 
nendola fra le dita in modo da toccare 
solo il cautciu, la lamina metallica e ca- 
ricata d' elettricita, e avvicinandole un 
dito se ne avra una scintilla. Per avere 
nuoye scintille, basta posar di nuovo la 



lastra sulla tavola, toccar la laminetta 
col dito, e risollevare la lastra. Di tanto 
in tanto poi bisogna ricominciare V ope- 
razione. 

1705. L 1 elettricita sviluppatasi cos), 
si pud rendere manifesta con una serie di 
esperimenti graziosissimi. Con del midollo 
di sambuco si costruiscono, unendone i 
pezzetti con sottilissimo fil di rame, dei 
fantocci snodati, con le braccia unite al 
corpo mediante un filo, coi capelli di pelo, 
i quali, se si porranno sulla lamina me- 
tallica, o se, postili sur una tavola, si 
avvicinera ad essi la lastra, si moveranno 
e avranno i capelli ritti. Dei serpentelli 
di pezzetti di sambuco balzeranno via, se 
posti sulla lamina, e si drizzeranno se si 
avvicinera ad essi la lastra; delle colom- 
belle, delle farfalle p render an no il volo. 

1706. Coll' elettroforo si possono ripe- 
tere tutte le esperienze d' elettricita sta- 
tica descritte nei trattati : attrazione e 
ripulsione dei corpi, grandinata, soneria, 
tubo luminoso, pistola di Yolta, ec, e si 
pud anche caricare una bottiglia di Leida. 

1707. Sveliamo a\ nostri lettori il se- 
greto per costruire un maraviglioso tavo- 
lino rotondo abitato da spiriti che rispon- 
deranno ad ogni domanda, sia con colpi, 
sia con voci sepolcrali.... un vero tavolo 
parlante, nel quale V elettricita da la mano 
alia prestidigitazione ed alia magia. II 
piede del tavolino racchiude un elemento 
di pila Leclanche, di forma depressa, ac- 
curatamente nascosto nel nucleo che uni- 
sce le tre gambe alia colonna. 11 piano del 
tavolo e in due parti: la parte inferioro 
e eoncava, la superiore e un sottile co- 
perchio che ha uno spessore di due o tre 
millimetri. Nel mezzo del tavolo, al disotto 
del piano, trovasi un'elettro-calamita a due 
rami, disposta vertical mente. 

1708. Uno dei capi del filo di questa 
elettro-calamita comunica con uno dei poli 
della pila, 1* altro capo del filo con un cer- 
chio metallico piatto, incollato contro la 
parte superiore dej tavolo formante coper- 
chio. Al disotto Ji questo cerchio metal- 
lico, ed a breve distanza, si trova un altro 
cerchio, dentato, collegato all' altro polo 
della pila. Quando si preme leggermente 
sul tavolino, il coperchio si inflette, il cer- 
chio piatto tocca il cerchio dentato, e chiude 
il circuito della pila sull' elettro-calamita 
che attrae la sua armatura e produce uu 
colpo secco ; sollevando la mano, si rompe 
di nuovo il circuito e si ha un altro colpo 



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IGIENE. 



183 



secco; faeendo scorrere leggermente la i 
mano sal tavolino, si ha una specie di rul- 
lio ec. Sostituendo all' elettro-calamita un 
piccolo ricevitore telefonico, e faeendo co- 
municare pei piedi del la tavola la tavola 
stessa con un sistema micro-telefonico po« 
sto in una stanza attigua nella quale sia 
un compare, il tavolo parlera veraniente.... 



Igiene. 

1709. L'-igiene e Parte di conservar la 
salute, di perfezionarla, e di prevenire le 
malattie. Essa insegna aU'uomo quali sono 
i suoi veri bisogni, e in qual modo deve 
soddisfarli alio scopo appunto di conser- 
vars e perfezionar la salute. Anticamente 
I' igiene era tutta la medicina. Oggidl ne 
e la parte piii utile e piu pratica. 

1710. L' igiene si divide in pubblica e 
privata. V igiene pubblica e 1' igiene degli 
indwidui raccolti in societa. II suo scopo 
e sempre la salute deH'uomo, ottenuta eli- 
minando quelle cause di malattie che agi- 
scono sopra i diversi gruppi sociali: na- 
z!oui, province, municipi, professioni, e che 
appuuto in ragione della loro grande esten- 
sione e piu impcrtante eliminare. 

1711. L'igiene pubblica comprende l'igie- 
ne del suolo e delle strade, 1' igiene del le 
abitadoni, 1' igiene dell' aria, l'igiene del- 
l'acqua, 1' illuminazione pubblica, V igiene 
delle scuole, degli ospedali, dei bagni pub- 
blici, dei luoghi di pubbliche riunioui, dei 
cimiteri, delle case industriali, delle offi- 
cine, dei mercati alimentari. 

1712. L' igieue privata si occupa della 
salute individuale: ha per soggetto l'uomo 
nella pienezza della salute, per oggetto 
tutte le influenze interne ed esterne alia 
a* "one de)le quali l'uomo e esposto, e final- 
mente l'uso che si pud fare di queste in- 
fluenze neH'intento della conservazione. 
E di quest'ultinia specialmente che ci occu- 
peremo: un po'qui, un po'parlando al trove 
deli 1 Abitazione, AeWAcqua, &e\V AUattamen- 
to e allevamento dei Bambini, degli Alimevti, 
dei Bagni, delle Bevande, della Ginnattica, 
dell' Illuminazione, del Matrimonio, della 
Toeletta, delle Ve8timenta (vedi). 

1713. Igiene deW aria. — L' aria e im- 
portantissima dal lato igienico, perche tro- 
viamo in essa le cause piu influenti della 
morbilita, sia per effetto delle sue pro- 
prieta fisiche, che degli effluvi e dei con- 
tagi di cui pud essere veicolo, JJssa e un 



miscuglio i cui ingredienti piu important! 
sono Tossi^eno, l'azoto, Tanidride carbo- 
nica ed il vapor d'acqua. Altri corpi vi 
si trovano in proporzioni minori e piu va- 
riabili, una parte dei quali costituisce il 
COSiddetto pulviscolo o limo atmoaferico, 
composto di elementi organici e di element! 
minerali. 

1714. II limo atmosferico e causa di niol- 
tissime malattie. Le polveri minerali pro- 
dotte dalle diverse industrie, siano esse 
inerti o direttamente dannose, sono sem- 
pre nocive. Esse penetrano nell'interno 
dei tessuti, e persino del tessuto polmo- 
nare. Hanno inoltre una influenza speciale 
sulla pelle, la quale consiste nella ottu- 
razione delle aperture delle glandole su- 
dorifere e sebacee, e nella irritazione lo- 
cale specialmente di certe parti. 

1715. U pulviscolo organico dell' aria ri- 
sulta di ovuli di infusori, di polline, spe- 
cialmente in primavera, di germi di crit- 
togame, e di germi di bacterii di varie 
forme in quantita grandissima. Molti di 
questi microorganismi sono patogeni, cioe 
generatori di special! malattie, epidemiche 
e contagiose; essi variano in quantita nei 
vari anni e a seconda delle epoche del- 
l'anno e delle ore del giorno. 11 tempo 
asciutto, sia esso caldo o freddo, pare giovl 
alia loro esistenza. Quindi in estate ab- 
bondano piu che nelle altre stagioni. 

1716. L' organismo umano e tale, che si 
prestaa toll e rare i cambiamenti della pres- 
sione atmosferica. Tuttavia vi sono certi 
limiti oltre ai quali 1' influenza della ail- 
ment at a o diminuita pressione puo nuocere 
all' uomo. Cos! gli areonauti che salirono 
sino a 7000 metri non ebbero quasi punto 
a soffrirne. Oltre questo limite, sempre 
caddero in deliquio, e taluno morl. Altret- 
tanto dannosa e l'aria compressa. 

1717. Nelle vicinanze dei larghi pantani, 
delle paludi, l'aria contiene sempre un ec- 
cesso d'acido carbonico. Ma l' influenza piu 
dannosa delle paludi e indubbiamente rap- 
presentata dai germi dei microorganismi 
dei quali l'aria si fa veicolo. Anche l'aria 
delle grandi citta contiene quasi sempre 
acido carbonico in copia. 

1718. L' acido carbonico e i corpuscoli 
organici sono anche sparsi nell'aria in 
grande copia dai cimiteri; ed e per cio 
che T igiene consiglia la creazione di nuovi 
cimiteri molto lontani dalle citta, e me- 
glio ancora la cremazione dei cadaveri. 
Inoltre l'aria delle tombe e eminentemente 



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184 



IGIENE. 



viziata dai gaz dolla putrefazione, e que- 
sta nozione dovrebbe essere diffusa fra gli 
operai dei ciraiteri, a molti dei quali si 
trasmettono talora malattie zimotiche o 
contagiose. 

1719. Anche i prodotti della combustione, 
e specialmente quelli della combustione 
del gaz, possono dar luogo a malattie: 
cefalalgie, dispnee, bronchiti. I prodotti 
della combustione del carbone sono anche 
piu dannosi: l'acido carbonico che se ne 
sviluppa quasi puro e deleterio. Anche le 
influenze dannose del fumo del tabacco 
sono universalmente note. 

1720. Per conservare pura P aria nelle 
citta, le vie dovranno avere una razionale 
direzione, saranno moltiplicate le piazze, 
allontanate dalle case e dal suolo tutte 
le cagioni di decomposizioni organiche, di 
sudiciume,trasformate le piazze in giardini. 

1721. Larespirazione animale altera pre- 
sto P aria atmosferica, e la riunione d'uo- 
mini o d' animali in uno spazio limitato 
costituisce un pericolosissimo centro d'in- 
fezione. ft s em pre dove la popolazione e 
pin agglomerata, che le malattie epiderai- 
che mietono maggior numero di vittinie. 
Per la stessa ragione e antigienico il dor- 
mire in molti in una sola camera. 

1722. Igiene dei semi. — Tutti i nostri 
sensi ci sono ugualmente, o quasi, neces- 
sari. La nostra forza, la nostra potenza, 
dipendono soprattutto dalla maggiore no- 
stra perfezione degli organi dei sensi, poi- 
che quest! trasmettono al cervello tutte le 
irapressioni esterne. L' igiene dunque dei 
sensi ha somma importanza. 

1723.11 tatto, senso che s'esercita per 
tutta la superficie del corpo, per la pelle, 
e che ha per organo speciale la mano, e 
come istrumento piu perfetto le dita, e in 
ragione diretta della finezza della pelle. 
Devesi pertanto evitare alia pelle ogni 
causa di indurimento, e conservarle le sue 
preziose proprieta con tutte le cure neces- 
sarie, nello stesso tempo che devesi abi- 
tuarla alle influenze atmosferiche. 

1724. II tatto e il primo dei nostri sensi 
cbe entra in azione. ft soprattutto pel 
tatto, che il fanciullo vive. Nei ciechi d'or- 
dinario e straordinariameute perfezionato. 
ft per mezzo di esso che riescono a rico- 
noscere i diver si oggetti, a scrivere, a leg- 
gere caratteri in rilievo, a distinguere 
persino i colori. (Vedi ToelettaeVe$Hmenta.) 

1725. II guito e una specie di tatto. ft 



la sentinella avanzata dello stomaco, e 
merita ogni considerazione. Risiede nella 
bocca, tutte le parti della quale, e spe- 
cialmente la lingua, sono dotate di grande 
sensibilita, e ci fa conoscere talane delle 
proprieta delle materie che debbono ser- 
yire alia alimentazione del nostro corpo. 

1726. Per essere quale si conviene, esige 
il completo sviluppo e P integrita di tutte 
le parti che ne sono P organo. La sua igiene 
prescrive P esclusione di tutte le sostanze 
che possono irritare o recar danno alia 
lingua e alia mucosa della bocca, alte- 
rarne la sensibilita, modificarne le secre- 
zioni. Tali sono le vivande irritanti, le 
bevande alcooliche, il tabacco, Poppio. 

1727. L'abuso della pipa e del sigaro, cd 
in particolare della sigaretta, nuoce spe- 
cialmente al gusto. La loro azione irri- 
tante sulle pareti boccali provoca una sa- 
livazione spossante, e il senso del gusto 
e atrofizzato dal fumo acre e narcotico. 
L v uso del tabacco masticato e anche piu 
condannabile: oltre alPeccitare soverchia- 
mente la salivazione, corrode i denti e ir- 
rita le gengive e il palato. (Vedi Toeletta.) 

1728. II pervertimento del gusto e quasi 
sempre un sintomo d* un' affezione dello 
stomaco e del sistema nervoso. I gastral- 
gici, i nevrotici, le ragazze clorotiche, 
hanno sempre il senso del gusto in con- 
dizioni anormali. 

1729. II senso del gusto e reso ottuso 
quando la lingua e sporca. Le bevande 
leggermente acidule e toniche sono, avuto 
riguardo alP organo del gusto, le piu igie- 
niche. II gusto si perfeziona negli adulti, 
e sono gli adulti soprattutto che debbono 
conservarlo, eliminando ogni causa di per- 
vertimento. 

1730. II senso delP odorato e intima- 
mente legato a quello del gusto. Risiede 
nelle fosse nasali, e si produce pel con- 
tatto dei corpuscoli odoranti sulla mem- 
brana umida che le tappezza. Tutto cio 
che altera o irrita questa membrana in- 
debolisce il senso delP odorato. ft noto, che 
chi e raffreddato sente meno gli odori. 

1731. II senso delP odorato ci avverte 
in qualche modo della bonta degli alimenti. 
Una sostanza che ripugna al nostro odo- 
rato non conviene quasi mai al nostro 
stomaco. 

1732. Coloro che vivono abitualmente 
fra odori e profumi e aromi vari e forti, 
sono esposti a perdere P odorato. L' uso 
smodato del tabacco da naso lo altera e 



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IGIENE. 



185 



diminuisce. La perdita parziale dell' odo- 
rato annuncia sempre una alterazione della 
mucosa nasale. L' anosmia, o perdita com- 
pleta dell' odorato, dipende dalla paralisi 
dei nervi olfattori o da una lesione del 
cervello. 

1733. V udito ha il suo organo nell'orec- 
chio, un organo complicatissimo e deli* 
cato. ft un senso eminentemente sociale, 
perche per esso 1' uomo comunica co' suoi 
simili, si civilizza e si perfeziona. L' udito 
ha dato origine alia rausica. Piu 1* organo 
dell' udito e delicato, e piu facilraente av- 
verte le lievi differenze che sono fra i 
suoni, e per la intensita, e pel timbro, e 
per V altezza. 

1734. Le passioni piu potenti si destano 
e si eccitano per mezzo dell' udito. II sordo, 
insensibile alia Toce dell'amore, all' ac- 
cento dell' entusiasmo, ai suoni musicali, 
e veramente da compiangere. La mnsica 
servl e serve tuttora alia cura di molte 
malattie, come la parola serve alia per- 
suasione. Quale differenza fra la parola 
letta e la udita! 

1735. L'igiene dell' udito raccomanda di 
guard arlo dagli agenti diretti o indiretti 
che potrebbero produrre delle lesioni nella 
membrana che tappezza il condotto audi- 
tive L' uso d' un cura orecchi metallico, 
appuntito, dentato; i liquidi irritanti; le 
correnti d'aria; i grandi e improvvisi ru- 
mori ; la rarefazione e la compressione so- 
verchia dell' aria atmosferica; il sudiciurae, 
possono alterarlo piu o meno profonda- 
mente, e produrne anche la perdita. 

1736. L'educazione dell' udito e tutta 
nella abitudine del ritnio. II ritmo e il 
tipo dei movimenti della vita. La lettura, 
la declamazione, il canto, la musica, sono 
gli educatori di questo senso. 

1737. Nessun corpo estraneo deve pe- 
netrare nell' orecchio. Se vi penetri qual- 
che insetto, si sdrai sur un lato il pa- 
ziente, e si estragga V insetto coll' aiuto 
d'un paio di pinzette non appuntite. Sti- 
rando leggermente in alto il padiglione 
dell' orecchio, si distende il condotto udi- 
tivo e si rende piu facile l'operazione. 

1738. II senso della vista e senza dub- 
bio il piu maraviglioso e il piu prezioso di 
tutti i sensi. II suo organo e l'occhio, un 
apparecchio complicatissimo che il medico 
c il fisiologo studiano micromillimetro per 
micromillimetro, e delicatissimo. L* occhio 
fu detto da molti lo specchio dell' anima. 

1739. La luce che e il mezzo della vi- 



sione pud avere una influenza dannosa sul- 
1' organo della vista. Una luce troppo viva 
e continua lo stanca e lo indebolisce. 
Tutto cio che attenua la vivacita della 
luce, soprattutto artificiale, giova alia con- 
servazione di questo senso. 

1740. L' igiene nella illuminazione delle 
scuole ha somma importanza. Una scuola 
ben illuminata deve avere 25 cm. q.di fine- 
stra per ogni metro di superficie. Le fine* 
stre volte a nord debbono essere situate 
sempre a sinistra dello scolaro ; non mai 
di fronte. La luce insufficiente e pure una 
causa di miopia, maggiore forse della luce 
intensa. 

1741. II gaz e igienicamente da prefe- 
rirsi al petrol io, purche la nam ma sia ao 
colta in un tubo cilindrico, cilestro, non 
smerigliato, intorno al quale sia un ri- 
flettore conico di ferro bianco a superficie 
interna verniciata di leggiero turchino, e 
il lume sia in alto, a sinistra, a un metro 
aim en o dal capo di chi legge o scrive. Le 
lampade a sostegno basso, tan to care agli 
scrittori miopi, sono perniciosissime. 

1742. Ai provveditori, ai maestri delle 
scuole raccomandasi vivamente di non soni- 
ministrare inchiostro sbiadito agli scolari : 
e un mezzo di concorrere alio sviluppo 
della miopia. Ai direttori degli asili racco- 
mando di far cucire i fazzoletti all' abito 
dei bambini. Si eviteranno cosi i frequenti 
scarabi di pezzuole, e si porra un freno 
alia rapida diffusione delle malattie con- 
tagiose dell' occhio. La cucitura sara fatta 
in modo da permettere ugualmente di na- 
scondere il fazzoletto nelle tasche. 

1743. Gli scolari evitino gli eccessi di 
una lunga lettura, prendano tratto tratto 
delle note piu di quel che non sogliano 
fare, riflettano e si ribellino contro chi 
vuole i libri costantemente sul tavolo e 
non mai in mano. Ne avranno vantaggio 
per la igiene della vista, e per molti altri 
riguardi. 

1744. 1 Ubri dovrebbero essere stampati 
su carta giallognola, e su carta giallognola 
dovrebbesi scrivere. Javol consiglia razio- 
nalmente nn giallo risultante dalla assenza 
dei raggi turchino e violetto, analogo a 
quello dei fogli ottenuti colla pasta di le- 
gno, e che a torto si corregge con una 
addizione di turchino oltremare. I libri di 
grande formato, a linee lunghe, le edizioni 
a caratteri troppo minuti, sono perniciosi 
alia vista. I caratteri rotondi, di asta non 
troppo capillare, come sarebbero il tipo 



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186 



IGIENB. 



bodoniano e 1* elzeviro, sono i piu igienici 
per la vista. La insufficiente ed irregolare 
spazieggiatura fra parola e parola e l'ec- 
cessivo avvicinamento delle lettere fra di 
loro contribuiscono pure a rendere la let- 
tura faticosa e per conseguenza nociva 
alia vista. 

1745. II fumo, la polvere, le lampade a 
fiarama oscillante, il passaggio improvviso 
da ana lace inteosa ad una profonda oscu- 
rita, e viceversa, sono perniciosi alia vi- 
sta. Si riposi quando si avverte un senso 
di bruciore o di przzieore agli occhi. Non 
si legga al lame della luna, o ad altro de- 
bole lume. Certe professioni, certi mestieri, 
come quelli del microscopista, dell' orolo- 
giaio.dell'incisore, predispongono alia mio- 
pia. La vista continua della neve, nelle 
regioni polari, produce gravissime malattie 
dell' occhio. 

1746. La parola potente della scienza 
non valse ancora a sradicare vergognosi 
pregiudizi sull'uso degli occAiah'. E sol tau to 
col mezzo degli occhiali che si pu6 miglio- 
rare la facolta visiva alterata, o conser- 
varla integra ed opporsi a mille perniciose 
influenze. Cosl, quando la retina sia par- 
ticolarmente e patologicamente resa sen- 
sibile alia lace gialla, si adoperino occhiali 
a vetri turchini. Quando si tratti invece 
di diminuire la pericolosa influenza d'una 
luce bianca vtvissima, come quella del sole, 
si adoperino gli occhiali affumicati. 

1747. Gli occhiali devono applicarsi ogni 
volta che ne sia il caso, anche in tenera 
eta. I ragazzi che scorgano male da lonta- 
no, ai quali la lettura sia impossibile a di- 
stanza normale, solo per mezzo di occhiali 
da miopi potranno applicarsi per parecchie 
ore di seguito a leggere e a scrivere, senza 
andar incontro ai molti e gravi pericoli 
provocati da disordini intraoculari. Cosl 
quelli che, sebbene abbiano vista acutis- 
sima, dopo un' ora o due di lettura sen- 
tono una imperiosa necessita di chiudere 
gli occhi, di soffregare le palpebre, di co- 
stringere i bulbi colla mano, di riposarsi 
tratto tratto, e avvertono una acuta do- 
glia ali'angolo interno del sopracciglio, 
sino a che l'occupazione viene loro im- 
possibile, hanno bisogno di occhiali da 
ipermetropi. In ogni caso spetta alio spe- 
cial ista il fiasare la scelta sul grado delle 
lenti da adottare, e Tesaminare anche se 
la potenza visiva di uno degli occhi sia 
diversa da quella dell' altro. 

1748. Lo ttrabUmo, o deformita per la 



quale entrambi gli occhi, o uno solo di 
essi, si scostano dall'asse visaale normale, 
si sviluppa ordinariamente nell' infanzia ; 
e le mamme dovrebbero aver ogni cura di 
disporre convenientemente le cnlle dei loro 
bambini, per non porli nel pericolo di di- 
ventar strabici. Lo strabismo invecchiato 
si guarisce difficilmente. 

1749. Lavate spesso. specialmente du- 
rante T estate, gli occhi con acqua puris- 
sima. Se essi sono leggiermente iniettati 
di sangue, lavateli con acqua di rose e 
solfato di zinco. In ogni altro caso ricor- 
rete al medico, e prontamente. Diffidate 
sempre dei colliri non prescritti dal me- 
dico, e delle acque e delle pomate p roc la- 
mate sovrane contro il mal d' occhi dai 
cerretani, dalle donnette, dal la qaarta pa- 
gina dei giornali. 

1750. Se an corpo estraneo vi penetra 
fra il bulbo e le palpebre, non fregate 
colle dita o colla pezzuola il vostro oc- 
chio: non fareste che irritarlo di piu. Ri- 
co rrete a qualcuno che vi rovesci la pal- 
pebra e con un pezzetto di carta o di tela 
bagnate ve ne liberi. 

1751. Igiene d*l sonno. — II son do e in- 
dispensabile a riparar le forze dell' uomo, 
come di tutti i viventi. La sua insufficienza 
e dannosa alia salute. La sua durata deve 
per 6 variare a seconda dell' eta, del sesso, 
della costituzione. Un bambino ha bisogno 
di dormire piu di un adulto, un adulto piu 
d' un vecchio, la donna piu dell' uomo. II 
sonno igienico e quello che si dorme la 
notte, e con certe regole. 

1752. L'attivita fisica durante il giorno, 
il pasto serale leggero e composto d' ali- 
ment! di facile digestione, la pace del 
cuore e la serenita dell'animo, sono i prin- 
cipal! fattori d' un buon sonno. (Vedi Abi- 
tazione.) 

1753. Dormire meno di sei ore, dormire 
piu di dieci ore, sono due abitudini ugual- 
mente antigieniche. La prima fa languire 
le funzioni vitali come la seconda. I bam- 
bini dovrebbero dormire da otto a dieci 
ore, i giovani da sette ad otto, gli adulti 
da sei a sette. 

1754. Un noto aforisma della scuola sa- 
lernitana prescrive di levarsi alle cinque, 
di far colazione alle nove, di desinare alle 
cinque, e di andare a letto alle nove. Un 
altro prescrive di levarsi alle sei, di far 
colazione alle dieci, di desinare alle sei, 
e di coricarsi alle dieci. 

1755. Una regola generate, igienica, Mi- 



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IOIEKE. 



187 



scutibile prescrive di coricarsidi buon*ora 
e di lerar8i per tempo. Le prime ore delta 
notte sono le piu. adatte al sonno, come 
le prime del giorno sono le piu acconce 
pel lavoro, e soprattutto pel lavoro intel- 
lettuale. 

1756. Durante il sonno il corpo deve es- 
se re completamente spogliato delle vesti- 
menta. La posizione orizzontale, sul fianco 
destro, con la testa un po' elerata, sar un 
letto non troppo molle, in una stanza bene 
aerata, ben coperti, e la piu igienica. 

1757. L'insonnia e piu freqaente nella 
vecchiaia che nella giovinezza e nell'eta 
matura. In alcuni individui e prodotta dal 
temperamento, e in tal caso non costitui- 
sce proprio una malattia. Ma quando e 
accidentale, straordinaria, se ne deve cer- 
car la causa e rimuoverla. Le rive preoc- 
cupazioni, l'eccitazione, 1' uso smodato del 
caffe, la mancanza di moto, d' esercizio ftsi- 
co, sono le principali cause della insonnia. 

1758. Si consiglia contro l'insonnia 
l'uso nel pasto serale della lattuga, delle 
patate in insalata, e dei vini generosi, al- 
coolici, come la Malaga o il Marsala. Le 
passeggiate, la ginnastica, il lavoro ma* 
uuale, soprattutto quando non se ne ab- 
bia T abitudine, servono benissimo. L' uso 
del laudano, dell' oppio, della morfina, del 
cloralio,deve essere prescritto sol tan to dal 
medico. Una buona pozione si ha mesco- 
lando ad un bicchier d'acqua cinque cen- 
tigrammi di canfora in polvere e tre gocce 
di etere solforico. 

1759. Igiene dei temperamenti. — La co- 
stituzione e la sostanza della nostra or- 
ganizzazione, iltemperamento ne e in qual- 
che modo la forma. Esso e la maniera 
d* essere di ciascun individuo, determinata 
dal predominio di un sistema d'organi su- 
gli altri. Diconsi quindi sanguigni, nervosi, 
linfatici, biliosi, misti, i temperamenti, se- 
condo che in essi predominano il sistema 
sanguigno, o il nervoso, o il linfatico, o il 
gastro-epatico, o che due o piu sistemi 
predominano sugli altri. 

1760. 11 temperamento sanguigno, carat- 
terizzato da una pelle fina, da una faccia 
colorita, dai capelli castani, da una certa 
robustezza, dal collo un po'corto, dalla 
forza muscolare sviluppata, dalla respira- 
zione larga e facile, dalla circolazione ani- 
mata, dalla intelligenza e dalla imagina- 
zione vire, dalle passioni violente, e il 
tern per am en to piu favorevole all'equilibrio 
delle funzioni vital i. 



1761. Ben diretto, 11 temperamento san- 
guigno da la forza e la salute; ma se il 
sistema che ne e la base domina troppo, 
esso dispone alle malattie acute e di ge- 
nere infiammatorio, alle emorragie, agli 
insulti apopletici. In questo caso un re- 
gime alimentare a base di legumi, insalate, 
carni bianche, frutta e bevande acquose, 
e l'astensione dalle bevande eccitanti, sa- 
ranno necessari. Le profession! che richie- 
dono la vita sedentaria e la meditazione 
non sono acconce pei temperamenti san- 
guigni. Qualche esercizio ginnastico e uti- 
lissimo. Sono da evi tarsi i grandi calori e 
le stanze dore 1* aria non sia abbondante. 

1762. II temperamento nervoto si mani- 
fests colla sensibilita eccessiva, colla mo- 
bilita grande dei pensieri e dei propositi, 
onde risulta un certo disordine. La com- 
plessione magra e secca, la fisonomia 
pallida ed espressiva, l'occhio vivace, la 
fronts alta, i movimenti rapidi e bruschi, 
le impres8ioui vive e forti, ne sono le prin- 
cipali caratteristiche. 

1763. I temperamenti eccessivamente 
nervosi danno luogo alle cosiddette ma- 
lattie nervose, tan to dolorose e tan to dif- 
ficili a guarire. Le malattie di cuore, di 
fegato, di stomaco, ne sono le conseguenze. 
Le occupazioni che richiedono abitudini 
molto sedentarie, le grandi fatiche, sono 
ugualmente da evitaredai nervosi, pei quali 
i viaggi, Taria, 1* esercizio moderato, i ba- 
gni freddi, il regime alimentare nutriento, 
ma non eccitante, sono indicatissimi. 

1764. I capelli biondi o rossi, e fini, 
gli occhi cilestri, una certa rotondtta di 
forme, la pelle bianca e fina, i peli rari, 
le carni molli e pallide, le labbra grosse, o 
specialmente il labbro snperiore, le guance 
colorite, la bocca grande, il naso, le orec* 
chie, le mani, i piedi, di proporzioni esage- 
rate, sono i principali caratteri degli indi- 
vidui di temperamento linfatico, nei quali 
la forza vitale e poco attiva, il sangue po- 
vero di ferro, la disposizione alio malattie 
scrofolose e tubercolose grande, speciale. 

1765. Ai linfatici giovano l'aria pura 
e rinnovata; il soggiorno in campagna, in 
luogo sano ed alto; F esercizio regolare, 
sufficients ed in relazione colle forze; i 
lavori manuali air aria aperta, quando 
splende il sole; le sostanze animal i, carne, 
uova, pesce, a base del nutriraento, i vini 
generosi, il caffe, gli aromi, i tonici, lo 
vesti di lana, i bagni fortificanti. 

1766. II temperamento bUio$o e dovuto 



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188 



ILLUMINAZIONE. 



alia energia ed alia irritabilita del si stem a 
digestivo, e specialraente del fegato. I se- 
gni principali ne sono la tinta bruna o 
giallognola della pelle, gli occhi neri, i 
capelli pure neri e spesso ricciuti, la fiso- 
nomia intelligent©, i muscoli vigorosi, il 
carattere deciso, perseverante, ostinato. 
I biliosi soffrono facilmente di affezioni 
croniche del fegato, del tubo digestivo e 
delle sue dipendenze, e sono soggetti alia 
idropisia. 

1767. Le stesse regole igieniche date 
pei sanguigni giovano ai biliosi. 1/ aria 
fresca, i bagni, i cibi e le bevande rin- 
frescanti, una abituale sobrieta, le frutta, 
i legumi, i vegetal i piuttosto che le carni, 
saranno loro di grande giovamento. Evi- 
teranno le passioni violente e le costipa- 
zioni. Fuggiranno ogni eccitamento fisico 
e morale. 

1768. Igiene della vecchiaia. — Nei vec- 
chi le forze fisiche s'indeboliscono, quando 
la intelligenza e gli affetti s' accrescono 
e si perfezionano an cor a. Essi hanno quindi 
bisogno di cure speciali, d'un buon nu- 
trimento, d' un' aria pura, d' un esercizio 
moderato, di pace e di tranquillita. Tut- 
tavia i loro organi digestivi, essendo in- 
deboliti, hanno bisogno di alimenti facil- 
mente digeribili, e che in piccolo volume 
accolgano una quantita sufficiente di nia- 
terie nutritive, e di bevande toniche. Essi 
debbono evitare ogni eccesso. 

1769. I vecchi hanno grande giova- 
mento dall'aria della campagna. Le vesti 
ben calde sono per essi un bisogno. Le 
loro facolta intellettuali debbono essere 
esercitate moderatamente. Le passioni vi- 
ve, le grandi commozioni mentali o sen- 
suali possono deterniinare faeilmente in 
essi malattie improvvise e mortali. 



Illuminazione. 

1770. Per ottenere la luce in condizioni 
pratiche, pei bisogni della illuminazione, 
si impiegano dei corpi speciali che diconsr 
appunto soBtante illuminanti, portandoli ad 
elevata temperatura, giacche la luce non 
e che calore visibile, un particolar modo 
di vibrazione dell' etere a contatto d' un 
corpo riscaldato, che impressiona l'occhio. 
Qualsiasi corpo riscaldandosi emette ca- 
lore oscuro dapprima, poi calore visibile 
o luce, che dal color rosso a poco a poco 
passa al color bianco abbagliante. 



1771. Le sostanze illuminanti si por- 
tano alia conveniente temperatura per 
produrre luce, in due diversi modi: per 
mezzo della combustione e per mezzo della 
eorrente elettrica. La combustione non e 
altra cosa che la combinazione chimica 
di un corpo detto corabustibile, ricco di 
carbonio o di idrogeuo o di idrogeno e di 
carbonio, colPossigeno dell' aria. Perche 
il fenomeno possa essere utilizzato per 
la illuminazione, bisogna anzitutto che sia 
accompagnato da fiamma. II solo magne- 
sio, fra i corpi illuminanti, brucia senza 
fiamma. 

1772. Producono fiamma combinandosi 
colPossigeno soltanto i corpi combustibili 
gazosi per loro natura, o quelli che si 
volatilizzano decomponendosi ad una tem- 
peratura inferiore a quella necessaria per 
la loro combustione. 

1773. La fiamma non e altra cosa che 
un combustibile gazoso in combustione. 
In essa sono a considerarsi tre parti: 
P involucro esterno che abbrucia, la parte 
mediana incandescente, ed il nucleo cen- 
tral e ed inferiore, nel quale avviene il 
riscaldamento preventivo delle sostanze 
gazose. 

1774. La fiamma viene tal volta utiliz- 
zata direttamente per avere la luce, come 
nei sistemi d' illuminazione cogli oli ve- 
getal i e minerali, colle candele, col gaz; 
tal altra viene impiegata solo per portare 
alia incandescenza altri corpi che poi emet- 
tono la luce, come nei sistemi ossidrico, 
al platino, alia magnesia. 

1775. La illuminazione per mezzo della 
combustione si pud ottenere in diversi 
modi: 

a) mediante sostanze solide alia tem- 
peratura ordinaria impiegate sotto forma 
di candele, come sevo, olio di palma, acido 
stearico e palmitico, acido eloidico, cera, 
bianco di balena, paraffina; oppure ma- 
gnesio in filo o in polvere (luce di Cha- 
tham) ; 

b) per mezzo di sostanze liquide come 
gli oli fissi o grassi (di ravizzone, di oliva, 
di pesce ec.) e gli oli volatili o eterei 
come il canfino (essenza di trementina 
purificata), o minerali, come quelli che si 
ottengono dal catrame, dalla lignite, dallo 
schisto (olio solare, fotogeno, ligroino ec), 
o naturali come il petrolio o lucilina; 

c) per mezzo di sostanze gazose che si 
ottengono dalla distillazione secca del li- 
tantrace, degli schisti bituminosi, del le- 



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ILLUMINAZIONE. 



189 



gno, delle resiae, dei grassi, o dalla de- 
composizione del vapor d'acqua per mezzo 
del carbone; o mediante Pidrogeno otte- 
nuto per via chimica. 

1776. La luce elettrica clie si distingue 
in luce ad arco, ad incandescenza e rai- 
sta, e sempre un effetto d' incandescenza 
ottenuto mediante la corrente elettrica. 

1777. CandeU. — La can del a di sego e 
ormai stata detronizzata: tan to, che in al- 
cuni paesi non se ne trovauo neppur piu 
nel commercio. Eppure parve e fu vera- 
mente si preziosa in?enzione, e la sua luce 
tanto intensa, che i poeti paragonarono 
gli occhi delle loro innamorate a fiamme 
di candela. 

1778. La candela di sego non s' ado- 
pera ormai piu che in qualche casa per 
gli usi del la cucina; ma essa da cattivo 
odore, e neir estate, e quando vien posta 
vicina ai fornelli, fonde facilmente. Inoltre 
da una fiamma rossastra e yacillante, il 
lucignolo s' allunga rapidamente e richiede 
Puso continuo delle smoccolatoie, e quando 
si spegne, se non si adopera lo spegnitoio, 
il lucignolo resta incaudescente e manda 
fumo e puzzo nauseabondo. 

1779. Le buone candele di sego deb- 
bono essere bianche, solide, col lucignolo 
ben uguale. Siccome e economico acqui- 
starne in quantita, bisogna a?er cura di 
tenerle in un sito fresco, soprattutto du- 
rante Testate, e di custodirle contro i sorci 
e contro i topi che ne sono ghiottissimi. 

1780. La candela stearica, che quella 
di cera ormai non s' adopera piu che per 
tenerla nei doppieri sul piano del cami- 
netto, per gli usi dello scrittoio, e se ne 
fabbricano di eccellenti, col orate e profu- 
mate, rischiara meno assai delle lam pad e 
a benzina o a petrolio; ma e assai comoda 
pel suo piu facile trasporto da una stanza 
all'altra. Costa piu della candela di sego, 
ma dura di piu, non sgocciola quando e di 
buona qualita, e sempre sgocciola meno; 
in fine non da puzzo e non richiede l'uso 
delle smoccolatoie. Una candela stearica 
di 100 gr. di peso costa circa 25 centesimi 
e dura 10 ore. 

1781. Una buona candela stearica deve 
essere bianca, dura, brillante, sonora, e 
non dove dare odore di sego quando si 
freghi. II lucignolo dee pure aTere carat- 
teri speciali. Se e grosso e mal filato, 
forma abbruciando cid che comunemente 
si dice il ftingo, si piega, e fa sgocciolare 
t a candela, che bisogna quindi smoccolare 



come se fosse di sego. Inrecchiando, la 
stearica ingiallisce e si deteriora : non e 
quindi economico fame grandi provviste. 

1782. Le candele si fissano nel cande- 
liere avvolgendone Pestreniita inferiore 
con una striscia di carta per impedirle di 
oscillare o di uscirne. II candeliere dove 
esser pro? vis to d' una padellina per rac- 
cogliere le gocciole che colano dalla can* 
dela, specialmente quando si trasporta da 
un sito ad un altro. Le bugie, o piccoli 
candelieri, di porcellana bianca, col ma- 
nico, sono indicatissimi per questo uso. Si 
fanno pure dei piccoli apparecchi in fil di 
ferro sui quali si adattano delle ventole 
di carta e che seryono per le candele 
quando si roglia adoperarle per scri?ere. 

1783. Lampade ad olio. — Si hanno due 
tipi ben distinti di lampade ad olio: quelle 
ad cupirazione, e quelle a preuione. II tipo 
piii semplice delle prime e rappresentato 
dalle antiche lampade fuoerarie, delle quali 
si vede ancora qualche modello nelle cam- 
pagne: e un recipiente largo, basso, a orlo 
foggiato sur un*estremita a becco, sulla 
quale s'appoggia un lucignolo rotondo che 
pesca nell'olio. is una lampada che arde 
sino a che ci ha una goccia d'olio, ma in- 
sudicia facilmente, e facile a rovesciarsi, 
la sua fiamma da fumo e puzzo, e bisogna 
ad ogni momento fame uscire un po' di 
lucignolo, perche questo si consuma rapi- 
damente. 

1784. Nelle lampade a scrbatoio rotondo, 
chiuse, la parte superiore delle quali porta 
un corto cilindro appiattito di latta, pel 
quale passa il lucignolo che pesca con 
l'altra estremita nell' olio, il lucignolo, 
detto calxa, e schiacciato, a fili intrecciati. 
Sono un progresso insomma sull'antica 
lampada funeraria. Ma esse non funzio- 
nano che quando il serbatoio e pieno o 
quasi. Quando il livello dell' olio s* abbassa, 
la fiamma dimiuuisce a poco a poco d' in- 
tensity, e finisce con lo spegnersi. 

1785. Alia fine del secolo scorso fu in- 
ventato il lucignolo cilindrico, vuoto. L'aria 
circolava nel centro della fiamma di que- 
sto lucignolo, e ne face v a quasi sparire 
il nucleo oscuro. Un tubo cilindrico col 
quale si at to mi 6 dava luogo ad una cor- 
rente ascendente che contribuiva a rendere 
piu attiva la combustione, e a diminuire 
quindi ancor piu la zona oscura e i pro- 
dotti fuligginosi.Restavaatrovare il mezzo 
di rendere uniforme P afflusso dell' olio 
al punto in combustione del luciguolo. 



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190 



ILLUMINAZIONE. 



1786. Nell a lampada da scrittoio a pre*- 
•tone il problems e in parte risoluto. II 
scrbatoio non e piu sotto alia fiamma, ma 
di fianco, e il minimo livello cui vi pud 
raggiungere Folio e sempre piu alto del 
punto cui brucia il lacignolo, al quale e 
unito mediante un tubo di piccol diame- 
tro. Era semplicemente un' applicazione 
della legge fisica per la quale nei vasi 
comunicaoti i liquidi tendono a porsi alio 
stesso livello. Un piccolo serbatoio sotto 
al luciguolo raccoglieva l'olio che scendeva 
in eccesso dal tubo. 

1787. Con un lucignolo cilindrico vnoto 
(Argand) e un tubo aspiratore di vetro, 
questa lampada dava ottimi resultati. So- 
lo, il serbatoio lasciava nell'oscurita una 
parte della stanza Delia quale era accesa 
la lampada. Buona per uno scrittore, so- 
prattutto quando munita d'una ventola ri- 
flettrice, non serviva suruna tavola rotonda 
intorno alia quale sedessero dei convitati. 
Per questo fu inventata la cosiddetta lam- 
pada antrale, II serbatoio era in forma 
anulare edera posto intorno al tubo, in alto. 

1788. L&lampada Cared segnd un nuovo 
progresso.Unapparecchio a pressione mec- 
canica, mosso da un congegno d' orologe- 
ria, da nella lampada Carcel una pressione 
costante ed uguale, sopprime lo sgocciola- 
toio, risponde in fine a tutte le esigenze, 
salvo a quella del buon mercato: ragione 
per la quale fu preferita la lampada a mo- 
deratore Franchot, nella quale la pressione 
e ottenuta mediante nno stantuflfo che, 
sotto l'azione di una robusta molla, a cui 
mediante una chiave si puo assegnare la 
necessaria tensione, comprime Polio con* 
tenuto nel serbatoio, e lo obbliga a salire in 
un piccolo tubo che lo porta al lucignolo. 
Questa lampada brucia circa 60 grammi 
d'olio all'ora, e da una luce circa il doppio 
di quella d'una candela stearica. 

1789. Per funzionare a dovere, una lam- 
pada ad olio deve corrispondere ad alcune 
condizioni. Se il lucignolo sporge troppo, 
o se e troppo serrato dal porta-lucignolo, 
V olio sale con difficolta; sale in quantita 
soverchia se il tessuto del lucignolo e ri- 
Jassato, e se non e serrato a dovere il 
lucignolo stesso. II lucignolo deve inoltre 
esser tagliato superiormente in modo re- 
golare e sufficiente, senza sfilaccicature. 
Altrimenti la lampada fila o da fumo. $! 
un 1 ottima precauzione il bagnare il luci- 
guolo d' aceto ben forte, e il lasciarlo poi 
asciugare, prima di adoperarlo. 



1790. Merita d' essere citata la cosid- 
detta lampada del povero, o lampada Jo- 
bart, pel suo poco costo e per la grande 
economia. Essa non e che un per fez ion a - 
mento dell' antica lampada funeraria. Si 
compone d'un vaso di vetro contenente 
l'olio, e di un porta-lucignolo o luminello 
che mediante una forcella elastica si fissa 
alia parete di vetro all' altezza piu con- 
veniente. La calza e tagliata ad angolo 
acuto. II vaso e munito d' un coperchio me* 
tallico con un foro nel mezzo coper to da un 
cappuccio, e molti altri fori piu piccoli 
intorno. II con sumo dell' olio e d'un cen- 
tesimo circa all'ora; la calza al riparo 
dall' aria non fa il fungo e non carbonizza, 
sicche pud durare per molti mesi. Chiu- 
dendo il foro centrale si avra una lampada 
da notte che non brucera piu d' un cen- 
tesimo d' olio per notte. Inoltre non pre- 
senta alcun pericolo d'incendio. 

1791. Lumi a petrolio. — L' uso del p* 
trolin e recente. Sebbene noto agli antichi, 
questo carburo d'idrogeno che si trovain 
natura alio stato liquido o butirrinoso, in 
copia grandissima specialmente nell'Ame- 
rica Settentrionale, non fu adoperato a 
scopo d' illuminazione che nel 1858. Sol- 
tanto il petrolio liquido serve all' illumina- 
zione dopo essere stato convenientemento 
depurato. Greggio e di color bruno ver- 
dastro o nero. II petrolio butirrinoso serve 
per estrarne la paraffina, colla quale si 
fabbricano candele. 

1792. I lumi a petrolio, sono lumi ad 
a9pirazione. Nei piu coniuni il recipiente 
del petrolio e di vetro, e si trova diret- 
tamente sotto al becco. La distanza tra la 
fiamma e il livello del liquido non deve su- 
perare i 10 cm. perche il petrolio possa 
salir facilmente lungo la calza. Questa e 
piatta; qualche volta e molto largaeco- 
stretta ad assumere vicino al becco una 
disposizione anulare come il lucignolo Ar- 
gand (vedi n<> 1787). II becco consiste in 
un tubo metal! ico entro al quale scorre 
la calza guidata da un pernio munito di 
due ruote dentate, in una custodia che so 
stiene il tubo di vetro, e in un cappuccio 
metallico, nei becchi a calza semplice, mu- 
nito superiormente di una fenditura che da 
passaggio alia fiamma. Tutto questo appa- 
recchio si invitasul recipiente del petrolio. 

1793. Questo tipo e stato diversamente 
modificato. II Boital ne ha costruite sei mo- 
dificazioni a calza disposta circolarmente, 
e a tubo di vetro fortemente strozzato 



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ILLUMINAZIONE. 



101 



eirca alia meta dell' altezza della fiamma, 
a uu centimetro dalla sommita del becco. 
Questo restringimento accresce la velocita 
deir aria di combustione, e produce una 
fiamma alta che da una luce fissa, cbiara, 
brillante, uguale a quelia di 15 candele nel 
tipo n° 1 (56 grammi di petrolio all'ora), 
di 10 nel n° 2 (33 grammi), di 8 nel n° 3 
(30 grammi), di 6,5 nel n° 4 (27 grammi), 
di 4 nel n° 5 (22 grammi), di 3 nel n° 6 
(18 grammi). 

1794. L'uso del petrolio iuvece dell'olio 
ordinario nella illuminazione rappresenta 
una economia del 60 per 100. II petro- 
lio di buona qualita e quasi inodoro e iu- 
coloro. Posto in un piattino, non s' aecen- 
dera avvicinandogli un fiammifero che si 
deve speguere se vi si tuffi. Un litro deve 
pesare 800 grammi. Le disgrazie d' incen- 
dio che talora ne derivano, provengono 
sempre da imprudenze commesse. Per evi- 
tarle, non si deve mai versare petrolio in 
u n lume quando sia ancora acceso o cal- 
do ; e questa operazione si deve fare di 
giorno; se di sera, star lontani dai lumi 
accesi. Non collocare i lumi a petrolio sui 
fornelli di cucina; tenerli lontani dai bam- 
bini; averli a piede largo e pesante. 

1795. Se si rovesci un lume a petrolio, 
e il petrolio si accenda, non vi buttate 
sopra acqua per spegnere Fincendio: ma 
sabbia o cenere. Meglio di tutto, prendere 
una coperta di lana o d'altra stoffa, pos- 
sibilmente bagnata, e con essa soffocar la 
fiamma che, priva d' aria, si spegnera. 

1796. E economico comprare il petrolio 
in quantita. Si dovra serbare pero in sito 
fresco, e lontano dai focolare, dai cami- 
netti, dalle stufe. I recipienti metallici sono 
da preferirsi a quelli di vetro. Se ne fanno 
di muniti d'un piccolo beccuccio curvato 
ad angolo ottuso che si pud introdurre 
neir apertura del serbatoio del lume, che 
servono benissimo. 

1797. I tubi di vetro acartocci dei lumi 
a petrolio si rompono con maggiore faci- 
lity quando non sono stati cotti a suf- 
ficienza, o quando il vetro non e ben omo- 
geneo. Una corrente d' aria, un brusco 
abbassamento di temperatura, o viceversa, 
possono bastare a farli spezzare. Per cou- 
servarli, si dovra evitare di dar d'un tratto 
tutta la fiamma, o di spegnere il lume se 
non si sia prima alquanto abbassata la 
calza. Si dovra pure evitare, nel caso dei 
lumi sospesi sulla mensa, di collocarvi 
sotto la zuppiera fumante. 



1798. Un buon mezzo per evitare che 
i tubi si rotnpano consiste nel tracciarvi 
nel senso del a luughezza una incisione 
con uua punta, di diamante. Si pud pure 
mettere i tubi in un recipiente pieno 
d' acqua fredda, pone il recipiente sul 
fuoco e lasciarlo boll ire. 

1799. Per pulire i tubi di vetro, si ado- 
pera un cencio imbevuto d' alcool, oppure 
del tripoli o del bianco di Spagna in pol- 
vere finissinia. Se avessero macchie resi- 
stenti, si adoperera un cencio di lana ba- 
gnato di poche gocce d' acido nitrico o 
cloridrico. Nelle case poi si dovrebbe sem- 
pre tenere una certa quantita di tubi di 
riserva pei casi in cui occorressero di notte. 

1800. Una delle condizioni piu impor- 
tant! perche un lume a petrolio funzioni 
come si conviene e che esso sia sempre 
ben pulito. I lumi si debbono pulire ogni 
giorno. T piccoli fori della custodia deb- 
bono esser sempre aperti. I lumi di cui 
non si fa piu uso, debbouo esser vuotati, 
lavati con acqua di potassa calda, fatti 
sgocciolare e asciugati al sole o al fuoco. 
La calza deve essere tagliata pari pari al- 
1'orlo del becco e non aver sfilaccicature. 

1801. Illuminazione a gaz. — L' illumi- 
nazione a gaz offre un vantaggio grandis- 
simo nell' economia: a uguale intensita di 
luce costa quattro volte meno dell' olio, 
e da cinque a sette volte meno della can- 
dela. La spesa d'impianto, per quanto con- 
siderevole, e presto coperta dai risparmio 
che si realizza. 

1802. La forma piu usata pei becchi e 
quelia inventata da Argand, di forma anu- 
lare cioe, con diversi fori. I piu comodi 
pei magazzini, per le botteghe, pei luoghi 
pubblici, hanno 15 fori. Per le case serve 
meglio il becco a ventaglio o a coda di 
pesce. Nelle anticamere, nei corridoi, per 
le scale, bastano i becchi a un solo foro. 
I piattellini di vetro sotto al becco evitano 
l'ombra al di sotto. I becchi a doppia cor- 
rente d' aria col tubo azzurrognolo o di 
mica e il panierino di porcellana, sono par- 
ticolarmente indicati per le scuole e per 
le sale di lettura. 

1803. Quando si voglia impedire alia 
corrente d'aria calda, che sale dalla fiamma 
insieme ai prodotti della combustione, di 
giungere al soflitto e di annerirlo, si ap- 
plica al di sopra del becco un fumivoro, 
cioe una piccola campana di cri stall o o di 
porcellana sospesa. I fumivori presentano 
inoltre il vantaggio di aumentare la lumi- 



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192 



ILLUMINAZIONE. 



nosita della fiamma senza accrescere il 
consumo del gaz. 

1804. I becchi debbono esser sempre 
tenuti ben chiusi, non solo per evitare la 
perdita del gaz, ma ancora e soprattutto 
per evitare gli accidenti che possono de- 
rivarne. Fortunatamente, in caso di fughe 
di gaz, il suo odore avverte della sua pre- 
senza. In tal caso, s' aprano subito tutte le 
finestre e si mandi pel gazista, guardan- 
dosi bene dal cercar da se le fessure che 
la cagionarono, per mezzo d' an lume che 
potrebbe dar luogo ad una esplosione. 

1805. Id molti casi, nelle citta dove Til- 
luminazione pubblica e a gaz, il gaz pu6 es- 
sere anche il pin economico e il piu comodo 
mezzo di riscaldamento. Si fanno percid 
degli appositi ed utilissimi apparecchi per 
riscaldare e cucinare, il principio dei quali 
consiste nel permettere che un volume 
considerevole d' aria si mescoli col gaz 
onde venga abbruciato tutto 1' idrogeno e 
il carbonio, le cui particelle non debbono 
sfuggire all'azione comburente dell'ossi- 
geno. La fiamma diventa allora azzurra, 
perde la sua luminosita, ma si fa eminen- 
temente calorifera. 

1806. Illuminazione elettrica. — La dif- 
fusione di questo nuovo mezzo d' illumi- 
nazione, anche nelle case private, e ormai 
tale, che non si pud non fame cenno. Al- 
cuui ingegnosi industrial hanno inventate 
dellc piccole lampade elettriche portatili 
che in molti casi possono essere utili, e 
che sempre possono servire ad ornare una 
sala. Notinsi, fra le altre, la lampada Aboi- 
lard, rappresentante la statua della Li~ 
berth che illumina il mondo eretta nel 1887 ' 
sur un isolotto nella baia di New York, 
la quale racchiude nel suo zoccolo otto 
elementi di pila a liquido, capaci di tre 
litri, e che possono dar luce per cinque 
o sei ore ; la lampada portatUe a otto ele- 
menti, capaci di due litri di liquido, e che 
pud dar luce per quattro ore; e la lam- 
pada a tavolino pure ad otto elementi. 

4807. Fumivoro iyienico. — II furaivoro 
igienico Muller e una lampada a spirale 
di platiuo incandesccnte, la quale serve 
a purincare 1' aria, a togliere nelle stanze 
da mangiare 1' odore che vi rimane dopo 
i pasti, a togliere 1' odore e il fumo nei 
fumatoi. Aggiungendo air alcool che ne 
alimeuta la combustione un po' d'ozogeno, 
e iudicato per disinfettare le stauze degli 
ammalati. Aggiungendovi qualche profumo, 
pud servire a profumare le stauze. 



1808. II fumivoro igienico non e altra 
cosa che una lampada ad alcool, intorno 
al lucignolo della quale e disposto a spi- 
rale un filo di platino, senza per 6 toe- 
carlo. Accesa la lampada si lascia diventar 
incandescente il platino, poi si spegne con 
precauzione con uno spegnitoio di vetro 
che si ritirera subito dopo. II filo di pla- 
tino si manterra incandescente sino a che 
ci sara alcool nella lampada. Le spire del 
filo di platino debbono distare un milli- 
metre Tuna dair altra. L* alcool deve es- 
sere a 96°. La lampada si deve spegnere 
prima che 1* alcool sia interamente con- 
sum ato. 

1809. Uno o due cucchiai d' acqua di 
Colonia bastano per trasformare il fumi- 
voro in una lampada pro/umata. Un buon 
alcool aromatizzato a quest' uso si puo 
avere con le seguenti ricette: 

a) Acqua di Colonia mezzo litro 

Tintura di benzoino grammi 56, 67 

» di vainiglia » 28, 33 

Essenza di timo » 0, 88 

» di menta » 0, 88 

» di noce moscata. » 0, 88 

6) Alcool a 96* mezzo litro 

Acido benzoico grammi 14, 16 

Essenza di timo » 1, 77 

» di carvi » 1,77 

» di bergamotta. » 56,67 

1810. Fiammiferi. — Fiammiferi chia- 
mansi gli stecchini di legno o i piccoli 
lucignoli rivestiti di un leggero strato di 
cera o di stearina, stati intrisi dall' un 
dei capi in una mistura che per sfrega- 
mento s'infiamma. L'uso dei fiammiferi 
e uno dei mezzi piu recenti per procurarsi 
del fuoco, e data appena dal 1832. II fo- 
sforo forma la base della mistura che s' ac- 
cende con lo sfregamento dei fiammiferi. 

1811. 1 fiammiferi fosforici dei quali non 
si potrebbero mai citare tutti i vantaggi 
recati all'uomo, presentano tuttavia degli 
inconvenienti gravissimi. Oltre che gli ope- 
rai impiegati nella fabbricazione dei fiam- 
miferi vanno soggetti a malattie gravi e 
special*!, talora mortali, i fiammiferi pos- 
sono dar luogo a incendi, possono servire 
per le proprieta velenosissime del fosforo 
a scopi delittuosi, a suicidi, e occasio- 
nal^ fortuiti avvelenamenti, soprattutto di 
bambini. 

1812. Ad eliminare questi inconvenienti, 
si consiglia l'uso dei fiammiferi cosiddetti 
anti/oeforict e non velenosi. Alcuni di que- 
sti fiammiferi hanno bisogno per accen- 



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IMBALSAMAZIONE. 



198 



dersi d'essere fregati su d'una superficie 
rugosa preparata apposta, e sebbene of- 
frano V incomodo di render necessario l'uso 
della scatola, e della superficie apposita 
la quale facilmente si sciupa, sono questi 
cbe coosigliamo alle mamme ed ai babbi 
amorosi. Purche si teoga la scatola sul 
caniino o sur un mobile alto, anche se ca- 
dra qualche fiammifero nelle mani dei bam- 
bini, essi non potranno accenderli, ne av- 
Telenarsi. 1 casi d' incendio saranno pure 
fatti piu rari. 

1813. Si fabbricano tuttavia dei fiam- 
miferi non velenori e senza fosforo, i quali 
possono accendersi su qualsiasi superficie 
rugosa. La pasta infiammabile di questi 
fiainniiferi 6 composta di 

Clorato potassico parti 8 

Solfuro d'antimonio » 8 

Minio ossidato > 8 

Gomma del Senegal » 1 

oppure di 

Clorato potassico parti 7, 8 

Iposolfito di piombo » 2, 6 

Gomma arabica » 1, 



Imbalsamazione. 

1814. Imbalsamazione dicesi Parte di 
couservare i cadaveii coll a loro materia 
e colle loro forme. L' imbalsamatore deve 
essere un po' scultore, un poco anatomista, 
e molto naturalista, perche 1' animale im- 
balsamato abbia parvenza di vita, e sia 
rappresentato in un perfetto equilibrio 
iisiologico. 

1815. L' imbalsamatore deve saper ma- 
neggiar lo seal pel lo dell' anatomista, deve 
aver buona vista, conoscere la proprieta 
dei reagenti preservatori di cui si serve, 
aver somnia prudenza nelPuso delle so- 
stanze velenose antisettiche, star in guar- 
dia contro le polveri, specialmente nella 
conservazione dei vecchi preparati, sospen- 
dere i lavori pericolosi quando abbia una 
piccola ferita o una escoriazione alia pelle. 

1816. L'arte della imbalsamazione, oltre 
d' arricchire la suppellettile scientifica, 
s' accupa anche di abbellire la nostra casa 
col mezzo di preparati artistici. E una 
tassidermia che si direbbe volentieri di 
genere, e che ha ormai incontrato il fa- 
vore universale. Essa da i piccioni cbe pi- 
golano d' amore sur un trapeso di legno 
clorato che si appende ai soffitto con due 

Libro per tntti. 



cordoni di seta; essa da le mensole ele- 
ganti sostenute con teste di cervo, di bu- 
falo, di cane; i portafiammiferi graziosi 
con teste d' uccelli ; le cornici coi gattini 
e con gli scoiattoli, che adornano le sale 
piu eleganti." 

1817. L' imbalsamatore ha bisogno d'un 
ricco materiale per le sue operazioni ; ha 
bisogno d'una serie di strumenti per la 
dissezione, scalpelli, forbici, pinzette, un- 
cini, filo metallico, refe, aghi da chirurgo, 
strumenti di misura, preparati conserva- 
tory fornelletti a gaz con coppelle, ver- 
nici e colori, materie per impagliare, come 
fieno fino, muflfe, crino vegetale, stoppa, 
cotone, segatura di legno, plastilina, cera, 
recipienti per bagni, sostegni e telai d'ogni 
sorta, occhi di smalto o di vetro dipinti 
sulla superficie interna, ec. 

1818. L' uccisione degli animali per la 
imbalsamazione non e senza importanza 
circa il modo. II lasciarli morire di fame 
e una barbarie che spesso compromette 
anche l'esito della imbalsamazione. I pic- 
coli animali si uccidono col calore, intro- 
ducendoli in un vaso chiuso che si pone 
nell'acqua bollente, o colla sommersione 
neir alcool arsenicale. I piccoli marami- 
feri si uccidono coll'etere o col clorofor- 
mio ponendoli sotto una campana con una 
spugna imbevuta di queste sostanze. Gli 
uccelletti piu piccoli si soffocano con una 
pressione sulla trachea. I mammiferi mag- 
giori si uccidono coll'acido prussico, o colla 
puntura del midollo allungato mediante ua 
ago confitto fra l'occipitale e la prima 
vertebra. 

1819. Fmbaltamaxione dei mammifitri. — 
Si lavi il mammifero d'ogni macchia, si 
asciughi con polvere di marmo, e, se non 
e animale da mettere in bagno,se ne sgras- 
sino i peli con polvere d' amido. Ridonata 
quindi all' animale la pieghevolezza neces- 
saria delle articolazioni, col mezzo di forti 
movimenti, se ne chiudano i fori natural], 
e si incida la pelle dallo sterno sin verso 
al pube. 

1820. La pelle si spoglia colle mani. Si 
disarticolano i femori. I grossi vasi san- 
guigni si annodano con nodi ad ansa, di 
refe, in due punti coutigui, e si tagliano 
fra i due nodi. L'ano si distacca daU'in- 
testino retto dopo aver praticate due si- 
mili allacciature. Della coda si spogliano 
le prime vertebre, e quindi essa si taglia 
all' articolazione coll'osso sacro. Si opera 
altrettanto per le estremita anteriori. Ar- 

ia 



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194 



IMBALSAMAZIONE. 



rivati alia testa, si disarticola Tartico- 
lazioae dell'occipite coll'atlante e si getta 
via la parte gia disseccata. 

1821. Delia testa, levati g-li occhi, si 
asciugan l'arbite con polvere di gesso, e si 
vovescia la pelle su se stessa tirando il cra- 
nio col mezzo di pinze e d' uncini che si 
attaccano al foro occipitale, al mascellare 
inferiore, ed air arco zigomatico. La conca 
e il meato auditivo debbonsi tagliare molto 
profondameute. Si scassa quindi il cranio, 
e si vuota della polpa cerebrale, sia pel 
foro occipitale, sia per un' apertura pra- 
ticata appositamente alia base del cranio. 
La mascella inferiore dove legarsi solida- 
mente alia snperiore. 

1822. Quan to alle estremita, se ne ro- 
vescia la pelle sino alle unghie, se e pos- 
sibile, e si mettono a nudo le ossa con- 
servando le articolazioni, cosi da avere 

10 scbeletro artificiale delle estremita. Al- 
trimenti si praticberanno dei tagli nel 
polpastrello che si vuotera delle parti car- 
nose e grasse, e si riempira il vuoto con 
uu pezzetto di mussolino. 

1823. La pelle yien quindi messa in ba- 
gno. 11 bagno pifr generalmente adoperato 
si compone di: 

AUume 500 grammi 

Sal comune 250 » 

Acqna comune 5000 » 

si adopera anche: 

AUume 500 grammi 

Sal oomune 500 » 

Hitrato di potassa . 250 » 

Acqua 10 000 » 

11 bagno deve durare dne settimane pei 
mammiferi piu grossi, e 24 ore per i piu 
piccoli. 

1824. Ripulita la pelle dalle aponeurosi 
e dal grasso con speciali rascbietti a lama 
rettilinea ed a lama seghettata,operazione 
cbe deve esser fatta con ogoi cautela, si 
procedera alia montatura dell'animale. Al- 
cuni per altro usano lavare inter a mente la 
pelle con una spugna imbevuta d'un liquido 
preservatore contro gli insetti.come qoesto: 

Sublimato corrosivo. 8 grammi 

Canfora 8 » 

Spirito di vino 1 litro 

oppure : 

Sapone 30 grammi 

Canfora 60 » 

Coloquintide 60 » 

Alcool 1000 » 



1825. Per la montatura si adopera del 
ill di ferro di opportuna grossezza, di cui 
si fa uno scheletro. Se ne tagli an o quat- 
tro pezzetti per le gambe, e si fanno ap- 
puntiti colla lima; poi si introducono per 
la punta dalla pianta dei piedi, e fattili 
passare sinche ne rimauga appena un 
tratto fuori del piede per fermarli alio 
zoccolo, si legano alle ossa spolpate della 
gamba. U tendine d'Achille si lega ad una 
cordicella che si fa passare per un ap- 
posito foro, per tenderlo opportunamente 
durante l'essiccazione. Quindi si riempiono 
le gambe. L'astuccio della coda si rieni- 
pie con un filo di ferro intorno a cui s' e 
avvolta della stoppa. 

1826. Quindi si taglia un ill di ferro 
piu lungo di un quarto della lunghezza to- 
tale del corpo, e vi si fanno due anelli, il 
primo all' altezza delle spalle, il secondo 
alia estremita inferiore. L' estremita an- 
teriore attraversa il cranio ; gli anelli ser- 
vono d' attacco ai fili che sostengono le 
estremita, e la coda si unisce alia parte 
posteriore. Fatto cosl lo scheletro, si Uni- 
sce 1' opera del riempimento con grande 
cura, servendosi di una bacchetta di ferro 
munita d' una estremita ingrossata a mo* di 
capocchia. 

1827. Cucito V animale, si adopera nno 
strumento a fiocina cbe si introduce qua 
e la attraverso alia pelle. La parte fatta 
a ferro di lancia serve per distribuir bene 
il ripieno. II preparato vien poi fissato sur 
una tavoletta sollevata, col mezzo dei fili 
che escono dalla pianta del piede, ed il 
fllo ripiegato entro apposita scanalatura 
viene fermato col mezzo di chiodi a due 
punte. 

1828. Le orecchie si tengono in posi- 
zione con cartoni e con spille. Dalla bocca 
si levano le parti mucose.poi le si da il pre- 
servative) in pasta. Quello generalmente ado- 
perato e il tapone arsenical* di Bicoeur, 
composto di: 

Arsenioo bianco 37 parti in peso 

Canfora 6 » 

Sapone bianco 37 » 

Carbonate di potassa . 15 » 

Calce in polvere 5 > 

1829. 11 sapone arsenicale si prepara 
cosl: Si affetti il sapone bianco, ed in- 
sieme ad un po' d' acqua, si liquefaccia 
sur un fornelletto, aggiungendovi uu po' di 
cremor di tartaro. Poi si tolga il recipients 
dal fuoco, e si aggiungano l'arseuico e la 
calce, mescolando bene. La canfora si poi- 



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IMBALSAMAZIONE. 



195 



verizza a parte in tin raortaio coa alcool, e 
si unisce quando il miscuglio e ben freddo. 
II miscuglio si deve conservare in vasi 
di vetro o di maiolica ben chiusi. Per 
adoperarlo se ne prende un po' con una 
spatola di legno, si mette in una tazza 
con un po' d'acqua, si mescola, e si applica 
con un pennello. Si raccomanda a chi ne 
usa la massima can tela, la piu scrupolosa 
nettezza, e l'uso, per le prime volte, di un 
po' di collodio sotto le unghie delle dita. 

1830. Dato il preservative;, le parti aspor- 
tate si sostituiscono colla cera, o con un 
mastice speciale, che e ancbe adoperato 
per imitare le caruncole di certi uccelli, 
composto di: 

Bianco di Spagna . 2 grammi 

Olio di noce essiccativo. 3 > 

opportunamente colorato. Se la bocca deve 
rimaner aperta, si fissa il labbro inferiore 
con uno spillo. Si met to no quindi gli occhi 
nelle occbiaie dopo averle spa] mate di colla, 
si pettina il mantello, si da prima una 
mano di essenzadi trementina, poi im'altra 
di vernice coppale alle palpebre, al muso, 
alio gengive, e finalmente si tagliano i fili 
dei tendini e il ferro che sporge dal cranio. 

1831. Imbahamazione degli uccelli. — 
Dopo aver prese le misure dell'uccello, dal 
principio del collo al coccige, dalla estre- 
mita delle ali all' estremita della coda, la 
lunghezza delle cosce, del collo, dalle ali 
alle cosce, ec, si procede alio spogliamento 
della pelle, per mezzo d' un taglio che 
dalla radice del collo si prolunga sino al 
ventre, dopo avere, soffiando, alio n tan ata 
la pelurie, e si opera come coi mammi- 
feri. Le ali si staccano disarticolandole, 
o anche con un colpo di forbici, quando 
si tratti di piccoli uccelli. II collo si ta- 
glia alia sua radice, e si tagliano le ossa 
delle gambe. Nel distaccare la pelle dal 
coccige, bisogna aver cura di non recidere 
la radice delle penne. Quindi si nettano 
le ossa delle gambe e delle ali, operazione 
molto difficile. 

1832. Poscia si rovescia a poco a poco 
la pelle del collo e della testa sino alia 
radice del becco, e si levano gli occhi, il 
cervello e le parti carnose, in modo da 
mettere a nudo le ossa del cranio. II cer- 
vello si estrae facilmente con un filo di 
ferro munito d'un piccolo anello piegato 
ad angolo retto. Se Tuccello e un po' grosso, 
per queste operazioni s'usa di sospenderlo 
con una cordicella. La lingua quando si 



voglia conseivare, si estirpa con cura, si 
impolvera con allume e calce, e si fa sec- 
care fra due fogli di carta sugante, sotto 
pressione. 

1833. Per montare l'uccello si fa uno 
scheletro di fil di ferro inverniciato, di cui 
si tagliano due pezzi uguali e appuntiti, e 
un terzo molto piu lungo. II corpo deJl'uc- 
cello viene legato a questo ultimo avvi- 
luppato di stoppa, in modo che ne avanzi 
un tratto eguale alia lunghezza del collo. 
Col rimanente si circonda il corpo in spire. 
Alia estremita cefalica del filo di ferro si 
avvolge un bioccolo di stoppa e si intro- 
duce pel foro occipitale nel cranio: poi 
a poco a poco si fa passare la testa nella 
pelle del collo, avendo cura che il becco 
non faccia ostacolo e non buchi la pelle. 
Si potra far uso di lunghe pinzette con 
cui si piglia il becco, tirandolo logger- 
mente. Gli altri due fili si introducono nelle 
piante, si fanno passare con cura die- 
tro all' osso del tarso, si fissano alle tibie 
con stoppa, si introducono nel corpo, e, 
fattili uscire, si incurvano e vi si intro- 
ducon di nuovo. Finalmente si riempiono 
il petto e V addome, si rovescian le ali 
dopo averle spalmate di sapone arsenicale, 
e si unisce con ogni cura la pelle. 

1834. I bargigli e le caruncole possono 
essere disseccati e quindi dipinti con co- 
lon ad olio, oppure asportati e modellati 
con mastice colorito (vedi n° 1830). Le 
appendici membranose del becco di certi 
uccelli si debbono raschiare e colorire ad 
olio. Per dar forma alia livrea dell'uc- 
cello, dopo averlo preparato, si adoperano 
delle bende che si fissano con spilli. " 

1835. Coruervazione dei rettili. — I mo- 
derni erpetologi preferiscono, ai serpen ti 
imbalsamati, i serpenti conservati in li- 
quido. Uno dei migliori liquidi adoperati 
risulta di: 

Allume 500 grammi 

Salnitro 500 » 

Sal comune 600 > 

Acqua 4 litri 

Alcool 1 litro 

Servono pure bene le soluzioni d* acido 
borico, e il liquido del Wickerschenner : 

Acqua bollente 3 litri 

Alcool metilico V3 di litro 

Allume 10 grammi 

Sal comune 25 > 

Salnitro 12 » 

Potassa 60 » 

Acido arsenioso 10 » 

Glicerina */* grammo 



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196 



IMBALSAMAZIONE. 



1836. 1 liqnidi conservator! debbOno es- 
sore rinnovati almeno una volta ogni anno, 
colPuso d' un piccolo sifone di gomma ela- 
stica. I vasi che li contengono debbono 
essere di ottimo cristallo, possibilmente 
non cilindrici, ma a superficie parallele, 
muuiti di largo piede e di largo collo, 
chiusi con tappo di vetro smerigliato, con 
un po' di stearina fusa versata fra il tappo 
e il vaso, e con una cuffia di gomma ela- 
stica. 

1837. Imbalsamazione dei pesd. — I pe- 
sci rotondi vengono preparati col mezzo 
di un taglio longitudinale inferiore. Le na- 
tatorie o pinne vengono recise alia loro 
radice. II piccolo cayo del cranio si vuota 
pel foro occipitale. Gli occhi si estirpano 
e si applica nelF occhiaia un buono strato 
di preservativo. Lo scheletro si fa con due 
fili di ferro, uno dei quali corre superior- 
mente, V altro inferiormente nel corpo del 
pesce, e che si uniscono attorcigliandoli 
nella coda e nel la testa. II filo inferiore, 
piu lungo, si attorciglia a meta, e se ne 
fa uscire 1' ansa pel corpo, onde attaccarlo 
alio zoccolo. 

1838. La pelle si deve levare due o tre 
giorni dopo la morte deH'animale. Levan- 
dola, si deve aver cura di non rovesciarla 
per non staccarne le squame, e di con- 
servare la pellicola argentina che da i suoi 
effetti luminosi per trasparenza attraverso 
alle squame. Alcuni pesci rotondi si con- 
servano meglio nei liquidi. 

1839. I pesci piatti si spogliano della 
pelle con un taglio praticato nel mezzo 
della colonna vertebrale. II corpo viene 
inverniciato. Le natatorie devono seccare 
nella posizione regolare fra pezzi di car- 
tone. Le branchie sottoagli opercoli si 
conservano dopo averle inzuppate d'olio 
di trementina arsenicale. II cavalluccio ma- 
rino si conserva senz' altro con un bagno 
in un liquido preservativo. 

1840. Conservazione degli ttwett*. — Per 
le collezioni d'insetti sono necessari: spilli 
speciali entomologici, di diversa grossezza 
e lunghezza, preferibilmente inverniciati ; 
tavolette di torba o di sughero, o di fusto 
di palme ; cartellini per le collezioni con 
segni convenzionali rappresentanti il ses- 
bo (A maschio; Q femmina); lenti d'in- 
grandimento: cassette di legno con vetro 
superiormente e che chiudano bene. Nelle 
cassette si incollano dei pezzetti di su- 
ghero di forma cubica fatti da un tappo 
comune; o dei grossi tappi, a maggior di- 



stanza. I cubetti servono per un insetto 
solo ; i tappi per parecchi insetti. Meglio 
coprire tutto il fondo col sughero, colla 
torba, col midollo d' agave, oppure con uno 
strato di : 

Pece bianca 5 chilogrammi 

Cera 3 > 

Talco di Russia . . 1 chilogramnv 

Terebentina Vs » 

1841. Se si eccettuano i grossi coleotteri 
esotici, i Golia, e alcune grosse specie no- 
strane, come i cervi volanti, gli scarabei, 
i ditischi, gli idrofili, i quali si vuotano 
con un uncinetto, dopo aver distaccato 
con cura 1* addome, non occorre vuotarli. 
I grossi si uccidono immergendoli neir al- 
cool arsenicale, i piccoli esponendoli in 
una scatola ai vapori di benzina o di cloro- 
formio. Si immergono quindi nella benzina 
o in un liquido preservatore (vedi n° 1824) 
e si fanno essiccare, ingegnandosi col 
mezzo di aghi di fare in modo che le zampo 
e le antenne abbiano una buona posizio- 
ne. I piccoli coleotteri si ingommano sur 
un quadruccio di carta che vien traforata 
dallo spillo. Lo spillo viene impiantato ge- 
neralmente neli'elitra sinistra. 

1842. L' addome dei grossi ortotteri deve 
essere vuotato, rivestito internamente di 
pasta preservativa e riempito di cotone. 
Alcuni perd molto grossi e curiosi deb- 
bono essere preparati a secco, anche con 
qualche sacrificio rispetto a certe espau- 
sioni fogliacee come quelle dei fasma e 
delle mantidi. 

1843. Le farfalle si uccidono immer- 
gendo la punta dello spillo con cui si tra- 
figgono, in mezzo al torace, fra le ali, nel 
sugo di pipa, ovvero arroventando V estre- 
mita dello spillo, e preservando con un 
cartoncino V insetto. Per tenere le ali di- 
stese durante V essiccamento, si adopcra 
uno speciale distenditore di legno dolce, 
con una scanalatura per riceverne il corpo. 
Le ali si mantengono distese con listerelle 
di carta fissate col mezzo di spilli. 

1844. Le larve si uccidono coir alcool, 
o meglio colla sommersione nell' acqua bol- 
lente del recipiente sottile che le contiene. 
Quindi si vuotano accuratamente, mediante 
la compressione per un piccolo foro che 
si pratica alia parte posteriore, e intro- 
dotta nell' apertura V estremita d' un pic- 
colo tubo di vetro, si soffia in modo da 
dilatar la pelle nella cor rente d'aria calda 
e secca ottenuta sovrapponendo ad uua 
fiamraa ad alcool una lastrina metallica, 



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IMPERMEABILITY 



191 



L' apertura deve essere poi chinsa con un 
sottile filo di seta. 

1845. Conservazione degli aracnidi. — 
Gli scorpionidi si preparano a secco e si 
infilzano cogli spilli come gli insetti. I piu 
grossi devoDO essere vuotati o almeoo iniet- 
tati di sostanza conserratrice. I ragni si 
trafiggono sal cefalotorace, in mo do da 
lasciar visibili gli ocelli. Si conservano 
perd difficilmente a secco, se non si ha 
1' avvertenza di staccar Taddome e di es- 
siccarlo entro un tubetto di vetro sulla 
fiamma d' una lampada ad alcool, o di vuo- 
tarlo colla aspirazione per riempirlo poi 
di cera. 

1846. Contervazione dei cro8tacei. — I 
grossi crostacei debbono sempre esser vuo- 
tati delle parti molli, ci6 che si ottiene 
facilmente distaccando le articolazioni che 
vengono poscia ingommate. I corpi deb- 
bono poi essere verniciati colla vernice 
coppale o colla vernice Dammar. Molti pre- 
fenscono conservarli nelP alcool. 



Impermeability. 

1847. Tutte le sostanze sono in gene- 
rale, in grado maggiore o minore, capaci 
di assorbire o di condensare sopra di se 
il vapor d' acqua, d' essere cioe igrosco- 
piche non solo, ma anche di lasciarsi at- 
traversare dall' acqua e da altri liquid!, 
quando siano porose. Questo ultimo feno- 
meno avviene per capillarita, per la legge 
fisica cioe che fa salire l'acqua come ogni 
altro liquido nei tubi di piccolissimo dia- 
metro, e di materia tale che il liquido 
possa aderirvi, ad un' altezza tanto mag- 
giore quanto minore sia il diametro del 
tubo. I corpi che non si lasciano bagnare 
ne penetrare dalP acqua o da qualche al- 
tro liquido, diconsi impermeabili al liquido 
stesso. Poiohe spesso e di grande utilita 
il reudere impermeabili all' acqua certe so- 
stanze, come i tessuti, i cuoi, i legnami, i 
materiali da costruzione, ec, indicheremo i 
mezzi principal! per ottenere tale risultato. 

1848. Mezzi per rendere impermeabili le 
itoffe> le tele, i feltri, ec. — - Uno dei mezzi 
migliori consiste nel macinare insieme 
100 parti d'olio di lino finissimo, sei e 
mezzo di acetato di piombo, una e mezzo 
di terra d'ombra calcinata, una e mezzo 
di biacca, e una e mezzo di pietra pomice 
fina, e nel far bollire il tutto per 10 ore 
ad un fuoco gradatamente sempre pin in- 



tense Si lasci poi riposare per otto giorni 
la vernice, poi si passi attraverso a uno 
staccio di mussolino, si stemperi in una 
debole soluzione di colla forte con una 
quantita di terra da pipe polverizzata e 
stacciata, di peso uguale a un terzo del- 
l'olio di lino impiegato, e si agiti ben bene 
con una spatola, aggiungendo della tinta 
macinata ad olio del colore cbe si desi- 
dera, nella proporzione della massa total e. 

1849. Per applicarla ai tessuti, si sten- 
dono questi sopra un telaio di legno, e 
si fa passare sulla loro superficie la ver- 
nice con grandi stecche d'acciaio. Quando 
la vernice e bene stesa, si volta il tessuto 
e si ripete Toperazione dall'altra parte, 
dopo di che si lascia asciugare al sole per 
sette od otto giorni. 

1850. Le tele grossolane si incatramano 
con an composto di 10 parti di resina 
asciutta e 15 d'olio di pesce, il quale 
si applica caldissimo. Se la prima opera- 
zione non riesce bene, si ripeta due o tre 
volte facendo asciugare la tela ogni volta. 

1851. Le tele cerate sono tele imper- 
meabili fine. La loro preparazione consi- 
ste generalmente in un apparecchio con 
colla di pasta per otturare le maglie della 
tela; nella applicazione di due strati di 
gesso macinato con olio di lino da pittori; 
nella levigazione colla pietra pomice, nel- 
1' applicazione degli strati di colori, e 
nella verniciatura. 

1852. II taffetth eemplice si prepara nel 
modo seguente : Si pone a sciogliere in un 
bagnomaria della colla di pesce nell'alcool 
a 56<> fino a che la soluzione sia completa. 
Si filtra attraverso ad un pannolino, e si 
tiene in luogo fresco sinche la soluzione 
si condensi in gelatina abbastanza dura 
per resistere alia pressione del dito. Poi 
si scalda e si stende sur una stoffa di 
seta in modo uniforme, lasciandola quindi 
asciugare. Per adoperarlo per ferite o al- 
tro, e renderlo appiccaticcio, basta inu- 
midirlo. 

1853. II taffetth ingleae si prepara nel 
seguente modo : Si taglia in pezzetti una 
parte di colla di pesce, e si fa macerare 
per un giomo in otto parti d' acqua; quindi 
si fa sciogliere a bagnomaria con otto parti 
d' alcool a 56° e si filtra. Con un pennello 
si stende il liquido cosi ottenuto sopra la 
stoffa di seta distesa sur un telaio. Quando 
il primo strato e secco, si ripete la spal- 
matura; e cid per quattro o cinque volte; 
quindi si da una mano di tintura concen* 



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198 



IMPERMEABILITY. 



trata di balsam o del Tolu, e, quando questo 
e secco, si sovrappone an leggero strato di 
gelatina. 

1854. Un boon metodo per rendere. im- 
perraeabili ogni sorta di tessuti, lascian- 
doli morbidi, pieghevoli, inodori, lucidi, per 
mezzo del cautciu, e il seguente: Mesco- 
late sei parti di nero fumo, tre di gomma 
lacca e quattro di gomma elastica del cora- 
mercio pulita e ridotta in minuzzoli, e por- 
tatele ad un mulino comune da grano di 
cui farete riscaldare i cilindri con vapor 
d' acqua. Aggiungete del catrame di car- 
bon fossile greggio, senza acqua e senza 
sali ammoniacali, e una parte di litargirio 
per ogni cinque o sei in volume del ca- 
trame. Poi applicate uno o piu strati del 
miscuglio al tessuto, e sospendete questo 
in una stufa ad aria calda, satura di vapor 
d' acqua, per 20 ore circa. 

1855. Un sistema migliore, perche men- 
tre rende impermeabili all' acqua i tessuti 
non toglie loro la permeability all' aria, 
cid che fa il precedente, e questo: Fate 
sciogliere in 17 litri d' acqua bollente 500 
grammi di gelatina e 500 grammi di sapone 
di sego, a cui aggiungerete 750 grammi 
d'allume a piccole porzioni per volta, e fate 
bollire per un quarto d'ora. Raffreddato 
che sia il liquido a 50°, immergetevi il 
tessuto, fate che se ne impregni, ponetelo 
ad asciugare ; poi lavate con acqua, fate 
asciagare di nuovo e passate sotto il man- 
gano. 

1856. Per rendere impermeabile la tela 
da sacco, in modo da fame delle secchie 
leggiere per attingere acqua, preparate 
una soluzione tiepida di colla animale, 
tuffatevi la tela, e lasciatela poi asciugare, 
ma non tanto che perda la sua morbidita. 
Poi immergetela in un bagno di concia 
non troppo forte, affinche il tannino di 
questa vi penetri a poco a poco, e lasciate 
quindi asciugare all' aria. 

1857. Un eccellente miscuglio per ren- 
dere impermeabili i tessuti senza che per- 
dano il loro colore e il seguente : Pestate 
in un mortaio sino a deliquescenza 335 
grammi d' allume e 835 d'acetato di piom- 
bo; poi aggiungete 200 grammi di bicar- 
bonate* di potassa polverizzato e 200 gram- 
mi di solfato di soda; mescolate bene, e 
versate, sempre mescolando, nel mortaio 
120 grammi di magnesia calcinata e 5 litri 
d' acqua. Versate poi il miscuglio in un 
recipiente contenente 50 litri d' acqua, agi- 
tate il tutto per 20 minuti, versatelo in 



un altro recipiente dove avrete sciolti 
150 grammi di sapone d'oleina in altri 
50 litri d' acqua; poi mescolate per altri 
20 minuti. Immergete i tessuti, tele, stoffe, 
abiti, in questo liquido, fate n el i impregnar 
bene, toglieteli, poi, quando saranno sgoc- 
ciolati, fateli asciugare per lavarli poi a 
grande acqua. 

1858. Per rendere impermeabili le stoffe 
di seta per abiti od altro, preparate un 
miscuglio di 30 parti di xiloidina (sostanza 
proveniente dal lino, dalla paglia, dalla 
segatura di legno o dall'amido trattati 
coir acido azotico) disciolte in 300 parti 
in peso d'etere e in 100 parti d'alcool, cui 
aggiungerete da 75 a 100 parti d'olio vege- 
tale, concentrandolo col calore sino a che 
formi col raffreddamento un solido strato 
quando si versi su d' una lastra di vetro. 
Gli oli di ricino, o di garofano, o d'oliva, o 
di lino, servono ugualmente. Disteso il mi- 
scuglio sur una lastra di metallo o di 
vetro, stendetevi sopra la stoffa prima 
che prenda consistenza, e lasciatevela un 
momento solo. Ponete poi la stoffa in un 
essiccatoio a forno, ad una temperatura 
di 70° a 80°, per circa due ore. 

1859. Per rendere impermeabili la carta 
e il cartone, — Sciogliete da una parte 
24 d'allume e 4 di sapone bianco in 32 parti 
d* acqua; dall' altra, 2 di gomma arabica 
e 6 di colla in 32 d' acqua. Poi mesco- 
late le due solnzioni, scaldatele, e immer- 
getevi la carta che farete poi passare su 
cilindri caldi per essiccarla. 

1860. Un altro mezzo ottimo e il seguen- 
te : Introducete in una soluzione acquosa 
di ammoniaca (densita 0,880) del rame in 
trucioli o in limatura. e agitate in pre- 
senza dell' aria. Immergendo per un istante 
in questo liquido detto cupro-ammoniacale 
o di Schweitzer dei fogli di carta, che si 
dovran poi cilindrare e seccare, si ottiene 
della carta che resiste persino all' acqua 
bollente. Cilindrando insieme due o tre fo- 
gli di carta bagnati nel detto liquido, si 
ha un cartone che resiste quanto il legno. 

1861. Per rendere impermeabili le pelli, 
i cuoi, le calzature, ec. — Tenete i cuoi 
immersi nelP acqua per tre o quattro gior- 
ni, quindi immergeteli ancora umidi in 
un bagno di grasso o d' olio caldo. La- 
sciate veli per due o tre ore, quindi leva- 
teli e sottoponeteli a pressione. Quando 
saranno freddi, comprimeteli fra due cilin- 
dri di ghisa e lasciateli asciugare. 

1862. Un altro buon metodo e il seguen* 



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INCENDT. 



199 



te : Fate fondere insieme 500 grammi di 
sego e 250 grammi di resina; applicate 
questo miscuglio ben fatto e caldo con un 
pennello alJe calzature prima riscaldate, e 
seguitate ad applicarne parecchi strati. 
Per ridar loro il lucido, soffregatele con 
una soluzione di 30 grammi di cera in 
30 grammi d'essenza di trementina, cui 
avrete aggiunto un cuccbiaio di nero fumo. 

1863. Spalmando gli stivali, i cuoi, ec. 
con un miscuglio di paraffin a e d'olio es- 
siceativo (olio di lino specialmente) fusi 
insieme, e riscaldandoli poi dolcemente, 
oltre al renderli impermeabili, si da loro 
maggior durata, senza che perdano 1' ela- 
sticity ne il colore, e senza che venga 
impedito di renderli lucidi col lustro. 

1864. Per rendere impermeabili i legni. 
— I metodi indicati a questo scopo sono 
moltissimi. Noteremo, fra i tanti, quello 
di tener immerso il legno per quattro ore 
in un bagno di sevo fuso ; quello d' im- 
raergerlo in una soluzione resinosa a 150°; 
quello di impregnarlo d' olio essiccativo 
tenente in soluzione una resina, o meglio 
ancora di servirsi degli oli creosotati pro- 
venienti dalla distillazione del catrame; 
quello di immergerlo in una soluzione di 
bo race bolleote cui si sia aggiunta della 
gomma lacca o un' altra resina. 

1865. In tiermania usano a questo scopo 
di spalmare i barili da birra, sulla super- 
ficie interna, con una vernice fatta di: 

Calofonia 250 grammi 

Gomma lacca 60 » 

Trementina 1000 » 

Cera gialla 15 » 

Alcool rettificato .... 2 litri 

poi, asciugata questa prima spalmatura, ne 
applicano una seconda colla stessa ver- 
nice, e una terza con una soluzione di: 

Gomma lacca 500 grammi 

Alcool 2 litri 

1866. Per rendere impermeabili i barili 
da alcool, si usa spalmarli con una solu- 
zione fatta di: 

Ritagli di cuoio 500 grammi 

Acido osBalico 30 » 

Acqua 1 litro 

che si prepara a bagnomaria, poi si dilui- 
sce in un litro e mezzo di acqua calda. 

1867. Per rendere impermeabili le funi 
e i cordami. — Si adoperano a questo scopo 
gli oli essiccativi uniti alia calce e com- 
binati coi bitumi e con varie resine. II 



composto indicato per le tele grossolane 
(vedi n° 1856) serve benissimo. 11 migliore 
intonaco perd e il catrame, adoperato sia 
colla gelatina e le sostanze concianti, sia 
col sapone e l'allume. 



Incendl. 

1868. Cause frequenti d* incendio sono 
le fermentazioni delle sostanze animali e 
vegetali, come il fieno, il letame, talune 
torbe,ed altre, accumulate in grandi masse, 
in certe speciali condizioni d'umidita. Per 
evitar tali cause, occorre ammassar il fieno 
soltanto qoando e secco, facendolo possi- 
bilmente cambiar di posto piu volte, e 
spargendo sovr'esso, a strati, sal di cu- 
cina secco, nn quinto di libbra per ogni 
100 libbre di fieno ; cio che inoltre rende 
il fieno piu nutriente. I legni vecchi, la 
segatura di legno, le tor be, soprattutto se 
ricche di solfuri di ferro, il carbone dolce, 
il carbon fossils, debbono per lo stesso 
motivo conservarsi in magazzini chiusi, 
asciutti e freschi, o air aperto sotto tet- 
toie che li riparino dalle piogge. 

1869. 1 pirotecnici, ad evitare possibili 
e facili cause d' incendio, maneggeranno 
con ogni prudenzale polveri piriche; non 
le faranno seccare ne al fuoco, ne al sole, 
saranno cauti nel triturarle, e non ado- 
preranno mortal metal lici. Le case si do- 
vranno munire di parafulmini, soprattutto 
se isolate, nelle campagne. Nei magazzini 
di petrolic sara bene tener sni fusti bot- 
tiglie turate piene d' ammoniaca cqncen- 
trata, che scoppiando, in caso d' incendio, 
arresteranno i progress] di questo con lo 
sviluppo dei vapori ammoniacali. 

1870. 1 babbi, le mamme, le sorelle mag- 
giori non lascino mai troppo vicini al fo- 
colare i bambini. Si proscrivano le pessime 
e antigieniche abitudini dello scaldare il 
letto e di tener lo scaldino con braci sotto 
il grembiale o sotto la sottana. I vecchi 
e gli ammalati usino le bottiglie d' acqua 
calda. I fumatori. in casa e fuori, badino 
dove buttino i fiammiferi ancora accesi e 
i mozziconi dei sigari. Non fumino in letto, 
e si guardino anche dal leggere in letto, 
la sera, quelli che facilmente si addormen- 
tano senza spengere il lume. 

1871. In caso d' incendio ad un camfno, 
chiudete usci e finestre, e buttate nel fuoco 
dello zolfo pestato. In mancanza di zolfo, 
buttatevi delle cipolle crude tagliate a pez- 



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200 



INSETTI. 



«. Altrimenti prendete dei cenci, dei sac- 
chi, una coperta, o altro, impregnateli 
d' acqua, e fatene nn tappo che caccerete 
su pel camino in modo da intercettare com- 
pletaraente il passaggio dell' aria. Se il ca- 
mino ha una valvola, chiudetela subito. 
Fate altrettanto se Pincendio si sviluppa 
in una stufa. Evitate di buttar acqua sui 
tubi di ferro o di terra cotta arroventati. 
1872. Nei grandi stabilimenti si doyra 
organizzare un servizio interno di vigi- 
lanza, che funzioni perennemente in un 
modo seraplice e razionale, ma soprattutto 
]a notte, nel qual tempo alcuni ispettori 
notturni dovranno visitare tutti i locali 
dell' edifizio ad ore prestabilite. La loro 
opera potra essere controllata mediante 
appositi congegni registratori come quelli 
del Beignet. Si dovranno pure visitare in 
ore notturne prestabilite gli apparecchi di 
riscaldamento, ed impiegare nei magazzini, 
nei depositi, nelle officine, gli avvisatori 
elettrici gia tanto diffusi alPestero. Gli 
avvisatori del Del Giudice, del Giuliani, 
del Guida, del Ravaglia servono all'uopo. 

1873. Sara bene rendere incombwtibili 
i tessuti, le scene teatrali,le tele, i legnami, 
la carta, in una parola tutte le sostanze in- 
fiammabili,specialmente dove le possibility 
d'incendio sono maggiori. I processi recenti 
del Martin servono abbastanza bene alio 
scopo. Ecco le sue diverse formole. 

1874. Pei tessuti leggieri: 
Solfato d'ammoniaca puro chg. 8 
Carbonato d'ammoniaca.. » 2,500 

Acido borico » 3 

Sal borace » 2 

Anlido » 2 

Acqua » 100 

Si porta la soluzione a 30° C M vi si im- 
mergono i tessuti, si lasciano asciugare, 
e si ripete due o tre volte Poperazione. 
II liqnido costa circa L. 0,16 al litro. 

1875. Per le tele dipinte, le scene tea- 
trali, i mobili, le porte, le finestre, ec: 

Cloniro d'ammoniaca chg. 15 

Acido borico » 5 

Colla di peace » 30 

Gelatina » , A 1,500 

Acqua » ™° 

Calcare quanto occorre. 

Si scaldi la mescolanza a 60° C. sino a che 
abbia consistenza oleosa, agi bandola di con- 
tinuo; poi si adoperi come una vernice con 
un pennello. Costa L. 0,21 al chilogrammo. 
Un chilogrammo basta per una superficie 
di cinque metri quadri. 



1876. Per le tele grosse, le corde, i le- 
gni, ec: 

Gloruro d' ammonio 15 chg. 

Acido borico 8 » 

Borace 3 » 

Acqua 100 > 

Si immergano le sostanze combustibili nella 
miscela scaldata a 100°, e vi si lasciuo 
per 20 minuti. 11 liquido costa L. 0, 23 al 
litro. 

1877. Per rendere incombustibile la 
carta : 

Solfato d' ammoniaca chg. 8 

Acido borico > 3 

Borace » 2 

Acqua » 100 

Si scalda la miscela a 50° C. e vi si im merge 
la carta per pochi minuti. Costa L. 0, 14 
ogni litro. 

1878. Un inchiostro a prova di ftioco, 
si ha col cloruro di platino e Polio di la- 
vanda. Per avere delP inchiostro da stampa 
si aggiungono a questo miscuglio nero fumo 
e vernice; per P inchiostro da scrivere, in- 
chiostro di China e gomma arabica. Si fa 
scaldare il cloruro di platino in una cap- 
sula di porcellana fino a che sia diventato 
perfettamente secco, poi s'aggiunge Polio 
di lavanda, e si riscalda il miscuglio sino 
a che non mandi piu vapori. Alia massa 
nera catramosa cosl ottenuta, s'uniscono 
nero fumo e vernice a piccole dosi. Per 
10 parti di cloruro, se ne adoperano 25 di 
olio di lavanda, e 30 di vernice. Lo scritto 
e lo stampato rimangono sulla carta bru- 
ciata. 

Inseiii. 

1879. Gli insetti sono animali invert©- 
brati, dal corpo articolato, nel quale si 
distinguono tre parti: il capo, il torace, Vad- 
dome. II torace porta sempre sei zampe, 
generalmente quattro ali, raramente due 
o nessuna. Sul capo son sempre, piu o 
meno manifeste, due appendici, di forma 
svariata, articolate, dette antenne, organi 
del tatto, e fors'anche delPudito e del- 
P odorato. Hanno occhi fissi e composti ; 
qualche volta, oltre a questi, degli occhi 
semplici. La bocca risulta d'un labbro su- 
periore, d' un labbro inferiore, con la lin- 
gua e i palpi, d'un paio di mandibole, e, 
sotto a queste, d'un paio di mascelle coi 
loro palpi. 11 torace si divide in protorace, 
mesotorace 6 mctatorace, provvisti ciascuno 



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INSETTI. 



201 



d'tm paio di zampe, risultanti dell'anca, 
delta coscia o feniore, della tibia, e del 
piede o tarso, collcgati da articolazioni. 
L'addome consta di tie a nove anelli ar- 
ticolati, o segmenti. La carne e i muscoli 
souo giallognoli o rossicci. Quale apparato 
respiratorio hanno un sistema di finissime 
trachee che percorre tutto il corpo. La 
maggior parte son muti. Alcuni emetton 
suoni provenienti piuttostoda sfregamenti 
di certe parti del corpo, che da veri or- 
gani vocali. 

1880. Salvo poche specie che partori- 
scono figli vivi, ]e feminine degli insetti 
depongono nova di diversa forma e di di- 
verso aspetto. Lo sviluppo dell' embrione 
si effettua neJPuovo mediante il calore. 
Dalle uova non nascono gli insetti per- 
fetti, ma degli esseri che diventano tali 
solo in seguito a metamorfosi, in alcune 
specie perfette, in altre no. Dalle uova 
nascono le cosiddette larve. Le larve delle 
farfalle d icon si bruchi. Le larve, talora 
provviste di zampe, tal altra apode, si tra- 
sformano in ninfe. Le ninfe delle farfalle 
diconsi crisalidi. Alcune ninfe si formano 
un bozzolo entro al quale si racchiudono. 
Dalla ninfa, dopo un periodo di tempo va- 
riabilissimo, nascono gli insetti perfetti. 

1881. Gli insetti si dividono in sette 
ordini. I Coleotteri hanno il protorace li- 
bero, e quattro ali, delle quali le anteriori 
servono come corazza cornea, o almeno 
piu salda, a proteggere le posteriori, e di- 
consi elitre. Nello stato di riposo le elitre 
nascondono le ali posteriori. Hanno me- 
tamorfosi perfette, apparato boccale ma- 
sticatore. Anche le larve sono provviste 
di apparato boccale masticatore (cervo vo- 
lante, maggiolino, scarabeo, lucciola). Gli 
Jmenotteri hanno un saldo e duro dermo- 
scheletro, quattro ali simili, con poche 
venature, le anteriori piu lunghe e piu lar- 
ghe delle posteriori, metamorfosi perfette. 
Poche specie mancano delle ali (ape, for- 
mica, vespa, calabrone). 

1882. 1 Lepidotteri hanno antenne di- 
ritte, sempre distinte, corpo allungato, co- 
razzato di chitina, apparato boccale suc- 
ciatore, quattro ali, delle quali le anteriori 
piu grandi delle posteriori, con venature 
quasi sempre longitudinal i, rivestite di 
piccole squamette, di diversa forma, gran- 
dezza e colore, il torace coperto di fitti 
peli o di squame. Le larve o bruchi delle 
farfalle hanno testa cornea, e 12 segmenti 
carnosi di cui i tre anteriori portano cia- I 



scuno nn paio di zampe. Salvo poche ec- 
cezioni, esiste anche alia estreraita del Tad- 
dome un paio di zampe. Tra queste e quelle 
trovansi da uno a quattro paia di brevi 
zampe a ventosa: in tutto da 8 a 16 zampe; 
mai di piu. 11 corpo dei bruchi ora e nudo, 
ora peloso o coperto di verruche. La mag- 
gior parte vivono sulle foglie delle piante; 
altri nel legno, nelle radici, nel gam bo 
delle piante stesse. Con parecchie mute i 
bruchi si trasformano in crisalidi, molte 
delle quali si fiiano un bozzolo che fissano 
trale foglie, ad un ramo, o altrove. Dalla 
crisalide nasce la farfalla perfetta (cava- 
liere, cavolaia, vanessa, tignuola, catocala, 
baco da seta). 

1883. La famiglia delle farfalle diurne 
comprende le specie piu care ai dilettanti 
collezionisti, per le ali dai colori appari- 
scenti, bellissimi. Un corpicino esile, con 
delicato rivestimento, le ali grandi e lar- 
ghe che stanno verticalmente nello stato 
di riposo e sono a contatto per la parte 
superiore, le sottili antenne che raggiun- 
gono la maggior grossezza al vertice o su- 
bito prima, formano nel loro insieme i 
caratteri principal di questa grande fami- 
glia. Le loro ninfe sono di color chiaro, 
distinte da ogni sorta di angoli sul dorso 
e da punte terminali sul capo. I bruchi 
hanno 16 zampe. Non hanno mai lunghi e 
folti peli; piu spesso bitorzoli carnosi, 
d'ogni aspetto e forma svariatissima (ca- 
volaia, cavaliere, vanessa). 

1884. Le farfalle crepuscolari hanno 
corpo massiccio e voluminoso, coperto di 
un folto rivestimento di squame o di peli, 
le ali strette, fortemente venate, sulla fac- 
cia inferiore in alcuni punti coperte di 
irti peli, le posteriori piu piccole con una 
setola uncinante davanti. Le loro tibie 
posteriori son munite di due paia di spe- 
roni, le loro zampe anteriori sono sempre 
uguali. Hanno le antenne compresse, cur- 
vate in avanti in un fino uncino aguzzo, 
prismatiche o debolmente claviformi. Han- 
no la lingua lunghissima, avvoltolata. Di 
giorno stanno assonnate, in luoghi ombrosi 
e nascosti. Sul crepuscolo escono agili, ra- 
pidissime per svolazzare e cercare i fiori, 
facendosi sentire col loro ronzfo. 1 loro 
bruchi sono nudi, allungati, con 16 zampe, 
spesso vivamente colorati, con un corno 
sull' ultimo segmento; si seppelliscono in 
terra, formando senza filare una ninfa fu- 
siforme, allungata, che toccata agita vi- 
vamente T addome. Generalmente abbiso- 



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202 



INSETTI. 



gnano di tutto Pinverno pel loro completo 
sviluppo. Alcune, eccezionalmente, vi im- 
piegano parecchi anni (testa di morto, sfin- 
ge, zigena, filugello, saturnia). 

1885* Le far/alle notturne od agrotidi 
hanno corpo robusto, addome aguzzo, piu 
lungo delle ali posteriori, pelo folto, occhi 
Tillosi o nudi, rilucenti nella oscurita, quasi 
sempre occhi semplici accessori oltre agli 
occhi composti, antenne setolose con se- 
tole ciliate, palpi molto sviluppati, lingua 
molle o mancante, zampe robuste, ali pur 
rohuste, attraversate da 12 costole, con 
quasi sempre una cella appendicolare, le 
posteriori piii brevi e piu larghe delle ali 
anteriori, d' ordinario senza diseguo e di 
colore piu oscuro. I loro bruchi general- 
raente hanno 16 piedi, e possono essere a 
folto pelo o nudi. I primi riposano aper- 
tamente di giorno sulle loro piante ; gli al- 
tri di giorno stanno nascosti. Alcuni hanno 
uno o due paia di zampe di meno, sono 
nudi, e non si nascondono di giorno. Tutti 
filano per la loro metamorfosi ma in modo 
imperfetto (orione, cosmia, catocala). 

1886. Una famiglia a se formano le far- 
fa) le i cui bruchi, detti geometri, nudi d' or- 
dinario, privi dei piedi del ventre, e-ri- 
dotti quindi ad averne soli 10 o al piu 12, 
hanno un'andatura speciale, caratteristica, 
e che alio stato di riposo amano incurvare 
il loro corpo, in modo da rappresentare 
perfettamente la letter a greca omega maiu- 
scola (Q). La maggior parte di questi bru- 
chi si ravvolgono, per trasformarsi, me- 
diante pochi fili in foglie secche o verdi, o 
si sotterrano. Le loro farfalle hanno quasi 
sempre corpo sottile, ampie ed elegauti ali 
le cui anteriori hatino generalmente il co- 
lore delle posteriori. Le antenne dei maschi 
sono sempre setolose o pettinate. Hanno 
capo piccolo, privo d'occhi accessori, palpi 
poco sporgenti (falena, arlecchino, fidomia, 
larenzia). 

1887. 1 cosiddetti Microlepidotteri,o pic- 
cole farfalle, sono numerosissimi. II loro 
esame, come il metodo di cattura, il trat- 
tamento, V allevamento, esigono un oc- 
chio armato di lente, e molte cure che 
li fan no spesso dai dilettanti metter da 
banda.Le ft'raZt'<tt,cheappartengono a que- 
sts categoria, hanno ali delicate, allun- 
gate, le anteriori triangolari, le posteriori 
relativamente larghe, quasi sempre munite 
di tre costole marginali interne e d' un 
uncino; antenne setolose, raai pettinate, 
grandi palpi, zampe lunghissime e sottili. 



I loro bruchi sono d' ordinario nudi, fusi- 
formi, con 16 zampe, mobilissimi; hanno 
una grande facilita di camminare a ritroso, 
e d' ordinario vivono esternamente sulle 
piante. Le Tetrici, cosl dette perche i loro 
bruchi, provvisti di 16 piedi, accartocciano 
per mezzo d' alcuni fili una foglia, e vivono 
insieme in quella dimora.e traforano anche 
il legno, le gemme, le frutta, sono ele- 
ganti farfalline, le cui ali anteriori hanno 
spesso riflessi metallici, e che fanno vita 
notturna. Le Tignuole hanno per lo piu ali 
sottili e affilate, con lunghe frange, co- 
lon magnifici, disegni elegantissimi. I loro 
bruchi hanno da 14 a 16 zampe. Taluni 
vivono in societa in un immenso bozzolo 
{iponomenta), altri arrotolano foglie, e por- 
tan seco come le chiocciole il loro nic- 
chio, o si fanno un astuccio di panno o 
d'altra stoffa, come la molesta tignuola 
dei panni, o vivono come minatori tra 
Tuna e l'altra epidermide d' una foglia 
scavandovi mirabili gallerie. 

1888. I Ditteri si raccomandano male 
ai collezionisti. Essi contano fra loro le 
zanzare, le mosche, i tafani, e le pulci .'... 
Si riconoscono agevolmente per le due sole 
ali, la proboscide atta a suggere, il to race 
co' suoi tre segmenti saldati, cinque arti- 
coli ai piedi, e, relativamente alio svi- 
luppo, forme essenzialmente diverse nelle 
quali appaiono la larva, la ninfa, 1' insetto 
perfetto. Le larve, prive di piedi, abitano 
F acqua, la terra, le materie organiche in 
putrefazione, le piante vive, delle quali, 
spesso, sono la rovina. Si trovan pure alio 
stato parassitico in altre larve o in ani- 
mal i a sangue caldo. 

1889. I Neurotteri hanno ali percorse 
da una piu o meno completa venatura re- 
ticolata, membranose, uguali le anteriori 
alle posteriori, apparato boccale mastica- 
tore, protorace libero, metamorfosi com- 
plete. Sono insetti di tenera o delicata 
natura (formicaleone, limnofilo, friganea, 
zeno). Gli OrtoUeri hanno apparato boccale 
qualche volta morsicatore, qualche altra 
succiatore; qualche volta hanno ali; ta- 
lune. specie ne sono prive. Nessuno ha 
metamorfosi complete, taluno ne manca 
affatto. II loro addome e diviso in 11 anelli. 
La larva, quando esiste, e priva d' ali, ma 
dopo parecchie mute ne offre il rudimento. 
Quando 1' insetto e perfetto, e alato. D' or- 
dinario hanno corpo allungato (effemera, 
libellula, termite, piattola o scarafaggio, 
locusta, grillo, grillo-talpa, forbiciuaj. 



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INSETTL 



203 



(890. Gli Emitteri concordano fra loro 
unicamente nella conformazione della bocca 
e nella incompleta metamorfosi. Hanno 
tutti un becco per succiare, e le loro larve 
si distinguono dall' insetto perfetto sol- 
tanto per l'assenza delle ali, e, ia certi 
casi, per alcuni articoli delle antenne di 
meno e pei rimanenti piu gross i. A molti 
mancano totalmente le ali ; di alcune spe- 
cie, soltanto i maschi sono alati. L'addome 
ha da sei a nove articoli, le cui stimme si 
trovano sui fianchi. Le loro zamped'ordi- 
nario ben sviluppate, sono in alcuni generi 
atte al salto, al nnoto, al predare (pidoc- 
chio, piattone, cocciniglia, afide o gorgo- 
glione della rosa, Ian ternaia, cicala, corissa, 
notonetta, idrometra, cimice, pentatoma). 

1891. La caccia degli insetti e delle loro 
larve, piu o meno abbondante, si pud fare 
in ogni tempo e in ogni luogo. L' inverno 
e pifo 'proprio alia ricerca delle larve e 
dei bozzoli ; nelle altre stagioni dell' anno 
piu ampia e la messe degli insetti per- 
fetti, perche ad ogni mese, ad ogni setti- 
mana, vi sono centinaia e centinaia di 
specie cbe raggiungono il loro completo 
svilappo. Gli arnesi per questa caccia si 
limitano a pochi. Alcuni spilli, una cas- 
setta di legno, col fondo di sughero, ad 
armacollo, una boccetta piena d' alcool, 
col tappo smerigliato, in tasca o nella 
cassetta, un decorticatore, e due o tre reti: 
ed e tutto. 

1892. 11 decorticatore serve a scovare 
gli insetti che stanno sotto la corteccia 
degli alberi, o sotterra. E una specie di 
raschiatoio robusto, col manico di legno, 
lungo da 40 a 45 cm. Delle reti se ne 
fanno di due specie : a sacco e a pinzette. 
La rete a sacco consiste in un sacco di 
garza cbe si lavera per renderla piu mor- 
bida, attaccato a un cerchio di grosso filo 
d' ottone inastato sur un manico di legno 
lungo poco piu di mezzo metro. La rete a 
pinzetta non e che un gran paio di forbici 
metal li che, o di legno, munite di due reti 
all' estremita in modo che, chiudendo la 
pinzetta, esse si sovrappongono. Serve so- 
prattutto per le farfalle. Per gli insetti 
acquatici serve anche la prima rete, o 
qualsiasi rete da pesca a maglie molto 
fitte. 

1893. Una volta impadronitisi, merce 
la rete, d' un insetto, bisogna ucciderlo su- 
bito. Cid e necessario soprattutto se si 
tratti di una farfalla che,dibattendosi nella 
rete, potrebbe spezzarsi le ali o altrimenti 



sciuparsele. A questo scopo si stringe la 
rete a meta, nella mano, e si fa scorrere 
in questa a poco a poco, in modo da cac- 
ciar la farfalla in fondo alia rete, e di 
impedirle di muoversi. Poi col pollice e 
coll' indice s' afferrera un po' sotto al to- 
race per obbligarla a sovrapporre verti- 
calmente le ali, e si stringera alquanto. 
Infine si rovescera la rete, sempre tenendo 
stretta la farfalla, e messala a nudo si 
infilera con uno spillo. 

1894. Una caccia abbondantissima si 
pud far di notte, nei boschi, nei campi, 
nei giardini, negli orti, specialmente a pri- 
mavera inoltrata. Una lampada a river- 
bero, meglio ancora una lanterna cieca, 
nella sinistra, la rete nella destra,il bottino 
e sempre abbondante. fc facile procurarsi 
degli insetti anche in altri modi ; lasciando, 
per esempio, un lume acceso entro a una 
stanza, in campagna, con la finestra ap- 
pena socchiusa, o ponendo un lume da 
notte, ben riparato dal vento, entro un 
boschetto, sotto a una pergola, e lascian- 
dolo acceso per tutta la notte. Gli alberi 
in quest' ultimo caso, le pareti della stanza 
nei primo, saranno 1' indomani mattina co- 
,>erti di notturne e di crepuscolari. 

1895. Nei sentieri dei campi, al sole, 
e facile trovare la verde cicindela; sotto 
alle pietre, nei tronchi fracidi degli al- 
beri, i neri carabi numerosi la notte nei 
sentieri ombrosi, nei campi umidi, il pic- 
colo bombardiere, il panageo dalla croce 
rossa. Entro le materia vegetali in putre- 
fazione, nella bovina dei campi, nei corpo 
delle carogne abbandonate, e tutto un eser- 
cito di silfe e di necrofori. Sulle querce, 
sui giovani salici gocciolanti di linfa, na- 
scosto sotto le foglie secche nei giorno, 
svolazzante nelle calde sere di giugno, e 
facile trovare il grosso cervo volante, la 
cui larva dura sei anni prima di raggiun- 
gere il completo sviluppo. Nei letame, sui 
fogliame, i lamelliconi, gli scarabei; in- 
torno ai cespugli fioriti, da maggio a lu- 
glio, i maggiolini; nelle aiuole concimate 
coi residui delle concerie, nei giardini, il 
grosso scarabeo rinoceronte ; sui cespugli 
di rose le cetonie, sulle foglie e sotto le 
cortecce dei pini gli elateridi ; sui cespugli 
di siringa e di frassino, sugli olivi, sugli 
olmi, le cantaridi del color dello smeraldo; 
sotto le pietre, ne' canti ombrosi, i teue- 
brionidi ; intorno ai vecchi salici la grossa 
e profumata aromia, la larva della quale 
predilige le cortecce dei ciliegie dei meli ec. 



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204 



INSETTT. 



Nelle pozzanghere, nei maceri, gli idrofili, 
le uotouette, lo corisse, i ditisci, i girini; 
sulle spondo dei ruscelli le eleganti libel- 
lule ; nelle lande solitarie, nei campi sab- 
biosi, sulle falde dei monti illuminate dal 
sole, i grilli; nei terreno smosso, sabbioso, 
secco, il grillo-talpa; sui frassini le cicale : 
nei boschi, nei campi, nei prati, nei mezzo 
dell'estate, le cavallette, le locuste ec. 

1896. Le farfalle si possono allevare 
facilmente, raccogliendo le crisalidi e i 
bozzoli, in autunno, nelP inverno, e in pri- 
mavera. Sotto le grondaie, attaccate ai 
rami degli alberi, nei tronchi infraciditi, 
nelle siepi, nei cespugli, sulle grandi erbe, 
se ne trova un po* per tutto. Nulla di piu 
interessante del nascere d'una farfalla. 
"Venuto il momento, si squarcia la sutura 
che passa dietro la guaina delle antenne, 
e la parte facciale della ninfa appare sino 
alia guaina delle ali; poscia il dorso si 
fende nei senso della lungbezza, e la far- 
falla fa capolino, per tempo, la mattina, se 
e diurua, verso sera se e unanotturna,ouna 
crepuscolare. Dapprima si raccoglie e ri- 
mane immobile per riposarsi degli sforzi 
fatti.Le nascenti ali stanno sul dorso come 
un paio di teneri lobi, colle facce esterne 
volte Tuna contro l'altra. Si pud vedere 
come crescano, giacche in capo a mezz'ora 
al piu hanno raggiunta la loro mole. La 
farfalla rimane qualcbe tempo ancora in 
tale posizione, poi stende le alette e prova 
cosl che ba raggiunto il suo complete svi- 
luppo. Ma pero queste ali sono an cor 
tenere, molli, raggrinzite, incapaci di so- 
stenerla.... Soltanto un'ora appresso po« 
tranno librarsi sicure nell'aria. 

8897. Le crisalidi nude debbonsi con- 
servare in scatoline aperte, possibilmente 
in condizioni che ripetano quelle ordinarie 
nelle quali le crisalidi vivono: per esempio, 
entro un po' di corteccia, o sepolte sotto 
un po'di sabbia fine. La temperatura deve 
esser mautenutacostante : soprattutto deve 
cvitarsi il troppo calore. Spesso e neces- 
sario inumidirle con acqua tiepida. I boz- 
zoli non hanno bisogno ne di sabbia. ne 
di altro. Spesso una sfinge uacque da un 
bozzolo buttato sur un aimadio e dimen- 
ticatovi. Una visita accurata, in maggio, 
agli alberi di betulle, ai cardi, alle grandi 
ortiche, pud dare in poche ore un grosso 
bottino di elegantissime crisalidi di di- 
verse forme, ma tutte in qualcbe parte 
brillanti di bei riflessi metallici, argentei 
o dorati. Sono le crisalidi delle vanesse, 



splendidissime farfalle, dai variopinti, vi« 
vissimi disegni. 

1898. Anche l'allevamento dei bruchi 
non presenta grandi difficolta. Si tengono 
in grandi scatole, chiuse superionnente 
da un velo, con un la to di cristallo, e 
uno sportello dal lato opposto. Soltanto 
devonsi fornire i diversi bruchi delle fo- 
glie delle quali si nutrono, e che son 
quelle delle piante sulle quali si trovano. 
II bruco nero lucido, fin amen te punteg- 
giato di bianco, spinoso, della vanessa io, 
come quello della vanessa atalanta, e quello 
con strie longitudinali gialle e verdicce 
sui fianchi della vanessa delle ortiche, si 
nutrono di foglie d' ortiche. I nero-tur- 
chini, macchiati di rosso-ruggine, e sparsi 
di brevi spine, bruchi della splendidissima 
vanessa antiopa, dalPali di velluto nero- 
bruno, orlate di giallo, con una fila di ocelli 
turchini,preferiscon le foglie della betulla. 
II bruco verde-giallo, con punti rossi e 
linee giallognole sul fianco e sul dorso, 
del bel podalirio, una delle piu eleganti 
farfalle cavaliere, vive sulla spina magna. 
II maestoso bruco della testa di morto, 
lungo piii di 13 cm., giallo-verdiccio, pun- 
teggiato di nero ad eccezione dei tre primi 
articoli e dell'ultimo, con un uncino an- 
goloso azzurro su ogni articolo a parti re 
dal quarto, e un corno ricurvo ad S pen- 
zolante, si trova adulto, in luglio o in 
agosto, sulle piante di patate delle cui 
foglie si nutre. II bruco, veramente orsino, 
coperto d'una selva di lunghi peli neri 
o bruni, deH'Orso bruno, una bella far- 
falla a disegni bianchi sul fondo vellatato 
bruno nelle ali anteriori, neri sul fondo 
rosso nelle posteriori, divora ogni sorta 
di erbe. I grandi bruchi verdognoli, bitor- 
zoluti, su sei file longitudinali, punteggiati 
di nero, di bianco, d' azzurro, della Satur- 
nia Ginzia, la piu grande delle nostre far- 
falle, si cibano dell' Ailanthus glandulosa, 
e richiedono la stufa, come i bachi da 
seta dei quali sono cugini carnal i. I lun- 
ghi bruchi brunastri delle magnifiche ca- 
tocale si nutrono delle foglie dei salici e 
dei pioppi. 

1899. La Autotipografia naturale,]& quale 
Delia Stamperia dello Stato in Vienna e 
tenuta in grande onore, si applica da pa- 
recchio tempo a riportare le farfalle sulla 
carta, con modi semplici e vari. S'intende 
che le sole ali si possono riportare sulla 
carta; il corpo colle antenne e colle zampe 
deve esser fatto col pennello. Chi vuol in 



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LAVORI FEMMINILI. 



205 



tal guisa procurarsi un interessantissimo 
albo di figure di farfalle, deve aazitutto 
preparare, per servirsene come di mezzo 
appiccaticcio, una soluzione non troppo 
liquida di: 

Colla di peace purissima 15 grammi 

Gomma adragante purissima- 30 > 
Gomma arabica purissima ... 80 > 

Si spalma quindi la carta, sulla superficie 
che occuperanno le ali della farfalla spie- 
gate, con un pennello bagnato in questa 
soluzione. Le ali si debbono aver p route, 
perche il sottile strato asciuga rapidissi- 
mamente. Una farfalla da poco catturata 
convien meglio; una veccbia si dovra 
prima posare e tener per qualche tempo 
sulla sabbia bagnata, perche le scagliette 
se ne possano staccare. Le ali si depon- 
gono sulla gomma, senza pigiare, con ogni 
cautela, al posto esatto • segnato; poi 
vi si colloca un pezzo di carta liscia e 
si frega delicatamente colPunghia, in modo 
uguale, dappertutto. Terminata Poperazio- 
ne, e sollevate con prudenza le ali, se ne 
deve trovar 1' imagine sulla carta, mentre 
non rimarra alcuna scaglietta sulla faccia 
superiore delle ali. Leyate le macchie di 
gomma con un pennello e un po'd'acqua, 
si dipingeranno il corpo, le antenne e le 
zampe. Tra foglio e foglio delPalbo si por- 
ranno del fogli di carta velina. Meglio an- 
cora si faranno con questo sistema dei 
grandi quadri da porre in cornice, sotto 
vetro. (Yedi anche ImbaUamazione.) ' 



Lavori femminili. 

1900. Lavori di cucito. — Dicesi cucire 
il congiungere insieme pezzi di tela o d'al- 
tra stoffa, mediante un filo passato per 
essi coll' ago. Vago e un pezzetto di sottil 
filo d'acciaio con punta acutissima da una 
parte e cruna dalPaltra. La cruna e un 
foro per lo piu. bislungo nel quale s'infila 
la gugliata per cucire. Dicesi ago a punta to 
quello che non ha punta, o Pha smussata, 
o ritorta, o altrimenti guasto; ago scru- 
nato quello che ha rotta la cruna. Le car- 
tine d'aghi sono inToltini quadrangolari 
di carta per lo piu turchina, entro i quali 
si vendono dai negozianti, a dozzine o a 
centinaia, gli aghi. Aghi in iorte, dicesi 
di aghi di tutti i numeri, dall' uno al dieci, 
e oltre, cioe. di tutte le grossezze, dai piu 
cottili ai piu grossi, measipromjscuamente 



in una medesima cartina. L'agoraio e un 
astuccio di diyersa materia, cP ordinario 
oblungo e cilindrico, nel quale si tengono 
gli aghi. 

1901. Dicesi cucire a filo ecempio il cu- 
cire col nodo fatto a un solo capo della 
gugliata, tenuto inolto piu lungo dell'al- 
tro : dicesi a filo doppio quello col nodo 
fatto ad ambedue i capi uniti insieme. La 
gugliata o agugliata e quel la lunghezza di 
refe o di qualsiasi altra specie di filo che, 
infilata nelPago, viene adoperata in una 
volta. Nell'esercizio del cucire chiamasi 
nodo quello speciale aggruppamento che si 
fa su di se al filo, nelPestremita della gu- 
gliata, acciocche il primo punto non si per- 
da, cioe che traendo la gugliata, il filo non 
esca dai buco fatto dall' ago nella stoffa 
che si cuce. Per fare il nodo s' incrocia il 
filo su di se in forma di una maglietta, 
dentro la quale si fa passare il capo del 
filo, e, tirando, il nodo e fatto. 

1902. Dicesi guancialino da cucire una 
cassetta di legno od una sea to la di grosso 
car tone con coperchio imbottito di sopra. 
Tienlo presso di se, o anche sulle ginoc- 
chia, la cucitrice, cui serve si per riporvi 
dentro i vari arnesetti del lavoro, e si per 
appuntarvi per di fuori cio che essa cuce. 
Dice8i ditale anello da cucire un cap pel- 
letto butterato per di fuori, nel quale si 
fa entrare la prima falange del dito medio 
della mano destra per ispinger nel cucire 
Pago che si tiene fra il pollice e Pindice. 
Dicesi forbid uno strumeuto da tagliare il 
filo e la stoffa, composto di due coltelli o 
lame d'acciaio, incrociate e imperniate uel 
mezzo, e che si riscontrano nel taglio. 

1903. Cucitura dicesi P atto del cucire, 
e piu spesso il lavoro che ne risulta. La 
cucitura piu semplice e la filza, che con- 
siste nel prendere sulPago alcuni fili di 
stoffa, lasciandone sotto altrettanti, alter- 
nativamente. Perche riesca meglio non si 
deve che raramente tirar Pago, e fare 
scorrere il tessuto sulPago stesso e sul 
filo. Cosl si eseguisce P increspatura y in- 
cannettatura che si fa della roba, per la 
quale si usa di solito filo doppio, dovendo 
poi, appuntate sul guancialino le due estre- 
mita del filo, strisciar fortemente dalPalto 
in basso la roba in ciascun punto di filza. 
La filza cieca si fa internamente a due 
lembi ripiegati per di dentro. 

1904. L' impuntura consiste in una cu- 
citura i cui punti al di sotto della stoffa 
sono di lunghezza doppia di quelli al di 



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206 



LAVORI FEMMINILI. 



sopra, e si formano face n do entrare l'ago 
dove uscl precedentemente. Si fa 1' im- 
puntura tutte le volte che si debbono 
unire doe pezzi di stoffa sfilaccicati. £ utile 
badare che sia sera pre in linea dritta, e a 
punti regolari. Air impuntura segue quasi 
sempre nei lavori di biancheria la ribat- 
titura cbe consiste in un orlo dei pezzi 
uniti, e toglie la sfilaccicatura. 

1905. Vorlo t che consiste nella ripie- 
gatura d' un lembo sovra se stesso, deve 
essere piegato esattamente sul diritto filo, 
sia nel senso delTorditura che in quello 
del la tessitura. Si eseguisce da destra a 
sinistra, con aoppunto, cioe si trapassa la 
roba coir ago un po'al disotto della rim- 
boccatura, prendendo orizzontalmente due 
o tre fili, e nello stesso tempo un filo o 
due della rimboccatura. I punti orizzontali 
debbon ri sul tare sempre nello stesso filo, 
quando si tratta d'un orlo di biancheria; 
per le altre stoffe bastano i punti rego- 
lari. Quando i due pezzi che si vogliono 
unire non abbiano sfilaccicatura, ma vi- 
vagno o ripiegatura, si uniscono a toprag- 
gitto, accavalcando il filo a' due lembi che 
si uniscono per ogni punto, e la tensione 
dei quali deve essere uguale. 

1906. II punto a »pina serve spesso a 
rimboccare le due parti ripiegate del so- 
praggitto, e s' usa assai nel cucire la fla- 
nella. Si passa Pago nella parte a destra 
del pezzo ripiegato, badando di volgere il 
filo a destra, indi lo si passa novamente 
nella piega o rimbocco di sinistra, pas- 
sando il filo sul precedente, e introducendo 
T ago sotto il punto gia fatto. 

1907. II punto a occhieUo si fa acca- 
vallando il filo snlla stoffa come nel so- 
praggitto, ma attortigliando, prima di tirar 
T ago, il filo suir ago ancora impuntato. 
Per meglio assicurare gli occhielli, si fanno 
alia estremita di questi delle aioline, che 
si eseguiscono facendo passare il filo due 
o tre volte alle estremita e sui punti ri- 
sultanti dei punti a occhiello. 

1908. Per marcare la biancheria si usa 
d' ordinario del cotone rosso, e si rica- 
mano le iniziali o in lettere di fantasia, 
o piu comunemente in lettere semplicis- 
sime. Ciascuna di queste lettere si corn- 
pone d' una sequela di punti, i cui fili 
s'incrociano ad angolo retto e tagliano 
a sghembo la catenella e la trama della 
stoffa. Con un bel modello, fatto di co- 
tone grosso e sovra grosso canevaccio, 
si riesce facilmente a riprodurre la marca 



che si vuole sulle stoffe piu fine. II lavoro 
riesce tanto pin perfetto, quanto minori 
sono i fili che si lasciano sul rovescio della 
stoffa passando da un punto aH'altro. 

1909. Tutto ci6 che si trova nel senso 
delle catenelle o delle trame e un filo di- 
ritto; allorche si taglia o si piega la stoffa 
in direzione different© da quella della ca- 
tenella o della trama, la si prende di tbieco. 
Per trovare il buono $bieeo o Yin tralice 
d' una stoffa, devesi cercare dove il filo 
della catenella incontrando quello della 
trama forma un angolo retto, poi dividere 
quest' angolo in due angoli eguali mediante 
una linea retta, e questa linea ne dara 
esattamente la direzione. Tutte le dire- 
zioni delle linee parallele a questa prima 
linea, saranno pure di buono sbieco. 

1910. Lavori di rimendo. — Sono i piu 
ingrati, ma i piu utili frai lavori d'ago, 
come quelli che procurano grandi econo- 
mic conservando a lungo una delle cose 
piu preziose e necessarie alia famiglia, 
com' e la biancheria. Un rimendo fatto a 
dovere rende quasi il suo primo valore ad 
un capo di biancheria, mentre un potti- 
niccio, un frinzello, glielo tolgono tutto. 
Per rimendare bene occorre molta pratica, 
ma soprattutto molta pazienza; con pa- 
zienza e pratica si fanno dei veri miracoli. 

1911. Per rimendare bene, bisogna dap- 
prima tagliar lo strappo in quadra to, e 
in modo che i fili della stoffa siano per- 
fettamente allineati da ogni parte; poi 
imbastire lo strappo sur un pezzo di tela 
cerata in modo che tutte le parti sieno 
in filo ; in fine prender del filo o del co- 
tone che abbiano a un dipresso la stessa 
bianchezza e la stessa grossezza dei fili 
della stoffa che si vuol aggiustare, for- 
mare il tessuto a fili diritti, e copiare su 
di esso, contando filo a filo, il disegno 
della stoffa stracciata. 

1912. Per rimendare i tovagliuoli piu 
comuni, per esempio, si fa passar l'ago 
cinque o sei fili piu in la dello strappo, 
prendendo due fili sul l'ago, lasciandone due 
al disotto, badando ad ogni giro di metter 
sotto l'ago il filo che gli e gia stato sopra 
due volte, e quello che vien dopo. Serve 
questo punto anche a rimendare il meri- 
nos. C e anche un altro metodo che si usa 
soltanto per la biancheria, secondo il quale 
si prende un filo sul l'ago, e se ne lasciano 
tre al disotto, badando di prender sempre 
coll' ago il filo che precede a sinistra quello 
che vi si trovava prima. 



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LAVORI FEMMINILI. 



207 



1913. Per rimendare di sbieco, si con- 
duce il primo filo della trama per traverso 
del tessuto per dividere la laceratura in 
due parti che si riempiono di punti Tuna 
dopo l'altra, onde ottenere maggior re- 
golarita. A quest' uopo converra sempre 
montar la stoffa lace rata sulla tela cerata 
o snl cartoncino. 

1914. Lavori di ricamo in bianco. — 
Qualsiasi ricamo vuol essere preceduto da 
un disegno, il quale dopo essere stato trac- 
ciato sulla carta si trasportera sulla stoffa. 
A questo scopo, se la stoffa e trasparente, 
bastera sovrapporla al disegno e seguire 
le linee di questo con una matita, dopo 
averla fissata alia carta con alcuni spilli. 
Altrimenti si porri la carta sulla stoffa, 
dal la to ove e il disegno, e si seguira 
questo dalla parte opposta con una punta 
di metallo o d'osso, arrotondita, e coni- 
primendo. La stoffa deve essere poi tesa 
sur un pezzo di carta o di tela cerata, 
con un pun to d'imbastitura piuttosto fitto, 
e in modo da seguire il filo dritto della 
stoffa, perche, nel ricamare, questa non si 
tenda da una parte o dairaltra. 

1915. Per eseguire il punto di smerlo o 
festone, si prende poca stoffa sulPago, te- 
nendolo rivolto a se, e facendo passare il 
filo dinanzi ad esso senza tirarlo troppo. 
Si otterra cost come un punto chiuso da 
una parte. Prima perd bisogna imbastirlo, 
se lo smerlo e semplice, ossia se e segnato 
da un filo sottile. Se e doppio, allora bi- 
sogna anche irabottirlo, ossia passare pa- 
recchi punti tra un segno e l'altro, di- 
sposti in modo che seguano le curve del 
disegno e sian piu sopra che sotto la 
stoffa. In tal guisa si fa lo smerlo pieno. 
Uno smerlo di belPeffetto e il fe stone a 
punto di rosa, composto di tre, cinque, 
sette denti piu piccoli, aggirantisi intorno 
ad uno smerlo maggiore, a punta o ro- 
tondo. Col punto a smerlo, e imbottendo, 
si fanno anche gli occhielli al festone. 

1916. II ricamo inglese si eseguisce per 
lo piii al cordoucino. Gli occhielli che vi 
sono, si contornano, si tagliano in parte 
nel mezzo, o si traforano con un punte- 
ruolo acuto, e tutt' intorno si eseguisce 
un sopraggitto o punto di cordoncino piut- 
tosto fitto. Gli occhielli ombreggiati si cir- 
condano per meta d'un cordoncino sottilis- 
8imo che si va successivamente allargando, 
indi ristringendo nelP altra meta, si che 
assuma la forma di mezza luna. Le foglio- 
Jine si fanno come gli occhielli ; soltanto 



la stoffa di mezzo* si taglia pel lungo, e 
colla punta dell' ago si fa passar sotto al 
contorno, meta da una parte e meta dal- 
P altra. 

1917. II cosiddetto punto rutao e facilis- 
simo. Dato il disegno, non si fa che seguirlo 
con impnntuxe lunghissime. Quando faccia 
piu comodo, a queste si possono sosti- 
tuire dei punti gettati avanti. 

1918. Difficile invece e il ricamo al piu- 
metU, come quello che richiede molta pra- 
tica. Si fa su ogni specie di stoffa; ma 
perche riesca bene bisogna che la stoffa 
sia ben tesa, oltreche sulla tela cerata, 
anche sul telaio. Esso rappresenta fiorel- 
lini diversi, viole, non ti scordar di me, 
pi8elli, foglie di vite, di rosa, di viola, ed 
altre. 

1919. Tutte le foglie si contornano se- 
paratamente, e si riempiono di filo, in modo 
da formare un rilievo proporzionato. Indi 
si ricoprono tutte le parti di punti piut- 
tosto serrati, in modo che non rimanga 
visibile il filo dell' imbottitura, e comin- 
ciando sempre dall' alto in basso. Se lo 
fogliuzze sono separate da una linea nel 
disegno, bisogna tenerne conto. Percid co- 
minciata una foglia dall' alto, allorche si 
giuuge alia lineetta di divisione, si fende 
la foglia prendendo sulPago solo meta 
della stoffa, dal contorno alia lineetta, e 
si scende cosl sino alia fine; poi si risale 
con un punto d' imbastitura al luogo dove 
si son divisi i punti, e si fa lo stesso per 
P altra meta. Dei petal i dei fiori dicasi al- 
trettanto. Pei fiori che hanno un occhiello 
in mezzo, si fa prima questo, poi i petali. 
Quando la foglia e divisa in due nel senso 
della lunghezza, si fa in due parti tenendo 
i punti sempre ben divisi. Quando il di- 
segno e grande, le divisioni si fanno in cor- 
doncino. Altre volte parte del fiore o della 
foglia si fa al plumetis, parte al punto 
di sabbia (vedi n° 1920), parte ad impun- 
ture. II plumetis si alterna pure con trafori. 

1920. II punto a sabbia si eseguisce fa- 
cendo una fila di punti addietro che ab- 
biano fra Puno e Paltro un filo di di- 
stanza; si volge poi il lavoro, e si fa una 
fila di punti in isbieco, facendo entrare 
P ago fra ciascun punto alPindietro. Que- 
sta disposizione si continua, finche si e 
ricoperto tutto lo spazio che si vuol riem- 
pire con questo punto. L'orlo si fa al cor- 
doncino, o prima o dopo. 

1921. Nelle foglie al plumetis, lunghe ed 
acute, s' usa spesso nel mezzo il punto a 



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LAVORI FEMMINILT. 



tenia, adatto perd solo alle stoffe leggeris- 
sime come la tela battista e il mussolino. 
Per eseguirlo si infila un ago grosso con 
un filo molto sottile cbe si assicura con un 
nodo accanto alia cruna : si prendono al- 
cuni fili del tessuto, si ripassa due volte 
nello stesso foro, serrando fortemente il 
punto, e tirando 1' ago a sinistra in modo 
che si trovi rivolto verso il palmo della 
raano destra ; poi si volge 1* ago tirando 
fortemente il filo a destra, e si fanno an- 
cora due punti nello stesso foro : cid che 
produrra una specie di scalino tra due 
vani. Si appunta infine Pago alPestre- 
mita della verghetta, si ripassa, dopo aver 
preso con esso lo stesso numero di fili del 
tessuto della prima volta, e si ricomincia. 

1922. II punto turcoy che qualche volta 
s' adopera invece del punto a scala, si pud 
eseguire ancbe sulle stoffe piu grosse. Oc- 
corrono un ago grosso e filo assai fino, fis- 
sato con un nodo vicino alia cruna, come 
nel punto a scala. L' ago si introduce sul- 
V orlo a sinistra ; si prendono cinque fili, 
si circondano due volte, si passa Pago 
nel vano superiore, collocandolo alquanto 
di traverso, colla punta rivolta a se, in 
modo da farla uscire tre o qaattro fili piu 
lungi a destra e circa alPaltezza del mezzo 
del cordoncino formato precedentemente; 
poi si prendono verso 1' orlo di sinistra i 
cinque fili superiori,si circondano due volte 
stringendoli come i primi, e si continua 
sempre cosl. 

(923. 11 cosiddetto punto di penna non 
e altro cbe il plumetis eseguito in isbieco, 
e si usa per le foglie o petali divisi da 
una nervatura, e deve sempre avere un 
terzo della lunghezza della foglia. II punto 
di Venezia si eseguisce al punto di smerlo, 
ritagliando tutte le parti di stoffa che ne 
formano il fondo. Alternandolo col plume- 
tis si possono avere dei bellissimi ricami. 

1924. II ricamo in paaaato che si ese- 
guisce in cuoio, velluto, panno, ec, ado- 
perando lana dimezzata, seta, oro, ec, non 
differisce dal plumetis se non perche le 
foglie, gli steli, i cordoncini, si fanno in 
isbieco, da destra a sinistra. Si fanno d' or- 
dinario dall' alto al basso; ma, quando oc- 
corra, si pud invertir l'ordine e volgere 
i punti da sinistra a destra. Per le foglie 
divise, si fanno i punti, per una meta da 
destra a sinistra, e per P altra da sini- 
stra a destra. 

1925. Lavori a maglia, — Maglia dicesi 
ognuna di quelle rioiegature del filo, a fog- 



gia di cappietti o staffettine, concatenate 
le une colle altre, col mezzo dei ferri da 
calza o degli aghi del telaio, alia grossezza 
dei quali corrisponde la grandezza delle 
maglie stesse. Lavorare una maglia e il 
formare su di essa una nuova maglia: una 
maglia che si lavora non e adunque quella 
che attualmente si fa; ma quella sulla 
quale se ne innesta una seconda, facendo 
passare col dito indice il filo libero del 
gomitolo sul ferro diritto, dopo aver con 
esso infilzata la precedente maglia delP al- 
tro ferro. Fare una maglia e il formare 
col solo indice la ripiegatura, e, tirando il 
filo, fermarla sur un solo ferro. Giro di- 
cesi Pintera serie di maglie, le une ac- 
canto alle altre, nel verso della larghezza 
della calza che si lavora. Dae giri fanno 
un roveacino o coaturino. Dall'unione di tutti 
i rovescini, formanti una lunga riga lungo 
la parte di dietro delle calze fatte coi ferri, 
risulta la eoatura. 

1926. 1 ferri da calza o da maglia, sono 
asterelle di fil di ferro, anzi, per lo piu, 
d' acciaio, lunghe passa nn palmo, le quali, 
in numero vano, da due a cinque, servono 
a fare ogni lavoro di maglia. La bacchetta, 
quella sottil mazzetta di legno o d' avorio 
che, fermata alia cintura dal lato destro, 
serviva a sostenere uno dei ferri, ora non 
s' usa piu. La grossezza dei ferri varia a 
seconda del filo che s' adopera, e che pud 
essere di cotone, di lana o di seta. 

1927. Non si usa quasi piu il filo di 
lino pei lavori a maglia. I lavori piu fini, 
i collaretti, i pizzi, si fanno col cotone 
in matassine od a gomitoli. II cotone piu 
grosso 8' adopera a far le calze, le cuffie 
da notte pei bambini, i giubboncini, le ca* 
miciuole. La lana che s* adopera pei la- 
vori di maglia, deve sempre di preferenza 
formare un filo morbido, nguale al tatto. 
La lana zeffiro, o lana di Berlino, e la mi- 
gliore. 

1928. Aggomitolar la lana e un disntile. 
Quando lo si debba fare, si eviti di tirarla 
e di premerla, per non diminuirne la mor- 
bidity, P elasticity e Papparenza serica. La 
lana da lungo tempo aggomitolata perde 
tntta la sua frescbezza. La lana di Ber- 
lino si pud lasciare in matassine, avendo 
queste pochi metri di lunghezza. Ad ogni 
modo se ne dovra sempre dipanare poca 
per volta. 

1929. I fili, nei lavori a maglia, deb- 
bonsi condurre in modo, che il lavoro rie- 
sca regolare, non troppo compatto. Chi 



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LAV0R1 FEMMINILI. 



2 09 



comincia a lavorar di maglia dovra far dei 
giri compos ti di piccol nuniero di maglie, 
per poter contare e verificare con faci- 
lita quelle di ciascun giro, e ri par are agli 
sbagli, fra i quali due soprattutto bisogna 
evitare. 

1930. Quando nel contar un giro si trova 
una maglia di raeno del nuniero primiero, 
sia che il ferro di destra sia penetrato in 
due maglie ad un tempo e il filo sia pas* 
sato come in una sola maglia; o che una 
maglia sia caduta da un ferro senza essere 
stata accolta sull' altro ; e il primo sba- 
gli o. II secondo e quando, contando le ma- 
glie, se ne trova una di piu del numero 
primiero, o perche il filo fu portato da- 
vanti al ferro di destra senza averlo intro- 
dutto nella maglia, o perche la maglia fu 
tirata fortuitamente, nello svolgere la lana, 
fra due punti. Nel primo, caso bisognera 
riprendere la maglia dimenticata; nel se- 
condo t devesi trattener la lana col ferro 
di destra per far penetrare quello di si- 
nistra nella maglia per cui 1' ultima fu ri* 
tirata, ed allora riprenderla. 

1931. Per ogni lavoro a maglia si co- 
mincia col montare una fila di maglie e 
si lavora nel modo seguente: Si tiene il 
capo del filo fra 1' indice e il medio della 
sinistra, poi si getta al disopra del pol- 
lice e deir indice, curvando quest 1 ultimo 
iu modo da form are col filo un anelletto ; 
si fa quindi passare il ferro in questo anel- 
letto, tenendo il cotone attaccato al gomi- 
tolo fra ranulare,ilmignoloesuirestremita 
dell* indice; poi con un leggero movimento 
si passa il filo intorno al ferro; si abbassa 
l'ago verso di se, e si serra 1' anelletto 
sul dito della mano sinistra, lasciandolo 
scorrere al basso dell' ago per formare la 
prima maglia. 

1932. Cio fatto, si prenda colla sinistra 
un ferro, si introduca nell' anelletto, e si 
prenda un altro ferro colla destra. Colla si- 
nistra si terra il ferro fra il pollice e il 
medio, lasciando libero 1' indice che gio- 
vera a far muovere le punte del ferro. Si 
introdurra poi la punta del ferro che si 
ha nella destra nell' anelletto, faccndola 
passare dietro all* altro ferro, poi gli si 
girera intorno 1* altro filo, e si ricondurra 
la punta del ferro della mano destra per 
davanti sotto alia maglia, riconducendo 
pure con essa il capo di filo che gli fu gi- 
rato intorno, come si disse, e che alia sua 
Tolta diventera maglia. Si abbassera allora 
il ferro di sinistra, e si passera questa 

Libro per tutti. 



maglia per di sopra. Si avranno cos\ due 
maglie sul ferro di sinistra. L'operazione 
si dovra ripetere sino a che s'abbia un 
sufficiente numero di maglie sul ferro. 

1933. Le maglie templici o diritte si ot- 
tengono nel modo seguente: Si introduca 
la punta del ferro di destra nella prima 
maglia del ferro di sinistra, facendolo pas- 
sare dietro questa; si passi poscia il filo 
per davanti, e coll* indice si spinga la punta 
del ferro sotto la maglia, formando una 
nuova maglia col filo che fu passato pei 
davanti, come gia si disse per 1* opera- 
zione del montar le maglie. Solo, in luogo 
di far ritornar la maglia sul ferro di si- 
nistra, si tolga da questo ferro la maglia 
in cui fu passata la punta del ferro di de- 
stra, e si lasci su quest* ultimo la maglia 
che si e formata. Si continui cosl sino a 
che siansi riprese tutte le maglie del ferro 
di destra, e se ne sian formate altrettante 
sul ferro di sinistra. 

1934. Per far le maglie al rovescio, si 
introduca la punta del ferro della destra 
davanti, in luogo che dietro il ferro di 
sinistra; poi si formi la maglia come si e 
indicato precedentemente. Prima di co- 
minciare una maglia al rovescio si passi 
il filo davanti al ferro, a meno che non 
sia espressamente indicato di non farlo, 
e, se quel la che segue e una maglia diritta, 
si ripassi il filo all'indietro in seguito alia 
maglia al rovescio. 

1935. Per aumentare una maglia, basta 
gettare il filo una volta sul ferro; se si 
vogliano aumentare due o piu maglie, si 
gettera il filo due o piu volte intorno al 
ferro. Una maglia nulla si ottiene facendo 
passare, senza lavorarla, una maglia dal 
ferro di sinistra su quello di destra. In 
tutti gli oggetti lavorati a disteso, doe 
non a cerchio, ma innanzi e indietro, in 
linea retta, come bretelle, scarpette, co- 
perte, scialli, ec, la prima maglia d* ogni 
giro devesi appnnto prendere senza lavo- 
rarla, onde produrre un orlo consistente 
ed uguale. Per diminuire o atringere o ea- 
lare, si prenda la prima maglia senza la- 
vorarla, si lavori la seconda, e si tiri la 
maglia presa senza lavorarla al disopra 
della maglia lavorata, oppure si prendano 
due maglie sul ferro di destra e si lavo- 
ri no insieme. 

1936. Per lavorare in rotondo, cioe per 
far calze, uose, fondi di berretti, ec, ab- 
bisognano quattro o cinque ferri. A questo 
scopo si monta un dato numero di maglie 

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LAVORI RMMIKILI. 



su d' un ferro, poi neli' ultima maglia si 
passa un secondo ferro, e si montano al- 
trettante maglie su esso. Si ripete 1' ope- 
razione sul terzo ferro, e quando tutte le 
maglie son montate, si lavorano le due 
prime sull' ultimo ferro. 

1937. Per ribattere le maglie, si lavorano 
due maglie insieme, poi col ferro della si- 
nistra si getta la prima sulla secouda ; si 
lavora quindi ancora una maglia, ripetendo 
la stessa operazione. Prima di ribattere, 
si deve fare 1' ultimo giro assai molle. Per 
riprendere le maglie, si passa il ferro nel- 
V orlo del lavoro, si passa il filo intorno 
al ferro, e si ritira in mezzo alia maglia, 
come per fare una maglia semplice. 

1938. Qualche volta pero accade di non 
accorgersi della caduta d' una maglia che 
dopo aver lavorati alcuni giri. In tal caso 
si prenda un ferro sottile, col suo mezzo 
si tirino le briglie per le maglie, poi si 
riprenda la maglia colla sinistra. 

1939. Per attaccare un nuovofilo, quando 
si lavora con due colori, si attacca con un 
nodo : quando si lavora con un colore solo, 
si prende il nuovo filo, lo si mette sul 
ferro di destra, lasciando pendere un capo 
di tre centimetri di lunghezza, si fa una 
maglia, si ri mette dietro al ferro il filo 
che si ha davanti a se, e si fanno poi, col 
nuovo filo e con quel di prima insieme, 
.alcune altre maglie, rendendo cosl piu so- 
jido il lavoro. 

1940. Per far calze abbiate davanti un 
modello, e quattro ferri, e su ciascun di 
essi montate il medesimo numero di punti 
che si conteranno sulla calza modello. Fate 
in seguito un orlo di due o tre dita di 
larghezza, lavorando sempre due maglie 
diritte, due al rovescio; lavorate quindi 
circa 200 giri semplici (meno se il filo 
e grosso, pin se e sottile) riservando un 
sol punto di cucitura. Pel disotto del pol- 
paccio, diminuite prima ogni quattro giri, 
poscia ad ogni tre da ciascun lato della 
cucitura. Fate cosl circa 21 diminuzioni, 
poi da 80 a 100 giri prima di cominciare 
il pedule. 

1941. Per fare il pedule, dividete le ma- 
glie in due parti uguali ; cessate di lavo- 
rar la parte che forma il davanti della 
calza, lavorate l'altra parte, facendo al- 
ter nativame ate un giro al rovescio e uno 
al diritto. Dopo 30 o 40 giri cominciate 
a diminuire da ciascuna parte del punto 
di cucitura, sino a che il calcagno sia ter- 
minato. Rialzate allora le maglie a destra 



e a sinistra del tallone, diminuite ogni due 
giri alia fine del primo e al principio del 
secondo ferro con cui il calcagno fu co- 
minciato; e lavorate sempre a maglie sem- 
plici sino al momento di operare le dimi- 
nuzioni per la punta del piede. Queste 
diminuzioni si fanno a destra e sinistra, e 
ad ogni due giri sino a che rimangano 
50 maglie. Allora diminuite a tutti i giri, 
poi tutte le maglie; tagliate il filo in fine, 
fatelo uscire nelP ultima maglia restante, 
e fermatelo dal rovescio. 

1942. Per fare il punto di ri§o comune, 
cominciate con una maglia semplice e fa- 
tela passare sul ferro senza farla : questa 
non si conta. Fate poi un cresciuto ed 
nno stretto sino alia fine del punto del 
riso, o del giro, se volete fare un fondo 
di lavoro. Fate il secondo giro a maglie 
semplici, lavorando i cresciuti come se fos- 
sero maglie comuni. II terzo giro si fa 
come il primo, il quarto come il secondo, 
e via di seguito : cioe i giri di numero 
impari debbono avere i cresciuti e gli 
stretti,quelli di numero pari debbono esser 
fatti a maglie comuni. Per le sciarpe, gli 
sciallini, i tramezzi, questo punto I indi- 
catissimo. 

1943. Per fare il punto di W*o doppio, 
fate sempre una maglia semplice per co- 
minciare i giri, poi fate un giro altemando 
i cresciuti e gli stretti, ed un secondo giro 
uguale a questo. Questo punto serve di 
cornice alle trine, agli scialli, alle borse, ec. 
Per farlo triplice, per borse di tortiglia, 
sottane di lana, manichette, e simili, fate 
una maglia semplice, un doppio cresciuto, 
levate un punto senza farlo, fate uno stret- 
to, e passatevi sopra il punto che non fu 
fatto,formando cosl uno stretto di tre punti. 
Poi fate ancora un doppio cresciuto, levate 
una maglia senza farla, fate uno stretto, 
passate su esso la maglia che non fu fat- 
ta, ec. II secondo giro deve essere fatto 
a diritto, eccetto il secondo punto d'ogni 
cresciuto che deve essere a rovescio. Fate 
il terzo giro come il primo ; la maglia che 
non vien fatta deve essere la prima del 
doppio cresciuto del giro inferiore. 

1944. Per fare coi ferri da calze il punto 
tuniiino, indicatissimo per giubbetti e sot- 
tane di lana per signore e per vestimenta 
da bambini, essendo soffice e atto a man- 
tener caldi, basta lavorare la prima ma- 
glia, far passar la maglia seguente dal 
ferro di sinistra a quello di destra, senza 
lavorarla; lavorare la seguente: far pas- 



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LAVORI FEMMINILL 



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sare l'altra senza lavorarla, e cosl di se- 
guito si no alia fine del ferro. II secondo 
giro si fa alio stesso raodo, eseguendo le 
maglie che non lo furono col ferro pre- 
cede nte, e prendendo senza lavorarle quelle 
invece che lo furono gia prima. 

1945* Lavori alVuncinetto (crochet). — 
II lavoro air uncinetto prende il norae dal- 
r uteusilo che serve ad escguirlo, una 
▼ergbetta d' acciaio o d' altra materia 
foggiata ad uncino ad una estremita. Di 
unciuetti si hanno in commercio diverse 
grossezze, distinte con una serie di Hu- 
meri progressiva e che servono e seconds 
del la grossezza del filo che s'adopera. I piii 
grossi si fanno di legno o d' osso e ser- 
vono pei lavori di filo di lana o di seta; 
i piii sottili, pei lavori di filo di cotone, 
si fanno d' acciaio. 

1946. Per lavorare alVuncinetto, si prende 
il filo tra il pollice e V indice della sini- 
stra, lo si passa in torn o all' indice, poi 
sotto al medio, indi sotto Panulare, in 
modo da trattenerlo leggermente col mi- 
gnolo. L' uncinetto si prende fra il pollice 
e T indice della destra come on portapenna 
per scrivere, e si volta sempre durante il 
lavoro dal lato del pollice della sinistra, 
affinche passi facilmente nelle maglie. Per 
fare la prima maglia d'una catena, si forma 
nn anello col filo, si tira il filo attraverso 
questo anello col mezzo dell' uncinetto, e 
si stringe in modo da formare un nodo 
che trattiene 1'anelletto. 

1947. Per fare le maglie a catena o vo- 
lanti, ossia per montare una catena di 
maglie pel principio d' un lavoro qualun- 
que, si tenga il filo e 1' uncinetto nel raodo 
precedentemente indicate, si passi 1' un- 
cinetto sotto al filo traversando da sini- 
stra a destra, si tiri coll' uncinetto per 
farlo passare nel primo anello che si trova 
snir uncinetto, e si ripeta il movimento 
quante volte occorra. 

1948- Per fare la maglia eemplice, te- 
nendo 1' uncinetto nel modo che s' e detto 
or ora, s' introduca nella penultima ma- 
glia della catena, si passi il filo suir un- 
cinetto, si attiri attraverso a questa ma- 
glia, e delle due maglie cosl ottenute si 
attiri la prima attraverso alia seconda. 
Per aver la maglia doppia, si fara come 
per la semplice; ma avute le due maglie 
suir uncinetto, si fara passare il filo del- 
V uncinetto, attirandolo attraverso ad en- 
tram be le maglie insieme. 

1949. Per fare la maglia barretta, si 



prenda 1'anello snll'uncinetto, poi si prenda 
il filo al disopra di questo da destra a si- 
nistra, 8* introduca quinii 1' uncinetto nella 
maglia seguente facendovi passare il filo, 
e cosl si avranno tre anelli; poi preso il 
filo, si riconduca al terzo e al secondo 
anello e si tiri il filo stesso nel secondo 
e nel primo anello, passando sempre so- 
pra air uncinetto. 

1950 La mexxa barretta si fa come la bar- 
retta comune; senonche, quando si hanno 
tre maglie suir uncinetto, si conduce il filo 
coir uncinetto attraverso tutto e tre le 
maglie insieme. Per far la doppia, si pas- 
sera, due volte di seguito il filo nell* un- 
cinetto, poi si continuera come per la bar- 
retta comune, conducendo sempre il filo 
attraverso due maglie alia volta. Al prin- 
cipio poi di ciascun giro nel lavoro d' un- 
cinetto pieno comune, si fara una maglia 
catena per man ten ere lo stesso numero di 
maglie nel giro ; altrimenti si perderebbe 
una maglia ogni giro. Se il giro comincia 
con una barretta, si supplisce con tre 
maglie catene per una barretta semplice; 
con quattro maglie catene per una doppia. 

1951. Si cresce e si stringe air unci- 
netto come nei lavori a maglia di ferri 
da calza. Per crescere si fanno molte ma- 
glie in una sola ; per stringere si passano 
una o piii maglie senza introdurre V unci- 
netto Dopo avere fatta la catena, si fa 
il primo giro introducendo l'uncinetto nella 
maglia catena; al secondo giro d' ordina- 
rio si introduce l'uncinetto nella parte 
delle maglie che si trova sul davanti. 

1952. D icon si maglie e barrette anno- 
danti quelle fatte in modo da circondare 
un giro di maglie semplici. S'adnperano 
principalmente pei fregi addentellati ad 
imitazione del punto di ricamo a festone. 
La sola differenza che sia fra le maglie 
annodanti e le semplici, consiste in que- 
sto, che, prima di farle, bisogna passar 
1' uncinetto sotto il giro di maglie sem- 
plici, • tirare il filo per andare. al diso- 
pra dello stesso giro, a prendere il filo 
una seconda volta, per fare la maglia. 

1953. La maglia paaeata si fa introdu- 
cendo l'uncinetto nella maglia indicata 
dal disegno che si voglia copiare, e ti- 
rando il filo in questa maglia e in quella 
che e suir uncinetto. 

1954. Giunti alia fine d'un giro, si volta 
il lavoro, e si ritorna sulle maglie che si 
son fatte, senza tagliare il filo. Altrimenti, 
se si deve cominciare sempre dalla stessa 



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212 



LAVORI FEMMINILl. 



parte, come in molti lavori, bisogna fer- 
marsi e tagliare H filo ad ogni giro, cid cho 
si fa lasciandono il capo alquanto lungo, 
o tirandolo poi nell* ultima maglia rimasta 
sull'uncinetto. Levato P uncinetto si serra 
il filo. Per cominciare poi air altra estre- 
mita, si introduce P uncinetto nella prima 
maglia. si conduce il filo attraverso a que- 
sto lasciando penderne un capo di tre o 
quattro centimetri nel formare la prima 
maglia; quindi si riprende questo piccolo 
capo, e nel tempo stesso il capo opposto 
del filo, in modo da a ff ran carlo air interno 
del la maglia. 

1955. Quando si vogliano riunire due 
lavori, si fanno al rovescio alcune ma- 
glie semplici introducendoruncinetto nella 
meta soltanto della maglia dalla parte che 
si vuol riunire. Per attaccare il filo per 
cominciare un giro su un altro giro gia 
fatto, si fa un anello unito al filo, si spinge 
1' uncinetto nella maglia dove vuolsi co- 
minciare il giro, si fa entrare 1' unciuetto 
nelP anello legato, e ottenuti cosl due fili 
suir uncinetto, si finisce attirando il primo 
nel secondo. 

1956. II punto d' uncinetto quadrato si com- 
pone di quadrettini pieni e di quadrettini 
forati. Per ciascuno dei primi si fanno 
tro barrette Tuna a fianco dell' altra. Per 
gli altri si fa prima una bar ret ta, poi si 
fanno due maglio catene passaudo sotto 
la maglia catena due maglie del giro pre- 
cedente. Quando a un quadrettino a foro 
ne succede uno pieno, P ultima barretta di 
questo conta per la prima del quadrettino 
a foro. 

1957. II cosiddetto punto anana$ si la- 
vora a liste o a quadrati di diversi co- 
lon per utilizzare gli avanzi di lana. Si 
lavora sempre nel medesimo senso, si che 
bisogna tagliare la lana alia fine d'ogni 
giro, e riattaccarla al principio, al diritto 
del lavoro. Per fare il primo giro si fac- 
cia una maglia semplice nella piu vicina 
maglia della catena; s'introd